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Ratzigirl
Monday, September 12, 2005 12:52 AM
La Stampa: Il Papa a tavola con i giovani
A tavola come un nonno fra 12 nipotini

Dodici come gli apostoli. Seduti intorno a un tavolo rotondo nel seminario di Colonia, con il Papa in mezzo a loro, a condividere un pranzo frugale: una crêpe con verdure, un'insalata e uno strudel di mele con cannella. Dodici giovani provenienti dai cinque continenti, così emozionati che nessuno osava prendere i posti vicini a lui «e allora è venuto il vescovo che si occupa del protocollo e ha preso per le spalle due di noi e li ha portati lì, davanti alle sedie che scottavano». Christille Giraudet, che ha vent'anni ed è una volontaria francese, racconta i minuti che hanno preceduto l'ingresso del Papa nella sala, quando «avevamo tutti lo stomaco chiuso per l'emozione, non osavamo muoverci per rispetto» ma lei è riuscita ad avere la sedia di fronte a lui, «proprio quella che volevo, per vederlo in faccia». E poi? «Poi lui è entrato, sorridente, gentile, e mi ha subito comunicato un forte senso di vicinanza. L'ho sentito come una guida, un nonno saggio, dal quale mi aspetto che prenda posizioni difficili. Ha chiesto a ognuno di noi il nome e la provenienza, poi ha recitato una piccola benedizione in latino e il pranzo è cominciato». Lauriane-Salomé Moufouma-Okia, che ha 28 anni e viene dal Congo, era stata messa alla destra del Papa. «Un onore, certo, ma io tremavo, non riuscivo a smettere di tremare. Lui se n'è accorto, mi ha messo una mano sul braccio e mi ha calmata. Poi ci siamo messi a parlare del Congo, lui conosce bene la nostra situazione e questo mi ha colpito». Lauriane-Salomé aveva un dono per lui, un medaglione a forma di Africa da portare al collo: «Credo gli sia piaciuto, mi ha ringraziata, sembrava contento». Benedetto XVI ha regalato a ciascuno una medaglia d'argento: da un lato il suo volto, dall'altro il logo della Giornata della Gioventù. «Sarà la cosa più preziosa di tutta la mia vita - dice Martin Hounzimme Adonha, che ha 27 anni ed è un insegnante del Benin -. Potrò sempre dire che ho pranzato col papa e che lui mi ha affidato un messaggio: ricordare che abbiamo una grande responsabilità verso le generazioni future, che dobbiamo mettere sempre Gesù al centro del nostro insegnamento». Che era stato scelto per questo appuntamento Martin lo ha saputo, come tutti gli altri, per lettera. Una busta arrivata da Colonia, poche righe, la richiesta di rispondere sì o no. «E' stato sì, subito. E non voglio neppure sapere perché proprio io. E' un miracolo». La più piccola del gruppo è l'australiana Lubica Jovanovic, 19 anni. «Volevo abbracciarlo, ma certo non potevo farlo. Gli ho solo detto: allora ci vedremo a Sydney nel 2008, alla prossima Giornata della Gioventù. Mi ha risposto: forse, se Dio vorrà». Gli ha regalato tre piccoli koala di peluche, li aveva messi in valigia per lui, «non sapevo proprio che cosa si regala a un Papa, allora gli ho fatto un piccolo gesto di tenerezza». Nicolàs Josè Frias Ossandon, 19 anni, viene dal Cile e voleva chiedergli che cosa avesse provato, la sera della sua elezione, affacciandosi al balcone e vedendo tutta quella gente in piazza San Pietro: «Mi ha risposto che l'aveva colpito il fatto che così tanti si interessassero all'elezione del nuovo Papa. Allora gli ho chiesto come fa a fare un lavoro così difficile e lui ha detto: Faccio la volontà del Signore, faccio quello che Lui mi ha chiamato a fare».
La conversazione è andata avanti per un'ora, con Benedetto XVI che passava dal francese all'inglese e al tedesco, traducendo per chi non capiva e coinvolgendo chi era troppo timido per farsi avanti. Come Yunju RosaLee, 21 anni, da Taiwan, che pure aveva tante cose da dirgli: «Mi ha assicurato che ci segue con attenzione, che sa quant'è difficile vivere la propria religione quando si è minoranza come noi. Io gli ho regalato un Cd con le musiche sacre della nostra band, magari lo ascolta nel tempo libero. Ma ne ha, di tempo libero?».
Véronique Rondeau, 23 anni, canadese, era così commossa che non è riuscita a dire niente, «solo grazie, mille volte grazie, è un onore così grande essere qui con lei». Il ventenne Johnny Bassous, palestinese, è stato più disinvolto, gli ha raccontato di quanto tutti soffrano per la mancanza di futuro e allora lui gli ha raccomandato il perdono: «Dovete fare dei gesti di apertura e riconciliazione, mi ha detto, dovete agire per la pace, avere la pace dentro il cuore». Quando tutti cominciavano a sciogliersi, era tempo di andare. «E' finito così in fretta, che peccato - racconta la tedesca Anna Franziska Herbst -. Lui ha detto ancora una preghiera in latino, poi ci ha benedetti a uno a uno. Ci siamo sentiti tutti importanti ai suoi occhi, era stato molto accessibile, irradiava pace e saggezza». E adesso? «Adesso devo pensare con calma a questo incontro - dice lo sloveno Aleksander Pavkovic, 28 anni -. Devo prendermi del tempo per capire che cos'è successo dentro di me. Devo rivedere la direzione della mia vita: forse va cambiata, forse no».
Ratzigirl
Friday, September 16, 2005 7:07 PM
BENEDETTO XVI. TIRATO PER LA TONACA BIANCA
(21 aprile 2005)


Dal nuovo Pontefice romano si attendono i segnali del nuovo corso della Chiesa universale dopo il Pontificato di Giovanni Paolo II.Che cosa farà si domandano le singole persone e come si comporterà con la realtà politica, religiosa, economica, sociale, multiforme e variegata, che agita e travaglia il mondo? Come si comporterà nella diuturna battaglia contro il principe delle tenebre che minaccia la Chiesa di Cristo? Non si potrà certo cullare sulle parole di Gesù che gli inferi non prevarranno contro la sua Chiesa.

Benedetto XVI si sente tirato per la tonaca da ogni parte, persino entro le mura del Vaticano.La calma interiore che traspare dal suo volto, dal sorriso e dal suo stesso incedere sono segnali positivi di una personalità che non si lascia intimidire. Che non ha paura, come ha fatto capire subito,senza tentennamenti.La calma di chi si sente forte nella fede.La trasformazione da cardinale a Pontefice è in atto e si sta consumando rapidamente. I nodi da sciogliere sono tanti, come le fratture, le incomprensioni, le diffidenze. E' questione di tempo nel solco inesorabile della storia della Chiesa romana che non può permettersi di fallire. Più che le parole contano gli atti. Coloro che vogliano gli evangeli a propria immagine e somiglianza se lo scordino. Coloro che vogliono la pace saranno certamente saziati, come lo saranno coloro che vogliono l'unità dei cristiani e il dialogo forte e permanente interreligioso. La negazione del male in tutte le sue forme aberranti, violenza, prevaricazione, terrorismo, antisemitismo, fame, emarginazione, sfruttamento. I peccati mortali dell'umanità saranno strenuamente combattuti. Il ruolo centrale della Chiesa di Roma nelle vicende umane è in buonissime mani. Non si illudano i seguaci del principe della menzogna.



Ratzigirl
Friday, September 16, 2005 11:47 PM
"Opinione!"
(da l'Opinione del 16 settembre)



I dilemmi di Ratzinger e gli enigmi
di Lo Svizzero


Sono molti i problemi che il nuovo Pontefice è chiamato a risolvere giorno dopo giorno. Lui non vi si sottrae e si dedica dunque a questa davvero improba fatica, col suo metodo molto personale, che ha sperimentato con successo nei lunghi anni della prefettura all’ex Sant’Uffizio. È un metodo del tutto teutonico sistematico e deduttivo mettendo insieme tutti gli elementi capaci di chiarire la situazione e consentire di giungere alla soluzione del problema preso in esame. Così è stato, o meglio ha cominciato a fare , per due enigmi, di un certo peso se bene non fondamentali, che erano all’ordine del giorno vaticano da un bel po’ di tempo: i rapporti con l’Islam e quelli con l’immarcescibile Fraternità fondata da mons. Lefebvre. Le mosse sulle due scacchiere fatte da Benedetto XVI, sono dunque calcolate razionalmente anche se all’esterno non riescono ad essere decifrabili. Il primo enigma riguarda l’udienza privata concessa alla scrittrice Oriana Fallaci. Una laica che vorrebbe scatenare una sorta di crociata contro l’Islam per salvare l’Occidente. Perché il Papa ha concesso l’udienza si chiedono non pochi. E la risposta è stata un’altra domanda: e perché l’avrebbe dovuta rifiutare? Per quanto se ne sa ( le bocche sono cucite in curia per disposizioni superiori) l’udienza in questione che ha sorpreso un poco tutti sarebbe stata concessa proprio nel quadro del così detto metodo Ratzinger, che è poi quello di documentarsi sull’argomento. Enigma a tutti i livelli e con qualsiasi personaggio; e l’ora del faccia a faccia fra il Papa e la scrittrice deve aver chiarito molti lati oscuri della questione, oltre che (come auspicano taluni curiali) aver tentato di “ammorbidire” la “vis”, a dir poco polemica di Oriana Fallaci. Quanto al suo illustre interlocutore si può dire che ha aggiunto molti particolari al suo proposito di intavolare un dialogo con il mondo islamico. Anche il secondo enigma si può dire sostanzialmente risolto e bene, stando almeno alle indiscrezioni che, nonostante tutto, filtrano in questi ultimi giorni. Bisognava pur dire “il campo” era stato concimato ed arato a dovere da qualche anno, sicché l’intransigenza dei seguaci del vescovo francese scismatico si era molto attenuata, anche se alcune frange della Fraternità San Pio X continuano a dissentire e minacciano una scissione. In realtà, le richieste formulate dal successore di mons. Lefebvre a Papa Ratzinger non sarebbero state ultimative e nemmeno eccessive. I tradizionalisti post lefebvriani hanno auspicato che Benedetto XVI abbia “l’audacia necessaria a concedere la celebrazione totalmente libera della S. Messa tridentina e a riaprire il discorso sul non- dogmatico Concilio ecumenico Vaticano II ”. Il fatto che non ci sia stato un categorico “Non possumus” da parte papale c’è da credere che anche questo enigma vaticano sia avviato a soluzione. Che, indubbiamente, sarà lunga e forse sofferta.
Ratzigirl
Sunday, September 18, 2005 11:49 AM
La verità su Wojtyla
Questo non è un articolo su Ratzinger, ma sul suo predecessore....a me ha un po' shoccato....
in edicola con "Il Giorno " di oggi 18 Settembre.....




GIOVANNI PAOLO II

Ecco la verità sulla morte di Wojtyla
Le ultime parole in polacco:
Lasciatemi andare a casa del Padre

L'ultima fase della vita di Papa Wojtyla sulla Gazzetta Ufficiale dello Stato del Vaticano
* SENZA CENSURE E' la prima volta che gli atti ufficiali della Santa Sede pubblicano un resoconto fedele del decesso di un pontefice.
* DAL RICOVERO Ecco la minuziosa descrizione della malattia di Giovanni paolo II dal ricovero al Gemelli del 31 gennaio alla morte
* SMENTITO IL COMA Smentito che Wojtyla sia entrato in coma la mattina del 2 aprile. Le ultime parole le pronunciò lucido e in polacco

Città del Vaticano, 17 settembre 2005 - L'ultima fase della vita di Papa Wojtyla, dal primo ricovero alla sua morte, viene descritta minuziosamente sull'ultimo numero degli Acta Apostolicae Sedis, la Gazzetta Ufficiale dello Stato del Vaticano.

E' la prima volta che gli atti ufficiali della Santa Sede pubblicano un resoconto fedele e senza censure del decesso di un pontefice. Probabilmente nel tentativo di stroncare sul nascere qualsivoglia narrazione romanzata e non veritiera.

Nel supplemento degli 'Acta' l'esposizione prende in esame "estrema aegrotatio, obitus et funebria". I fatti partono dal 31 gennaio quando vennero sospese le udienze previste a causa di una "sindrome influenzale".

Via via i fatti descritti nei dettagli, espongono il ricovero, le cure, l'attività dei medici e di come il paziente reagiva all'aggravarsi della malattia. Le uniche parole riportate durante l'agonia, quelle pronunciate in polacco dal Pontefice "con voce debolissima e parola biascicata" prima dimorire, il 2 aprile furono: "lasciatemi andare alla casa del Padre".

Non viene invece menzionata la frase divenuta celebre: "Vi ho cercato e voi siete venuti a me e per questo vi ringrazio", che Giovanni Paolo II morente avrebbe rivolto ai giovani riuniti in piazza san Pietro le notti della veglia, secondo quanto riferì alla stampa il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls.

Quel giorno, di mattina, Papa Wojtyla presentava una "iniziale compromissione della coscienza", entrava in coma alle ore 19 ed il decesso fu costatato alle ore 21,37.

Paparatzifan
Sunday, September 18, 2005 10:43 PM
Le solite cose...
... alla morte degli ultimi Papi: NON DIRE SUBITO LA VERITA' SUI FATTI!!! Brutta abitudine questa degli addetti vaticani!!!
Quando ho saputo la notizia mi sono imbestialita!!!!

PAPA RATZI, QUANDO FARAI LA PULIZIA TANTO DESIDERATA?????

Ratzigirl
Monday, September 19, 2005 7:36 PM
Articolo recensione
(dall'Opinione)

Articolo che fa la recensione di un bellisimo libro, e con tante foto!!!



Dal 19 aprile 2005 la chiesa cattolica ha eletto alla sua guida Benedetto XVI, chiamandolo a gestire e rilanciare la non facile eredità di Giovanni Paolo II. Non sono poche le sfide che il nuovo Pontefice dovrà affrontare e già molti si interrogano sulle sue posizioni rispetto ai temi più importanti della religione e dell’etica. “Nella vigna del Signore” (Rizzoli) l’autore, Marco Bardazzi corrispondente dell’Ansa a New York, parte proprio dalle parole dette dal pontefice appena eletto, nel tardo pomeriggio affacciato alla loggia delle benedizioni: “Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”.
Un libro che racconta la vita e il pensiero di Joseph Ratzinger per la prima volta al grande pubblico sottolineando come il nuovo papa è stato il più stretto collaboratore di Giovanni Paolo II, l’interlocutore privilegiato delle discussioni filosofiche, il teologo che dal 1981 era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’ispiratore del nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica. Joseph Ratzinger ha scelto il nome di Benedetto XVI, come il santo di Norcia evangelizzatore e compatrono d’Europa e come il papa che aveva condannato l’inutile strage della Prima Guerra Mondiale. In questa biografia l’autore ripercorre la vita del nuovo papa, mettendone in luce alcuni tratti essenziali: l’amore per la bellezza e in particolare per la musica di Mozart; la profonda mitezza, che tuttavia implica anche la capacità di dire di no – come nel 1969 , quando abbandonò l’insegnamento a Tubinga rifiutando il consiglio di Hans Kung che lo esortava a scendere a patti con gli studenti -.
Il libro dedica grande attenzione al confronto con l’Islam e al relativismo etico occidentale, alla bioetica e alla difesa della dignità della persona; ai temi della famiglia, alla sessualità al ruolo della donna, alla lotta contro la “cattiveria” e la “sporcizia” presenti nella Chiesa che il cardinale Ratzinger ha duramente condannato nell’ultima Via Crucis di Papa Wojtyla. Il saggio agile e rigoroso di Bardazzi diventa così lo strumento più efficace per conoscere lo straordinario itinerario di vita e fede di un pontefice che saprà sorprendere il mondo.
Ratzigirl
Sunday, September 25, 2005 12:30 PM
Estratto del diario del cardinale sul conclave (integrale su Limes)
Domenica 17 aprile. «Nel pomeriggio ho preso possesso della camera alla Casa Santa Marta. Posati i bagagli ho provato ad aprire le persiane, perché la stanza era buia. Non ci sono riuscito. Hanno spiegato che le persiane erano state sigillate. Clausura del conclave…».




Inizia così il diario di un autorevole porporato che nel suo quaderno ha appuntato non solo impressioni e notazioni di colore ma anche l´esito delle quattro votazioni che hanno portato all´elezione di Benedetto XVI. Un documento di cui, ovviamente, non possiamo svelare l´autore. Ne emerge un quadro inedito, più mosso, della elezione del cardinale Joseph Ratzinger: al terzo scrutinio la minoranza riluttante a votare l´ex prefetto della fede aveva fatto blocco sul cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, raggiungendo l´obiettivo dei 40 voti: troppo pochi per eleggere il primo papa latinoamericano della storia, ma sufficienti a impedire, in termini astratti, puramente aritmetici, il raggiungimento del tetto minimo dei 77 voti necessari per eleggere il papa (115-40= 75).

E l´obbligo del segreto? È stato deciso dai papi innanzitutto per tutelare la libertà del conclave: una fuga di notizie prima o durante il conclave, con i "seggi" nella Sistina ancora aperti, potrebbe condizionare le successive votazioni. Altra cosa, meno grave, crediamo, è una violazione del segreto post factum.

Lunedì 18 aprile, ore 16,33. «La lenta processione dei cardinali dall´Aula delle Benedizioni inizia a muoversi verso la Cappella Sistina... I 115 cardinali – il più affollato conclave della storia moderna! - si dispongono nei sei grandi tavoli sistemati ai lati della cappella. Vengono distribuite le schede. Nel suo diario la nostra fonte trascriverà solo i voti andati alle personalità più in vista, tralasciando i numerosi voti dispersi. Il conclave si apre con un´unica candidatura "organizzata" e in grado di contare su un blocco di voti predefiniti, quella del cardinale Ratzinger. Le previsioni dei vaticanisti più informati oscillavano tra i 30 e i 50 voti già sicuri per l´ex prefetto della congregazione per la dottrina della fede. Ne ottiene infatti 47. Un´ottima base di partenza ma a Ratzinger mancano ancora 30 voti per raggiungere i due terzi necessari per l´elezione.





Molto inferiori alle stime ipotizzate sono invece le preferenze raccolte dal cardinale Martini. Diversi organi d´informazione hanno immaginato un testa a testa nel primo scrutinio fra le due eminenti personalità e qualcuno (nei giorni successivi) si è spinto a sostenere che Martini abbia addirittura sopravanzato Ratzinger nella prima votazione. Lo scarto è stato invece molto ampio e netto. La vera sorpresa del primo scrutinio è il cardinale argentino Bergoglio. Anche lui gesuita, come Martini, sebbene fra i due confratelli non vi sia sempre stata una perfetta sintonia: negli anni Settanta, al tempo del generalato Arrupe e degli infuocati dibattiti sulla teologia della liberazione, Bergoglio si era dovuto dimettere da provinciale della Compagnia di Gesù perché non condivideva la linea "aperturista" dei vertici dell´ordine ignaziano.

L´arcivescovo di Buenos Aires si è però guadagnato specialmente negli ultimi anni una diffusa fama d´uomo di Dio. Sicuro sul piano dottrinale, aperto su quello sociale, insofferente sul piano pastorale verso la rigidezza mostrata da alcuni collaboratori di Wojtyla sui temi d´etica sessuale ("Vogliono mettere tutto il mondo in un preservativo", commentava con gli amici alla vigilia del conclave). Caratteristiche che, in mancanza di un vero candidato di "sinistra", alternativo alla linea Ratzinger, faranno di Bergoglio l´uomo di riferimento per l´intero gruppo dei cardinali più riluttanti a votare il decano del sacro collegio. Da notare, in questa prima votazione, la manciata di voti ottenuti da Ruini (6) e Sodano (4). Risultato numericamente modesto, ma "politicamente" non privo di rilevanza.

Lunedì sera. La cena è alle 20 e 30. «Si conversa a tavola, scambiandosi le impressioni sulla prima votazione andata a vuoto. Altri colloqui, con la massima discrezione, avvengono dopo cena nelle camere. Piccoli gruppi, due-tre persone, non ci sono maxi riunioni. Come in tutti gli alberghi, ai mille divieti già esistenti si aggiunge quello del fumo. Il cardinale portoghese José Policarpo da Crux, fama di fumatore incallito, non resiste ed esce all´aperto per accendersi un buon sigaro».




In queste poche ore, con gran riservatezza, prendono forma le strategie dei diversi schieramenti per la mattina successiva. I sostenitori di Ratzinger si concentrano sul vasto blocco degli incerti: oltre una trentina le preferenze disperse. Gli amici del cardinale Ruini fanno sapere che il loro piccolo pacchetto di voti (6) si riverserà sul cardinale decano. Sul fronte opposto, prevale l´orientamento a fare blocco su Bergoglio. Anche i cardinali che hanno votato Martini si convincono a puntare sull´arcivescovo di Buenos Aires. Sarebbe il primo papa latinoamericano della storia, e sicuramente almeno una parte dei 20 cardinali provenienti dall´America latina lo sostiene. Una parte. È noto a tutti i partecipanti al conclave, infatti, che almeno due cardinali dello stesso continente sono schieratissimi con Ratzinger: il colombiano Alfonso Lopez Trujillo, aspro avversario della teologia della liberazione, e il cileno Jorge Arturo Medina Estevez, già responsabile dell´edizione cilena della rivista Communio, creatura teologica di Ratzinger.

L´obiettivo realista dello schieramento di minoranza che intende sostenere Bergoglio è creare una situazione di stallo, che porti al ritiro della candidatura Ratzinger. In termini concreti centrare tale obiettivo significa sfondare il muro delle 39 preferenze. Ovvero un terzo più uno dei voti. In modo da rendere matematicamente impossibile, al candidato più forte, di raggiungere i 77 voti. Poi si vedrà. I giochi si potrebbero riaprire.

Martedì 19 aprile. La sveglia suona alle 6 e 30.Le votazioni iniziano alle 9 e 30. Anche questa volta, la nostra fonte tralascia i voti dispersi che però si riducono sensibilmente (sono 9). Come previsto Ratzinger sale ancora (65), ma resta a 12 punti dalla vetta. I voti guadagnati rispetto al primo scrutinio sono 18: in parte gli arrivano dai sostenitori di Ruini (6), in parte dagli indecisi (12). Non convergono ancora sul suo nome, invece, i sostenitori di Sodano (4). Distaccato di 30 punti ma in netta crescita è Bergoglio, che aggiunge altri 25 voti alla sua dote iniziale. Sul suo nome confluiscono come previsto i sostenitori di Martini (9), che infatti non ottiene alcuna preferenza, e anche un discreto numero di cardinali che la sera precedente avevano disperso il loro voto (16). Il gesuita argentino è ad un passo dalla soglia numerica dei 39 voti che, teoricamente, può consentire ad una minoranza organizzata di bloccare l´elezione di qualsiasi candidato.


Alle 11 si procede alla seconda votazione del mattino prevista dal regolamento. E le speranze della minoranza sembrano sul punto di diventare realtà. Ratzinger cresce ancora, da 65 a 72. Gli mancano appena 5 voti per diventare il 264° successore dell´apostolo Pietro. Ma anche Bergoglio cresce, da 35 a 40. Supera di poco, ma la supera, la soglia che rende matematicamente impossibile l´elezione di Ratzinger. Se i sostenitori dell´arcivescovo di Buenos Aires decidessero compatti di resistere ad oltranza, alzando le barricate a quota 40, il cardinale tedesco potrebbe raggiungere al massimo 75 voti. E vedrebbe così sfumare l´elezione per appena due voti.

" Grande preoccupazione fra i porporati che auspicano l´elezione del cardinale Ratzinger...». Trujillo è visto da molti avvicinare in particolare i cardinali latinoamericani; cerca di convincerli che non ci sono vere alternative a Ratzinger.

Sull´altro fronte inizia a farsi strada un cautissimo ottimismo sulla possibilità di bloccare, a pochi metri dal traguardo, la corsa del cardinale bavarese. «Domani grandi novità», sussurra il cardinale Martini con un sorriso sibillino a un suo collega, durante la pausa del pranzo. Richiesto un chiarimento Martini confida di prevedere un cambiamento di candidati la mattina del giorno seguente, nel caso in cui anche le due prossime votazioni del pomeriggio si concludessero con un nulla di fatto. L´arcivescovo emerito di Milano compie persino qualche sondaggio informale alla ricerca di nuovi possibili candidati del giorno dopo. Alcuni testimoni lo vedono accostare il cardinale portoghese Jose Saraiva Martins: i due si conoscono dagli anni Settanta, quando erano entrambi rettori di università pontificie a Roma.





Ma la condizione perché i piani della minoranza riescano è che non si aprano crepe nel blocco che si è formato attorno alla candidatura Bergoglio. Invece una crepa, e nemmeno tanto piccola, si sta per aprire. Quando i 115 elettori, alle ore 16, tornano nella Sistina, l´esito del conclave è già deciso.

Martedì 19 ore 16 e 30. Il risultato dell´ultima e decisiva votazione del conclave: Ratzinger 84 voti, Bergoglio 26. Nel grafico sullo scrutinio, la nostra fonte ha anche annotato, perché "curiose", le preferenze ottenute dai cardinali in pensione Bernard Law, già arcivescovo di Boston costretto alle dimissioni per lo scandalo del clero pedofilo, e Giacomo Biffi, battagliero arcivescovo emerito di Bologna. Questi gli ultimi ricordi nel diario: "Anche il cardinale Ratzinger, man mano che si svolge lo spoglio delle schede, annota i voti con cura, sul suo foglio. Poi quando alle 17 e 30 ha superato il quorum dei 77 voti, nella Sistina c´è un momento di silenzio, seguito da un lungo cordiale applauso".
Sihaya.b16247
Sunday, September 25, 2005 7:21 PM
Re: Estratto del diario del cardinale sul conclave (integrale su Limes)
Beh volevo comprarlo!! Ma poi 11(o 12)€, accidenti!!! Non so se ne vale la pena...
Ratzigirl
Monday, September 26, 2005 12:15 AM
Già....
Anche io non l'ho preso....12 euro sono troppi, e comunque rivolgendoti alla biblioteca comunale ci sono molte possibilità che tu possa leggere lì l'articolo, specialmente se fornita di emeroteca.
beatrice.France
Wednesday, September 28, 2005 9:55 AM
Benedetto nella stampa francese


Nel "Figaro", a proposito della traduzione francese del "Compendium" che si vende benissimo...sebbene non sia facile trovarlo nelle grande librerie!





In "Point de Vue", a proposito della visita de Re di Giordonia: è "charmant", il nostro Papa, su questa foto... ma dire questo è un pleonasmo!


Sihaya.b16247
Wednesday, September 28, 2005 11:55 AM
Re: Benedetto nella stampa francese
MERCI!!!!!!!!!!!!!!!!
Ratzigirl
Wednesday, September 28, 2005 12:43 PM
^__^
Grazie per l'articolo è davvero molto bello!!! Non sapevo che le figaro si interessasse così tanto alla figura del Papa...
RATZGIRL
Wednesday, September 28, 2005 5:21 PM
MERCI!
Grazie di cuore Béatrice per il bellissimo articolo.
Ratzigirl
Wednesday, September 28, 2005 9:08 PM
Da "Il Giornale" del 28 settembre
Nuove curiosità sull'incontro Benedetto - Kung


Ratzinger cena con il «nemico» Hans Küng

Andrea Tornielli


Benedetto XVI sabato scorso a Castelgandolfo ha cenato con il teologo dissidente Hans Küng, sacerdote cattolico, già professore a Tubinga, campione del progressismo e critico acerrimo del «centralismo della Curia romana» e del dogma dell'infallibilità papale. Un incontro durato circa due ore. Il portavoce vaticano Navarro-Valls ha dato ieri la notizia, precisando che nell'incontro, di comune accordo, il Papa e il professore non hanno parlato delle «questioni dottrinali persistenti» tra Küng e il magistero della Chiesa cattolica, ma hanno invece affrontato il tema dell'«etica globale» e del contributo che tutte le religioni possono dare alla pace e alla convivenza.
Il professore ha 77 anni, uno in meno di Ratzinger. Entrambi sono stati «periti» al Vaticano II, appartenenti al gruppo dei cosiddetti «Konzilteenager», i teenager del Concilio. E il primo è stato allievo del secondo a Tubinga. Küng, dopo aver studiato la dottrina della Giustificazione, si spingerà molto più in là nel tentativo di «estrarre il vero senso dei dogmi» per adeguarli al pensiero dell'uomo attuale. Nel 1979 la Congregazione per la dottrina della fede, allora guidata dal cardinale Seper, toglierà al professore tedesco l'autorizzazione a insegnare in nome e per conto della Chiesa.
Negli anni successivi il teologo attaccherà duramente Ratzinger, divenuto nel frattempo Prefetto dell'ex Sant'Uffizio, paragonandolo al Grande Inquisitore di Dostoevskij: «Niente egli teme più della libertà...». Nel 1997 Ratzinger dirà di lui: «Io rispetto il cammino personale che ha scelto di percorrere in ossequio alla sua coscienza; da parte sua, però, lui non dovrebbe pretendere il sigillo della Chiesa, bensì ammettere di essere giunto, proprio su questioni fondamentali, a decisioni del tutto personali».
All'indomani dell'elezione di Benedetto XVI, il vecchio allievo e collega aveva manifestato la sua «delusione gigantesca», ma aveva anche invitato ad attendere prima di giudicare il nuovo Pontefice e aveva avanzato alcuni punti di un'ipotetica agenda, tra i quali l'ecumenismo e la collegialità. Ora Küng ha chiesto e ottenuto di vedere il Papa. L'incontro è avvenuto di sabato, com'era accaduto per l'udienza concessa qualche settimana fa ad Oriana Fallaci. «È stata una gioia reciproca rivederci dopo tanti anni. Non ci siamo abbracciati: sa, noi siamo tedeschi, non così espansivi come i latini!», ha commentato Küng. «È un fatto che Papa Wojtyla non mi abbia voluto ricevere per venticinque anni dopo che mi era stata ritirata la mia missione canonica per insegnare a Tubinga». Ma «io non ho mai perso la fiducia che un incontro potesse avvenire con un altro Papa». Infatti, ha aggiunto, «qualche tempo fa avevo scritto una nuova lettera per chiedere un incontro a Benedetto XVI», che poi si è avverato. «Questo non è un Papa che guarda al passato, rinchiuso in se stesso – ha detto ancora il teologo dissidente -. Al contrario egli guarda alla situazione ecclesiale com'è ed è attento e capace di ascolto. È in un atteggiamento di ricerca e capace di intrattenere un colloquio».


[?????? Sono davvero meravigliata dalle parole di Kung....mah!...comunque ...meglio così ]

Ratzigirl
Saturday, October 01, 2005 1:03 PM
Documento PDF
Un articolo del settimanale Europa sulla vicenda degli atti terroristici in Inghilterra e in altre parti del mondo dello scorso luglio.

CLICCA QUI PER LEGGERE
Paparatzifan
Tuesday, October 11, 2005 9:35 PM
Da "Il Gazzettino", 04 ottobre 2005
Da una parte papa Woityla, grande uomo e comunicatore.

Da una parte papa Woityla, grande uomo e comunicatore. Amato da tutti. Dall'altra papa Ratzinger, un'immensa cultura e, contemporaneamente, un'innata capacità di farsi intendere da chiunque. E' forse anche questo uno dei tanti motivi per cui don Sandro Vigani, direttore di Gente Veneta, il settimanale della diocesi veneziana, sostiene con convinzione che le preferenze riservate ancora a Giovanni Paolo II verranno ben presto rivolte a Benedetto XVI.

Crede, direttore, che l'abilità di Woityla nell'approccio con i media sia difficile da emulare?

"Ritengo che il suo talento sia stato eccezionale. E chi ora gli succede si trova ad affrontare un cammino arduo da percorrere proprio in virtù di tale confronto. Parliamo, del resto, di quasi 30 anni di pontificato e di un'immagine costruita con sapienza anche attraverso tv e giornali. C'è, però, da sottolineare un aspetto peculiare di papa Ratzinger, che sembra essere una delle sue armi vincenti nella conquista dei fedeli. Mi riferisco alla sua inclinazione nell'attirare le simpatie delle nuove generazioni. Riesce a trasmettere la parola di Dio emozionando chi lo ascolta. I giovani che lo hanno incontrato a Colonia sostengono che la sua timidezza e la sua signorilità lo rendano eccezionale. Una nobiltà che giunge proprio dall'umiltà nell'esprimersi. E ciò accade nonostante sia una delle persone più colte del mondo. E' così immediato nell'uso della parola! In ogni caso, anche Benedetto XVI è destinato a diventare un comunicatore. Diamogli tempo".

Annamaria Bacchin
elena66c
Wednesday, October 12, 2005 3:06 PM
Re: Da "Il Giornale" del 28 settembre

Scritto da: Ratzigirl 28/09/2005 21.08

[?????? Sono davvero meravigliata dalle parole di Kung....mah!...comunque ...meglio così ]




Pensa che non so' piu' in quale domenica andando in macchina, ho sentito in un radiotg della rai una piccola intervista a Kung dopo l'incontro con il Papa. A parte il fatto che parla benissmo l'italiano, ma mi ha fatto un'impressione molto positiva anche come persona, per certi versi mi ricorda addirittura Ratzinger stesso, per intelligenza e lucidita' di pensiero, ma non mi e' sembrato presuntuoso o arrogante come sinceramente pensavo, almeno leggendo gli articoli su di lui fatti da vari giornalisti.
Se non ho avuto le allucinazioni uditive o la memoria corta, mi sembra abbia detto, a proposito delle divergenze teologiche con Ratzinger sul sacerdozio etc etc, qualcosa del tipo, e' inutile perdere tempo a discutere all'infinito su queste sciocchezze quando si possono intraprendere percorsi comuni e fruttuosi su questioni piu' urgenti.... mi ha sorpreso perche' e' proprio quello che penso anch'io...
Ratzigirl
Wednesday, October 12, 2005 8:09 PM
Famiglia cristiana di questa settimana
Da comprare!!! E per la copertina... che è tutto un dire...e per quello che c'è dentro!!!

!Pat!
Wednesday, October 12, 2005 8:20 PM
Domani corro in edicola, perche' andrà sicuramente "a ruba"!! Grazie Ratzi..baci Pat.
RATZGIRL
Wednesday, October 12, 2005 8:27 PM
Ohhhhhh
Che copertina!
Domani corro a comprare il giornale!
Paparatzifan
Wednesday, October 12, 2005 10:14 PM
Ahhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Copertina da SMUACK!!!!!

PS: Pensavo comprarla il venerdì... ma adesso vedo che è urgente...
Sihaya.b16247
Wednesday, October 12, 2005 11:44 PM
Re: Famiglia cristiana di questa settimana

Scritto da: Ratzigirl 12/10/2005 20.09
Da comprare!!! E per la copertina... che è tutto un dire...e per quello che c'è dentro!!!





Ooooohhhhhhhhh.........
Paparatzifan
Thursday, October 13, 2005 10:27 PM
Da "Il Giornale", 13 ottobre 2005
Castro regala a Bertone i sigari per don Gallo
di FRANCESCO GAMBARO

Il cardinale porta in dono due preti genovesi per la Diocesi di Santa Clara

Ha portato a Fidel Castro la benedizione speciale di Papa Ratzinger e i doverosi saluti del compagno Burlando, l'arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone nel corso della visita pastorale compiuta a Cuba per il 70 anniversario delle relazioni tra Avana e Santa Sede. L'arcivescovo si era recato nell'isola caraibica per offrire in «fidei donum» i sacerdoti genovesi don Marino Poggi e don Federico Tavella alla diocesi di Santa Clara, dove i due preti svolgeranno la loro azione pastorale per tre anni. Nel corso della trasferta cubana, dal 3 all'11 ottobre, Bertone è stato ricevuto per quasi due ore dal líder maximo nel Palazzo delle Convenzioni insieme al nunzio pontificio, al vescovo di Santa Clara e al segretario don Stefano.

All’ordine del giorno non i diritti civili, ma il problema del turismo sessuale. Ma non solo. «Abbiamo parlato di una possibile collaborazione in futuro tra Genova e Cuba nel campo del consumo energetico e della medicina», rivela l'arcivescovo di Genova. Che aggiunge: «Non è escluso che nei prossimi anni alcuni medici cubani possano specializzarsi con borse di studio all'ospedale Gaslini».

Ma l'interesse di Fidel Castro l'altro giorno era tutto per papa Benedetto XVI, che al presidente di Cuba - ha confidato Bertone - «piace molto perché ha il volto di un angelo. Guardandolo ho capito che è una brava persona». Al punto che il leader cubano ha chiesto all'arcivescovo Bertone di invitare ufficialmente Papa Ratzinger nell'isola. «Ma io gli ho risposto con le parole di papa Benedetto: “Ricordatevi che sono stato eletto a 78 anni, non a 58”».

Bertone ha regalato a Castro un'immagine d'argento con il volto di papa Giovanni Paolo II, ricevendo in cambio un dipinto olio su tela, una confezione con 100 sigari Avana e bottiglie di rhum. «Castro però mi ha consigliato di offrire i sigari ai miei nemici, - racconta Bertone - e non agli amici. Lui, infatti, non fuma più». Don Gallo si frega già le mani.
Paparatzifan
Thursday, October 13, 2005 10:29 PM
Re: Da "Il Giornale", 13 ottobre 2005

Scritto da: Paparatzifan 13/10/2005 22.27
Castro regala a Bertone i sigari per don Gallo
di FRANCESCO GAMBARO
Ma l'interesse di Fidel Castro l'altro giorno era tutto per papa Benedetto XVI, che al presidente di Cuba - ha confidato Bertone - «piace molto perché ha il volto di un angelo. Guardandolo ho capito che è una brava persona».


Incredibile che Papa Ratzi commuova perfino il cuore di un dittatore!!!!
Ratzigirl
Tuesday, October 18, 2005 12:50 PM
Da "Il Gazzettino online" 16 ottobre 2005
RATZINGER A PADOVA, DIECI ANNI FA

Sabato 14 ottobre 1995, al teatro Pio X c'è un ospite d'eccezione: il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. La platea è strapiena e il futuro papa Benedetto XVI , invitato dai padri del Santo, parla di aborto, di democrazia e dice, come riporta il Gazzettino, che bisogna trovare "il modo più diretto per aprire un varco alle coscienze verso la vera libertà, tra le menzogne, gli egoismi, le diaboliche parodie di libertà. Troppo grande è il numero di chi, disoccupato o sfruttato, non partecipa a questa costruzione di libertà". Il cardinale Ratzinger stava per mettersi a parlare di sessualità, quando viene interrotto da una ventina di giovani di Arcigay e Arcilesbica, che si portano sotto al palco, attaccano uno striscione di protesta e chiedono un confronto. Che non avviene. Rimosso il cartello e fatti allontanare i contestatori, l'alto prelato, elogia comunque l'intraprendenza di quei ragazzi, ma li invita a "superare il desiderio implicito di liberazione, tipico di ogni movimento".
Paparatzifan
Wednesday, October 26, 2005 9:51 AM
I segreti del Sinodo: i vescovi sognano la messa in latino
Nessuna apertura sull’eucarestia ai divorziati e sui preti sposati

Andrea Tornielli
da Roma

C’è un «filo rosso» che attraversa le cinquanta proposizioni finali del Sinodo sull’eucaristia: l’attenzione alla messa ben celebrata. I vescovi, quarant’anni dopo la costituzione conciliare sulla liturgia, ritengono «benefico» l’influsso della riforma, ma non si nascondono che «abusi si sono verificati» e affermano che «non mancano neppure oggi anche se sono alquanto diminuiti». Nelle proposizioni molte volte emerge la preoccupazione per la perdita di significato di gesti e riti che appartenevano alla bimillenaria tradizione cattolica e che si sono dimenticati nella prassi pastorale degli ultimi decenni.

Un esempio è l’adorazione eucaristica, «desaparecida» in alcune comunità parrocchiali. Il Sinodo la definisce «un particolare segno dei tempi», chiede che le chiese rimangano il più possibile aperte per «la visita al Santissimo» e che si riscopra l’adorazione «allo scopo di coltivare l'atteggiamento di stupore di fronte al grande dono della Presenza reale». Non è un caso se già due volte in tre mesi, in occasione della Gmg di Colonia e poi dell’incontro con i bambini della prima comunione, il Papa ha voluto includere l’adorazione eucaristica come momento conclusivo.

Un altro segnale significativo è «la ripresa dell’insegnamento e della pratica delle indulgenze» che i padri sinodali intendono promuovere. Diventate emblema di una concezione «mercantile» della fede, sono state messe nel dimenticatoio soprattutto per motivi ecumenici. Benedetto XVI, invece, le ha volute recuperare, concedendo l’indulgenza plenaria ai ragazzi della Giornata di Colonia.

Dal Sinodo arriva anche un invito ai sacerdoti perché considerino «la celebrazione come loro principale dovere» , preparando «accuratamente l’omelia».

Viene poi rilevato che spesso il segno della pace «assume un peso che può divenire problematico, quando si protrae troppo a lungo o addirittura suscita un poco di confusione proprio prima di ricevere la comunione». La soluzione proposta è quella di valutare la possibilità, già presente nella prassi orientale e ambrosiana, di collocarlo prima della presentazione dei doni. «In ogni caso – scrivono i padri sinodali – di norma il sacerdote non deve abbandonare il presbiterio» come invece spesso accade.

Il Sinodo chiede che si eviti «l’eccesso di interventi che può condurre ad una manipolazione della santa messa, come per esempio quando si sostituiscono i testi liturgici con testi estranei». Un fenomeno più diffuso di quanto si creda anche nelle parrocchie italiane.

Per quanto riguarda il canto, esso «deve essere armonizzato con la liturgia, partecipare efficacemente al suo fine, ossia deve esprimere la fede, la preghiera, lo stupore, l’amore verso Gesù presente nell’eucaristia». Difficile che questo possa essere conseguito con canti basati su melodie beat.

I padri sinodali chiedono inoltre di osservare «la pratica della genuflessione» di fronte all’ostia consacrata e che «si richiami l’importanza di inginocchiarsi durante i momenti salienti» della messa. Una pratica che rischia di cadere in disuso, specie se le banche con l’inginocchiatoio vengono sostituite con semplici sedie.

Infine, non manca la raccomandazione di celebrare la messa in latino durante gli incontri internazionali. Il Sinodo chiede che fin dal seminario i futuri preti siano preparati a «comprendere e celebrare la Santa Messa in latino ed a saper valorizzare il canto gregoriano».

È evidente la preoccupazione recepita nel testo finale consegnato al Papa: nessuno vuole tornare indietro a prima del Concilio, ma vanno corretti abusi e storture introdotte nella prassi celebrativa.

Ratzigirl
Friday, October 28, 2005 12:00 AM
Il primo libro di Ratzinger da papa e la sorpresa di un teologo che si stupisce



Da “il Foglio” del 27 ottobre 2005. L’autore è critico letterario e studioso di teologia

di Andrea Monda


La pubblicazione della prima enciclica di papa Ratzinger è attesa per l’8 dicembre prossimo, in simbolica concomitanza con la chiusura del Concilio Vaticano II , l’8 dicembre 1965.

L’11 ottobre scorso, in altrettanto simbolica concomitanza con l’apertura del Concilio Vaticano II, 11 ottobre 1962, è uscito il primo libro firmato non più Joseph Ratzinger ma Benedetto XVI: “La rivoluzione di Dio”.

Si tratta della raccolta di tutti i discorsi pubblici tenuti da papa in Germania nei giorni della XX Giornata Mondiale della Gioventù, divisi secondo il criterio dei destinatari: i giovani, la chiesa tedesca, la comunità ebraica, quella musulmana. A presentare il libro monsignor Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio consiglio dei laici, l’organizzatore della GMG, e il cardinale Camillo Ruini che ne ha anche scritto.

Qual è il profilo di Benedetto XVI che va delineandosi in questo inizio di pontificato?

Una prima risposta l’ha data il cardinal Ruini che ha chiuso la presentazione del libro definendo il papa “un pastore che conosce la strada per introdurci nell’intimità di Dio: un catecheta di straordinaria profondità e chiarezza che è però, ancora prima, un evangelizzatore che dolcemente sa quasi costringere a prestare attenzione a Cristo”.



Tutto il mondo, pian piano, si sta ormai abituando alla ferma dolcezza ratzingeriana, dismettendo così la frustra immagine del cardinale teutonico, “sergente di ferro della fede”, che per lungo tempo ha riempito le pagine dei mass-media dedicate all’ex- prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. Ma altri aspetti si stanno scoprendo di Benedetto XVI che si ritrovano in questo suo primo libro, in attesa della prima enciclica.

In particolare è forse ormai il caso di segnalare un aspetto singolare di papa Ratzinger: il suo stupore. Niente provoca più stupore dello stupore e quindi si deve parlare di uno stupore al quadrato, quello suo, del papa, e quello che provoca negli altri spesso colti come in contropiede proprio dalla capacità di meraviglia dell’anziano pontefice.

Aristotele afferma che la filosofia nasce dallo stupore (taumàzein) e in questo Benedetto XVI si conferma papa filosofo; Joseph Ratzinger è un uomo che si stupisce, lo si coglie negli occhi, dai gesti, dal movimento del corpo, lo si è capito sin dal pomeriggio del 19 aprile, lo si legge in queste pagine rivolte per lo più ai giovani e dedicate alla riflessione sulle figure dei Magi (la GMG era ispirata dal passo di Matteo “Siamo venuti per adorarlo”, anche in considerazione che a Colonia si venerano tradizionalmente le reliquie dei Magi).

“Possiamo immaginare lo stupore dei Magi davanti al Bambino in fasce!”, esclama Benedetto XVI arrivando a bordo del battello sul Reno il 18 agosto nel primo discorso ai giovani, intitolato significativamente “Lasciatevi sorprendere da Cristo!”, e di seguito continua con l’unica citazione di tutti i suoi discorsi di quei giorni (se si escludono i rinvii ai discorsi del suo predecessore), presa dal Sermone n. 160 di S. Pietro Crisologo: “I Magi sono pieni di stupore davanti a ciò che vedono; il cielo sulla terra e la terra nel cielo; l’uomo in Dio e Dio nell’uomo; vedono racchiuso in un piccolissimo corpo chi non può essere contenuto da tutto il mondo”.

È lo stupore il “vangelo” di Benedetto XVI, la buona notizia che lui intende annunciare al mondo. Basta con i dubbi eretti a sistema, sembra dichiarare papa Ratzinger, è ora, per l’uomo, di stupirsi. Solo lo stupore può superare le secche di un dubbio che sembra aver prosciugato le sorgenti della fede.

Con un’espressione più volte ricordata anche da Ruini, il papa rileva che “In vaste parti del mondo esiste oggi una strana dimenticanza di Dio. Sembra che tutto vada ugualmente senza di lui”: è un rilevare pieno di stupore, la dimenticanza è appunto “strana”. Il candore del papa è disarmante, non a caso i suoi interlocutori rimangono a loro volta stupiti da questo “evangelizzatore che dolcemente sa quasi costringere a prestare attenzione a Cristo”. Con la forza dello stupore i ragionamenti del papa finiscono per mettere in crisi i dubbiosi e gli scettici. Anche quando, introducendo il Sinodo sull’Eucaristia, ha affermato che dichiarare ad un tempo l’importanza “privata” di Dio e negarne la dimensione pubblica non è democrazia ma ipocrisia, anche quella stessa fortissima affermazione, è frutto di quello stupore. Pure la ormai famosa affermazione che, ribaltando la sentenza di Grozio (e di Bonhoeffer), invita i non credenti a vivere “come se Dio ci fosse” è frutto di quello stupore che provoca altro stupore. Così come la constatazione, dopo quella della “strana dimenticanza di Dio”, della presenza di “come un boom del religioso”. “Non voglio screditare tutto ciò che c’è in questo contesto”, dice il papa, “Può esserci la gioia sincera della scoperta. Ma, per dire il vero, non di rado la religione diventa quasi un prodotto di consumo. Si sceglie quello che piace, e certuni sanno anche trarne profitto”.

Può stupire che un papa si stupisca ma è così. Al “mito” del dubbio Ratzinger osa contrapporre la realtà dello stupore che comprende e supera il dubbio. Ecco perché alla domanda rivolta al cardinale Ruini sul “lucido pessimismo” di Benedetto XVI Ruini ha risposto parlando di acuta consapevolezza del Pontefice ma avrebbe potuto citare una battuta di Chesterton, geniale poeta dello stupore che nel suo “Ortodossia” afferma: “Spesso ho preferito chiamarmi ottimista per evitare la troppo evidente bestemmia del pessimismo. Ma tutto l’ottimismo dell’epoca è stato falso e scoraggiante, per questa ragione: che ha sempre cercato di provare che noi siamo fatti per il mondo. L’ottimismo cristiano invece e’ basato sul fatto che noi non siamo fatti per il mondo”.

È noto che il papa sia stato lettore di Chesterton che ritroviamo citato quasi alla lettera nel discorso del 21 agosto alla Conferenza Episcopale Tedesca: “In realtà l’uomo diventa libero quando si lega, quando trova le radici, perché allora può crescere e maturare” e nello stesso discorso, con la stessa candida fermezza dello scrittore inglese, risistema gli accenti su un altro grande “mito” moderno, quello della ricerca.

Se rispetto al dubbio il papa propone lo stupore, alla ricerca egli aggiunge l’attesa e l’incontro. “Molte persone oggi sono alla ricerca. Anche noi lo siamo. In fondo, in una differente dialettica, devono esserci sempre ambedue le cose. Dobbiamo rispettare la ricerca dell’uomo, sostenerla, fargli sentire che la fede non è semplicemente dogmatismo in sé completo che spegne la ricerca, la grande sete dell’uomo, ma che invece proietta il suo pellegrinaggio verso l’infinito; che noi, in quanto credenti, siamo sempre contemporaneamente coloro che cercano e coloro che trovano”.

Ai giovani seminaristi due giorni prima aveva detto: “Più conosci Gesù e più il suo mistero ti attrae; più lo incontri e più sei spinto a cercarlo”. L’incontro è più importante della ricerca, la precede, la fonda, l’alimenta; la risposta è più grande della domanda e, soprattutto, esiste. Del resto anche l’incontro dei Magi, filo conduttore dei discorsi tedeschi di Benedetto XVI, non si è svolto nel modo atteso, immaginato.

Su questo punto il papa si è soffermato a lungo: le aspettative umane sono sempre spiazzate dall’infinita realtà di Dio e del suo mistero. Il gesuita William Lynch negli anni 70 ha dedicato molti studi e diversi testi a questo tema del rapporto tra fede e immaginazione. In “Faith and Imagination” Lynch descrive la fede come “attesa e sorpresa”, come rapporto dinamico tra l’atteso e l’inatteso: ad Abramo viene promessa una discendenza infinita ma poi gli si chiede di sacrificare il figlio; dalle promesse di Dio scaturisce l’attesa dell’avvento del Messia, ma il modo come arriva è inaspettato.

Il titolo dato al libro è tratto dall’affermazione per cui “solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo” proclamata da Benedetto XVI durante la veglia di preghiera del 20 agosto. Già nel 1996 nel libro-intervista “Il sale della terra”, l’allora cardinale aveva affermato che era necessaria “una rivoluzione della fede in senso molteplice. Anzitutto ne abbiamo bisogno per ritrovare il coraggio di andare contro le opinioni comuni […]. Per questo dovremmo avere il coraggio di metterci in cammino, anche contro quello che viene visto come la “normalità” per l’uomo della fine del secolo XX, e di riscoprire la fede nella sua semplicità”.

Il già citato Chesterton, considerato un tradizionalista, in “La Chiesa cattolica e la conversione” diceva che il cattolicesimo è “una religione nuova, vale a dire una rivoluzione” e quindi “non sarà mai una tradizione. Sarà sempre una cosa scomoda, nuova e pericolosa”. Anche Ratzinger, come Chesterton, è considerato un tradizionalista in quanto espressione massima della Chiesa intesa come istituzione, gerarchia, potere. La questione che i moderni fanno fatica a cogliere è che “in un tempo nel quale si negava e disprezzava stupidamente la tradizione, la Chiesa ha difeso la tradizione. Ma ciò fu soltanto perché la Chiesa è sempre la sola disposta a difendere tutto ciò che in un dato momento viene stupidamente disprezzato. E come già nel diciannovesimo secolo diventò campione della tradizione, sta per diventare nel ventesimo il campione della ragione”. Ed è a queste parole dello scrittore inglese – datate 1926, un anno prima della nascita di Ratzinger – che aderiscono perfettamente quelle del prefetto della Congregazione della fede quando invitava i cattolici a “ritrovare il coraggio di andare contro le opinioni comuni”. La Chiesa è sempre scomoda e pericolosa perché, osserva sempre Chesterton “Non c’è invece niente di così pericoloso e di così eccitante come l’ortodossia: l’ortodossia è la saggezza e l’essere saggi è più drammatico che l’essere pazzi. La chiesa non scelse mai le strade battute, ne accettò i luoghi comuni, non fu mai rispettabile. E’ facile essere pazzi; è facile essere eretici; è sempre facile lasciare che un’epoca si metta alla testa di qualche cosa, difficile è conservare la propria testa; è sempre facile essere modernisti, come è facile essere snob”.

Nel libro ci sono ovviamente molti altri spunti sui quali è giusto e importante ritornare: gli incontri con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane, con gli ebrei, con i musulmani, il tema dell’ecumenismo, quello del dialogo interreligioso, quello del “nuovo paganesimo” che esiste anche all´interno del cattolicesimo. Sono tutti temi fondamentali ma è opportuno ricordare con quale “stile”, perché lo stile fa l’uomo, questo papa affronterà queste sfide. È lo stupore la “cifra” dell’inizio del pontificato di Ratzinger.
ratzi.lella
Friday, October 28, 2005 8:25 AM
bellissimo articolo!!!!
Mi piace molto questa insistenza sullo "stupore" di papa ratzi!! glielo si legge negli occhi.

intanto vorrei dirvi che ci sono servizi su papa benedetto su

GENTE: un articolo di alessandra borghese sull'incontro del papa con i bimbi;


OGGI: un bel servizio sulla pittrice (la mamma di salvatore e silvio muccino) che ha realizzato un bel ritratto del papa. c'e' anche una foto dell'artista con benedetto xvi. la cosa strana è che anche la pittriche parla dello "stupore" del papa che ha fissato perfettamente sulla tela;

CHI: un articolo sul pittore (sartini) che ha realizzato il quadro che poi ferra' trasformato in mosaico e messo nella basilica di san paolo fuori le mura.


Ratzigirl
Monday, November 14, 2005 1:58 PM
Documento Pdf...con sorpresa!!!!
Ecco il Link!!!

a pag 2, piccolissima c'è una foto che io cerco da tempo e che non ho mai trovato, è la foto di quando Ratzi è stato prof della Pontificia università Gregoriana...ed è di una bellezza unica...purtroppo adesso ho capito perchè non la trovo: è una foto della segreteria Generale dell'università e devo scoprire come poterla ottenere!!!! aiutatemi!!!!
Ratzigirl
Tuesday, November 15, 2005 1:35 AM
"Il Tempo " ediz. sabato 12 novembre
Un premio al Papa


È tutto pronto per la terza edizione del "Premio internazionale Giuseppe Sciacca", la cui cerimonia di premiazione si svolgerà oggi alle 16.30 nell’Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana nella città del Vaticano, e che quest’anno vede come unico vincitore assoluto Papa Benedetto XVI. Il premio, promosso dall’associazione nazionale di cultura e volontariato "Uomo e società", per la prima volta non vedrà il suo momento clou nella nostra città che comunque verrà rappresentata da don Bruno Lima, presidente della manifestazione, e dalla ditta "Socostramo srl Ludovici" che ha contribuito a sponsorizzarla. La giuria del premio assegna ogni anno un premio assoluto ed una serie di riconoscimenti a giovani emeriti che si sono distinti in varie categorie, dal giornalismo all’arte, dall’economia alla letteratura.
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