Intervista al Cardinale Backis
In Lituania manca una sana politica familiare, sostiene l’Arcivescovo di Vilnius
Secondo il Cardinale Audrys Juozas Backis, in Lituania manca una politica diretta ad assicurare una vita decente alle famiglie.
E’ quanto ha affermato il porporato in una intervista concessa a ZENIT, al termine della visita “ad limina Apostolorum” dei presuli delle Conferenze Episcopali di Lituania, Lettonia, Estonia, conclusasi due settimane fa.
Il Cardinale, che nel 1994 ha dato vita in Lituania ad un Centro Familiare dove i fidanzati si preparano al matrimonio e ricevono consulenza spirituale e psicologica, parla della crisi di valori umani affrontata nel suo Paese e degli sforzi compiuti dalla Chiesa.
Sua Eminenza, può sintetizzare il contenuto del Rapporto da voi preparato in vista della visita “ad limina Apostolorum” e riguardante la Chiesa in Lituania?
Cardinale Audrys Juozas Backis: E’ difficile fare una sintesi del Rapporto perché i nostri Vescovi non hanno concordato tutto il Rapporto, ma hanno sottolineato i problemi della famiglia, la formazione dei giovani al matrimonio per esempio, la secolarizzazione della società che fa perdere quei valori della vita e della famiglia…Dunque stiamo diventando europei, in quel senso! Direi che questa è la parte principale, perché il Santo Padre ci ha parlato sopratutto della famiglia, dunque ha accolto questo aspetto dei nostri Rapporti. Per il resto come sempre ci sono ombre e luci, difficoltà ed esperienze positive nel campo della famiglia, i centri della famiglia, i centri catechetici, i centri della gioventù… Insomma c’é qualcosa che si muove, sono piccoli gruppi, piccole cellule, ma che portano speranza per il futuro. Direi che non abbiamo insistito su tanti altri problemi come il calo demografico, la frequenza ai corsi di istruzione religiosa nelle scuole, che arriva solamente al 50%. Ci siamo concentrati, soprattutto, sui problemi della gente che non trova molti valori, che preferisce andarsene anche fuori per cercare i soldi.
Che impressioni ha avuto e quali sono gli argomenti emersi durante gli incontri con i diversi membri della Curia Romana?
Cardinale Audrys Juozas Backis: Sono uscito proprio adesso da un incontro con il Pontificio Consiglio per la Famiglia, dove abbiamo parlato dei problemi della famiglia, della nostra partecipazione all’Incontro mondiale di Valencia e degli altri problemi riguardanti i Vescovi. Abbiamo riflettuto sulla nostra responsabilità come pastori, su come affrontare alcuni problemi, insistendo soprattutto sulla fraternità tra i Vescovi. Vorrei dire che quando veniamo insieme a Roma siamo in fondo più liberi di quando ci incontriamo in Lituania e dobbiamo trattare diverse questioni scottanti. Infatti, qui, in modo molto tranquillo abbiamo fraternizzato tra di noi, abbiamo sperimentato questa collegialità affettiva di cui si parla tanto, abbiamo visitato le quattro Basiliche Patriarcali, abbiamo concelebrato la Messa, ci sono stati tanti momenti di preghiera, momenti di fede, siamo venuti sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, ed infine vi è stata la gioia di vedere il Santo Padre. I problemi del clero sono le altre questioni concrete che abbiamo sollevato, insieme ai problemi legati allo stato attuale dei sacramenti e della liturgia. Ci siamo interrogati su problematiche precise e concrete: cosa dobbiamo fare per esempio circa la questione delle pseudo-apparizioni qui o lì, come è necessario reagire. E abbiamo avuto una risposta molto bella: non sono cose da condannare, ma di cui approfittare per lanciare una sana catechesi rivolta verso quelle persone che vanno lì forse mosse da idee e informazioni sbagliate.
Durante l’Udienza di venerdì con Benedetto XVI, al termine della visita “ad limina”, il Santo Padre vi ha incoraggiato ad essere sempre “coraggiosi difensori della vita e della famiglia”. Cosa ci può dire della situazione dell’istituto familiare in Lituania? E in che modo si sta pronunciando la Chiesa al riguardo?
Cardinale Audrys Juozas Backis: La Chiesa come una grande famiglia è per noi un invito a fare ancora qualcosa di più. Ma come ho menzionato all’inizio, tutti noi Vescovi siamo preoccupati di tale questione e guardo con gioia ai corsi di preparazione al matrimonio, che forse non si seguono bene fuori dalle grandi città per mancanza di personale qualificato. Ma sopratutto anche dopo il matrimonio sarebbe bello che le giovani coppie si continuassero ad incontrare tra di loro formando piccole comunità che pregano insieme, che vanno in campeggio insieme, che viaggiano insieme e si sostengono nella preghiera per vivere cristianamente il loro matrimonio in una società secolarizzata come la nostra, con una stampa e una televisione che non aiutano molto all’educazione dei figli. Dunque questo è un aspetto.
Altri aspetti sono tutte quelle leggi che ci vengono da Bruxelles o le Risoluzioni che certa gente cerca di tradurre in leggi. Dobbiamo portare avanti tutti gli sforzi necessari per fare delle leggi che siano il male minore. Dunque cerchiamo di lavorare in questo campo. Per il resto, credo che sono le famiglie stesse, i genitori, a doversi organizzare e a lottare per far valere i loro diritti, diritti la cui fonte è lo Stato, diritti anche nell’ambito scolastico al fine di esigere una buona educazione in un ambiente sano per i propri figli. Ritengo, inoltre, che debbano essere i genitori e non i Vescovi o i preti a parlare, sono loro che devono difendere i loro diritti e dei loro figli, così come i diritti ad educarli secondo la propria coscienza e convinzione. Tuttavia, credo che qualcosa si stia muovendo nella giusta direzione.
Il fenomeno di grande emigrazione dalla Lituania della gioventù qualificata per ragioni socio-economiche è una delle conseguenze portate dal regime comunista. Come potrebbe rispondere la Chiesa a questa realtà?
Cardinale Audrys Juozas Backis: Non credo che la Chiesa possa rispondere. Noi possiamo attivare la gente ad amare la loro terra, la loro famiglia, a non andare incontro ad una avventura non si sa dove. Questo ha a che fare con la coscienza. Una persona che ama il suo Paese, i propri genitori, il suo ambiente preferisce rimanere. Credo che questo sia un problema piuttosto dello Stato che non offre opportunità a tanti giovani dopo la fine dei loro studi e qui c’è veramente una ingiustizia sociale crescente. Stiamo diventando – esagero – un pò come l’America Latina, dove c’è gente che è estremamente ricca e può permettersi tutto ed altri che fanno fatica a mantenere la loro famiglia. Dunque, per me, è un problema politico-sociale e tornando al tema della famiglia credo che quello che manchi di più in Lituania attualmente sia una sana politica familiare. Sì, danno alcuni contributi per i figli, ma non è questo. Una sana politica familiare consiste nell’aiutare le famiglie a poter avere una casa, a poter vivere decentemente e a preparare un futuro per i propri figli. Se questi problemi non si risolvono dal punto di visto sociale e se non ci sarà una sana politica familiare, posso dire di riuscire a capire i giovani che se ne vanno, così come che sono molto dispiaciuto.
Com’è attualmente la situazione delle vocazioni e dei seminari nel Paese, dopo le lunghe persecuzioni sofferte a causa del regime comunista?
Cardinale Audrys Juozas Backis: Direi che la situazione è quasi stabile. L’accesso al seminario non è aumentato, anzi forse è un po’ diminuito. Un aumento passeggero si è avuto subito dopo l’indipendenza. Mi ricordo che nel 1993, quando ho riaperto dopo 50 anni il seminario a Vilnius, si sono presentati 22 giovani, parecchi dei quali ho poi ordinato. Dunque è una gioia, però in questi ultimi anni ordino in media 3-4 sacerdoti mentre 5-10 anni fa costituivano un gruppo più consistente.
Però c’é un altro fattore credo, legato ad una selezione molto più severa. In tutte le diocesi abbiamo introdotto un anno propedeutico che è veramente fondamentale per il giovane che vuole farsi prete, per sapere dove va esattamente, per la sua maturazione, per la maturazione della sua vocazione e anche per i responsabili affinché possano discernere meglio per quali motivi un candidato sceglie il sacerdozio o se è in grado di andare per quella via. Dunque questa esperienza porta dei risultati ottimali, e io vedo che i giovani che sono passati attraverso questi periodi di formazione, entrano in seminario come in una piccola comunità fraterna, dove si aiutano l’un l’altro. Però il numero rimane più o meno stabile, ad esempio a Vilnius ci sono 116 sacerdoti diocesani mentre 10 anni fa ce n’erano un centinaio, e sopratutto sono molto giovani. Credo che il 65% dei sacerdoti abbia meno di 40 anni. Per il futuro non sarà importante l’età del clero, quanto il fatto che siano fedeli alla loro vocazione e si facciano apostoli della Nuova Evangelizzazione.
Qual è il messaggio di speranza che porterà di ritorno da questa esperienza?
Cardinale Audrys Juozas Backis: La gioia, quello spirito fraterno, quella comunione fraterna tra i nostri Vescovi. Abbiamo ricevuto dal Santo Padre un grande incoraggiamento e sostegno, così come in tutti i Dicasteri dove siamo andati, ed è ora giunto per noi il momento di riprendere con più entusiasmo il cammino che stiamo già compiendo. Inoltre, il messaggio principale è il diritto della famiglia e l’appello è a farlo risuonare di più in Lituania, perché a mio avviso, quando c’è una famiglia dove regna l’amore, i molti problemi scompaiono. Anche riguardo le vocazioni, da dove vengono se non da belle famiglie cristiane! Dunque per me il messaggio è che la famiglia è al centro della nostra preoccupazione pastorale, così come anche l’aspetto della vita che ad essa si lega. Chiediamo al Signore di benedire le nostre famiglie lituane.