Madil
Wednesday, October 22, 2003 6:37 PM
“Il nome “Il Cavaliere azzurro”, lo inventammo a un tavolino sotto il pergolato a Sindelsorf, a tutti i due piaceva l’azzurro, a Marc i cavalli, a me i cavalieri. Così il nome venne da sè. E il favoloso caffè di Frau Maria Marc lo gustammo ancor di più”.
Con queste poche parole ironiche e scherzose, Wassilj Kandinsky eludeva la reale spiegazione del nome “Cavaliere azzurro”, fondamentale tappa dell’arte moderna. A ripercorrere questa esperienza c’è ora una mostra, che si tiene fino al 20 gennaio alla Fondazione Mazzotta di Milano. Un’iniziativa che si inserisce in un percorso di analisi sulle avanguardie tedesche, iniziato nel 1997 con l’antologica dedicata a Otto Dix e proseguita con le esposizioni sul Bauhaus, sull’espressionismo Brucke, e con quella su Ernst Ludwig Kirchner.
La mostra “Il Cavaliere azzurro: Kandinsky, Marc e i loro amici” presenta circa centoventi opere, tra dipinti, disegni e grafiche dei protagonisti di quegli anni, come Kandinsky, Marc, Klee, Delaunay, Munter, Macke, Picasso, Rousseau, e altri, alle quali si affianca anche una ricca sezione fotografica. Un itinerario completo che esplora a 360 gradi non solo questa particolare e rivoluzionaria fase artistica moderna, quanto idealmente un po’ tutto l’ambiente sociale dove tale evoluzione si è sviluppata. Il “Cavaliere azzurro” fu un’espressione di propulsione verso una nuova forma d’arte che vedeva nel colore e nella forma le cifre attorno cui ruotava il rinnovamento dell’ambiente artistico.