Petruzzelli, visite record. All'ingresso un cartello
"I Messeni-Nemagna vi danno il benvenuto"
Emiliano: «L'esproprio è fantacronaca giudiziaria. Nient'altro che una bufala elettorale, alimentata dal centrodestra»
di Antonio Di Giacomo
All'ingresso il cartello: "La Famiglia Messeni Nemagna
è lieta di ospitare il Fai e quanti amano il Teatro Petruzzelli"
«La famiglia Messeni Nemagna è lieta di ospitare il Fai e quanti amano il teatro Petruzzelli». Il messaggio di benvenuto, scritto alla men peggio con un pennarello su un grande foglio di cartoncino colorato, accoglie la città che s'è messa in coda per varcare l'ingresso nel cantiere del Petruzzelli.
È la Giornata di primavera del Fai, certo, ma è anche il giorno dopo la fuga di notizie dalla Corte costituzionale sulla presunta bocciatura dell'esproprio del politeama. Sono le dieci del mattino e c'è già fila in via Cognetti, qualcuno sgomita e alza la voce per cercare di guadagnare l'ingresso.
Grida di più Donato Cippone, commerciante e consigliere comunale ora nelle fila della Rosa bianca. Fa bella mostra di un manifesto, sopra c'è scritto «La storia non si espropria». E urla: «È finita Emiliano. Devi tornare a casa, a fare il magistrato». È il folclore di una giornata particolare, per di più a una settimana dal voto. A poche centinaia di metri, sul lungomare, il comizio di Walter Veltroni.
E attorno al perimetro del teatro fa il giro di continuo un furgone pubblicitario con il faccione di Ferdinando Pinto, l'ex gestore del teatro prima del rogo del '91.
Intanto, da qualche altra parte, i cinquemila maratoneti per un giorno di "Vivicittà" si godono la loro domenica di sport, mentre faticano senz'altro di meno i centauri che attraversano le vie del Murattiano a cavallo delle loro moto bardate a festa. Coincidenze che non distolgono i baresi dalla voglia di entrare nel Petruzzelli. Nel frattempo, la coda cresce a dismisura.
«È una giornata di festa» dice Giandomenico Vaccari, sovrintendente della Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari. «Questa folla dimostra che il politeama - continua - è il luogo dell'anima, dell'identità stessa della città. Tutti lo riconoscono come tale, anche chi magari qui non c'è mai entrato a vedere nemmeno uno spettacolo».
E le indiscrezioni sull'illegittimità dell'esproprio? «La ricostruzione continua» taglia corto Vaccari. «Stiamo lavorando per l'apertura del 6 dicembre e la programmazione, già in una prospettiva triennale».
E continua a gettare acqua sul fuoco delle polemiche pure il sindaco Emiliano. «È fantacronaca giudiziaria. Nient'altro che una bufala elettorale, alimentata dal centrodestra».
È d'accordo Silvia Godelli, assessore regionale al Mediterraneo, che, all'uscita dal cantiere, non esita a bollare la questione, parlando «di un uso improprio della cultura e del teatro in piena campagna elettorale. Perché il Petruzzelli è di tutti e, soprattutto, di nessuno schieramento politico. Quanto alla Corte costituzionale, credo sia prima il caso di attendere per sapere se c'è una sentenza e, a quel punto, valutarne le motivazioni e prescrizioni».
Ma la faccenda non appassiona più di tanto il popolo del Petruzzelli. È il caso del barese Giovanni Palantra, moglie e figli al seguito per la visita del cantiere: «L'importante è che il Petruzzelli torni a funzionare. Questo vuole la città. Ho nostalgia del "mio" teatro e spero solo che si riesca a riaprirlo davvero il 6 dicembre». È arrivato da Monopoli, invece, l'architetto Andrea Fiume, portando con sé la famiglia. «Sono qui per ritrovare un luogo perduto, un posto che fa parte della mia memoria. Mi sento soddisfatto: finalmente avverto la sensazione concreta di poterlo vedere rinascere».
Ci si fa strada a fatica nel Petruzzelli, tra i gruppi di visitatori accompagnati dagli studenti - sono i ciceroni in erba del Fai - e il foyer dove la gente si divide fra la mostra multimediale "Lo spettacolo della rinascita" e gli applausi per l'orchestra giovanile del conservatorio di Monopoli, diretta per l'occasione da Paolo Lepore, padrone di casa per il suo ruolo di coordinatore della delegazione barese del Fondo per l'ambiente italiano. E nel foyer, accerchiato dalle telecamere, c'è pure qualcuno della famiglia fra poco forse di nuovo proprietaria del teatro.
È Francesco Garibaldi. «Non ci entravo dall'11 maggio dell'anno scorso, il giorno in cui iniziò la nuova cantierizzazione. Me lo ricordo bene: mi buttarono fuori. Quella dell'esproprio è stata una violenza inaudita. Ma oggi sono finalmente felice: ci sono rientrato e nessuno ha potuto impedirmelo. E con me è entrata la città, perché il teatro è sempre stato dei baresi». Di segno opposto la reazione dell'attrice Pamela Villoresi, a Bari come madrina del Fai. «Ho anche recitato al Petruzzelli. Credo fosse il 1973 ed ero in tournée con "L'ispettore generale".
Oggi vivo però sentimenti contrastanti: avverto la gioia della rinascita per un luogo così importante nella storia del teatro italiano ed europeo ma, al tempo stesso, questa presunta bocciatura dell'esproprio mi lascia sbigottita. Perché in questo Paese abbiamo già visto troppi palcoscenici privati finire per diventare centri commerciali o parcheggi». Ed è preoccupata anche la trentenne barese Lucrezia Sassanelli, in visita al Petruzzelli con un gruppo di amici. «C'ero stata da bambina, i miei ricordi sono confusi. Ora spero solo che il Petruzzelli resti allo Stato: queste mura ci appartengono». Poco dopo le 18 i cancelli del cantiere chiudono. I volontari del Fai sono esausti, ma l'umore è alle stelle.
«Ci aspettavamo diecimila visitatori: siamo stati travolti da almeno trentamila persone» spiega Rossella Ressa. Al di là delle polemiche, è questo successo la vera notizia di questa giornata particolare al Petruzzelli. Anche per l'attore Antonio Stornaiolo, rimasto del tempo a guardare la folla prima di mettersi in coda per rivedere il politeama: «La cosa più confortante è proprio il volto della gente in fila per entrare nel suo teatro. Oggi questa Bari ha messo in scena uno straordinario spettacolo».
(06 aprile 2008)
Rep