Conoscete la laggenda del Lago Moro?
La dama del lago
Una terribile notte, un lago montano, una donna, una culla sono gli ingredienti di una leggenda camuna: la leggenda della Culla o del lago Moro.
Si narra che di notte le acque del lago, solitamente immote e somiglianti ad uno specchio, si disgiungano e che dall’abisso, celante chissà quali segreti, si veda emergere alla superficie una donna con un bimbo nella culla. L’aspetto dell’apparizione è diafano, fluorescente, come fosse un fuoco fatuo, una presenza dell’aldilà, un fantasma: quello di una strega che in tempi preistorici voleva soffocare nella culla un bel maschietto, figlio di una vicina ma il cui disegno era fallito grazie all’intervento di un mendicante al quale la madre aveva offerto asilo. Fallito il piano la strega si era trovata a cullare un bimbo “stinto e rachitico” e in un batter d’occhio la scena si era tramutata in una laghetto argenteo. Sprofondata per castigo nelle acque del laghetto, la strega, ipotizza la leggenda, continua a cullare il suo mostricciattolo e spaventa chi di notte la disturba.
Una seconda versione della leggenda narra di una giovane madre che stava con il suo figlioletto in un prato verde e fiorito, quando da una spelonca uscì una “canuta femmina” che si appressò alla culla chiedendo aiuto. La giovane madre impaurita la scacciò con male parole. Il cielo allora si oscurò, lacerato da tuoni e fulmini e la montagna sussultò. Quando il sole tornò a vincere le tenebre, nel luogo dove la giovane madre aveva composto ghirlande di fiori per il figlioletto c’era un lago e si dice che quando le acque non sono increspate sia possibile scorgere sul fondo la madre che culla il fantolino e che dal fondo emerga a riva un canto.
Trame diverse che un’interpretazione cristiana vorrebbe accomunate dalla leggenda di due donne che vivevano in una casa eretta su un prato a forma di conca. Le due donne avevano entrambe un figlioletto e richieste di aiuto da un mendicante avrebbero risposto ambedue, ma in modo opposto: la prima con fare caritatevole, la seconda con male parole. Il mendicante era Gesù e fu così che la prima fu salvata con il suo figliolo e la seconda condannata a rimanere nella sua casa mentre il prato si era trasformato in un lago.
Il filo comune delle due storie sta invece, con grande probabilità, in un sostrato culturale più antico, quello celtico, con il “Piccolo popolo fatato” che vive nei boschi, con le fate che abitano alberi, laghi e corsi d’acqua, con gli gnomi che vivono nelle grotte e sotto le zolle. Accade che le fate tentino a volte di sostituire nelle culle i loro figli, riconoscibili per essere vizzi e rachitici, a quelli degli umani, così come accade che i componenti del “Piccolo popolo fatato” si accostino agli uomini per aiutarli e se ben accolti compiano prodigi, mentre se trattati male si vendichino con malefici. Spesso accade anche che le fate trascinino i maschi nel loro regno e che questi, dimentichi del tempo che scorre e sempre giovani, tornino poi nel nostro mondo dopo centinaia di anni, per diventare immediatamente polvere oppure per portarvi la saggezza.
Attenzione, la Dama del Lago è anche quella che funge da iniziatrice di Lancillotto; è la Viviana del lago della leggenda di Merlino; è Boin (Bo Vinda, la vacca bianca); è una delle epiclèsi della Dea Madre. Gli dèi non muoiono mai. Si trasformano.
www.silvanodanesi.org/parole_perdute/ormus/la_dama_del_l...
La leggenda ha varianti ed esistono anche altre leggende su lago in questione,visitatelo!!!
www.comune.angolo-terme.bs.it/conoscere/lagomoro/Leggende.htm
www.comune.angolo-terme.bs.it/conoscere/lagomoro/geograf.htm
http://www.comune.angolo-terme.bs.it/conoscere/lagomoro/il_mostro_dell'acqua.htm
www.comune.angolo-terme.bs.it/conoscere/lagomoro/il_lago_della_c...