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Full Version: La Voce Avversa
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Paparatzifan
Sunday, October 19, 2008 10:30 PM
Dal blog di Lella...

Luzzatto: la targa contestata al museo non sia un ostacolo nei rapporti Vaticano-Israele

Non condivido la richiesta del Papa di togliere quel testo anche se capisco che non gli piace

"È giusto non farlo santo per rispetto a noi ebrei"

di ORAZIO LA ROCCA

ROMA - "E' apprezzabile che il Papa sia prudente sulla beatificazione di Pio XII, ma non capisco perché si rifiuti di visitare Israele se non sarà tolta la foto di Pacelli al museo Yad Vashem di Gerusalemme, esposta in un reparto che ricorda, tra l'altro, chi non si oppose apertamente alle deportazioni ebraiche del 1942. Pio XII si espose in prima persona ai rastrellamenti? Se il Vaticano lo dimostra sarò ben lieto di cambiare idea".

Amos Luzzatto, presidente emerito dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, preferirebbe non rispondere a padre Peter Gumpel, postulatore della causa di beatificazione di Pio XII, "perché - dice - è tempo ormai che cattolici ed ebrei guardino avanti e che le drammatiche vicende del nostro passato siano consegnate alla storia". Ma dà atto a Ratzinger di non voler incrinare i rapporti con gli ebrei sul caso Pacelli. E lo dice apertamente.

Presidente Luzzatto, perché lei dice che Benedetto XVI fa bene a non accelerare la beatificazione di Pio XII?

"Perché mi pare che, bene o male, ha capito che accelerare il processo di beatificazione ora creerebbe molte difficoltà tra ebrei e cattolici. E' giusto quindi essere prudenti, cercare di capire ancora come si svolsero veramente i fatti. E' un segno di rispetto per la sensibilità ebraica che va indubbiamente apprezzata".

Ma il Papa non vuole più la foto di Pacelli allo Yad Vashem e minaccia, secondo padre Gumpel, di non andare in Terra Santa se non sarà tolta, anche se il portavoce papale padre Federico Lombardi lo ha parzialmente smentito.

"E' una richiesta che non capisco, pur comprendendo che alla Chiesa non fa piacere vedere un Papa nella galleria degli ingiusti. Ma se la commissione storica del museo ha deciso di esporre quella foto, avrà avuto le sue ragioni e non credo la toglierà se non si farà piena luce su tutto il pontificato di Pio XII. Mi chiedo, inoltre, come si possa mettere in relazione le due cose, la foto di Pacelli e la visita di Ratzinger in Israele, anche alla luce degli analoghi viaggi già fatti da Paolo VI e Giovanni Paolo II. Ripeto, quella immagine e quella didascalia sono state inserite in un reparto del museo dedicato alla memoria di chi non si espose adeguatamente in prima persona nella denunzia del nazismo e, in particolare, nel fermare le deportazioni del 1942".

E' storicamente noto che Pio XII fece aprire i conventi dove furono salvati migliaia di ebrei. Questo non basta?

"E chi lo nega? Gli ebrei, tutti gli ebrei, come ricordò a suo tempo una figura come Golda Maier, saranno sempre grati a quei cattolici, a quelle suore e a chi, anche tra le più alte autorità ecclesiastiche, misero in salvo migliaia di ebrei. Io stesso tempo fa ho accompagnato l'ambasciatore di Israele in un convento delle suore di Sion a Roma, per testimoniare la nostra riconoscenza per quelle loro consorelle che rischiarono la vita per nascondere molti ebrei dai rastrellamenti".

Quindi, Pio XII non è stato completamente indifferente alla tragedia ebraica?

"Nessuno nega le migliaia di ebrei salvati nei conventi. Ma altra cosa fu il silenzio sulle deportazioni di massa. Ebbene, è storicamente provato che nel 1942 diplomatici israeliani informarono gli Usa, gli inglesi e il Vaticano dei piani di rastrellamento decisi da Hitler. Nessuno rispose. Se noi abbiamo sempre rimproverato inglesi e americani per quei silenzi, la stessa cosa dobbiamo fare per il Vaticano e, vale a dire per Pio XII che non gridò forte al mondo intero il suo sdegno per quei crimini annunciati".

Pacelli forse temeva di aggravare la situazione di fronte alla furia nazista.

"Non lo so. Ricordo solo che in Europa ci furono altri governanti, in Danimarca, in Bulgaria, in Ungheria che si opposero apertamente in prima persona alle deportazioni. Ed ebbero successo. Mi chiedo perché Pio XII non fece altrettanto per richiamare tutti i cattolici europei? Sono questi gli interrogativi che oggi turbano noi ebrei. Per cui se lo vogliono beatificare prima di sgombrare tutti i dubbi su quei silenzi, lo facciano pure. Ma il Vaticano deve sapere che per il mondo ebraico si aprirà una ferita difficilmente rimarginabile. A meno che non dimostrino il contrario, e cioè che Pio XII non rimase in silenzio".

© Copyright Repubblica, 19 ottobre 2008


+PetaloNero+
Monday, October 20, 2008 4:47 PM
Da Petrus

‘Se beatifichi Pio XII sei un nazista’ - Israele, il partito 'Kadima' pubblica in Rete una foto di Benedetto XVI con la svastica. Rabbia e indignazione, interviene il Ministro degli Esteri Tzipi Livni



CITTA’ DEL VATICANO - Imbarazzo e irritazione in Kadima - il partito israeliano guidato dal ministro degli Esteri, Tzipi Livni - per una foto di Benedetto XVI con una svastica in sovrimpressione apparsa sul sito dei suoi militanti, "Yalla Kadima". L'immagine e' stata scelta per illustrare un articolo sulla controversia legata al processo di beatificazione di Pio XII, osteggiato da molti ebrei che lo accusano di non essersi battuto contro l'Olocausto. E' stata la stessa Livni, impegnata nella formazione di un nuovo governo, a intervenire personalmente per far sostituire l'immagine con un'altra in cui il Papa appare sorridente davanti alla folla di Piazza San Pietro. "Tzipi Livni condanna con forza quell'immagine che non rappresenta Kadima", ha fatto sapere in un comunicato il ministro degli esteri israeliano. Sabato scorso il Vaticano aveva invitato cattolici ed ebrei a smettere di esercitare pressioni riguardo alla beatificazione di Pio XII. Sulla questione e' intervenuto anche il presidente israeliano, Shimon Peres. "Se Pio XII aiuto' gli ebrei dovrebbero esserci delle prove, ma anche se non lo fece questo andrebbe provato - ha spiegato l'ex premio Nobel per la pace -. Conosco l'attuale Papa e sono convinto che andra' a fondo alla questione e che tutti potremo attenerci alle conclusioni a cui arrivera', quali che siano".

+PetaloNero+
Tuesday, October 21, 2008 1:25 AM
Da Petrus

Padre Jaeger interviene sulle provovazioni anti-Pio XII che giungono da Israele: “La foto di Benedetto XVI con la svastica si commenta da sola”



CITTA’ DEL VATICANO - ''E' una notizia che si commenta da sola''. Cosi' padre David Jaeger, francescano esperto di questioni mediorientali, commenta con l'ANSA la notizia della foto di Benedetto XVI a cui e' stata aggiunta una svastica comparsa su un sito israeliano gestito da sostenitori di Kadima. Sulla possibilita' che la targa su Pio XII al museo dello Yad Vashem ostacoli una visita di Benedetto XVI in Israele, padre Jaeger osserva invece che ''e' gia' stato messo molto in chiaro che sui suoi viaggi il Papa decide sovranamente e non e' appropriato sembrare di volerlo condizionare''. Ma il francescano aggiunge che ''detto questo, e' chiaro che quella targa addolora molto tutti i credenti cattolici che guardano all'imponente figura del ‘Pastor Angelicus’ Pio XII come a uno dei Papi piu' grandi''. ''Qualsiasi espressione irrispettosa nei suoi riguardi - conclude il francescano - addolora quindi la Chiesa''.

+PetaloNero+
Tuesday, October 21, 2008 1:26 AM
Da Petrus

L’ennesima farneticazione di Don Vitaliano Della Sala: “Il silenzio di Ratzinger sulla camorra come quello di Pio XII sull’Olocausto”



CITTA’ DEL VATICANO - ''Le omissioni di Ratzinger sulla camorra mi ricordano quelle di Pio XII'' sugli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Cosi' il sacerdote 'no global', don Vitaliano Della Sala (nella foto), amministratore parrocchiale delle parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Mercogliano (Avellino), commenta su www.micromega.net i discorsi del Papa durante la sua visita a Pompei nei quali ''non ha mai fatto cenno alla camorra''. ''Il Vangelo - osserva il parroco campano - ci insegna 'il vostro parlare sia si' si', no no' e noi dobbiamo quindi avere sempre il coraggio di chiamare le cose con il loro nome''. A proposito del successivo intervento da parte della sala stampa vaticana, don Vitaliano scrive: ''Questo chiarimento in verita' non chiarisce nulla e anzi e' ancor piu' preoccupante. E' inutile nascondersi dietro il paravento del rispetto verso la maggioranza di campani onesti. Io, da campano, non mi sarei sentito per nulla offeso se il Papa avesse affermato che in Campania, accanto ad una maggioranza di persone oneste, c'e' una minoranza di delinquenti e questa minoranza si chiama camorra''. Don Della Sala si sofferma poi sulla differenza tra i silenzi di Benedetto XVI e il discorso di Giovanni Paolo II ad Agrigento contro la mafia. Infine il parroco avellinese sottolinea come su questi temi le gerarchie cattoliche abbiamo sempre mostrato una certa ambiguita', mentre ''per altri peccati, come sull'aborto, si scagliano sempre in maniera molto decisa e spesso esagerata''.
Paparatzifan
Tuesday, October 21, 2008 7:08 PM
Re:
+PetaloNero+, 21/10/2008 1.26:

Da Petrus

L’ennesima farneticazione di Don Vitaliano Della Sala: “Il silenzio di Ratzinger sulla camorra come quello di Pio XII sull’Olocausto”




Forse questo prete è favorevole all'aborto?

Parlando di silenzi, vorrei sapere perché certi vescovi lasciano parlare in questo modo certi suoi preti?



proRatzinger
Sunday, October 26, 2008 11:55 AM
Quante sciocchezze!!! Che quel prete venga rimesso in riga!!!! Visto che critica tanto la Chiesa, in quanto il Papa ne è massimo rappresentante, rinunci al sacerdozio, rinunci al titolo di "padre", rinunci alla parrocchia perchè non ha alcun diritto di calunniare il Papa uno che dovrebbe invece sì criticare ma costruttivamente. Non calunniare!!!
-danich-
Monday, October 27, 2008 12:13 AM
Re:
+PetaloNero+, 21/10/2008 1.26:

Da Petrus

L’ennesima farneticazione di Don Vitaliano Della Sala: “Il silenzio di Ratzinger sulla camorra come quello di Pio XII sull’Olocausto”



L'emerito illustrissimo quanto polemico sacerdote, visto che sicuramente non sarà andato a Napoli quando il Santo Padre è venuto in visita alla città perchè palesemente "allergico" alla Sua persona, si vada a leggere il discorso che lì ha pronunciato e vediamo se è stata pronunciata la parola "camorra".

e poi basta con questi paragoni "urlo di Wojtyla-pacatezza di Ratzinger". Sono due persone diverse che dicono la stessa medesima cosa in maniera diversa.

Questi sacerdoti in vena di notorietà facciano altro per rendersi noti alla nazione, piuttosto che criticare il Santo Padre.


proRatzinger
Tuesday, October 28, 2008 7:20 PM
Re: Re:
-danich-, 27/10/2008 0.13:




Questi sacerdoti in vena di notorietà facciano altro per rendersi noti alla nazione, piuttosto che criticare il Santo Padre.






Il problema è proprio questo: non sapendo come balzare all'onore delle cronache si inventano le peggio baggianate, si fanno vedere libertini e pacifisti e criticoni per riscuotere successo, i pagliacci, manifestando in realtà un grande vuoto intellettuale, gli ignoranti, e spirituale, i cialtroni.
proRatzinger
Sunday, November 16, 2008 4:05 PM
Caso Englaro : la TV e le conseguenze dell'amore
riceviamo e pubblichiamo

Se esistesse una tv davvero libera (ma ormai puo' farlo solo il cinema e forse Sorrentino) racconterebbe il calvario del signor Englaro, costretto a bussare a una clinica dopo l'altra, a una regione dopo l'altra, per trovare un posto dove sua figlia possa morire.

Se esistesse una tv davvero libera, racconterebbe l'umiliazione del signor Englaro, costretto a "viaggiare" per rispettare la volontà di sua figlia, costretto sentirsi dire ogni volta di no, o peggio di sì e poi di no, da politici timorosi dei fulmini vaticani.

Se esistesse una tv davvero libera racconterebbe che cosa vuol dire essere il bersaglio quotidiano dei "Difensori della vita" - quelli che ridussero a "futili motivi" il linciaggio di Verona o l'omicidio di Abdoul - quelli che puntualmente, esprimono "MOLTO RISPETTO PER IL DOLORE DI PEPPINO ENGLARO" per dargli, subito dopo, dell'"OMICIDA", del "NAZISTA", del "PORTATORE (INSANO) DI EUTANASIA"....

Se esistesse una tv davvero libera, racconterebbe come affrontano un dramma del genere gli altri stati europei. Quelli in cui lo stato è ancora separato dalla chiesa (a differenza degli stati islamici in cui il clero detta legge allo stato).

Già se esistesse una tv davvero libera, racconterebbe la verità, la nuda e splendida verità che non viene mai raccontata per far spazio a sentito dire e a sciocchezze di ogni sorta. Lo Stato e la Chiesa sono due entità separate dall'11 Febbraio 1929, giorno dei Patti Lateranensi. Mi dispiace, ma noi non diamo nè del nazista nè dell'omicida a Beppino Englaro. Il suo dolore è immenso, ma da qui a condannare a morte una persona ce ne passa. E soprattutto: l'omicida è lo Stato che ha approvato una tale sentenza. Uno schifo, non posso che ripetere! Già riscriviamo un nuovo articolo...
Questo era di M. Lombezzi, sul sito Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti.
elyna.luna
Sunday, November 16, 2008 5:13 PM
cosi contrari all'eutanasia.. allora è giusto lasciar soffrire una persona che è DESTINATA a morire?
proRatzinger
Tuesday, November 18, 2008 6:26 PM
Re:
elyna.luna, 16/11/2008 17.13:

cosi contrari all'eutanasia.. allora è giusto lasciar soffrire una persona che è DESTINATA a morire?



Anche noi siamo destinati a morire, non mi pare che ne siamo esenti.
elyna.luna
Tuesday, November 18, 2008 11:59 PM
Re: Re:
proRatzinger, 18/11/2008 18.26:



Anche noi siamo destinati a morire, non mi pare che ne siamo esenti.




la morte è l'unica cosa certa in questa vita.. e lei ha chiesto di non essere tenuta in vita con le macchine.. non ci vedo niente di male..
Paparatzifan
Tuesday, January 13, 2009 9:04 PM
Dal blog di Lella...

I rabbini: "Con Benedetto XVI cancellati 50 anni di dialogo"

Papa, l'accusa del rabbino di Venezia
"Con lui cancellati 50 anni di dialogo"

ROMA - Con Benedetto XVI, la Chiesa sta cancellando i suoi ultimi "cinquanta anni di storia" nel dialogo tra ebraismo e cattolicesimo: a lanciare la critica è il rabbino capo di Venezia, Elia Enrico Richetti, che - in un editoriale per il mensile dei gesuiti "Popoli", ha spiegato i motivi che hanno portato il rabbinato italiano a non partecipare alla prossima Giornata sull'ebraismo, indetta per il 17 gennaio dalla Confrenza episcopale italiana.

Repubblica online


Speriamo sia uno scherzo di pessimo gusto!


Paparatzifan
Tuesday, January 13, 2009 9:11 PM
Dal blog di Lella...

Giornata dell'ebraismo: «Le ragioni del nostro no»


Rav Elia Enrico Richetti
Rabbino capo di Venezia

Il primo passo per un dialogo autentico è mettersi in ascolto delle ragioni dell'altro. Con tale convinzione, che anima la linea editoriale della nostra rivista, ospitiamo volentieri il commento del rabbino Richetti.

L'Assemblea dei rabbini d'Italia ha comunicato che, almeno per quest'anno, non vi sarà collaborazione fra le Comunità ebraiche d'Italia e le istituzioni cattoliche per la celebrazione della Giornata dell'ebraismo (17 gennaio). È la logica conseguenza di un momento particolare che sta vivendo il dialogo interconfessionale oggi, momento i cui segni hanno cominciato a manifestarsi quando il Papa, liberalizzando la messa in latino, ha indicato nel Messale tridentino il modulo da seguire. In quella formulazione, nelle preghiere del Venerdì Santo è contenuta una preghiera che auspica la conversione degli ebrei alla «verità» della Chiesa e alla fede nel ruolo salvifico di Gesù. A onor del vero, quella preghiera, che nella prima formulazione definiva gli ebrei «perfidi», ossia «fuori dalla fede» e ciechi, era già stata «saltata» (ma mai abolita) da Giovanni XXIII. Benedetto XVI l'ha espurgata dai termini più offensivi e l'ha reintrodotta.
Fin dal primo momento, l'Assemblea dei rabbini d'Italia ha preso una pausa di riflessione, sospendendo temporaneamente gli incontri interreligiosi. I mesi successivi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di contatti, incontri e mediazioni con diversi esponenti, anche ad alto livello, del mondo ecclesiastico, alcuni dei quali si sono dimostrati sinceramente preoccupati per il futuro di un dialogo che stava procedendo in maniera fruttuosa e che registrava un allargarsi del senso di rispetto e di pari dignità delle fedi.
Purtroppo, i risultati si sono dimostrati deludenti. Si sono registrate reazioni «offese» da parte di alte gerarchie vaticane: «Come si permettono gli ebrei di giudicare in che modo un cristiano deve pregare? Forse che la Chiesa si permette di espungere dal rituale delle preghiere ebraiche alcune espressioni che possono essere interpretate come anticristiane?». Altri prelati hanno ritenuto che l'atteggiamento dei rabbini italiani fosse dettato da una «ipersensibilità» ebraica ai tentativi di proselitismo, ipersensibilità non giustificata dai fatti. Invece, e questa è stata la risposta più o meno ufficiale (una risposta della Conferenza episcopale, sia pure sollecitata, è mancata), gli ebrei non hanno niente da temere: la speranza espressa dalla preghiera «Pro Judaeis» è «puramente escatologica», è una speranza relativa alla «fine dei tempi» e non invita a fare proselitismo attivo (peraltro già vietato da Paolo VI).
Queste risposte non hanno affatto accontentato il Rabbinato italiano. Se io ritengo, sia pure in chiave escatologica, che il mio vicino debba diventare come me per essere degno di salvezza, non rispetto la sua identità. Non si tratta, quindi, di ipersensibilità: si tratta del più banale senso del rispetto dovuto all'altro come creatura di Dio. Se a ciò aggiungiamo le più recenti prese di posizione del Papa in merito al dialogo, definito inutile perché in ogni caso va testimoniata la superiorità della fede cristiana, è evidente che stiamo andando verso la cancellazione degli ultimi cinquant'anni di storia della Chiesa. In quest'ottica, l'interruzione della collaborazione tra ebraismo italiano e Chiesa è la logica conseguenza del pensiero ecclesiastico espresso dalla sua somma autorità.
È vero, la Chiesa non si permette di correggere le preghiere ebraiche (anche se un tempo la censura ecclesiastica è stata alquanto attiva). Ma è da dire che le preghiere che qualcuno vuole interpretare come anticristiane sono in realtà contro «coloro che si inchinano agli idoli» e contro «i calunniatori e gli eretici». Perché dei cristiani dovrebbero sentirsi presi di mira? Che cosa pensano di se stessi?
È vero, non sta agli ebrei insegnare ai cristiani come devono pregare o che cosa devono pensare, e nessuno fra gli ebrei o i rabbini italiani pretende di farlo. Ma è chiaro che dialogare vuol dire rispettare ognuno il diritto dell'altro ad essere se stesso, cogliere la possibilità di imparare qualcosa dalla sensibilità dell'altro, qualcosa che mi può arricchire. Quando l'idea di dialogo come rispetto (non come sincretismo e non come prevaricazione) sarà ripristinata, i rabbini italiani saranno sempre pronti a svolgere il ruolo che hanno svolto negli ultimi cinquant'anni.

© FCSF - Popoli


+PetaloNero+
Wednesday, January 14, 2009 1:31 AM
Da Petrus

Dialogo interreligioso, ennesimo attacco del mondo ebraico contro il Papa: “Con lui si cancellano gli ultimi cinquant’anni di storia della Chiesa”

CITTA’ DEL VATICANO - Con le recenti dichiarazioni di Benedetto XVI sull'impossibilità di un dialogo interreligioso, "è evidente che stiamo andando verso la cancellazione degli ultimi cinquant'anni di storia della Chiesa", secondo il rabbino capo di Venezia Elia Enrico Richetti. "L'assemblea dei rabbini d'Italia ha comunicato che, almeno per quest'anno, non vi sarà collaborazione fra le Comunità ebraiche d'Italia e le istituzioni cattoliche per la celebrazione della Giornata dell'ebraismo (17 gennaio)", ricorda Richetti in un commento pubblicato dalla rivista gesuita 'Popoli'. "E' la logica conseguenza di un momento particolare che sta vivendo il dialogo interconfessionale oggi, momento i cui segni hanno cominciato a manifestarsi quando il Papa, liberalizzando la messa in latino, ha indicato nel Messale tridentino il modulo da seguire. In quella formulazione, nelle preghiere del Venerdì Santo è contenuta una preghiera che auspica la conversione degli ebrei alla 'verità' della Chiesa e alla fede nel ruolo salvifico di Gesù. A onor del vero, quella preghiera, che nella prima formulazione definiva gli ebrei 'perfidi', ossia 'fuori dalla fede' e ciechi, era già stata 'saltata' (ma mai abolita) da Giovanni XXIII. Benedetto XVI l'ha espurgata dai termini più offensivi e l'ha reintrodotta". "I mesi successivi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di contatti, incontri e mediazioni con diversi esponenti, anche ad alto livello, del mondo ecclesiastico, alcuni dei quali si sono dimostrati sinceramente preoccupati per il futuro di un dialogo che stava procedendo in maniera fruttuosa e che registrava un allargarsi del senso di rispetto e di pari dignità delle fedi", prosegue il rabbino capo di Venezia. "Purtroppo, i risultati si sono dimostrati deludenti". Le risposte fornite nel corso dei mesi dal Vaticano "non hanno affatto accontentato il Rabbinato italiano. Se io ritengo, sia pure in chiave escatologica, che il mio vicino debba diventare come me per essere degno di salvezza, non rispetto la sua identità", spiega il rabbino. "Non si tratta, quindi, di ipersensibilità: si tratta del più banale senso del rispetto dovuto all'altro come creatura di Dio. Se a ciò - prosegue Richetti - aggiungiamo le più recenti prese di posizione del Papa in merito al dialogo, definito inutile perché in ogni caso va testimoniata la superiorità della fede cristiana, è evidente che stiamo andando verso la cancellazione degli ultimi cinquant'anni di storia della Chiesa. In quest'ottica, l'interruzione della collaborazione tra ebraismo italiano e Chiesa è la logica conseguenza del pensiero ecclesiastico espresso dalla sua somma autorità".
+PetaloNero+
Wednesday, January 14, 2009 4:20 PM
“Bus atei”, Genova apripista

Dopo gli Stati Uniti, l’Australia, l’Inghilterra e la Spagna, anche in Italia arrivano i `bus atei´. Precisamente - e non a caso - a Genova, sede arcivescovile del capo dei vescovi italiani Angelo Bagnasco.


Dal prossimo 4 febbraio nel capoluogo ligure lo slogan «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno», firmata Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaas), farà bella mostra su due bus, al posto delle tradizionali insegne pubblicitarie.
«La campagna è una specie di sfida atea in casa di Bagnasco», ha dichiarato Raffaele Carcano, segretario generale Uaar: «Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l`Uaar ha deciso di riprendersi un po` di par condicio. E di fare pubblicità all`incredulità».

Proprio in questi giorni un’iniziativa simile sta `viaggiando´ per le strade di Londra: «There`s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life» (Probabilmente non c’è nessun Dio. Adesso smettila di preoccuparti e goditi la vita), si legge sui famosi autobus rossi a due piani.
LA REAZIONE DELLA CURIA
«Evitare la contrapposizione» e «ricercare il dialogo»: risponde così don Gianfranco Calabrese, direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Genova alla notizia dell’avvio della campagna, promossa dall’UAAR, a favore dell’ateismo e come «sfida» al presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco. «Ci sono modi e modi di esprimere sia la tolleranza che l’intolleranza - ha spiegato don Calabrese - e la ricerca della tolleranza è sempre il dialogo» mentre «la contrapposizione è sempre intolleranza». «Simili atteggiamenti di contrapposizione frontale - ha aggiunto - anzichè aiutare il dialogo portano a delle contrapposizioni».
Don Calabrese ha poi continuato spiegando che anche la data scelta per il Gay Pride di Genova è un modo per attaccare la Chiesa cattolica. «Collocare appositamente» questo appuntamento «in un momento significativo e tradizionale per la Chiesa», in una data, quella del Corpus Domini, «che fa parte di un calendario consolidato - ha affermato - è quasi cercare lo scontro per lo scontro». Al contrario, ha aggiunto don Calabrese - «da parte del cardinale Bagnasco c’è sempre stata la ricerca del dialogo». «Bagnasco, infatti - ha aggiunto don Calabrese - non ha mai detto che non si doveva tenere il Gay Pride» ma aveva semplicemente chiesto di «evitare sovrapposizioni» delle due date.
DON GALLO
L’iniziativa dei `bus atei´, che partirà anche in Italia, e precisamente a Genova, dal prossimo 4 febbraio - «è interessante, stimola altri a meditare, a riflettere e a rispondere senza offese o insulti». E´ il commento di don Andrea Gallo, all’idea lanciata dall’Unione atei asgnostici italiani.
«Non la prenderei come una crociata di cattiveria, di malizie, o di desiderio di persecuzione della chiesa, o addirittura verso il presidente della Cei - prosegue don Gallo - ma è creatività e mi piacerebbe rispondere agli organizzatori che Dio invece esiste, ma non sei tu. E allora: rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi, lo dico anche a me stesso». Salirebbe don Gallo, prete rosso e di frontiera, su questi bus? «Certo, non mi scandalizzo per una frase - conclude - quando non c’è un’offesa, una volgarità, allora cerchiamo un dialogo. Rispondo cercando di ascoltare e di dialogare».

Fonte ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2009/01/12/1102009621910-bus-atei-geno...

E su MSN le foto dei bus che già circolano all'estero:
events.it.msn.com/notizie/bus-atei.aspx?cp-documentid=...
+PetaloNero+
Thursday, January 15, 2009 4:59 PM
Re:
+PetaloNero+, 14/01/2009 16.20:

“Bus atei”, Genova apripista

Dopo gli Stati Uniti, l’Australia, l’Inghilterra e la Spagna, anche in Italia arrivano i `bus atei´. Precisamente - e non a caso - a Genova, sede arcivescovile del capo dei vescovi italiani Angelo Bagnasco.


Dal prossimo 4 febbraio nel capoluogo ligure lo slogan «La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno», firmata Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaas), farà bella mostra su due bus, al posto delle tradizionali insegne pubblicitarie.
«La campagna è una specie di sfida atea in casa di Bagnasco», ha dichiarato Raffaele Carcano, segretario generale Uaar: «Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l`Uaar ha deciso di riprendersi un po` di par condicio. E di fare pubblicità all`incredulità».

Proprio in questi giorni un’iniziativa simile sta `viaggiando´ per le strade di Londra: «There`s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life» (Probabilmente non c’è nessun Dio. Adesso smettila di preoccuparti e goditi la vita), si legge sui famosi autobus rossi a due piani.
LA REAZIONE DELLA CURIA
«Evitare la contrapposizione» e «ricercare il dialogo»: risponde così don Gianfranco Calabrese, direttore dell’ufficio catechistico della Diocesi di Genova alla notizia dell’avvio della campagna, promossa dall’UAAR, a favore dell’ateismo e come «sfida» al presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco. «Ci sono modi e modi di esprimere sia la tolleranza che l’intolleranza - ha spiegato don Calabrese - e la ricerca della tolleranza è sempre il dialogo» mentre «la contrapposizione è sempre intolleranza». «Simili atteggiamenti di contrapposizione frontale - ha aggiunto - anzichè aiutare il dialogo portano a delle contrapposizioni».
Don Calabrese ha poi continuato spiegando che anche la data scelta per il Gay Pride di Genova è un modo per attaccare la Chiesa cattolica. «Collocare appositamente» questo appuntamento «in un momento significativo e tradizionale per la Chiesa», in una data, quella del Corpus Domini, «che fa parte di un calendario consolidato - ha affermato - è quasi cercare lo scontro per lo scontro». Al contrario, ha aggiunto don Calabrese - «da parte del cardinale Bagnasco c’è sempre stata la ricerca del dialogo». «Bagnasco, infatti - ha aggiunto don Calabrese - non ha mai detto che non si doveva tenere il Gay Pride» ma aveva semplicemente chiesto di «evitare sovrapposizioni» delle due date.
DON GALLO
L’iniziativa dei `bus atei´, che partirà anche in Italia, e precisamente a Genova, dal prossimo 4 febbraio - «è interessante, stimola altri a meditare, a riflettere e a rispondere senza offese o insulti». E´ il commento di don Andrea Gallo, all’idea lanciata dall’Unione atei asgnostici italiani.
«Non la prenderei come una crociata di cattiveria, di malizie, o di desiderio di persecuzione della chiesa, o addirittura verso il presidente della Cei - prosegue don Gallo - ma è creatività e mi piacerebbe rispondere agli organizzatori che Dio invece esiste, ma non sei tu. E allora: rilassati, cerchiamolo insieme tra gli ultimi, lo dico anche a me stesso». Salirebbe don Gallo, prete rosso e di frontiera, su questi bus? «Certo, non mi scandalizzo per una frase - conclude - quando non c’è un’offesa, una volgarità, allora cerchiamo un dialogo. Rispondo cercando di ascoltare e di dialogare».

Fonte ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2009/01/12/1102009621910-bus-atei-geno...

E su MSN le foto dei bus che già circolano all'estero:
events.it.msn.com/notizie/bus-atei.aspx?cp-documentid=...




Cosa ne pensate di questa cosa? In fondo è un insulto non solo alla religione cattolica ma a tutte le religioni per le quali esiste un Dio...
Sihaya.b16247
Thursday, January 15, 2009 10:59 PM
Re: Re:
+PetaloNero+, 15/01/2009 16.59:




Cosa ne pensate di questa cosa? In fondo è un insulto non solo alla religione cattolica ma a tutte le religioni per le quali esiste un Dio...




L'ateismo è un punto di arrivo di un percorso intellettuale: ci si arriva meditando, leggendo, studiando, e prendendo posizione.
Non si diventa atei perchè c'è la pubblicità sull'autobus, come quella che invita a comprare al supermercato.
Inoltre, se il testo dell'appello inglese è ironico e più "logico" (Dio probabilmente non esiste), quello dell'Uaar è supponente e non fa presa: fa sorridere chi già non è credente, lascia perplesse le persone comuni, non scalfisce i credenti. La fede vera non si basa sul "bisogno" di Dio.
Ma soprattutto, penso che i soldi spesi per una simile pagliacciata potevano essere spesi meglio per una causa umanitaria, al fine di propagandare un'"etica senza fede" che poi dovrebbe essere il cavallo di battaglia dell'ateismo.
Gli atei si piccano di essere degli intellettuali: se fanno pubblicità come i piazzisti, allora sono alla frutta.
E ci tengo a sottolineare che la mia critica è assolutamente LAICA.

+PetaloNero+
Tuesday, July 14, 2009 2:03 AM
Da Petrus

L’Onorevole Merlo denuncia una serie di offese del Tg3 al Santo Padre

CITTA’ DEL VATICANO - "Conosciamo da tempo la correttezza, l'equilibrio e il senso di responsabilita' che caratterizzano il Tg3 e, in particolare, del suo attuale direttore Di Bella. Stupiscono, al riguardo, le parole contenute nel servizio andato in onda (Domenica 12 Luglio 2009, ndr), durante l’edizione delle 19.00 del Tg3, dove, parlando delle vacanze del Pontefice, si e' detto testualmente che 'il Papa va in vacanza e ci saranno anche 2 gatti… che gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti, forse un po' di piu', che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare ancora le sue parole'. E nel frattempo, scorrevano le immagini di piazza San Pietro. Ora, senza interferire minimamente nell'autonomia editoriale del giornale e senza alcuna polemica di natura confessionale, e' singolare ed inconsueto che una testata importante come il Tg3 scivoli in questa anacronistica, e volgare, deriva anticlericale. Un errore o un costume? Non mi pare, al riguardo, che un servizio del genere rientri tra i canoni che presiedono ad un corretto uso del servizio pubblico". Lo dice l'Onorevole Giorgio Merlo, Pd, vice presidente Commissione di Vigilanza Rai.





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