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g
Monday, December 20, 2004 2:08 PM
vede Taranto al 101° posto
Migliorata di ben 2 posizioni
sperminator
Monday, December 20, 2004 3:03 PM
free-life
Monday, December 20, 2004 6:38 PM
Breato Spermy che ha capito che tipo di sondaggio era...



Province più ricche ? Dove si vive meglio ? Dove s'ammazza di più ? Dove s'ammazza di meno ? Dove si ama di più ?

Insomma che tipo di sondaggio era ?


Alfea
Monday, December 20, 2004 11:57 PM
Re:

Scritto da: g 20/12/2004 14.08
vede Taranto al 101° posto
Migliorata di ben 2 posizioni









mahh... quante sono le provincie italiane?...
g
Tuesday, December 21, 2004 12:10 AM
Re: Re:

Scritto da: Alfea 20/12/2004 23.57








mahh... quante sono le provincie italiane?...

104
Alfea
Tuesday, December 21, 2004 12:15 AM
Re: Re: Re:

Scritto da: g 21/12/2004 0.10
104


buona posizione...
g
Tuesday, December 21, 2004 1:11 AM
Re: Re: Re: Re:

Scritto da: Alfea 21/12/2004 0.15

buona posizione...



free-life
Tuesday, December 21, 2004 9:04 AM
Re: Re: Re: Re: Re:

Scritto da: g 21/12/2004 1.11







non far lo sborrone

rispondimi


g
Tuesday, December 21, 2004 9:29 AM
Re: Re: Re: Re: Re: Re:

Scritto da: free-life 21/12/2004 9.04




non far lo sborrone

rispondimi




Era il sondaggio del Sole 24h
Mister G
Tuesday, December 21, 2004 11:30 AM
Re:

Scritto da: g 20/12/2004 14.08
vede Taranto al 101° posto
Migliorata di ben 2 posizioni





g
Thursday, July 07, 2011 12:09 PM
Province, no all'abolizione
Sinistra divisa, critiche da Renzi




Le province non si toccano. Grazie alla convergenza dei voti di Pdl e Lega e con l'astensione del Partito democratico, l'Aula della Camera affossa la proposta di legge costituzionale dell'Italia dei Valori per la loro eliminazione.

Ma la bocciatura, che arriva in coincidenza con le polemiche sul rinvio alla prossima legislatura dei tagli ai costi della politica, scatena la polemica all'interno delle opposizioni, visto che non solo il partito di Antonio Di Pietro ma anche il Terzo Polo ha votato a favore dell'abolizione delle province e il Pd si è astenuto.

La Camera ha subito respinto il mantenimento del primo articolo del testo, che cancellava con un tratto di penna le parole «le province» dal Titolo V della Costituzione (225 i voti contrari, 83 quelli a favore, 240 gli astenuti). A quel punto, il relatore Donato Bruno ha chiesto il rinvio del testo in commissione. D'accordissimo il ministro Roberto Calderoli. Per l'esponente leghista «molte province devono essere effettivamente riviste e soppresse», ma per farlo è necessario «l'abbinamento fra una riforma costituzionale e una legge ordinaria».

La linea dell'astensione del Pd è stata un punto di mediazione raggiunto dopo un serrato dibattito interno. In assemblea, da una parte c'era chi, come Veltroni e Bindi, voleva eliminare le province per tagliare i costi della politica ; e, dall'altra, chi difendeva la posizione storica del partito, che vuole una riduzione delle province ma non una loro abolizione 'tout court'. In aula il capogruppo Dario Franceschini ha illustrato la posizione dei democratici e accusato Di Pietro di volere un voto «non utile per la politica ma solo per andare sui giornali».

Di Pietro ha deciso di andare comunque alla conta. «Vogliamo un voto per capire chi ha il coraggio di passare dalle parole ai fatti», ha detto in aperta polemica con il Pd. Poi, incassata la sconfitta, ha commentato con amarezza il risultato: «Si è verificato un tradimento generalizzato degli impegni e dei programmi elettorali fatti da destra a sinistra. In aula si è verificata una maggioranza trasversale: la maggioranza della 'castà. Mi dispiace molto perchè il Pd ha perso l'occasione per fare una cosa saggia, visto che se avessero votato a favore il governo sarebbe andato in minoranza».

Anche il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, non ha avuto parole tenere per il Pd : «Si è persa un'occasione», ha detto Casini preannunciando una nuova proposta di legge del Terzo Polo.

Il Pd ha risposto con un irritato Pier Luigi Bersani: «Non ci facciano, per favore, tirate demagogiche: noi abbiamo una nostra proposta che prevede di ridurre e accorpare le Province ma bisogna anche dire come si fa, perchè le Province gestiscono un certo numero di cose importanti, come ad esempio i permessi per l'urbanistica».

Imbarazzo si coglie anche nella Lega, che ha rilanciato preannunciando con Calderoli l'arrivo di un disegno di legge che dimezzerà il numero dei parlamentari e darà vita al Senato federale.


«A chi mi chiede delle Province dico che ieri il Pd ha perso un'ottima occasione per dare un segnale al Paese. E mi dispiace molto». Lo afferma il 'rottamatorè Matteo Renzi, sindaco di Firenze, sulla sua pagina Facebook, riferendosi all'astensione del Pd ieri in Parlamento sull'abolizione delle Province. «Io avevo proposto di abolire le Province anche quando ero presidente - aggiunge Renzi - e non era tema di moda. Ma ieri avevamo da battere un rigore e non l'abbiamo neanche calciato!».
5 luglio 2011

l'U


g
Wednesday, July 27, 2011 3:02 PM
13 luglio 2011
Pd alla guerra per mantenere le Province.
In Emilia Romagna salta l’asse con l’Idv




Isolata anche la posizione del sindaco di Forl', Roberto Balzani, che nel partitone è considerato un guastafeste: "Io in realtà me ne infischio di poltrone e poltroncine, bisogna ricostruire dal basso la rete amministrativa". E i dipietristi mettono in discussione anche l'alleanza
Da un lato c’è il sindaco-professore, Roberto Balzani, che ha lanciato la ‘Provincia unica di Romagna’ dopo l’astensione del Pd in Parlamento sull’ordine del giorno presentato da Antonio Di Pietro la settimana scorsa. Dall’altro c’è il logoramento messo in atto dal principale alleato, la stessa Italia dei Valori, che proprio oggi lancia il guanto di sfida. Non c’è pace per il Partito Democratico romagnolo, costretto in questi giorni a rincorrere sindaci e partiti sul tormentato tema dei costi della politica.
La bordata in queste ore arriva dal numero uno dell’Idv di Forlì-Cesena, Tommaso Montebello, che, d’intesa con i propri omologhi in Regione, attacca a testa bassa. “L’Italia dei Valori è stata accusata di demagogia quando ha chiesto l’abolizione delle province qualche giorno fa. A questo punto per vedere chi fa davvero demagogia sfidiamo il Pd”, punge Montebello.

Il segretario provinciale dell’Italia dei Valori di Forlì-Cesena chiede esplicitamente “qual è la posizione del Pd romagnolo sulle Province” dopo che il vice sindaco di Forlì, Gian Carlo Biserna a sua volta dell’Idv, ha rilanciato ufficialmente pochi giorni fa l’idea di Balzani di accorparle in un unico soggetto. “Se è vero che il nostro principale alleato – incalza Montebello – ritiene che il numero delle Province vada diminuito accorpandole, noi ci dichiariamo disponibili ad intraprendere da subito questo percorso. Percorso che, ovviamente, non ci soddisfa pienamente: ma, in attesa che il Parlamento ci ripensi e le abolisca, almeno porterà da un lato un risparmio sui costi della politica, dall’altro rafforzerebbe il sistema Romagna” che da tempo lavora su logiche di Area Vasta nei trasporti e nella sanità.
Il dipietrista romagnolo ricorda inoltre che “il centrosinistra, soprattutto in Emilia Romagna, ha dato sempre l’esempio: siamo infatti l’unica Regione che ha abolito i vitalizi per i consiglieri regionali”. Insomma, è la tesi dell’Idv, dimostriamo ancora una volta che questa Regione è la locomotiva della buona politica senza aspettare che il Parlamento, che in realtà è dagli anni Settanta che è chiamato ad esprimersi sul tema, decida. La strada, su cui le grandi manovre in realtà sono già partite, potrebbe essere quella di far esprimere i sei Comuni più popolosi della Romagna, attraverso una delibera ad hoc, per avviare davvero il percorso legislativo.
Ebbene, incredibile ma vero, di fronte a tutto questo il Pd non ha alcuna fretta. “Demagogia? Demagogia è dire che con quell’ordine del giorno in Parlamento si sarebbero abolite le Provincie. O dire che tagliare le Province è garanzia di riduzione dei costi della politica. La nostra proposta di legge in Parlamento c’è, da lì si parte”, risponde il numero dei Democratici forlivesi Marco Di Maio. Il giovane segretario (28 anni) assicura di “non capire la sfida lanciata dall’Idv” e sul tema specifico, ad esempio, fa presente che “non si possono licenziare di colpo tutti i dipendenti delle amministrazioni provinciali: anch’io credo che le Provincie siano troppe, ma il tema va affrontato seriamente”.

Tra l’altro, “in Parlamento è depositata una proposta di legge firmata dal capogruppo Dario Franceschini e dallo stesso Pier Luigi Bersani che propone accorpamenti e riduzioni degli enti pubblici”, ricorda Di Maio che punge i dipietristi facendo presente come “siamo tutti capaci di inventarci un ordine del giorno”.
All’Idv che invoca una posizione del “Pd romagnolo” nel suo complesso, Di Maio ricorda “che, con tutto il rispetto per quelli più piccoli, il Pd è un grande partito: certamente abbiamo bisogno di più coordinamento ma il tema è già in agenda, come ha detto alla nostra festa locale il segretario regionale del partito, Stefano Bonaccini, che ha fissato entro l’anno una ‘convention’ di tutte le federazioni romagnole per stabilire le priorità politico-amministrative di qui in avanti”.
Appunto, Bonaccini. Il numero uno del partitone in Emilia Romagna sul tema Province ha scelto il silenzio per non creare ulteriori frizioni. Di fatto, dunque, Balzani in questo senso viene snobbato anche dai vertici regionali di partito. Più che altro, la sua viene ritenuta una provocazione bella e buona, destinata a scuotere qualche animo ma nulla di più. Nel ‘movimento dal basso’ che ha annunciato Balzani a partire da settembre per accorpare le Province di Forlì, Ravenna e Rimini, assicura Di Maio, “il Pd è presente, non da oggi: quella del sindaco di Forlì è una bella provocazione, la proposta è da approfondire e da discutere insieme con tutti gli altri attori del territorio, noi non facciamo da soli”.

Ben diversi e più risoluti, comunque, i toni del sindaco di Forlì. “La mia proposta di procedere subito, dal basso, ad una fusione amministrativa significativa in Romagna (fra Comuni e fra Province) ha suscitato, nel ceto politico, giudizi tendenzialmente univoci, nel senso che, fatti salve alcune voci fuori dal coro, il ritornello prevalente è stato: ‘Non se ne parla’. Oppure: ‘Non è adesso il momento’. Ma se non ora, quando?”, ha confessato il primo cittadino forlivese senza nascondere qualche rammarico.

Balzani, da sempre abbastanza ‘allergico’ alle logiche di partito, l’ha voluto scandire: “Me ne infischio dei posti, delle poltrone e delle poltroncine (quelle che in genere interessano ai partiti, per intenderci) che salteranno, compresa la mia. Qui bisogna ricostruire dal basso, semplificandola, la rete amministrativa e allocare meglio le poche risorse che ci sono. Da settembre si parte con la costruzione del ‘Movimento dal basso’ che in realtà è già nato”, ha detto il sindaco conscio della prudenza del Pd in questa fase.
Neanche il tempo di costruire il proprio appello, comunque, che Balzani ha dovuto fronteggiare la diffidenza non solo dei funzionari delle federazioni, ma proprio dei colleghi in capo alle amministrazioni provinciali limitrofe (ovviamente tutti targati Pd). Qualche esempio? Ecco Claudio Casadio, presidente della Provincia di Ravenna: “Non sarebbe scandaloso avere quattro Province anziché sei, ma non sarebbe neppure decisivo. Alla fine della giornata, si risparmierebbe soltanto sui compensi di qualche consigliere e di una quindicina di amministratori. Piuttosto, sarebbe importante lavorare tutti insieme sui grandi temi del nostro territorio: turismo, trasporti e lavoro”.

Stessa musica da parte di Massimo Bulbi, presidente della Provincia di Forlì-Cesena: “Non si può pensare a una riforma degli enti locali partendo soltanto dal dato dei costi. Non è quello il problema centrale, perché la spesa pubblica non avrebbe grandi benefici dalla sparizione delle Province: semplicemente, passerebbe ad altri soggetti”. Chiude in bellezza Stefano Vitali, il collega di Rimini: “In questo modo si delegittimano le istituzioni nel momento in cui dovremmo essere tutti uniti. Ci vuole un progetto serio, servono basi solide. Non si possono cancellare i Comuni come se niente fosse, e lo stesso discorso vale per le Province”.
Insomma, strada da fare ce n’è

fat


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