L'avevo postato sul fol con un titolo completamente fuorviante.
Ecco di cosa si tratta per quanto riguarda la richiesta di fondi alla
UE e della visita di premier e ministro degli interni in sicilia.
Dal radicale fainotizia.it :
Grandi affari a Mineo con il villaggio dei marines di Sigonella | Fai notizia - il primo sito di giornalismo partecipativo:
Il 26 gennaio 2010 la Pizzarotti ha ricevuto una lettera del governo Usa che comunicava l’intenzione di non rinnovare il contratto decennale in scadenza, stipulato il 31 marzo 2001. Ufficialmente, dietro la scelta di lasciare Mineo, ci sarebbero ragioni di tipo economico. “Il Dipartimento della Marina richiede che le strutture siano occupate al 99%. Se la percentuale si riduce, le unità sfitte devono essere assegnate, in caso contrario si deve lasciare il complesso”, spiega il portavoce regionale dell’US Navy, Wendy Snyder. “A Mineo su 404 unità abitative appena 260 sono quelle occupate. E i costi di affitto annuali per la Marina statunitense superano gli 8,5 milioni di dollari”. A ciò si aggiunge la distanza del residence dalla Naval Air Station di Sigonella, oltre 20 minuti d’auto per raggiungere NAS II, la base operativa con lo scalo aereo, e 40 minuti per NAS I che ospita il commissariato, il Navy Exchange, le scuole per i figli del personale e l’ospedale militare. Inoltre, viaggiare sulla strada a scorrimento veloce SS417 è come giocare alla roulette russa e gli incidenti mortali sono all’ordine del giorno. Per ridurre i rischi alle autovetture dei militari al pericolosissimo incrocio con il “Residence degli aranci”, nel 2004 la Provincia di Catania e l’ANAS realizzarono a proprie spese - due milioni di dollari - una bretella di collegamento con la vicina strada provinciale, ad uso esclusivo del personale statunitense. Il dono, pur se apprezzato dal comando di Sigonella, non è bastato però ad ancorare l’US Navy al territorio di Mineo.
Persi i milionari canoni degli americani, la Pizzarotti ha intrapreso un’affannosa rincorsa verso nuovi possibili locatari del villaggio. Inizialmente si è giocata la carta del “sociale”, proponendo l’utilizzo di “alcuni spazi per le ex detenute”, la riconversione “a luoghi di detenzione alternativi al carcere per le detenute madri”, a “centro accoglienza per gli immigrati e per i tossicodipendenti”, finanche a polo di ricerca e cittadella dello studente dell’Università di Catania. Adesso in ballo c’è il business immobiliare. I manager della società hanno presentato alla Regione Siciliana e ai comuni del comprensorio un progetto di “nucleo sociale polifunzionale”, mettendo cioè a disposizione “case in affitto a canone agevolato nonché spazi per le attività sociali di enti pubblici e cooperative” e, possibilmente, per una multisala cinematografica. Il progetto ha raccolto diversi consensi. Il consorzio Sol.Co di Catania, uno dei più grandi di tutta la Sicilia con le sue 140 cooperative, si sarebbe dichiarato interessato a insediare nel residence “un’agenzia di inclusione sociale in cui poter accogliere le persone che si trovano in un momento difficile”. L’odierno sindaco di Mineo, in un ambiguo feeling pubblico-privato, è stato eletto dall’amministratore delegato di Pizzarotti “sponsor istituzionale dell’iniziativa”.
Del piano di riconversione ne ha parlato l’ingegnere Fabrizio Rubino della Pizzarotti Spa al periodico Qui Mineo. “Abbiamo individuato una strada nella legislazione sul social housing, l’edilizia residenziale locativa a canone calmierato”, ha dichiarato Rubino. “A differenza dell’edilizia popolare il social housing è un’impresa che produce un utile: si uniscono il versante imprenditoriale e quello sociale. Nel 2008 la legge sul “Piano casa” ha inglobato la legislazione precedente prevedendo il finanziamento di progetti di questo tipo, attraverso uno stanziamento complessivo di 2,6 miliardi di euro. Prevediamo di cedere il residence a un fondo sociale. Sappiamo che ci sono i fondi perché già il nostro amministratore è andato a parlare sia con Maroni che con Mattioli, e il decreto Tremonti-Mattioli prevede qualcosa come 38 milioni di euro destinati alla Sicilia per social housing, su un totale nazionale di 140 milioni di euro”. Per dare impulso al settore, lo scorso anno è stata fondata la “CDP Investimenti SGR”, una Spa di gestione del risparmio, il cui capitale, 2 milioni di euro, è detenuto al 70% dalla Cassa Depositi e Prestiti e per il restante 30% dall’Associazione delle Fondazioni bancarie (Acri) e dall’Associazione delle Banche (Abi).
Il rappresentante della società parmense dà la sua stima sui costi e ricavi dell’operazione. “Per costruire il residence, la Pizzarotti ha fatto un mutuo con Intesa San Paolo, attraverso lo strumento della “locazione finanziaria”: ogni anno gli affitti presi dagli americani vanno al gruppo bancario. Il mutuo dura 14 anni, ne mancano ancora 4 alla conclusione. Le case in tutto hanno 70.000 mq; contando un prezzo di 800 euro al mq, si arriva a una cifra di 60-70 milioni di euro, somma che dovrebbe essere messa insieme dal fondo immobiliare. Di tale cifra il 40% è stato già stanziato dalla Cassa Depositi e Prestiti, un altro 20% vede impegnata la fondazione Intesa San Paolo. Rimane un 20% da coprire con i partecipanti volontari: comuni, enti, cooperative ecc. ma anche Pizzarotti come azionista di minoranza.