tra psicopatia e genialità artistica...
CHE SUBLIME ROMPICOGLIONI QUEL JARRETT LEMERITO PIANISTA È IN GIORNATA-NO: POLEMIZZA IL PUBBLICO DI PERUGIA, SBUFFA, MINACCIA, INSULTA, SUONA DIVINAMENTE VENTI MINUTI, SI RINCAZZA E SE NE VA GLI ORGANIZZATORI DI UMBRIA JAZZ: NON LO INVITIAMO PIÙ&
Vittorio Franchini per il Corriere della Sera
Umbria Jazz attendeva l'evento, ma non se lo aspettava così burrascoso:
da Montecarlo, con un aereo privato, arrivava il divo Keith Jarrett, pianista eccelso, certo l'artista più popolare del jazz di oggi.
E l'aereo era atterrato puntualmente alle 17. Una rapida prova al pianoforte sul palco dell'Arena S. Giuliana, poi un riposo nel camerino. Ma ahinoi, qualcuno nel backstage aveva fumato e a Jarrett anche solo l'idea del fumo provoca una crisi, poi superata in qualche modo.
Quindi il concerto. Jarrett entra in scena con gli inseparabili compagni, il bassista Gary Peacock e il batterista Jack Dejohnette, prende il microfono e dinanzi a 4 mila persone sbalordite, molte delle quali hanno pagato 80 euro, inizia una concione perentoria:
niente foto, niente film, telefoni spenti, «altrimenti dice testualmente interrompo l'esibizione, voi ci rimettete i vostri soldi ed io me ne vado da questa dannata città». Il pubblico subisce gli insulti. Tutti sanno che Jarrett ha un temperamento per lo meno difficile, ma che con la sua musica riesce sempre a farsi perdonare.
(Keith Jarrett)
E, infatti, il concerto inizia bene con «Green Dolphin Street »: Jarrett armonizza in modo splendido e inconsueto mentre la mano destra costruisce melodie, un tocco dinamico, martellante eppure capace di esprimere emozioni. Cinque brani poi una sosta, quindi il divino torna in scena. Forse qualcuno scatta una foto, forse qualcuno lancia un insulto, uno su oltre quattromila persone, comunque si avverte il malumore, soprattutto nelle prime file.
Il pianista ha un gesto di ira, un attimo di esitazione:
suona o se ne va?
Decide di suonare: «Django», «Joy Spring» la musica corre sul pubblico dell'Arena già intirizzito da un vento gelido, ma non ha più alcuna forza emotiva, scivola via mostrando solo la rabbia dell'artista che, dopo venti minuti, si alza e se ne va.
La gente chiede un bis, ma lui non ci sente e allora esplode la rabbia, questa volta degli appassionati: fischi, grida, anche insulti. «Buffone», «Imbroglione ». Ma lui è già in auto, corre verso l'aeroporto, perché in questa «damn» città non ci dorme.
Ieri mattina la reazione degli organizzatori: Jarrett ha avuto molto da Umbria Jazz, fin dal suo primo concerto nel 1974, così qualcuno pensa che sia giusto cancellare il nome dell'artista dalle future manifestazioni. C'è chi cerca di difenderlo: è fatto così, bisogna sopportarlo. Ma alla fine la decisione.
«Capisco tutto dice il direttore artistico Carlo Pagnotta perfino l'ossessione per le telecamere, ma non si può insultare il pubblico e addirittura una intera città per colpa di qualche flash. L'artista Jarrett è sublime, l'uomo molto discutibile, dispiace assistere ad una simile schizofrenia perché vorremmo sempre da un artista che amiamo, comportamenti conseguenti. E poi all'inizio quell'insulto alla città, ci siamo sentiti offesi e abbiamo deciso che con lui abbiamo chiuso».
Addio al divino, al
grande antipatico, all'
insofferente, addio alla sua musica sublime perché, è giusto dirlo, la prima parte del concerto era stata ottima. Domani sera Jarrett è atteso a Brescia in piazza della Loggia: speriamo bene.
Dagospia 12 Luglio 2007
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