Epilogo...
Un campo di battaglia fra le dune del deserto, un luogo che rimarrà sterile in eterno e dimenticato dai cuori e dalle menti se non per quello che vi é accaduto...
Typhoon aveva perso...le sue armate di angeli stavano schiantando le truppe di Osiris ed Horus, fino a che non era spuntato quel mezzo uomo, quel vecchio che trasportava sul suo carro quel cadavere...e il vecchio aveva danzato sul carro, protetto da Osiris ed Horus in persona, e dal carro era ricomparso l'artiglio...come diavolo avevano fatto di nuovo? Dove l'avevano trovato? COSA ERA?
Il suo potere era terribile a vedersi, simile a quello dello stesso Typhoon nella sua forma astrale completa, nel suo limbo privato...
Era salita, come un'onda oscura, aveva bagnato il sole con le sue lacrime di tenebra, e aveva pianto sul suo esercito, che si era disgregato, e sull'esercito di Osiris, che era morto allo stesso modo, ma sembrava bramare lui...lo cercava, si muoveva serpeggiando verso il suo essere...
E typhoon fuggì, in preda al panico, spaventato a morte...salì sul suo carro della notte, simile ad un disco di madreperla nera, circondato da baluginii verdi di energia, e partì verso il cielo, portando con se una parte della Terra, una parte della sua vita e dei suoi angeli...
Era terrorizzato, non pensava ad altro che a fuggire alla cosa...e non si accorse della folle velocità a cui andava, mentre soli e pianeti sfrecciavano oltre di lui, mentre gli angeli e gli uomini sopravissuti alla battaglia urlavano al suo fianco, trascinati nel vuoto dello spazio dal risucchio del suo carro celeste...
Fino a che non si schiantò su un pianeta...e la cosa era lì fuori, che ancora lo seguiva...allora Typhoon prosciugò le energie del pianeta per creare uno scudo e difendersi, e mille stelle scoppiarono in un'estasi di fuoco celeste, ma non distrussero la "creatura"...
E quando finalmente Typhoon iniziò a riprendersi dallo spavento, il suo urlo echeggiò fino alla Terra, la scosse come un terremoto in tutta la sua essenza, ogni uomo si svegliò tremando: era prigioniero del suo stesso potere, aveva eretto una barriera che non poteva distruggere, perché qualcosa l'aveva sigillata dall'esterno...forse la stessa creatura...
E girò lo sguardo carico di odio e sfolgorante come un sole verso gli uomini e gli angeli terrorizzati al suo cospetto...prigionieri come lui ma meno di lui....
Dal suo carro Pakhneter urlava di gioia e saltava e danzava, mentre il cubo intagliato di metallo che stringeva nelle sue mani, assorbiva il potere della Cosa che aveva inseguito Toth, e una parte del potere del Dio stesso...
"Perfetto, perfetto!!!! Ora l'Oscuro Signore é sigillato per sempre dietro il suo stesso potere..." I suoi occhi brillavano di gioia...
Horus si tolse l'elmo a forma di falco e si sedette, stanco ma soddisfatto, nella polvere del deserto...
"Padre, non gioisci anche tu della nostra vittoria...il consiglio del sacerdote é stato utile, saremmo stati spazzati via senza di esso, e invece abbiamo vinto, il male é sigillato nel suo inferno..."
"Certo, figlio, ma per quanto?" Rispose Osiris guardando con aria contrita il corpo esanime di Nesamun "e a quale costo?"
"Non sarà certo la morte di uno o anche di un esercito ad intristire questo giorno!" replicò Horus "Gioisci popolo d'Egitto, gioisci terra intera, da oggi é finita l'epoca del terrore, inizia l'Eden di Osiride, inizia il nuovo paradiso!"
"Certo ragazzo, da oggi il male sarà lentamente cancellato da questo mondo, e la vita potrà riprendere il possesso di queste terre morte" disse la voce stentorea del sacerdote, mentre osservava il cubo... "ma c'é prima un'ultima questione da risolvere...fino ad ora l'artiglio era stato custodito, male, dai discendenti di Gilganor...ora chi se ne occuperà?"
"Lascio a te questo compito, nascondilo dove non possa mai più essere ritrovato, mandalo in un limbo, imprigionalo con le energie di mille mondi se necessario, ma fai in modo che nessuno possa mai più usarlo per liberare il Dio Oscuro..." rispose Osiris...
"Certo mio signore, certo, ho già un'idea a proposito..." e il vecchio sacerdote risalì sul suo carro incantato, e presa la via del cielo sparì...
"Ora possiamo tornare a casa Horus"...
Non fece in tempo a dire queste parole, che la magia scattò....e Horus si accasciò sanguinante, il petto squarciato da una fogore di fuoco azzurro...
"Per il potere concessomi dalla Signora di Babilonia, per le energie della Dea Drago Tiamat, Signora del Chaos e della creazione, grande madre della vita e regina della terra, dispensatrice di amore e di dolore, io ti lego Osiris a questa donna, e che la tua anima sia legata alla mia fino alla fine dei tempi, mio amato...non mi lascerai più sola, sarai sempre il mio fedele amore..." disse Isis con voce soave e al tempo stesso rotta dall'emozione, le lacrime nei suoi occhi e l'amore e l'odio nelle sue parole...
"Cosa stai facendo dannata donna?" Rispose Osiris guardandola esterrefatto, incapace di capire, e di reagire prontamente "Smettila immediatamente o manderò la tua anima a fare compagnia a quella del Signore Oscuro...Sei forse impazzita?"
"No, mio dolce amore, i tempi e le cose cambiano...non sarò più il tuo dolce cucciolo domestico da tenere chiuso in gabbia nel tuo tempio per i tuoi piaceri...adesso io sarò la Regina, e tu il mio Re, e insieme regneremo su queste terre fino alla fine dei tempi, i nostri poteri uniti l'estasi per noi e la gioia e la vita per queste terre...creeremo una nuova generazione di Dei, il nostro amore sarà eterno e non vi saranno più guerre, la Terra diventerà un nuovo Eden per davvero, ma non verrà conquistata con la spada, non ci sarà più versamento di sangue e sacrifici inutili per compiacere il giovane Dio della Giustizia, che ora giace nel suo stesso sangue, ma l'amore conquisterà tutto, l'amore per noi, l'amore che noi forgeremo, la vita che noi creeremo..."
Osiris guardò Horus, raccolse la sua anima guerriera che non aveva mai avuto un attimo di sconforto o indecisione, e che prontamente aveva offerto a lui le sue ultime energie per liberarlo della stretta dell'incantesimo maledetto, e raccolse nella sua mano i raggi del sole, pronto a liberarli su quella assurda creatura umana che gli aveva dato piacere, ma che non aveva neppure idea di cosa volesse dire essere un Dio..."Stupida donna, oggi hai firmato la tua condanna a morte, hai ucciso il mio figlio adorato, la mia maledizione scenda si di te...Volevi starmi vicina per l'eternità? La tua anima mi terrà compagnia, mentre il tuo corpo continuerà ad allietare le mie notti fino a che non sarò stanco di te..." e volse il palmo infuocato verso di lei...
Pektry era sconvolto...nella sua giovane vita era sempre stato indeciso, era abituato a prendere ordini e adorava il suo signore Horus, il Dio della guerra e della giustizia che tante volte lo aveva guidato in battaglia assieme ai suoi compagni contro le orde del male...ma non poteva lasciare che il suo amore facesse quell'orrenda fine...Dio o no, avrebbe deciso lui, per una volta, del suo destino...raccolta la forza, e il coraggio, si scagliò urlando con la lancia contro il fianco del Dio, trapassandolo nel momento stesso in cui questi liberava l'energia di suo padre, il Sole...
Pektry venne avvolto dalle fiamme che bruciavano anche l'anima, sparì totalmente, incenerito in ogni atomo del suo corpo...ma la lancia colpì contemporaneamente, il Dio urlò, nei suoi occhi una maledizione verso i traditori, una maledizione non detta ma altrettanto potente, e il Sole suo padre gli sorrise e lo abbracciò...
EPILOGO 1:
Isis piangeva....
Ora era Regina...
Ma non aveva più il suo Re...
Il suo Re che tanto amava e che aveva cercato di ucciderla...
Il suo Re che tanto amava e che ora era in parte dentro di lei...legato dalla magia che lei stessa aveva intessuto...
Che avessero avuto ragione i sacerdoti che la custodivano? Forse la magia segreta di Tiamat non era controllabile come lei aveva creduto, forse aveva sbagliato l'incantesimo, forse il potere del Dio era troppo, forse l'amore l'aveva accecata...
Ora lui era legato a lei per sempre, ma non come lei aveva sperato...le sue urla di strazio e di dolore le bruciavano dentro, la sua anima si contorceva e bruciava la sua dall'interno con mille aghi...
E Isis piangeva...e ascoltava le sue urla dentro di lei...e non sapeva cosa fare...
Non capiva più niente...
Sola...
In un mondo che aveva visitato poche volte senza avere al fianco qualcuno....
Sola...
Con il suo potere...
Con l'ultimo dono di Osiris, l'incapacità di morire o di impazzire...e le sue urla strazianti...
Sola...
Si diresse verso il deserto...
E in lontananza una Dea che era un drago, una madre che era anche carnefice dei suoi figli, nascosta nella sua Torre forgiata di Chaos, rise...e pianse allo stesso tempo...per la sua amata nuova figlia...
EPILOGO II:
Il campo di battaglia ormai era deserto, rimanevano solo le bestie che si nutrivano dei cadaveri dei caduti...
Nesamun scostò con il braccio destro lo sciacallo più vicino che stava cercando di strappargli i capelli che cucivano la sua spalla, dimentico di non avere più un braccio, di non avere più vita...e lo sciacallo si contorse, guaì, e bruciò fino a diventare una piccola carcassa nera...
Nesamun non capiva...non ricordava...cosa era successo?
Dov'era il suo braccio?
Dov'era la sua amata Kelybel? Avrebbe voluto stringerla fra le braccia...ma non poteva...non era la sua consorte, era promessa a Djehutmose...o forse erano già sposati? Non ricordava bene...e perché non vedeva più il braccio? Troppo sole del deserto...poteva sentirlo e toccarlo e pizzicarlo...che strano effetto...
E cos'erano tutti quei cadaveri?
Che battaglia c'era stata? Aveva combattuto anche lui?
AH, che confusione...
Meglio mettersi in cammino e sperare di trovare un'oasi, altrimenti sarebbe morto di sete...
Si incamminò...
Da qualche parte nascosta, una cosa continuava a sognare, dimentica di aver perso qualche pelo...
FINE?
Gio