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Paparatzifan
Sunday, August 21, 2005 9:36 PM
Re: Avvenire di oggi

Scritto da: Ratzigirl 20/08/2005 11.18
Nel quotidiano Avvenire di oggi speciale di 12 pagine sulla giornata del Papa di ieri!!!

Correte perchè finiscono tutte le copie!!!

Poi manderò un'email alla redazione di avvenire per ringraziarli....è davvero il miglior giornale che ci sia per le notizie sul Papa!!!


Sto comprando tutti gli Avvenire. Peccato domani non esce e dobbiamo aspettare martedì...
Paparatzifan
Sunday, August 21, 2005 9:41 PM
Re: Giornali in vendita oggi

Scritto da: Ratzigirl 19/08/2005 11.42
Oggi ho fatto una scorpacciata dio giornali e riviste (la borsa sta chiedendo pietà e il portafoglio piange!!!)

AVVENIRE DEL 19 AGOSTO Articoli a iosa sulla giornata di ieri

PANORAMA e L'espresso Articoli sulla GMG

BILD del 19 AGOSTO articoli e foto gigante di B16

FOCUS (tedesco) SPECIALE BENEDETTO CON MEGA FOTO SULLA COPERTINA (c'è scritto PAPST BENEDIKT SUPERSTAR!!!)

consiglio: IN questi giorni dateci un'occhiata al quotidiano AVVENIRE è quello più fornito!


UN BACIO!!! VOLATE IN EDICOLA CHE FINISCONO TUTTI!!!!


Mi sa che ci attende una settimana di passione... per il portafoglio, dico!!!
Per Papa Ratzi, gli schei si trovano... o no, ragazze????

Paparatzifan
Sunday, August 21, 2005 9:47 PM
Articolo da svenimento - A pranzo dal Papa

La Stampa, 20 agosto 2005

IL PRANZO L’EMOZIONE HA BLOCCATO ALCUNI RAGAZZI. ALTRI SI SONO FATTI CORAGGIO, HANNO CHIACCHIERATO, GLI HANNO OFFERTO DEI DONI
A tavola come un nonno fra 12 nipotini
inviata a COLONIA

Dodici come gli apostoli. Seduti intorno a un tavolo rotondo nel seminario di Colonia, con il Papa in mezzo a loro, a condividere un pranzo frugale: una crêpe con verdure, un'insalata e uno strudel di mele con cannella. Dodici giovani provenienti dai cinque continenti, così emozionati che nessuno osava prendere i posti vicini a lui «e allora è venuto il vescovo che si occupa del protocollo e ha preso per le spalle due di noi e li ha portati lì, davanti alle sedie che scottavano».

Christille Giraudet, che ha vent'anni ed è una volontaria francese, racconta i minuti che hanno preceduto l'ingresso del Papa nella sala, quando «avevamo tutti lo stomaco chiuso per l'emozione, non osavamo muoverci per rispetto» ma lei è riuscita ad avere la sedia di fronte a lui, «proprio quella che volevo, per vederlo in faccia». E poi? «Poi lui è entrato, sorridente, gentile, e mi ha subito comunicato un forte senso di vicinanza. L'ho sentito come una guida, un nonno saggio, dal quale mi aspetto che prenda posizioni difficili. Ha chiesto a ognuno di noi il nome e la provenienza, poi ha recitato una piccola benedizione in latino e il pranzo è cominciato».

Lauriane-Salomé Moufouma-Okia, che ha 28 anni e viene dal Congo, era stata messa alla destra del Papa. «Un onore, certo, ma io tremavo, non riuscivo a smettere di tremare. Lui se n'è accorto, mi ha messo una mano sul braccio e mi ha calmata. Poi ci siamo messi a parlare del Congo, lui conosce bene la nostra situazione e questo mi ha colpito». Lauriane-Salomé aveva un dono per lui, un medaglione a forma di Africa da portare al collo: «Credo gli sia piaciuto, mi ha ringraziata, sembrava contento».

Benedetto XVI ha regalato a ciascuno una medaglia d'argento: da un lato il suo volto, dall'altro il logo della Giornata della Gioventù. «Sarà la cosa più preziosa di tutta la mia vita - dice Martin Hounzimme Adonha, che ha 27 anni ed è un insegnante del Benin -. Potrò sempre dire che ho pranzato col papa e che lui mi ha affidato un messaggio: ricordare che abbiamo una grande responsabilità verso le generazioni future, che dobbiamo mettere sempre Gesù al centro del nostro insegnamento». Che era stato scelto per questo appuntamento Martin lo ha saputo, come tutti gli altri, per lettera. Una busta arrivata da Colonia, poche righe, la richiesta di rispondere sì o no. «E' stato sì, subito. E non voglio neppure sapere perché proprio io. E' un miracolo».

La più piccola del gruppo è l'australiana Lubica Jovanovic, 19 anni. «Volevo abbracciarlo, ma certo non potevo farlo. Gli ho solo detto: allora ci vedremo a Sydney nel 2008, alla prossima Giornata della Gioventù. Mi ha risposto: forse, se Dio vorrà». Gli ha regalato tre piccoli koala di peluche, li aveva messi in valigia per lui, «non sapevo proprio che cosa si regala a un Papa, allora gli ho fatto un piccolo gesto di tenerezza».

Nicolàs Josè Frias Ossandon, 19 anni, viene dal Cile e voleva chiedergli che cosa avesse provato, la sera della sua elezione, affacciandosi al balcone e vedendo tutta quella gente in piazza San Pietro: «Mi ha risposto che l'aveva colpito il fatto che così tanti si interessassero all'elezione del nuovo Papa. Allora gli ho chiesto come fa a fare un lavoro così difficile e lui ha detto: Faccio la volontà del Signore, faccio quello che Lui mi ha chiamato a fare».

La conversazione è andata avanti per un'ora, con Benedetto XVI che passava dal francese all'inglese e al tedesco, traducendo per chi non capiva e coinvolgendo chi era troppo timido per farsi avanti.

Come Yunju RosaLee, 21 anni, da Taiwan, che pure aveva tante cose da dirgli: «Mi ha assicurato che ci segue con attenzione, che sa quant'è difficile vivere la propria religione quando si è minoranza come noi. Io gli ho regalato un Cd con le musiche sacre della nostra band, magari lo ascolta nel tempo libero. Ma ne ha, di tempo libero?».

Véronique Rondeau, 23 anni, canadese, era così commossa che non è riuscita a dire niente, «solo grazie, mille volte grazie, è un onore così grande essere qui con lei». Il ventenne Johnny Bassous, palestinese, è stato più disinvolto, gli ha raccontato di quanto tutti soffrano per la mancanza di futuro e allora lui gli ha raccomandato il perdono: «Dovete fare dei gesti di apertura e riconciliazione, mi ha detto, dovete agire per la pace, avere la pace dentro il cuore».

Quando tutti cominciavano a sciogliersi, era tempo di andare. «E' finito così in fretta, che peccato - racconta la tedesca Anna Franziska Herbst -. Lui ha detto ancora una preghiera in latino, poi ci ha benedetti a uno a uno. Ci siamo sentiti tutti importanti ai suoi occhi, era stato molto accessibile, irradiava pace e saggezza».

E adesso? «Adesso devo pensare con calma a questo incontro - dice lo sloveno Aleksander Pavkovic, 28 anni -. Devo prendermi del tempo per capire che cos'è successo dentro di me. Devo rivedere la direzione della mia vita: forse va cambiata, forse no».
Sihaya.b16247
Monday, August 22, 2005 12:23 AM
Re: Articolo da svenimento - A pranzo dal Papa

Scritto da: Paparatzifan 21/08/2005 21.47

La Stampa, 20 agosto 2005

IL PRANZO L’EMOZIONE HA BLOCCATO ALCUNI RAGAZZI. ALTRI SI SONO FATTI CORAGGIO, HANNO CHIACCHIERATO, GLI HANNO OFFERTO DEI DONI
A tavola come un nonno fra 12 nipotini
inviata a COLONIA




GRAZIE GLORIA GRAZIE GRACIAS DANKE!!!
rosa22253
Monday, August 22, 2005 12:51 AM
Quattro giorni pieni d'emozioni

… credo anche per il Papa. Ha avuto un gran successo! Sono felice che sia andato tutto bene … a parte l'organizzazione. Sono rimasta incollata alla televisione per non perdermi niente, ma era quasi impossibile vedere proprio tutto. Ero stata preoccupata di come lo avessero accolto i tedeschi, e forse anche lui. Pensavo che fossero rimasti un po' freddini. Ma lui, con il suo modo aperto, semplice e dolce ha lasciato perplesso tanti. Molti, come noi in questo forum, sanno già che non si può non volergli bene e sempre più gente se ne sta accorgendo.
Quando ho sentito che si aspettavano 400.000 persone per l'evento mi sono sembrate poche. Difatti è arrivato il doppio della gente e ha messo in ginocchio l'organizzazione. Alla messa erano persino un milione! Ed erano 200 milioni le persone in tutto il mondo che l'hanno seguita alla TV.

Il Papa comunque mi è sembrato più rilassato e felice quando era tra i giovani e veramente a suo agio l'ho visto all'incontro con i seminaristi. C'è la Ratzingerite galoppante anche tra loro!

Oggi, al suo ritorno l'aereo ha fatto un giro sopra il suo paese nativo Marktl am Inn che l'ha salutato sparando razzi bianchi e gialli, i colori del Vaticano. Un bellissimo omaggio pieno d'affetto! Penso che fosse per questa ragione che l'aereo era partito con ritardo. Il Papa ha recitato un "Ave Maria" via radio con la gente che era nella piazza di Marktl per salutarlo mentre lo sorvolava.

Lo saluto anch'io, felice che è tornato sano e salvo da quest'avventura piena di successo!

(Ahia, ho sbagliato topic volevo mettere il post sotto GMG

[Modificato da rosa22253 22/08/2005 0.56]

[Modificato da rosa22253 22/08/2005 1.02]

Ratzigirl
Monday, August 22, 2005 12:38 PM
Ehehehhee
A lui le sorvolate aeree devono piacere proprio tanto...anche durante il viaggio a Bari l'aveva fatto...ricordate?
Paparatzifan
Monday, August 22, 2005 8:58 PM
Articolo sconcertante di Vittorio Messori

Da La Stampa, 19 agosto 2005

Messori: a Colonia Ratzinger soffre

“La giornata mondiale della gioventù è una creatura di Karol Wojtyla. Benedetto XVI non l’avrebbe mai convocata e, se avesse potuto, non vi avrebbe partecipato. Ora è a Colonia per senso del dovere ma, conoscendolo, so che sta soffrendo: bagni di folla e fede da stadio non sono per lui”. Vittorio Messori, lo scrittore cattolico italiano più letto nel mondo (unico ad aver scritto un libro con gli ultimi due Papi), legge nel volto di Joseph Ratzinger la “difficoltà di adeguarsi a una kermesse lontana dalla sua sensibilità”.

- Perché, secondo lei, Benedetto XVI soffre a Colonia?

“Per Wojtyla, la GMG era una festa. Per Ratzinger, una sofferenza, un impegno gravoso da onorare con grande senso di responsabilità. Giovanni Paolo II era prete da campeggio in montagna. Il suo successore vive da sempre nella penombra delle biblioteche. Per questo funzionava la accoppiata. Erano complementari. Uno popolare, estroverso, carismatico abituato alle gite parrocchiali, con la vocazione d’attore. L’altro riflessivo, aristocratico, dai ragionamenti taglienti. Opposti persino nel modo di stare a tavola”.

- Prego?

“Sì, Giovanni Paolo II era rimasto uomo del popolo. A fine pasto buttava le posate così come capitava invece di riporle parallele nel piatto come detta il galateo. Ratzinger, invece, è impeccabile. L’episcopio di Cracovia era un porto di mare di giorno e di notte. Benedetto XVI è tutt’uno con le quiete stanze delle accademie e la sua vocazione sono gli studi”.

- E’ solo questione di stili diversi?

“Wojtyla era pragmatico, un uomo d’azione, un ex seminarista-operaio. Più portato a fare che a spaccare il capello in quattro, filosofo e non teologo, poco appassionato a San Tommaso. Da giovane era incerto se recitare o fare il prete. Il professor Ratzinger, invece, i giovani li conosce solo come studenti da ricevere per colloqui vis-a-vis”.

- Nella spianata di Marienfeld, Benedetto XVI rischia una sconfitta mediatica?

“Il suo linguaggio è poco adatto ai raduni stile Woodstock. Lui lo sa e fa bene a non tentare un’impossibile imitazione di Giovanni Paolo II. Ne uscirebbe a pezzi se affrontasse un milione di ragazzi con le stesse armi comunicative di Wojtyla, che era attore, mimo, cantante”.

- Se non fosse una decisione del suo precedente, crede che Benedetto XVI avrebbe voluto Colonia 2005?
“No, perché alle acclamazioni preferisce i toni pacati. A Wojtyla bastava una battuta, un passo di danza per entrare in sintonia con i giovani. A Ratzinger serve un contesto più intimo per far crescere la riflessione. Wojtyla non aveva bisogno di credere. La sua fede era istintiva, mistica: la fede non gli serviva. Per lui Cristo era evidente. Pregava tutta la notte sdraiato sul pavimento alla slava, con le braccia in croce. Ratzinger è l’intellettuale post-moderno che crede fino in fondo nonostante i dubbi. La fede è una continua vittoria della ragione sulle domande che l’assediano. Che Dio esiste e Gesù è suo figlio te lo dimostra con il ragionamento”.

- In uno stadio, il ragionamento conta meno dell’emozione?

“Giovanni Paolo II è stato uno degli ultimi figli della cultura popolare cattolica. E la forza del suo messaggio derivava anche da questo. Ratzinger era l’eminenza grigia del precedente pontificato. Riequilibrava gli slanci di Wojtyla. Se invece che cattolico fosse stato un agnostico o un ateo sarebbe stato molto pericoloso. Avrebbe colto le difficoltà logiche del cristianesimo. Da giovane faceva fatica a credere. La biografia di Wojtyla era al centro della sua missione. Ratzinger è teologia pura. Gli consiglio solo di trovarsi una “spalla” che bilanci il suo essere così introverso”.

- Lei che li ha conosciuti da vicino entrambi, chi sente più vicino alle sue corde?

“Senza dubbio Benedetto XVI. Vengo dall’azionismo torinese. Sono stato il discepolo prediletto di Galante Garrone. Anche per me, come per ratzinger, la fede non è un dato di fatto ma una scommessa senza fine”.
Paparatzifan
Monday, August 22, 2005 9:02 PM
Paparatzifan risponde a Vittorio Messori
Caro Vittorio:
Ho letto tanti scritti tuoi compreso il libro che hai fatto con il card. Ratzinger “Rapporto sulla fede”. Ma ti devo confessare che ha volte le tue dichiarazioni mi lasciano perplessa. Tu parli della sofferenza del Papa alla GMG?

Ma, mi chiedo, se questa intervista è stata rilasciata prima della festa di accoglienza al Papa sulle rive del Reno. Se è così, penso che tu dovresti ricrederti perché quello che abbiamo visto, una come me che ha seguito la diretta della RAI1, è completamente diverso dalle tue dichiarazioni. A meno che lo schermo della mia TV sia stato sporco in quel momento (NON credo!), ho visto un Papa sorridente e felice che salutava con gioia i ragazzi che l’acclamavano.

Sofferenza? Ma dici sul serio? Tu puoi dire che conoscevi il cardinale ma credo che tu non conosci il Papa! Perché, sai, adesso lui è diventato Papa e la persona che accetta di diventare Papa deve, per forza, fare delle rinunce. Una cosa è il pensiero da cardinale, - e non mi riferisco al mutamento dottrinario – ma ad altre prese di posizione o gusti personali.

Ti faccio un esempio: poco tempo dopo l’elezione di Giovanni Paolo I, qualche giornale aveva riportato un articolo del card. Luciani sul Concordato tra l’Italia e la Santa Sede. Quando Papa Luciani ha saputo di questa pubblicazione, ha detto: “Invece, la Santa Sede è libera”. Voleva dire che lui la pensava in un certo modo quando era cardinale e dopo che era diventato Papa doveva adeguarsi al suo nuovo ruolo. Come Benedetto XVI, Ratzinger sarà certamente cambiato. Se magari non gli piacevano prima i bagni di folla, la fede da stadio, i megaraduni stile Woodstock, adesso noi l’abbiamo visto fino alla fine della GMG tutt’altro che sofferente. Gioia finta? Non mi pare. Non mi pare affatto! In dichiarazioni prima di lasciare la Germania ha detto di sentirsi commosso e che le GMG sono “un dono che Dio ha fatto alla Chiesa”.

Caro Vittorio: ti prego di leggere bene il volto del Papa, altrimenti ti consiglio di cambiare libro...
RATZGIRL
Tuesday, August 23, 2005 12:23 AM
Re: Paparatzifan risponde a Vittorio Messori

Scritto da: Paparatzifan 22/08/2005 21.02
Caro Vittorio:
Ho letto tanti scritti tuoi compreso il libro che hai fatto con il card. Ratzinger “Rapporto sulla fede”. Ma ti devo confessare che ha volte le tue dichiarazioni mi lasciano perplessa. Tu parli della sofferenza del Papa alla GMG?

Ma, mi chiedo, se questa intervista è stata rilasciata prima della festa di accoglienza al Papa sulle rive del Reno. Se è così, penso che tu dovresti ricrederti perché quello che abbiamo visto, una come me che ha seguito la diretta della RAI1, è completamente diverso dalle tue dichiarazioni. A meno che lo schermo della mia TV sia stato sporco in quel momento (NON credo!), ho visto un Papa sorridente e felice che salutava con gioia i ragazzi che l’acclamavano.

Sofferenza? Ma dici sul serio? Tu puoi dire che conoscevi il cardinale ma credo che tu non conosci il Papa! Perché, sai, adesso lui è diventato Papa e la persona che accetta di diventare Papa deve, per forza, fare delle rinunce. Una cosa è il pensiero da cardinale, - e non mi riferisco al mutamento dottrinario – ma ad altre prese di posizione o gusti personali.

Ti faccio un esempio: poco tempo dopo l’elezione di Giovanni Paolo I, qualche giornale aveva riportato un articolo del card. Luciani sul Concordato tra l’Italia e la Santa Sede. Quando Papa Luciani ha saputo di questa pubblicazione, ha detto: “Invece, la Santa Sede è libera”. Voleva dire che lui la pensava in un certo modo quando era cardinale e dopo che era diventato Papa doveva adeguarsi al suo nuovo ruolo. Come Benedetto XVI, Ratzinger sarà certamente cambiato. Se magari non gli piacevano prima i bagni di folla, la fede da stadio, i megaraduni stile Woodstock, adesso noi l’abbiamo visto fino alla fine della GMG tutt’altro che sofferente. Gioia finta? Non mi pare. Non mi pare affatto! In dichiarazioni prima di lasciare la Germania ha detto di sentirsi commosso e che le GMG sono “un dono che Dio ha fatto alla Chiesa”.

Caro Vittorio: ti prego di leggere bene il volto del Papa, altrimenti ti consiglio di cambiare libro...



GRANDE PAPARATZIFAN!
Con quest'ultima frase hai espresso nel migliore dei modi il pensiero di tutte noi.
dipl
Tuesday, August 23, 2005 3:19 PM
Da Avvenire di domenica 21/8
Riprovo a postarlo...


IDEE
Nei giorni della Gmg la scrittrice Grazia Livi racconta la sua emozione davanti ai primi gesti del nuovo Pontefice

Ratzinger, pensiero e umiltà

«Amarlo mi era naturale. E anche accogliere, attraverso di lui, verità che andavano oltre il mio sapere E sentire le parole che il vento porta con sé: "Senza di te dove andrò? Tu solo hai parole di vita eterna"»

Di Grazia Livi

Si può amare d’un tratto? A me è accaduto. La finestra è stata aperta, il solenne cardinale ha letto l’annunzio, e lui si è fatto avanti: un intimo, un fratello riservato, straniero. Ma non si è realmente affacciato, è rimasto nel riquadro di tenue luminosità, fra l’ombra retrostante e la piazza in luce. Habemus Papam. Io non sapevo nulla di lui. Avevo nell’orecchio un’idea semplificata, opinioni comuni, un’etichetta: Ratzinger. Niente di più. Per questo partecipavo all’evento e bevevo le parole con speciale attenzione. «Io sono l’umile operaio chiamato a lavorare nella vigna del Signore». Le definii, tra me, le parole della responsabilità, le più semplici che avessi sentito. E subito mi tornarono alla mente altri papi: Paolo VI col viso dubbioso; Giovanni XXIII, mite, rivolto con benevolenza sia all’anima sia alla carne; Giovanni Paolo II dalla robusta voce sonora, piena di lungimiranza e perdono. L’investitura li aveva segnati così grandiosamente che non avrei potuto amarli subito. Mantella cremisi, pallio arabescato, catena d’oro col crocifisso luccicante in mezzo al petto. Autorità negli occhi. Si muovevano con lentezza come regnanti sulla terra, oberati dall’universalità, appesantiti dai simboli. L’identità di ciascuno era
stata cancellata dall’enorme parola: Papa. Anche per Ratzinger era stata detta, ma lui avanzò ugualmente col suo autentico nome: Joseph, un uomo. Lineamenti regolari e amabili, bontà finissima in ogni ruga del viso, malinconia nello sguardo. La malinconia di chi sa. Dirà in seguito: «Quando si avvicinò la possibilità della mia elezione pregai Dio perché non accadesse». Invece è accaduto, a sorpresa, e lui ora è costretto ad uscire dalla penombra per avvicinarsi meglio alla finestra, in un tripudio di applausi.

Habemus Papam. Nomina incomprensibile, altitudine vertiginosa, distanza abissale da tutti. Avrebbe il desiderio di tirarsi indietro, ma sente che è proprio questo desiderio a togliergli umiltà. Deve pronunziare il grande nome che ha scelto e compiere i sacri gesti. Benedetto XVI. «Io, debole servitore di Dio, devo assumere davanti a voi un compito inaudito». La parola «inaudito» rimbombò nella piazza e anche nel silenzio che era dentro di me. Aggiunse: «Come posso fare questo? Sarò in grado di farlo?». E d’improvviso, con un lampo di gioia fuggevole: «Ma io non solo solo! Io non devo portare da solo ciò che realmente supera ogni capacità umana! Aiutatemi voi! Con la vostra preghiera, la vostra indulgenza, con la vostra speranza, col vostro amore». Mai una Papa appena eletto aveva parlato così. Da debole a deboli.

Da ferito a feriti. Da umano a umani. Dunque la lunga vita ecclesiale aveva suscitato in lui una consapevolezza dimessa, dolce, modesta, comprensiva: la consapevolezza d’una similitudine. Eppure Papa voleva dire essere stato bambino, ragazzo, giovane, adulto, maturo, vecchio. Era la conseguenza d’una vita. L’esito. Aveva camminato lungo la linea retta della propria volontà e anche di un’altra volontà, non visibile all’occhio. I genitori credenti, la buona realtà quotidiana nelle sale ordinate della gendarmeria, i collegi fitti di norme, divieti, costrizioni, le dita intenerite dalla voce del pianoforte, l’intesa col fratello musicista e prete, la teologia come passione ostinata, servita da compiti incessanti, gli studi nelle stanze piene d’ombra, col silenzio sotto, negli orti: tutto aveva contribuito alla dedizione. E la dedizione era stata suscitata dalla sua stessa fedeltà, scelta dopo scelta. Si crea così un destino. Non solo. Dall’alto, dal vertice rispettato, erano calati su di lui ordini inflessibili, repentini, che avevano provocato passaggi da un ruolo al ruolo opposto, cambiamenti di sede, infine un incarico lunghissimo e ingrato. Controllo della dottrina della fede. «Se il mio compito fosse stato di controllo, mai avrei accettato questo servizio alla Chiesa!». Era ben altro. Gli era stato ordinato di approfondire, di definire, di distinguere. Poiché la verità cristiana è un immenso campo dai confini nitidi, una distesa di precetti di inalterabile fermezza. E d’un tratto era divenuto lui stesso la fermezza! Una durissima responsabilità, un onere da portare andando a piedi dalla casa all’ufficio e dall’ufficio a casa, da solo, racchiuso nei pensieri, a tratti nelle preghiere che andava pronunciando tra sé in lingua straniera. Per ventidue anni. Fin quando era giunta la svolta temuta. E lui ha abbassato il capo, offrendo la sua esistenza svuotata, nullificata. Habemus Papam. «"Pasci le mie pecore", così dice Cristo a Pietro e a me, in questo momento». Chi si è affacciato alla finestra è dunque il Buon Pastore. Parla nei «deserti che si moltiplicano nel mondo», offre la sua vita per «le pecore in miserevole condizione». Fin sulla croce. Come riuscirò? Come potrò? «Pregate perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi», la voce era divenuta così piena di coscienza che mi commossi per tutte le tragedie della storia e anche per la tragedia sua che, dopo avere accettato, chiedeva aiuto come una creatura qualsiasi. Chi era? Un uomo al massimo grado, per tormento e per santità, così pensai. Non ne avevo mai incontrati così. Amarlo mi era naturale. E anche accogliere, attraverso di lui, ispirazioni e riconoscere verità che andavano oltre il mio sapere e sentire echi di parole che il vento non aveva mai smesso di portare con sé: «Senza di te dove andrò? Tu solo hai parole di vita eterna».
Ratzigirl
Tuesday, August 23, 2005 4:23 PM
Grazie!!!!!
dipl, grazie di cuore di questo articolo!!! ...

Comunque, su avvenire di oggi, altre 13 pagine sul dopo GMG....Questo giornale merita un premio!!!!
Nikki72
Tuesday, August 23, 2005 5:43 PM
Re: Articolo sconcertante di Vittorio Messori

Wojtyla non aveva bisogno di credere. La sua fede era istintiva, mistica: la fede non gli serviva. Per lui Cristo era evidente. Pregava tutta la notte sdraiato sul pavimento alla slava, con le braccia in croce. Ratzinger è l’intellettuale post-moderno che crede fino in fondo nonostante i dubbi. La fede è una continua vittoria della ragione sulle domande che l’assediano. Che Dio esiste e Gesù è suo figlio te lo dimostra con il ragionamento”.



Condivido in pieno questo passaggio, c'è molta differenza tra Karol e Ratzi nell'approccio alla fede e al modo di viverla e trasmetterla agli altri. per questo GP2 non mi ha mai coinvolta più di tanto e Ratzi invece m'ha conquistata subito, anche grazie ai suoi libri. è proprio l'avvicinarsi a questi temi con la razionalità, col ragionamento che m'affascina. naturalmente il discorso sarebbe lungo... ma posso dire che mi ritrovo in Ratzi più di quanto mi sia mai ritrovata in GP2.






Paparatzifan
Tuesday, August 23, 2005 11:21 PM
Re: Da Avvenire di domenica 21/8

Scritto da: dipl 23/08/2005 15.19
Riprovo a postarlo...
IDEE
Nei giorni della Gmg la scrittrice Grazia Livi racconta la sua emozione davanti ai primi gesti del nuovo Pontefice


Sí, l'avevo letto sull'Avvenire e mi sembrava bello da essere postato qui. Avvenire si merita davvero un applauso per il meraviglioso lavoro svolto per la GMG!!!!


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Prendendo lo spunto da questo articolo, vorrei rispondere a qualcuno che ha opinato oggi su questo forum (sulla sezione sbagliata, quella di "La bellezza del Papa") che non capisce come mai possiamo amare un Papa che è in carica da poco tempo e che non ha fatto niente.

1) Quando tempo ci vuole per amare una persona? Dobbiamo aspettare un anno? Due? Tre? Allora, ragazze, aspettiamo magari un anno per amarlo, sapete? Non siamo in regola! La ristrettezza mentale di certe persone è davvero allarmante! Qual’è la misura dell’amore? Qual’è il tempo dell’amore? Esiste una formula matematica che ti dica, caro utente, quando deve iniziare un amore e quando, forse, dovrà finire? Noi amiamo profondamente il Santo Padre. Alcune subito dopo la sua apparizione sul balcone di San Pietro, altre pochi giorni dopo. Qualcuna prima, durante i funerali di GPII. Ma, cosa interessa sapere quando? Noi l’amiamo e basta!

2) Cosa intendi tu quando dici che non ha fatto niente? Cosa vuol dire fare per te? Certo, non ha scritto ancora nessuna enciclica. Non ha fatto grandi viaggi apostolici. Non ha ancora proclamato santi e beati. Tutte cose che aveva fatto GPII. Senza restare meriti all’opera di GPII, ti chiedo, in fondo qual’è il compito del prete, perché il Papa è anche prete, sai? Il suo compito è: CELEBRARE I MISTERI DIVINI E PORTARE LE ANIME A CRISTO. Perché sai che, alla fine della sua vita terrena, gli verrà chiesto, non quante encicliche ha scritto, ecc., ma quante anime ha portato al Signore. E allora NON importa con quali mezzi lo farà ma se l’ha fatto! Vedi il caso di Papa Luciani. Secondo te neanche lui ha fatto niente perché non ha avuto neanche il tempo. Invece, ti posso assicurare, che in quel mese di pontificato e anche dopo fino al giorno di oggi continua a portare la gente al Signore. Io sono una convertita da lui e se non ci fosse stato lui in quel mesetto di pontificato io non so, al giorno d’oggi, dove sarei andata a finire! Quindi ti consiglio di non misurare le azioni del Papa con il metro umano perché Dio utilizza altre misure che noi non conosciamo ma che sono comunque valide per attirare la gente verso di Lui.
Paparatzifan
Tuesday, August 23, 2005 11:27 PM
Scusate
I commenti degli utenti si trovano su "Le foto della buonanotte"
Paparatzifan
Thursday, August 25, 2005 9:59 PM
Il Papa incontra i lefebvriani scismatici: prove di dialogo
Da "Il Gazzettino"
Mercoledì, 24 Agosto 2005

VATICANO Lunedì Benedetto XVI darà udienza al capo della Fraternità. Le richieste: ritiro della scomunica dell’88 e del permesso scritto per dir messa in latino
Il Papa incontra i lefebvriani scismatici: prove di dialogo


Città del Vaticano. Doveva essere un incontro «riservatissimo», tanto che tuttora nessuno conferma ufficialmente che ci sarà: ma la notizia dell'udienza che Benedetto XVI concederà lunedì prossimo al capo dei lefebvriani scismatici, mons. Bernard Fellay è ormai trapelata e, a meno di novità dell'ultima ora, si tratterà di una incontro che potrebbe cambiare la situazione della Fraternità di San Pio X, da anni «lontana» da Roma, dopo la scomunica del 1988. In realtà, proprio mons. Fellay aveva cercato negli ultimi anni a più riprese di arrivare a parlare direttamente con il Papa per perorare la causa della Fraternità: tuttavia senza riuscirci, anche se il dialogo con la Santa Sede, aveva detto lo stesso vescovo scismatico, non si era mai interrotto.

La visita del superiore generale della Fraternità di San Pio X, che pur non confermata ufficialmente dalla Santa Sede si svolgerà a Castelgandolfo, è stata resa nota prima su internet e poi da alcuni mezzi di informazione: la «fuga di notizie», che non ha certo fatto piacere al Vaticano ma anche alla stessa Fraternità, è stata «provocata», secondo più fonti autorevoli, da una lettera che il vescovo scismatico Richard Williamson (uno dei quattro consacrati nel 1988 da mons. Lefebvre), ha inviato ai propri fedeli, anticipando l'incontro chiesto al papa. Lettera che invitava la Fraternità a non cedere sulle proprie posizioni, e che è finita poi su un forum di cattolici tradizionalisti e di lì è diventata di dominio pubblico. Un ostacolo sulla via del dialogo che colpisce soprattutto Fellay, alle prese con difficoltà interne alla Fraternità: lo scorso anno ha anche rischiato una scissione interna a causa dell'abate Philippe Laguerie.

Sono anni che la Fraternità cercava un dialogo diretto con Giovanni Paolo II, organizzando anche conferenze stampa a due passi da San Pietro: le ultime due si svolsero all'Hotel Columbus di via della Conciliazione. Con l'elezione di Joseph Ratzinger, salutata positivamente dalla Fraternità si cerca ora di riannodare le fila. Due sarebbero le richieste che Fellay porterà al papa: oltre il ritiro della scomunica e la possibilità di celebrare la messa di San Pio V in latino senza chiedere il permesso scritto dell'autorità ecclesiastica. Al di là degli aspetti concreti, se l'incontro sarà effettivamente fatto, sarà una ulteriore testimonianza della volontà di riavvicinamento dei lefebvriani, espressa anche nei fatti, con la partecipazione dei giovani di Juventutem (legati alla Fraternità) alla Gmg di Colonia.

La disponibilità di monsignor Bernard Fellay nei confronti di Ratzinger è nota: sempre il 20 aprile scorso il vescovo ha detto alcuni aspetti della crisi del cattolicesimo sono stati «evocati negli scritti dell'ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e più recentemente nella sua predicazione della Via Crucis del Venerdì santo», aggiungendo che «la tradizione bi-millenaria della chiesa, dimenticata e maltrattata nel corso degli ultimi 40 anni, ritrovi finalmente il posto in questo pontificato e che la santa messa tradizionale sia ristabilita senza condizioni in tutti i suoi diritti».

Paparatzifan
Thursday, August 25, 2005 10:08 PM
Re: Il Papa incontra i lefebvriani scismatici: prove di dialogo

Scritto da: Paparatzifan 25/08/2005 21.59
Da "Il Gazzettino"
Mercoledì, 24 Agosto 2005

VATICANO Lunedì Benedetto XVI darà udienza al capo della Fraternità. Le richieste: ritiro della scomunica dell’88 e del permesso scritto per dir messa in latino
Il Papa incontra i lefebvriani scismatici: prove di dialogo



Caro Papa Ratzi:
Ho molta fiducia in te!!!! Dal 1988 sto pregando ogni giorno perché questi fratelli ritornino al seno della Santa Madre Chiesa ed io so che la risoluzione del loro scisma ti sta molto a cuore! Non si può essere cattolico e, allo stesso tempo, staccato dall'autorità del Santo Padre. Mi auguro che tu possa riportare al più presto questi fratelli cosicché la Chiesa possa gioire con le pecorelle smarrite ritrovate!!!
Dio ti aiuti in questo, carissimo nostro umile lavoratore della Vigna del Signore...
Ratzigirl
Friday, August 26, 2005 12:42 PM
GENTE
Pagina 32 di GENTE di questa settimana c'è un articolo di Alessandra Borghese sul Papa a Colonia!!!! Correte!!!
Paparatzifan
Saturday, August 27, 2005 10:22 PM
Re: GENTE

Scritto da: Ratzigirl 26/08/2005 12.42
Pagina 32 di GENTE di questa settimana c'è un articolo di Alessandra Borghese sul Papa a Colonia!!!! Correte!!!


Please, dimmi esattamente quale numero e data!

Articolo sulla "Oggi" (non so il numero, né la data perché l'ho lasciata al lavoro) ma in copertina piccolo titolo "Tutti pazzi per Ratzi". Foto dell'articolo: DOLCISSIMA!!!! Da SMUACK!!!!


C'è anche "Famiglia cristiana". Copertina BELLISSIMA!!! Articolo poche pagine e poche foto con lui piccolissimo!
Paparatzifan
Saturday, August 27, 2005 11:55 PM
Benedetto XVI, carisma senza show

Il Papa ha superato la sua prima prova

Andrea Tornielli sul Giornale di lunedì 22 agosto

C'è chi ha affermato che se Giovannì Paolo II era un Papa da prima serata, Benedetto XVI è un Papa da seconda serata. Comunicativo il primo, timido e freddo il secondo. In una società abituata a misurare tutto in termini di immagine anche il successore di Pietro viene sottoposto ai criteri dell'audience. Non sono mancati i paragoni, in questi giorni, tra il «globetrotter di Dio» trascinatore di folle, e «l'umile lavoratore nella vigna del Signore» che a settantotto annì si è ritrovato sul trono papale dopo aver trascorso gran parte della sua vita tra i libri.

Eppure a ben guardare ciò che è accaduto in questi giorni a Colonia, si può affermare che Papa Ratzinger ha superato la non facile prova del suo primo viaggio internazionale. E' stato se stesso, sorridente e sensibile, ma sempre, misurato. Sembrava talvolta voler quasi scomparire di fronte all'entusiasmo della gente, di fronte al muro umano di ragazzi che si protendevano per salutarlo. È stato se stesso, prediligendo la parola e la riflessione al gesto teatrale, il contenuto rispetto all'esteriorità. II suo contatto con i giovani della Gmg non è stato certo aiutato dall'organizzazione, che a dispetto della fama teutonica è stata disastrosa e ha tra l'altro impedito al Pontefice di percorrere la grande spiana di Marienfeld facendosi vedere almeno per un istante da chi era distantissimo dall'altare. Non era mai accaduto con Wojtyla, se non a Manila nel 1995 (ma allora i partecipanti erano cinque milionì), e questa è una piccola ombra destinata a pesare sulla Giornata.

L'atteggiamento mìsurato dell'anziano Papa tedesco, al di là delle responsabilità dell'organizzazione, ha però reso visíbile un messaggio al quale Ratzinger tiene molto e che ha già ripetuto più volte: il vescovo di Roma non deve far risplendere la propria luce, non deve essere il protagonista, ma far risplendere la luce di Colui del quale è il vicario. Raccontava a proposito degli applausi Papa Luciani: «L'asino che portava Gesù all'ingresso trionfale in Gerusalemme come poteva pensare che le acclamazioni e i battimani fossero per lui e non per colui che portava sulla groppa?».

L'introduzione dell'adorazione eucaristica nella veglia finale, l'attenzione alla liturgia ben celebrata, sono piccoli grandi segni di questa direzione intrapresa e che i giovani hanno mostrato di capire e di condividere.

Benedetto XVI è stato se stesso anche e soprattutto nella parola. Non ha censurato le differenze. Ha invitato cristiani ed ebrei a un dialogo teologico comune, ha condannato senza mezzi termini ogni forma di terrorismo e l'abuso del nome di Dio che viene fatto da chi giustifica religiosamente la violenza. Ha ribadito il suo «no» allo scontro di civiltà, invitando l'i-slam a un comune impegno contro l'intolleranza. Ha parlato ai «fratelli separati» delle altre confessioni cristiane senza omettere che ciò che la Chiesa cattolica crede e senza preoccuparsì dì concedere l'indulgenza plenaria per una Gmg tutta incentrata sull'adorazione eucaristica proprio nel Paese di Martin Lutero.

Ha saputo parlare al cuore dei giovani con parole dense ed essenziali, invitandoli a cercare la risposta alle loro domande nel volto del bambino dì Betlemme e chiedendo loro di camminare nella Chiesa, nonostante i difetti di tanti suoi esponenti. Non ci sono state trovate o gesti spettacolari, come spesso accadeva nei viaggi di Giovanni Paolo II prima dell'aggravarsi della malattia. Non è detto però che la riuscita di un raduno religioso debba essere misurata solo sulla base delle inquadrature spettacolari di una telecamera.
Paparatzifan
Saturday, August 27, 2005 11:57 PM
Grazie, Andrea...

...per ricordarti sempre dell'umile e Santo Papa Luciani!!!
Ratzigirl
Sunday, August 28, 2005 12:28 PM
....
Non sono in casa adeso e non ho il giornale sotto mano, comunque in copertina c'è la Unziker, se ti può aiutare....è quello di questa settimana...
Paparatzifan
Sunday, August 28, 2005 10:23 PM
Re: ....

Scritto da: Ratzigirl 28/08/2005 12.28
Non sono in casa adeso e non ho il giornale sotto mano, comunque in copertina c'è la Unziker, se ti può aiutare....è quello di questa settimana...


Va bene. Guardo. Grazie mille!!!
Sihaya.b16247
Monday, August 29, 2005 1:57 PM
"Di più" di questa settimana.
C'è Papa Benedetto in copertina, e all'interno un articolo sul crocifisso. E' una "sintesi" del dibattito. Niente foto (tranne una minuscola). Io ho solo sfogliato il giornale ma non l'ho comprato.
Paparatzifan
Monday, August 29, 2005 9:17 PM
Re:

Scritto da: Sihaya.b16247 29/08/2005 13.57
C'è Papa Benedetto in copertina, e all'interno un articolo sul crocifisso. E' una "sintesi" del dibattito. Niente foto (tranne una minuscola). Io ho solo sfogliato il giornale ma non l'ho comprato.


Guarda caso, ho fatto la stessa cosa!
Ratzigirl
Wednesday, August 31, 2005 12:39 PM
VERO
Su "VERO" DI QUESTA SETTIMANA

4pagine con Papa Benedetto e alcune foto sono davvero splendide!!!! Correte!!!!!!!!
Nikki72
Wednesday, August 31, 2005 1:48 PM
Re: VERO

Su Libero di oggi ci sono Ratzi e la Fallaci in copertina... e il titolo è tutto un programma!

Sihaya.b16247
Wednesday, August 31, 2005 10:35 PM
Re: Re: VERO

Scritto da: Nikki72 31/08/2005 13.48
Su Libero di oggi ci sono Ratzi e la Fallaci in copertina... e il titolo è tutto un programma!



COPMPRATO!!! Ma non ancora letto! Poi vi dico! Bella la copertina!!
Ratzigirl
Wednesday, August 31, 2005 11:34 PM
mmmm
Siccome oggi mi sono persa praticamente tutto causa il mio ritorno a casa...potreste riassumermi il contenuto dell'articolo, quando l'avete letto? perchè io oggi sul Tirreno....(che compra mio padre...ma che io credo sia un giornale anticlericale al massimo!!!) ho letto che si possono solo fare ipotesi sul loro dialogo, che nessuna dichiarazione è stata fatta e che la sorella della Fallaci pare che neppure sapesse nulla della visita della sorella dal Papa....fatemi sapere!!
RATZGIRL
Thursday, September 01, 2005 12:15 AM
Re: VERO

Scritto da: Ratzigirl 31/08/2005 12.39
Su "VERO" DI QUESTA SETTIMANA

4pagine con Papa Benedetto e alcune foto sono davvero splendide!!!! Correte!!!!!!!!



Appena ho letto il tuo post,ho subito spedito mia zia all'edicola!lol
Ratzigirl
Wednesday, September 07, 2005 12:36 AM
Da Panorama del 20 AGOSTO
Benedetto XVI ha superato l'esame, anche se è apparso ancora un po' troppo impacciato nel rapporto coi fedeli. Gli organizzatori, invece, ne escono male. Prospettive del nuovo pontificato alla luce dell'appuntamento di Colonia

Promosso papa Ratzinger, bocciati gli organizzatori. E' questo il bilancio della XX Giornata mondiale della gioventù, che si è conclusa domenica 21 agosto sulla spianata di Marienfeld, a Colonia, con un milione di giovani intorno a Benedetto XVI.

ESAME CRUCIALE
Per il Papa era l'esame più difficile dopo l'elezione: il teologo raffinato, il custode della dottrina delle fede, il timido curiale era chiamato a misurarsi con l'entusiasmo, la spontaneità, l'effervescenza di centinaia di migliaia di papaboys giunti da 193 Paesi del mondo. Lo ha confessato personalmente: «La Provvidenza ha voluto che il mio primo viaggio all'estero fosse in Germania: mai avrei osato organizzarlo io stesso». E, per chi dà un valore ai segni, il viaggio sembrava essere cominciato sotto l'influsso di una cattiva stella: vola la papalina di Benedetto XVI appena si affaccia dalla scaletta dell'aereo giunto a Colonia, poche ore dopo un colpo di vento fa cadere la croce della GMG che, per volere di Giovanni Paolo II, dal 1984 aveva accompagnato i raduni internazionali dei giovani in tutto il mondo. Poi il maltempo che minacciava di mettere a dura prova gli ottocentomila giovani (forse un milione secondo gli organizzatori) che si sono radunati nell'immensa spianata di Marienfeld per la veglia e la Messa finale con il Papa. Alla fine persino la scaletta della papamobile si è rotta. E poi disfunzioni organizzative: pasti che mancavano, trasporti insufficienti, problemi di sicurezza.

PROFESSORE TIMIDO
Ciononostante i giovani hanno accolto il nuovo Papa con affetto: hanno compreso che ogni paragone con Wojtyla sarebbe stato ingeneroso e hanno ascoltato Benedetto XVI mentre spiegava loro che «solo dai santi, solo da Dio, viene la vera rivoluzione», che bisogna cercare di estirpare «la zizzania» che cresce nella Chiesa, che occorre stare attenti alle sette perché «la religione cercata alla maniera del fai da te non aiuta», che è bello andare a Messa la domenica. I giovani hanno seguito questo professore dal sorriso buono e sincero che parla loro come un padre Si aspettavano un giro di Benedetto XVI tra loro con la papamobile; speravano di riuscire a stringergli la mano; avrebbero avuto bisogno di una parola di conforto per il freddo, la disorganizzazione, i sacrifici che hanno dovuto sopportare; erano certi che dopo i ringraziamenti alle autorità, ai vescovi, agli organizzatori, il Papa avrebbe salutato anche loro in maniera speciale.... Ma tutto questo è mancato.
La causa? Il Papa non ha mancato di spiegarlo: Rivolgendosi alla folla ha improvvisato dicendo: "Mi spiace, avrei voluto salutare ognuno di voi più da vicino...ma problemi di sicurezza e di organizzazione impediscono questa cosa"...

SALUTI

«Sono lieto di annunciare che il prossimo incontro mondiale della gioventù avrà luogo a Sidney, in Australia nel 2008». E qualcuno, mentre si incamminava faticosamente sulla via del ritorno, con i trasporti e la circolazione di Colonia andati per l'ennesima volta in tilt, si chiedeva: "Ma il Papa tra tre anni sarà con noi per festeggiare la GMG?". Anche in uno dei momenti più significativi del viaggio, la visita alla Sinagoga di Colonia che ha emozionato tutta la Germania, la gente è stata tenuta lontana per ragioni di sicurezza e il Papa non ha lasciato trasparire la commozione che certamente provava.

Eppure Ratzinger ancora una volta ha dimostrato una straordinaria umanità nel rapporto personale: il piccolo gruppo di giovani che è stato a pranzo con lui, quelli che lo hanno accolto in battello, così come i pochi fortunati che hanno partecipato alla Messa privata del Papa, hanno testimoniato la straordinaria disponibilità che aveva Benedetto XVI nel fermarsi a parlare con ciascuno di loro. A pranzo si è persino reso disponibile a fare da interprete per aiutare i ragazzi a capirsi. Una grande umanità che il Papa ha potuto mostrare anche l'unica volta che le forze di sicurezza gli hanno permesso di scendere dalla papamobile con i vetri blindati per andare incontro alla sua gente. E Ratzinger non smetteva più di stringere le mani, di chinarsi sugli ammalati.

Chi aiuterà il Papa a ridurre le distanze dai fedeli?

Nel corso del viaggio sono emerse due opposte linee di condotta che sembrano dividere i suoi collaboratori e che si possono riassumere in due piccoli episodi, apparentemente insignificanti ma in realtà rivelatori. L'arcivescovo di Colonia, il cardinale Joachim Meisner ,chiede al Papa di ritrarsi per non stancarsi troppo a salutare la folla che lo accoglieva festante e, all'opposto, l'organizzatore dei viaggi papali, monsignor Renato Boccardo accompagna Benedetto XVI al centro del palco di Marienfeld per lasciarlo da solo a ricevere l'abbraccio dei giovani. Chi avrà la meglio? Chi vuole alimentare l'immagine del Papa ricco di pensieri e povero di gesti o chi cerca di aiutarlo ad esprimere in maniera più diretta e immediata la sua umanità? Il primo viaggio di Benedetto lascia questi interrogativi senza risposta.
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