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cassandrin
Wednesday, September 01, 2004 6:32 PM
Cassandrino e il suo amico-webmaster si sono messi in testa di stabilire quali sono i 100 romanzi più belli (più importanti, più tutto) in assoluto. Per farlo, hanno bisogno dell'aiuto dei visitatori di
Literae e delle pagine di Cassandrino.


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[Modificato da cassandrin 05/10/2004 0.07]

[Modificato da cassandrin 05/01/2006 23.21]

cassandrin
Wednesday, September 01, 2004 6:51 PM
Paul Auster - Trilogia di New York
Definire queste tre "detective-stories" eccentriche è dire ancora poco. Auster è il mago delle coincidenze; il caso (anzi: il Caso) nei suoi libri ha sempre una parte fondamentale. I suoi protagonisti si muovono (naturalmente nel dedalo di strade di Manhattan, con qualche puntatina non secondaria a Brooklyn) costruendo castelli di carta che spesso crollano senza spiegazione. Il lettore non può fare a meno di riflettere sulle stranezze della vita... Non per niente Auster è stato definito un "giallista filosofico". Con gli anni il suo pessimismo è andato vieppiù crescendo, e tuttavia ognuno dei suoi romanzi conserva un fascino tale che non si può fare a meno di leggerlo e rileggerlo.

Ma passiamo alla 'Trilogia'.
In una città stravolta e allucinata, in cui ogni cosa si confonde e chiunque può assumere l'identità di un altro, gli antieroi della 'New York Trilogy' conducono ciascuno un'inchiesta misteriosa e dall'esito imprevedibile. Tutto può cominciare con una telefonata nel cuore della notte, come nel caso di Daniel Quinn (Città di vetro), autore di romanzi polizieschi ("letteratura di serie B", nel suo caso) che accetta la sfida che gli si presenta e si cala nei panni di un detective sconosciuto.
Ma può anche capitare che chi debba pedinare si senta a sua volta pedinato (Fantasmi); o, ancora, che ci sia qualcuno che si immedesima a tal punto nella vita di un amico da sposarne la vedova e adottarne il figlio (La stanza chiusa).

Considero questo libro importante perché fu il debutto ufficiale (e fortunato) di questo scrittore che ci ha regalato capolavori come 'Dr. Vertigo', 'La musica del caso' e 'Moon Palace'. E' anche il libro che consiglio di leggere a chi ancora non conosce Auster.
cassandrin
Tuesday, November 16, 2004 4:36 PM
Günter Grass: 'Anni di cani'
"Cosa conta mai il canto del cigno in teatro in confronto col canto decrescente delle mosche sulla terra piatta!"

(da ‘Anni di cani’)


Essendo nato a Danzica, Günter Grass è un tedesco-polacco. Durante la Seconda Guerra Mondiale si ritrovò a militare (ancora sedicenne) nella gioventù hitleriana. Tutta la sua opera si fonda su quell'esperienza traumatizzante, anche se tanti suoi romanzi dagli anni Settanta in poi ('Anestesia locale', 'La Ratta', 'Il Rombo'...)affrontano anche temi più attuali, come l'inquinamento, la rivolta studentesca, la minaccia nucleare, il femminismo, ecc. (Ma in Germania il nazismo e i suoi strascichi sono ancora e sempre di attualità, e ovviamente affiorano in tutte le opere di questo scrittore, che in patria ha tanti ammiratori quanti denigratori; molti di questi ultimi avrebbero voluto disconoscergli la cittadinanza tedesca, similmente a quanto è accaduto e accade in Austria a Elfriede Jelinek, colpevole, secondo molti austriaci, di non essere abbastanza... austriaca).

Per 'Il tamburo di latta', 'Gatto e topo' e 'Anni di cani' (i titoli che compongono la celebre "Trilogia di Danzica"), Grass ha impiegato più di dieci anni. Dieci anni di atttività fervida e di impegno politico (lo scrittore era iscritto al Partito Socialdemocratico). 'Anni di cani' è il suo romanzo da me preferito in assoluto, innanzitutto per l'argomento trattato (l'amicizia - poi sfociata in avversione - tra un ariano e un ebreo, dal tempo della fanciullezza a quello della maturità) e per il virtuosismo linguistico (metafore e immagini simboliche si aggrappano con i loro artigli alla realtà storica, strappando l'involucro dei crudi dati per mettere a nudo il laido tessuto del Tutti-i-Giorni).

La vicenda... o, meglio, le vicende (che sono ambientate
1)all'epoca dell'avvento del nazismo,
2)durante e
3)dopo la guerra),
ci vengono esposte da tre "narratori":

1) Eddi (Eduard) Amsel (il primo libro, che tratta dei tempi della gioventù). E' la vittima. L'ebreo. Geniale costruttore di spaventapasseri; più tardi divenuto quello che oggi defineremmo un "manager". Da adulto, dopo tante sofferenze a causa della sua provenienza razziale, Eddi perde di colpo i suoi chili e la sua ingenuità; ora si fa chiamare Brauxel (o "Boccadoro") e ha come amante una barista, vecchia amica d'infanzia: Jenny.

2) Harry Liebenau (il quale racconta, nelle sue lettere a Tulla, il periodo della guerra). E' il testimone.

3) Walter Matern (l'io narrante del terzo libro, "Le Materniadi" -; racconta il dopoguerra). E' il colpevole. L'ariano. Sempre nervoso. Geloso di Eddi - perché ha Jenny - e di Harry - per via di Tulla. Digrigna di continuo i denti...
Matern è "il signor attore". Ha subito abbracciato la dottrina nazista, poi è caduto in disgrazia presso i bonzi del partito e, nella Germania delle macerie e dei cadaveri, è uno dei tanti relitti vaganti, quasi lo specchio vivente di quel periodo di fame, grigiore e ristrettezze assortite.

Anelli di congiunzione tra questi tre personaggi sono - tra gli altri - la sunnominata Tulla e un cane pastore (tramite cui lo scrittore ci condurrà abilmente fino a Prinz, il cane preferito del Führer).

Cerco di raccontare in breve la trama del libro, anche se è impresa ardua. Chi conosce 'Una lunga storia' o altri romanzi di Grass sa quel che intendo dire.
.......................................

All'età di otto anni, Eduard Amsel e Walter Matern stringono un patto di sangue. Walter, figlio di un arcaico mugnaio, passa il suo tempo aiutando il grassoccio Eduard a costruire spaventapasseri. Più tardi Walter entra nelle SA e fa picchiare l'amico ebreo dai suoi camerati.
Eduard si rivoltola sanguinante nella neve, e proprio in quel tragico istante ha inizio la sua metamorfosi. Diviene magrissimo, si trasferisce a Berlino - dove si fa impiantare denti d'oro - e d'ora in poi il suo nome sarà Haseloff.
Anche Jenny, la giovane e bella figlia adottiva di un professore (è una trovatella di origine zingara) è costretta a subire la violenza degli sgherri nazisti; più tardi Amsel/Haseloff la chiamerà a sé a Berlino.
Matern, caduto in disgrazia presso i camerati, viene mandato al fronte, poi fatto prigioniero dagli inglesi. Dopo la guerra, comincia a vagare per tutta la Germania, vendicandosi dei suoi vecchi capi in maniera invero singolare: affibbiando alle loro figlie e/o mogli la malattia venerea che si è beccato. Ad accompagnarlo nella sua monomaniaca crociata ("Le Materniadi") è... il cane di Hitler, ovvero Prinz, fuggito dal bunker del Führer e da Walter ribattezzato - giustamente! - "Pluto".
Walter e Eduard si ritrovano insieme a Berlino, dove si rappacificano. Grandioso il finale, che si svolge in una miniera piena di spaventapasseri. Un luogo che è il paradigma dell'Inferno...

E' un romanzo che può definirsi "surrealista"?
Beh, in parte surrealista lo è, ma è un surrealismo che deriva dall'intenzione "iperrealista" dell'autore. 'Anni di cani' è impregnato di surrealismo al pari di tanti altri capolavori della letteratura (penso in primis al 'Maestro e Margherita' di Bulgakov, forse anche al 'Viaggio al termine della notte' di Céline e al 'Tamburo di latta' dello stesso Grass). Come dicevo poco più su: metafore e immagini simboliche si aggrappano con i loro artigli alla realtà storica, strappando l'involucro dei crudi dati per mettere a nudo il laido tessuto del Tutti-i-Giorni.


Riuscitissima la traduzione - nella prima edizione italiana pubblicata da Feltrinelli - del compianto Enrico Filippini. Filippini, spentosi nel 1988, riusciva come nessun altro a trovarsi a proprio agio nei barocchismi di Grass e di altri autori di lingua tedesca. Non si firmava quasi mai. Di solito preferiva che venissero indicate soltanto le sue iniziali (“Traduzione: E.F.”)...
cassandrin
Tuesday, May 02, 2006 2:15 AM
Maestro e Margherita
- Nome?...
- Yeshua - rispose rapido l'accusato.
- Hai un soprannome?
- Hanozri
- Di dove sei?
- Della città di Gamala - rispose l'arrestato indicando con un movimento della testa che laggiù, lontano, alla sua destra, verso nord, esisteva una città chiamata Gamala.
- Di che sangue sei?
- Non lo so di preciso - rispose pronto l'arrestato, - non ricordo i miei genitori. Mi dicevano che mio padre era siriano...

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Scoprii Il maestro e Margherita a meno di vent'anni, e subito mi chiesi come mai questo libro non veniva letto nelle scuole al posto dei Promessi sposi.

L'arte di Mihail Bulgakov è ironica e tragica, ricca di allegorie (chiarissima quella del miracolo operato da Voland & Co. in un teatro: dal nulla spuntano soldi, abiti elegantissimi... che poi però svaniranno, a simboleggiare le promesse non mantenute del governo). La sua percezione dei lati più fantastici della vita (russa, ma non solo), invita a nuove riletture: perché ci sono sempre nuovi dettagli, nuove sfumature da scoprire.

Iniziata nel 1928, la prima parte del Maestro è già pronta nel 1933; ma nel 1934 lo scrittore vi introduce un nuovo personaggio: Margherita.
E' un'opera complessa, seppure la sua struttura sia ben riconoscibile. Bulgakov vi lavorò fino alla fine dei suoi giorni. Morì, per via di una terribile malattia, il 10 marzo 1940, lasciando numerosi manoscritti inediti. Purtroppo, il lettore russo dovrà attendere oltre trent'anni per poter leggere Il maestro e Margherita: esso infatti venne pubblicato dalla rivista Moskva solo nel 1966/'67.
E fu subito sensazione.

Fin dalle prime pagine accadono eventi portentosi, e ciò in una Mosca votata al materialismo, all'utilitarismo, all'ateismo più schietti. Con grottesche pennellate (uno stile che il critico Koverin definì entusiasticamente "à la Goya"), Bulgavov descrive le forze del male, incarnate non tanto dal diavolo, ma da persone comuni.
Il diavolo è Messer Voland o Woland, misterioso "turista" forse teutonico. [Voland: così viene chiamato Mefistotele in un verso del Faust di Goethe (‘Notte di Valpurga‘); deriva dal tedesco medio-alto váland, "tentatore".]

A proposito di Mefistotele o di chi per lui: quando lessi questo romanzo, conoscevo già il monumentale Doctor Faustus di Thomas Mann, e immediatamente presunsi che Bulgakov avesse "imparato la lezione" dallo scrittore di Lubecca. Come mi sbagliavo! Il Doctor Faustus (che, a proposito, è una lettura tutt'altro che agevole) fu pubblicato ben sette anni dopo la morte di Bulgakov...
La verità è che mi era sembrato più moderno e attuale Il maestro e Margherita che non quell'altro romanzo. In effetti, la Mosca degli Anni Trenta, con le sue luci, i suoi motori e la sua frenesia, è più vicina a noi che non tutte le Germanie di un Adrian Leverkühn (la figura centrale del Doctor Faustus).

Redatta durante i dodici anni più tragici della Russia, dal 1928 al '40, e dunque sotto la follia delle persecuzioni staliniane, l'opera fu lasciata da Bulgakov in una versione non definitiva. Gli ultimi capitoli del Libro Primo sembrano non essere stati ricorretti a sufficienza. Purtroppo non aveva vita facile, il dottore Mihail Afanas'evic B. Il clima politico era asfissiante, e inoltre era tenuto costantemente d'occhio da Stalin in persona. Già il suo romanzo La Guardia Bianca e il suo dramma sulla guerra civile Fuga erano stati tacciati di antisovietismo...

Ne Il Maestro e Margherita, un'elementare poesia (l'amore tra l'intellettuale e la bella Margherita; gli "inserti" sulla prigionia di Gesù [= "Yeshua Hanozri"] e il senso di colpa di Ponzio Pilato) va ad innestarsi in una saturazione realistica che trasuda disincanto, nero catrame. Il troppo realismo deforma ogni cosa e ogni avvenimento, sfociando così in un delizioso surrealismo.

Dopo la prima lettura del Maestro, mi precipitai fuori per procacciarmi tutti gli scritti reperibili di Bulgakov. E, contrariamente a quanto mi era accaduto con numerosi altri autori, non venni minimamente deluso: Cuore di cane, Uova fatali, Romanzo teatrale e il resto dei suoi racconti, romanzi e drammi mi procurarono grande diletto. La Russia ritratta da Bulgakov era lo specchio della "mia" Italia, un'Italia senza Stalin e i bolscevichi, d'accordo, un'Italia dove gli scrittori non finivano dentro i gulag; ma vi si registravano ugualmente burokretinismus, confusione per le strade e nei corridoi delle pubbliche istituzioni, favoritismo, corruzione a tutti i livelli. Sì, i moscoviti descritti ne Il maestro e Margherita mi riuscivano stranamente familiari: il poetucolo vanitoso, l'impiegato d'ufficio pieno di boria, i biliosi inquilini di uno stabile decadente e decaduto...

Oggi questo romanzo è indicato, a ragione, come uno dei più grandi
cassandrin
Tuesday, March 06, 2007 6:09 PM
Gli alieni parlano il sanscrito: P.M.
Presentazione di P.M., alias Rodulf von Gardau

Permettetemi di spezzare una lancia per i (som)movimenti culturali della piccola (ma solo geograficamente) repubblica "Helvetia", segnalandovi una mia scoperta personale di cui vado particolarmente orgoglioso:

P.M., ovvero Rodulf von Gardau.

Due pseudonimi, stesso autore. I romanzi e i "manuali di sopravvivenza" di P.M., davvero comici, sono basati su una pseudoideologia marxiana (ancor piu' che marxista) che sfocia quasi sempre in un esoterismo delirante. P.M. (piu' tardi, appunto, Rodulf von Gardau) ha, in anni piu' recenti, fatto uso del genere fantasy per dar colore alla sua fantapolitica (o ucronia), ma scrivendo sempre con quella buona dose di umoristica erudizione che non guasta mai. Di questo autore non si sa praticamente nulla, a parte che e' un "luculliano" emerso all'improvviso dalla scena zurighese dei collettivi delle case occupate e che - come deduco dai suoi libri - deve aver quasi sicuramente studiato sociologia o affini.
P.M. non e' stato mai preso in considerazione da noi, nemmeno dall'editoria di sinistra. E in fondo anche in patria e' conosciuto solo da un circolo ristretto di aficionados. Ritengo assolutamente degni di traduzione almeno due dei suoi romanzi risalenti agli anni '80-'90: Weltgeist Superstar e Tripura Transfer, che alla loro uscita trovarono un certo riscontro di pubblico anche in Germania (terra dove si legge di tutto e di piu') in edizioni curate da importanti case editrici.
Valevole di attenzione anche Der goldene Weg, La via dorata, del 2003, e la corposa trilogia (1167 pagine) sull'Anno 1000.

Weltgeist Superstar (1980) e' un colpo di genio che potrebbe farsi rientrare nella fantascienza umoristica. Vi incontriamo un Karl Marx che non e' morto, bensi' gira attorno al nostro pianeta a bordo di un UFO. Ma nel libro sono anche contenuti la grammatica e il dizionario di un idioma che si basa sul sanscrito ma che in fondo e' completamente inventato (e che serve a prendere contatto con gli extraterrestri), oltre a una postfazione dedicata alla fisica dei quanti. Tutto comincia pero' con un'intervista immaginaria con l'autore, che vive in una New York dove benzina, carta ed energia elettrica sono divenuti beni rari. L'avventura vera e propria, che ha inizio a Bielefeld, "città proletaria" della Germania, ci conduce in villaggi afgani e nelle province rurali degli States...
Un debutto davvero entusiasmante.

Tripura Transfer e' lo spietato ritratto parodistico degli Anni Novanta, epoca del boom del "New Market". Vi si accarezza gia' il sogno di "spannare", ovvero arricchirsi, allo scopo di potersi ritirare ancora giovani a vita privata (cosa che per P.M. ovviamente corrisponde a una vita "alternativa": l'unica utopia possibile). Anche questo romanzo contiene extravaganze varie, di cui la piu' rimarchevole e' certamente un gioco da tavolo con tanto di figure e istruzioni per l'uso. L'io-narrante e il suo simpatico amico Andi, che fanno la spola tra l'Europa e la Big Apple e finiranno per dover combattere contro un fantasmagorico drago, esprimono il desiderio della loro generazione - ma anche di quella a venire - di non lasciarsi sfruttare dal sistema bensi' di sfruttarlo come catapulta verso una nuova esistenza: anche a costo di dover sfidare i servizi segreti e altre oscure potenze, di cui gli alieni sono sicuramente la parte meno infida.

Alex Klar, il protagonista di Der goldene Weg, ha gia' compiuto il grande passo: si e' ritirato su un'isoletta greca. Alex è uno scrittore che ha per caso scoperto che un suo testo di esoterica e' stato pubblicato non solo senza il suo consenso, ma anche sotto il nome di un altro autore. E' dal suo eremo sull'Egeo che narra le sue (quanto incredibili?) vicende ambientate all'inizio del nuovo millennio e che lo hanno condotto fino a quelle assolate coste. L'intera vicenda si aggira intorno a una piccola casa editrice che ruba manoscritti, a un uovo d'oro, a un ospizio in cui si svolgono attività assai proficue e a certi piani sovversivi presenti su "Auronet", una rete clandestina che conduce un'esistenza parassitaria nelle viscere di Internet.
In Der goldene Weg, P.M. mescola piu' decisamente la sua utopia (o, meglio, "anti-utopia") di stampo fantascientifico con elementi tipicamente fantasy.

La trilogia di un Medioevo "fantastico" Die Schrecken des Jahres 1000 - Kumbi - Pukaroa (1996-1999) interessera' parecchio non solo il pubblico versato in politica e ideologie, ma anche chi si interessa alla Storia. Per questo suo opus, il misterioso autore svizzero ha adottato lo pseudonimo Rodulf von Gardau: il medesimo del carattere principale della saga.
Corre l'anno 995 (o 994: nessuno lo sa bene; le date a quel tempo non avevano l'importanza che viene loro attribuita oggi). Rodulf von Gardau, un piccolo cavaliere della Mitteleuropa, cade nella rete del New Feudal Management e perde terreni, castello e ogni forma di reddito. Senonche', l'impero a cui fa capo Ottone III viene abbattuto da una delle tante rivolte di contadini e nasce una nuova civilta' senza reggenti ne' padroni, senza preti ne' commercianti. E, evento che P.M. si augura in molte delle sue opere, il patriarcato - foriere di tanti assurdi conflitti - e' stato sostituito da un dolce matriarcato. Questa rivoluzione e' in atto non solo in Europa: i contadini e i diseredati si rivoltano in ogni parte del globo terrestre. Cadono cosi' anche la Cina, che nel X secolo era assoggettata alla dinastia Sung, e il Regno Kumbi nell'Africa Occidentale. Insieme ai regni e agli imperi scompaiono in maniera naturale pure i confini tra i popoli; gli eurasiatici possono ora liberamente viaggiare in direzione Africa, America e Australia, e il sapere, fino ad allora prerogativa dei potenti (ovvero nobilta' e clero), viene messo a disposizione di ciascuno in "libere accademie".
Il prode Rodulf vive le sue avventure in Europa (vol. I), in Africa (vol. II) e sul continente americano, poi in Cina e di nuovo nella Vecchia Europa (vol. III), sempre sballottato qua e la' dalla "ditta" che finora ha regolato le vicende del mondo - la "Abendland AG" -, la quale logicamente non vuole mollare le redini del comando.

Amberland (1999) e' la descrizione, in forma di guida turistica, di un'isola... che non c'è. Dopo l'uscita del libro, l'editore fu subissato da richieste di lettori che volevano sapere come poter raggiungere quel magnifico luogo immaginario...

Ma forse il prodotto piu' pazzo uscito dalla macchina da scrivere di P.M. è bolo'bolo (1983). bolo'bolo inizia come un pamphlet sociopolitico e sfocia in una proposta - a tutti gli effetti fantastica - di istituire comunita' metropolitane autarchiche: unica possibilita', oggi, di sconfiggere la P.A.M., Planetare Arbeitsmaschine (Macchina-Lavoro Planetaria). In questo libro P.M. critica non solo il capitalismo, ma anche il suo pendant: il socialismo di marca sovietica. E cio' molto prima della Caduta del Muro.



Il discorso viene ulteriormente sviluppato in Subcoma (2000). Subcoma e' un ricettario del possibile e dell'impossibile per costruire un altro futuro in seno alla società dei consumi. (Nel libro e' contenuta anche una ricetta di cucina!)

C'e' poi Agbala Dooo!: Eine Reise durch das Helvetische Territorium (57) im Jahre 205 p.r. (1988). Gia' sentito parlare di Filonex, Rotopter, Helvetopolis o Rotaped? Sicuramente no. Queste espressioni esistono solo nella storia che, a cominciare dal 1800, si svolge parallelamente a quella che conosciamo noi. P.M. parte da una ipotesi: che cosa sarebbe la Svizzera oggi e quale il suo ruolo nel mondo se il cosiddetto Periodo Elvetico, iniziato nel 1798, non fosse terminato gia' nel 1804, e dunque pochi anni dopo, ma avesse continuato fino ai nostri giorni? Quel quinquennio fu caratterizzato da tutta una serie di processi dinamici altrimenti mai piu' ripetutisi in Svizzera: vennero fondati nuovi cantoni e nuove istituzioni, poi vennero trasformati, eliminati, riformati di nuovo...
Protagonista di Agbala Doooo! e' Kanua Igbono, un ingegnere di ponti del Lagos, che nell'anno 205 p.r. (il 1998 secondo il nostro calendario) intraprende un viaggio attraverso il territorio elvetico a bordo della sua "Aluminium-Rotaped" (bicicletta) a dodici marce. Tra Les Verrières (Cantone dello Jura) e Altstätten (Cantone Säntis), Kanua, grande ammiratore dei famosi ponti di legno del costruttore Hans Ulrich Grubenmann (1709-1783), visita sadici buongustai, vecchi uomini che impiegano il loro tempo a costruire curiosi robot (anche il Capo di Stato e' un automa...), villaggi neolitici, sette che sono dedite a insoliti riti estatici, citta'-biolaboratori completamente deserte... La Svizzera del romanzo ha in comune con quella odierna quasi unicamente il paesaggio. In tale nazione, in cui convivono svariate ma omogenee forme di vita sociale, si registrano immancabilmente "conflitti di civilta' ", ma l'esistenza risulta molto piu' facile, piu' giocosa, piu' gustosa di quella nella Svizzera reale...

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P.M. e' occupato attualmente in un progetto dal nome "KraftWerk 1", il cui scopo e' di formare nel centro di Zurigo (e dunque nel cuore del capitalismo) una comunita' di coabitazione e di lavoro di 700 persone: tentativo di un'alternativa sociale ed ecologica al sistema in vigore, ovvero alla famigerata "Macchina-Lavoro Planetaria".

Siamo stanchi di sentire ripetutamente borbottare: "Se lo avessimo saputo prima...". Cio' vale sia per i massacri compiuti dai Romani in Gallia che per le guerre sassoni di Carlo Magno, sia per le Crociate che per Auschwitz... I nostri avi hanno miseramente fallito, e non perche' non sapevano quel che facevano, bensi' perche' erano disorganizzati, egoisti e cinici come lo siamo noi oggi... Informazione e presa di coscienza sono alla portata di ognuno, sempre e comunque: uno deve solo servirsi... Non esiste una "logica della storia" che possa giustificare gli errori. Tutte le "costrizioni" sono state inventate dagli uomini che per esse devono essere reputati responsabili. Nessuno e' prigioniero delle "tradizioni". Cosi' come oggi non puo' esserci perdono per gli agenti della Stasi e per i comandanti e boia dei campi di concentramento, non c'e' alcuna scusante per i nostri antenati. I loro crimini, e soprattutto il loro fallimento a fronte dei crimini, non si merita una sospensione per scadenza di termini. Non ha importanza se questi crimini risalgono a venti o a mille anni fa. Il tempo non puo' lenire le ferite, in quanto niente e' mai veramente cambiato. Al contrario: piu' antichi sono i crimini e peggio e', poiche' piu' risaliamo indietro nel tempo e piu' radicale e' il cambio di percorso dovuto alla falsa collocazione dei binari... Allora [nell'Anno 1000] una correzione della storia patriarcale sarebbe stata altrettanto possibile come lo e' oggi. Il nostro presente puo' diventare una storia sbagliata esattamente come accadde mille anni fa.

(Dalla Prefazione a Die Schrecken des Jahres 1000, vol. I)



bolo'bolo in italiano! Edizioni La Baronata, casella postale 22, 6906 Lugano, € 14,50

[Modificato da cassandrin 06/03/2007 18.10]

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