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marco---
Friday, March 20, 2009 8:54 AM
Fonte: corriere.it - di Gian Antonio Stella - 20/03/2009

Il Veneto e il piano inutile: case sufficienti fino al 2022

In cinque anni già dati permessi per 94 milioni di metri cubi

Negli anni Ottanta si costruivano 10 milioni di metri cubi di capannoni, saliti fino a 38 milioni nel 2002


MILANO - Tirar su l'equivalente d'una palazzina di tre piani alta dieci metri, larga 10 e lunga 1.800 chilometri può davvero rilanciare l'Italia «nel pieno rispetto dell'ambiente», come dice Claudio Scajola? In un paese dove solo lo 0,97% degli abusi «non sanabili» è stato demolito? Auguri. Tanto più che una regione simbolo qual è il Veneto, stando a uno studio universitario, ha già oggi tante abitazioni e cantieri aperti da soddisfare la domanda di case, onda immigratoria compresa, fino al 2022. Se poi dovesse calare l'immigrazione, fino al 2034. Quando l'oggi giovanissimo Pato sarà già in marcia verso la cinquantina.

Prendiamo la tabella dei metri quadri a disposizione oggi degli europei. Ogni italiano ha in questo momento 36,3 metri quadri di casa. Cioè quasi il doppio di un ceco o di un ungherese, più o meno quanto un francese o uno spagnolo (che vivono in territori enormemente più vasti), un po' più di un greco o di un belga. Davanti a noi stanno più comodi i tedeschi (41,3 metri quadrati a testa), gli svedesi (43,6) gli olandesi (48,3), gli austriaci (50,4), i danesi (53) e gli inarrivabili abitanti del Lussemburgo, uno staterello urbanizzato che svetta con 62,7 metri pro capite, ma per la particolarità e dimensione non andrebbe manco messo nel mazzo. Si dirà: «Visto? Siamo nella media». Vero. Tutti gli europei che hanno case più grandi, però, hanno due caratteristiche. O godono di spazi molto maggiori dei nostri, come gli austriaci che hanno il doppio di territorio pro capite di noi o gli svedesi che ne hanno quasi il decuplo. Oppure, a differenza di noi che abbiamo il 33% della superficie montagnosa e forestale, vivono in territori molto più pianeggianti, quali i tedeschi, gli olandesi o i danesi, il cui cucuzzolo più alto, il Moellehoi, svetta a 170 metri e 86 centimetri sul livello del mare.

Per capire quanto pesino queste differenze basta rileggere gli atti di un seminario di qualche anno fa promosso tra gli altri dalla allora presidente provinciale leghista Manuela Dal Lago sul consumo del suolo in una delle province forti dell'Italia, Vicenza. Seminario dal quale emerse che l'uomo, in tutta la sua storia, aveva occupato dall'età della pietra ai primi anni Cinquanta 8.674 ettari. Per poi occuparne, nell'ultimo mezzo secolo, molto più del doppio: 19.463. Una colata di cemento che ha stravolto la campagna descritta da Goffredo Parise e Luigi Meneghello fino al punto che il calcolo della «impronta ecologica» (un indice che attraverso sistemi complessi misura il livello dei nostri consumi) ogni vicentino si ritrova oggi a disporre di poco più di tremila metri quadri di territorio, ma ne consuma per 39.000.

Una scelta obbligata per uscire da secoli di fame, miseria, emigrazione? In parte, se è vero che nella seconda metà del Novecento l'aumento della popolazione non ha superato il 32% e la superficie urbanizzata è aumentata dieci volte di più: 324%. Un'accelerazione spettacolare, ma accompagnata da contraccolpi sul paesaggio, sull'inquinamento, sulla viabilità. E addirittura accentuata nell'ultimo decennio del Novecento con un aumento della popolazione del 3% (52 mila abitanti in più dei quali 37 mila immigrati) e un'impennata dell'edilizia abitativa del 13%. Per non dire della parallela impennata industriale che, seminando dubbi perfino fra i più eccitati esaltatori del mitico Nordest, portò a un dato paradossale: ogni neonato vicentino arrivato nel decennio si ritrovava in dote un blocco di 3.718 metri cubi di calcestruzzo. Il tutto distribuito non uniformemente, ma quasi sempre in pianura. Esattamente come nel resto del Veneto dove, tolti quelli di montagna e larga parte di quelli collinari, i 444 comuni adagiati nell'ormai ex campagna hanno quattro o cinque aree industriali ciascuno se non, in certi casi, otto o nove.

Il prezzo? Elevatissimo, rispondono gli esperti: ogni miliardo di euro di crescita reale in più sarebbe costato un consumo di mille ettari di campagna. Il che significherebbe, appunto, che se avesse ragione il ministro Scajola a sostenere che il «piano casa» può mettere in moto 60 miliardi di euro, questo porterebbe a occupare come minimo 60 mila ettari di territorio con l'equivalente in cemento d'un mostro come quello calcolato all'inizio. Ne vale la pena? Mah... Una ricerca di Tiziano Tempesta, ordinario del Dipartimento Territorio dell'Università di Padova, lascia qualche perplessità. Almeno nel Veneto. E non solo sul piano dell'ambiente, del paesaggio, delle margherite e delle violette.

Spiega il professore che non solo una nuova colata di cemento rischia di dare il colpo di grazia a una pianura dove negli anni Ottanta si costruivano mediamente 10 milioni di metri cubi di capannoni l'anno saliti via via fino a una mostruosa quota di 38 milioni nel 2002, tirati su spesso solo per approfittare della Tremonti Bis e oggi malinconicamente vuoti. Ma che la case a disposizione sono già più che abbondanti. Se è vero che lo standard di riferimento per ogni programmazione di questi anni è stato di 120 metri cubi per abitante (cioè 40 metri quadri: quattro più dell'attuale media nazionale), «tra 2001 e 2006 sono state rilasciate concessioni edilizie per nuove abitazioni o ampliamenti per un volume pari a 94,6 milioni di metri cubi» contro un aumento della popolazione intorno all'1% l'anno. Risultato: sono già state costruite in questi anni «abitazioni sufficienti a dare alloggio a circa 788.000 persone». Il triplo delle 243.000 in più (in buona parte straniere) registrate.

Morale: se anche proseguissero (difficile, di questi tempi) gli «elevatissimi tassi d'immigrazione degli ultimi anni, le concessioni edilizie» già rilasciate saranno «sufficienti a soddisfare la domanda di case per i prossimi 13 anni». Con un tasso immigratorio ridotto a quello (che già era alto) degli anni Novanta, basterebbero per altri 25. Fino, appunto, al lontano 2034. Non basta. Nello studio di Tempesta si sottolinea una contraddizione che farà drizzare le orecchie a diversi: negli ultimi anni di risacca segnati da un calo del manifatturiero del 5,6%, «uno dei motori dell'immigrazione è stato il boom edilizio: il 65% dei nuovi posti di lavoro creati nel Veneto dal 2001 al 2006 ha riguardato il settore delle costruzioni».


Non basta ancora: «Analizzando i dati Istat sul rilascio di concessioni edilizie e sul valore aggiunto del settore costruzioni, si può stimare che nel Veneto, per aumentare dell'1% il prodotto interno lordo, sia necessario realizzare ogni anno non meno di 6,5 milioni di metri cubi di abitazioni, pari a una capacità insediativa aggiuntiva di circa 55.000 abitanti». Irreale, secondo i demografi. Tanto più se qualcuno puntasse a 55 mila neonati di «pura razza Piave». E allora? Allora «non sembra plausibile che, in una situazione di crisi del credito e di eccesso di offerta di abitazioni» la faccenda possa tradursi davvero in un affare. Se poi ci mettiamo anche le ferite che rischiano di essere inferte al patrimonio artistico e monumentale che è il tesoro dell'Italia...

Vedi anche: Tanto cemento per nulla: le case ci sono (Fonte: PadovaNews - 06/04/2007)
nazionalsindacalista
Friday, March 20, 2009 4:12 PM
Mi hai battuto sul tempo, lo volevo postare anch'io. L'articolo stesso dà per scontato che l'immigrazione sia già in calo da tempo, e un paradosso è che molti immigrati venivano per lavorare (più o meno in nero o quasi) nell'edilizia... edilizia ormai inutile. Mi sa che è più 2034 che 2022...

stelafe
Friday, March 20, 2009 6:01 PM
Nuove case per chi?
Prof. Tiziano Tempesta- Dipartimento Territorio e Sistemi Agroforestali – Università di Padova
Padova, 11 marzo 2009.


La Giunta Regionale del Veneto il 10 marzo ha approvato un provvedimento volto al rilancio dell’attività edilizia e, per questa via, anche dell’economia dell’intera regione. In sintesi la proposta di legge prevede la possibilità di ampliare tutti gli edifici per una cubatura del 20%,mentre, per quelli realizzati prima del 1989, vi è la possibilità di abbatterli e ricostruirli con aumento di cubatura del 30% (35% se la ricostruzione avverrà con tecniche di bioedilizia).
Per valutare l’efficacia e gli effetti dell’iniziativa è necessario analizzare la situazione del mercato immobiliare nel Veneto dell’attività edilizia nel recente passato.Nel 2001, stando ai dati del censimento della popolazione, il numero di abitazioni occupate nel Veneto era sostanzialmente eguale a quello delle famiglie. Se trascuriamo i comuni turistici, sempre a quella data vi era circa il 10% delle abitazioni non occupate. Pur non trascurando la presenza di alcune situazioni di disagio a livello locale, questi dati evidenziano che nel Veneto la domanda residenziale nel 2001 era pienamente soddisfatta. In questa situazione, al fine di evitare tensioni sul mercato delle abitazioni, le nuove costruzioni
avrebbero dovuto essere circa pari alla crescita della popolazione. In realtà, come noto, si è avuto un vero e proprio boom edilizio, solo in parte motivato dalla forte immigrazione di lavoratori dall’estero. Tra 2001 e 2006 sono state rilasciate concessioni edilizie per nuove abitazioni o ampliamenti per un volume pari a 94,6 milioni di metri cubi. Nello stesso periodo la popolazione è aumentata di 243.000 abitanti (+5,37%) con una crescita media annua di
oltre 40.000 persone.
Il tasso di crescita è stato più che doppio rispetto a quello del periodo 1995-2000 quando si era attestato sul +2,44%. Considerando che ogni abitante abbia una
richiesta di 120 metri cubi, dal 2001 al 2006 sono state realizzate abitazioni sufficienti a dare alloggio a circa 788.000 persone. Questo significa che nel 2006 nel Veneto vi era una dotazione di abitazioni che eccedeva notevolmente il fabbisogno dei cittadini
. Si può stimare che agli elevatissimi tassi d’immigrazione degli ultimi anni, le concessioni edilizie rilasciate per la realizzazione di nuove case siano sufficienti a soddisfare la domanda di case per i prossimi 13 anni. Ai pur elevati tassi di immigrazione del periodo 1995 – 2000, le abitazioni sarebbero sufficienti per circa 25 anni. Ma è ipotizzabile che in futuro l’immigrazione possa proseguire ai ritmi del periodo 2001 -2006? Con ogni probabilità no, poiché buona parte dei nuovi posti di lavoro creati nel Veneto in questo periodo ha riguardato proprio l’edilizia. In altri termini, uno dei motori dell’immigrazione è stato il boom edilizio: il 65% dei nuovi posti di lavoro creati nel Veneto dal 2001 al 2006 ha riguardato il settore delle costruzioni. L’incidenza sul Valore Aggiunto della Regione delle costruzioni è passata dal 5,2% del 2001 al 7,15 del 2006. In un periodo in cui la produzione dell’industria manifatturiera è diminuita del 5,6%, di fatto è stata l’attività edilizia a garantire la crescita economica alla regione. A fronte di una crescita del prodotto interno lordo regionale dell’8,6% in sei anni, quasi 2,7 punti sono da ascrivere alle costruzioni.Questa distorsione nell’economia regionale ha portato ad esiti per certi versi paradossali e indesiderabili. Ad esempio, mentre nell’industria diminuiva l’occupazione ed il fatturato,sono state rilasciate concessioni edilizie per la realizzazione di 110 milioni di metri cubi di capannoni. Chi li utilizzerà mai, considerando anche le incertezze generate dall’attuale crisi economica che sta colpendo in prevalenza il settore manifatturiero? In secondo luogo, quale sarà l’effetto sui valori immobiliari di questo enorme eccesso di offerta abitativa? Di quanto si ridurrà la ricchezza (il patrimonio) dei cittadini veneti? Una regola dell’economia afferma che, per beni che hanno una funzione di domanda rigida (tendenzialmente quelli di prima necessità quali la casa) se la crescita dell’offerta sopravanza di molto quella della domanda, il valore totale della produzione tenderà diminuire. Alla luce di questi dati è ora possibile cercare di comprendere se, ed in che misura, il provvedimento della Giunta Regionale del Veneto potrà avere gli esiti attesi. In primo luogo,in base a quanto osservato, sembra del tutto evidente che la realizzazione di nuove cubature residenziali andrà ad aggravare la situazione di un settore già notevolmente in difficoltà. Si potrebbe forse obiettare che gli ampliamenti non dovrebbero interferire con il mercato immobiliare, poiché si tratterebbe in prevalenza di interventi di miglioramento dell’esistente.
Tale ipotesi non pare però plausibile, poiché uno dei fattori che alimentano la domanda immobiliare è costituito dalla tendenza delle famiglie ad acquistare nuove abitazioni mano a mano che cambiano le esigenze del nucleo familiare. Quindi, se il provvedimento riuscisse effettivamente a rilanciare l’attività edilizia aumentando la capacità insediativa del patrimonio edilizio del Veneto, l’effetto sui valori immobiliari potrebbe essere molto pesante, anche
perché andrebbe a sommarsi al fisiologico declino dei valori in atto, causato dall’andamento ciclico dei mercati immobiliari.
Questo potrebbe anche aumentare i rischi per il sistema creditizio, poiché le banche, in caso di difficoltà di coloro che hanno acceso dei mutui per comperarsi la casa, potrebbero rientrare solo di una frazione del capitale prestato. Si potrebbe obiettare che la riduzione dei prezzi potrebbe favorire una ripresa del mercato. Si è però vistoche il mercato delle abitazioni nel Veneto era sostanzialmente in equilibrio nel 2001, e la domanda è stata alimentata in prevalenza dall’immigrazione. L’enorme stock abitativo accumulato va molto oltre le attuali esigenze dei residenti nella regione.
Un altro dato su cui si dovrebbe meditare è che certe tipologie edilizie, e in particolare le abitazioni singole, potrebbero usufruire più facilmente dell’opportunità di ampliare i volumi
esistenti. Si tratta di edifici che sono prevalentemente sparsi nel territorio. Ne deriva che questo provvedimento finirebbe per aumentare l’elevatissima dispersione insediativa della popolazione che causa costi sociali e ambientali ingentissimi, rendendo inoltre del tutto inefficaci alcuni strumenti di pianificazione territoriale. L’intervento della Giunta Regionale potrebbe, infatti, comportare una tendenziale de-pianificazione del territorio, poiché gli ampliamenti delle abitazioni sparse non sono in genere considerati dimensionamento degli strumenti urbanistici, né si vede come potrebbero esserlo.Da ultimo, è opportuno cercare di capire se effettivamente un rilancio dell’attività edilizia possa fare da volano alla crescita economica della regione. Un dato utile al riguardo è costituito dalla quantità di metri cubi di abitazioni che sarebbero necessari per determinare un aumento dell’1% del prodotto interno lordo della regione. Analizzando i dati ISTAT sul rilascio di concessioni edilizie e sul valore aggiunto del settore costruzioni, si può stimare che nel Veneto, per aumentare dell’1% il prodotto interno lordo, sia necessario realizzare ogni anno non meno di 6,5 milioni di metri cubi di abitazioni, pari a una capacità insediativa aggiuntiva di circa 55.000 abitanti. Secondo questi dati, non sembra plausibile che, in una situazione di crisi del credito e di eccesso di offerta di abitazioni, il provvedimento della regione sia in grado di far aumentare ogni anno la produzione di case di un’entità tale da sopperire alla perdita di produzione causata dalla crisi dell’industria.Concludendo, perciò, pare si possa affermare che se la proposta della Giunta Regionale fosse efficace, e fosse quindi in grado di stimolare una massiccia ripresa dell’edilizia residenziale,ne potrebbero derivare problemi rilevanti per il mercato immobiliare, per l’ambiente e, in una certa misura, per la stabilità finanziaria degli istituti di credito.Qualora non lo fosse, e la realizzazione di nuove cubature fosse molto contenuta, avrebbe avuto l’effetto di minare la fiducia sulla stabilità della politica urbanistica regionale, favorendo implicitamente rendite speculative che, a lungo andare, potrebbero finire per condizionare la crescita del nostro territorio.In ogni caso, in un periodo di grande incertezza, quale quello attuale, sarebbe auspicabile da
parte degli organi di governo, una maggiore cautela e una minore estemporaneità nella formulazione di politiche volte a fronteggiare la grave crisi economica in corso


www.tesaf.unipd.it/people/Tempesta/Articoli%20per%20sito%20TT/Nuove_case_per...
(sylvestro)
Saturday, February 20, 2010 10:25 AM
Vendo casa e aspetto: il mercato annaspa

Il Gazzettino di Treviso
20/02/2010

"... tempi di vendita che arrivano anche a un anno e mezzo ...

... sconti sul prezzo originale che raggiungono il 15 per cento ..."

marco---
Saturday, February 20, 2010 10:35 AM
Re:
(sylvestro), 2/20/2010 10:25 AM:

Vendo casa e aspetto: il mercato annaspa

Il Gazzettino di Treviso
20/02/2010

"... tempi di vendita che arrivano anche a un anno e mezzo ...

... sconti sul prezzo originale che raggiungono il 15 per cento ..."

Tempi di vendita di un anno e mezzo, vi rendete conto di com'è la situazione?!
Complimenti, ottimo documento!

p.s. a Treviso è dal 2006 che la situazione sta precipitando.

Alloggi, i prezzi precipitano: 8% in meno (Da: la tribuna di Treviso - Fabio Poloni - 12 settembre 2006)

Marco
(sylvestro)
Sunday, June 20, 2010 10:40 AM
Crollano le vendite di case: -15%

clicca per ingrandire





marco---
Sunday, June 20, 2010 11:25 AM
Re:
(sylvestro), 6/20/2010 10:40 AM:

Crollano le vendite di case: -15%

clicca per ingrandire...

Gli organi d'informazione stanno nascondendo davvero molto al "parco buoi", la storia di Treviso, in calo dal 2006, mi sembra molto significativa, davvero un ottimo articolo!
Quando hai un attimo ti chiedo se potresti copiarlo o spostarlo (vedi tu) qui.

Marco
(sylvestro)
Sunday, June 20, 2010 11:27 AM
Re: Re:
marco---, 20/06/2010 11.25:

Gli organi d'informazione stanno nascondendo davvero molto al "parco buoi", la storia di Treviso, in calo dal 2006, mi sembra molto significativa, davvero un ottimo articolo!
Quando hai un attimo ti chiedo se potresti copiarlo o spostarlo (vedi tu) qui.

Marco




Fatto
marco---
Sunday, June 20, 2010 11:32 AM
Re: Re: Re:
(sylvestro), 6/20/2010 11:27 AM:




Fatto

Ottimo, questi piccoli capitoli di "storia immobiliare" distinti per città penso che siano preziosi, alcuni articoli, come ci siamo detti più volte tendono a scomparire dalla rete.

Grazie!

Marco
(sylvestro)
Friday, October 22, 2010 10:17 AM
MERCATO IMMOBILIARE ROVIGO
Le compravendite nel Polesine riprendono.
Nel capoluogo i prezzi sono ancora bloccati dalla crisi

E' il momento giusto per comprare casa

Il mercato del mattone è in leggera ripresa secondo lo studio immobiliare effettuato dal centrostudi Tecnocasa. A Rovigo prevalentemente si comprano abitazioni trifamiliari, per famiglie con uno o due figli, spendendo al massimo 120 mila euro

ROVIGO

La crisi continua ma si riduce e il mercato immobiliare rodigino sembra aver imboccato la curva crescente. Il primo semestre del 2010 segna a Rovigo un abbassamento del’1,3% del prezzo degli immobili. Questo è il sesto semestre consecutivo con il meno davanti, però è anche quello che registra la diminuzione più contenuta. Il primo semestre 2009 aveva segnato un -9.5%, il secondo semestre del 2009 un -6,9.

A livello generale la domanda immobiliare è in ripresa, anche il numero di compravendite è in leggero aumento. Gli acquirenti si avviano alla ricerca di abitazione più informati e decisi all’acquisto, d’altra parte anche i venditori sono sempre più consapevoli dei cambiamenti avvenuti nel mercato e rivedono più facilmente il prezzo iniziale. Questi i dati principali forniti dal centrostudi Tecnocasa sul primo semestre 2010. Uno dei dati che più balza agli occhi se si confronta il mercato di Rovigo con quello dei capoluoghi di provincia è la notevole differenza di spesa. A Rovigo il 61% delle trattative è relativo a immobili che costano fino a 120mila euro, ovvero appartamenti, il 27% del mercato è relativo ad una disponibilità di spesa che va da 120 mila a 160 mila euro, le villette a schiera, il 9% tratta la cifra tra i 170 mila e i 250 mila euro. Oltre i 250 mila euro si movimenta solo il 2% di coloro che cercano casa. I prezzi rodigini confrontati col resto della penisola sono pressoché “ridicoli”. Nel diagramma dei capoluoghi di provincia e delle grandi di città la tacca del prepotente 61% rodigino, immobili fino a 120mila euro, nemmeno compare. Nelle grandi città nel 42% delle trattative si arriva a spendere oltre 250mila euro. Nei capoluoghi di provincia nel 31,5% delle trattative si spende da 120mila a 160mila.

Il mercato rodigino ha delle divergenze nella domanda e nell’offerta. Quasi il 50% delle ricerche è rivolto a trilocali, segue il 30% a bilocali, ridotta al 16% la ricerca di 4 locali e quasi al 5% la ricerca di monolocale. Il mercato invece offre trilocali per il 38%, 4 locali per il 30% e il 16% di bilocali.

I PREZZI A ROVIGO

Entrando più nel dettaglio del capoluogo a risentire maggiormente della “crisi” economica sono stati i prezzi degli immobili medio nuovi (-2,2%) assestandosi su 1400 euro al metro quadro. Anche l’economico usato è ancora in diminuzione dell’1,7% costando 850 euro al metro quadro. Invariato il mercato dell’abitazione signorile usata ferma a 1750 euro al metro quadro. E’ il centro storico a misurare il maggiore ribasso del prezzo (-2%) anche se chi è alla ricerca della prima casa spesso preferisce aree periferiche come ad esempio le frazioni Sarzano e Mardimago, oppure i comuni di Ceregnano e Villadose, dove si possono acquistare soluzioni indipendenti con una spesa compresa tra 100 e 120 mila euro.

Lieve calo delle quotazioni nel quartiere di San Bortolo dove i proprietari sempre più spesso abbassano i prezzi per velocizzare le trattative e riuscire così a vendere. Il mercato immobiliare è movimentato da coppie, famiglie ed investitori. Questi ultimi cercano in genere bilocali da mettere a reddito dal valore compreso tra 60 ed 80 mila euro. Il quartiere di San Bortolo, adiacente al Centro storico della città, è ricercato prevalentemente da professionisti e da chi apprezza la presenza dei servizi. L’area è caratterizzata da case singole con un’ampiezza non inferiore a 150 mq; le valutazioni per un buon usato sono comprese tra 1400 e 1600 euro al mq. Si possono acquistare inoltre appartamenti ristrutturati in palazzine degli anni ’80 ad un prezzo di 1100 euro al mq. A San Bortolo si trovano anche villette a schiera, in particolare nell’area di via Anna Frank ad un prezzo di 160 mila euro. Nell’area di Commenda est ci sono appartamenti realizzati tra gli anni ’70 ed ’80 e case singole signorili degli anni ’70. Per l’acquisto di un appartamento in buone condizioni si spendono mediamente 1200 euro al mq, mentre le valutazioni delle ville singole partono da 350 mila euro. Nell’area di Commenda Ovest nella prima parte dell’anno non si sono registrate variazioni dei prezzi. Si tratta di una zona popolare della città, sorta dopo l’alluvione del 1951 e caratterizzata da grandi condomini senza ascensore. Attualmente il quartiere risente della stretta creditizia attuata dalle banche, essendo richiesto prevalentemente da persone dal reddito medio basso. Il prezzo medio della zona è di 800 euro al mq.

Semicentrale il quartiere di San Pio X, dove ci sono condomini popolari realizzati tra gli anni ’70 ed ’80, anche in edilizia cooperativa. Per l’acquisto di una soluzione usata si spendono circa 950 euro al mq. Sempre a San Pio X esiste una zona con lottizzazioni degli anni ’90 e 2000, caratterizzata da condomini, villette bifamiliari e singole. Un altro quartiere dove negli ultimi anni si è costruito molto è quello di Tassina. Tassina Nuova offre soluzioni recenti, mentre a Tassina Vecchia si possono acquistare appartamenti realizzati tra gli anni ’60 ed ’80.

NUOVE COSTRUZIONI

A san Bortolo nella parte finale di via Venezia sono in fase di ultimazione villette a schiera ed appartamenti dagli standard tecnologici elevati. Una villetta a schiera nuova si vende a 350 mila euro.

In Commenda est c’è da segnalare che in questa zona sono in fase di completamento villette bifamiliari e appartamenti la cui valutazione è di 1500 € al mq.

A San Pio X sono in corso i lavori per la realizzazione di nuovi condomini, villette bifamiliari e a schiera, le cui valutazioni sono di 1500-1600 euro al mq. In Tassina zona Lidl il nuovo costa 1600 € al mq; villette a schiera di nuova costruzione si trovano in zona Parco dei Tigli con valutazioni comprese tra 220 e 350 mila euro.

ALLE PORTE DELLA CITTA’

Eterogenea l’offerta immobiliare della frazione Borsea, dove per l’acquisto di un appartamento usato in buone condizioni si spendono 1250-1300 euro al mq. Vicino a Borsea si sviluppa il comune di Pontecchio, dove si registra una buona richiesta da parte di famiglie provenienti dalla frazione di Rovigo, attratte da prezzi competitivi. Pontecchio è in fase di sviluppo, si costruiscono prevalentemente soluzioni semindipendenti; acquistare una villetta a schiera prevede un esborso compreso tra 160 e 200 mila euro.

GLI AFFITTI

A San Bortolo il canone di affitto per un bilocale arredato è di 380 euro al mese.

A San Pio X la domanda di immobili in locazione proviene da single, lavoratori trasferitesi e studenti universitari, grazie al nuovo polo didattico di viale Porta Adige. Un bilocale si affitta a 350-400 euro al mese mentre un trilocale si affitta con 400-450 euro al mese.

IL MERCATO DEI MUTUI

Il mercato dei prestiti per l’acquisto delle abitazioni destinato a famiglie consumatrici in Veneto fa segnare nel primo trimestre del 2010 +36%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il dato, influenzato dai mutui di sostituzione, evidenzia un miglioramento. Rovigo si attesta su un +29%.
marco---
Thursday, January 20, 2011 9:10 AM
Se si ferma l'immobile (Fonte: Il Giornale - inserto tempi)

fabio_c
Monday, January 31, 2011 2:46 PM
Invenduto veronese

Viaggio nel quartiere delle case invendute
(di Luciano Purgato, da "L'Arena" del 22/01/2011)

Viaggio nel quartiere delle case invendute
EDILIZIA «FANTASMA». Nel territorio della settima circoscrizione si continua a costruire nonostante la risposta del mercato immobiliare sia debole. O assente. A San Michele sono oltre 300 le abitazioni nuove ma senza inquilini, e un migliaio quelle che saranno realizzate nel giro di pochi anni. Di pregio e popolari. Ma per chi?


«Palazzine nuove ma disabitate in via Cernisone.»


«Troppa offerta rispetto alla domanda»
(di M.B., ibidem)

I COSTRUTTORI. Il presidente del Collegio, Andrea Marani: «La politica deve pianificare meglio le necessità delle zone»
La proposta: «Ater e Agec intervengano per assorbire l'invenduto» Verona sud: «Prudenza»
Zed1982
Thursday, February 03, 2011 9:38 AM
Accantonando per un attimo l'analisi meramente astratta, io mi chiedo se lo spreco di territorio per queste porcate inutili arriverà ad una battuta di arresto.
Perchè se continua così io avrò vergogna a guardare in faccia i miei nipoti: in soli vent'anni abbiamo smangiato il 17% dei suoli agricoli (partendo dalla disponibilità agli anni '90, non da prima del boom edilizio degli anni '60) e se l'andazzo continua così nel 2034 ne avremo persi altri 17-20%.
La cosa ridicola è che la popolazione italiana cala nonostante l'immigrazione e saremo, dati ISTAT, 25 milioni nel 2050!
Prego Dio che per allora questo scempio si sia arrestato ben prima e che perlomeno con le case sparse a migliaia a cazzo sul territorio senza uno straccio di analisi dei comuni il loro valore sia pari ad un pugno di noccioline: perlomeno risparmieremo ai nostri discendenti un mutuo cinquantennale.

Detto questo, secondo voi, esiste la possibilità che nel medio termine si affermi un business della decostruzione e della bonifica?
Cioè che l'ambiente diventi via via più prezioso e divenga quindi redditizio rimettere le cose a posto?
Credo che ormai l'unica speranza per non divorare il nostro territorio vergine sia che questo acquisti valore ed entri a far parte di questo "business as usual"
laplace77
Thursday, February 03, 2011 9:50 AM
Re:
Zed1982, 03/02/2011 9.38:

Accantonando per un attimo l'analisi meramente astratta, io mi chiedo se lo spreco di territorio per queste porcate inutili arriverà ad una battuta di arresto.
Perchè se continua così io avrò vergogna a guardare in faccia i miei nipoti: in soli vent'anni abbiamo smangiato il 17% dei suoli agricoli (partendo dalla disponibilità agli anni '90, non da prima del boom edilizio degli anni '60) e se l'andazzo continua così nel 2034 ne avremo persi altri 17-20%.
La cosa ridicola è che la popolazione italiana cala nonostante l'immigrazione e saremo, dati ISTAT, 25 milioni nel 2050!
Prego Dio che per allora questo scempio si sia arrestato ben prima e che perlomeno con le case sparse a migliaia a cazzo sul territorio senza uno straccio di analisi dei comuni il loro valore sia pari ad un pugno di noccioline: perlomeno risparmieremo ai nostri discendenti un mutuo cinquantennale.

Detto questo, secondo voi, esiste la possibilità che nel medio termine si affermi un business della decostruzione e della bonifica?
Cioè che l'ambiente diventi via via più prezioso e divenga quindi redditizio rimettere le cose a posto?
Credo che ormai l'unica speranza per non divorare il nostro territorio vergine sia che questo acquisti valore ed entri a far parte di questo "business as usual"




te lo chiedi perche' non hai visto una certa puntata di report

la porcata del consumo di territorio si ferma solo quando salta il giochetto che c'e' dietro, altra bella porcata: "debiti su debiti: costruire il nuovo con nuovi buffi per coprire i buffi del costruitoe invenduto"...

...quella puntata parlava soprattutto del veneto (vedere dal minuto 10:30 per il "giochetto", ma mi pare lo ripeta anche dopo), ma a Roma NON e' diverso


Zed1982
Thursday, February 03, 2011 2:52 PM
Re: Re:
laplace77, 03/02/2011 9.50:




te lo chiedi perche' non hai visto una certa puntata di report

la porcata del consumo di territorio si ferma solo quando salta il giochetto che c'e' dietro, altra bella porcata: "debiti su debiti: costruire il nuovo con nuovi buffi per coprire i buffi del costruitoe invenduto"...

...quella puntata parlava soprattutto del veneto (vedere dal minuto 10:30 per il "giochetto", ma mi pare lo ripeta anche dopo), ma a Roma NON e' diverso





Grazie Laplace.. anche se forse era meglio che non chiedessi.. a leggere ste cose mi monta una rabbia che non ti dico, mi verrebbe voglia di versaglielo in gola il cemento a ste carogne!

Secondo te quanto potrà durare ancora sto giochetto?
Qui c'è il rischio che non smettano mai (impedendo il crollo dei prezzi tra l'altro).

laplace77
Thursday, February 03, 2011 3:46 PM
Re: Re: Re:
Zed1982, 03/02/2011 14.52:



Grazie Laplace.. anche se forse era meglio che non chiedessi.. a leggere ste cose mi monta una rabbia che non ti dico, mi verrebbe voglia di versaglielo in gola il cemento a ste carogne!

Secondo te quanto potrà durare ancora sto giochetto?
Qui c'è il rischio che non smettano mai (impedendo il crollo dei prezzi tra l'altro).





piu' che altro c'e' il rischio che venga giu' tutto, se non riescono a smollare in qualche modo quelli che ormai sono cerini ben accesi e parecchio consumati...

...dice: ma perche' finora hanno dato soldi a gogo', non lo sapevano che prima o poi...


beh, ci sono diversi fattori:

- innanzitutto si spera sempre nella "crescita" ("crescete e moltiplicatevi" e' una bestemmia contro madre terra)




- poi c'e' il "conflitto di interessi" di manager e bancari vari: i loro "bonus" dipendevano dall'erogato, chissene se un domani...



fabio_c
Thursday, February 03, 2011 8:59 PM
Re: Re: Re:
Zed1982, 03/02/2011 14.52:



Grazie Laplace.. anche se forse era meglio che non chiedessi.. a leggere ste cose mi monta una rabbia che non ti dico, mi verrebbe voglia di versaglielo in gola il cemento a ste carogne!

Secondo te quanto potrà durare ancora sto giochetto?
Qui c'è il rischio che non smettano mai (impedendo il crollo dei prezzi tra l'altro).



Per chi in futuro vorra riflettere sulle vicende di oggi, lasciamo qui testimonianza anche di quelli che non erano daccordo:

"Meglio la terra dei soldi" Dai contadini stop al cemento (di Francesco Erbani, da "la Repubblica", 10 gennaio 2011)
Il cambio di destinazione valorizzerebbe i terreni, ma a loro non interessa. "Questa è la nostra vita da sempre, far morire i campi non è vera ricchezza"

«TREVISO - Prima uno, poi un altro, poi un altro ancora. Da Morgano a Valdobbiadene, da Godega di Sant'Urbano a Conegliano e quindi nel capoluogo, a Treviso. Altri, si dice, verranno. Sono contadini, proprietari di terreni che i Comuni vogliono rendere edificabili per farci villette e capannoni industriali. Ma loro si oppongono e insistono perché restino agricoli. Ci perdono tanto: il cambio di destinazione può valere dalle cinque alle dieci volte il prezzo di partenza. Non è come una decina d'anni fa, quando questo lembo di Veneto fu seminato di cemento e un'edificabilità faceva crescere anche di cento volte il prezzo agricolo. Ma è pur sempre la rinuncia a un bel gruzzolo.

Eppure non demordono. La famiglia Favaro di Morgano e la famiglia Caldato di Treviso coltivano la terra che coltivavano i nonni e chiedono di continuare o anche solo di tosare il quadrato verde che sta davanti a casa, di curare gli scolmatoi, di pulire le rogge e di non vederlo diventare lo svincolo di un distretto industriale. Nel frattempo il Comune gli impone di pagare l'Ici come se avessero già costruito. Ma dalla loro parte sono schierati il Fai e Italia Nostra e li assiste Francesco Vallerani, geografo dell'Università di Venezia.

I Favaro e i Caldato sono mosche bianche in questa provincia. Stando ai calcoli di Tiziano Tempesta dell'Università di Padova, nei piani regolatori dei 95 comuni del trevigiano sono conteggiate 1077 aree produttive, dieci per comune, la gran parte inferiori a 5 ettari e disseminate
a caso nel territorio. Molti, però, sono i capannoni sfitti (il 20 per cento in tutto il Veneto) e molte le aree già lottizzate sulle quali non si costruisce. Una, grande 15 mila metri quadri, è quasi al confine della proprietà dei Favaro. E lungo la provinciale che porta dai Caldato c'è un filare di stabilimenti vuoti. Ma nonostante questo, le concessioni di edificabilità fioccano quasi per inerzia. Chiunque può se le accaparra. Non tutti, perché il trevigiano è il territorio con il più alto numero di comitati in difesa del paesaggio, benedetti da Andrea Zanzotto che vigila dalla sua casa di Pieve di Soligo.

I Favaro hanno 4 ettari di terreno a Morgano. Coltivano mais. Ma la loro specialità è un vivaio di piante autoctone - aceri, querce, olmi, platani - allevate in un piccolo bosco che ripropone un brandello di paesaggio veneto. Chi le compra le lascia crescere lì e poi le porta via con l'intera zolla dopo tre o quattro anni. L'amministrazione comunale ha deciso che Morgano deve ingrandirsi con un'area industriale di 90 mila metri quadri in una zona paludosa, circondata da corsi d'acqua e che, sovrastata di cemento, rischia di finire sotto, come durante l'alluvione di due mesi fa. Siamo nel Parco del fiume Sile, in un sito protetto dalla Comunità europea. In questi 90 mila metri quadri ci sono i 40 mila dei Favaro. "A noi bastano i soldi che guadagniamo facendo gli agricoltori. Qui il cemento si mangia la terra, ma non porta più ricchezza", dice uno dei fratelli Favaro, "se avessimo l'edificabilità e vendessimo non ci darebbero soldi, ma un appartamentino in una villetta a schiera". Ora la decisione rimbalza fra Comune e Regione. Ma se l'edificabilità fosse imposta, i Favaro andranno in tribunale.

Più piccolo - 18 mila metri quadri - il terreno dei Caldato, alle porte di Treviso. Ma molto antica la storia che Pietro, con il fratello Roberto e la sorella Enrichetta, ha ricostruito fin dal Seicento e che attesta la loro proprietà dai primi dell'Ottocento. Ci sono una vigna, un orto e tanto prato. Ma il Comune di Treviso vorrebbe farne area industriale, squarciando il terreno con una strada che sfocia in una rotonda. E ai Caldato chiede di pagare l'Ici dal 2003, quando fu approvata la variante al piano regolatore: quasi 60 mila euro. "Della ricchezza che altri inseguono non sappiamo che farcene", dice Pietro. Ora con il Comune è in corso una trattativa. È intervenuto il sindaco. "Rischiamo di perdere la nostra terra e la nostra libertà. Ma ancora preserviamo il nostro modo di pensare e di vivere. I soldi? Non possiamo portarceli dietro quando saremo morti".»
Zed1982
Saturday, February 05, 2011 7:23 PM
Re: Re: Re: Re:
laplace77, 03/02/2011 15.46:




piu' che altro c'e' il rischio che venga giu' tutto, se non riescono a smollare in qualche modo quelli che ormai sono cerini ben accesi e parecchio consumati...

...dice: ma perche' finora hanno dato soldi a gogo', non lo sapevano che prima o poi...


beh, ci sono diversi fattori:

- innanzitutto si spera sempre nella "crescita" ("crescete e moltiplicatevi" e' una bestemmia contro madre terra)


- poi c'e' il "conflitto di interessi" di manager e bancari vari: i loro "bonus" dipendevano dall'erogato, chissene se un domani...




Guarda, facendo un discorso puramente razionale (ovvero accantonando per un attimo il problema della disoccupazione) questa crisi a livello di umanità non può farci che bene e ci farà svegliare dal sogno del crescete e moltiplicatevi.
Io spero porterà ad un cambio di paradigma: la crescita infinita in natura esiste solo in un'occasione e si chiama metastasi .

Poi, per quanto riguarda le porcate dei manager meglio sorvolare..se penso agli incapaci nostrani che si comprano pure le pagine dei giornali per scrivere che sono "er mejo", incassano milioni e buttano in strada lavoratori perchè l'azienda è in rosso..

@FacioC

Onore e gloria ai contadini che si oppongono all'eiaculazione di cemento! I loro figli e nipoti ringrazierrano!
laplace77
Sunday, February 06, 2011 9:18 PM
Re: Re: Re: Re: Re:
Zed1982, 05/02/2011 19.23:



Guarda, facendo un discorso puramente razionale (ovvero accantonando per un attimo il problema della disoccupazione) questa crisi a livello di umanità non può farci che bene e ci farà svegliare dal sogno del crescete e moltiplicatevi.
Io spero porterà ad un cambio di paradigma: la crescita infinita in natura esiste solo in un'occasione e si chiama metastasi .

Poi, per quanto riguarda le porcate dei manager meglio sorvolare..se penso agli incapaci nostrani che si comprano pure le pagine dei giornali per scrivere che sono "er mejo", incassano milioni e buttano in strada lavoratori perchè l'azienda è in rosso..

@FacioC

Onore e gloria ai contadini che si oppongono all'eiaculazione di cemento! I loro figli e nipoti ringrazierrano!




condivido la tua speranza, perche' anche la crescita che dicevi te prima o poi finisce (e malissimo)



(sylvestro)
Wednesday, June 01, 2011 6:35 PM
marco---
Friday, September 09, 2011 9:45 AM
Sempre più gente vuole vendere (Fonte: Il Resto del Carlino Rovigo - di Tommaso Moretto - 08/09/2011)

L'allarme lanciato dagli operatori del settore polesano

C’è sempre più gente che vuole vendere immobili e sempre meno che ne vuole acquistare. Questa è la situazione che descrive allarmata la Federazione italiana agenti immobiliari professionali di Rovigo. Ieri alla Camera di Commercio il presidente provinciale Fiaip, Nicola Bombonati, ha presentato i dati del primo osservatorio immobiliare provinciale fatto su 17 agenzie sparse per il territorio.
dgambera
Friday, September 09, 2011 10:20 AM
Re:
marco---, 9/9/2011 9:45 AM:

Sempre più gente vuole vendere (Fonte: Il Resto del Carlino Rovigo - di Tommaso Moretto - 08/09/2011)

L'allarme lanciato dagli operatori del settore polesano

C’è sempre più gente che vuole vendere immobili e sempre meno che ne vuole acquistare. Questa è la situazione che descrive allarmata la Federazione italiana agenti immobiliari professionali di Rovigo. Ieri alla Camera di Commercio il presidente provinciale Fiaip, Nicola Bombonati, ha presentato i dati del primo osservatorio immobiliare provinciale fatto su 17 agenzie sparse per il territorio.




E' l'ora del mattone

A pagina 1: Più affitti che vendite, che rimanda a pagina 3: In calo le vendite, aumentano gli affitti
marco---
Friday, September 23, 2011 10:42 AM
Ringraziando stelafe per questa segnalazione.

La metropoli fantasma: in Veneto almeno 150.000 le case vuote (Fonte: lavitadelpopolo.glauco.it - di Bruno Desidera - 15/09/2011)

Mercato immobiliare fermo, grandi progetti di recupero bloccati, come a Paese e Silea
Non c’è quasi anima viva, verso il tardo pomeriggio, in quella che diventerà (o meglio, sarebbe dovuta diventare) la più grande urbanizzazione della provincia di Treviso, nell’area dell’ex fabbrica di armi Simmel, a Castagnole di Paese, tra la ferrovia e la Feltrina. Le auto parcheggiate saranno sì e no una decina. Un po’ di più gli appartamenti abitati. Attorno all’asilo, già funzionante, sono una dozzina i condomini edificati, molti dei quali ancora al grezzo e senza serramenti. Si parla di 75.000 metri cubi in tutto. Un po’ poco, visto che quando fu presentato dalla società Emerald spa, all’inizio dello scorso decennio, il piruea ex Simmel prevedeva numeri altisonanti: 600 mila metri cubi e 3-4.000 nuovi abitanti. Invece i lavori procedono molto a rilento, l’Edilbasso, che detiene il 49% della Emerald, ha chiesto nei mesi scorsi il concordato preventivo. E il destino della società appare incerto, così come quello dell’ex Simmel (già si parla di convertire in parco commerciale una parte dell’area). Il Piruea è azzoppato dalla congiuntura sfavorevole: poca liquidità, mercato immobiliare fermo, crisi dell’edilizia.
Ma quello di Castagnole è un caso tutt’altro che isolato. Come si può leggere nell’intervista pubblicata qui sotto, si stima siano almeno 150.000 in Veneto gli alloggi “nuovi” - costruiti durante il boom immobiliare di fine anni Novanta e inizio Duemila - che sono attualmente vuoti. E a questi si aggiungono i molti altri ipotizzati sulla carta e ancora ben lungi dall’essere costruiti, come nel caso dell’ex Simmel. Nella città metropolitana diffusa, insomma, c’è una vera e propria “metropoli fantasma”, costruita o progettata in momenti di euforia e bolla speculativa.
A farne le spese, in questo momento, sono anche e soprattutto i grandi progetti di recupero (i famosi piruea, appunto), che, riutilizzando aziende e aree dismesse, promettevano di cambiare il volto di molti centri del nostro territorio.
Se da Castagnole ci spostiamo a Silea, ad esempio, la differenza è la solidità economica dei costruttori. Ma il colosso Caltagirone, peraltro impegnato in costosi lavori di bonifica in importanti cantieri milanesi, non sembra avere molta voglia di iniziare i lavori all’ex Chiari e Forti: un investimento da 220 milioni, per la costruzione di 250 mila metri cubi tra appartamenti, uffici e negozi. La prima pietra è stata posta nel maggio 2008, poi tutto si è fermato. “E’ vero, lo stallo è totale - conferma l’assessore ai Lavori pubblici Gianluca Vendrame -. Noi speriamo nel frattempo di migliorare l’accordo tra proprietà ed amministrazione per i benefici pubblici. Intanto però, le opere pubbliche da costruire contemporaneamente al piruea sono ferme. C’è da dire comunque che in questo momento di stasi, Silea continua ad avere un certo richiamo”. La conferma arriva dall’altra vasta urbanizzazione costruita da Carron spa nei pressi del casello autostradale, quasi completata pur con qualche fatica.
Un altro esempio illustre è quello di Mogliano Veneto, dove il dibattito sul futuro dell’area ex Macevi (previsti 70.000 metri cubi in pieno centro) ha fatto cadere come birilli diverse giunte comunali. I soci privati si stanno defilando e anche il Comune vuole cedere la sua quota nella società creata gli scorsi anni. Insomma, siamo all’anno zero. Sei torri e 1.700 nuovi abitanti dovrebbero arrivare a Castelfranco Veneto nell’area ex Fram. Un’operazione fortemente voluta dall’ex sindaco Maria Gomierato e parzialmente rivista, per quanto riguarda i benefici pubblici, dall’attuale sindaco Luciano Dussin. Tempi lunghi anche in questo caso. A Breda di Piave, dei quattro piruea previsti, sei anni fa, uno solo è in fase di realizzazione. Gru di nuovo in azione, invece, a Carità di Villorba, dove il piano di recupero ex Mondial, lungo la Pontebbana, prevede la nascita di quattro torri da 30 metri, 150 appartamenti di lusso e 60 uffici.

LA DURA ANALISI DI DELLA PUPPA: “INVENDUTO? NO, INVENDIBILE"

La grande quota di invenduto, nel mercato immobiliare è certamente un fenomeno preoccupante. Ma il vero problema è che le migliaia e migliaia di case rimaste vuote, rischiano di essere invendibili anche quando il mercato della casa si risveglierà.
La spietata analisi è di Federico Della Puppa, uno dei maggiori esperti di mercato immobiliare e politiche abitative in Veneto, già studioso del Cresme e docente allo Iuav di Venezia.
Il mercato della casa continua ad essere in stallo. Prezzi in calo, grosse quote di invenduto. Nessuno spiraglio all’orizzonte?
Qualche timido segnale di ripresa a dire il vero c’è, a livello di compravendite. Chiariamo fin da subito, però che non si potrà tornare ai livelli di qualche anno fa. Quella stagione è finita.
Quante case nuove ed invendute ci sono nel nostro territorio, secondo le sue stime?
Fare una stima di questo tipo è sempre complicato, In linea di massima, in Veneto, ci sono tra le 150.000 e le 200.000 unità abitative invendute, 15-20.000 nel veneziano, circa 30.000 in provincia di Treviso e altrettante in quella di Padova. Si badi bene, parlo di case nuove, lo possiamo definire l’invenduto della speculazione. Poi si devono aggiungere i vecchi alloggi non utilizzati, anche se da questo punto di vista il nostro territorio è parecchio virtuoso.
Praticamente case per un’intera provincia... Come sarà possibile riempirle?
Per la verità, negli ultimi dieci anni in Veneto la popolazione è aumentata del 7%, ancora di più in provincia di Treviso. E, attenzione, il numero di “nuclei famigliari” è aumentato del 14%. Se il trend rimane questo, ed è plausibile che ciò avvenga, dobbiamo aspettarci che, una volta usciti da questo momento di crisi, la domanda torni ad essere alta. Il punto è un altro...
Quale?
Che non tutto l’invenduto è “vendibile”. Negli anni scorsi, in piena bolla speculativa, si è costruito a caso, tanti si sono improvvisati immobiliaristi, spinti dalla speranza di realizzare facili guadagni. Così, sono state costruite case non in sintonia con le richieste del mercato, con criteri edilizi superati, pensiamo all’attenzione per le nuove fonti di energia. Se i nuclei famigliari sono aumentati del 14%, vuol dire che sono composti da meno persone e servono dunque alloggi con meno spazi, ma con avanzati standard qualitativi. Chi compra lo fa per andare a star meglio di dove abita ora.
In quest’ottica rischiano di essere bloccati anche i grandi progetti di recupero di aree dismesse, particolarmente numerosi nella nostra zona?
Molti di questi progetti avevano una loro logica, da punto di vista territoriale, meno coerenza invece con l’andamento del mercato. E soprattutto si sono scontrati con l’assalto improvvisato di chi ha tappezzato la campagna veneta di lottizzazioni. Tutti pensavano di essere premiati, invece abbiamo campagne devastate, lottizzazioni vuote, grandi progetti fermi.
Ma possiamo uscirne?
Molti progetti necessitano di una partnership pubblico-privata per essere ripensati ed essere appetibili a chi oggi ha bisogno di casa: il ceto medio, le giovani coppie, i single, che non sono agiati ma neppure così poveri per accedere all’edilizia convenzionata. Una fascia intermedia che oggi non è servita, e che potrebbe esserlo con progetti diversi, ad esempio con il “social housing”, che si pone a metà strada tra l’edilizia pubblica e la proprietà privata. Oppure incentivando un ritorno all’affitto. Certo, ripeto, nessuno pensi di tornare ai guadagni del passato.
Ci sono degli esempi positivi in merito?
Sì, le cito il caso di Vicenza, dove sono stati rimessi in gioco numerosi appartamenti e la popolazione è aumentata in pochi anni del 7-8%. Se incentivata, la gente, torna verso le città.
(sylvestro)
Saturday, March 31, 2012 11:46 AM
(sylvestro)
Tuesday, April 03, 2012 11:47 AM
dgambera
Tuesday, April 03, 2012 12:30 PM
(sylvestro)
Wednesday, April 04, 2012 7:48 PM
(sylvestro)
Monday, April 30, 2012 11:59 AM
click per ingrandire

(sylvestro)
Monday, April 30, 2012 12:00 PM
click per ingrandire

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