BANALERETORICOGIÀSENTITOSCONTATOLOSAPPIAMO, ma la prima parola da gridare, ripetere e scrivere a caratteri cubitali nel mio resoconto è
UN IMMENSO GRAZIE!!!
Ragazzi, sappiate che la giornata della MGC è stata una valanga di emozioni, di attimi irripetibili, di fotografie stampate nella memoria, e di questo non posso che ringraziare con tutto il cuore Ivan, il suo staff, gli amici del forum che, tutte le volte che mi hanno incontrato a partenza, ristori, timbri, mi hanno accudito e coccolato, perché alla MGC non ci si sente dei semplici “partecipanti”, si diventa
grazie all'impegno, alla dedizione, alla passione di queste persone degli autentici protagonisti! All'ultimo ristoro, all'arrivo, ho cercato di salutare e stringere la mano di persona a tutti quelli che incontravo. A chi non ho incontrato, la stretta di mano virtuale la mando attraverso il forum. Siete un team fantastico!
E sapete chi aggiungo ai ringraziamenti?!? beh, tutti coloro di cui in questi mesi ho letto i resoconti, divorato le parole: mi hanno fatto venire talmente tanta fame di
“spirito della MGC”, come lo ha definito Cpc l'anno scorso, che in questo ultimo periodo, dopo la mia iscrizione, mi è venuta una voglia smaniosa di “assaporarlo”. Ci tengo a dirlo, ragazzi... bisogna provare!!! Non ci sono parole che lo descrivano a sufficienza, arrivati al timbro della partenza si entra in un altro mondo, ci si prepara a vivere un giorno fuori dal comune, ci si sente “diversi”, dalle prime pedalate!
Infine, e questo è un ringraziamento speciale, devo ringraziare
Elena/Grigua, la prima artefice della mia MGC... lo sfortunato incidente che l'ha tenuta ferma a casa le ha impedito di partecipare, ma non di scalare almeno uno dei duri versanti... quello di convincere un genovese D.O.C., di quelli chissà perché così duri da muovere, sempre mugugnoso e brontolone

, a imbarcarsi in una delle avventure più belle della sua vita ciclistica! ...non ho chiamato nessuno, durante la giornata, neanche i miei familiari avvisati alla partenza con un “do not disturb” piuttosto... perentorio!!!
Avevo deciso che la MGC sarebbe stata così, fuori dal mondo di tutti i giorni. Unica eccezione, un veloce aggiornamento a metà percorso a Elena, che è stata anche una delle prime persone a avere notizie, a 2 km dall'arrivo... glielo dovevo...
Per quanto riguarda la giornata, beh, parliamoci chiaro, inutile nasconderlo, oramai... io sono partito con l'idea del bottino pieno, dei cinque versanti! Era un continuo frullare nella testa, da qualche giorno, se non settimane: volevo provare l'emozione dell'arrivo, volevo gli 8000, volevo “mangiare questo elefante”...
E così la partenza è stata “elettrica”, bellissimo incontrare, in un momento carico di tensione, un sacco di amici virtuali! (...a proposito ...mi scuso con Cpc... tempo delle presentazioni, e gli ho subito mollato la bici per andare al tavolo dei timbri!)
Primi km fin troppo sofferti, come mio solito, già con la testa al salto della Capra, ma tenere il gruppetto nel trasferimento in falsopiano è fondamentale per evitare le prime difficoltà...
Sergio/Case63 mi fa compagnia, si chiacchiera e si arriva al primo timbro, tra una parola e l'altra, però, decido di partire per la prima salita da solo. Mi dispiace un po', quasi non lo saluto neanche, timbro, giro e parto, ma ho deciso di vivere così questa MGC, rimanendo a tu per tu con la salita, ascoltando il più possibile le sensazioni, scoprendo piano piano la difficoltà dell'avventura in cui mi ero imbarcato.
Credo che i primi due versanti mi rimarranno a lungo impressi nella mente. Bello, bellissimo il contesto, stupenda la cornice dell'alba, fantastico sentire la fatica condivisa.
Un occhio intorno e uno al cardio, le pendenze via via più cattive, per ora, si fanno sentire ma vengono domate.
La “capra” è una liberazione, ma dentro di me nasce una determinazione che non mi riconoscevo, la voglia di provarci, di arrivare fino in fondo si fa sempre più forte; sensazioni bellissime, che durano per tutto il secondo versante, e che ripensate a freddo mi fanno ancora gustare quei momenti.
Purtroppo, già nella discesa verso Romano, tantissima gente a bordo strada a cambiare. Spero che oggi non arrivi il momento anche per me, ma
sul versante di Semonzo, ai -4 dal rifugio la ruota anteriore si affloscia in un batter d'occhio.

Scendo, smonto ma le notizie non sono buone. Il copertone è mal ridotto, due lunghi tagli interessano anche le tele, al punto che lì per lì ho bisogno di un'idea per rimontare la camera nuova.
Rimedio con l'aiuto di un ragazzo che si ferma ma il copertone è messo male, affrontare una discesa non sarebbe proprio il massimo. Al timbro, - miracolo inaspettato! - scopro però che l'organizzazione meticolosa ha pensato anche a questo...

compro una gomma e la MGC è salva!

- ma la fretta di ripartire mi fa pizzicare e sono costretto a cambiare per due volte! I custodi della MGC per fortuna sono lì ancora una volta! Questa volta è
Fabio (Opitergium?) a darmi una mano, il suo aiuto è stato fondamentale, anche a ritrovare la tranquillità per ripartire.
Che roba, e che scemo che sono!

Nella concitazione, mi sembra di aver perso un'eternità! Scaricando i dati del Rox, alla fine, questo tempo si riduce a mezz'ora scarsa, ma la voglia di proseguire e di arrivare in fondo ci hanno messo il resto!
Comunque, la lunga e divertente
discesa di Caupo mi dà modo di ritrovare la calma necessaria. Bisogna recuperare, tranquillizzarsi, aspettare con concentrazione il terribile versante di Seren! Timbro verso l'una, minuto più minuto meno, e riparto. Le sensazioni sono buone, ai ristori mi sono alimentato a dovere, penso al salto della capra, sto ancora bene e spero il capitello non sia peggio. A
Pian della Chiesa sosta acqua, preferisco fare scorta per la salita, e parto. Due ciclisti davanti a me mi danno un riferimento, la strada sale sempre di più, e la fatica aumenta. Nel tratto più duro raggiungo uno dei due, guardo l'altimetro, spero finisca presto, ma in una curva a destra la fatica è troppa, non riesco neanche a girare il manubrio, e il piede a terra è inevitabile. Spingo 200 metri, la strada spiana un po' e riparto, ma nel bosco, poco sopra, un'altra rasoiata si fa sentire nelle gambe. Il muro termina, la strada torna a addolcirsi, ma proprio le pendenze più “umane” non possono che far trasparire l'amara verità. Inizio a temere che questo lungo fuorisoglia voglia dire aver fatto la frittata: tanto riuscivo a salire con calma e costanza prima, tanto questi 2 km mi hanno tagliato le gambe. Proseguo, ma la velocità comincia a essere quella che è, sfrutto più che posso la contropendenza ai -3, ma quando arrivo su sono letteralmente bollito! Al ristoro mi alimento, la prendo con calma e, quando riparto, trovo l'incoraggiamento a continuare fino in fondo, consapevole però che il quarto versante mi dirà la verità.
Discesa verso Caupo, per la seconda volta, cercando di sciogliere le gambe e, dopo il timbro, la resa dei conti. Comincio la salita regolare, spero di “giocarmela” con esperienza, ma dopo i primi km proprio non riesco ad andare più su.

La salita da lunga diventa eterna, provo a guardarmi intorno, distrarmi, dosarmi il più possibile ma non ce n'è proprio più. Non è crisi di fame, non è mal di gambe. È proprio che non ce n'è.
Le speranze di continuare diminuiscono, e una volta in cima, scambiate due parole con
Graziano e David al ristoro, pur se con grande soddisfazione decido di dirigermi all'arrivo.
Durante la discesa, ancora un paio di contropendenze - a questo punto si fanno sentire pur se piccole – e anche un po' di magone, vedendo chi si appresta, in direzione opposta, a percorrere l'ultimo versante. Romano, un paio di telefonate, e via verso l'arrivo: ragazzi, che giornata! timbro e attestato, da rimirare con soddisfazione, pasta party e riposo in albergo...
...due giorni, anzi, tre con oggi a ripensare a questa giornata stupenda!!! Non me la tolgo più dalla mente!
Della MGC ricorderò tante cose, alcune su tutte le voglio citare, perché sono state le emozioni più grandi!

Innanzitutto, si diceva prima, lo “Spirito della MGC”! Ecco, c'è stato un momento, su tutti, in cui l'ho proprio potuto assaporare.
Al terzo ristoro, espresse le mie perplessità dopo aver affrontato “l'inferno alberato” di Seren, tante parole e incitamenti, a continuare fino al quinto, a tener duro fino in fondo! Ho fatto la discesa con questi incoraggiamenti nelle orecchie, come dicevo, accudito e coccolato come credo in nessuna altra manifestazione ciclistica possa capitare. Non ce l'ho fatta lo stesso, forse detto così non rende ma vi assicuro che sono state
le parole più "giuste al momento giusto", in quei momenti aiutano più di una "ricarica di energia". Bellissimo!
Eppoi, tranne i primi km, 12 ore di pedalate praticamente in solitaria, scambiando poche parole, occasionalmente, ma rimanendo sostanzialmente solo con la bici. Una scelta, discutibile forse...
Però la mia MGC l'avevo immaginata così, l'ho vissuta così, tornassi indietro non cambierei neppure una pedalata.
E infine,
la sensazione vissuta per buona parte della giornata, quella di potercela fare, di essere comunque arrivato così vicino al traguardo. Sarebbe bastato evitare lo stupido sforzo enorme, troppo sopra le mie possibilità, sul muro di Seren? Chissà, non posso saperlo. Mi piace pensarlo, però... sono convinto di si, ma anche se non fosse le scariche di adrenalina vissute durante il giorno, mi sembra di sentirle ancora dentro.
L'unico cruccio, aver vissuto tutto di fretta, aver avuto poco tempo per chiacchierare e scambiare due parole con gli amici del forum, ma volevo provarci, ci ho provato e questo per me era l'unico modo di giocarmi le mie chance!
Una scusa a tal proposito penso di doverla, alle addette al timbro del secondo versante, una delle quali ho scoperto dopo essere la moglie di Cpc. Con la concitazione della foratura, sono passato di corsa, un po' agitato. Quando lei si è presentata chiamandomi per nome, pur senza conoscermi, chiedendomi se ero l'amico di Elena, ho risposto con grande fretta, preoccupato di risolvere alla svelta il mio problema. Troppa fretta. Penso me ne debba scusare.
Avrei potuto affrontare il quinto versante? Mah, probabilmente si, ma in cima l'idea di trovarsi al buio in mezzo alla montagna, il pensiero della salita di 26 km, il sentire le gambe che proprio non giravano più... Un cocktail di paure? Forse...

Immaginando la MGC, nei giorni precedenti, avevo provato a pensare all'ultima salita, a come trovare le forze che non ci sarebbero state, a come accettare di doverla fare pur se con immensa fatica. Si dice che in questi casi serva più avere testa che gambe, e forse mi sono mancate entrambe.
Però – vi è mai successo?!? - anche questa piccola “sconfitta”, in una giornata decisamente vittoriosa, suona quasi meglio di un successo. Eh si, perché la MGC mi ha insegnato. Mi ha insegnato che forse, in bici, non sono capace a stringere i denti quanto credevo, mi ha ricordato che volere un obiettivo non sempre vuol dire realizzarlo, mi ha suggerito che, anche sceso dalla bicicletta, se voglio ottenere qualcosa devo imparare a cercare meglio, dentro di me, la determinazione per arrivare, lasciando perdere il troppo facile “non ce la faccio” che spesso fa parte del mio carattere.
Retorica, parole al vento, chiacchiere? Può darsi...
Però un consiglio, credeteci... fate in modo che l'anno prossimo, uno dei 300 posti, sia il vostro...
...ah no, scusate, mi sono sbagliato! Mi dispiace, ma per la MGC 2012, i posti disponibili... sono 299!