Oggi nella sala polivalente del Centro Culturale San Francesco di Ventimiglia Alta ho assistito alla presentazione del nuovo libro di Nico Orengo “L’intagliatore di noccioli di pesca”. L’iniziativa patrocinata dalla libreria Casella e dal Comitato “Pro Centro Storico”, rinnova l’esperienza fatta nel 2002 allorché sempre su iniziativa della libreria Casella fu presentato il romanzo precedente dello stesso autore “La curva del Latte”.
È stato un bel pomeriggio di cultura, anche se l’intervento di Marco De Carolis è stato un tantino lezioso, a farne da contrappunto l’ironia e l’affabilità di Nico Orengo, che gigionava dietro le lenti dei suoi occhiali e lanciava occhiate sottili e ironiche ai partecipanti.
Se avrete voglia di leggerlo, scoprirete nei suoi romanzi quei luoghi, quei colori, quelle parole a me cari, uno dei motivi per cui tanto apprezzo il suo scrivere.
dal sito www.einaudi.it :
Nico Orengo è nato a Torino, dove vive e lavora. Presso Einaudi ha pubblicato Ribes, Miramare, Le rose di Evita, Figura gigante, La guerra del basilico, L'autunno della signora Waal, Dogana d'amore, Il salto dell'acciuga, L'ospite celeste, Gli spiccioli di Montale, La curva del Latte e L'intagliatore di noccioli di pesca. Tra le sue raccolte di poesia, Cartoline di mare vecchie e nuove, Narcisi d'amore e Spiaggia, sdraio e solleone. Inoltre ha curato per «Einaudi Stile libero» il libro di Antonio Ricci Striscia la tivù e tradotto La morte malinconica del bambino ostrica e altre storie di Tim Burton.
«Alla fermata Ceretta, ma si chiamava cosí?, c'erano arrosti e bolliti e forse erano i Tre Moschettieri. E poi c'era Cuneo, con i suoi aristocratici caffè che apparivano come teatri di silenzio fra un cioccolatino e una camerierina con il seno desiderabile come quello di Milady. Si andava con i nonni, si andava con i genitori, verso le spiagge del Corsaro Nero e tutti i tigrotti possibili. E si andava perché noi eravamo, per cautela, dei Tom Sawyer e solo laggiú, fra Sandokan, Tremal Naik e Yanez, avremmo incontrato, se avessimo avuto fortuna, Huckleberry Finn.
Erano inizi d'estate, attese di luci e profumi di buganvillea viola, pepi ed eucalipti, di campanule blu e gelsomini che intrecciavano con il fico il loro profumo vertiginoso.
Cosí si andava lungo la Valle Roja, verso il mare, incontro agli ulivi di Garcia Lorca e alla possibilità di imbattersi in un pesce grande come quello del pescatore di Hemingway. Ci portavamo dietro piccoli libri dove orsi venivano, chissà come, abbandonati in isole di rose, mentre noi sapevamo che la nostra realtà sarebbe stata ben piú infelice. E dalla città saremmo stati sbalzati su terre da Robinson Crusoe, e avremmo dovuto accendere falò, contro il buio; pescare il pesce, cucinarlo sulla spiaggia, vivere solitari.
Erano vacanze desiderate, imposte, da conquistare. Per interromperle potevamo sperare in febbri solari che ci avrebbero consentito l'ombra della casa, la biblioteca dove non avevamo che da imbatterci, come nella natura appena oltre il giardino, in parole di Camus, Musil, Dostoevskij, Maupassant, Stevenson, Tolstoj. Lí c'erano giocatori, disperati, donne, avventurieri, mondi da mescolare, tirare giú, per vedere se assomigliavano all'Oscar, al Pepin, alla Mariuccia del treno, al professor Lanteri... Ma intanto, nella piccola febbre, eran parole, come quelle, meravigliose e piú forti della febbre, del Chin P'ing Mei».
Nico Orengo
L'intagliatore di noccioli di pesca
Le tragicomiche avventure di un piccolo intellettuale di provincia.
Pietro Scullino passa il tempo tra le chiacchiere con gli amici al Café de Paris, i libri letti e dimenticati, le complicazioni della famiglia, gli amori e i tradimenti, ancora più gustosi e impegnativi in una piccola città. Scullino è un critico letterario, ma fra tante complicazioni ultimamente fatica a star dietro a tutto. Saranno i tempi che cambiano, che diventano più frenetici anche nella sua Liguria? O sarà forse lui, pensionato in anticipo, che invecchia?
Ma mentre i grandi della politica fanno guerre preventive e gli emuli locali lottizzano la Riviera; mentre i matti del villaggio costruiscono l'atomica e gli artisti d'avanguardia creano ingorghi autostradali; mentre i comici scrivono thriller e i critici perdono il sonno a leggerli; mentre tutte le coppie sembrano essere scoppiate e le fughe e i tradimenti sono all'ordine del giorno, Scullino decide che non può lasciarsi andare e si rituffa nei libri, nel cibo, nelle donne con la solita voracità: la vita può ancora riservargli molte sorprese.
Una poesia di Nico Orengo
"Fu di farfalla il battito..."
Fu di farfalla il battito
leggero, una ferita
che si allargò nell'aria,
un segno di matita
sospeso come un'onda
che s'incanta nel timore
di una riva.
p.s.: sì, concordo con voi più che "ho appena finito di leggere" questo é un consiglio alla scoperta di una nuova lettura
eMi :-)