Il legionario solitario
Luogo: da qualche parte, ai confini ovest della Germania Inferior;
Tempo: Fine IV secolo d.C.;
E’ chiaro. Sono un soldato semplice ma ho conoscenza della gloriosa storia militare Romana. Non abbiamo più uomini, Romani degni del titolo di Imperator da molti, troppi anni. I tempi dei grandi Cesari sono passati. L’ Impero è condannato. Vago in queste terre selvagge da due tramonti ormai, il mio bagaglio è perduto, non so chi o cosa mi dà forza ma porto ancora con me scutum e gladio, non ho cuore di abbandonarli. E’ tutto ciò che rimane della mia vita passata sotto l’egida dell’Aquila.
I miei comandanti sono imbelli e corrotti. Hanno condotto la mia coorte in una trappola, nella foresta. Lo sapevo benissimo, conoscevo quei luoghi. I germanici più volte avevano sfruttato quella zona per le imboscate negli anni precedenti; gli Svevi e i Franchi erano penetrati più a sud, in pieno territorio romano, romano formalmente…Il tribuno era certo che l’invasione era circoscritta e sotto controllo, si era sentito sicuro nella foresta…Non mi hanno ascoltato.
Siamo stati spazzati via. Non so per quanto tempo sono rimasto nell’umido sottobosco, svenuto, tra i cadaveri straziati dei miei amici e dei nemici. Sono solo, nella prateria che conduce alla Mosa, in piena vista. Non posso nascondermi.
Scrivo questa breve introduzione a un racconto (che non escludo di continuare) ispiratomi dallo screen in basso. Ha un che di nostalgico per una grande realtà ormai destinata al crollo, quale era l'Impero Romano e che non sarebbe stata mai più ricostituita. Che ne pensate?
