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marco---
Thursday, May 10, 2007 8:33 AM
Fonte: effedieffe.com - di Maurizio Blondet - 05/05/2007

La Cina verso il suo '29?

Maurizio Blondet
05/05/2007

«Tutte le persone che conosco in Cina stanno giocando in Borsa. Ho sentito da un TG cinese che a Shanghai, su 16 milioni di abitanti, quasi 11 milioni hanno messo soldi nel mercato azionario: taxisti, fruttivendoli, pensionati, studenti»: così un lettore cinese del sito «Goldseek» qualche giorno fa.
E' esattamente quel che successe in USA nel 1928: dattilografe, portinai, taxisti, camerieri del Waldorf si facevano prestare i soldi dalle banche per gettarli nella Borsa di New York, le cui azioni salivano ad un ritmo trionfale: tanto che, rivendendo le azioni, si poteva restituire il prestito e tenersi ancora parecchi dollari.
Fino al giorno fatale del crack.
Accadrà lo stesso in Cina?
Il «valore» nominale delle azioni cinesi è salito del 75% nell'ultimo anno.
E' il segno della prosperosa salute dell'economia cinese, grande esportatrice, grandissima produttrice?
Andy Xie, che è stato l'investitore sui mercati asiatici per Morgan Stanley, ha un'altra opinione. Dice alla Reuters: «Ritengo che il crollo avverrà prestissimo. La gente sarà colta di sorpresa. Quando arriva la fine, sarà brutta».
L'esperto indica i motivi del rialzo trionfale: eccesso di liquidità e inflazione che portano a valutazioni irreali dei titoli.
L'industria cinese produce moltissimo, ma con margini bassissimi, quasi a profitto zero: ciò dà lavoro alle decine di milioni che entrano nel mercato del lavoro ogni anno, ma può durare solo finchè dura il credito abbondante e l'indebitamento a basso costo.
Sotto i «successi» cinesi ci sono diseconomie e indebitamenti colossali, frodi da imitazione, costi sociali ed ecologici occultati.
Un esempio è venuto alla luce per caso: decine di migliaia di cani e gatti americani morti avvelenati da cibo per animali, che conteneva glutine, importato dalla Cina.
Il glutine è risultato mescolato a melamina, una pseudo-proteina usata per fare plastiche, che è stata introdotta per aumentare truffaldinamente il tasso proteico dell'alimento, almeno alle analisi di controllo.
Pechino ha negato con sdegno l'accusa, per riflesso comunista, ma poi ha dovuto ammettere.
Le aziende USA hanno dovuto ritirare milioni di scatolette di cibo per cani, e ammazzare migliaia di maiali alimentati con melamina cinese, che rischiavano di finire sulle tavole degli americani.
E' il pretesto ideale per sanzioni contro l'eccesso esportativo cinese, già invocato a gran voce da sindacati e congressisti statunitensi.

Ma anche in USA accade lo stesso: l'indice Dow Jones continua astronomicamente a salire, ha raggiunto la trionfale vetta di 13.500.
Ciò è inspiegabile, dati i segni della crisi già evidenti: lo scoppio della bolla immobiliare, il calo del valore delle case (- 8% in certe città), i fallimenti degli indebitati che avevano sottoscritto mutui che non possono pagare ed ora, in numeri crescenti sbattuti fuori di casa, dormono nelle auto e per farsi la doccia si iscrivono alle palestre di body-building.
Come mai la Borsa sale?
La sola risposta è nella «liquidità» (non la chiamano nemmeno più moneta, perché non lo è) che la Federal Reserve pompa nel sistema per tenerlo a galla: al ritmo dell'11,8% annuo, il che segnala un'inflazione di pari importo.
Del resto, da quando Bush jr. è alla Casa Bianca, il dollaro ha perso il 60% del valore sull'euro.
La «liquidità» viene dai debiti.
I trionfi dell'immobiliare venivano da questo: i debiti dei poveracci che avevano ottenuto dai «subprime lenders» (gli enti usurari che prestano a chi non può pagare, un grosso affare americano) un mutuo che non potevano permettersi, al 7%, sono stati confezionati da Wall Street in speciali «pacchetti» e rivenduti agli speculatori, essenzialmente hedge funds, manco fossero gioielli. Perbacco, i gioielli rendono il 7%!
Certo, finchè i poveracci da 800 dollari al mese pagano i ratei.
Ed ora non riescono a pagare, come prevedibile.
E' come se un americano qualunque potesse vendere il debito che ha sulle sue carte di credito
(35 mila dollari) come un «attivo»: chi sarebbe così stupido da comprargliel?
Ma a Wall Street tutti comprano proprio quelle cose, come fossero lingotti d'oro fino.
Tutto il miracolo di Wall Street sta nello spaccio di questi «attivi», che sono cambiali, promesse di pagamento per di più di probabili insolventi.
Anzi, montagne di debiti accumulate l'una sull'altra.
Esempi: un Hedge Fund dispone di 10 milioni di dollari, e ne raccoglie altri 50 milioni con credito a basso prezzo.
Con questo denaro «leveraged» (su cui deve pagare interessi) compra azioni di aziende che anch'esse sono «leveraged» al 300%, ossia per ogni dollaro di capitale ne hanno tre in prestito, su cui pagano interessi; e compra anche «attivi» che sono i pacchetti di debito emessi dai «subprime lenders», confezionati con le promesse di pagamento degli individui che hanno contratto mutui impagabili, e con questa roba, il nostro hedge fund si forma un portafoglio che «vale» sulla carta 160 milioni (avendo di suo 10 milioni).
Non basta: ci sono poi i «fondi dei fondi», che comprano le quote degli hedge funds, e anch'essi sono esposti con debiti.
Alla base di tutto c'è il consumatore americano, notoriamente stra-indebitato, diciamo al 200%.

Risultato: l'economia americana è «leveraged», cumulativamente, al 3.600%, secondo un calcolo dell'analista Steven McIntyre di www.texashedge.com.
Ciò significa che, su un capitale investito di 100 dollari, se la Borsa cala del 3%, l'azienda indebitata perde 9 dollari, il fondo speculativo 27 (su cento dollari, ricordate), il fondo dei fondi perde 54 dollari, e il consumatore individuale perde tutti i suoi cento dollari, anzi di più: viene spazzato via.
Per questo, c'è in America chi ha paragonato gli hedge funds (una «industria» calcolata a 1600 miliardi di dollari nominali) a terroristi che circolano nel mercato con la cintura esplosiva, pronti a saltare seminando strage.
Per questo, nonostante l'aumento trionfale del Dow Jones, i profitti reali della speculazione finanziaria non superano il 2%: il resto va in interessi da restituire e in inflazione.
E il lieve profitto risulta zero se si aggiunge la svalutazione incredibile del dollaro. (1)
Ciò lega tragicamente Cina e USA, come Achab a Moby Dick nel gorgo finale.
Come si sa, la Banca Centrale di Pechino ha un'enorme riserva in dollari, forse già mille miliardi. Una splendida ricchezza che ha perso il 60% rispetto all'euro.
Oltre l'80% del deficit di bilancio USA è finanziato da stranieri, e gran parte dai cinesi, che con quei dollari comprano Buoni del Tesoro americani ed altre azioni e obbligazioni USA.
Pechino non può liberarsi dei dollari calanti cambiandoli in euro in dosi massicce, perchè precipiterebbe il crollo dell'America, ossia l'insolvenza del suo massimo debitore e cliente.
Non può rivalutare lo yuan, perché ridurrebbe le proprie esportazioni, innescando un rallentamento o recessione all'interno.
Avrebbe dovuto farlo prima, come avrebbe dovuto usare il suo benessere economico per aumentare i salari cinesi, in modo da accrescere la domanda interna, ma non l'ha fatto per mantenere «competitiva» l'economia, che è tutta fondata sui salari bassissimi.
Dunque ora la nomenklatura si trova priva di opzioni.
Non riesce a raffreddare l'economia surriscaldata, né la speculazione borsistica drogata dal credito facile, che ha creato tutta una serie di «bolle».
Né può augurarsi un rallentamento mondiale, perchè centinaia di milioni di cinesi contano sulla crescita continua per finalmente star meglio: le decine di milioni di licenziati dalle imprese di Stato in perdita, i lavoratori e i contadini che hanno perso la «sicurezza sociale» collegata alla vecchia e comunista «unità di lavoro» (danwei), gli studenti che pagano corsi costosi sperando di inserirsi poi ai piani alti del miracolo economico& tutta una serie di aspettative sono state create dalla crescita, e una riduzione di essa rischia di avere contraccolpi sociali violenti.

Tutta la giostra gira finchè dura il flusso del debito a basso costo, e affluisce la cyber-liquidità che sostiene Wall Street e le numerose bolle.
E i cyber-speculatori giurano che durerà.
Ma ciò non tiene conto della dura realtà dell'economia detta, non a caso, «reale».
Un esempio: il lavoratore americano che, prima della globalizzazione, guadagnava 50-60 mila dollari l'anno come operaio specializzato o tecnico di software o hardware, perde il posto: il suo posto di lavoro è andato in Cina e India.
Ma l'America è grande.
Il nostro disoccupato trova subito un altro lavoro, nel settore dei servizi, visto che gli USA sono una grande società che non produce più merci, ma servizi: finanziari per i pochi fortunati, servizi di lavanderia, ristorazione, alberghieri, infermieristici per i più.
Ora, il nostro lavoratore guadagna 25-30 mila dollari l'anno.
Nulla di male, dicono gli ideologi del liberismo: le merci (cinesi) costano meno di prima, e Bush ha ridotto l'esazione fiscale.
Già: ma il lavoratore americano si è indebitato a lungo termine sulla base del suo salario di «prima» della globalizzazione, e sta pagando interessi di «prima» coi soldi che sta guadagnando «dopo» la globalizzazione.
Ciò che poteva permettersi quando prendeva 60 mila dollari, non se lo può più permettere ora che ne prende 30 mila.
La prima cosa che non si può permettere è il «servizio del debito», i ratei di restituzione del capitale più gli interessi.
E se questo «servizio» serve per pagare il mutuo della casa, sono guai.
E' il suo principale «attivo», un «attivo» «reale», solido, ma lo sta pagando a credito.
Nel disperato tentativo di mantenere il suo livello di «prima», il lavoratore dovrà sub-ipotecare la casa, oppure dovrà venderla.
Troppe case sul mercato - che in USA è libero, non bloccato come in Italia - hanno l'ovvio effetto di quando l'offerta supera la domanda: fa cadere il valore degli immobili.
E' ciò che sta avvenendo in modo esplosivo, per l'insolvenza degli indebitati dai «subprime lenders»; ma avverrebbe, più lentamente ma inesorabilmente, in ogni caso.
Perché il dato di fondo è questo: quando un lavoratore che guadagna 60 mila l'anno ne guadagna 30 mila, non è solo il suo salario che si deprezza, ma anche tutti gli «attivi» che detiene.
La casa, come le azioni detenute dal suo fondo pensione. (2)
Questo fenomeno è ineluttabile.
La casa si deprezza perché gli aspiranti compratori hanno meno soldi di prima.
Le azioni seguiranno per lo stesso motivo.
E questo, attenzione, non tocca solo gli americani: riguarda anche noi italiani.

No, direte: le case italiane costano moltissimo e non fanno che salire, la media è 3.500 euro al metro quadro a Milano.
Al punto che i giovani, per lo più precari, non possono permettersi un bilocale.
E' vero, il mercato immobiliare italiano è atrocemente paralitico e bloccato, non è «mercato» per scarsità estrema di offerta e inefficienza edilizia.
Ma questo non cambia il dato di fondo, la tendenza storica.
Anche i nostri salari tendono, storicamente, a raggiungere quelli cinesi (che intanto salgono, ma poco).
Per le case in Italia, la tendenza storica sarà contrastata, ma alla lunga è ineluttabile.
Non solo i «compratori» aspiranti sono i giovani da mille euro al mese: la «domanda» che incontra una «offerta» da 300 mila euro per un trilocale modesto.
C'è anche il fatto che l'Italia invecchia: i vecchi muoiono e liberano l'appartamento, o lo mettono sul mercato per stabilirsi in campagna o ridursi, vista la miseria delle pensioni.
Poiché ci sono più vecchi che giovani, la «offerta» finirà storicamente per prevalere sulla domanda, deprimendo i prezzi.
Ciò significa tante conseguenze gravi.
Ne citiamo solo una: i giovani che oggi si svenano per comprare un bilocale carissimo, con mutuo di 35 anni, alla fine dei 35 anni avranno una casa vecchia che varrà molto meno di oggi, non fosse per il solo fatto che gli aspiranti compratori saranno di meno per cause demografiche.
Un «attivo» deprezzato, appunto, che non vale il sudore, il tirar di cinghia e la miseria di una generazione intera.
Lo stesso per le azioni: i vecchi le vendono per consumarsi i risparmi e pagarsi la badante, ma i compratori - figli e nipoti - sono in numero minore dei vecchi, saranno sempre meno, e avranno salari più bassi.
Le compreranno gli extracomunitari?
Forse, a voler essere ottimisti.
Ma non al prezzo del boom borsistico di oggi.
E' la rivincita dell'economia reale sui trionfi cartacei della finanza.
E' il risultato finale della globalizzazione nei Paesi (ex) sviluppati, (ex) industriali.
La «corsa verso il basso», come diceva quel sant'uomo di Ross Perot.
Gli americani non lo vollero come presidente, gli pareva un matto.
Ora hanno Bush.

Maurizio Blondet

Note
1) Mike Whitney, «A stock market post-mortem», Counterpunch, 3 maggio 2007. Whitney pone ad exergo della sua analisi una frase di Warren Buffett, il miliardario intellettualmente onesto: «La lotta di classe è in corso, è vero. Ma è la mia' classe che la sta vincendo». In Italia, il detto andrebbe parafrasato: la lotta di classe la stanno vincendo le burocrazie pubbliche indipendenti. La moglie di Follini ha avuto la riconferma triennale del suo incarico come direttrice del Demanio, altri 300 mila euro annui. Il salvataggio di Prodi operato da Follini è stato compensato.
2) Thomas Paine, «Racing to the bottom», Thomas Paine's Corner, 3 maggio 2007.
marco---
Thursday, May 10, 2007 8:34 AM
Re:
|Macchese|, 09/05/2007 22:31:

A giudicare dall'andamento degli indici cinesi, direi che non vi sono dubbi sull'esito

Saluti

Macs

grella
Thursday, May 10, 2007 11:04 PM
Corsi e Ricorsi ..........
marco---, 10/05/2007 08.33:

Fonte: effedieffe.com - di Maurizio Blondet - 05/05/2007

La Cina verso il suo '29?

Maurizio Blondet
05/05/2007

«Tutte le persone che conosco in Cina stanno giocando in Borsa. Ho sentito da un TG cinese che a Shanghai, su 16 milioni di abitanti, quasi 11 milioni hanno messo soldi nel mercato azionario: taxisti, fruttivendoli, pensionati, studenti»: così un lettore cinese del sito «Goldseek» qualche giorno fa.
E' esattamente quel che successe in USA nel 1928: dattilografe, portinai, taxisti, camerieri del Waldorf si facevano prestare i soldi dalle banche per gettarli nella Borsa di New York, le cui azioni salivano ad un ritmo trionfale: tanto che, rivendendo le azioni, si poteva restituire il prestito e tenersi ancora parecchi dollari.
Fino al giorno fatale del crack.
Accadrà lo stesso in Cina?







Il capostipite della famiglia Kennedy, irlandese d'origine era il vecchio Joseph, un signore che si era arricchito durante il proibizionismo trafficando con l'alcol.
Prima della caduta della borsa del 1929, vendette tutte le sue azioni e fu uno dei pochi che si salvò e rimase ricco e potente.
Si narra che entrando alla Borsa, chiese ad un lustrascarpe nero di lucidargli le scarpe, lasciando una mancia.
Il ragazzo la rifiutò dicendo che aveva guadagnato parecchi soldi in borsa.
Il vecchio capì l'assurdità dell'andamento borsistico gonfiato, entrò e vendette tutto.
Da ciò la ricchezza dei Kennedy.

http://raggiodisole.forumup.it/post-37019-raggiodisole.html

|Macchese|
Saturday, May 19, 2007 5:06 PM
Quando crollerà tutto saranno ca##i amari per molti...

Macs
grella
Wednesday, May 30, 2007 6:12 PM
Prime avvisaglie?
Stretta fiscale di Pechino, doccia fredda sulla Borsa di Shanghai
di Alberto Annicchiarico

Capitombolo delle quotazioni alla Borsa di Shanghai, che ha ceduto il 6,55%, dopo la decisione del governo di triplicare le imposte sulle negoziazioni dei titoli (dallo 0,1% allo 0,3%), nell'ennesimo tentativo di frenare l'eccessivo boom della Borsa. L'aumento, annunciato nella notte dal ministro delle Finanze, ha avuto un impatto immediato sul comportamento degli investitori, che hanno fulmineamente optato per le prese di beneficio dopo i rialzi delle ultime sessioni. A cascata, male gli altri indici dell'Asia e del Pacifico. In calo, nella mattinata, anche le principali Borse europee. Il tonfo dei listini asiatici ha di fatto annullato l'effetto positivo della chiusura in rialzo di Wall Street. A mezzogiorno il Mibtel, il tedesco Dax, il parigino Cac40 e il londinese Ftse100 perdevano tutti l'1 per cento. Fra i settori particolarmente deboli auto, materie prime, materiali per costruzioni e telefonici.

L'indice Csi (Shanghai Composite Index) 300, il più ricco per valore dell'area Asia Pacifico, ha superato nei giorni scorsi per la prima volta il tetto dei 4 mila punti (4072.58 per la precisione) con un ultimo balzo in avanti del 2,2%, a dimostrazione della salute di un mercato letteralmente esploso negli ultimi dodici mesi, tanto da indurre guru della finanza come Alan Greenspan (ex numero uno della Banca centrale americana, la Federal Reserve), Li Ka-shing (il magnate della Hutchison Wampoa) e il numero uno di Merrill Lynch Asia Liu Ehrfei, oltre al governatore della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, a lanciare più grida d'allarme negli ultimi quindici giorni sul rischio bolla di un mercato in corsa verso un apprezzamento di quasi il 100 per cento da inizio 2007. Oltre 10 dei gruppi quotati a questo listino hanno registrato in una sola sessione incrementi del titolo superiori al 10% e stando alle dichiarazioni degli operatori attivi a Shanghai c'è ancora moltissima liquidità fluttuante sul mercato.
Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/05/Shanghai-Borsa-Pechino.shtml?uuid=4a2a35d0-0e7b-11dc-b7de-00000e251029&DocRulesView=Libero

grella
Monday, June 04, 2007 1:07 PM
Shanghai, naufragio in avvio di settimana.
Nuova batosta in apertura di settimana per la borsa di Shanghai. Regna sovrana la paura di nuove misure da parte del governo di Pechino dopo la decisione della scorsa settimana di triplicare le tasse sulle transazioni di Borsa. L'obiettivo è evitare lo scoppio della bolla speculativa, dopo i ripetuti allarmi delle scorse settimane, lanciati da alcuni guru della finanza e perfino dalla banca centrale cinese.

L'indice Composite, con azioni di tipo A e B, ha perso l'8,26% (meno 330,34 punti) chiudendo a 3.670,40 punti dopo avere oscillato tra un minimo di 3.659,09 e un massimo di 3.987,27. Si tratta del secondo maggiore ribasso giornaliero da quasi 11 anni, dopo il calo dell'8,84% dello scorso 27 febbraio. Mercoledì scorso, dopo la decisione del governo cinese di triplicare il costo del bollo, aveva già perso il 6,5 per cento, rimbalzando il giorno dopo.

Il volume degli scambi è sceso a 145,98 miliardi di yuan dai 228,35 di venerdì. L'indice delle A shares ha chiuso a Shanghai in ribasso dell'8,26% a 3.850,38 punti, e a Shenzhen in calo del 7,90% a 1.088,16 punti. Le azioni di tipo B si sono mosse in scia. Il relativo indice ha perso a Shanghai 22,01 punti chiudendo a 260,32. Shenzhen ha terminato la seduta in ribasso di 43,05 punti a 609,28.

Fonte:www.ilsole24ore.com

grella
Friday, October 12, 2007 7:23 AM
-200 punti in mezzoretta non male no?
La riprova che ci vuole un pò a salire e un soffio (boff) a scendere,interessante questo movimento alla borsa cinese:



it.ichart.yahoo.com
laplace77
Wednesday, October 17, 2007 12:30 PM
shopping a mandorla...
...i milanesi ci sono abituati,
a vedere japanesi nel quadrilatero della moda


qui pero' e' diverso:

Notizia del: 17/10/07 08:48:29 - Fonte: Spystocks

Bear Stearns dagli occhi a mandorla. Ieri si sono avute le conferme dell'interesse di Citic, settima banca cinese, a una quota di Bear Stearns, una delle prime cinque banche indipendenti di Wall Street, che è stata tra le più penalizzate dalla crisi subprime. La crisi immobiliare e del credito sta provocando l'entrata di soggetti forti nei gruppi più colpiti dalle turbolenze sui mercati. E infatti si avvistano acquirenti anche per le altre principali vittime della crisi del credito, come la tedesca Ikb e la britannica Northern Rock. Ieri il numero uno di Ikb ha infatti affermato che si stanno preparando a un cambiamento di partner strategico, confermando che l'azionista pubblico al 38% sta preparando la cessione.


grella
Wednesday, October 17, 2007 5:02 PM
Re: shopping a mandorla...
laplace77, 17/10/2007 12.30:

...i milanesi ci sono abituati,
a vedere japanesi nel quadrilatero della moda


qui pero' e' diverso:

Notizia del: 17/10/07 08:48:29 - Fonte: Spystocks

Bear Stearns dagli occhi a mandorla. Ieri si sono avute le conferme dell'interesse di Citic, settima banca cinese, a una quota di Bear Stearns, una delle prime cinque banche indipendenti di Wall Street, che è stata tra le più penalizzate dalla crisi subprime. La crisi immobiliare e del credito sta provocando l'entrata di soggetti forti nei gruppi più colpiti dalle turbolenze sui mercati. E infatti si avvistano acquirenti anche per le altre principali vittime della crisi del credito, come la tedesca Ikb e la britannica Northern Rock. Ieri il numero uno di Ikb ha infatti affermato che si stanno preparando a un cambiamento di partner strategico, confermando che l'azionista pubblico al 38% sta preparando la cessione.





Mi pare giusto che chi ha beneficiato di più del boom economico negli ultimi anni si accolli un pò di negatività e si esponga al rischio.........per caso non è che vogliono anche qualche fondo o bond immobiliare europeo?
Mi sa che si tengono buoni solo gli americani quelli..........


laplace77
Monday, October 22, 2007 7:45 PM
Re: shopping a mandorla...
laplace77, 17/10/2007 12.30:

...i milanesi ci sono abituati,
a vedere japanesi nel quadrilatero della moda


qui pero' e' diverso:

Notizia del: 17/10/07 08:48:29 - Fonte: Spystocks

Bear Stearns dagli occhi a mandorla. Ieri si sono avute le conferme dell'interesse di Citic, settima banca cinese, a una quota di Bear Stearns, una delle prime cinque banche indipendenti di Wall Street, che è stata tra le più penalizzate dalla crisi subprime. La crisi immobiliare e del credito sta provocando l'entrata di soggetti forti nei gruppi più colpiti dalle turbolenze sui mercati. E infatti si avvistano acquirenti anche per le altre principali vittime della crisi del credito, come la tedesca Ikb e la britannica Northern Rock. Ieri il numero uno di Ikb ha infatti affermato che si stanno preparando a un cambiamento di partner strategico, confermando che l'azionista pubblico al 38% sta preparando la cessione.






chiaramente faranno a gara per comprarsi i trilocali a porta di roma o ponte di nona...


Notizia del: 22/10/07 13:30:19 - Fonte: Spystocks

Rockefeller o Paris Hilton impallidiscono di fronte ai Paperon de Paperoni con gli occhi a mandorla. In Asia e nell'area del Pacifico alla fine del 2006 gli high net worth individuals ossia gli individui con un patrimonio finanziario netto superiore al milione di dollari sono cresciuti dell'8,6% diventando 2,6 milioni. E' quanto emerge dalla seconda edizione dell'Asia-Pacific Wealth Report, presentata oggi da Merrill Lynch e Capgemini. Un aumento significativo guidato principalmente dalla crescita del Pil e della capitalizzazione di mercato che sono diventati i segni distintivi di quell'area.


grella
Tuesday, November 06, 2007 3:09 AM
Bolle Matrioska..........
Perchè lasciare che le bolle abbiano un percorso definito e indipendente? creiamo una Bolla su un asset class già in bolla e avremmo una bella "bolla a matrioska"!!

Ipo, PetroChina raddoppia valore in debutto a Shanghai

lunedì, 5 novembre 2007 3.37
Versione per stampa

SHANGHAI (Reuters) - La matricola PetroChina, maggiore produttore di greggio e gas della Cina, ha più che raddoppiato il proprio valore di mercato nel giorno di debutto alla borsa di Shanghai.

PetroChina, la maggiore Ipo di quest'anno a livello mondiale con un valore di 9 miliardi di dollari, ha segnato un progresso del 163% rispetto al prezzo di collocamento, chiudendo a 43,96 yuan, ben al di sopra delle attese degli analisti di 35 yuan.

Il debutto di PetroChina non ha fatto bene al resto del mercato, con gli investitori impegnati a fare spazio nei propri portafogli per acquistare titoli della matricola.

PetroChina non è ancora inclusa negli indici cinesi anche se sarà il titolo a maggiore capitalizzazione con un peso di oltre il 20%.

L'indice benchmark Shanghai Composite ha ceduto il 2,48%, poco sopra i minimi di seduta.
www.borsaitaliana.reuters.it
laplace77
Tuesday, November 06, 2007 12:06 PM
Re: Bolle Matrioska..........
grella, 06/11/2007 3.09:



...

Ipo, PetroChina raddoppia valore in debutto a Shanghai

...

SHANGHAI (Reuters) - La matricola PetroChina, maggiore produttore di greggio e gas della Cina, ha più che raddoppiato il proprio valore di mercato nel giorno di debutto alla borsa di Shanghai.

...

PetroChina non è ancora inclusa negli indici cinesi anche se sarà il titolo a maggiore capitalizzazione con un peso di oltre il 20%.

L'indice benchmark Shanghai Composite ha ceduto il 2,48%, poco sopra i minimi di seduta.
www.borsaitaliana.reuters.it




"vale", come per le case... la speculazione funziona allo stesso modo...

e i fondamentali, eh???

solo quando la bolla e' scoppiata si riesumano per giustificare lo scoppio e azzittire quelli che ci hanno perso...


Petrochina vale più del doppio di Exxon Mobil, ma fattura meno di un terzo

Notizia del: 06/11/07 08:42:18 - Fonte: Spystocks

1000 miliardi di dollari di capitalizzazione, più del doppio rispetto alla numero due al mondo. Numeri da capogiro per Petrochina, la compagnia petrolifera cinese sbarcata ieri alla borsa di Shanghai con un esordio record: ha più che raddoppiato il proprio valore di mercato nel giorno di debutto a Shanghai distinguendosi come la maggiore Ipo di quest'anno a livello mondiale con un valore di 9 miliardi di dollari; in chiusura il progresso è stato del 163% rispetto al prezzo di collocamento a 43,96 yuan, ben al di sopra delle attese degli analisti di 35 yuan. E' innegabile che si tratti di dati gonfiati se si pensa che la seconda in graduatoria, l'americana Exxon Mobil fattura 347 miliardi di dollari l'anno rispetto ai soli 111 miliardi di Petrochina.
1000bolleblu
Tuesday, November 06, 2007 1:18 PM
olimpiadi
ce la faranno i cinesi a 'resistere' alla crisi per le olimpiadi del 2008? Non vogliono fare brutta figura, si sa...
grella
Wednesday, November 07, 2007 2:11 AM
Re: olimpiadi
1000bolleblu, 06/11/2007 13.18:

ce la faranno i cinesi a 'resistere' alla crisi per le olimpiadi del 2008? Non vogliono fare brutta figura, si sa...



Per la verità mi stavo chiedendo se riusciranno ad arrivare al milanesissimo "Panetùn" (25 dic. 2007)!!!!!!!!!!!

grella
Tuesday, November 13, 2007 3:18 AM
Re: Re: olimpiadi
grella, 07/11/2007 2.11:



Per la verità mi stavo chiedendo se riusciranno ad arrivare al milanesissimo "Panetùn" (25 dic. 2007)!!!!!!!!!!!









grella
Friday, December 14, 2007 6:00 PM
Bernanke ha un vero amico: Pechino
Maurizio Blondet
14/12/2007

C’è ancora un grosso compratore convinto di fare buoni affari accumulando dollari.
Uno che continua a comprare a man bassa Buoni del Tesoro in dollari e persino i più loschi «prodotti strutturati» con mutui in dollari.
Questo compratore, che sostiene gli USA dalla bancarotta (o almeno ci prova), è la Cina.
Secondo i dati del Tesoro USA, la Cina (esclusa Hong Kong) deteneva, a luglio 2006, 700 miliardi di dollari in titoli del debito americano a lungo termine.
Di questi, 107 miliardi erano «agency bonds», ossia pacchetti formati da mutui «garantiti» (più o meno) da qualche entità pubblica statunitense.
La Cina ha comprato titoli a lungo termine per 2,5 miliardi di dollari a luglio 2007, ne ha comprati ancora 2,7 miliardi ad agosto quando è scoppiata la bolla dei sub-prime, e addirittura 8 miliardi a settembre, quando le colossali dimensioni del crack subprime erano ormai note a tutti.
Il comportamento appare anche più strano se si tiene conto che nel 2002 la Cina acquistò non più di 100 milioni di questi titoli fatti di mutui.

Nel 2006, ne aveva 107 miliardi: un aumento del mille per cento.
Più la crisi subprime avanzava, più rapidamente Pechino comprava.
A questo accumulo di debito USA va aggiunto quello di Hong Kong: la città aveva, a giugno 2006, 13,4 miliardi di titoli USA, di cui oltre 5 miliardi in mutui confezionati.
L’esposizione della Cina al rischio dei mutui americani è a questo punto enorme.
Perché Pechino ha continuato ad accrescere questa esposizione in modo così continuo e accelerato?

La Cina tace su questa questione, e ciò aggiunge mistero a mistero: come un giocatore d’azzardo intrepido, il colosso asiatico punta sempre più alto su una roulette che tutti stanno abbandonando.
Lasciando gli astanti a chiedersi: quanto ha già perso il giocatore, e quanto è disposto a perdere e a rischiare ancora?

Forse, Pechino non ha altra scelta che questo gioco forte: è necessario per mantenere bassa la sua valuta rispetto al dollaro, mentre sta accumulando troppi dollari con le sue esportazioni.
Un diluvio di dollari, per investire i quali non ci sono mercati abbastanza grossi tranne quello immenso del debito USA.

Pare che dall’Europa siano venuti inviti a Pechino a non provocare una ulteriore pressione al rialzo sull’euro, acquistando euro contro dollari: il gigante è troppo grosso, appena si muova crea tempeste, appena investe in un mercato lo fa apprezzare in modo insostenibile.
D’altra parte, l’America continua ad importare dalla Cina ad un ritmo elevato, per cui la Cina continua ad accumulare dollari su dollari; se diversificasse parte di quella montagna in euro o altra valuta, l’effetto sarebbe di provocare un ribasso del dollaro e dei titoli in dollari di cui ha piena la cassaforte di Stato.

Nella politica americana, le voci che chiedono misure protezionistiche contro l’alluvione di merci cinesi diverrebbero più forti e ascoltate.
Mantenere il tasso di cambio attuale fra dollaro e Renminbi - tutto a favore della Cina, che tiene la sua divisa svalutata per accrescere la sua competitività - diverrebbe politicamente difficile.
Più accumula dollari, più per la Cina cresce l’incentivo a sostenere il dollaro, anche comprando titoli dubbi.
Dopotutto, quelli danno pur sempre un interesse piuttosto alto.
Se se ne liberasse troppo visibilmente, la Cina ne farebbe cadere i corsi, svalutando ancor più le sue riserve.

Pechino non può permettersi di perdere il suo più grosso cliente, anche se è il più indebitato: i contraccolpi sull’occupazione sarebbero drammatici, tanto più che già adesso il costo del lavoro sta rapidamente crescendo.
Per garantire la pace sociale, il governo cinese ha varato una legge sui contratti di lavoro che entrerà in vigore da gennaio: essa, per la prima volta, definisce i diritti dei lavoratori riguardo a straordinari, pensioni, licenziamenti, e persino a rappresentanze sindacali.
Se non resta lettera morta, questo insieme di regole rincarerà la manodopera cinese del 20-30%.

Già diversi investitori di Taiwan ritengono che il costo sia ormai troppo alto, e se ne stanno andando, specie quelli che avevano impiantato piccole imprese.
Insomma, secondo ogni evidenza Pechino sta accettando perdite crescenti per scongiurare perdite ancora maggiori, al punto da gettare i dollari guadagnati con l’export, in buona parte, per sostenere il mercato immobiliare USA.
E tace, perché non sa cos’altro fare, non avendo per ora altre opzioni più desiderabili.
Spera di guadagnare tempo.

Pechino è condannata ad aiutare Washington, il venditore planetario a finanziare il cliente globale. USA e Cina sono legate, improbabili amanti, dallo stesso nodo: ma non è un nodo d’amore, bensì scorsoio.

www.effedieffe.com


laplace77
Friday, December 14, 2007 7:47 PM
Re: Bernanke ha un vero amico: Pechino
grella, 14/12/2007 18.00:

Maurizio Blondet
14/12/2007

C’è ancora un grosso compratore convinto di fare buoni affari accumulando dollari.
Uno che continua a comprare a man bassa Buoni del Tesoro in dollari e persino i più loschi «prodotti strutturati» con mutui in dollari.
Questo compratore, che sostiene gli USA dalla bancarotta (o almeno ci prova), è la Cina.

...

Già diversi investitori di Taiwan ritengono che il costo sia ormai troppo alto, e se ne stanno andando, specie quelli che avevano impiantato piccole imprese.
Insomma, secondo ogni evidenza Pechino sta accettando perdite crescenti per scongiurare perdite ancora maggiori, al punto da gettare i dollari guadagnati con l’export, in buona parte, per sostenere il mercato immobiliare USA.
E tace, perché non sa cos’altro fare, non avendo per ora altre opzioni più desiderabili.
Spera di guadagnare tempo.

Pechino è condannata ad aiutare Washington, il venditore planetario a finanziare il cliente globale. USA e Cina sono legate, improbabili amanti, dallo stesso nodo: ma non è un nodo d’amore, bensì scorsoio.

www.effedieffe.com






mmm...

secondo me si sta comprando il placet USA su una mossa che fara' dopo le olimpiadi: "invadere" Taiwan, che la Cina considera "provincia ribelle" e non stato autonomo.

grella
Friday, December 14, 2007 8:49 PM
Re: Re: Bernanke ha un vero amico: Pechino
laplace77, 14/12/2007 19.47:




mmm...

secondo me si sta comprando il placet USA su una mossa che fara' dopo le olimpiadi: "invadere" Taiwan, che la Cina considera "provincia ribelle" e non stato autonomo.




Osservazione interessante.....la Cina che emula gli USA (tenendoli in scacco) in un momento in cui (2009) probabilmete ci sarà da salvare l'inizio di una grossa crisi incontrollabile e il businnes è alle spalle (olimpiadi)!!



grella
Wednesday, January 02, 2008 5:30 PM
Deutsche Bank inaugura le attività in Cina
2 gennaio 2008

Sono state inaugurate oggi le attività di Deutsche Bank in Cina. La Banca opererà attraverso una unità incorporata localmente con sede a Pechino, ottenendo così accesso ad un mercato del risparmio da 2,3 trilioni di dollari. Deutsche Bank, al pari degli altri istituti stranieri che hanno stabilito una presenza in Cina (tra cui Citigroup, HSBC Holdings, StandardChartered e Bank of East Asia), sarà soggetta ad una serie di limitazioni. Non potrà, ad esempio, emettere carte di credito, così come non potrà offrire depositi e prestiti in yuan, o servizi di compravendita di obbligazioni e titoli denominati in valuta estera che non siano azioni di Borsa. L'istituto tedesco si espanderà in Cina creando una rete di filiali e sotto filiali facenti capo all'unità principale di Pechino, stabilendoa Shanghai una filiale specializzata negli scambi all'ingrosso di valuta estera. (Il Sole 24 Ore Radiocor).



(sylvestro)
Saturday, May 29, 2010 11:01 AM
Suicidi e bolla immobliare rovinano il sogno cinese


clicca per ingrandire

(sylvestro)
Saturday, May 29, 2010 11:01 AM
(segue) Suicidi e bolla immobliare rovinano il sogno cinese


clicca per ingrandire


dgambera
Monday, May 31, 2010 7:39 PM
Sul mercato obbligazionario la bolla immobiliare cinese sta già scoppiando



Che i prezzi degli immobili in Cina stessero crescendo a ritmi troppo rapidi in questi ultimi anni è cosa nota. Lo sa bene il governo cinese che, per raffreddare le quotazioni del mattone ormai fuori controllo è intervenuto con decisione sul fronte della regolamentazione. Da gennaio Pechino ha alzato per tre volte il coefficente di riserva obbligatoria alle banche, ha introdotto norme più restrittive sulle prevendite e ha reso più difficile il credito per l'acquisto delle seconde e terze case.

L'ultima mossa contro la bolla immobiliare è arrivata con l'ok a una riforma fiscale sugli immobili. Il comunicato stampa diffuso del governo non ha specificato i dettagli dell'iniziativa, ma gli addetti ai lavori dicono che potrebbe essere introdotta una tassa annuale sulle proprietà immobiliari.

L'intento è quello di raffreddare il surriscaldato mercato immobiliare. Ma l'effetto a breve termine di questa mossa è stato quello di far crollare i mercati. La Borsa di Shanghai ha chiuso in ribasso del 2,40% portando il calo totale del mese di maggio a -9% (la peggiore performance da settembre).

La stretta del Governo mette il bastone tra le ruote a molte società immobiliari. Basta guardare cosa succede nel mercato obbligazionario. Prendiamo in esame 3,9 miliardi di bond, emessi da 8 colossi delle costruzioni della Repubblica popolare. Secondo dati Bloomberg, da gennaio il differenziale di rendimento rispetto ai Tbond americani di è salito del 2,26%. Segnale eloquente che per il settore immobiliare si annunciano mesi difficili.

Tra le peggio messe c'è sicuramente la Kaisa Group holding di Shanghai. La cedola al 13,5% offerta lo scorso mese su un'emissione da 350 milioni di dollari, è recentemente salita al 16,52%. Sul totale del mercato obbligazionario asiatico in dollari (Giappone escluso) le emissioni delle società immobiliari cinesi rappresentano il 45%.
(sylvestro)
Tuesday, June 01, 2010 9:53 AM
la Cina prepara la tassa sulla casa

clicca per ingrandire



grella
Sunday, July 04, 2010 10:08 PM
Classico segnale di sbornia finale................
E' stato così anche da noi,le ultime sbornie nei/dei Casinò risalgono alla seconda metà deglia anni 90', susseguentemente chi riesce a trovare notizie di quest'ultimo decennio potrà verificare come il drastico calo coincide con la pre-recessione ............

Macau Casino Revenue Surges 65% to 13.6 Billion Patacas in June

July 2 (Bloomberg) -- Casino gambling revenue in Macau, the world’s biggest gambling hub, rose 65 percent last month as China gamblers placed more bets on baccarat and other card games.

Gambling revenue for casinos in the city rose to 13.6 billion patacas ($1.69 billion) in June from 8.27 billion patacas a year earlier, according to data on the website of Macau’s Gaming Inspection and Coordination Bureau. Compared with May, revenue shrank 20 percent.

www.businessweek.com

(sylvestro)
Tuesday, July 06, 2010 10:29 AM
“In Cina è in arrivo il crollo immobiliare”. E colpirà sistema bancario

06/07/2010

- Il mercato immobiliare cinese sta cominciando una fase di crollo che andrà a colpire il sistema bancario, almeno secondo l'economista dell'Università di Harvard, Kenneth Rogoff.
Le operazioni immobiliari hanno subito una flessione e i prezzi si mostrano stagnanti come conseguenza delle iniziative prese negli ultimi mesi dal governo centrale per raffreddare il mercato.
"Stiamo iniziando a vedere il crollo nell'immobiliare che sta andando a colpire il sistema bancario", ha dichiarato a Bloomberg television Rogoff, il quale è anche stato capo economista del Fondo monetario internazionale.
Nel weekend il ministro delle risorse, Xu Shaoshi, ha detto di attendersi l'inizio del calo dei prezzi immobiliari nel giro di qualche mese.
Non tutti concordano sulla previsione del professore universitario.
"Nonostante l'importanza dell'immobiliare per l'economia, pensiamo che la deflazione di questa bolla avrà solo un impatto limitato sull'economia reale e sul sistema bancario", sottolinea il capo economista per la Cina di Nomura, Sun Mingchun, in uno studio.
grella
Tuesday, July 13, 2010 4:26 PM
HAiaiaiaiiiiiiiiiiiiiii..............ci siamo!!
Forse la fase è più avanzata del previsto, in fase boom non esistono cali di prezzo...............


13/07/2010 15:02
China Steel taglia i prezzi per la prima volta da gennaio


China Steel Corp., maggiore gruppo siderurgico in Taiwan, ha ridotto i prezzi domestici per la prima volta da gennaio in scia al calo della domanda in Cina. I prezzi verranno tagliati in media del 4% per settembre.


Fonte: News Finanza.com
www.traderlink.it



laplace77
Tuesday, July 13, 2010 4:41 PM
Re: HAiaiaiaiiiiiiiiiiiiiii..............ci siamo!!
grella, 13/07/2010 16.26:

Forse la fase è più avanzata del previsto, in fase boom non esistono cali di prezzo...............


13/07/2010 15:02
China Steel taglia i prezzi per la prima volta da gennaio


China Steel Corp., maggiore gruppo siderurgico in Taiwan, ha ridotto i prezzi domestici per la prima volta da gennaio in scia al calo della domanda in Cina. I prezzi verranno tagliati in media del 4% per settembre.


Fonte: News Finanza.com
www.traderlink.it







ci siamo, ci siamo...

altro che "niente double dip recession"...

...c'e' pure l'INDIA in lista (apriamo un altro thread?)

fonte: ilfattoquotidiano

In India il microcredito diventa for profit.
E se finisse come i mutui Usa?


Il gigante dei microprestiti Sks si apre a nuovi investitori. Nel settore cresce l'allarme per una possibile bolla speculativa

E alla fine anche al microcredito iniziò a piacere il profitto. Vikram Akula, fondatore del gigante indiano dei microprestiti Sks, si è messo a dare i numeri: 182 milioni di dollari rastrellati dalle società di private equity (tra cui Sequoia Capital e Vinod), quasi 16,8 milioni di azioni esistenti rimesse sul mercato, 7,4 milioni di titoli societari emessi ex novo. Il lancio dell’offerta pubblica iniziale (Initial public offering, Ipo) che dovrebbe portare sul mercato Sks è ormai alle porte. Dopo mesi di rumors, infatti, il traguardo sembra davvero imminente: settimane (si era parlato addirittura di questa), forse giorni. Per l’industria microfinanziaria dell’India è un momento di grande eccitazione. L’ingresso di investitori del calibro di Citigroup e Credit Suisse con la conseguente trasformazione di Sks in una vera e propria società for profit segna infatti quel passo in avanti (o indietro, a seconda dei punti di vista…) che promette di rivoluzionare il settore. Ma mentre l’attesa sale sempre più frenetica alcuni analisti hanno già lanciato a gran voce il loro allarme: la microfinanza indiana assomiglia sempre di più ai “vecchi” mutui americani e rischia di procedere senza freni verso il baratro dell’inevitabile default.

«Negli Stati Uniti le banche concedevano muti pari al 120% del valore delle abitazioni, nell’India rurale la gente ottiene prestiti equivalenti al 150% del valore delle loro imprese» ha dichiarato a Businessweek la direttrice della società Micro-Credit Ratings di New Delhi Sanjay Sinha. Le condizioni per una bolla speculativa, insomma, sarebbero evidenti e le cifre lo confermerebbero. Si tratta, per altro, di un allarme già emerso in passato quando le valutazioni, però, apparivano più teoriche che altro. Nel settembre 2009 la “denuncia bolla” del Wall Street Journal aveva attirato su di sé molte critiche. Tesi superficiale e prevenuta, dicevano alcuni. Analisi lucida e inquietante ribattevano altri. A distanza di mesi, però, l’idea che prestiti facili, assenza di controllo, tassi elevati e boom degli investimenti della finanza tradizionale abbiano gonfiato oltremisura il settore sembra trovare nuove conferme. Paesi come Nicaragua, Pakistan, Bosnia e Marocco hanno già visto impennare i propri tassi di insolvenza, passati da un modestissimo 1-2% a una media del 10%. E adesso, alla vigilia della tanto attesa Ipo di Sks, cresce il numero di quelli che pensano che presto toccherà anche all’India. Perché l’aspetto ipertrofico il settore indiano sembra averlo ormai assunto in pieno.

Il mercato indiano dei microprestiti ha ricordato un paio di mesi or sono Vijay Mahajan, presidente della locale lobby Mfi Network, vanta una crescita annua del 75% ma anche, occorre aggiungere, un’enorme potenzialità di sviluppo tuttora inesplorata. È in questo contesto che un ambizioso come Vikram Akula ha potuto espandere senza ostacoli il business della sua Sks. Quella che nel 1997 era stata fondata come semplice ong ha infatti visto il suo ammontare prestiti passare dai 21 ai 790 milioni di dollari tra il marzo 2006 e il settembre 2009. Ma le ambizioni di Sks non sono tutto. Ad alimentare i timori di una sempre più diffusa insolvenza capace di svelare la verità sulla bolla facendola semplicemente scoppiare ci sono poi le crescenti perplessità sull’impennata dei tassi di interesse.

Da sempre gli operatori del microcredito sono costretti ad applicare tassi che, se caricati dalle banche, sarebbero definiti senza esitazione “da usurai”. Il settore si difende sottolineando gli enormi costi gestionali e ribadendo la diffusa sostenibilità del modello (leggasi bassa insolvenza). Di recente tuttavia il fenomeno è sembrato andare fuori controllo. La crescita della partecipazione dei privati (che nel 2008 hanno superato i governi nella classifica dei finanziamenti al settore) ha prodotto un’impennata dei tassi apparsa a molti come una conseguenza del tutto logica. Contrariamente ai tradizionali prestiti bancari, infatti, le operazioni di microcredito non sono soggette a limiti sul costo del denaro, motivo per il quale gli investitori potranno sempre contare sull’opportunità di caricare legalmente interessi esorbitanti. Esempi già noti (come quello della società messicana Compartamos) confermano la teoria e in fondo c’è poco di cui stupirsi. Alzare arbitrariamente il costo del denaro è il modo più rapido di garantire nuovi profitti. Un obiettivo, quest’ultimo, destinato a mantenersi basilare. Almeno fintantoché sull’interesse dei poveri prevarrà quello degli azionisti.



d'altronde, tanto per trovare di nuovo paragoni col giappone...

dopo lo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria giapponese (1991), ci fu la crisi delle tigri asiatiche (1997, ma si sa, i tempi della storia si contraggono)...

...dura la vita per i marinai



grella
Tuesday, July 13, 2010 4:51 PM
Re: Re: HAiaiaiaiiiiiiiiiiiiiii..............ci siamo!!
laplace77, 13/07/2010 16.41:




ci siamo, ci siamo...

altro che "niente double dip recession"...

...c'e' pure l'INDIA in lista (apriamo un altro thread?)

fonte: ilfattoquotidiano

In India il microcredito diventa for profit.
E se finisse come i mutui Usa?


Il gigante dei microprestiti Sks si apre a nuovi investitori. Nel settore cresce l'allarme per una possibile bolla speculativa






Ok , a te l'onore del titolo per................(apriamo un altro thread?)


Comunque, sto captando segnali poco convincenti...........

- Trasmissioni televisive e radiofoniche che riprendono il discorso mutui e tassi ( prezzi invariati ovviamente), come se la bufera recente fosse avvenuta vent'anni fa..............
- Le borse che salgono senza volumi e senza rintracciamenti, ovvero pilota automatico ..........sul nulla ...........e oserei dire in un periodo di exit-strategy, non di quantitative easing come marzo 2009..........
- Il rimbalzello della produzione industriale, delle previsioni pil, le previsioni future di un moderato rialzo dei tassi, l'aumento degli utili (grazie alla disoccupazione )..............

Insomma siamo in cima alla W ?




---edit: ho corretto la chiusura del tag "corsivo"


laplace77
Tuesday, July 13, 2010 5:05 PM
Re: Re: Re: HAiaiaiaiiiiiiiiiiiiiii..............ci siamo!!
grella, 13/07/2010 16.51:



Ok , a te l'onore del titolo per................(apriamo un altro thread?)


Comunque, sto captando segnali poco convincenti...........

- Trasmissioni televisive e radiofoniche che riprendono il discorso mutui e tassi ( prezzi invariati ovviamente), come se la bufera recente fosse avvenuta vent'anni fa..............
- Le borse che salgono senza volumi e senza rintracciamenti, ovvero pilota automatico ..........sul nulla ...........e oserei dire in un periodo di exit-strategy, non di quantitative easing come marzo 2009..........
- Il rimbalzello della produzione industriale, delle previsioni pil, le previsioni future di un moderato rialzo dei tassi, l'aumento degli utili (grazie alla disoccupazione )..............

Insomma siamo in cima alla W ?




---edit: ho corretto la chiusura del tag "corsivo"






per il titolo proporrei qualcosa come "dopo le tigri gli orchi" (per rendere l'idea della cindia=3MLD di persone) e sottotitolo "la crisi non guarda in faccia a nessuno"




a proposito delle news...

io ho visto che:
- alcoa ritorna all'utile e in generale le grosse aziende italiane non hanno agganciato la "ripresa" come le altre (US, EU)
- in EU entro il 2013 scadono 2.500MLD di € di bond corporate
- gli stress test hanno tenuto separate le "controllate" (spurgo nelle bad banks?)

insomma, nel cielo che si rasserena si vede svolazzare qualche cigno nero...




grella
Tuesday, July 13, 2010 5:14 PM
Re: Re: Re: Re: HAiaiaiaiiiiiiiiiiiiiii..............ci siamo!!
laplace77, 13/07/2010 17.05:




per il titolo proporrei qualcosa come "dopo le tigri gli orchi" (per rendere l'idea della cindia=3MLD di persone) e sottotitolo "la crisi non guarda in faccia a nessuno"




a proposito delle news...

io ho visto che:
- alcoa ritorna all'utile e in generale le grosse aziende italiane non hanno agganciato la "ripresa" come le altre (US, EU)
- in EU entro il 2013 scadono 2.500MLD di € di bond corporate
- gli stress test hanno tenuto separate le "controllate" (spurgo nelle bad banks?)

insomma, nel cielo che si rasserena si vede svolazzare qualche cigno nero...







Senti me n'è venuto in mente uno bello.......poi ti spiego anche il perchè..........

Eclisse di "IC" ? (bric)............








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