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Sihaya.b16247
Saturday, January 07, 2006 10:34 PM
Re: Il Ratzinger privato del vaticanista Joachim Fischer
Grazie Lella, grazie degli articoli!!!
ratzi.lella
Sunday, January 08, 2006 1:00 PM
Re: Re: Il Ratzinger privato del vaticanista Joachim Fischer

Scritto da: Sihaya.b16247 07/01/2006 22.34
Grazie Lella, grazie degli articoli!!!



ma di che? ehehehehehehehhe
buona domenica
Ratzigirl
Sunday, January 08, 2006 11:10 PM
Il Vaticano pubblica le testimonianze dei giovani della Giornata Mondiale di Colonia


Raccolte in una rivista di 179 pagine, arricchita da fotografie a colori

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 8 gennaio 2006


Il Vaticano ha appena pubblicato una rivista che raccoglie cento fotografie a colori e le testimonianze dei giovani di tutto il mondo che lo scorso agosto si sono riuniti a Colonia per la Giornata Mondiale della Gioventù.

La rivista, “ I Care ”, del mese di dicembre, edita dal Pontificio Consiglio per i Laici, è composta da 179 pagine ed è scritta in italiano, francese, inglese e castellano.

Ogni Gmg è un dono particolare fatto a tutta la Chiesa, bisognosa di riscoprire sempre di nuovo il suo volto giovane e di nutrirsi del soffio vitale di una fede piena di entusiasmo e di slancio”, riconosce nella presentazione l'Arcivescovo Stanislaw Rylko, Presidente di questo Dicastero vaticano.

La Gmg è stata, da questo punto di vista, un importante avvenimento ecclesiale i cui principali protagonisti siete stati voi, giovani cristiani, che continuate a sorprenderci!”, ha aggiunto.

Nei suoi dodici capitoli, la rivista intervalla le citazioni dei discorsi del Papa con le testimonianze di ragazzi e ragazze che hanno partecipato a questo evento tenutosi in Germania.

I testi e le fotografie richiamano l’arrivo in Germania e l’accoglienza ricevuta dai giovani, la messa di apertura, le catechesi, il festival della gioventù, l’arrivo di Benedetto XVI, i suoi incontri ecumenici, la Veglia sulla spianata di Marienfeld, e la Messa di chiusura.

Una appendice raccoglie i tre verbi chiave dell’incontro “cercare, incontrare, adorare” e presenta i temi per le Giornate Mondiali della Gioventù del 2006, 2007 e 2008 (Cfr. ZENIT, 22 dicembre 2005).

[La pubblicazione costa cinque euro e può essere richiesta scrivendo al Pontificio Consiglio per i Laici, 00120 Città del Vaticano (tel. 06-69887244; pcpl@laity.va)]
ratzi.lella
Wednesday, January 11, 2006 1:30 PM
Musica, gatti, cioccolato... le passioni di Benedetto



Le donne che hanno contato, la salute fragile, lo humour con i suoi allievi, il piacere delle passeggiate... In Germania esce un libro su Ratzinger scritto da un giornalista che lo conosce bene. Ecco cosa rivela.


Quando era arcivescovo di Monaco si dice che utilizzasse solo fazzoletti bianchi e azzurri, i colori della Baviera. Probabilmente è una leggenda, ma di certo la terra natale conserva un posto speciale nel cuore di Benedetto XVI. Il viaggio della memoria è stato messo in cantiere: dal 10 al 15 settembre il pontefice tornerà in Baviera. E già trapelano alcune tappe del programma: Monaco, Ratisbona, il santuario mariano di Altötting, il paese natale, Marktl am Inn. Il fratello don Georg spera che il Papa possa fermarsi nella sua abitazione nel centro storico di Ratisbona e ascoltare il coro di voci bianche del Duomo che ha diretto fino al 1997. Oppure sostare a Pentling, a sud della città, nella villetta bianca a due piani in stile anni Sessanta che lo stesso Joseph Ratzinger fece costruire e che è rimasta di sua proprietà. Poco distante c'è il cimitero di St. Josef a Ziegetsdorf dove riposano i suoi cari.

La Baviera si prepara a riabbracciare il suo cittadino più illustre e la stampa tedesca, dopo un'iniziale freddezza, diventa più indulgente nei confronti del «Panzerkardinal», contagiata dal milione di giovani che lo hanno acclamato a Colonia ad agosto. In Germania la fama dell'arcigno prefetto dell'ex Sant'Uffizio lascia il posto alla favola del timido professore di teologia chiamato ai vertici della Chiesa. Colpisce in patria l'immagine solare del Papa sorridente che accoglie migliaia di pellegrini in piazza San Pietro e seducono alcuni suoi gesti, come la visita alla sinagoga di Colonia e il lungo, amichevole incontro con il suo antico avversario, il teologo Hans Küng.
E vengono alla luce particolari inediti sul passato di Ratzinger: le donne, la politica, la passione per la musica e la tentazione irresistibile per i dolci, l'amore per la natura e la simpatia per i gatti, la salute fragile, lo humour con i suoi allievi, l'incubo del nazismo. Sono gli aspetti più riservati della biografia di Benedetto XVI, che Panorama ha raccolto incontrando a Monaco di Baviera Peter Seewald, giornalista e scrittore, autore di due famosi libri-intervista con l'attuale pontefice: Il sale della terra (1996) e Dio e il mondo (2000). Seewald ha continuato a scavare nel passato del Papa, ha incontrato i suoi amici ed ex studenti, ha raccolto le confidenze di suo fratello e ne ha fatto un nuovo libro, uscito in questi giorni in Germania con il titolo Benedetto XVI. Un ritratto da vicino (Benedikt XVI. Ein Porträt aus der Nähe).

Per Seewald due donne hanno giocato un ruolo chiave nella vita di Ratzinger, entrambe di nome Maria: la madre, che con la sua profonda religiosità ha accompagnato il piccolo Joseph a scoprire e apprezzare la bellezza della liturgia, e la sorella, che ha lasciato tutto per seguirlo, prima nei suoi spostamenti attraverso le più prestigiose università della Germania, poi a Monaco, quando Ratzinger fu nominato arcivescovo, quindi a Roma, dove è rimasta fino alla morte nel 1991. «Con lei Ratzinger ha perso un punto di riferimento insostituibile. La persona che non lo ha mai abbandonato e con il suo amore e la sua semplicità lo ha sempre saputo tenere con i piedi per terra» spiega Seewald.




Benedetto XVI visto da vicino non è dunque il freddo teologo che molti pretendono di conoscere: «Ratzinger è un uomo dalla spiccata sensibilità che si esprime nella passione per la musica e per la natura» racconta lo scrittore. Mozart resta il suo autore preferito, prima ancora di Bach e della musica sacra, e ha voluto che il suo pianoforte lo accompagnasse perfino nell'appartamento pontificio. La musica, passione comune in casa Ratzinger, lo tiene legato in particolare al fratello maggiore Georg. Con lui condivide anche l'amore per la natura e la nostalgia per l'adolescenza trascorsa nella casa di Traunstein, ai piedi delle montagne bavaresi dove i due fratelli hanno continuato a fare escursioni.

Divertente corollario all'amore per la natura è la simpatia per i gatti che Ratzinger, secondo Seewald, non ha mai nascosto: «Nella sua casa di Pentling si prendeva persino cura dei gatti dei vicini e suo fratello mi ha raccontato che quando Joseph era a Münster o a Tubinga aveva preso talmente in simpatia un gatto da consentirgli di seguirlo perfino in cappella quando andava a celebrare la messa. Mentre a Roma i suoi amici riferiscono che quando passeggiava nelle vie intorno al Vaticano non aveva remore a fermarsi a parlare con i gatti che incontrava». Lo scrittore non conferma né smentisce la presenza del famoso gatto nella casa del cardinale che, secondo alcuni, lo avrebbe seguito nell'appartamento pontificio.

Come i comuni mortali, anche l'ex prefetto della Congregazione della dottrina della fede è vittima delle tentazioni: Seewald cita quella per i dolci, in particolare il marzapane bavarese e il Baumkuchen, una sorta di tronchetto di zucchero e cioccolato. Tentazioni che i medici, soprattutto negli ultimi anni, gli hanno raccomandato di controllare. La salute è sempre stata infatti un problema per Ratzinger, fin dall'infanzia, quando a 2 anni rischiò di morire per la difterite. «Proprio la salute fragile fu una delle principali ragioni che Ratzinger oppose, senza successo, alla sua nomina ad arcivescovo di Monaco nel 1977» racconta Seewald.
La costituzione gracile non evitò, tuttavia, al giovane Joseph di essere arruolato nel 1943 nei servizi di contraerea tedesca (Flak) a Monaco di Baviera insieme con i suoi compagni di seminario, che oggi ricordano quanto fosse difficile per Ratzinger sottoporsi alle esercitazioni militari e tenere il giusto passo nelle marce. «E per divertirsi la sera scriveva poesie in greco prendendo in giro i suoi superiori» riferisce ancora lo scrittore.
Il senso dell'umorismo è una delle caratteristiche meno note del carattere del nuovo Papa, ma diversi suoi ex allievi ricordano l'ironia che sapeva dimostrare durante le lezioni. Infine la passione per la politica: «Ratzinger segue sempre con attenzione sia quella italiana che quella tedesca. Ma più che ai partiti è interessato alla politica sociale» afferma Seewald. «Quando è stato arcivescovo di Monaco è intervenuto anche direttamente nel dibattito politico, per esempio chiedendo che venissero accolti i profughi del Vietnam». Se avesse votato alle ultime elezioni, avrebbe sicuramente scelto i cristiano-sociali (Cdu-Csu), assicura lo scrittore, ma politicamente sarebbe più giusto definirlo un «liberale alla bavarese, molto sensibile alle ragioni del federalismo».


(da "panorama").
speriamo che il libro di Seewald venga tradotto in italiano perchè promette bene!!!
Ratzigirl
Thursday, January 12, 2006 2:02 PM
Il primo anno
Perché ha scelto il nome di Benedetto XVI? Fu subito messa in evidenza la circostanza che, pochi giorni prima del Conclave, aveva tenuto a Subiaco un motivato elogio del Santo fondatore dei Benedettini. Ha voluto ora con grande significato rendere noto un preciso motivo aggiuntivo, ispirato a Benedetto XV che definì coraggiosamente la guerra una «inutile strage»





Un tempo – ricordo in particolare quelli, accorati, di Pio XII – erano i messaggi natalizi del Papa che portavano al mondo riflessioni e incitamenti. Da qualche tempo è la Giornata mondiale della pace che offre lo spunto al Santo Padre per esprimere valutazioni e voti. Ed era ovvio che vi fosse una particolare attesa, dato che è il primo Capodanno del nuovo Papa.
Mi sembra che il testo confermi la tesi, enunciata con le stesse parole da Paolo VI e da Giovanni Paolo II, secondo cui il Vicario di Cristo deve esprimere nel suo magistero novità nella continuità. E questo è tanto più agevole ora che a succedere a papa Wojtyla vi è il suo “fidato amico Joseph Ratzinger”.
Perché ha scelto il nome di Benedetto XVI? Fu subito messa in evidenza la circostanza che, pochi giorni prima del Conclave, aveva tenuto a Subiaco un motivato elogio del Santo fondatore dei Benedettini. Ha voluto ora con grande significato rendere noto un preciso motivo aggiuntivo, ispirato a Benedetto XV che definì coraggiosamente la guerra una «inutile strage».
La ferma opposizione dei Papi alle guerre (citerò anche Pio IX che rifiutò la cobelligeranza contro l’Austria che era condizione per presiedere la Confederazione italica, che almeno sul momento avrebbe salvato lo Stato Pontificio) è stato un motivo centrale della moderna dottrina sociale cristiana. La guerra deve essere fatta alla miseria, alle ingiustizie, alle discriminazioni. La pace è, appunto, opera di giustizia. Pio XII fece di tutto per scongiurare l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 recandosi anche di persona al Quirinale per dar voce solenne a questa aspirazione degli italiani.
Il nuovo Papa ha citato più volte la costituzione conciliare Gaudium et spes secondo la quale la pace è «convivenza dei singoli cittadini in una società governata dalla giustizia, nella quale si realizza anche il bene personale di ognuno di loro».
Un accenno alle “regole” (forse ispirato alla Conven zione di Ginevra che tentò di dare una normativa internazionale umanitaria ai conflitti) penso che offra lo spunto per una meditazione e per la ricerca più di inibizioni che di correttivi. La Seconda guerra mondiale ha visto, da ambo le parti belligeranti, l’inattesa novità dei bombardamenti sulle città e su altri obiettivi civili. Non esistevano più i fronti di combattimento. La tragica novità dei “mutilatini” è il simbolo di questa perfidia omicida. Non bisogna indugiare a condannare questo fronte unificato di offese. Dovrebbero impegnarsi in argomento il mondo della cultura (il Papa fa riferimento al diritto internazionale umanitario) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite cui è riservata nel testo odierno tanta considerazione. Invece di concentrare i dibattiti sulla composizione del Consiglio di sicurezza ci si dovrebbe ingaggiare in modelli validi di salvaguardia o di recupero della pace.
Molto puntuale è la citazione di un passo di Giovanni Paolo II: «Pretendere di imporre ad altri con la violenza quella che si ritiene essere la verità, significa violare la dignità dell’essere umano e, in definitiva, fare oltraggio a Dio, di cui è immagine».
Certamente questa fermezza non provocò al Pontefice defunto benevolenza di potenti e di prepotenti, ma «verbum Dei non est alligatum».


Paolo VI sulle rive del Giordano in Palestina



Il messaggio – esemplarmente breve – si conclude con una sottolineatura positiva. Le cose non vanno poi così male e il Papa registra con piacere alcuni promettenti segnali nel cammino della costruzione della pace (come il calo dei conflitti armati) e come prospettiva di un futuro di maggiore serenità, in particolare per le popolazioni martoriate della Palestina – la Terra di Gesù – e per gli abitanti di alcune regioni dell’Africa e dell’Asia «che da anni attendono il positivo concludersi degli avviati percorsi di pacificazione e di riconciliazione».
Vi è una parola nel testo che oggi è quasi dimenticata: il disarmo, giustamente ma finora con poco successo invocato. Ricordo che vi fu un momento di grandi speranze quando, sotto la guida di Reagan e di Gorbaciov, si dimezzarono gli arsenali nucleari. Ma fu un rapido arcobaleno in un cielo tornato presto scuro e ingrato.
Preghiamo Dio perché il messaggio per il 2007, secondo anno del pontificato di Benedetto XVI, possa registrare altri segnali positivi. È molto bella l’espressione «la verità della pace».

Ratzigirl
Friday, January 13, 2006 8:59 PM
Documento PDF
Non ricordo se l'avevo già postato....

DOCUMENTO PDF
Paparatzifan
Friday, January 13, 2006 11:21 PM
Re: Documento PDF

Scritto da: Ratzigirl 13/01/2006 20.59
Non ricordo se l'avevo già postato....

DOCUMENTO PDF


No, non l'avevi postato però io mi devo ritenere fortunatissima giacché nel mio albergo, tra i quotidiani offerti ai clienti, c'è "Il Giornale" e certamente mi ero appropriata della copia che contiene quell'articolo!!!
Nikki72
Saturday, January 14, 2006 4:10 PM
Panorama
Vi segnalo un interessante articolo su Panorama n. 3, parla della "disputa" teologica fra GP2 e Ratzi intorno all'interpretazione di una frase di Goethe sull'agire di Dio nel mondo, sulla contrapposizione fra bene e male. da leggere assolutamente!!!
Ratzigirl
Saturday, January 14, 2006 6:41 PM
da: "Il Corriere Canadese"
Il Corriere nelle mani del futuro Papa

Il nuovo Pontefice Benedetto XVI è venuto, come riportato dalla stampa , in Canada ed a Toronto varie volte. Ma Il Pontefice, allora Cardinale Joseph Ratzinger, è stato anche tra la comunità italocanadese. La foto pubblicata in prima pagina, quella che vede l'allora cardinale Ratzinger con l'ex condirettore del Corriere Canadese, padre Benito Framarin, fu scattata il 17 aprile del 1986 nella chiesta di St. Tommaso D'Aquino.



Il cardinale si recò in quella parrocchia, dove la mattina del 17 celebrò una messa alla presenza di molti italocanadesi, su invito dell'allora parroco, ora vescovo di Melfi, padre Gianfranco Todisco.
«Fu una giornata molto bella» ha ricordato ieri al Corriere Canadese padre Franco Ierardi, allora vice parroco della St. Tommaso. «Ricordo - ha detto padre Franco - che dopo la celebrazione della messa in questa parrocchia, il cardinale visitò anche alcune scuole cattoliche, tra le quali la Darcy McGee».
E fu in occasione della visita a St. Thomas che il nostro condirettore intervistò il successore di Papa Giovanni Paolo II.
Nell'intervista, pubblicata il 18 aprile del 1986, il cardinale parlò della situazione italiana e gli sviluppi, come si vede dalla prima pagina del Corriere di esattamente 20 anni fa, c'era molta preoccupazione nell'area del Mediterraneo soprattutto a causa di alcune azioni della Libia.
emma3
Sunday, January 15, 2006 3:19 PM
Liliana Cavani

“VADO DA RATZINGER, NON IN PIAZZA
CERTE PARODIE FANNO SOLO DANNI”

Signora Cavani, lei è un’artista molto apprezzata a sinistra. C’è chi la attendeva alla manifestazione di Roma. Invece sarà madrina della presentazione della prima enciclica di Ratzinger. Perché?

Perché me l’hanno chiesto. L’enciclica tratta dell’amore e della carità. Forse perché ho fatto due film su San Francesco, dal Vaticano mi hanno proposto di dire qualcosa sull’argomento. Ho accettato molto volentieri e attendo con grande interesse di leggere il testo del Pontefice.

E non scende nella piazza dei Pacs.

No, condivido la posizione di Romano Prodi. E’ giusto difendere le esigenze pratiche dello stare insieme, in particolare la protezione reciproca. E’ sbagliato scimmiottare il matrimonio. La gente ha diritto di manifestare, ovviamente. Ma inscenare parodie di cerimonie in una piazza di Roma potrebbe danneggiare la causa anziché avvantaggiarla.

I matrimoni omosessuali sono legge in Spagna e in Gran Bretagna.

Il matrimonio nasce in un contesto preciso. Il rito sancisce una funzione che è diversa da quella dei Pacs: nell’etimo c’è l’idea di “mater”, di madre di procreazione. Non si vede perché copiarlo. Meglio piuttosto inventarsi qualcosa di diverso. La prima coppia non sposata che ho conosciuto erano i miei nonni materni, che negli anni venti scelsero di non unirsi in chiesa e di promettersi comunque protezione reciproca.

E come ha raccontato a Barbara Palombelli sul Corriere, battezzarono i figli Libero e Libera.

I miei zii; mia madre si chiamava Margherita. Voglio dire che i diritti delle coppie di fatto sono un tema importante e serio. Il mio timore è che manifestazioni come quella di Roma possano infastidire, urtare sensibilità diffuse, e quindi portarci indietro, anzichè avanti. Vorrebbero essere provocazioni, possono essere scambiate, a torto, per pagliacciate.

Alla Chiesa si rimprovera di influenzare troppo la politica

A me pare che ci siano troppi politici ansiosi di farsi influenzare. E’ tutto un andirivieni di qua e di là del Tevere, un darsi da fare per stringere o millantare contatti privilegiati. E’ la politica, non la Chiesa a dedicarsi alle relazioni promozionali. Mi pare che Prodi rappresenti in questo un’eccezione. Ma neppure De Gasperi cercava protettori. Succede da quando non c’è più la DC, che garantiva una mediazione.

Succede anche in Rai?

Fu proprio in Rai, dove tra il 96 e il 98 ero consigliere d’amministrazione, che mi accorsi del fenomeno. Chi voleva segnalare un personaggio o un progetto non mancava mai di specificare che “era gradito in Vaticano”. Non se poi in Vaticano lo sapessero.

A Milano si manifesta in difesa dell’aborto: sotto attacco da
parte della destra, è la motivazione.

Penso proprio invece che sull’aborto non si tornerà indietro. Ognuno ne risponde alla propria coscienza. Chi sostiene il contrario in fondo non ci crede neppure lui.

Anche a sinistra però è in corso un ripensamento critico, dalle riflessioni di Anna Bravo alla proposta di legge di Livia Turco e Rosy Bindi per gli aiuti a chi sceglie di non abortire.

Sono assolutamente d’accordo.L’idea delle donne che abortiscono libere e spensierate è un’assurdità. Spesso le donne abortiscono sole e disperate, lontane da una famiglia che non sa o comunque condanna. Resto convinta che qualsiasi donna, potendo scegliere non rinuncerebbe a suo figlio. Aiutare anche economicamente una madre sola mi pare un completamento della legge 194, sulla cui difesa sono intransigente.

Nel dibattito politico-culturale, in particolare nei giorni del referendum sulla procreazione assistita, si è affacciata una categoria chiamata talora con autoironia talora polemicamente degli “atei devoti”. La Chiesa non tanto come fonte di verità di fede quanto di valori.

Capisco la deformazione parodistica, ma la parola ateo mi procura sempre un brivido di turbamento. L’uomo senza Dio mi fa impressione. Vengo da una famiglia laicissima ma ho sempre avuto una grande passione per le religioni, anche per le antiche, che sono poi la fonte di quella che chiamiamo etica. Si può essere al contempo cristiani e induisti , così come ci si confronta con Mosè e Milarepa. Al referendum sono andata a votare. Ma sono affascinata dalle persone di grande fede. Alcune di loro mi sono state di sostegno in una fase difficile della mia vita.

Qual è la sua impressione dell’inizio del pontificato di Benedetto XVI?

E’ troppo presto per parlarne. Mi ha colpito molto che un Papa da cui ci si attendeva magari una dura presa di posizione in tema di morale o di liturgia esordisca con un’enciclica sulla carità e sull’amore.

Lei stessa ha ricordato come nel 1968 la Rai di Bernabei bloccò il suo “Galileo” perché troppo anticlericale.

Già nel 68 il San Francesco commissionatomi da Angelo Guglielmi rischiò la censura e fu salvato da monsignor Angelicchio, un prelato dell’Opus Dei. Sulla Rai il Galileo non andò mai in onda, e fu ritirato anche dalle sale per fare un piacere ad Andreotti; e non ho mai capito se quel piacere fu chiesto o fu offerto. Il film fu però distribuito dalla San Paolo in tutte le scuole, e nessun cattolico se ne lamentò mai. Per fortuna le cose cambiano, la Chiesa si muove, altrimenti saremmo ancora al tempo di re Pipino.

Quindi la Chiesa non si contamina con la politica?

Ognuno fa la sua parte. La Chiesa dice quel che pensa, e ha il diritto di farlo. La gente ha il diritto di pensarla diversamente. Ma non c’è alcun bisogno di combattere. Semmai di confrontarsi.

Aldo Cazzullo da Il Corriere della Sera 15.01.06


stupor-mundi
Sunday, January 15, 2006 5:24 PM
E il Papa "scomunica" gli amici di Fazio
Cito da Il Mondo del 20 gennaio, pag. 19, un articolo a firma T. A. Celli: "...Così, ha colto tutti di sorpresa Papa Ratzinger nel Te Deum di ringraziamento di fine anno. Con il richiamo di Benedetto XVI a eventi del nostro Paese che hanno portato persone bisognose a essere "involontarie vittime di interessi egosistici, senza che a loro sia chiesta adesione o opinione". Una presa di distanza forte dalle persone che in Vaticano avevano rapporti di grande cordialità con l'ex governatore di Bankitalia Fazio."

A questo aggiungo che risale a poche settimane fa la nomina del nuovo successore di San Bassiano sulla cattedra di Lodi, dove da molto tempo (almeno un paio d'anni), si attendeva la nomina di un nuovo vescovo. Una cattedra "calda" quella di Lodi dove urgeva una cesura con il recente passato.

Ancora una volta Benedetto XVI dimostra di non lascirsi influenzare dalle pressioni che gli giungono da dentro la Curia romana e da fuori e di conoscere molto bene la realtà sociale e politica italiana.

[Modificato da stupor-mundi 15/01/2006 17.25]

Ratzigirl
Tuesday, January 17, 2006 7:05 PM
"Avvenire" di martedì 10 gennaio

Benedetto XVI, Papa catechista



Il bravo cattolico praticante a volte corre un rischio: quello di abituarsi ai tesori di grazia che la liturgia schiude e rinnova ogni volta. Un rischio che il Papa ha esplicitamente additato battezzando dieci bambini nella Cappella Sistina. Le parole del rito? «Le abbiamo sentite troppe volte, non ci dicono tanto», ha riconosciuto Ratzinger; così anche i gesti e i simboli del rito battesimale. Ecco, allora, il Papa cimentarsi in una semplice, mirabile omelia «a braccio» per riaprire i nostri occhi all'eloquenza di quelle parole, di quei gesti, di quei simboli. Per riaprire allo stupore lo sguardo dei nostri cuori. Con l'umiltà del bravo parroco che si mette al passo del suo popolo, perché il suo popolo riacquisti il passo di Cristo. Un esempio di catechesi per i nostri sacerdoti. Per la nostra quotidianità assetata di vero.
Sihaya.b16247
Tuesday, January 17, 2006 7:20 PM
Re: da: "Il Corriere Canadese"

Scritto da: Ratzigirl 14/01/2006 18.41
Il Corriere nelle mani del futuro Papa

Il nuovo Pontefice Benedetto XVI è venuto, come riportato dalla stampa , in Canada ed a Toronto varie volte. Ma Il Pontefice, allora Cardinale Joseph Ratzinger, è stato anche tra la comunità italocanadese. La foto pubblicata in prima pagina, quella che vede l'allora cardinale Ratzinger con l'ex condirettore del Corriere Canadese, padre Benito Framarin, fu scattata il 17 aprile del 1986 nella chiesta di St. Tommaso D'Aquino.






TERESA BENEDETTA
Tuesday, January 17, 2006 9:56 PM
IL CASO FAZIO
Con riguardo al posto di stupor-mundi il 15/1/06 sul caso Fazio,
qualcuna puo spiegare, dunque, perche il Vaticano ha postato una foto (al meno) del Papa salutando a Fazio e a una o due figlie sue dopo un'udienza generale in dicembre?
elena66c
Wednesday, January 18, 2006 2:12 PM
Un Papa che sa' bene che pesci pigliare
E' un articolo di Sabato 12/01 dal "Il foglio", io l'ho trovato interessante anche se moooolto lungo, vi scrivo solo alcuni
stralci, ma e' consultabile on-line sul sito del giornale stesso nella sezione "archivio"
oppure scivetemi a elena66c@libero.it e vi mando io l'articolo intero...saluti a tutti!

"...Si può azzardare che l’idea di chiesa che Benedetto XVI sta cercando di proporre in questo periodo
d’inizio pontificato sia legata all’immagine di chiesa come “rete di Dio”.
E’ questa una immagine antica ma anche molto attuale, ricca di suggestioni letterarie ma anche di
una latente potenza rivoluzionaria...."

"...Nel corso dei secoli la chiesa si è autodefinita come società, corpo (di Cristo, mistico),
comunione, comunità, mistero, segno e sacramento… ma non c’è stata, fino ad ora, una fissazione
dell’immagine di chiesa come rete di Dio.."

"...Il Papa è ad un tempo pastore e pescatore, ciò vale per ogni successore di Pietro, però forse proprio su
questo doppio aspetto è possibile sottolineare una sfumatura di discontinuità tra il pontefice tedesco e quello
polacco.
Giovanni Paolo II era innanzitutto “pastore”. I pastori abbondano nell’antico testamento per poi lasciare
lo spazio ai pescatori del Vangelo.
Come una figura dell’antica alleanza, come Mosè anche Wojtyla era un uomo in cammino, con il bastone del pastore
sempre tenuto alto e stretto nella sua mano vigorosa fino a quando ha avuto la forza, cioè fino all’ultimo..."

"...Benedetto XVI è innanzitutto “pescatore”.
Nel solco tracciato da Wojtyla egli si è inserito con il suo stile più paziente, ragionatore e “sottile”, tipico
del pescatore..."
"..La rete che Benedetto XVI getta nel mare agitato del mondo occidentale contemporaneo è sottile (come ogni rete
che deve risultare quasi invisibile per essere efficace) e discreta, e sta proprio qui la sua forza.."

"...Chi ha in mente il Ratzinger come Papa-Panzer tedesco dovrebbe ricordarsi quella omelia in cui
il Papa ha invitato i sacerdoti a vivere la propria missione seguendo l’esempio del Servo di Jahwè,
profezia del Messia, di cui parla Isaia: “Egli non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce”
Non appare forse così l’umile figura di Gesù come la vera rivelazione nella quale Dio si manifesta a noi e ci parla? […]
Sull’Oreb Elia deve apprendere
che Dio non è nel vento, nel terremoto, nel fuoco; Elia deve imparare a percepire la voce leggera di Dio
e, così, a riconoscere in anticipo colui che ha vinto il peccato
non con la forza ma con la sua Passione.."
colui che, con il suo patire, ci ha donato il potere del perdono. Questo è il modo con cui Dio vince...”.

"...Forse così si spiega un certo disagio da parte degli esponenti laici della cultura italiana rispetto
al movimentismo della Chiesa cattolica: non si sono accorti che la chiesa non è più solo un gregge
(quante volte negli anni passati Ratzinger e non solo lui ha riflettuto sulla condizione di “minoranza”
in cui si trova a vivere la cristianità a cavallo del secondo millennio?), ma rete."

ratzi.lella
Monday, January 23, 2006 1:13 PM
intervista a luigi accattoli, vaticanista del corsera
“Riflette sul mistero dell’angoscia”
Papa Ratzinger secondo Accattoli


MONTEPRANDONE - E’ il Papa segreto, quello che non ti aspetti, che rappresenta il segno di continuità ed, insieme, dell’attesa per una decisione sul futuro della cristianità. A delineare i tratti salienti del pontificato di Benedetto XVI e del suo rapporto con il predecessore Giovanni Paolo II è un esperto d’eccezione, il vaticansita del Corriere della Sera Luigi Accattoli, di Montefano, incontrato nell’ambito della festa della stampa marchigiana organizzata dal Comune di Monteprandone (Ap) e dall’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) delle Marche presieduta da Vincenzo Varagona.

“Il nucelo centrale del suo pontificato - dice Accattoli - è quella che egli stesso ha definito in uno dei suoi 60 libri da cardinale “l’angoscia di ciò che oggi parla contro la fede”. Rispetto a Giovanni Paolo II che aveva una vocazione missionaria e parlava alle genti, egli si rivolge soprattutto ai credenti. E’ un uomo profondissimo, che fa del dubbio la sua convinzione più radicata. E questo può apparire strano perchè, probabilmente, quando lo hanno eletto, i cardinali si aspettavano fosse l’unico capace di avere le risposte ad ogni domanda che la modernità propone. Se non altro per i suoi 23 anni di porpora che lo facevano il più anziano in carica. Invece questa attesa, è una condizione molto feconda”.

Un Papa sobrio, che lei definisce “della parola” rispetto a Giovanni Paolo II campione “dei gesti”. Perché?

“Perchè limiterà i viaggi e ha intenzione di tenere un basso profilo. Ricordo che proprio a Loreto, nel 1994, Giovanni Paolo II disse “Cristo non ci ha detto sedete in Vaticano, ma andate in tutto il mondo”. Mentre Papa Ratzinger, pur avendo ancora un proficuo rapporto con il suo predecessore (è come se Wojtyla lo spingesse ogni giorno) sarà centrato più sull’opera dello Spirito Santo che sull’organizzazione interna della Chiesa. Agirà poco, insomma, ma non invano”.

Un Papa “difficile.

“Sicuramente un teologo che penetra con lucidità i misteri insondabili. Ma riesce a dire queste cose all’apparenza difficilissime in maniera molto semplice. Per lui non è importante governare la Chiesa ma dare pochi principi, ben chiari”.

Come il primato della carità?

“Deus caritas est” è il titolo della enciclica che sarà presentata mercoledì prossimo in Vaticano ma sulla quale, ancora non sono trapelate indiscrezioni”.


(dal "corriere adriatico" del 22 gennaio 2006)
ratzi.lella
Tuesday, January 24, 2006 6:15 PM
INTERVISTA AD ANGELO AMATO SULL'ENCICLICA
LE TRE EDIZIONI DELL’ENCICLICA

La prima enciclica del Papa
DIO È AMORE


«È un testo che ripropone i "fondamentali" della fede cattolica», dice il segretario della Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Angelo Amato.



Monsignor Angelo Amato, segretario della Congregazione per la dottrina della fede, invita a leggere bene la copertina: «C’è il titolo, Deus caritas est, e poi la spiegazione, "Lettera enciclica sull’amore cristiano". Vuol dire che il Papa non segue la metodologia di un’agenda politica, ma ripropone il nucleo dell’annuncio evangelico».

Di solito la prima enciclica di un Pontefice è definita programmatica. Vale anche per questa?

«Sui giornali ho letto che non si tratta di un’enciclica programmatica. Ebbene, dissento. Il Papa, in realtà, con questo tema entra nel programma centrale del cristianesimo. Il cristianesimo è la religione della carità, non tanto della legge. Certo è diversa dalla Redemptor hominis di Giovanni Paolo II, che prevedeva addirittura il Giubileo dell’anno 2000. Benedetto XVI spiega il nucleo essenziale del cristianesimo, cioè la carità, l’amore e il riflesso di esso nel mondo e nell’azione della Chiesa».

Può stupire che l’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede non parli della legge…

«È un’altra caratteristica del Papa. Ratzinger ha sempre avuto come orizzonte programmatico la carità, un atteggiamento di comprensione, misericordia, perdono, dialogo fino all’estremo, senza tuttavia mai cedere sulla correzione fraterna. Anche questa è carità».

Perché ha scritto questa enciclica?

«Per tornare ai fondamentali del cristianesimo, per rilanciare l’idea che il Dio cristiano è un Dio di carità. E lo dice subito all’inizio, quando fa riferimento a un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza».


Vede delle differenze con le encicliche di Giovanni Paolo II?

«Wojtyla diceva quasi tutto. Le sue encicliche sono un polittico. Benedetto XVI, almeno in questa prima enciclica, sceglie di dipingere un quadro e dentro non ci sta tutto. Da un punto di vista sintattico, è un superconcentrato della tematica dell’amore, una "lettera circolare", perché questo è il significato di enciclica. Il Papa sviluppa la formula sintetica della fede, prendendo spunto dalla prima Lettera di Giovanni. È un metodo didattico e credo sia molto opportuno anche da un punto di vista catechetico».


Si vede un po’ il professore…

«È vero. Ma lui stesso lo dice. Quella che ci ha consegnato può anche essere considerata una lezione. Che fa bene».


Parla pure dell’amore tra uomo e donna: teologia del matrimonio?

«In alcune parti si può essere autorizzati a rintracciarla. Ma io preferisco parlare di una teologia della realtà sponsale. Il Papa compone eros e agape in unità, non esclude l’uno a favore dell’altro, ma spiega che l’eros non deve rinchiudersi nell’egoismo, piacere puro ed esclusivo, ma deve diventare agape, cioè attenzione all’altro».


Quindi spiega anche qual è il modo giusto di vivere la sessualità?

«Naturalmente. Parla di corpo e anima, osserva che non si può assolutizzare il corpo, ma nemmeno va trascurato, e ciò vale anche per l’anima».


Il Papa fa un lungo riferimento al Cantico dei cantici, il libro più "erotico" della Bibbia. Vuol dire che di esso si deve parlare di più, che i preti hanno difficoltà a commentarlo?

«Il Papa sottolinea che è un libro dentro il Canone delle scritture. È vero che i preti hanno difficoltà a parlarne nelle omelie. Ma ciò accade perché se si parla di eros in chiesa i fedeli cominciano con i sorrisi. E ciò è segno di immaturità. L’enciclica indica che quel libro va letto e approfondito. Tra i grandi mistici è il testo più commentato e anche Giovanni Paolo II pubblicò un commento straordinario al Cantico dei cantici».


Che cosa insegna?

«Che l’amore di Dio è passionale. Che il Dio cristiano non è certamente freddo e distaccato».


È per questo che il Papa critica, alla fine della prima parte dell’enciclica, i cristiani che sono solamente "pii", quelli che attendono ai doveri religiosi, corretti, ma senza amore?

«Non è una critica. Piuttosto mette in guardia tutti dall’insistenza sugli aspetti esteriori e burocratici della fede. La fede ha bisogno di religiosità, ma essa non deve essere superficiale, senza motivazioni interiori, e tradizionalista nel senso peggiore del termine».



Nella seconda parte dell’enciclica si può leggere una sorta di storia della carità cristiana. Lei è d’accordo?

«Sì. Utilizza gli Atti degli Apostoli per spiegare che la carità pratica appartiene all’essenza del cristianesimo».


In due occasioni critica il marxismo. Perché sceglie il piano politico?

«Non sceglie il piano politico. Questa seconda parte è molto più concreta della prima, con riferimenti storici precisi. Il Papa dice che nell’Ottocento era stata sollevata all’attività caritativa della Chiesa un’obiezione, sviluppata poi dal marxismo. Praticamente, la si accusava di "quietare" le coscienze con la carità. Il marxismo ha sviluppato questa analisi con la teoria dell’impoverimento, che andava perseguita per poter arrivare alla rivoluzione con animo più deciso a cambiare il mondo. Abbiamo visto come tutto questo è fallito. Il Papa spiega qual è la carità della Chiesa: non è mai distinta dalla giustizia, ma non può dire "domani". A chi ha fame va dato da mangiare "adesso"».


Qual è la caratteristica della carità della Chiesa, secondo l’enciclica?

«Il Papa ne indica quattro: deve essere efficace, indipendente da partiti e ideologie, professionale, non è un mezzo per fare proselitismo. Poi rilancia il ruolo della Caritas, diocesana, nazionale e internazionale, sottolineandone il grande valore pastorale nella Chiesa».


Nell’enciclica, papa Benedetto XVI cita anche molti santi della carità, ma il primo posto va a Madre Teresa di Calcutta. Secondo lei, perché?

«Viene citata tre volte, perché è l’esempio più vicino a noi di una donna che lottava contro la miseria e al contempo pregava molto. E il Papa riafferma l’importanza della preghiera "di fronte all’attivismo e all’incombente secolarismo di molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo". Ma anche gli altri santi della carità hanno sempre messo accanto all’impegno sociale la preghiera. Il Papa cita, tra gli altri, don Bosco, il Cottolengo, Giovanni di Dio, il fondatore dei Fatebenefratelli, Camillo de Lellis, don Orione. Ma prima di tutti san Martino, che diede metà del suo mantello a un povero che aveva freddo, ma la metà che era foderata di pelliccia».


Perché l’enciclica porta la data di Natale 2005?

«Perché a Natale si ricorda la nascita dell’amore di Dio incarnato».


(da "famiglia cristiana" in edicola domani)

La prima Enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est, esce in tre edizioni. La prima è della Libreria Editrice Vaticana (Lev, 1,50 €), distribuita nelle librerie cattoliche e laiche.
La seconda, con il marchio della Lev e quello di Famiglia Cristiana, sarà allegata alla nostra rivista la prossima settimana (a solo 1€ in più). La terza, infine, rilegata e in formato più grande delle altre due, porta il marchio della Libreria Editrice Vaticana e quelli della San Paolo e dell’editore Cantagalli, al prezzo di 7 €, e sarà distribuita, oltre che nelle librerie, nei centri commerciali, autogrill, aeroporti.



ne deduco che l'enciclica sara' con famiglia cristiana la prossima settimana...tutte su avvenire giovedi' ehhehehehehehe
Ratzigirl
Wednesday, January 25, 2006 9:09 PM
Enciclica: "Famiglia Cristiana" Senza Testo, Ma Intervista a Mons.Amato


Contrariamente al previsto, Famiglia Cristiana non uscira' domani con il libretto allegato del testo dell'enciclica del Papa . Le rotative vaticane non ce l'hanno fatta a preparare il milione di copie previste in aggiunta alle migliaia di stampe gia' destinate a obiettivi istituzionali. Pertanto il settimanale cattolico per il quale lo stesso papa aveva chiesto di abbinare il libretto del testo uscira' con l'enciclica solo la prossima settimana. Il rammarico per l'occasione perduta viene solo in parte compensato da un'importante intervista a mons. Angelo Amato, segretario del dicastero per la dottrina della fede e, in tale veste, uno dei maggiori curatori della seconda parte della stessa enciclica papale.

Ecco uno stralcio dell'interbvista in edicola domani :

''E' un testo che ripropone i ''fondamentali'' della fede cattolica;l'enciclica e' programmatica del pontificato; non segue la metodologia di un'agenda politica, ma ripropone il nucleo dell'annuncio evangelico; parla anche dell'amore sponsale, unisce strettamente carita' e giustizia. ''Sui giornali - dice mons.Amato - ho letto che non si tratta di un'enciclica programmatica. Ebbene, dissento. Il Papa, in realta', con questo tema entra nel programma centrale del cristianesimo. Il cristianesimo e' la religione della carita', non tanto della legge. Certo e' diversa dalla Redemptor hominis di Giovanni Paolo II, che prevedeva addirittura il Giubileo dell'anno 2000. Benedetto XVI spiega il nucleo essenziale del cristianesimo, cioe' la carita', l'amore e il riflesso di esso nel mondo e nell'azione della Chiesa''.

Puo' stupire che l'ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede non parli della legge, chiede il settimanale. E Amato risponde: ''E' un'altra caratteristica del Papa. Ratzinger ha sempre avuto come orizzonte programmatico la carita', un atteggiamento di comprensione, misericordia, perdono, dialogo fino all'estremo, senza tuttavia mai cedere sulla correzione fraterna. Anche questa e' carita'''. Benedetto XVI ha scritto l'enciclica ''Per tornare ai fondamentali del cristianesimo, per rilanciare l'idea che il Dio cristiano e' un Dio di carita'. E lo dice subito all'inizio, quando fa riferimento a un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell'odio e della violenza''.

Parla pure dell'amore tra uomo e donna: teologia del matrimonio? ''In alcune parti - anticipa Amato - si puo' essere autorizzati a rintracciarla. Ma io preferisco parlare di una teologia della realta' sponsale. Il Papa compone eros e agape in unita', non esclude l'uno a favore dell'altro, ma spiega che l'eros non deve rinchiudersi nell'egoismo, piacere puro ed esclusivo, ma deve diventare agape, cioe' attenzione all'altro''.

Il Papa fa un lungo riferimento al Cantico dei cantici, il libro piu' ''erotico'' della Bibbia. Vuol dire che di esso si deve parlare di piu', che i preti hanno difficolta' a commentarlo? ''Il Papa - osserva mons.Amato - sottolinea che e' un libro dentro il Canone delle scritture. E' vero che i preti hanno difficolta' a parlarne nelle omelie. Ma cio' accade perche' se si parla di eros in chiesa i fedeli cominciano con i sorrisi. E cio' e' segno di immaturita'. L'enciclica indica che quel libro va letto e approfondito. Tra i grandi mistici e' il testo piu' commentato e anche Giovanni Paolo II pubblico' un commento straordinario al Cantico dei cantici''.
Il libro che insegna ''Che l'amore di Dio e' passionale. Che il Dio cristiano non e' certamente freddo e distaccato''. E' per questo che il Papa critica, alla fine della prima parte dell'enciclica, i cristiani che sono solamente ''pii'', quelli che attendono ai doveri religiosi, corretti, ma senza amore? ''Non e' una critica. Piuttosto mette in guardia tutti dall'insistenza sugli aspetti esteriori e burocratici della fede. La fede ha bisogno di religiosita', ma essa non deve essere superficiale, senza motivazioni interiori, e tradizionalista nel senso peggiore del termine''.
In due occasioni critica il marxismo. Perche' il testo papale sceglie il piano politico? ''Non sceglie il piano politico. Questa seconda parte - spiega mons.Amato - e' molto piu' concreta della prima, con riferimenti storici precisi. Il Papa dice che nell'Ottocento era stata sollevata all'attivita' caritativa della Chiesa un'obiezione, sviluppata poi dal marxismo. Praticamente, la si accusava di ''quietare'' le coscienze con la carita'. Il marxismo ha sviluppato questa analisi con la teoria dell'impoverimento, che andava perseguita per poter arrivare alla rivoluzione con animo piu' deciso a cambiare il mondo. Abbiamo visto come tutto questo e' fallito. Il Papa spiega qual e' la carita' della Chiesa: non e' mai distinta dalla giustizia, ma non puo' dire ''domani''. A chi ha fame va dato da mangiare ''adesso''''.

[....e ti pareva che facessero una cosa a posto anche in occasione dell'enciclica???? ]

[Modificato da Ratzigirl 25/01/2006 21.10]

Ratzigirl
Wednesday, January 25, 2006 9:20 PM
ehehehhee
Se Famiglia cristiana non ha rispettato la parola data, così non avviene per il quotidiano "Avvenire" che domani presenta il testo integrale dell'enciclica!!!Non lasciatevela sfuggire!!!
stupor-mundi
Wednesday, January 25, 2006 9:24 PM
Re: Enciclica: "Famiglia Cristiana" Senza Testo, Ma Intervista a Mons.Amato


[....e ti pareva che facessero una cosa a posto anche in occasione dell'enciclica???? ]

[Modificato da Ratzigirl 25/01/2006 21.10]




Ormai è sempre più chiaro ... c'è proprio qualcuno che "rema contro"!!
Paparatzifan
Wednesday, January 25, 2006 10:01 PM
Da Avvenire on-line...
... il testo integrale dell'enciclica "Deus caritas est" che verrà publicata domani sul giornale.

[Modificato da Paparatzifan 25/01/2006 22.01]

dipl
Thursday, January 26, 2006 12:27 PM
Da Libero del 26/1/2006

Amore ed eros secondo Papa Ratzinger

di RENATO FARINA

Ratzinger, quand'era cardinale, una volta si lasciò andare: «La Chiesa si è auto-occupata, si producono quintali di documenti». E ammonì la burocrazia ecclesiastica: «Il Verbo si è fatto carne, dice il Vangelo, ma ora si potrebbe pensare che si sia fatto carta». Il Papa lo sa: alla fine le encicliche non le legge quasi nessuno. Qualche specialista, qualche fedele molto fedele. Gli altri no. Non c'è tempo, c'è tanta carta in giro. Però qualcosa arriva, una frase, un accento. Qualcosa che induca gli uomini spersi nei loro guai a tirare su la testa un istante. Un istante di stupore. Ecco: alla fine questa enciclica è così. Essa è una miniera di teologia e filosofia, ma nella mente di Ratzinger doveva dire una parola sola, almeno una parola. Ci dice qualcosa la parola amore? Che il significato di tutto, persino del male e della morte, hanno questa cifra: l'amore? Questo dice con semplicità il Papa al mondo: al fine intellettuale e al bambino, alla donna pia e al delinquente, a chi ha la fede e chi non ce l'ha. «Dio è amore». Almeno il titolo non lo si può travisare. La sua prima lettera enciclica, che vuol dire "a tutti", espone il fianco di Dio perché possiamo prendere posizione su questo, accarezzarlo o persino sputargli addosso. Questo dato elementare non può essere capovolto da nessuno, cattivo teologo o anticlericale maldisposto, neanche da me che scrivo. In latino fa: «Deus caritas est». Che schifo la parola amore. Si ha vergogna a pronunciarla. Sembra più consona alle riviste che prendiamo in mano dal parrucchiere. Ratzinger osa. Osa dire che l'«amore cristiano» non è una forma spirituale e in fondo astratta di sentimento, ma è l'amore più umano che ci possa essere. Porta al suo culmine anche l'eros. Lo rende capace di sacrificio, di godimento senza fine. E non è un affare da marziani, ma appartiene all'esperienza elementare del nostro innamorarci. Quando amiamo una donna, vada come vada, sappiamo bene che l'amore (sto citando il Papa nel suo magistero più alto, che è l'enciclica) è «nel senso dell'esclusività - "solo quest'unica persona" - e nel senso del "per sempre"». Solo tu, amore, per sempre tu. Non è così? Soltanto che sembra impossibile. Invece il Papa si presenta al mondo per dire che «l'amore è possibile», e non è «solo un sentimento», ha risonanza nell'universo, è la legge del cosmo, ed è eterno. Trascrivo: «L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo... l'amore mira all'eternità».

UN NUOVO ORIZZONTE

La prima pagina dell'enciclica spiega che cosa sia il cristianesimo. Non è un pacco di dogmi o di norme morali: ci pensano già i filosofi. L'amore non è una nostra produzione. Esso ci viene incontro, lo si riconosce. Accade. Può accadere anche a te, puoi riconoscerlo. Il dato esistenziale in questo candido tedesco, considerato tra i massimi intellettuali di questi decenni, prende il sopravvento e diventa anche disegno sociale e giudizio su questa epoca. Ma si possono capire meglio i contenuti di queste formule se ci ricordiamo la scena della morte di Karol Wojtyla. Il funerale. Lui è immerso nel dolore per la perdita di un amico, e però spiega che l'amore è più forte della morte, e sorride indicando un punto del cielo, «un'altra finestra». Tutto perché c'è un'altra presenza che si dovrebbe scrivere con la maiuscola. Ma come si fa a crederci e a non passare per dei visionari? Papa Benedetto fa riferimento all'esperienza. Se uno incontrava Cristo in Palestina, credeva perché «riconosceva l'amore». Così oggi, ci sono uomini i quali portano con sé questa luce di Dio, ne sono la continuazione, magari indegna ma l'amore c'è. Scrive il Papa, a pagina uno: «Abbiamo creduto all'amore di Dio - così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». Qui è evidente il debito verso l'insegnamento di don Luigi Giussani. Non è uno sforzo credere, ma un incontro, un avvenimento. Che differenza con le altre proposte religiose o non religiose. Senza nominarla, il Papa evoca l'idea islamica e pure quella di tanto fondamentalismo cristiano: «In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell'odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto. Per questo nella mia prima enciclica desidero parlare dell'amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri ». Questa è la strada «del vero umanesimo». Questo Dio tocca la persona in ogni sua dimensione. Non distrugge affatto l'attrattiva tra l'uomo e la donna né il gesto erotico. Non lo «avvelena» come sosteneva Friedrich Nietzsche l'eros, ma lo rende più umano e pieno. Nessun odio del corpo. L'altro - come mostra la Bibbia - è unito a te, nel corpo e nell'anima, e non c'è amarezza.

CARITÀ E AMORE

La persona è un essere sociale. La carità è il nome sociale di questo amore. E qui c'è la forte polemica con il marxismo, il quale ha sempre sostenuto che lenire i dolori del povero significa consolidare uno «status quo» ingiusto. La Chiesa, che è la continuazione popolare di quell'amore personale, non può fare a meno di esercitare questa vicinanza alle persone, con i gesti più semplici, e chiedendo alla politica di rispondere ai bisogni di giustizia. Ma non ci potrà mai essere un regime perfetto che renda inutile l'essere buoni. «I poveri saranno sempre con voi». Sulle conseguenze politiche delle affermazioni del Papa ci sarà modo di tornare. Ci saranno polemiche. Al Papa preme di più però rispondere ai dubbi di molti che vedono la crudeltà di questo mondo e perciò dubitano di Dio e della sua bontà. Scrive Benedetto XVI: «...Giobbe può lamentarsi di fronte a Dio per la sofferenza incomprensibile, e apparentemente ingiustificabile, presente nel mondo. Così egli parla nel suo dolore: "Oh, potessi sapere dove trovarlo, potessi arrivare fino al suo trono! ... Dio ha fiaccato il mio cuore, l'Onnipotente mi ha atterrito" (23, 3. 5-6. 15-16). Spesso non ci è dato di conoscere il motivo per cui Dio trattiene il suo braccio invece di intervenire ». Qui c'è il mistero e c'è la nostra libertà di negare o di affidarci al Dio Padre. Non dobbiamo «giudicare Dio» né sfidarlo. Ma ripetere quelle tremende parole che comparvero «sulla bocca di Gesù in croce» e abbandonarci alla certezza. Questo propone il Papa, Dio è amore. Il resto sono affari
ratzi.lella
Thursday, January 26, 2006 12:47 PM
grazie!!!
davvero bravo renato farina!!!

il punto di vista di VITTORIO MESSORI sul corriere di oggi:


L'enciclica sull'amore

Il manifesto del Papa: la politica a Cesare

di Vittorio Messori

Giunto al pontificato alla soglia degli 80 anni e al vertice sia dell’approfondimento teologico che dell’esperienza ecclesiale, Joseph Ratzinger sembra deciso a non perdere tempo in questioni secondarie nella prospettiva globale della fede. Fautore della sobrietà, ha già sfrondato la sua agenda da impegni non indispensabili - viaggi, liturgie, incontri - e non intende neppure mantenere il ritmo di produzione dottrinale del pur amato predecessore. Preoccupato, poi, della situazione della fede (è l’indebolirsi di questa, secondo la sua diagnosi, che ha provocato la crisi della Chiesa), ha deciso di andare alle radici con la sua prima enciclica che, probabilmente, resterà a lungo l’unica. Così, ha scelto il cuore del cristianesimo, ha puntato dritto su Dio stesso, sulla Sua realtà e, di conseguenza, sull’immagine dell’uomo che ne deriva. La sua «lettera circolare» (questo il significato di enciclica) ai pastori della Chiesa, primi destinatari di simili documenti, focalizza l’attenzione su tre brevi parole di Giovanni che sono il marchio distintivo del cristianesimo e lo differenziano radicalmente da ogni altra religione.
«Dio è amore»; con la conseguenza che ne trae l’apostolo: «Chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui». Dunque, un ricominciare da capo, dai fondamenti del credere. Scoprendo poi - ma solo dopo che la scelta era stata compiuta - che il tema è di drammatica attualità visto che ci tocca vivere «in un mondo in cui al nome di Dio viene collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza». Riferimento esplicito al fondamentalismo islamico; ma, forse, non solo. Il testo è breve, rispetto alla media delle encicliche di Giovanni Paolo II: ancora una volta, la scelta ratzingeriana della sobrietà. Le non moltissime pagine, peraltro, sono di una densità che provocherà commenti corposi da parte degli esperti. Qui, dobbiamo limitarci ad indicare una chiave di lettura, una sorta di piccola «istruzione per l’uso» del documento. Soprattutto nella prima parte - la più dottrinale, quella volta a chiarire che si intenda per «amore» - al lettore avveduto appare evidente che l’estensore probabilmente unico è stato Benedetto XVI in persona. Precisazione che non deve stupire: di solito, per questi documenti, il Papa dà schemi e indicazioni e procede all’ultima stesura, mentre la struttura è redatta da un gruppo di collaboratori. Stavolta, non sembra il caso: tutto sembra redatto sul suo scrittoio. In questa serietà diligente, Joseph Ratzinger ha confermato la sua natura «tedesca». Mentre tutto il testo mostra sino a che punto la sua prospettiva di fede (istintiva e poi approfondita a Roma) sia «latina». Nel senso, almeno, di «cattolica», nel senso più pieno. Va infatti ricordato che la legge che presiede al cattolicesimo è quella che qualcuno ha chiamato «dell’et-et». La compositio oppositorum , il «sia questo che quello», «l’uno e l’altro», la sintesi e l’equilibrio tra gli estremi, sulla scorta di Gesù stesso, uomo e Dio al contempo, venuto «per completare, non per distruggere». E sulla scorta della croce stessa: et-et per eccellenza, composta com’è da un braccio verticale e uno orizzontale. A questa visione globale, che a nulla intende rinunciare («Sono cattolico perché voglio tutto», mi disse una volta Jean Guitton), il protestantesimo oppone il suo «aut-aut», richiede la scelta, il rifiuto, la condanna di molti aspetti della realtà. Ebbene, già ad una prima analisi, questa prima enciclica del papa tedesco mostra sino a che punto sia operante la prospettiva della compositio cattolica.
Una unione degli opposti che sembra contrassegnare lo stile stesso che coniuga la consapevolezza pontificale a un tono quasi familiare, a espressioni talvolta quotidiane. Quanto ai contenuti, si sgrana la serie degli et-et: l’amore cristiano come sintesi dell’umano eros e della divina agape , dell’istinto carnale e dello slancio spirituale, in accordo del resto con la natura dell’uomo, sintesi inestricabile di corpo ed anima; un amore che si rivolge al contempo a una singola persona e all’umanità intera; che deve doverosamente dare e che, altrettanto doverosamente, vuole ricevere; che unisce mistica e prassi, utopia e realismo, culto ed etica, sentimento e volontà.
L’amore, poi, che si fa carità militante, a sollievo del prossimo (è il tema della seconda parte), deve unire preghiera e azione, spontaneità e organizzazione, annuncio di fede e servizio silenzioso, dono del pane materiale e del pane spirituale. Uno sforzo continuo per una sintesi difficile, sempre precaria, eppure per questo feconda, una tensione verso la completezza, una ricerca del «centro», dove gli estremi, unendosi, perdono la loro pericolosa unilateralità e divengono benefici.
Nessun aut-aut, dunque ma un continuo «sia questo che quello», e dove un’attenzione particolare è rivolta alla necessità di unire giustizia e carità. Alla illusione («ormai svanita», ricorda il Papa) di marxisti e soci che, per soccorrere l’uomo, occorresse battersi per la giustizia sociale, combattendo al contempo la «alienazione» della carità, Benedetto XVI dedica parole che ci sembrano tra le più toccanti e vere. Sono le sole che lo spazio ci permetta di riportare ma che danno idea della sapienza, non disgiunta da emozione, che pervade il testo:
«L’amore - caritas - sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa renderlo superfluo. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine (...). Lo Stato che vuole provvedere a tutto, che assorbe tutto in sé, diventa in definitiva un’istanza burocratica, che non può assicurare l’essenziale di cui l’uomo sofferente - ogni uomo - ha bisogno: l’amorevole dedizione personale. Non uno Stato che regoli e domini tutto è ciò che occorre, ma invece uno Stato che generosamente riconosca e sostenga, nella linea del principio di sussidiarietà, le iniziative che sorgono dalle diverse forze sociali e uniscono spontaneità e vicinanza agli uomini bisognosi di aiuto. La Chiesa è una di queste forze vive: in essa pulsa la dinamica dell’amore suscitato dallo Spirito di Cristo. Questo amore non offre agli uomini solamente un aiuto materiale, ma anche ristoro e cura dell’anima, un aiuto spesso più necessario del sostegno materiale». Secondo una certa ossessione attuale, molti commentatori si eserciteranno soprattutto sui paragrafi che il papa dedica alla politica: espressione di amore essa pure, se ben intesa e praticata; ma che, ripete con decisione Benedetto XVI, non compete alla Chiesa in quanto tale.
Qui pure, campeggia un et-et fondamentale: Dio e Cesare.
La società ha bisogno di entrambi, nessuna contrapposizione tra loro, ma distinzione dei ruoli e delle vocazioni. Non vi è traccia di nostalgie per una christianitas dove Sacro e Profano si intreccino, c’è solo un’umile, discreta eppur convinta riproposta della dottrina sociale cattolica, che ha mostrato la sua sapienza davanti ai disastri delle ideologie politiche. Ma è cura del papa ripetere che, se la Chiesa propone la sua dottrina, è perché essa si basa «sulla ragione e sul diritto naturale»; su elementi, dunque, «conformi alla natura di ogni essere umano», quale che sia la sua fede o la sua incredulità. Una enciclica, dunque, nel segno dell’equilibrio, del «centro», della saggezza, dell’esperienza, della ricerca di ciò che è davvero fonte di pace, di gioia, di bene, di speranza. Se ci è permesso, con oggettività e senza alcuna tentazione apologetica: c’è, qui, una visione organica sull’uomo e sulla società che può convincere o meno, ma che non si riesce a scorgere da nessun’altra parte, tra orfani di ideologie crollate o adepti di religioni radicalizzate.
26 gennaio 2006
stupor-mundi
Friday, January 27, 2006 2:09 PM
Benedetto, lupo solitario a San Pietro
Leggo da Panorama, (acquistato facendomi largo tra un metro di neve) a pag. 66 a firma Ignazio Ingrao : "La Curia ha spinto per l'elezione di Ratzinger ma lui le è rimasto estraneo, come quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. Si fida di alcuni prelati, a cominciare dal segretario di Stato, Angelo Sodano. Ma non appartiene al mondo curiale. Ratzinger rimane un solitario, amante dello studio. Un teologo senza scuola e senza allievi. Era l'amico fidato di Wojtyla più che il potente e temuto prefetto del dicastero più importante della Santa Sede. Non metteva il suo potere al servizio dei giochi di Curia.[/G] E ora, giunto giunto al vertice della Chiesa, rischia di trovarsi ancora più isolato...".

Papa Wojtyla si fidava di Ratzinger perchè sapeva che il fine del suo agire era il bene della Chiesa e non la gratificazione personale: si intendevano perchè erano (mi piace dire: sono) tutti e due "innamorati di Cristo"! Non lasciamo solo il nostro papa, sosteniamolo come possiamo: con la preghiera e diffondendo il suo pensiero.

[Modificato da stupor-mundi 27/01/2006 14.11]

Ratzigirl
Saturday, January 28, 2006 12:15 AM
Documento Pdf
Bellissimo omaggio di natale dell'agenzia ASCA che propone questo documento Pdf con articoli sull'elezione, sul privato e sulle prospettive di Benedetto XVI

Documento PDF
ratzi.lella
Saturday, January 28, 2006 12:49 PM
grazie ratzingirl
è un link bellissimo

ho trovato questo articolo:

Prodi: c'e' meno politica nella chiesa di Ratzinger


Roma, 28 gennaio 2006
"Questa enciclica mi è piaciuta molto", dice il leader dell'Unione Romano Prodi, intervistato dalla Stampa, parlando della prima encliclica di Papa Benedetto XVI.

"E' bello - dice Prodi - che la prima enciclica affronti il tema dell'amore e della giustizia. Mi è piaciuta molto: per il tema, per il linguaggio, per le prospettive che apre nel rapporto tra Chiesa e società. Il linguaggio che il Papa usa è innovativo perché è diretto e immediato. Infine il tema del rapporto Chiesa e società, che mi sembra la vera novità dell'enciclica. Qui si mettono le basi per un superamento di vecchi stereotipi sul rapporto tra Chiesa e Stato".

"La Chiesa confida meno sulla politica, è essa stessa meno esposta alla politicizzazione perché al prevalente rapporto tra Stato e Chiesa si sostituisce una concezione della sfera pubblica della Chiesa che si misura con l'intera società civile. La Chiesa cioè si pensa nella società prima che nel suo rapporto istituzionale con lo Stato. Sotto questo profilo (ma solo sotto questo profilo) Benedetto XVI sembra scegliere il modello da sempre seguito negli Stati Uniti. E' una novità. Sotto questo aspetto è un testo meno europeo e più americano".
"Centrale è il tema della giustizia che rappresenta, come afferma il Papa "lo scopo" e "la misura intrinseca di ogni politica". Nella sua ribadita autonomia, la politica è stimolata a leggere il presente analizzando e interpretando le situazioni di ingiustizia. Penso all'ingiustizia dovuta alle situazioni di sofferenza e di marginalità, alle nuove e vecchie povertà, alla mancanza di istruzione, alle carenze di assistenza medica e sociale, al fenomeno generalizzato dell'immigrazione e al crescente divario tra ricchi e poveri. Dovremo riflettere con attenzione sulla capacità che le nostre scelte politiche e i nostri programmi di governo hanno di rispondere all'imperativo - richiamato dal Papa - di stabilire un giusto ordine sociale. La responsabilità di queste azioni è affidata alla politica", conclude Prodi.

(da "la stampa", sabato 28 gennaio 2006)
ratzi.lella
Sunday, January 29, 2006 1:05 PM
Nozze senza fede, nuove regole
Il pontefice incontra i giudici della Sacra Rota. Invito a fare sentenze in tempi rapidi

Nozze senza fede, nuove regole

Il Papa: un documento sull’autorizzazione a considerarle nulle

ROMA - Benedetto XVI sta preparando un documento per dare una risposta al problema se autorizzare i tribunali ecclesiastici a considerare nulli i matrimoni celebrati «senza fede». Lo ha lasciato intendere ieri ai prelati uditori, agli officiali e agli avvocati della Sacra Rota ricevuti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, dicendo di non avere intenzione di affrontare «in questa circostanza» il problema che, se risolto in senso positivo, rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione. Permetterebbe infatti di sanare moltissime situazioni e consentire a coniugi cattolici oggi irregolari di accedere alla comunione. Sono stati proprio i padri sinodali a proporre lo scorso ottobre al pontefice una rivisitazione «pastorale» della legge canonica per il reperimento di «nuovi spazi di flessibilità» in materia di nullità matrimoniali. Non sarà facile per papa Ratzinger trovare la formula giusta nel suo atteso documento.
Si tratta, come aveva sottolineato lo scorso luglio ai parroci della Val d’Aosta, di risolvere «la situazione di quanti erano sposati in Chiesa, ma non erano veramente credenti e lo hanno fatto per tradizione, e poi trovandosi in un nuovo matrimonio non valido si convertono, trovano la fede e si sentono esclusi dal sacramento».
«Da una parte - ha detto ieri ai giudici e agli avvocati della Rota - parrebbe che i padri sinodali abbiano invitato i tribunali ecclesiastici ad adoperarsi affinché i fedeli non canonicamente sposati possano al più presto regolarizzare la loro situazione matrimoniale e riaccostarsi al banchetto eucaristico».
«Dall’altra parte, invece - ha continuato il pontefice - la legislazione canonica e la recente Istruzione (la Dignitatis Connubii, l’ultimo documento di Giovanni Paolo II, ndr ) sembrerebbero porre dei limiti a tale spinta pastorale, come se la preoccupazione principale fosse quella di espletare le formalità giuridiche previste, con il rischio di dimenticare la finalità pastorale del processo».
Come trovare la mediazione? Il Papa ha dunque continuato: «Dietro questa impostazione si cela una pretesa contrapposizione tra diritto e pastorale in genere (...). In questo primo incontro con voi preferisco concentrarmi su ciò che rappresenta il fondamentale punto di incontro tra diritto e pastorale: l’amore per la verità». Il suo discorso è poi proseguito con l’invito ad una maggiore rapidità nei tempi dei processi: «Il processo canonico di nullità del matrimonio costituisce uno strumento per accertare la verità sul vincolo coniugale. Il suo scopo costitutivo non è quindi di complicare inutilmente la vita ai fedeli né tanto meno di esacerbarne la litigiosità, ma solo di rendere un servizio alla verità».
Il problema sul quale Benedetto XVI si pronuncerà nel suo motu proprio è complicato dal rischio che in una maggiore generosità dei giudici non solo i fedeli ma anche i non cristiani possano poi intravedere un «divorzio cattolico». Per questo ieri ha definito «ingannevole il servizio che si può offrire ai fedeli e ai coniugi non cristiani in difficoltà rafforzando in loro, magari solo implicitamente, la tendenza a dimenticare l’indissolubilità della propria unione». In attesa del suo documento ha comunque raccomandato ai sacerdoti di fare attenzione alla fede reale delle coppie che si presentano all’altare: «La sensibilità pastorale deve portare a cercare di prevenire le nullità matrimoniali in sede di ammissione alle nozze».

(da "il corriere della sera" del 29 gennaio 2006)
ratzi.lella
Monday, January 30, 2006 8:15 AM
da "il mattino"
RIFLESSIONI

Credo che il magistero di Benedetto XVI, in questi primi mesi del suo pontificato, possa essere interpretato alla luce di tre concetti: verità, libertà e carità. Mi sembra pure che di questi tre termini il discorso pubblico italiano abbia sottolineato soprattutto il primo, tralasciando alquanto gli altri due. E lo abbia sottolineato, poi, interpretandolo soprattutto in senso politico.
La recentissima enciclica «Deus caritas est», Dio è amore, a mio avviso riporta l’equilibrio fra i tre concetti e ricolloca nelle sue giuste dimensioni la valenza politica, per altro innegabile, del pensiero di Ratzinger. In queste righe vorrei dunque provare a ragionare sul rapporto fra amore e politica: sull’importanza politica dell’amore, e sui limiti che l’amore impone alla politica. L’insistenza di Benedetto XVI sulla verità, e il suo conseguente rifiuto del relativismo, sono ben noti. «Avere una fede chiara viene spesso etichettato come fondamentalismo», disse nell’omelia della «Missa pro eligendo romano pontifice», in apertura del conclave che lo avrebbe portato sulla Cattedra di Pietro. E aggiunse: «Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie». Le implicazioni politiche di questo modo di affrontare la nostra epoca sono quanto mai evidenti, e sono infatti state commentate a lungo sia nei giorni del conclave sia nei mesi che sono seguiti. Evidenti all’interno di ciascun paese, quando si tratta di decidere se «l’io e le sue voglie» debbano essere o no regolamentati, ad esempio nelle questioni riguardanti la sessualità, la procreazione, la vita e la morte. Evidenti nelle relazioni internazionali, quando si discute se i valori dell’Occidente possano o debbano essere reputati più «veri» di quelli delle altre civiltà. L’insistenza sulla verità e la condanna del relativismo, tuttavia, non esauriscono affatto la riflessione di Papa Ratzinger. Lo mostrava chiaramente la stessa omelia pro eligendo romano pontifice, che si apriva con un lungo passaggio sulla misericordia divina; e lo mostra in maniera ancora più evidente l’enciclica sulla carità. In questo caso si tratta di temi che è più difficile (se pure, come vedremo, non impossibile) ricondurre sul terreno immediatamente e prevalentemente politico, e che devono invece essere letti in un’ottica soprattutto religiosa e spirituale. E non solo: sono temi che soltanto in parte e imperfettamente possono essere illustrati in forma verbale, ossia nella forma che è propria delle ideologie e della politica. Come ricorda l’enciclica nelle sue primissime righe, «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». Non un pensiero che si può esprimere a parole, insomma, ma un’esperienza che dev’essere vissuta. La difesa intransigente della verità sulla quale tanto insiste Benedetto XVI non può perciò essere disgiunta dalla sua riflessione sulla carità. La fermezza sui principi convive con la massima disponibilità nei confronti delle persone, meglio ancora, genera quella disponibilità; all’odio per l’errore corrisponde l’amore per l’errante. Ed è anche, seppure non soltanto, da questo rapporto fra verità e carità che emerge la terza parola chiave di cui si diceva all’inizio, la libertà: conseguenza della carità con la quale dobbiamo comunque affrontare il prossimo, anche quando segue vie che non sono le nostre. È una libertà diversa da quella del liberalismo, questa di Benedetto XVI. Sia perché la libertà liberale parte proprio dal presupposto che la verità non sia raggiungibile. Sia, di nuovo, perché la libertà liberale si muove sul terreno della politica, di quel che lo Stato può o non può imporre ai cittadini, mentre Papa Ratzinger chiede ben di più, chiede una conversione profonda, e si pone dunque su un piano assai più elevato di quello dell’obbedienza dovuta alla legge. E tuttavia, la distinzione fra i due piani non è affatto separazione, e la libertà generata dalla carità può influenzare concretamente il regno di Cesare. Qui, mi pare, l’amore riacquista una robusta valenza politica. Perché è grazie ad esso che la verità cristiana può convivere con la libertà occidentale. Non è vero, ci sta dicendo Benedetto XVI, che chi crede nell’assoluto deve di necessità essere un intollerante e un sopraffattore. Dipende dall’assoluto in cui crede. E non per caso nell’enciclica il Pontefice condanna decisamente quegli assoluti che non si fondano sulla carità: gli assoluti religiosi per i quali «al nome di Dio» è collegata «la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza»; gli assoluti politici che hanno cercato di edificare un paradiso in terra, finendo inevitabilmente per trasformarsi in «dottrine fanatiche e terroristiche». La sfida viene così rilanciata nel campo della cultura laica. Quella cultura che, quando nega alla radice qualsiasi forma di verità, assolutizzando il relativismo, finisce secondo Ratzinger per galleggiare nel nulla, esponendosi ad essere sballottata dalle onde e portata qua e là da qualsiasi vento.
Giovanni Orsina

(da "il mattino" del 29 gennaio 2006).
buongiorno a tutti
Nikki72
Tuesday, January 31, 2006 8:57 PM
Famiglia Cristiana
Non perdete per nessun motivo FC di questa settimana!!! non c'è bisogno che ve lo ricordi, vero?


Paparatzifan
Tuesday, January 31, 2006 11:28 PM
Re: Famiglia Cristiana

Scritto da: Nikki72 31/01/2006 20.57
Non perdete per nessun motivo FC di questa settimana!!! non c'è bisogno che ve lo ricordi, vero?



AHHHHHHHHHHHH!!!!!!
STUUUUUUUUUUUNC!!!!
Io, che aspetto con ansia l'enciclica!!!! STUUUUUUUUNC!!!!!
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