La sposa turca, 2003, regia di Fatih AKin, orso d'oro Berlino 2003.
Ha coraggio il regista 31 enne di questo film e ci vuole anche coraggio a vederlo, questo film, o meglio ci vuole l'umore giusto.
Un grosso grasso matrimonio greco ma reale. E spietato.
Il tagli psicologico dei personaggi è molto duro, come la ripresa così realista che richiama appunto il più recente cinema Turco.
La storia inizia in germania, dove Sibel una ragazza turca combina un matrimonio con un uomo turco, ovviamente non per amore, ma per necessità, per scampare alle dure leggi maschilsite e patriarcali della propria famiglia. I due si son conosciuti in una clinica psichiatrica.
La vicenda segue topoi classici del melodramma: amore, gelosia, ci scappa anche qualche coltellata e poi via, a Istanbul, dove Sibel scappa e dove verrà raggiunta anni dopo dal consorte. Fino a quel momento niente consumazione, poi ci sarà?
Scusate ma mi accorgo essere una delle tematiche ricorrenti in questa stagione cinematorgrafica ( vd 2046 eheh )
Un film molto aspro sicuramente fatto bene, le musiche sono stupende, solo che ci apre varchi troppo grandi, troppo grandi per spettatori abituati alla mediocrità della visione.
In entrambe le parti del film, la prima in Germania, la seconda in Turchia, viene affrontato in modo profondo e reale il problema della diversità, della gestione multiculturale, e perchè no anche della Turchia in Ue.
Questo il tema grande.
Anche il tema dei personaggi, entrambi così ben scelti come attori è sempre un pugno nello stomaco.
Sibel, bella e pura nel suo processo di emancipazione e delirio, e Chati, che visivamente sembra davvero un'icona punk uscita dall'ex zoo di Berlino. Ci sono scene molto crude, ma restano realiste, mai sopra le righe, come agitare lo sdegno quanto basta a un passo dal chiudere l'occhio.
E la donna, la donna che se alza la testa, ripudiata dalla famiglia, che per amarsi odia se stessa, si ritrova a terra, anzi, quasi sotto.
Tutta questa ossessione delle passioni è inframezzata da un buffo coro sul Bosforo di cantanti che eseguono canzoni itnervallando il racconto. Cantanti immobili.
Insanguinati i valori, alla fine però nella Instanbul della perdizione e del sacro per ogni personaggio c'è cmq un riscatto.
Un film da non perdere, e come dicevo, da acchiappare nella serata giusta
Erika
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“Tutti i film parlano di noi”
(dal film "la mala educaciòn")