Ognuno si costruisce la sua fede
Condivido appieno le vostre parole, con una piccola aggiunta personale. Purtroppo, anche dai cattolici non dico ferventi, ma anche solo praticanti, spesso prevale una certa mistificazione della Fede e del vero essere cattolico. Noto, con sempre più sgomento, che ci si aggiusta su noi stessi la Fede, a quello che ci fa più comodo, lasciando da parte i compiti più gravosi. Quali sono in genere i pensieri che ci vengono spontanei? "Bhè, se non lo faccio io, ci sarò sicuramente qualcun altro che se ne occupa"...già ma questo "qualcun altro" chi è?
Va da sè che se tutti la pensano come noi rimangono solo parole dette in comune durante la messa domenicale ma senza alcun significato...
In un post precedente, mi pare (ma non ne sono sicura dato l'enormità data l'enormità del forum) nella sezione della cuola di teologia, postai un'intervista in cui si spiegava l'essenza dell'Eucarestia.Quando ci si avvicina all ' altare per prendere in noi il corpo di Cristo, si diventa testimoni del messaggio, andare verso Cristo significa accettarlo e tornare al proprio posto significa andare verso gli altri per divenire testimoni(questo almeno nel rito).Ma quanti sono realmente testimoni nella vita a conti fatti?
A cosa serve ascoltare la parabola del lebbroso se poi ci scansiamo difronte a colui che chiede l'elemosina?
Scusate la divagazione, ma l'ho trovata necessaria per esprimere il mio disappunto nei onfronti di un comportamento che, purtropo, è molto frequente...e questo ci riporta al discorso iniziale del discorso di Ratzi durante l'udienza generale del 17 maggio 2006
(CLICCA QUI PER LEGGERLA INTEGRALMENTE : post 8000 di Ratzigirl ) per cui "l’uomo simbolo di una fede in Dio coraggiosa e umile, che non pretende di “avere la ricetta per trasformare il cristianesimo secondo la nostra visione"
[Modificato da Ratzigirl 04/07/2006 0.17]