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Yoshihiro
Wednesday, July 09, 2003 4:48 AM
I FATTI SARANNO CONTRO SCHULTZ


di ACHILLE CHIAPPETTI

SE SI bada alla sostanza, è facile accorgersi che il polverone contro la presidenza italiana UE non è stato sollevato per ragioni ideali. I nostri partners europei conoscono bene l'impegno europeista italiano e sanno anche che non esiste da noi alcun deficit di democrazia. Tra le tante ragioni sostanziali, la più evidente è quella che spiega l'ostracismo di Francia e Germania, seguite dalla mosca cocchiera belga. Una resistenza che ha nome e cognome precisi: il dominio della politica estera europea. È d'altronde ovvio che l'asse franco tedesco, che ha tentato di imporre all'Europa una linea fortemente antiamericana, specie in occasione dell'intervento in Iraq, veda come fumo negli occhi la presidenza dell'Italia, che è stata uno dei leader del fronte opposto.
Oggi, la politica estera comune, costituisce, unitamente all'allargamento del voto a maggioranza, lo snodo debole della costruzione europea. Non è un caso che lo schema di costituzione giscardiano contenga, per la politica estera, soltanto una dichiarazione di buona volontà e preveda un ministro degli esteri privo di reali poteri decisionali. La pochezza dei risultati è stata certamente prodotta dallo scontro tra le due opzioni, quella federale e quella governativa.
Ebbene, Francia e Germania sono portatrici della concezione governativa. Esse hanno, in primo luogo, concordato tra loro la linea di contrapposizione agli USA. Dopo di che, contando sulla forza politica ed economica del loro asse, hanno tentato di imporre la loro scelta, come indirizzo della politica estera europea. Questo modo di operare è la forma più estrema di statalismo inquantochè la volontà delle istituzioni europee dovrebbe restare il prodotto della somma algebrica delle volontà dei governi nazionali e non il prodotto di una scelta comune.
È pure indubbio che è grazie all'opposizione del nostro Paese, della Spagna e di altri otto Stati europei che questo disegno è stato per fortuna bloccato. E ciò, non solo perché si è evitato di isolare il nostro partner inglese, notoriamente filo-americano, e perché si è intralciato il progetto di sviluppare l'unità europea in chiave anti USA. È stato bloccato un modus operandi che avrebbe costituito un intralcio all'effettiva integrazione della politica estera e della sicurezza europee. È evidente infatti che il tentativo egemonico dell'asse Parigi-Berlino desta giusti timori negli altri Stati - specie minori - di essere esclusi dalle scelte in materia.
Delegittimare Berlusconi significa, quindi, intralciare un suo eventuale tentativo di gettare nel semestre le basi per un modo più comunitario di «produrre» la politica estera europea. Significa impedirgli di proporre soluzioni per una più democratica formazione degli indirizzi da perseguire, per evitare che, di volta in volta, un paio di Stati impongano le loro scelte unilaterali. Basterebbe in proposito precisare e formalizzare i poteri del Consiglio dei Ministri degli esteri presieduto dal Ministro europeo e prevedere che esso possa decidere in base a maggioranze qualificate. È doloroso dover rilevare, ancora una volta, come la nostra opposizione, scorretta e senza patria, abbia giocato contro gli interessi del Paese e danneggiato la sua immagine. Ma, ciò che è peggio, si è alleata con altri membri dell'Unione che vogliono impedire all'Italia di svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione dell'Unione. Ma tant'è. Come è avvenuto nelle nostre vicende interne, le offese e gli insulti sono solo parole che tali restano ove non si dia loro le risposte che neppure meritano. Quello che conta saranno i fatti che il nostro Governo sarà in grado di realizzare nei prossimi sei mesi.

da iltempo.it

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