Sargon I
Saturday, November 03, 2007 8:13 AM
La pratica dell’uso del veleno, se si seguono i racconti degli storici romani, doveva essere molto comune nei primissimi secoli dell’Urbe, già Romolo pare abbia emanato una legge contro le donne che avvelenavano i loro piccoli e poteva permettere al marito di abbandonarla: ora non sappiamo realmente se questa legge fu operante in senso giuridico, ma indubbiamente la cosa che può interessare a noi è soprattutto legata al fatto che era evidente comunque l’utilizzo di sostanze letali.
Nei secoli a seguire l’uso del veleno, se da un lato fu catalogato dalle Dodici Tavole (ed il buon Cicerone fa citazione nel suo trattato sulla Repubblica) e quindi punito secondo la legge, dall’altro rimaneva una pratica largamente utilizzata, non solo per eliminare nemici od avversari scomodi, mezzo utilizzato dallo stesso potere militare e civile dell’amministrazione (Annibale, Mitridate).
Tito Livio ci narra episodi curiosi come quello di Quinto Fabio Massimo e delle matrone per esempio.
Tutto ciò rimaneva comunque abbastanza circoscritto in termini quantitativi ed il veleno era l’estrema ratio a cui si ricorreva per liberarsi di una persona scomoda a tutti, al contrario invece nel periodo principesco s’assiste ad un’evoluzione sostanziale dell’utilizzo di tale pratica ed alla messa in opera di un vera e propria industria criminale in questo senso.