Articolo da svenimento - A pranzo dal Papa
La Stampa, 20 agosto 2005
IL PRANZO L’EMOZIONE HA BLOCCATO ALCUNI RAGAZZI. ALTRI SI SONO FATTI CORAGGIO, HANNO CHIACCHIERATO, GLI HANNO OFFERTO DEI DONI
A tavola come un nonno fra 12 nipotini
inviata a COLONIA
Dodici come gli apostoli. Seduti intorno a un tavolo rotondo nel seminario di Colonia, con il Papa in mezzo a loro, a condividere un pranzo frugale: una crêpe con verdure, un'insalata e uno strudel di mele con cannella. Dodici giovani provenienti dai cinque continenti, così emozionati che nessuno osava prendere i posti vicini a lui «e allora è venuto il vescovo che si occupa del protocollo e ha preso per le spalle due di noi e li ha portati lì, davanti alle sedie che scottavano».
Christille Giraudet, che ha vent'anni ed è una volontaria francese, racconta i minuti che hanno preceduto l'ingresso del Papa nella sala, quando «avevamo tutti lo stomaco chiuso per l'emozione, non osavamo muoverci per rispetto» ma lei è riuscita ad avere la sedia di fronte a lui, «proprio quella che volevo, per vederlo in faccia». E poi? «Poi lui è entrato, sorridente, gentile, e mi ha subito comunicato un forte senso di vicinanza. L'ho sentito come una guida, un nonno saggio, dal quale mi aspetto che prenda posizioni difficili. Ha chiesto a ognuno di noi il nome e la provenienza, poi ha recitato una piccola benedizione in latino e il pranzo è cominciato».
Lauriane-Salomé Moufouma-Okia, che ha 28 anni e viene dal Congo, era stata messa alla destra del Papa. «Un onore, certo, ma io tremavo, non riuscivo a smettere di tremare. Lui se n'è accorto, mi ha messo una mano sul braccio e mi ha calmata. Poi ci siamo messi a parlare del Congo, lui conosce bene la nostra situazione e questo mi ha colpito». Lauriane-Salomé aveva un dono per lui, un medaglione a forma di Africa da portare al collo: «Credo gli sia piaciuto, mi ha ringraziata, sembrava contento».
Benedetto XVI ha regalato a ciascuno una medaglia d'argento: da un lato il suo volto, dall'altro il logo della Giornata della Gioventù. «Sarà la cosa più preziosa di tutta la mia vita - dice Martin Hounzimme Adonha, che ha 27 anni ed è un insegnante del Benin -. Potrò sempre dire che ho pranzato col papa e che lui mi ha affidato un messaggio: ricordare che abbiamo una grande responsabilità verso le generazioni future, che dobbiamo mettere sempre Gesù al centro del nostro insegnamento». Che era stato scelto per questo appuntamento Martin lo ha saputo, come tutti gli altri, per lettera. Una busta arrivata da Colonia, poche righe, la richiesta di rispondere sì o no. «E' stato sì, subito. E non voglio neppure sapere perché proprio io. E' un miracolo».
La più piccola del gruppo è l'australiana Lubica Jovanovic, 19 anni. «Volevo abbracciarlo, ma certo non potevo farlo. Gli ho solo detto: allora ci vedremo a Sydney nel 2008, alla prossima Giornata della Gioventù. Mi ha risposto: forse, se Dio vorrà». Gli ha regalato tre piccoli koala di peluche, li aveva messi in valigia per lui, «non sapevo proprio che cosa si regala a un Papa, allora gli ho fatto un piccolo gesto di tenerezza».
Nicolàs Josè Frias Ossandon, 19 anni, viene dal Cile e voleva chiedergli che cosa avesse provato, la sera della sua elezione, affacciandosi al balcone e vedendo tutta quella gente in piazza San Pietro: «Mi ha risposto che l'aveva colpito il fatto che così tanti si interessassero all'elezione del nuovo Papa. Allora gli ho chiesto come fa a fare un lavoro così difficile e lui ha detto: Faccio la volontà del Signore, faccio quello che Lui mi ha chiamato a fare».
La conversazione è andata avanti per un'ora, con Benedetto XVI che passava dal francese all'inglese e al tedesco, traducendo per chi non capiva e coinvolgendo chi era troppo timido per farsi avanti.
Come Yunju RosaLee, 21 anni, da Taiwan, che pure aveva tante cose da dirgli: «Mi ha assicurato che ci segue con attenzione, che sa quant'è difficile vivere la propria religione quando si è minoranza come noi. Io gli ho regalato un Cd con le musiche sacre della nostra band, magari lo ascolta nel tempo libero. Ma ne ha, di tempo libero?».
Véronique Rondeau, 23 anni, canadese, era così commossa che non è riuscita a dire niente, «solo grazie, mille volte grazie, è un onore così grande essere qui con lei». Il ventenne Johnny Bassous, palestinese, è stato più disinvolto, gli ha raccontato di quanto tutti soffrano per la mancanza di futuro e allora lui gli ha raccomandato il perdono: «Dovete fare dei gesti di apertura e riconciliazione, mi ha detto, dovete agire per la pace, avere la pace dentro il cuore».
Quando tutti cominciavano a sciogliersi, era tempo di andare. «E' finito così in fretta, che peccato - racconta la tedesca Anna Franziska Herbst -. Lui ha detto ancora una preghiera in latino, poi ci ha benedetti a uno a uno. Ci siamo sentiti tutti importanti ai suoi occhi, era stato molto accessibile, irradiava pace e saggezza».
E adesso? «Adesso devo pensare con calma a questo incontro - dice lo sloveno Aleksander Pavkovic, 28 anni -. Devo prendermi del tempo per capire che cos'è successo dentro di me. Devo rivedere la direzione della mia vita: forse va cambiata, forse no».