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Full Version: La Crusca è salva
texdionis
Tuesday, August 16, 2011 2:59 PM
La Crusca è salva. E parte la gara per chiedere la grazia a Berlusconi

ROMA - Evviva, la Crusca è salva. Rientra in pieno nel gruppo - circa un migliaio - degli enti con meno di settanta dipendenti per i quali la manovra prevede la chiusura immediata. Ma l’accademia custode della lingua italiana «non chiuderà - annuncia il ministro Galan - e troveremo la soluzione per non far morire questa istituzione storica». A difesa della Crusca sono partiti appelli bipartisan; il sottosegretario ai beni culturali, Francesco Giro, si è mobilitato per salvarla; ma la prima ad intervenire è stata la combattiva presidente dell’Accademia, Nicoletta Maraschio, da tre anni alla guida dell’istituzione, contro «l’insensata soppressione»: «La Crusca - fa notare - ha sempre goduto di un modestissimo sostegno finanziario statale, impiegato interamente per retribuire i sei dipendenti, provvedendo per le altre esigenze di funzionamento con contributi di privati e fondi di ricerca. E poi osserviamo una gestione oltremodo parsimoniosa che esclude qualsiasi remunerazione o gettone ai propri membri».

Così l’ipotesi di un addio alla Crusca, che allo Stato costa 190.000 euro, è stata scongiurata. Si salveranno probabilmente anche altri istituti di grande prestigio, per esempio l’Istituto storico intitolato a Enrico Fermi, o l’Istituto Croce, o l’Istituto italiano di studi filosofici, o il Centro di ricerche aerospaziali, o l’Istituto italiano per l’Africa orientale, o il Dorn di Napoli (che studia i pesci) e altri dei mille enti messi nel mirino del governo. Perchè nel testo della manovra appena varata si specifica (articolo 1, comma 31) che saranno esclusi dalla soppressione gli «enti di particolare rilievo» che saranno specificati in un apposito decreto entro 45 giorni dall’entrata in vigore della legge finanziaria. Il che dovrebbe significare, in un mondo normale ma l’Italia non sempre vi rientra, che i veri centri di ricerca, gli istituti di pregio, gli enti che servono davvero dovrebbero andare fuori pericolo, mentre la mannaia potrebbe colpire cose così, per le quali lo Stato spende un miliardo di euro: Istituto agronomico d’oltremare, Federazione italiana volontari della libertà, Unione ufficiali in congedo, Cassa conguaglio trasporti di gas e di petrolio liquefatti, Opera nazionale figli degli aviatori (che prende 28.500 euro), Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini (non sono tutti morti da quel dì?) e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Soldi vanno ancora ai reduci di Russia e ai Combattenti interalleati (quelli del Sud, dopo l’8 settembre), all’Associazione dei volontari antifascisti della guerra di Spagna (1936-1939) e all’Ente geopantologico di Pietraroia, all’Ente per la trasformazione fondiaria di Puglia e Basilicata, all’Associazione nazionale della lotta contro l’analfabetismo (che evidentemente non ha funzionato), alla Casa militare Umberto I e via dicendo. Insomma, evviva la Crusca ed evviva gli enti che danno prestigio all’Italia, ma in tanti altri casi di crema da scremare ce n’è e pure tanta.

Il problema è che dal 1956 s’è cominciato a parlare di soppressione degli enti inutili ( e già allora ne furono individuati 827) e mai s’è raggiunto l’obiettivo. Tutti i governi, basti ricordare l’ultimo di Prodi o il primo di Berlusconi e anche questo nelle finanziare precedenti a quella attuale, hanno fatto flop in questo ambito della lotta a Sprecopoli. Stavolta andrà meglio? Si spera. Anche se non sarà facile per la presidenza del consiglio, quando stilerà la lista dei ”salvati”, difendersi dalle pressioni delle lobbies, dalle preghiere dei ministri, dalle suppliche di tipo campanilistico (si riuscirà a intervenire sull’Istituto opere laiche palatine pugliesi, o sull’Ente italiano della montagna o sull’Accademia properziana del Subasio?) e dalle richieste di tutti per non finire nell’elenco dei ”sommersi”.

Un esempio della forza delle resistenze riguarda l’operazione pulizia - eliminazione di 480 enti inutili - che fu attuata sulla carta da Calderoli e avrebbe comportato un risparmio di 415 milioni per il 2009. Ma poi, grazie a interventi vari, quasi tutte le condannate al patibolo hanno salvato la vita: dal Comitato comunitario per il marchio di qualità ecologica all’Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale.

Soltanto per le associazioni di reduci si spendono oltre 600.000 euro. E insieme a queste, l’esercito delle agenzie, delle accademie, delle unioni è assai agguerrito nel voler vincere la lotta per la sopravvivenza. Che si gioca chiedendo protezione in alto loco.

La mannaia scatterà - come si specifica nel testo del decreto - nel novantesimo giorno dopo l’entrata in vigore della manovra. Il che significa una spietatezza, almeno sulla carta, superiore a quella riservata alle province. La cui morte, dalla quale già stanno scampando in tante e doveva colpire 38 di esse ma si scenderà presumibilmente a circa una ventina, dipende dal censimento generale le le riguarderà: e magari passeranno anni prima che verrà ultimato.
La Crusca, nel ’600, assunse come proprio motto un verso del Petrarca: «Il più bel fior ne coglie». Sarebbe un fiore colto benissimo dall’Italia, se non buttasse più soldi in imprese che non lo meritano.
www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=40544&sez=HOME_INITALIA&npl=&d...


speriamo davvero che il pericolo sia scongiurato
g
Tuesday, August 16, 2011 3:51 PM
Re:
texdionis, 16/08/2011 14.59:

La Crusca è salva. E parte la gara per chiedere la grazia a Berlusconi

«La Crusca - fa notare - ha sempre goduto di un modestissimo sostegno finanziario statale, impiegato interamente per retribuire i sei dipendenti, provvedendo per le altre esigenze di funzionamento con contributi di privati e fondi di ricerca. E poi osserviamo una gestione oltremodo parsimoniosa che esclude qualsiasi remunerazione o gettone ai propri membri».

Così l’ipotesi di un addio alla Crusca, che allo Stato costa 190.000 euro, è stata scongiurata. Si salveranno probabilmente anche altri istituti di grande prestigio, per esempio l’Istituto storico intitolato a Enrico Fermi, o l’Istituto Croce, o l’Istituto italiano di studi filosofici, o il Centro di ricerche aerospaziali, o l’Istituto italiano per l’Africa orientale, o il Dorn di Napoli (che studia i pesci) e altri dei mille enti messi nel mirino del governo. Perchè nel testo della manovra appena varata si specifica (articolo 1, comma 31) che saranno esclusi dalla soppressione gli «enti di particolare rilievo»




Cialtrone,6 dipendenti di 1 Ente di riferimento Internazionale e tu dai del fannullone ai lavoratori pubblici,vero MiniStroNzo Renatino?


g
Tuesday, August 16, 2011 3:56 PM
14 agosto 2011
Manovra, l’accademia della Crusca
tra gli “enti inutili”?
E’ polemica: “Paradossale”




Il provvedimento di Tremonti e Berlusconi prevede la cancellazione degli “enti inutili”, così come sono definiti quelli con meno di 70 dipendenti. Tra questi rientrerebbe l’Accademia fiorentina, dal 1583 vigile custode della nostra lingua. La docente Nicoletta Maraschio: "Sono certa che questa ipotesi non avrà seguito"
La storia si ripete. Anche qualche anno fa l’Accademia della Crusca rischiava di entrare tra gli enti inutili e quindi di essere cancellata: “Non credo che possa accadere. La Crusca è insieme ai Lincei l’unica Accademia pubblica italiana, che ha un ruolo fondamentale nel nostro Paese, quello dello studio, della tutela e la valorizzazione dell’italiano in Italia e nel mondo. Oggi vengo a sapere della lista, ma sono sicura che la cosa non avrà seguito”, commenta con calma apparente Nicoletta Maraschio, docente di storia della lingua italiana a Firenze e presidente della Crusca dal 2008.

La manovra economica decisa da Tremonti e Berlusconi, che prevede la cancellazione degli “enti inutili”, così come sono definiti quelli con meno di 70 dipendenti tra cui rientrerebbe l’Accademia fiorentina, dal 1583 vigile custode della nostra lingua. (Nei 30 a rischio ci sarebbero anche l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, l’Agenzia per il Terzo Settore, il Museo Storico della Fisica il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, il Coni, quel che è rimasto dopo la privatizzazione dell’ente).

“È un paradosso: noi abbiamo solo 6 dipendenti, 3 in biblioteca e 3 in segreteria, solo perché non ci possiamo permettere di assumere più persone. Ci sono anche dai 20 ai 30 collaboratori con contratti a progetto, a seconda dei finanziamenti che riceviamo, precari in posizione chiave: chi mantiene il sito, chi digitalizza le opere della biblioteca, chi cura l’archivio, chi si occupa delle pubblicazioni. In più ci sono circa 60 accademici, illustri studiosi di tutto il mondo che come me lavorano per l’Accademia senza percepire alcun compenso”. Tutto ciò risulta ancora meno giustificabile se si fa il confronto con l’ente che in Germania svolge lo stesso lavoro, l’Istituto per la lingua tedesca di Manneheim che conta su circa 80 dipendenti e su una dotazione ordinaria di circa 8 milioni di euro. La dichiarazione degli enti inutili è un gatto che si morde la coda. Inoltre l’Accademia costa allo Stato meno di 200.000 euro, tale è il contributo tabellare del Ministero per i Beni e le attività culturali da cui dipende.

La comparsa nella famigerata lista è una cattiva sorpresa per la presidente, perché aveva dei buoni motivi per essere fiduciosa in un prossimo provvedimento legislativo, capace di dare finalmente alla Crusca, la più antica accademia linguistica del mondo tuttora molto attiva, quella stabilità finanziaria che sta chiedendo da tempo.

“La richiesta che portiamo avanti da tre anni”, spiega Nicoletta Maraschio, “è di avere una legge che ci riconosca esplicitamente come ente pubblico, secondo il parere espresso recentemente dal Consiglio di Stato e ci garantisca una dotazione ordinaria, cioè dei fondi strutturali sui quali contare per il funzionamento, indipendentemente dai finanziamenti a progetto”. Quest’anno come fondo ordinario l’Accademia ha ricevuto dal ministero dei Beni culturali circa 190mila euro. Non bastano, visto che per pagare i sei dipendenti e mantenere la sede (una villa medicea), occorrono intorno ai 400 mila euro. E poi bisogna mantenere la biblioteca, il sito, formare giovani ricercatori, pubblicare libri e riviste, organizzare incontri, convegni seminari.

“Nel 2011 siamo arrivati alla cifra di oltre un milione di euro grazie a contributi ottenuti da enti diversi e da privati, a cominciare dall’associazione degli Amici della Crusca. Ma sono intervenuti ad esempio anche alcune banche, il Cnr, la Regione Toscana con 200mila euro. Ma questa cifra l’avremmo bisogno come dotazione ordinaria. Non è una richiesta eccessiva se la si paragona agli 8 milioni di euro con cui viene finanziato l’Istituto per la lingua tedesca”, precisa la Maraschio. Un’ipotesi, quella della dotazione strutturale, che sembrava potesse avere un seguito, dopo che in Commissione cultura del senato prima della Finanziaria 2010 era stato approvato alla presenza del ministro Bondi un ordine del giorno che prevedeva uno stanziamento del genere. In più questo macabro coup de theatre messo in scena della manovra economica agostana arriva ancor più inaspettato perché nel parere del Consiglio di stato sull’Accademia, definendola ente pubblico, si poteva leggere finalmente il riconoscimento da parte dello Stato della sua funzione e del suo ruolo specifico all’interno degli istituti di ricerca italiani.

“Un esempio? In Italia non esiste un corpus, cioè una grande banca dati dell’italiano contemporaneo. E neppure un grande vocabolario storico dell’italiano postunitario. Un lavoro che sarebbe urgente iniziare”, spiega la Maraschio. Staremo a vedere.

di Bianca Bemori

Fat


g
Tuesday, August 16, 2011 4:03 PM
14 agosto 2011
Crusca, la presidente si appella a Napolitano
“La lingua italiana patrimonio di tutti”

La storica Accademia inclusa negli enti da tagliare per la manovra bis. "Eppure costiamo solo 190 mila euro all'anno". Galan promette: "Non chiuderà"
Potrebbe essere una vittima illustre della manovra bis, ma è già partita la mobilitazione per salvarla. L’accademia della Crusca, storico “custode” della lingua italiana, dovrebbe rientrare negli enti aboliti. Ma “non morirà”, assicura la presidente Nicoletta Maraschio, che annuncia una lettera-appello al Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

“Ci rivolgeremo anche al nostro ministro di riferimento, Giancarlo Galan“, continua, “e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta che ci ha sempre dimostrato grande vicinanza”. Maraschio si dice “sorpresa”, per una notizia che, “ha dell’incredibile” perchè “la natura giuridica pubblica dell’Accademia è legata a un parere del Consiglio di Stato e a un decreto dei ministri Calderoli e Brunetta”. E perché l’ente “costa allo stato 190 mila euro come contributo tabellare”, dunque la sua abolizione comporterebbe “un risparmio davvero esiguo”.

Insomma, un “gesto sconcertante che lo Stato fa contro se stesso”, nonché “simbolicamente molto negativo verso un ente attivo nella tutela e valorizzazioone della lingua italiana”. Dopo tre anni di attesa di una nuova legge di funzionamento, conclude la presidente, arriva invece “la proposta di cancellazione”. Nell’incertezza, intanto, la Crusca continuerà dunque a esistere “come istituto di ricerca privato con fine istituzionale chiaramente pubblico, perchè la lingua italiana è evidentemente patrimonio nazione”.

Poche ore dopo l’appello di Nicoletta Maraschio è arrivata la promessa del ministro dei Beni culturali Galan: “L’Accademia della crusca non chiuderà, troveremo la soluzione per non far morire questa istituzione storica che è l’unico baluardo a salvaguardia delle radici della lingua italiana”

Fat



g
Tuesday, August 16, 2011 4:15 PM
Re:
g, 16/08/2011 15.56:

14 agosto 2011
Manovra, l’accademia della Crusca
tra gli “enti inutili”?
E’ polemica: “Paradossale”




La dichiarazione degli enti inutili è un gatto che si morde la coda. Inoltre l’Accademia costa allo Stato meno di 200.000 euro




Nn sono d'accordo,Nicoletta
La cosa è spiegabile come 1 ulteriore passo verso lo spegnimento di ogni barlume ulteriore di cultura in Italia


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