Dal blog di Lella...
E non sono le innovazioni a far grande un Papa
Lucio Brunelli
Quali sono dunque, dopo quasi quattro anni di pontificato, le grandi riforme varate da Benedetto XVI?
Marco Politi su «Repubblica» risponde con sarcasmo: soltanto due, la liberalizzazione della Messa in latino e le nuove uniformi della gendarmeria vaticana. Per il resto «un rosario di no».
Al confronto, sostiene Politi, persino Pio XII appare un Papa modernizzatore. Si tratta di giudizi che potrebbero essere tutti veri se fosse vero l'assunto di partenza. Se cioè la grandezza di un pontificato si misurasse dal numero delle innovazioni decretate. Tante più cose cambio nella dottrina e nella prassi cattolica quanto più sarò giudicato un grande Papa…
Non è questo il mandato costituzionale ricevuto dai successori di Pietro. Al pescatore di Tiberiade Cristo nei Vangeli dice: «Su questa pietra edificherò la mia Chiesa». La pietra era la fede, non le opinioni di Pietro: «Tu sei Gesù, il figlio del Dio vivente». Riconoscimento che non veniva «né dal sangue né dalla carne», ma dall'evidenza di una presenza così umana da non potersi spiegare in termini solamente umani. Da un'attrattiva.
Può suonare strano, ma un cristiano crede (e sperimenta fra mille incoerenze) che nel dono di questo riconoscimento stia la salvezza dell'uomo. Ovvero la chiave del significato e l'anticipo di una felicità su questa terra. La Chiesa non avrebbe altra ragione di esistere. E i Papi ancor meno.
Nei suoi 33 giorni di pontificato Albino Luciani non pubblicò alcuna enciclica, non emanò alcuna nuova direttiva. Nelle catechesi del mercoledì parlò delle tre virtù teologali: la fede, la speranza, la carità.
Cose che aveva imparato da bambino nel catechismo di San Pio X e che la vita gli aveva rivelato essere vere.
Fu un grande Papa, portò una ventata di aria nuova nella Chiesa, senza cambiare una virgola della dottrina cattolica. Il cristiano generico guardandolo parlare era confermato nella fede. Percepiva con maggiore facilità le ragioni e la letizia del suo credo. Ma anche i veri laici, i dubbiosi, in fondo si rallegravano per un'umanità così. Avevano e forse hanno anche oggi nostalgia di una Chiesa ancorata all'essenziale.
Ogni Papa ha la sua storia, il suo temperamento. Da ragazzo Luciani portava le mucche al pascolo. Wojtyla già calcava le scene.
Ratzinger divorava i libri di teologia. Eppure il fedele che lo vede e lo ascolta il mercoledì, a san Pietro o quando compie un pellegrinaggio in un santuario mariano, non percepisce in Benedetto XVI un distacco professorale. Ma un Papa mite, che adempie con timidezza e gioia la sua missione di custode del depositum fidei.
Lo fa nel suo modo, non con gesti o battute ad effetto ma ad esempio distillando nelle catechesi e nelle omelie l'insegnamento dei Padri della Chiesa, tesoro dimenticato che lui ha studiato come pochi altri al mondo; e riesce a trasmettere in modo chiaro, semplice, con sapienti citazioni, al popolo di Dio. Sono cose, queste, che comprensibilmente non fanno notizia. Ma per i credenti – e certamente anche per Benedetto XVI – in fondo sono le più importanti.
Di tutto il resto si può discutere. Non sempre gli ecclesiastici che si definiscono «ratzingeriani» danno voce a questa stupenda semplicità, che è il cuore del cristianesimo.
Un po' ha ragione Piero Citati quando scrive, sempre su «Repubblica», che l'immagine della Chiesa che passa oggi è quella di una città sotto assedio. Affannata ad alzare muri e fortificazioni. Col rischio di vedere negli altri, che sono fuori, non più anime da salvare e amare, ma aggressori da cui difendersi.
Francamente dubito che sia questo lo spirito che muove Benedetto XVI. E d'altra parte (questo Citati non lo dice) una certa stampa, una certa cultura laica, godono nel rappresentare la Chiesa come un'istituzione che invece di assolvere la sua propria missione (annunciare la Buona Novella, battezzare, confessare, praticare le opere di misericordia corporale e spirituale) sta perennemente in guerra contro qualcuno o qualcosa.
Estrapolano ed enfatizzano aspetti della sua predicazione morale che, separati dalla totalità del suo insegnamento, rendono la Chiesa volutamente antipatica al grande pubblico. Hanno loro il coltello dalla parte del manico.
Ma doppiamente sciocchi i cattolici che cadono nel tranello.
© Copyright Eco di Bergamo, 21 dicembre 2008