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Tuesday, June 24, 2008 12:13 AM
ricerca pubblicata su Nature Cell Biology,
Italiani scoprono interruttore molecolare
per metastasi tumorali e Hiv

La scoperta potrà avere ricadute importantisia per bloccare a diffusione dei tumori e l'ingresso del virus nelle cellule



Un recettore CXCR4
nel sangue periferico
(http://www.rndsystems.com)

ROMA- Ricercatori italiani hanno scoperto un'interruttore molecolare che in futuro potrebbe essere sfruttato per ostacolare le metastasi tumorali e impedire al virus Hiv di infettare i linfociti T, cioè i particolari globuli bianchi che, venendo distrutti dal virus, provocano la perdita della capacità di difendersi da infezioni e tumori. Gli studiosi che hanno conseguito questo risultato fanno parte del del dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare dell'Istituto superiore di sanitá (Iss), di Roma, , coordinato da Cesare Peschle. La loro ricerca, pubblicata su Nature Cell Biology, .ha dimostrato per la prima volta che il miR-146a, un piccolo frammento di Rna con funzioni regolatorie, è in grado di sopprimere la produzione del recettore CXCR4, fondamentale nella produzione delle piastrine, ma anche per il meccanismo di formazione delle metastasi nei tumori solidi e nella patogenesi del virus dell'Aids.

RICADUTE PRATICHE - All'Iss si sottolinea che la scoperta «potrá avere ricadute terapeutiche importantissime sia per lo stimolo della produzione di piastrine, sia soprattutto per l'inibizione della diffusione dei tumori e per bloccare l'ingresso dell'Hiv nelle cellule». «Si tratta di uno studio che apre ampie prospettive terapeutiche - spiega Peschle - infatti abbiamo osservato che nel processo di produzione delle piastrine (megacariocitopoiesi), un decremento del miR-146a determina un aumento del recettore CXCR4, che stimola la stessa megacariocitopoiesi. A livello terapeutico quindi, uno stimolo della produzione di piastrine può venire indotto dalla inibizione del miR-146a mediante la somministrazione di uno specifico inibitore, l'antagomir». Secondo il ricercatore, modulando il miR-146a si potrebbero abbassare al minimo i livelli di CXCR4, «in modo da ostacolare le metastasi dei tumori solidi e sbarrare le porte al virus Hiv». Una prospettiva insperata che, ha dichiarato Peshcle all'agenzia di stampa Adnkronos, «potrebbe portare ad avere microRna "maneggevoli"» che, modificati chimicamente per renderli non degradabili e legati a molecole di colesterolo, entrino facilmente nelle cellule. Per di più con effetti tossici trascurabili».

ITALIA ALL'AVANGUARDIA - «Gli studi sui microRna, che esercitano la funzione di 'interruttori molecolarì nei circuiti alla base delle funzioni cellulari normali e patologiche, potranno davvero rivoluzionare il modo di sviluppare le future terapie per i tumori», spiega il presidente dell'Iss Enrico Garaci. «Il nostro Istituto - aggiunge - ha avuto il merito di iniziare queste ricerche quando ancora nella comunitá scientifica c'erano molte perplessitá sulla possibilitá reale di una terapia molecolare mirata, mediante microRna. Studi come questo dimostrano che si tratta invece di una frontiera estremamente interessante da esplorare ancora, soprattutto per la scarsa tossicitá delle terapie che ne potranno derivare». L'impegno dell'Iss dunque proseguirá su questo fronte di ricerche. «Alcuni indagini preliminari ci inducono a utilizzare il miR-146a - anticipa Peschle - per sopprimere il recettore CXCR4 per inibire la metastatizzazione dei tumori maligni e l'infezione dei T linfociti da parte del virus dell'Aids. Sará questo l'oggetto degli studi successivi, per dimostrare in vitro e in vivo come la somministrazione di questo microRna, e le molecole che ne derivano, siano effettivamente una risorsa terapeutica preziosa per il loro elevato grado di maneggevolezza e la scarsa tossicitá».


23 giugno 2008

Rep
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Friday, January 14, 2011 1:55 AM
Stampa tedesca, sconfigge l'Hiv
grazie a un trapianto di staminali




Timothy Ray Brown, Aids

di Cristiana Pulcinelli
“Tim, l’uomo che ha sconfitto l’Hiv”, così titolava qualche giorno fa il settimanale tedesco Stern. Timothy Ray Brown, quarantaquattrenne cittadino americano che vive in Germania, era famoso tra i ricercatori che si occupano di Aids come “il paziente di Berlino”. Il suo caso, unico al mondo, era già stato raccontato sul “New England Journal of Medicine” nel 2009, ma ora la storia viene aggiornata da un’altra rivista medica: “Blood”.
Tim era affetto da leucemia mieloide acuta ed era anche sieropositivo per l’Hiv. Nel 2007 i medici del Charité Universitätsmedizin di Berlino gli fecero un trapianto di cellule staminali del sangue da donatore adulto, un trattamento previsto per la leucemia. Ma dopo il trapianto, nel sangue di Tim non c’era più traccia del virus dell’Aids. Il donatore delle staminali era portatore di una mutazione genetica che rende resistenti all’Hiv. Una mutazione molto rara: posseduta dall'1% della popolazione mondiale caucasica e assente nella popolazione nera. Le cellule trapiantate hanno sostituito le cellule immunitarie del paziente distrutte dalle terapie prima del trapianto e non sono state attaccate dal virus rimasto nell’organismo del paziente.
Il nuovo articolo spiega che a tre anni e mezzo dal trapianto Tim sta bene, nonostante non prenda più farmaci, dell’Hiv non c’è più traccia e non si è verificato quello che si temeva cioè che il virus trovasse un altro modo per attaccare le cellule immunitarie. “ È ragionevole concludere che, in questo paziente, abbiamo ottenuto la guarigione dell’infezione dell’Hiv”, scrivono gli autori. Tuttavia, non si può pensare che il trapianto di midollo diventi una cura su larga scala per l’infezione da Hiv. Lo sottolinea Anthony Fauci, direttore del National Institutes of Allergy and Infectious Diseases americano: trovare un donatore compatibile per un trapianto che porti questa mutazione genetica è praticamente impossibile. Inoltre, il trapianto è costoso, doloroso e complicato. Dal punto di vista teorico, però, il caso di Tim rimane molto interessante perché apre la porta agli studi su nuovi approcci del controllo dell’infezione.

12 gennaio 2011

l'U


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Sunday, April 01, 2012 1:12 AM
COPENHAGEN
Virus Hiv, Sos per Est Europa e crisi
"Nell'Ue troppi sieropositivi inconsapevoli"




Un test del sangue anti Aids
in una struttura sanitaria di Rostov,
in Russia
(afp)
Medici, ricercatori e associazioni riuniti a Copenaghen
per la conferenza biennale sulla situazione in Europa.
Gli allarmi riguardano soprattutto l'ex Urss
per l'assenza di campagne di prevenzione e cura
e i Paesi colpiti dalla recessione
a causa dei tagli alla sanità

dal nostro inviato MAURIZIO PAGANELLI
COPENAGHEN - "Oggi l'accesso a un trattamento per l'Hiv in Malawi è migliore di quanto sia possibile a San Pietroburgo". Non usa mezzi termini Jens Lundgren, virologo all'Università di Copenaghen e copresidente della conferenza biennale "Hiv in Europe", voluta dall'Unione europea, in corso di svolgimento nella capitale danese. Ricercatori, clinici, organismi sovranazionali (dal globale Oms al paneuropeo Ecdc, centro per il controllo e prevenzione delle malattie), ong e società civile parlano di un'Europa divisa dall'accesso ai farmaci antiretrovirali e dai programmi di screening. Un allarme, poi, è lanciato per l'Est europeo, fuori controllo, e per Paesi dell'Ue come il Portogallo o la Grecia, alle prese con tagli "selvaggi" al sistema sanitario.

La Russia ignora il problema - Dal 2001 a oggi in Russia, Ucraina e Bielorussia le persone che convivono con l'Hiv sono triplicate e la mortalità aumentata: l'incremento dei sieropositivi nel 2010 è stato del 250% (da 400mila a 1,5 milioni nel 2010, secondo Unaids). E' un'emergenza che riguarda anche il resto d'Europa, in un mondo dove le distanze si annullano, le frontiere divengono inesistenti e la mobilità è elevata. "Questioni assai diverse sono quelle legate alla crisi economico-finanziaria, come in Portogallo, Grecia, Irlanda o anche in Italia, dove, comunque, i sistemi sanitari esistono e funzionano; al contrario - insiste Lundgren - in Russia non se ne fanno proprio un problema, non esistono
di fatto programmi di prevenzione e presa in carico per le cure".

Abbassare i prezzi per curare tutti - Il Forum della società civile (Aids Action Europe; European Aids Treatment Group) durante la Conferenza richiama l'Unione europea all'accesso universale al trattamento antiretrovirale contro i tagli in sanità, lanciando un ulteriore allarme sulle interruzioni delle cure (pericolose anche per il formarsi di sacche di resistenza ai farmaci). La questione dei prezzi dei farmaci è messa nel mirino, con particolare attenzione alle diverse compatibilità economiche dei Paesi membri: "Bisogna ridurre i prezzi per mantenere e aumentare i trattamenti antiretrovirali", dicono Anna Zakowicz e Lella Cosmaro del Forum.

Il caso Italia - In un panorama così difficile, all'Italia viene riconosciuto il merito di essere il primo Paese dell'Unione europea ad avere adottato (da pochissimo, ma ora si tratta di metterlo in pratica) il documento di consenso sul test per l'Hiv, sollecitato dall'Ue a tutti i Paesi membri. Si tratta di indicazioni guida, elaborate da società scientifiche e associazioni dei pazienti, su come e chi deve fare i test (gruppi a rischio e nuovi indicatori che lo consigliano).

40mila malati di Aids - Matteo Schwarz, di Nps Italia onlus, ne ha parlato a conclusione dei lavori a Copenaghen con una relazione su "Diagnosi precoce, cure precoci: il caso Italia". Con circa 150mila persone sieropositive, circa 40mila malati di Aids, si stima che anche da noi un terzo dei soggetti coinvolti (ma per l'Europa si parla di un 50%) non sappiano di avere un'infezione da Hiv in corso per il fatto che spesso è asintomatica. Gli "inconsapevoli" sono considerati delle vere mine vaganti per la diffusione del contagio. Il primo passo, per l'individuo ma anche nell'ottica della sanità pubblica, è cercare di fare i test e prendersi cura delle persone attraverso gratuità e facilità di accesso ai servizi sanitari.

Perché i casi non diminuiscono - "Ma non confondiamo comunque il bisogno di individuare precocemente la sieropositività con la prevenzione: condom e programmi di informazione - accusa Schwarz - da troppo tempo sottovalutati o censurati, spiegano anche perché non si ha da anni un decremento di nuovi casi. E i più giovani sono le vittime". Critico è infatti l'aspetto relativo ai minori, in particolare i cosiddetti "grandi minori" (tra i 16 e i 18 anni). Al contrario di quanto avviene, per esempio, in Danimarca o anche negli Usa (dove dai 13 anni ai 64 le autorità raccomandano test per coloro che si presentano per motivi vari a una struttura sanitaria), in Italia i ragazzi possono eseguire i test Hiv solo con il consenso dei genitori. Un problema di non facile soluzione, nonostante molti servizi e centri abbiano trovato da soli intelligenti compromessi. Senza mai dimenticare il counseling e il percorso da fare quando si propone un test che può "segnare" per tutta la vita.
(20 marzo 2012)

Rep


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Tuesday, May 15, 2012 11:22 AM
COPENHAGEN
Virus Hiv, Sos per Est Europa e crisi
"Nell'Ue troppi sieropositivi inconsapevoli"




Un test del sangue anti Aids
in una struttura sanitaria di Rostov, in Russia
(afp)
Medici, ricercatori e associazioni riuniti a Copenaghen
per la conferenza biennale sulla situazione in Europa.
Gli allarmi riguardano soprattutto l'ex Urss
per l'assenza di campagne di prevenzione e cura
e i Paesi colpiti dalla recessione a causa dei tagli alla sanità

dal nostro inviato MAURIZIO PAGANELLI
COPENAGHEN - "Oggi l'accesso a un trattamento per l'Hiv in Malawi è migliore di quanto sia possibile a San Pietroburgo". Non usa mezzi termini Jens Lundgren, virologo all'Università di Copenaghen e copresidente della conferenza biennale "Hiv in Europe", voluta dall'Unione europea, in corso di svolgimento nella capitale danese. Ricercatori, clinici, organismi sovranazionali (dal globale Oms al paneuropeo Ecdc, centro per il controllo e prevenzione delle malattie), ong e società civile parlano di un'Europa divisa dall'accesso ai farmaci antiretrovirali e dai programmi di screening. Un allarme, poi, è lanciato per l'Est europeo, fuori controllo, e per Paesi dell'Ue come il Portogallo o la Grecia, alle prese con tagli "selvaggi" al sistema sanitario.

La Russia ignora il problema - Dal 2001 a oggi in Russia, Ucraina e Bielorussia le persone che convivono con l'Hiv sono triplicate e la mortalità aumentata: l'incremento dei sieropositivi nel 2010 è stato del 250% (da 400mila a 1,5 milioni nel 2010, secondo Unaids). E' un'emergenza che riguarda anche il resto d'Europa, in un mondo dove le distanze si annullano, le frontiere divengono inesistenti e la mobilità è elevata. "Questioni assai diverse sono quelle legate alla crisi economico-finanziaria, come in Portogallo, Grecia, Irlanda o anche in Italia, dove, comunque, i sistemi sanitari esistono e funzionano; al contrario - insiste Lundgren - in Russia non se ne fanno proprio un problema, non esistono
di fatto programmi di prevenzione e presa in carico per le cure".

Abbassare i prezzi per curare tutti - Il Forum della società civile (Aids Action Europe; European Aids Treatment Group) durante la Conferenza richiama l'Unione europea all'accesso universale al trattamento antiretrovirale contro i tagli in sanità, lanciando un ulteriore allarme sulle interruzioni delle cure (pericolose anche per il formarsi di sacche di resistenza ai farmaci). La questione dei prezzi dei farmaci è messa nel mirino, con particolare attenzione alle diverse compatibilità economiche dei Paesi membri: "Bisogna ridurre i prezzi per mantenere e aumentare i trattamenti antiretrovirali", dicono Anna Zakowicz e Lella Cosmaro del Forum.

Il caso Italia - In un panorama così difficile, all'Italia viene riconosciuto il merito di essere il primo Paese dell'Unione europea ad avere adottato (da pochissimo, ma ora si tratta di metterlo in pratica) il documento di consenso sul test per l'Hiv, sollecitato dall'Ue a tutti i Paesi membri. Si tratta di indicazioni guida, elaborate da società scientifiche e associazioni dei pazienti, su come e chi deve fare i test (gruppi a rischio e nuovi indicatori che lo consigliano).

40mila malati di Aids - Matteo Schwarz, di Nps Italia onlus, ne ha parlato a conclusione dei lavori a Copenaghen con una relazione su "Diagnosi precoce, cure precoci: il caso Italia". Con circa 150mila persone sieropositive, circa 40mila malati di Aids, si stima che anche da noi un terzo dei soggetti coinvolti (ma per l'Europa si parla di un 50%) non sappiano di avere un'infezione da Hiv in corso per il fatto che spesso è asintomatica. Gli "inconsapevoli" sono considerati delle vere mine vaganti per la diffusione del contagio. Il primo passo, per l'individuo ma anche nell'ottica della sanità pubblica, è cercare di fare i test e prendersi cura delle persone attraverso gratuità e facilità di accesso ai servizi sanitari.

Perché i casi non diminuiscono - "Ma non confondiamo comunque il bisogno di individuare precocemente la sieropositività con la prevenzione: condom e programmi di informazione - accusa Schwarz - da troppo tempo sottovalutati o censurati, spiegano anche perché non si ha da anni un decremento di nuovi casi. E i più giovani sono le vittime". Critico è infatti l'aspetto relativo ai minori, in particolare i cosiddetti "grandi minori" (tra i 16 e i 18 anni). Al contrario di quanto avviene, per esempio, in Danimarca o anche negli Usa (dove dai 13 anni ai 64 le autorità raccomandano test per coloro che si presentano per motivi vari a una struttura sanitaria), in Italia i ragazzi possono eseguire i test Hiv solo con il consenso dei genitori. Un problema di non facile soluzione, nonostante molti servizi e centri abbiano trovato da soli intelligenti compromessi. Senza mai dimenticare il counseling e il percorso da fare quando si propone un test che può "segnare" per tutta la vita.

(20 marzo 2012)

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Tuesday, May 15, 2012 11:25 AM
AIDS
Usa, primo passo per commercializzazione
della pillola che previene l'infezione da Hiv




Un comitato consultivo della Fda
ha dato il suo via libera per l'utilizzo del farmaco antiretrovirale
Truvada, finora usato solo per il trattamento
di persone affette dall'Hiv, anche per le persone più a rischio.
Ma ci sono anche dei dubbi.
La decisione finale entro il 15 giugno

SILVER SPRING - È un primo, potenzialmente storico sì. Un comitato consultivo della Food and Drug Administration, l'ente statunitense che decide l'immissione sul mercato di nuovi farmaci, ha dato il suo appoggio alla prescrizione del farmaco Truvada non solo per le persone già affette da Hiv ma anche per le persone più a rischio esposizione, come per esempio coppie in cui solo uno dei due partner è portatore.

L'Fda, che dovrebbe decidere entro il 15 giugno, in ogni caso può ignorare il parere del comitato e decidere in maniera contraria. Si tratta comunque di un primo passo verso una decisione che, se arriverà, potrebbe rivoluzionare la vita di milioni di persone e segnare una svolta nell'ormai trentennale lotta all'Aids.

Truvada è un farmaco antiretrovirale utilizzato ormai da otto anni per la cura delle persone già infette dall'Hiv. È una combinazione di due farmaci usati precedentemente (Emtriva e Viread) e fa parte di un cocktail di farmaci normalmente prescritto ai malati.

La decisione non è stata semplice, tutt'altro: il sì è arrivato al termine di una discussione lunga oltre 12 ore in cui si sono affrontate molte problematiche, come la possibilità che l'utilizzo del Truvada possa far diminuire l'uso del profilattico, che rimane il principale mezzo di protezione contro l'infezione. Inoltre gli studi dimostrano che le donne sono meno reattive al farmaco, con tassi di infezione maggiori rispetto agli uomini.


C'era anche chi sollevava dubbi sui rischi per chi poi dimentica di prendere la dose giornaliera di farmaco. "Ma non credo che questo sia nostro dovere stabilire se poi le persone prenderanno il farmaco" ha detto uno degli esperti, il dottor Tom Giordano, del Baylor College of Medicine. "Nostro compito è stabilire se il farmaco funziona e se i benefici sono maggiori dei rischi".

Le ricerche sono dalla parte del Truvada: nel 2010, uno studio lungo tre anni ha dimostrato che l'utilizzo del Truvada, insieme all'uso del preservativo, poteva ridurre l'incidenza del virus del 42% tra gay e bisessuali. L'anno scorso uno studio analogo sulle coppie in cui solo uno dei due partner era affetto da Hiv, ha dimostrato un calo della possibilità di infezione del 75%.

Nonostante alcuni medici già lo prescrivano per prevenire l'infezione, la possibilità che Truvada venga messo in commercio ufficialmente con questa funzione ha scatenato numerose polemiche, soprattutto legate alla possibilità che un farmaco di questo tipo possa generare false sicurezze e far assumere comportamenti maggiormente a rischio, come il non utilizzo del profilattico, ottenendo l'effetto contrario e facendo aumentare i casi di contagio.

E c'è anche chi ne fa una questione di costi e di fondi limitati: un anno di trattamento con il Truvada costa circa 11.000 dollari. Secondo alcuni esperti, approvare l'uso di questo farmaco sposterebbe ingenti somme verso il Truvada, togliendo quindi fondi per altre cure più economiche e efficaci.
(11 maggio 2012)

Rep


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