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Sihaya.b16247
Thursday, December 08, 2005 9:53 PM
Re:
Emma!
Mi complimento per i tuoi post che leggo sempre con attenzione! Perchè non scrivi a Repubblica? Secondo me è giusto esprimere una voce contraria alle loro idee altrimenti restano illusi che tutti la pensano come loro...
E' proprio vero! E' la dittatura del menefreghismo e del consumo che sta inghiottendo l'umanità...
TERESA BENEDETTA
Thursday, December 08, 2005 10:08 PM
Emma- Quoto Sihaya 100%. Sei brava! ...Ma chi e questo Michele Serra che chiama "debolezza" la difesa dei principi????

A Ratzigirl - Scusa che non ho visto piu pronto il tuo messaggio su "Oggi" - Grazie come sempre, mi gradirebbbe tanto...
emma3
Thursday, December 08, 2005 10:56 PM
Vi ringrazio ragazze, non cercavo consensi
ma quando ho scritto questo post oggi ero veramente arrabbiata, dopo aver letto su Repubblica non solo questo ma anche un altro articolo di un vaticanista (?) più o meno sulla stessa linea titolato "se la chiesa si allontana dalla linea di Woijtyla" (a proposito di quei paragoni che non vorremmo più sentire).
Leggo Repubblica da anni, è un giornale "laico", lo so, ma ormai mi sembra sia diventato l'"Avvenire aniclericale" o, meglio, "antipapale", dato il livore con cui spesso Scalfari parla di B16 (a volte sembra che gli abbia fatto qualcosa di personale!)
Spesso anche le omelie e i discorsi dell'angelus vengono storpiati con titoli sensazionali separati dal contesto in cui erano inseriti, finendo con l'assumere un significato diverso, finalizzato alla polemica . Sarebbe inutile scrivere: farebbero altrettanto con la mia lettera riportando in piccolo solo i trafiletti che interessano loro .
Purtroppo non hanno più di che dialogare, hanno attaccato per anni la dottrina di GPII e adesso lo esaltano e attaccano quella di B16 come se fosse diversa. Il bello, come ho detto giorni fa, è che chi si ferma al titolo, ci crede....
Ha parlato di libertà religiosa? Fa politica! Che parli di Dio!
Oggi ha parlato(divinamente) della Madonna? Che noia! Nemmeno una parola sul Concilio! Come no? Così domani avrebbero polemizzato sull'oscurantismo che ha gettato sul Concilio...Invece diranno che lo ha ignorato!
Non se ne esce...
Riscussate per lo sfogo
PS Michele Serra è un ex redattore dell'Unità che ogni tanto scrive per Repubblica
Ratzigirl
Friday, December 09, 2005 1:46 AM
X EMMA
Cara Emma, mi aggrego intantoa Sonia nel dire che scrivi davvero molto bene e che i tuoi post sono davvero sempre inteessantisimi.Non è vero che le lettere di dissensovengono accantonate, anzi, speso vengono pubblicate o comunque viene mandata una risposta, almeno, per evitare la polemica secondo la quale si fa oscurantismo sui dissensi.
A noi è capitato con rai uno lo scorso giugno, quando ci siamo mosse in massa per far prolungare la diretta dell'angelus su rai uno (la cosa non mi tocca personalemnte perchè ho la parabola, ma ci tenevo che anche le altre potessere vedere l'angelus integralmente) Rai uno ci ha risposto, ovviamente non hanno cambiato nulla, ma almeno la soddisfazione di far sentire delle voci di dissenso, quella ce la siamo tolta!
E per quanto riguarda le polemiche su Ratzi, si sa, è la vecchia ipocrisia post mortem.....quando uno è vivo gli danno tutti adoso, e quando è morto si compiange.Nn per non are i suoi meriti a Wojtyla, ma ce ne sono stati troppi di voltagabbana negli ultimi tempi, nel bne e nel male....tu pensa a Kung che fino a qualche mese fa paragonava Ratzi al demonio e ora invece si trova d'accordo con lui.....La cosa che mi da davvero fiducia è che mi sono accorta che Ratzi è superiore a tutto questo, a queste discussioni da "porta a porta", lui non risposnde, va avanti, imperterrito, e sforna ogni volta dei pensieri meravigliosi! W IL NOSTRO PAPA!!!!
ratzi.lella
Friday, December 09, 2005 7:40 AM
ciao a tutte
ciao emma, anche io voglio complimentarmi per il bellissimo post che hai scritto.
io ho questa sensazione: chi parla di chiesa debole manifesta tutta la propria preoccupazione per una chiesa che, al contrario, si sta rafforzando nei principi e nei valori che, guarda caso, non sono inventati di "sana pianta" da papa ratzi ma fanno parte del patrimonio della "cattolicita'".
che cosa c'e' di diverso nella chiesa di ratzinger rispetto al passato? semplice: abbiamo un papa che parla di valori, di principi, di verita', di liberta' senza paura e con una chiarezza disarmante.
non c'e' niente da fare: i giornalisti vedono la folla che applaude ed acclama papa ratzi e non ne capiscono la ragione. si chiedono: ma perche' questo papa, che non si comporta da superstar, attira tanta gente? perche' e' piu' ascoltato di wojtyla che concedeva molto allo spettacolo? forse la risposta sta in un certo risveglio della spiritualita' che si sente nell'aria o forse, semplicemente, questo papa ha una carisma cosi' eccezionale che sfugge alle categorie comuni.
mi dispiace solo che i vaticanisti non abbiano ancora imparato il linguaggio di papa ratzi vivendo ancora nel pontificato wojtyliano.
prendiamo, per esempio, il "caro" de carli (ieri mi ha quasi rovinato la giornata) che sotto la statua dell'immacolata non ha trovato di meglio da fare che mostrarsi stupito, anzi, direi, deluso, per il fatto che ieri mattina papa ratzi ha parlato (in maniera stupenda e commovente) della madonna e non del concilio!
un po' di umilta' anche nei giornalisti non farebbe male...
ciao a tutti
Discipula
Friday, December 09, 2005 9:49 AM
Re:

Scritto da: emma3 08/12/2005 15.39
E’ la cultura laica ahimèe che sta attraversando un preoccupante vuoto nelle idee e nei valori ed è stato questo vuoto probilmente il responsabile del fallimento del referendum ed è questo vuoto che li porta continuamente a dissertare sulla Chiesa, sulla loro debolezza, su come la vorrebbero, dal momento che non hanno nulla di solido da contrapporre a essa.



Carissima Emma, non ti sei dilungata affatto, hai scritto un bellissimo post con grande vis oratoria (eheh, la rabbia fa miracoli sul bello scrivere a volte : ).



Quoto e straquoto tutto quello che hai detto, di una cosa però non sono sicura: non so se questo vuoto della cultura "laica" di cui si discute tanto (preferirei tuttavia dire "anticlericale" perché il laico non necessariamente deve essere in conflitto con i valori cattolici) sia momentaneo o se tale cultura evidenzi vuoti che in realtà ha sempre avuto ma che sono diventati palesi solo adesso che, dall'altra parte, il nostro caro Papa ha fatto fare uno "scatto in avanti" alla cultura cattolica...

Non so se è chiaro quello che volevo dire ...

emma3
Friday, December 09, 2005 4:56 PM
sei stata chiarissima e concordo con te riguardo ai grossi temi teologici portati avanti da Ratzinger ma...la morale sessuale così chiusa....

(ehm io nella fede sono una fanciulla, sono ancora

immatura, certe cose...concedetemi di dirle...)

mi piace comunque parlarne con voi
con sincerità

emma


stupor-mundi
Friday, December 09, 2005 5:16 PM
Re:

Scritto da: emma3 09/12/2005 16.56
sei stata chiarissima e concordo con te riguardo ai grossi temi teologici portati avanti da Ratzinger ma...la morale sessuale così chiusa....

(ehm io nella fede sono una fanciulla, sono ancora

immatura, certe cose...concedetemi di dirle...)

mi piace comunque parlarne con voi
con sincerità

emma

Brava emma,
complimenti per il tuo sacro sdegno verso Repubblica: un giornale schierato, pieno di preconcetti, "vecchio", insomma illeggibile.
Io molto semplicemente credo che queste persone non siano in grado di argomentare, essendo intellettualmente lontani anni luce da Ratzinger. Quindi, con queste premesse non resta loro che screditare la controparte: ma non ci dobbiano spaventare: è duemila anni che i vari scalfari e serra ci provano, ma di loro nessuno si ricorda più, mentre la Chiesa di Cristo E' e SARA' per sempre!



[Modificato da stupor-mundi 09/12/2005 17.17]

Discipula
Monday, December 12, 2005 9:33 AM
Re: Re: Repubblica illeggibile

Scritto da: stupor-mundi 09/12/2005 17.16

[Modificato da stupor-mundi 09/12/2005 17.17]




Bè, dai, non demonizzare Repubblica ...
sarà anche un po' schierato ma non è un giornale estremista.

Del resto mi risulta che anche Papa Ratzi lo sfoglia ogni mattina insieme all'Osservatore Romano e al Corriere della Sera prima di passare alle testate straniere ...


emma3
Monday, December 12, 2005 2:29 PM
Vi ricordate della polemica sul "concerto di Natale" da cui anche noi, nostro malgrado, ci siamo fatte coivolgere spendendo righe e righe del forum.....
Leggete un pò qua quanto riportato oggi da "Dagospia"

“L’antenna” di Giorgio dell’Arti riporta oggi, su La Stampa, questa “presa in giro”:
“Spiritosa (e mordace) presa in giro del giornalista Camillo Langone ai cantanti che non sono stati ricevuti dal Papa (il concerto in Vaticano si vedrà su Canale 5 la vigilia di Natale: “Che Gigi D’Alessio, uno dei molti mali di Napoli, che Nicky Nicolai, una che crede di avercela solo lei (la voce), che Riccardo Cocciante, la cui ultima bella canzone risale al 1974, si rassegnino cristianamente, invece di lamentarsi perché il Papa non li ha incontrati dopo il concerto natalizio che hanno registrato in Vaticano. Il loro problema è irrisolvibile: a differenza di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI conosce la musica”.

Ahahah!!!



...e pensare che la risposta era così semplice...

perchè non ci abbiamo pensato anche noi?!
Paparatzifan
Tuesday, December 13, 2005 3:45 AM
Re:

Scritto da: emma3 12/12/2005 14.29
Vi ricordate della polemica sul "concerto di Natale" da cui anche noi, nostro malgrado, ci siamo fatte coivolgere spendendo righe e righe del forum.....
Il loro problema è irrisolvibile: a differenza di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI conosce la musica”.

Ahahah!!!


...e pensare che la risposta era così semplice...

perchè non ci abbiamo pensato anche noi?!


Quoto!!! Piu' semplice di cosi'?
Ratzigirl
Thursday, December 15, 2005 12:32 AM
Articolo su Panorama di questa settimana!
Benedetto Joseph, così vicino e lontano da Papa Karol





Appare meno in pubblico, seleziona gli interventi di magistero, dà l'impressione, in politica, di lasciare molto spazio ai vescovi. Dove sta andando la Chiesa di Ratzinger? Qui alcune risposte.



Per i teologi Benedetto XVI è soprattutto il 265° successore di Pietro. Per le folle di fedeli che così massicciamente accorrono a Roma per vederlo, l'attuale Papa è prima di tutto il successore dell'amatissimo Giovanni Paolo II. Per gli osservatori meno portati verso gli slanci affettivi, è la vox populi ad apparire, anche stavolta, la più credibile. E non solo per motivi cronologici. Karol Wojtyla sapeva benissimo di essere l'ultimo papa ad avere partecipato come vescovo al Concilio Vaticano II. E Joseph Ratzinger non ha dimenticato di essere uno degli ultimi teologi che a quella grande assise hanno collaborato con la qualifica di «esperto». Se la piena attuazione del Concilio resta una meta, come si differenzierà il passo di Benedetto XVI da quello di coloro che lo hanno preceduto alla guida della Chiesa?

«Se di continuità oppure di discontinuità vogliamo parlare» annota Luigi Alici, docente di filosofia morale e, da luglio, presidente nazionale dell'Azione cattolica «dobbiamo innanzitutto comprendere perché la Chiesa si è scelta come papa un maestro del pensiero, un teologo capace, come il suo amatissimo Agostino, di indicare il bene già presente nella nostra storia ma ancora invisibile perché nascosto dentro un mondo che sta cambiando».
Per affrontare questo compito di esploratore della modernità Papa Ratzinger ha le «lettres de noblesse» che le sue scelte morali e razionali gli hanno, da decenni, conferito. Un patrimonio intellettuale che Severino Dianich, il più interessante ecclesiologo italiano, riassume soprattutto nel ratzingeriano «senso della storicità, cioè la capacità di integrare nel dogma la storia, le sue varianti, le sue possibili differenziazioni. E da questa visione deriva una salda base per una teologia capace di passare dalla pura contraddizione al dialogo, compreso quello interreligioso».

Il quale, secondo Paolo Del Debbio, docente di etica allo Iulm di Milano, «comprende il confronto su quelle questioni di morale sessuale ormai diventate un impaccio all'adesione alla fede. E questo è un compito più facile da realizzare con un papa ortodosso quale egli è che con uno moralista». I mesi corrono veloci anche per il Papa. Dopo il conclave di aprile, i desiderosi di novità non hanno cessato di continuare a sperare, ma ora iniziano pure a trattenere il fiato vista la presenza di segni che a molti sembrano già contrastanti.
Spiega Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose: «In questo Papa si nota certamente una grande volontà di far trasparire una continuità di magistero con quello del predecessore. Tuttavia, non mancano differenze: appare meno in pubblico, limita o perlomeno concentra gli interventi di magistero nelle omelie e nell'insegnamento della Parola di Dio. Ha tenuto subito a dichiarare, appena dopo l'elezione, che per l'ecumenismo occorrono non solo parole ma anche segni: noi aspettiamo. Se poi è vero che la prima enciclica sarà dedicata alla carità, sarà come riascoltare San Giovanni che alla prima comunità cristiana dice "amiamoci"».

Per un papa soprattutto stare poco sulla scena di questo mondo, dati i tempi, è già una bella impresa. Osserva Alberto Melloni, storico del Concilio Vaticano II: «Benedetto XVI ha ripreso l'usanza che vuole il vescovo di Roma celebrare da solo anche la domenica, e questa è una discontinuità positiva perché riguarda la consistenza ecclesiologica della presenza del Papa». Luigi Alici vede già in questi primi segni degli otto mesi del pontificato di Benedetto XVI non solo «una forte continuità nel dialogo ecumenico, ma anche una ripresa della sinodalità, cioè un aumento degli spazi di libera discussione per i vescovi, di nuovo ricevuti personalmente e singolar-mente dal Pontefice durante le loro visite ad limina a Roma».
Ma è un segnale ancora troppo ambivalente per Severino Dianich: «L'unica riforma istituzionale che è nelle mani del Papa è quella della curia romana. Quella per la Chiesa universale prevede una serie di applicazioni del principio di collegialità. E questa riforma è già stata fatta dal Concilio, solo che attende ancora di essere applicata. È vero che in questi mesi Benedetto XVI ha manifestato una qualche propensione a renderla effettiva, ma ha anche reiterato una sua teologia tendenzialmente orientata verso esiti centralisti».


[evviva il nostro Papa che riscopre il vero ruolo del Vescovo: essere presente nella sua diocesi!!!]
Ratzigirl
Friday, December 16, 2005 11:46 PM
da Avvenire 16 dicembre 2005
IL PAPA E I GIOVANI

Diecimila studenti insieme a rettori e docenti hanno preso parte ieri sera nella basilica di San Pietro al tradizionale incontro natalizio voluto da Giovanni Paolo II

Università, armonia di fede e cultura

Benedetto XVI agli atenei romani:«Promuovete un nuovo umanesimo che tenga conto delle sfide di oggi»Il cardinale Ruini: «Siate testimoni del Vangelo nel deserto di chi esclude Dio e così fa deperire anche ciò che è autenticamente umano»

Da Roma Mimmo Muolo

Lo hanno accolto con lo stesso entusiasmo che, fino all'anno scorso, riservavano a Giovanni Paolo II. Hanno ascoltato il suo saluto (che Avvenire pubblica integralmente qui a fianco) e in special modo l'invito a «coltivare un'attenta ricerca culturale e spirituale», coniugando «in modo armonioso fede e cultura». E hanno preso l'impegno di essere testimoni di Cristo in quelli che il cardinale Camillo Ruini, prima dell'arrivo del Papa, aveva definito «i deserti della cultura e della società» di oggi. Così, ieri pomeriggio, oltre 10mila studenti - accompagnati da numerosi rettori e docenti delle Università di Roma e del Lazio e dai partecipanti al simposio degli studenti esteri - si sono stretti intorno a Benedetto XVI, dopo aver partecipato alla Messa presieduta dal suo cardinale Vicario per Roma nella Basilica Vaticana. Hanno scambiato con il Pontefice gli auguri di Natale. E ricordato Papa Wojtyla, che - come ha detto lo stesso Ruini, prendendo a prestito la famosa immagine usata dall'allora cardinale Ratzinger - «pur non essendo più visibilmente con noi, ci guarda dalla finestra della casa del Padre».
Il tradizionale appuntamento prenatalizio si è svolto in un clima di preghiera e di gioia. Subito, dopo la fine della Messa, il Papa è sceso nella Basilica, attraversando tra scrosci di applausi tutta la navata centrale. Intorno all'altare c'erano, ancora in abito liturgico, i 60 cappellani universitari (guidati da monsignor Lorenzo Leuzzi, direttore dell'apposito Ufficio del Vicariato) che avevano concelebrato insieme con il cardinale vicario, il vicegerente, monsignor Luigi Moretti, il vescovo di Sofia, monsignor Georg Jovcev e il delegato della Conferenza Episcopale polacca, monsignor Marek Jedraszewski.
Benedetto XVI li ha salutati, come pure il coro e l'orchestra interuniversitari, rispettivamente formati da 500 coristi e 65 orchestrali, provenienti dai Conservatori d'Italia, diretti da don Massimo Palombella. E poi dall'altare della Confess ione ha pronunciato il suo discorso. «Continuate - ha esortato il Pontefice - a portare avanti insieme la riflessione sul nuovo umanesimo, tenendo conto delle grandi sfide dell'epoca contemporanea».
A quelle sfide, aveva accennato, poco prima, anche il cardinale Ruini nel corso dell'omelia. «Questa sera - aveva detto - Gesù rivolge anche a noi la domanda riferita a Giovanni il Battista: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto?". È lui che siamo venuti a contemplare e ad adorare in questa Messa degli universitari. E il deserto in cui cerchiamo di vederlo è il deserto di quelle tendenze e di quelle zone della cultura, della società, delle istituzioni e delle nostre stesse vite e coscienze personali nelle quali Dio viene escluso e dimenticato e così deperisce anche ciò che è autenticamente umano».
Perciò, il Vicario del Papa ha lodato «il grande lavoro apostolico che svolgete nella pastorale universitaria di Roma e del Lazio». Ma ha aggiunto: «Sento anche il bisogno di incoraggiarvi a dilatare ancor più l'audacia del vostro impegno e della vostra testimonianza cristiana. In primo luogo affidandovi quotidianamente al Signore, perché in Lui solo c'è l'energia segreta di ogni nostro sforzo e la garanzia di ogni vero e durevole risultato. Quindi non stancandovi di contemplare il suo volto e di camminare alla sua presenza».
Citando Benedetto XVI, Ruini ha anche invitato studenti e docenti ad «allargare gli spazi della ragione», tenendo «lo sguardo fisso su Dio e sull'uomo e su tutte le dimensioni dell'esistenza umana». Infine ha esortato a «cercare sempre la coerenza della vita e dei comportamenti». «Essa sola - ha concluso - rende credibili le nostre parole e concreti i nostri propositi di bene».
All'inizio della Messa, Renato Guarini, rettore dell'Università "La Sapienza" di Roma aveva sottolineato: «Il mondo universitario è chiamato a comprendere le sfide del nostro tempo, elaborando proposte culturali capaci di orientare il progresso scientifico verso un vero u manesimo». E Gloria Ghezzi, studentessa del Campus Biomedico, a nome di tutti gli universitari aveva ricordato i molteplici motivi di gratitudine che legano i giovani a Giovanni Paolo II e ora a Benedetto XVI. Il quale, al termine del suo intervento si è intrattenuto a lungo in Basilica, salutando numerose personalità del mondo universitario, tra le quali il ministro Letizia Moratti.
Sihaya.b16247
Saturday, December 17, 2005 8:46 PM
Re: Articolo su Panorama di questa settimana!
Scusate la prosaicità...
Vale la pena comprarlo??
TERESA BENEDETTA
Sunday, December 18, 2005 7:37 PM
IL PAPA E IL 'EUROPEAN NEWSMAKER OF THE YEAR' SECONDO TIME
E l'articolo e veramente bellissimo - forse il piu positivo sul nostro Benamato che ho letto ormai nel "mainstream media" anglofoni.


December 26, 2005–January 2, 2006 Vol. 166, No. 25

A Man On A Mission


After eight months on the job, Pope Benedict XVI has created a charisma all his own
BY JEFF ISRAELY


The man who would become Pope Benedict XVI began the year behind a desk. Granted, Joseph Cardinal Ratzinger was no ordinary shuffler of Vatican papers; indeed, he had long been celebrated by Church conservatives as the architect of Pope John Paul II's doctrinal policy and vilified by progressives as the panzerkardinal who defended Catholic orthodoxy with the impenetrability of a tank. Yet Ratzinger's quotidian reality was essentially that of an exalted Catholic Church bureaucrat. Working the day shift at Church headquarters for 23 years meant studying and safeguarding the Gospels, not preaching it.

On March 31, Ratzinger was in his Vatican office when the phone rang with bad news. John Paul's long and brave battle with failing health looked to be nearing its end, and as the dean of the College of Cardinals it would be Ratzinger's duty to formally notify his brother Cardinals once the Pope had died. Ratzinger hurried into a black Mercedes and was driven from the office of the Congregation for the Doctrine of the Faith, around the one-lane road behind St. Peter's Basilica, to the elevator that would bring him up to the Pope's private quarters. It was around noon when the Cardinal approached the Holy Father's bedside. John Paul's condition had deteriorated that morning. The same throat infection that had twice sent him to Gemelli hospital had begun to spread through his body. Apart from his curial position, Ratzinger was there as one of the Pope's dearest friends, and Vatican insiders have quietly speculated about this final encounter between the two men. Some, according to Vatican sources, actually believe the Pope prophesied to Ratzinger that the German would be his successor. Whatever form the conversation took, the Church administrator was indeed chosen three weeks later by his brother Cardinals to succeed John Paul II.

The new Pope has stepped onto the world stage with grace, warmth and an understated clout, qualities that make him our choice for European Newsmaker of the Year. A man often described as methodical and contemplative — even downright shy — has created a charisma all his own, one that seems to defy our turn-up-the-volume, look-at-me times. At 78, Benedict is the archetype of the quiet, lifelong believer who suddenly sees it is his turn to speak up, a rejuvenated old soul surprisingly well-equipped for his final mission. Father Joseph Fessio, who has known the Pope since the 1970s, said his former professor "actually seems healthier, younger, more radiant, more at peace" since assuming the papal throne.

Yet Ratzinger's peaceful countenance belies an energetic soul. The new Pope is a man on a mission, determined to reassert Catholic orthodoxy in the face of the challenge of modern times, and to make the Church once again a central part of the life of Europe, a geographical entity once coterminous with Christendom but now the most secular place on earth. Ratzinger's public image may be more cuddly than many expected it would be, but his beliefs have not budged. He has made it clear that traditional Church teachings on abortion, female clergy and homosexuality will not be challenged so long as he's in charge. After the release of a new Vatican document that would prohibit any person who was openly gay — even if celibate — from becoming a priest, the writer Andrew Sullivan, a gay Catholic, said Benedict "has identified a group of people and said, regardless of how they behave or what they do, they are beneath serving God. It isn't what they do that he is concerned with. It's who they are."

Yet away from the most controversial issues, the Pope has shown an ability to preach eloquently about the core issues of modern existence — good and evil, charity and consumerism, and the slippery slope of instantaneous self-fulfillment. Ratzinger, says a top aide to a progressive European Cardinal, "has a brilliant way of summing up a concept in a single sentence. He can clean off the window of modern history, and give you a clear vision of what's wrong with our society."

The new Pope's mission is the same one that has driven him since he was ordained in his native Bavaria. But Ratzinger's essential beliefs were rarely seen more clearly than during — and after — his predecessor's final hours. On the evening of April 1, a veteran aide to Ratzinger recounted how, that morning, his boss had gathered together employees in the doctrinal office for a reciting of the rosary, and then informed them of his visit to see John Paul. "I've never seen him that emotional," the Vatican official said. Ten days later, it fell to Ratzinger to lead the service for John Paul's funeral. It may have been the most-watched such ceremony in human history, with over 1 million faithful and dozens of world leaders jammed in and around St. Peter's Square, and tens of millions more watching on television. Ratzinger was a study in serenity, guiding the elaborate liturgy with poise, and delivering a moving, plainspoken homily. It was the first public proof to the faithful — and to voting Cardinals — that he was a man who could shepherd a worldwide flock. In the days that followed, Ratzinger was called upon to lead a series of closed-door, preconclave meetings with his fellow Cardinals, who would later speak of his attentiveness and multilingual skills, and even a sense of humor. For the good of the Church, there could be no angling for the papacy while he was called upon to be the sole pilot for an institution that momentarily had no one in charge. Rather, there was an assumption of responsibility. "After John Paul died," a Rome-based Cardinal recalled recently, "Ratzinger seemed to be carrying the entire Church on his shoulders." Hours before the voting was to begin, he gave his last speech as Cardinal, an impassioned defense of orthodoxy in which he denounced "the dictatorship of relativism." The next day, he was Pope. Beaming from the loggia above a drizzly St. Peter's Square, Papa Benedetto XVI told the world that the Cardinals had elected "a humble worker in the vineyard of the Lord."

He quickly got down to business. Benedict fast-tracked John Paul's road toward sainthood, named his own successor in the doctrinal office and prepared his first encyclical (due out around Christmas). In August, he visited his native Germany for World Youth Day, where he made a historic visit to the Cologne synagogue, spoke out forcefully against terrorism in a meeting with German Muslim leaders, and won over some 1 million young people — many of whom had originally signed up to see their beloved John Paul. It was then, perhaps, that the world appreciated that the new head of the Catholic Church would not be a mere caretaker.

Benedict's public appeal comes from a manner that is always composed. His voice has a singsong cadence and his smile lights up his aging face. He doesn't mince words. "True revolution can only come from God," he told the youth gathering in Cologne. The new Pope has managed to fill John Paul's shoes without trying to match his oversized magnetism, and in so doing has revealed a side of his character that perhaps he didn't even know he had. Angelo Cardinal Scola of Venice, who has known Ratzinger since 1971, says the papacy has brought out the best in his mentor. Ratzinger, Scola told Time, "has the gift to be able to speak, at the same time, to the most simple and the most cultured of people. In 35 years, every single time I have seen or heard him, I have learned something new."

The new Pope himself seems ready to learn. Over the summer, he met in a one-month span with the leaders of the ultratraditionalist Lefebvrites and then with Hans Küng, a Swiss-born progressive theologian who has loudly disagreed with much of Cardinal Ratzinger's doctrine. He showed no sign of giving ground on either flank, but he listened. At October's Synod of Bishops, he introduced the first-ever open discussion period, and took part in it. "That the Pope himself spoke up was evidence that he wants a direct and immediate dialogue with his brother Bishops — a precious sign of a healthy collegiality," says Scola, whom Benedict picked to preside over the three-week-long meeting. And he reaches out, above all, to his flock. Benedict has already produced a series of penetrating homilies, using language that often doesn't quite sound like it should come from a Pope. In a passage on sin, he wrote of the temptation to "think that bargaining a little with evil, reserving some freedom against God, is good, perhaps even necessary. But if we look at the world, it is not so. Evil always poisons." His predecessor's poetic touch made the world take notice. Benedict will connect by the power of his prose.

But for all his learning and his sense of mission, the great surprise of Benedict's papacy so far — at least to those who didn't personally know him — has been a quiet humanity. At the end of a general audience in August, the Pope had set aside time for a long line of the ill and elderly to personally greet him. A girl, perhaps 9 or 10 years old, approached, holding her mother's hand and gripping a teddy bear. Her hair was cut short and her face was puffy from medication. The Pope looked straight in the little girl's eager eyes, and brushed his hand with a blessing across her forehead. And then, without missing a beat, he reached over and blessed the teddy bear in the same way. Among those for whom doctrine is key, Benedict's unshakable convictions will earn him both fans and foes. For those of us less sure of our faith — and even those with none at all — the new Pope reminds us, simply, that a missionary's work is never done.
ratzi.lella
Tuesday, December 20, 2005 1:25 PM
Il Papa col porto canale nel cuore
CESENATICO - “Se Dio me ne darà il tempo, verrò volentieri a benedire il vostro Presepe”, parola di Papà Benedetto XVI. Gli albergatori sono andati a Roma in udienza da Sua Santità.Con loro, in piazza San Pietro, c’era anche il delegato del sindaco Maurizio Menghi, l’assessore Loris Presepi, e il vescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina, Antonio Lanfranchi, il quale si è adoperato per far sì che questa visita, con gli operatori dell’ospitalità turistica di Cesenatico, riuscisse nel migliore dei modi (nella foto). Il presidente dell’Adac, Giancarlo Barocci, ha rinnovato a papa Ratzinger l’invito a venire a Cesenatico per benedire il Presepe della Marineria realizzato sulle vecchie barche da pesca e da viaggio. Il papa gradisce e rivela di conoscere bene il luogo, quanto meno della descrizione e dai racconti che gli fa la cuoca consacrata, nativa di San Piero in Bagno.“La mia Manuela è di quelle parti - dice - e mi parla spesso di Cesena e Cesenatico”.Una folta delegazione di Cesenatico, composta da oltre cento persone fra albergatori, familiari ed amici, guidata dal presidente Adac Giancarlo Barocci, dal vescovo Antonio Lanfranchi e dall’assessore ai Servizi Sociali Loris Presepi, ha partecipato all’udienza con papa Benedetto XVI a Roma.Al pontefice, il presidente ha donato - con il contributo di Gesturist - un dipinto dell’affermato artista Giuseppe Casali, raffigurante il caratteristico Presepe della Marineria (realizzato vent’anni fa da un’idea dell’allora presidente dell’Adac, Guerrino Gardini).L’incontro con Benedetto XVI, svoltosi in piazza San Pietro, in una bella giornata di luce piena, ha suscitato nei partecipanti intensa commozione. Il presidente degli albergatori di Cesenatico, assieme al vescovo Lanfranchi e all’assessore Presepi, si sono intrattenuti a parlare con il Pontefice.Lo hanno invitato ufficialmente a visitare Cesenatico: “E’ una cittadina sull'Adriatico, molto conosciuta e apprezzata dai turisti bavaresi (i concittadini di Ratzinger, ndr)”, hanno insistito.Il papa ha risposto: “Molto volentieri. Se Dio mi darà il tempo!”. E’ tuttavia quando al papa viene mostrato e poi donato il quadro raffigurante il Presepe, ritratto sulle barche, che Benedetto XVI esclama: “Ah!... Che bel presepe è questo!”.“E’ quello di Cesenatico sua Santità”, spiega Barocci, che con il pontefice imbastisce un dialogo anche in un buon tedesco. Papa Joseph Ratzinger sospira divertito: “Sì! Cesenatico, la mia Emanuela me ne parla spesso. Lei è di quella diocesi”.L’invito al papa a visitare la diocesi è stato caldeggiato anche dal vescovo Lanfranchi. C’è da scommettere, che le continue descrizioni fatte dalla sua assistente di cucina, Manuela, originaria di San Piero in Bagno, abbiano fatto buona impressione sul pontefice. L’incontro si è poi concluso con una benedizione speciale al Presepe di Cesenatico.“L’immagine che serbiamo, - commenta Barocci - è quella di un papa monto incline al sorriso, disponibile al dialogo. A tratti, anche diverso da quanto ci appare in tv”.Questa sera alle 20, al Grand Hotel di Cesenatico, l’Associazione albergatori dà appuntamento ad associati, amici e ospiti per il Gala degli Auguri. Nel corso della cena sono previsti momenti di spettacolo e divertimento con lo show del cantante “Dino e le ragazze in”, direttamente da “Buona domenica” di Canale 5.

Antonio Lombardi

(da "il corriere di romagna"

Discipula
Tuesday, December 20, 2005 1:50 PM
La "sua" Emanuela???!!!

Suore delle Sante Coccole, se fossi in voi comincerei ad affilare le armi! : :

Confesso che un po' di gelosia rode anche me, nonostante mi atteggi a persona seria ...





Ratzigirl
Tuesday, December 20, 2005 2:35 PM
O____O
Cosa???? da quando è diventata "la sua Manuela???"!!!!




Comunque l'articolo è molto bello!!! grazie ratzi.lella!!!!
ratzi.lella
Tuesday, December 20, 2005 3:08 PM
ciao ragazze
lo sapevo!!!!! l'aggettivo "mia" vi (ci) ha provocato un turbamento eeeehehehehehehe
Sihaya.b16247
Tuesday, December 20, 2005 6:31 PM
Re:

Scritto da: Discipula 20/12/2005 13.50
La "sua" Emanuela???!!!
Suore delle Sante Coccole, se fossi in voi comincerei ad affilare le armi! : :
Confesso che un po' di gelosia rode anche me, nonostante mi atteggi a persona seria ...




La "mia Emanuela"? Come "mia"?

emma3
Tuesday, December 20, 2005 9:06 PM
non importa se è "sua" (ehem ...c'è posto per tutte nel suo cuore)purchè lo convinca a venire in Romagna e...potrei vederlo anch'io!!!!

Insisti Emanuela...insisti! w
emma3
Wednesday, December 21, 2005 1:48 PM
Secondo Dagospia

Su Panorama di questa settimana ci sarebbe un articolo di un presunto "Angelo Custode" (parente dei "discepoli di verità" ?)che parla dei disaccordi continui tra Cioccio e l'ex segretario di Ratzi, Clemens e dell'invadenza delle due "principesse" (Borghese e Thurn und Taxis) responsabili di aver regalato al Papa un indumento ormai desueto (secondo i dettami del Concilio V. II)come la mozzetta di ermellino (che piace tanto a noi)!
Tale indumento, inoltre, secondo la fonte, sarebbe stato abbandonato sia perchè "fuori moda" ma anche per non turbare la sensibilità degli ambientalisti (un po' lo immaginavo, onestamente, che lo avrebbero attaccato su questo).
Figuriamoci se vedono il berrettino!
Seguono altre disquisizioni sulle nomine curiali
Paparatzifan
Thursday, December 22, 2005 3:11 AM
Re: Re:

Scritto da: Sihaya.b16247 20/12/2005 18.31


La "mia Emanuela"? Come "mia"?



Pure a me preoccupa questo "mia"... Quale tipo di confidenza ha lui con lei?
TERESA BENEDETTA
Thursday, December 22, 2005 7:21 AM
SCUSATEMI...Siccome non sono italiana, ho pensato soltanto che dire "la mia Emanuela" e una forma di parlare di una familiare, cioe, e come dire "La mia perpetua", non e cosi?
RATZGIRL
Thursday, December 22, 2005 10:51 AM
Re:

Scritto da: TERESA BENEDETTA 22/12/2005 7.21
SCUSATEMI...Siccome non sono italiana, ho pensato soltanto che dire "la mia Emanuela" e una forma di parlare di una familiare, cioe, e come dire "La mia perpetua", non e cosi?



Esatto.Infatti la tua è l'interpretazione più corretta.
Noi si stava scherzando,ovvio.
Discipula
Thursday, December 22, 2005 2:03 PM
Re:

Scritto da: TERESA BENEDETTA 22/12/2005 7.21
SCUSATEMI...Siccome non sono italiana, ho pensato soltanto che dire "la mia Emanuela" e una forma di parlare di una familiare, cioe, e come dire "La mia perpetua", non e cosi?



Ora, sul fatto che noi si stava scherzando, è ovvio, e quoto RATZGIRL .

Ma sul resto io ho tutta l’impressione che quando in italiano l'aggettivo possessivo viene associato a un nome proprio di persona si sottindenda che con quella persona c'é un legame affettivo molto stretto. Almeno, nel parlare corrente è così, secondo me. Mi riferisco alla lingua parlata tutti i giorni, non alle regole della grammatica ...

Non è proprio la stessa cosa dire "la mia perpetua" e dire "la mia Emanuela", vi pare?!

Nel primo caso io non avrei avuto nessun fremito di gelosia ...

ma nel secondo ...


Ratzigirl
Thursday, December 22, 2005 2:08 PM
cià!
Quoto discipula....è vero che si sta scherzando...ma l'analisi morfologica di discipula è del tutto corretta....e il fremito di celosia l'abbiamo sentito tutte!
Discipula
Friday, December 23, 2005 10:29 AM
Articolo di Vittorio Messori
La scelta riformista di Benedetto XVI: Tradizione e cambiamento, guardare avanti senza rinnegare il passato

L’occasione sembrava formale e routinière: lo scambio degli auguri natalizi tra il Papa e coloro che lavorano nella Curia, la complessa macchina che gestisce la Chiesa universale e alla quale ogni diocesi deve cedere qualcuno dei suoi sacerdoti migliori.
Ma, in qualunque luogo debba parlare, Joseph Ratzinger non sa essere scontato, la sua serietà di tedesco e la sua formazione di teologo gli impediscono i discorsi di circostanza. Così, invece di cose destinate ad esaurirsi nell’intreccio un po’ frivolo di auspici e di parole buoniste, Benedetto XVI ha proposto ai suoi collaboratori riflessioni profonde su alcuni dei temi più impegnativi. Tanto da sconcertare alcune agenzie che, invece di troppo ardue sintesi, hanno preferito riporatre letteralmente brani dal testo stampato del discorso. Uno dei temi è stato tra quelli cari al suo «venerato predecessore », come sempre lo chiama: quel rapporto tra fede e ragione al quale Giovanni Paolo II ha dedicato un’enciclica tra le più dense. Altro punto, la libertà religiosa, con il rischio che una lettura distorta porti i cattolici al relativismo. Infine (ma era il tema che ha preceduto, giustamente, ogni altro) l’interpretazione autentica da dare al Concilio, a quarant’anni dalla sua chiusura.
È su questo che, nell’impossibilità di tutto esaminare, vorremmo attirare l’attenzione. Qui, in effetti, sta la radice di quegli schieramenti ecclesiali che sono tuttora presenti, che si fronteggiano da antagonisti, incapaci di dialogo e, magari, di fraternità. «Progressisti» e «tradizionalisti» — per usare termini imprecisi, logori, mutuati dal linguaggio politico ma comprensibili ai più — hanno trovato, e trovano, i motivi delle loro discordie non tanto nella lettera dei singoli documenti, quanto nella interpretazione dello «spirito» che li animerebbe.
Per i primi, il Vaticano II è stato un nuovo inizio, una rifondazione della Chiesa: una «Costituente» per usare la parola usata ieri del papa. I Padri riuniti in Concilio, quasi senatori chiamati a rifondare uno Stato in rovina o ormai sclerotizzato, avrebbero inteso gettare nuove basi: anzi, ritrovare quelle antiche, quelle direttamente evangeliche, scrostate dalle sovrastrutture di venti secoli di storia. Il Concilio, dunque, non sarebbe stato il ventunesimo ecumenico della Chiesa cattolica ma una provvidenziale frattura, un discrimine, l’alba di un nuovo giorno la cui luce avrebbe cancellato un passato ambiguo, ormai impresentabile e improponibile.
Per i «tradizionalisti», al contrario, il Vaticano II non solo non avrebbe, in sostanza, cambiato nulla, al di là di un certo rinnovamento del linguaggio; ma non meriterebbe nemmeno lo status di Concilio. In effetti, osservano, si propose esplicitamente come «pastorale » e non «dogmatico», non definì alcuna verità né condannò alcun errore. Nei documenti, dunque, non ci sarebbero che esortazioni e buoni consigli. Parole, insomma, legate alle prospettive, spesso alle illusioni degli anni Sessanta del ventesimo secolo e che ora non avrebbero più nulla da dirci. Tanto rumore, tanta agitazione, tanti drammi e magari rovine per nulla. A queste categorie del «progressismo » e del «tradizionalismo», schizzate qui in modo un po’ caricaturale, Ratzinger oppone quella del «riformismo », intendendo con questo una sintesi tra tradizione e cambiamento. Non è certo una posizione che abbia assunto dopo l’elezione alla cattedra pontificia.
La via media tra rivoluzione e reazione è nella struttura stessa del cattolicesimo che si basa sull’equilibrio tra gli estremi, sull’unione degli opposti e che ha, in fondo, l’ossimoro come suo modo di intendere e di vivere la fede. Per il figlio di una Bavaria che—zona celto-germanica all’interno del limes imperiale — sin dall’inizio dell’evangelizzazione è stata impregnata a fondo dalla fede romana, è istintiva la sintesi cattolica. L’avvertii subito, più di vent’anni fa, quando misi la mia esperienza di cronista a servizio della sua decisione di stendere un «rapporto sulla fede» che fu poi rumorosamente frainteso, quasi fosse un manifesto della restaurazione, un rinnegamento del Vaticano II, un allineamento alle tesi tradizionaliste. Il nuovo Prefetto della Fede, in realtà era già «riformista»: rispetto del Concilio, riconoscimento del suo ruolo e, al contempo, consapevolezza che al pari della natura, Ecclesia etiam non facit saltus.
Dunque, la marcia del popolo di Dio nella storia come un lavoro di approfondimento delle ricchezze evangeliche, come uno scoprire nuove complessità, senza rinnegare il passato la cui lezione, anzi, permette di avanzare senza uscire dalla rotta. Tra le immagini con cui il Nuovo Testamento definisce la Chiesa, mi disse che una delle più care gli era quella dell’albero frondoso: il buon contadino lo cura perché sempre più vigoreggi, consapevole che quella vita viene dalla radici, il cui taglio provocherebbe la rovina. Né di "sinistra" né di "destra" (per usare ancora categorie grossolane), questo Maestro della fede sta — per istinto e per ragione — al «centro»: conservare ed innovare, guardare avanti non rinnegando il passato è il dovere di chi voglia prendere davvero sul serio il Vaticano II. Può sembrare tanto scontato da costeggiare il banale: eppure, dopo tanti decenni, la lezione non sembra ancora appresa da parte di chi, nella Chiesa, sogna «rivoluzioni» o «restaurazioni» e nel Concilio vede una «frattura» o un’«inezia».

Vittorio Messori
23 dicembre 2005

(Tratto dal sito del Corriere della Sera www.corriere,it)
emma3
Monday, December 26, 2005 6:52 PM
SOBRIETA,’ LA PRIMA REGOLA DEL PAPA TIMIDO

Moltiplica le folle dei pellegrini che accorrono da tutto il mondo per ascoltarlo, ma non si lascia avvicinare. E’ l’enigma del Papa timido, Benedetto XVI, l’anziano teologo che voleva tornare alla compagnia dei suoi libri in Baviera e d’un tratto si è trovato al timone della barca di Pietro. Da cardinale passeggiava con il suo basco nero intorno al Vaticano, rispondendo al saluto dei passanti. Oggi è divenuto quasi inaccessibile: riservatezza o paura del contatto con la gente? Forse entrambe le cose, ma puntuale si ripropone il confronto con il suo predecessore e il giudizio a volte diventa impietoso.
Protestano gli artisti che si sono esibiti nel tradizionale concerto di Natale in Vaticano, perché Joseph Ratzinger non ha voluto riceverli. In 12 anni con Papa Wojtyla non era mai accaduto. E Riccardo Cocciante si fa interprete della delusione dei cantanti: “Trovo che questo comportamento non sia stato molto bello. Era un incontro atteso da tutti. Ho ammirato moltissimo l’altro Papa che, anche quando stava malissimo, ha ricevuto gli artisti”.
Si lamentano i nunzi, cioè gli ambasciatori della Santa Sede che Giovanni Paolo II era solito ricevere in privato, mentre ora devono accontentarsi di un fugace saluto al termine dell’udienza generale. Neppure il nunzio in Italia, Paolo Romeo, è stato ancora ricevuto in udienza privata da Benedetto XVI, in otto mesi di pontificato. Ridotta inoltre la frequenza delle “udienze di tabella”, cioè gli incontri del Papa con i capi dicastero. Alcuni lamentano l’impossibilità di prendere decisioni senza poter consultare il Pontefice.
Spariti gli inviti per partecipare alla messa nella cappella privata alle 7 del mattino. Anche a pranzo e a cena Benedetto XVI preferisce non avere commensali. Delusi i parroci romani quando hanno appreso che Ratzinger non avrebbe intenzione di visitare più di due parrocchie l’anno (Wojtyla ne aveva visitate 317 in 27 anni) e interromperà l’usanza, introdotta dal predecessore, di invitarli a pranzo. Al termine della prima visita da Pontefice in una parrocchia romana, il 18 dicembre a Casal Bertone, Ratzinger si è limitato a consumare una frugale colazione con caffè, dolci e succo di frutta nella canonica. Respinta la richiesta del parroco che lo aveva pregato di incontrare i bambini dell’oratorio.
“Sobrietà” è la parola chiave per descrivere il pontificato di Benedetto XVI, spiega lo scrittore Vittorio Messori, che intervistò l’allora cardinale Ratzinger per scrivere il Rapporto sulla Fede. Basta guardare come sono cambiate le udienze generali del mercoledì in piazza San Pietro, osserva Messori: Ratzinger ha quasi abolito i saluti finali. Dopo la benedizione, sono ammessi al baciamano solo pochi, selezionati ecclesiatici. Tutti gli altri, autorità civili comprese,restano seduti al proprio posto. Uscendo il Papa saluta gli ammalati e qualche gruppo di pellegrini nelle prime file. Nient’altro.
Giovanni Paolo II lasciava invece che centinaia di persone si mettessero in coda per baciargli la mano e farsi fotografare con lui dopo l’udienza.
Eppure, il Ratzinger style seduce anche i cattolici progressisti, come il giornalista Giancarlo Zizola, autore di un recente libro su Benedetto XVI: un “pudore quasi monastico” ha preso il posto del “trionfalismo paolatrico” di Wojtyla, commenta compiaciuto. “Nella vita della Chiesa bisogna togliere piuttosto che aggiungere, per puntare all’essenziale”: questa è la filosofia di Ratzinger, riassume Messori. Ma non sarà un compito facile.

Stefano Brusadelli da Panorama

(e a me piace proprio perchè è così!
...ehm...questo su Panorama però non lo dicono)
Ratzigirl
Tuesday, December 27, 2005 2:05 AM
^__^
Il Papa sobrio? bhè, sobrio lo è in tutti i sensi, visto che è pure astemio (o quasi!)
A parte gli scherzi, è proprio la sua modestia ma soprattutto l'umiltà che lo conttraddistingue a renderlo dolcissimo e credibile, se avesse stravolto sè stesso più del necessario, avrebbe fatto di sè una caricatura, invece, pur se abbiamo un'immagine diversa da quella di quando era cardinale, è riuscito a rimanere la persona coerente e meravigliosa dei primi giorni di conclave....Stupendo!!!
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