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josie '86
Wednesday, June 28, 2006 10:34 AM
Per le fan di Clemens (sempre se ce ne sono!!!)

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Sybella
Wednesday, June 28, 2006 10:45 AM
Re: Per le fan di Clemens (sempre se ce ne sono!!!)
Beh, Josie, magari dopo queste foto del bel Clemmie di fans ce ne saranno...
Grazie!
Syb
emma3
Friday, June 30, 2006 12:07 AM

LA VOCE DELLA CHIESA

In effetti, si moltiplicano le occasioni in cui, a partire da Benedetto XVI, la Chiesa fa sentire - forte e chiara - la sua voce, in nome dell'immutabile dottrina cattolica. Papa Joseph Ratzinger ha descritto nel modo più chiaro quello che considera il vero campo di battaglia. Per lui le « frontiere più profonde non dividono i Paesi ma sono interne agli stati » . E si identificano con « il disordine che lede la cellula originante della società, la famiglia » . Hanno il volto « dell'arbitrio che mette a tacere chi non ha voce o non ha la forza di farla udire, come avviene nel caso dell'ingiustizia che oggi è forse la più grave, ossia quellache sopprime la vita nascente » , come ha ricordato il 30 marzo scorso, ricevendo i rappresentanti del Partito Popolare Europeo. Occasione in cui ha poi respinto al mittente le accuse alla Chiesa di interferire e intromettersi negli affari propri dello Stato. Se la Chiesa interviene, infatti ha detto, « è per illuminare le coscienze » . E non soltanto le coscienze dei cattolici, ma « di tutte le persone prescindendo dalla loro affiliazione religiosa » . La tesi che sia Ratzinger, sia il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, sempre più spesso richiamano è che i capisaldi della vita, della famiglia e della libertà religiosa e scolastica « non sono verità di fede ma sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l'umanità » . Per questo non hanno paura di definire " irrinunciabili" e " innegoziabili" i principi riguardanti la vita, la famiglia e la scuola. Uno slogan della campagna astensionista del 2005 diceva: « La vita non si mette ai voti » .
D'altra parte Giovanni Paolo II ha fatto di più: in un passaggio della sua enciclica del 1995 " Evangelium Vitae" ha definito la legge che legittima l'aborto non solo moralmente inaccettabile, ma « del tutto priva di autentica validità giuridica » .

caterina maniaci
DIDIA
Friday, June 30, 2006 12:31 PM
Meglio CIOCCIO!!!
Io sono pro Giorgio, non c'è nessuno bello come lui, e anche dal vivo ha il suo bel perchè, certo me lo immaginavo un pò più piazzato fisicamente, ma si sa il nero sfina....
Essendo di Roma, la sera ogni tanto me ne vado a Borgo Pio, il piccolo borgo che si trova proprio davanti all'ingresso di porta Angelica, e l'ho incontrato ben due volte, ma per un motivo o per un altro non gli ho mai rivolto la parola.
CHE CRETINA CHE SONO!!!
La prima volta, stava praticamente correndo su e giù per borgo dall'ingresso del Vaticano fino alla fine della strada e ritorno, e mi parva brutto braccarlo con una mossa da giocatrice di rugby....
La seconda volta era con la sua diocesi di Friburgo, ed ho il dubbio (molto fondato) che non fossero proprio vivi, nel senso che camminavano tutti zitti a testa bassa, lui era davanti con un tipo ma non parlavano...me lo immaginavo anche un pò più scherzoso pareva che gli era morto il gatto!!
Però è bellissimo senza ombra di dubbio, l'ho visto facia a faccia e ha due occhi da URLO
Va beh è pur sempre un prete ma se uno è bello è bello, non c'è nulla da fare!!!
Certo è proprio vero quelli belli, bellisimi o sono preti o sono gay....per la serie SONO SEMPRE I MIGLIORI QUELLI CHE SE NE VANNO!!!!
Comunque la sera a Borgo Pio si fanno incontri molto interessanti, li ci ho incontrato Tarcisio Bertone (ha una mascella che fa paura), e Navarro-Valls che mi ha sorpreso è molto più simpatico di quello che sembra!!!!
Discipula
Friday, June 30, 2006 2:31 PM
La libertà religiosa in Europa
ROMA, venerdì, 30 giugno 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo una sintesi dello stato della libertà religiosa in Europa basato sul "Rapporto 2006 sulla Libertà Religiosa nel Mondo", pubblicato dalla sezione italiana dell’Associazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.

* * *



In molti Paesi prevale ancora un orientamento laicista che sembra conoscere la sua massima espressione nelle istituzioni comunitarie, e in specie nel Parlamento europeo. L’occasione, perduta, di inserire una menzione alle radici cristiane dell’Europa nella bozza di costituzione costituisce soltanto il segnale più evidente dell’incapacità di molti governi e di molti politici di superare l’antica e stantia dialettica tra religione e vita civile attraverso un rapporto maturo con la società. Nei territori reduci da decenni di totalitarismo socialcomunista fatica ancora a farsi strada l’idea dell’autonomia della religione dallo Stato, anche se in Georgia e in Russia si registrano alcuni passi avanti sulla strada della denazionalizzazione delle Chiese. Sono ancora difficili da rimarginare, inoltre, le ferite della guerra civile nell’ex Jugoslavia, dove permangono situazioni di ostilità fra le diverse comunità religiose, cristiane e islamiche, spesso identificate con le etnie. Nel suo complesso, l’Europa compie tentativi per gestire con equilibrio l’ingresso di immigrati musulmani e la loro convivenza con le popolazioni locali, ma non si può affermare che finora sia stato raggiunto un modello integrativo efficace. In questa incertezza si inserisce il dibattito sull’ingresso della Turchia tra i 25. Sull’altra riva del Bosforo, spesso la reazione ai timori europei si manifesta con una speculare chiusura a ogni contributo culturale e religioso proveniente dall’Occidente, di cui cadono vittime le minoranze cristiane locali, oggetto di discriminazione e talvolta di atti violenti, di cui è stato testimonianza il martirio del missionario don Andrea Santoro.

Nel 2005 il diritto alla libertà religiosa in Armenia è stato pienamente rispettato. Il dialogo ecumenico tra la Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica è molto vivo, come testimonia anche il telegramma inviato dal Catholicos Karekin II in occasione della morte del Santo Padre Giovanni Paolo II. Problemi permangono riguardo alla garanzia di poter svolgere il servizio civile invece del servizio militare. A questo riguardo, sono oltre 20 i testimoni di Geova arrestati nel 2005 per essersi rifiutati di adempiere al servizio militare per motivi religiosi; tutti hanno poi abbandonato anche il servizio civile, contestando il fatto che esso – permanendo sotto la giurisdizione del ministero della Difesa – non costituiva realmente un’alternativa a quello militare.
In base agli impegni assunti con il Consiglio dell’Europa, l’Armenia avrebbe dovuto rendere operativo il servizio civile fin dal primo gennaio 2004. Problemi legati all’inesistenza di un servizio civile alternativo a quello militare sono evidenti anche nel Nagorno-Karabakh, l’enclave azera abitata in maggioranza da armeni, dove l’obbligatorietà del servizio di leva viene giustificata anche dallo stato di tensione esistente con l’Azerbaigian e dove gli obiettori di coscienza per motivi religiosi sono spesso condannati al carcere.

Il 20 marzo, dopo l’elaborazione di un’accurata normativa elettorale, in Belgio si sono tenute le elezioni di 68 membri del Consiglio della comunità islamica belga, che ha poi nominato un Comitato esecutivo composto da 17 persone che fungeranno da interlocutori delle autorità governative. Numerosi osservatori segnalano che l’iperattivo atteggiamento laicista dell’esecutivo, modellato quasi in toto sull’esempio francese, ha portato a dure polemiche e a provvedimenti restrittivi contro i Nuovi movimenti religiosi sia sul tema del “lavaggio del cervello” che contro i musulmani, soprattutto riguardo al velo femminile. Il 12 novembre 2002 è entrata in vigore in Bielorussia la nuova legge sulla libertà religiosa che attribuisce all’ortodossia russa il ruolo di religione ufficiale del Paese, riconosce il «ruolo spirituale, culturale e storico della Chiesa cattolica nel territorio della Bielorussia» e «l’inalienabilità dalla storia della nazione della Chiesa luterana». Vengono riconosciuti anche «l’ebraismo ortodosso» e l’islam sunnita. Lo Stato si dichiara in dovere di difendere la Chiesa ortodossa dalle sette, considerate pericolose e severamente punite. Le autorità svolgono quindi un rigidissimo controllo sull’attività religiosa. A seguito di questa legge tutte le comunità religiose hanno dovuto registrarsi nuovamente; la maggior parte è riuscita a superare l’iter previsto, ma un certo numero (22 delle 2.783 organizzazioni esistenti nel 2002) non è riuscito a ottenere la nuova registrazione per problemi connessi alla mancanza di un indirizzo legale valido o perché statuti o numero di aderenti non soddisfacevano i requisiti legali.

Il Governo ha dichiarato illegale l’attività religiosa di tutte le comunità non registrate e ha adottato misure rigide verso le organizzazioni cui è stata rifiutata la registrazione. In particolare, problemi hanno avuto le Chiese ortodosse operanti al di fuori del Patriarcato di Mosca. A esse, di fatto, è stato impedito di registrarsi perché, per poter ottenere il riconoscimento statale, avrebbero dovuto avere l’approvazione del locale vescovo del Patriarcato di Mosca. In tal modo, è stata negata la registrazione alle comunità della Vera Chiesa Ortodossa Russa, sotto la giurisdizione della Chiesa ortodossa russa all’estero, e della Chiesa ortodossa autocefala bielorussa. Nel 2005 sono state particolarmente prese di mira dalle autorità la Chiesa carismatica della Nuova Vita, la Chiesa della Nuova Generazione e gli Hare Krishna. Secondo una notizia riferita a «Forum 18 New Service» dell’11 maggio da Sergej Malachovskij, responsabile della comunità Hare Krishna che conta nella capitale circa 200 appartenenti, i suoi membri hanno ricevuto il divieto di radunarsi, pena gravi sanzioni.

La comunità carismatica della Nuova Vita di Minsk che conta 600 membri, ha ricevuto una multa di circa 1.500 dollari per lavoro illegale, da considerarsi tale per il rifiuto delle autorità di registrarla. Infine, analoghi problemi sono stati incontrati dalla comunità della Chiesa della Nuova Generazione di Baranovici che non riesce a ottenere il permesso di aprire un edificio di culto in un magazzino acquistato nel 1997; il fatto è stato denunciato dal pastore Leonid Voronenko a «Forum 18 New Service» del 27 luglio. Durante la visita a Mosca svoltasi nel gennaio 2006, il Presidente Tassos Papandopoulos, ha accusato la Turchia di distruggere le chiese cristiane nella parte settentrionale dell’isola, sottoposta all’autorità del Governo di Ankara.

Secondo il Presidente cipriota – citato dall’agenzia «Interfax» – «la criminale occupazione turca» degli ultimi 30 anni ha portato al «saccheggio organizzato di luoghi santi e alla razzia sistematica» del patrimonio culturale ortodosso nella parte settentrionale di Cipro. Nella mattinata dello stesso giorno, Papandopoulos ha incontrato il Patriarca di Mosca Alessio II e durante il colloquio gli ha riferito che, a partire dall’occupazione, 350 chiese sono state distrutte o utilizzate come luoghi di intrattenimento o addirittura come stalle per bestiame.

L’atteggiamento interventista della Francia in materia di nuove religioni che aveva portato alla costituzione della Mission interministérielle de vigilance et de lutte contre les dérives sectaires (Miviludes) e alla compilazione di una “lista nera” di gruppi apparentemente riducibili a sette, è stato corretto mediante una circolare del Primo Ministro emessa nel mese di maggio per sostituire la lista con un insieme di criteri di valutazione ricavati dalle conclusioni della Miviludes. Nel campo dei rapporti con l’islam francese – rappresentato da un Consiglio, il Conseil français du culte musulman (Cfcm), riconosciuto come interlocutore dallo Stato – vengono segnalate iniziative per ambientare con corsi di lingua, gli imam di provenienza straniera destinati a presiedere il culto e l’istruzione religiosa nelle moschee francesi, l’inserimento di “cappellani” musulmani nell’esercito e la moltiplicazione dei luoghi di culto. All’interno del Cfcm si registrano tensioni fra le varie tendenze musulmane e a questo può essere attribuito lo slittamento delle elezioni per il Consiglio direttivo dall’aprile al giugno 2005.

La politica del presidente Michail Saachašvili, al potere dal gennaio 2004, sembra aver impresso un miglioramento alla situazione giuridica delle comunità religiose in Georgia, sebbene essa resti comunque precaria. La Chiesa ortodossa usufruisce di alcuni privilegi che le sono garantiti dal Concordato firmato nel 2002 e che le conferisce autorità su tutte le questioni religiose; in particolare, anche l’importazione di letteratura religiosa e la costruzione di edifici di culto di tutte le confessioni, devono essere autorizzate dal Patriarcato. La Chiesa cattolica viene vista dalla Chiesa ortodossa come una Chiesa straniera e antagonista, accusata di proselitismo ed espansionismo. La situazione è andata irrigidendosi e rischia di produrre pregiudizi che minano gli sforzi per il superamento dei problemi esistenti, spesso derivanti dalla tormentata storia delle due comunità nel XX secolo.

Il mancato accordo tra la Santa Sede e il Governo – la cui firma fu sospesa all’ultimo momento nel 2003 in seguito ai disordini e alle massicce manifestazioni orchestrate dalla Chiesa ortodossa – ha impedito finora il riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa cattolica. Tuttavia alcune comunità religiose del Paese, sono insoddisfatte di questa soluzione; in particolare, cattolici, musulmani e aderenti alla Chiesa apostolica armena si oppongono a una registrazione che li equipara a organizzazioni non governative e avanzano invece la richiesta di introdurre nel Codice civile nuovi emendamenti che permettano loro di ottenere la registrazione in quanto organizzazioni religiose pubbliche. Da segnalare che è stata adottata una nuova legge sull’educazione generale che separa la scuola statale dall’insegnamento religioso.

Nonostante la nota scarsa disponibilità al dialogo ecumenico, nel mese di maggio in Grecia la Chiesa ortodossa ha ospitato ad Atene un convegno internazionale del Consiglio mondiale delle Chiese dal titolo «World Mission and Evangelism». Durante i lavori – informa l’agenzia «Fides» dell’11 maggio – ha tenuto una delle relazioni principali dal titolo «Riconciliazione: il maggior conflitto della post-modernità» il teologo ortodosso, Athanasios Papathanasiou. La stessa fonte riferisce che il Patriarca Christodoulos nel suo indirizzo di benvenuto agli oltre 700 partecipanti, ha avuto parole di apprezzamento per gli sforzi ecumenici e di richiamo al recupero dello slancio missionario nel contesto dell’imperante globalizzazione.

Sono segnalate vessazioni, incluse il licenziamento dal posto di lavoro e perquisizioni, perpetrate dalle autorità di polizia ai danni di cittadini appartenenti alla Chiesa ortodossa serba che abbiano rifiutato l’iscrizione alla Chiesa ortodossa macedone autocefala. La Chiesa ortodossa serba guidata dal metropolita Jovan Vranisskovski con sede principale a Ohrid, non ha infatti ottenuto da parte del Governo la registrazione obbligatoria. Priva di tale riconoscimento, essa non può possedere immobili né svolgere attività pastorali ed è passibile di essere perseguita come organizzazione illegale.

Unico Paese europeo, oltre la Francia, che abbia bandito l’insegnamento della religione dalle scuole pubbliche, in Moldova potrebbe registrarsi un ulteriormente irrigidimento su questioni riguardanti la libertà religiosa dopo la vittoria del Partito comunista registratasi alle elezioni politiche del marzo 2005. Il Governo è decisamente schierato in favore della Chiesa ortodossa moldava legata al Patriarcato di Mosca e che le norme riguardanti l’obbligo di registrazione per i nuovi culti – introdotte dal Parlamento nel 2002 come modifiche alla Legge sulle religioni promulgata nel 1992 – prevedono la presentazione di una dichiarazione delle finalità e dello statuto e l’iscrizione in un registro pubblico entro un mese dalla presentazione della domanda. Il tribunale può respingere la domanda se l’organizzazione svolge attività politiche o che mettano a repentaglio l’indipendenza, la sovranità, l’integrità, la sicurezza della Repubblica, nonché l’ordine pubblico. Finora sono state riconosciute 21 organizzazioni, ma lo Stato tuttora nega il riconoscimento a molti movimenti religiosi come i mormoni, alcuni gruppi musulmani e la Vera Chiesa Ortodossa moldava.

L’attentato terroristico del 7 luglio avvenuto nella metropolitana di Londra ha causato nell’opinione pubblica del Regno Unito reazioni ostili al trattamento riservato alle comunità islamiche locali, giudicato eccessivamente permissivo. Nonostante parti del mondo islamico abbiano condannato l’eccidio e una delegazione di musulmani sia stata ricevuta dal Primo ministro, Tony Blair, il Governo ha varato una legge contro l’incitamento all’odio religioso, integrativa di quella contro l’odio razziale, che ha diviso l’opinione pubblica. Dopo 10 anni è stato revocato il bando contro il reverendo coreano Sun Myung Moon, cui era impedito di accedere al territorio britannico in quanto sia lui che la Chiesa dell’Unificazione – che comunque ha una presenza assai ridotta nel Regno Unito – non sono più considerati una minaccia per l’ordine pubblico.

La posizione dello Stato russo nei confronti delle comunità religiose si è in linea di massima dimostrata leale e neutrale e quindi definibile in via di miglioramento rispetto al passato. Tuttavia all’interno delle strutture politiche, così come all’interno della società, lentamente si evidenziano – accanto al rispetto formale dei valori dell’Ortodossia, identificata come componente fondamentale dell’identità spirituale e culturale della nazione – atteggiamenti laicisti e anticlericali sempre più assimilabili alla mentalità diffusa in Europa occidentale. Nel difficile cammino della società russa verso il superamento dei problemi che sono retaggio dell’epoca comunista, si segnalano passi incoraggianti nelle relazioni tra le Chiese cristiane, mentre si delinea qualche difficoltà nell’ambito del dialogo inter-religioso. Molto discusso negli ultimi mesi è stato il disegno di legge – approvato anche dalla Camera Alta con 153 voti a favore e uno contrario il 28 dicembre – che introduce severi controlli sulle circa 7.000 Ong presenti sul territorio nazionale e, in particolare, sui finanziamenti che esse ricevono dall’estero.

Durante il 2005 nei rapporti fra Chiesa e Stato ha occupato una posizione centrale il problema dell’educazione e, più specificamente, il problema dell’educazione religiosa nelle strutture statali. La Chiesa ortodossa si batte da anni per l’introduzione nella scuola della materia (facoltativa) «Fondamenti di cultura ortodossa», attualmente insegnata ad experimentum in alcune province. Lo Stato, dal canto suo, sembra per ora essere orientato verso una soluzione «laica» del problema: il ministro dell’Istruzione, Andrei Fursenko, aveva da tempo optato per una linea intermedia, deliberando di introdurre un corso di storia delle religioni tenuto da insegnanti laici laureati in storia; il 15 giugno ha presentato il nuovo manuale, segnalando che è stato scritto dagli specialisti dell’Accademia delle Scienze.

Un avvenimento centrale per l’impatto avuto sull’opinione pubblica è stata la morte di Papa Giovanni Paolo II, oltre che la successiva elezione di Benedetto XVI. La dimensione mondiale dell’evento è apparsa immediata sia sui canali televisivi che sui grandi quotidiani e siti Internet, attestandosi in primissimo piano per un’intera settimana, con toni di immensa stima per la statura morale e spirituale del defunto. Con la registrazione della diocesi della Trasfigurazione a Novosibirsk, nel 2005 è stato completato il processo di registrazione delle quattro diocesi cattoliche esistenti nella Federazione Russa. Anche per quanto riguarda il regime dei visti concessi a sacerdoti e religiosi stranieri, le difficoltà sembrano superate, considerato che ultimamente, nella maggior parte dei casi, vengono concessi visti per un anno. In particolare, si segnala che il caso del sacerdote cattolico polacco Janusz Blaut, parroco di Vladikavkaz (a circa 20 km da Beslan), a cui era stato rifiutato il visto nell’ottobre 2004, è stato rivisto dalle competenti autorità e il visto gli è stato nuovamente concesso: il sacerdote ha dunque potuto riprendere il proprio ministero nella parrocchia di Vladikavkaz.

La morte di Giovanni Paolo II ha segnato un certo spartiacque nelle posizioni assunte dalla Chiesa ortodossa russa nei confronti della Santa Sede. Mentre alla sua scomparsa hanno fatto eco messaggi di stima e di cordoglio da parte delle principali personalità del mondo politico, culturale e religioso russo, nei confronti dello scomparso Papa, il Patriarcato di Mosca – pur calibrando gli interventi a seconda del contesto in cui si muoveva – è rimasto sostanzialmente all’interno di schemi puramente politici e ideologici. Da segnalare che l’elezione di Benedetto XVI è stata accolta con grande interesse dalla Chiesa ortodossa russa che, oltre ad avere sempre apprezzato le posizioni dottrinali di Joseph Ratzinger, il suo attaccamento alla tradizione e la sua profonda spiritualità, ha probabilmente visto nella figura del nuovo Pontefice la possibilità di «voltare pagina» e di instaurare più facilmente delle relazioni di collaborazione.

Si è fatta gradualmente strada, nelle relazioni a vari livelli tra esponenti delle Chiese ortodossa e cattolica, la consapevolezza che sia necessario trovare «sfere non conflittuali di collaborazione», individuabili nei campi culturale, sociale, educativo, da cui partire per ampliare una mutua conoscenza e fiducia, strumenti atti a far affrontare in futuro problemi più complessi. Alla Chiesa ortodossa viene sempre più pressantemente richiesto di contribuire alla risoluzione della grave crisi morale che travaglia la Russia a numerosi livelli: calo demografico, criminalità, alcolismo e tossicodipendenza, corruzione e violenza all’interno dell’Esercito. Forte all’interno della società resta ancora l’antisemitismo che ha registrato un picco nel grave attentato alla sinagoga di Mosca l’11 gennaio 2006.

L’islam va progressivamente rafforzando le proprie posizioni. Attualmente Mosca è la città europea con il maggior numero di musulmani e, secondo alcune stime, i gruppi etnici tradizionalmente musulmani formeranno la maggioranza della popolazione giovanile nel 2015. La diversità rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale è data dal fatto che i musulmani russi sono popolazioni indigene, presenti nei territori della Federazione ancor prima dell’apparire del cristianesimo; in alcune regioni, come il Dagestan, la maggioranza musulmana oggi si è rafforzata rispetto alla generazione precedente, a motivo dell’emigrazione della popolazione slava e d’altro canto si nota un movimento massiccio di musulmani in tutto il territorio nazionale, come dimostra l’edificazione di nuove moschee, come a Jakutsk, nella Siberia nord-orientale, località lontana dai tradizionali luoghi di insediamento.

Nel 2005 in Serbia Montenegro si è prodotta una profonda rottura delle relazioni tra la Chiesa ortodossa serba e l’omologa Chiesa della Repubblica di Macedonia, la cui gerarchia è apertamente accusata di scisma. La libertà di culto per i serbi in Kosovo è ancora a rischio. È soprattutto rischioso per il clero e per gli appartenenti alle Chiese spostarsi sul territorio per finalità pastorali o per cerimonie come matrimoni e funerali. I leader religiosi più noti devono ancora spostarsi con la scorta di truppe internazionali.

In Montenegro si segnalano discriminazioni contro l’autocefala Chiesa ortodossa montenegrina – il cui capo è l’arcivescovo di Cettigne, Mihailo Dedeic – che le autorità civili non riconoscono come filiazione autonoma della Chiesa ortodossa serba, ma vorrebbero rimanesse indistinta da questa. La libertà religiosa è ampiamente garantita in Slovacchia. Episodi preoccupanti sono costituiti dalle interferenze di organismi internazionali tendenti a condizionare la legislazione in senso abortista. È tornato nelle cronache svedesi il caso giudiziario di Aake Green, pastore pentecostale prima condannato e poi assolto nel 2004, per aver espresso giudizi in linea con la dottrina cristiana sull’omosessualità. Il 9 maggio, sostenendo che Green avrebbe violato la legge del 2003 sui reati di odio, il procuratore capo per conto del Governo ha presentato ricorso alla Corte Suprema contro la decisione del tribunale d’appello che scagionava l’imputato. La richiesta è stata accolta nel mese di maggio.

In aprile un tribunale distrettuale a Stenungsund aveva condannato un uomo a due mesi di carcere per aver rivolto critiche agli omosessuali su un sito internet. Il condannato ha presentato appello contro la sentenza sostenendo che le affermazioni erano il frutto delle sue convinzioni cristiane. Molti passi avanti sono stati compiuti in Turchia verso il riconoscimento di maggiori diritti alle comunità religiose cristiane. Nel mese di giugno è stato approvato dal Parlamento un pacchetto di riforme che riafferma il rispetto della libertà religiosa, istituendo il reato di impedimento all’espressione del credo religioso, punito con una pena fino a tre anni di carcere. È stata invece bloccata dal Presidente della Repubblica, Ahmet Necdet Sezer, una legge, promossa e approvata dal Parlamento su iniziativa dal partito di maggioranza Akp, che avrebbe depenalizzato il reato di predicazione del Corano fuori dai luoghi attualmente consentiti. Quest’ultima limitazione – che si affianca al divieto alle donne di indossare il velo islamico nei luoghi pubblici – sembra dimostrare che nemmeno i musulmani godono di pieni diritti.

Manca ancora il riconoscimento della personalità giuridica delle Chiese e da anni il Parlamento discute, senza però approvare, una nuova legge sul diritto di proprietà delle comunità religiose, considerata necessaria per l’ammissione di Ankara nell’Unione Europea. In Turchia infatti solo alcune minoranze religiose non islamiche possono avere beni, tramite le cosiddette “fondazioni della comunità”. La Commissione Europea, nella Proposta per l’ammissione come partner della Turchia, ha specificato che Ankara deve: riconoscere piena «libertà di religione», concetto che comprende «l’adozione di una legge» che rimuova gli ostacoli che oggi colpiscono «le minoranze religiose non musulmane e le loro associazioni, in linea con gli elevati standard europei»; «sospendere le confische e le vendite dei beni» degli enti religiosi non islamici, in attesa di una nuova legge in materia; riconoscere e attuare quanto necessario per consentire «l’effettiva libertà di pensiero, coscienza e religione sia per l’individuo che per le comunità, in linea con la Cedu» e considerando le raccomandazioni del Consiglio della Commissione europea contro razzismo e intolleranza; stabilire le condizioni per consentire la vita di queste comunità, in accordo con quanto praticato negli Stati membri, compresa la protezione legale e giudiziale delle comunità, dei loro membri, del clero e delle proprietà. Occorre riconoscere l’effettivo diritto delle comunità di organizzarsi in forme diverse dalla fondazione e di scegliersi i loro dirigenti, liberi dalle intrusioni dello Stato che spesso li ha rimossi, specie per le fondazioni delle comunità apostolica armena e greca-ortodossa. «Ci sono indizi – conclude Oehring – che parte della dirigenza del governativo Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp) possa comprendere l’importanza della libertà religiosa», anche se «non osa dirlo, per paura di provocare i potenti ambienti militari».

Il 15 settembre il Presidente della Repubblica Ahmet Necdet Sezer, ha invitato Papa Benedetto XVI a recarsi in Turchia nel 2006, perché «possa rendersi conto di persona del clima di tolleranza culturale» che vige nel Paese. Il viaggio – ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri, Namika Tan – «favorirà i suoi sforzi tesi a intensificare il dialogo fra le religioni e la reciproca comprensione fra le civiltà a livello globale». In realtà il primo invito rivolto al Pontefice era giunto dal Patriarca greco-ortodosso Bartolomeo I, sulla scorta di una tradizione ormai consolidata – iniziata con papa Paolo VI e proseguita da Giovanni Paolo II – tra il Patriarca ecumenico ortodosso e la maggiore autorità del mondo cattolico. Proprio questa iniziativa – riporta «AsiaNews.it», scavalcando le autorità civili, avrebbe creato irritazione negli ambienti della diplomazia turca che, ancor prima di considerare il Papa un capo religioso, lo ritiene il capo di Stato del Vaticano. Agli ortodossi di rito siriaco del paese di Bardakci sta per essere definitivamente tolto un terreno che un tempo ospitava la loro chiesa di Santa Maria. Come riporta «The Economist» il 25 giugno, il Governo intende concedere quell’area a una comunità di curdi per la costruzione di una moschea, nonostante le proteste della minoranza cristiana. Per quanto dispongano di 55 luoghi ufficiali di culto nelle maggiori città del Paese, le comunità protestanti non sono ancora riuscite a ottenere per le loro strutture lo status legale di edifici ecclesiastici a causa di numerosi ostacoli amministrativi e burocratici.

La politica del nuovo Presidente dell’Ucraina, Viktor Jušcenko, eletto il 26 dicembre 2004 dopo una serrata lotta che ha coinvolto l’intera società nella cosiddetta “rivoluzione arancione”, dimostra apertura nei confronti di tutte le confessioni cristiane, di cui ha sottolineato più volte l’importante valore etico per la società, ma anche la loro equivalenza nei diritti. Poco dopo la sua elezione, incontrandosi con il rappresentante pontificio, Jušcenko ha espresso grande stima verso la Chiesa cattolica, in particolare verso la Chiesa greco-cattolica, definendo il cardinale Lubomyr Husar uomo di grande spirito patriottico. Fin dall’inizio del suo mandato, Jušcenko aveva dichiarato che sarebbe stata esautorata la Commissione statale per gli affari religiosi, in modo che le autorità potessero lavorare “direttamente” con tutte le confessioni. In giugno i capi della Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca, del Patriarcato di Kiev, della Chiesa ucraina autocefala e della Chiesa greco-cattolica hanno scritto una lettera al Presidente e al Governo chiedendo di formare una commissione mista per preparare un manuale di Etica cristiana da adottare nelle scuole primarie per i relativi corsi. Al centro di forti polemiche è stato il trasferimento della sede dell’Arcivescovato maggiore dei greco-cattolici ucraini da Leopoli a Kiev, avvenuto il 21 agosto. Dure le reazioni della Chiesa ortodossa russa, che ha accusato di volontà di espansionismo e proselitismo la Chiesa greco-cattolica ucraina, confutando il documento pubblicato dal servizio-stampa della Chiesa greco-cattolica ucraina il 24 luglio, in cui si dava ragione della decisione di trasferire la propria sede.

Fin dai primi mesi del 2005 si è riacutizzata l’annosa disputa sulla giurisdizione della comunità ortodossa locale. L’arcivescovo Vsevolod, rappresentante delle parrocchie ortodosse ucraine del Patriarcato di Costantinopoli negli Stati Uniti, nel corso di un incontro con il presidente Jušcenko, avvenuto il 24 marzo a Kiev, ha usato toni molto duri, dichiarando, come riporta «NG religii» del 6 aprile: «La Chiesa madre, il Patriarcato di Costantinopoli, ritiene che la sua figlia, cioè il patriarcato di Mosca, abbia oggi lo stesso territorio canonico che possedeva prima del 1686 [Il 1686 segnò l’ingresso dell’Ucraina orientale nel dominio dell’Impero russo. In questo contesto si svolse la riunificazione delle Chiese, che avvenne nonostante le proteste di Costantinopoli]». A Leopoli continua l’annosa polemica tra la comunità ebraica e le autorità locali a proposito dell’antico cimitero ebraico su cui venne costruita in epoca sovietica la Piazza del Mercato. L’iniziativa era partita nel 1996 e ha avuto il sostegno di influenti personalità del mondo culturale e religioso, tra cui il cardinale Husar. Da parte loro, le autorità si giustificano dicendo che il cimitero ormai non esiste più e che non era neppure inserito nel piano regolatore urbano.

stupor-mundi
Saturday, July 01, 2006 10:49 PM
...incontri a Borgo Pio ...
Anch'io durante i miei peregrinatio nei pressi di Borgo Pio ho fatto degli incontri molto interessanti...in primis il cardinale Kasper che usciva dalla sua casa di piazza della Città Leonina (il suo appartamento è proprio sotto quello che fu di Ratzi): valigetta alla mano si avviava a passo svelto verso l'ingresso posteriore dell'Auditorium Conciliazione. Mi permetto di fermarlo...gli chiedo l'autografo gli dico che l'ho conosciuto tanti anni prima, a Milano, mentre alla Cattolica seguivo le lezioni di introduzione alla teologia..è gentile, sorride molto mi saluta in un italiano molto teutonico...poi ancora, qualche giorno dopo mi trovo faccia a faccia con mons. Rylko, il Woytjliano di ferro, e poi anche Mons. Camaldo , impettito ma anche lui molto sorridente, poi anche io ho incontrato Gaenswein,...è vero anche quando l'ho visto io aveva il muso unpo' "lungo" poi anche uno dei due aiutanti d marini, di cui ora mi sfugge il nome, un tipo brizzolato, piuttosto alto, borse della spesa alla mano rientrava oltre le mura vaticane passando per porta angelica....il resto al prossimo tour romano....
Ratzigirl
Sunday, July 02, 2006 3:14 AM
G8 e Papa appello per la pace


Una folla di molte migliaia di persone in lacrime ha seguito ieri per le vie di Gerusalemme, dal cimitero di Sanhedria fino al Monte degli Ulivi, il feretro di Eliahu Asheri, 18 anni, il colono ebreo ucciso da miliziani palestinesi dei Comitati di resistenza popolare. Il cadavere di Asheri, che era scomparso domenica sera, è stato recuperato la scorsa notte in un campo di Ramallah, Cisgiordania. Israele ha risposto arrestando dozzine di esponenti del governo e parlamentari di Hamas in un’azione che secondo il gruppo islamico ha lo scopo di rovesciare il suo esecutivo, mentre l’esercito continua la sua offensiva a Gaza per ottenere il rilascio del soldato israeliano rapito domenica scorsa. Il segretario di stato Usa Condoleezza Rice e altri ministri degli Esteri del G8, riuniti a Mosca, hanno espresso in un comunicato congiunto preoccupazione per quanto sta accadendo nella zona e hanno chiesto alle forze israeliana impegnate a Gaza di mettere un freno all'azione. «La detenzione di membri eletti del governo e del parlamento palestinese desta particolare preoccupazione», si legge in una nota dei misnitrid el G8. «Stanno proseguendo i tentativi diplomatici per il rilascio», ha detto la Rice in una conferenza stampa a Mosca. E anche Benedetto XVI all’Angelus si è rivolto a palestiensi e israeliani perchè «ricerchino responsabilmente quel regolamento negoziato del conflitto che solo può assicurare la pace a cui aspirano i loro popoli». Anche l'Unione europea si è detta «profondamente preoccupata» per le conseguenze umanitarie delle operazioni israeliane a Gaza. Centinaia di palestinesi armati di fucili automatici e anticarro hanno preso posizione nell'attesa che le forze israeliane aprano un secondo fronte a nord della Striscia di Gaza, il giorno dopo che i carri armati hanno infranto in confine meridionale. Un aereo israeliano ha sparato un missile contro un veicolo che trasportava un esponente anziano della Jihad islamica, ferito leggermente nell’attacco, e uomini armati con il volto coperto hanno creato con dell'esplosivo un buco di 4 metri di diametro nel muro che separa Gaza e l'Egitto. Il Comitato di resistenza popolare (Prc), uno dei gruppi militanti che si presume essere responsabili del rapimento del caporale Gilad Shalit, ha diramato invece una nota in cui schernisce Israele, giurando di non fornire informazioni per chiarire se il soldato sia vivo o morto. Cinque ministri palestinesi sono stati arrestati nello stesso hotel a Ramallah. Israele ha riferito che 64 funzionari di Hamas sono stati tratti in arresto ed ha giurato di fermare altri membri del gruppo militante, che ha chiesto più volte la distruzione di Israele. Tra i fermati c'è il responsabile delle Finanze Omar Abdel-Razeq, oltre a otto membri del gabinetto ministeriale e a una ventina di deputati del movimento islamico, ora alla guida dell'Autorità nazionale palestinese. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Mark Regev, ha detto che gli arresti sono «dovuti al fatto che Hamas nelle ultime settimane ha compiuto una escalation di azioni terroristiche contro Israele». «Non vengono usati come merce di scambio. Questa è gente con precedenti per terrorismo, con accuse pendenti», ha detto il portavoce dell'esercito Jacob Dalal. Hamas ha detto di considerare gli arresti una dichiarazione di guerra.
Ratzigirl
Sunday, July 02, 2006 4:31 PM
Valencia si prepara

ATTESI UN MILIONE DI FEDELI

Sono attese oltre un milione di persone al V incontro mondiale delle famiglie che si è aperto ieri a Valencia, in Spagna, e terminerà domenica 9 luglio con la messa presieduta da Benedetto XVI. L'evento, promosso dal pontificio consiglio per la famiglia, ha come tema centrale: «La trasmissione della fede nella famiglia». Per l'occasione, il dicastero vaticano retto dal cardinale colombiano Lopez Trujillo, ha in animo di presentare un documento in cui riproporre tutte le priorità della Chiesa in merito alla famiglia, al sacramento del matrimonio e alla difesa della vita in generale. Quattro gli appuntamenti principali dell'incontro: la «Fiera Internazionale della Famiglia», che ha preso il via ieri; il «Congresso Internazionale Teologico Pastorale», dal 4 al 7 presso il Centro Fieristico, con oltre 5 mila partecipanti tra cui 29 cardinali; una veglia con testimonianze di famiglie da ogni parte del mondo, alla presenza del Papa, la sera di sabato 8 luglio nella Città delle Arti e delle Scienze e infine, nello stesso luogo, domenica 9, alle 9.30, la messa conclusiva. Papa Ratzinger, nella Spagna di Zapatero (che ha dichiarato che non sarà presente agli appuntamenti pubblici del Pontefice) distintasi per le aperture alle unioni extra matrimoniali, insisterà sul ruolo imprescindibile che in ogni società deve avere la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio. Lo ha anticipato anche nella lettera preparatoria dell'incontro quando ha affermato che «tutti i popoli, per conferire un volto veramente umano alla società, non possono ignorare il bene prezioso della famiglia, fondata sul matrimonio, il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole: è il fondamento della famiglia, patrimonio e bene comune dell'umanità». «Pertanto - ha scritto Ratzinger - la Chiesa non può cessare di annunciare che, conformemente ai piani di Dio, il matrimonio e la famiglia sono insostituibili e non ammettono alternative». Intanto, in attesa dell'arrivo del Papa, Valencia si è già addobbata a festa: dai balconi di molti palazzi compaiono le immagini di Benedetto XVI e le bandiere della Santa Sede. Il popolo valenciano, insomma, vuole riservare una grande accoglienza a Joseph Ratzinger.
euge65
Sunday, July 02, 2006 7:01 PM
L'importante e'..........


La presenza numerosa dei fedeli e l'accoglienza calorosa di Valencia poi della mancata presenza di Zapatero agli appuntamenti pubblici del Pontefice onesatamente............
Sybella
Sunday, July 02, 2006 10:16 PM
Ancora???
Pierre Brunissen, sacerdote francese, è stato aggredito da un uomo armato di coltello a Samsun, in Turchia. Il religioso, lo stesso che, il 5 marzo, aveva riaperto la chiesa di Trabzon dove era stato ucciso Don Santoro, è stato ferito, ma non è in pericolo di vita. Era stato più volte minacciato in passato dai giovani locali.

...francamente, pensavo - e speravo - che un simile orribile episodio non si sarebbe più ripetuto...

[Modificato da Sybella 03/07/2006 9.30]

DIDIA
Sunday, July 02, 2006 11:03 PM
CHISSA' PERCHE'??
.....mi domando il perchè il bel Cioccio sia sempre sorridente e carino quando è vicino al Papa, e invece quando è solo e gironzola per borgo pio o campo dei fiorni è estremamente cupo....altro che muso lungo, quando l'ho visto io pare che gli era morto il gatto!!!
La sua faccia era più o meno questa
....però certo che è proprio bellllllooooooooooo!!!!!!!!!!!
DIDIA
Monday, July 03, 2006 12:19 AM
ECCO LE FOTO!!!












SPERO VI PIACCIANO SONO LA MINIMA PARTE DI TUTTE QUELLE CHE HO!!!
!BlackDahlia!
Monday, July 03, 2006 12:30 AM
GRAZIE MILLE!!!! CONTINUA COSI'!!!!!!
DIDIA
Monday, July 03, 2006 12:58 AM
ALTRE FOTO











ALTRE FOTINE MOLTO CARINE....MA E' TUTTO MERITO SEL SOGGETTO FOTOGRAFATO!!
!BlackDahlia!
Monday, July 03, 2006 7:59 AM
COMPLEANNO DEL SEGRETARIO - INIZIO RACCOLTA MESSAGGI
GEORG G. FESTEGGIA I 50 ANNI IL PROSSIMO 30 LUGLIO: CHIUNQUE VOLESSE MANDARGLI SALUTI E AUGURI PUO' LASCIARE QUI IL SUO MESSAGGIO, POI CI PENSERA' MIRIAM A SPEDIRE IL TUTTO.

!BlackDahlia!
Monday, July 03, 2006 8:00 AM
GAENSWEIN'S BIRTHDAY
YOU CAN START LEAVING YOUR MESSAGES RIGHT HERE!...
DIDIA
Monday, July 03, 2006 10:39 AM
FOTO








TROPPO BELLO!!!!!!!!!!!!!!!!!
josie '86
Monday, July 03, 2006 2:33 PM
Georg, Sepp's angel

[IMG]http://img111.imageshack.us/img111/7468/ca7ytkp90dt.jpg[/IMG] [IMG]http://img108.imageshack.us/img108/1382/ca8pqll61dw.jpg[/IMG] [IMG]http://img114.imageshack.us/img114/4463/ca9w6lh78tr.jpg[/IMG] [IMG]http://img111.imageshack.us/img111/4053/ca8525v81aw.jpg[/IMG] [IMG]http://img108.imageshack.us/img108/8471/cabasvv55gh.jpg[/IMG][IMG]http://img55.imageshack.us/img55/3109/cabr15kq4nb.jpg[/IMG] [IMG]http://img211.imageshack.us/img211/3681/cac56jkp7eq.jpg[/IMG] [IMG]http://img139.imageshack.us/img139/5947/cactun8p9yb.jpg[/IMG] [IMG]http://img99.imageshack.us/img99/900/cagr7rmk7bz.jpg[/IMG] [IMG]http://img293.imageshack.us/img293/6684/cainwxmj9oe.jpg[/IMG] [IMG]http://img514.imageshack.us/img514/7978/caz64jrp9ae.jpg[/IMG] [IMG]http://img108.imageshack.us/img108/764/cayzezyt3gr.jpg[/IMG][IMG]http://img127.imageshack.us/img127/8676/cakf6tsj7bi.jpg[/IMG]

[DIM]14pt[=DIM][FONT]Comic Sans MS[=FONT]Antony la Salernitana per le fan di Cioccio!!! [/FONT][/DIM]
!BlackDahlia!
Monday, July 03, 2006 5:28 PM
GRAZIE DIDIA E JOSIE PER LE ULTIME FOTOGRAFIE!!!
josie '86
Tuesday, July 04, 2006 11:54 AM
Ovviamente...

...non condivido gli SPIRINQUACCHI della Farabola sul Papa... Vi consiglio di trovarle sul sito della Corbis...Almeno lì la scrittina del copyright è quasi invisibile!!!
Ratzigirl
Tuesday, July 04, 2006 2:22 PM
Intervista al Cardinale Backis
In Lituania manca una sana politica familiare, sostiene l’Arcivescovo di Vilnius



Secondo il Cardinale Audrys Juozas Backis, in Lituania manca una politica diretta ad assicurare una vita decente alle famiglie.

E’ quanto ha affermato il porporato in una intervista concessa a ZENIT, al termine della visita “ad limina Apostolorum” dei presuli delle Conferenze Episcopali di Lituania, Lettonia, Estonia, conclusasi due settimane fa.

Il Cardinale, che nel 1994 ha dato vita in Lituania ad un Centro Familiare dove i fidanzati si preparano al matrimonio e ricevono consulenza spirituale e psicologica, parla della crisi di valori umani affrontata nel suo Paese e degli sforzi compiuti dalla Chiesa.

Sua Eminenza, può sintetizzare il contenuto del Rapporto da voi preparato in vista della visita “ad limina Apostolorum” e riguardante la Chiesa in Lituania?

Cardinale Audrys Juozas Backis: E’ difficile fare una sintesi del Rapporto perché i nostri Vescovi non hanno concordato tutto il Rapporto, ma hanno sottolineato i problemi della famiglia, la formazione dei giovani al matrimonio per esempio, la secolarizzazione della società che fa perdere quei valori della vita e della famiglia…Dunque stiamo diventando europei, in quel senso! Direi che questa è la parte principale, perché il Santo Padre ci ha parlato sopratutto della famiglia, dunque ha accolto questo aspetto dei nostri Rapporti. Per il resto come sempre ci sono ombre e luci, difficoltà ed esperienze positive nel campo della famiglia, i centri della famiglia, i centri catechetici, i centri della gioventù… Insomma c’é qualcosa che si muove, sono piccoli gruppi, piccole cellule, ma che portano speranza per il futuro. Direi che non abbiamo insistito su tanti altri problemi come il calo demografico, la frequenza ai corsi di istruzione religiosa nelle scuole, che arriva solamente al 50%. Ci siamo concentrati, soprattutto, sui problemi della gente che non trova molti valori, che preferisce andarsene anche fuori per cercare i soldi.

Che impressioni ha avuto e quali sono gli argomenti emersi durante gli incontri con i diversi membri della Curia Romana?

Cardinale Audrys Juozas Backis: Sono uscito proprio adesso da un incontro con il Pontificio Consiglio per la Famiglia, dove abbiamo parlato dei problemi della famiglia, della nostra partecipazione all’Incontro mondiale di Valencia e degli altri problemi riguardanti i Vescovi. Abbiamo riflettuto sulla nostra responsabilità come pastori, su come affrontare alcuni problemi, insistendo soprattutto sulla fraternità tra i Vescovi. Vorrei dire che quando veniamo insieme a Roma siamo in fondo più liberi di quando ci incontriamo in Lituania e dobbiamo trattare diverse questioni scottanti. Infatti, qui, in modo molto tranquillo abbiamo fraternizzato tra di noi, abbiamo sperimentato questa collegialità affettiva di cui si parla tanto, abbiamo visitato le quattro Basiliche Patriarcali, abbiamo concelebrato la Messa, ci sono stati tanti momenti di preghiera, momenti di fede, siamo venuti sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, ed infine vi è stata la gioia di vedere il Santo Padre. I problemi del clero sono le altre questioni concrete che abbiamo sollevato, insieme ai problemi legati allo stato attuale dei sacramenti e della liturgia. Ci siamo interrogati su problematiche precise e concrete: cosa dobbiamo fare per esempio circa la questione delle pseudo-apparizioni qui o lì, come è necessario reagire. E abbiamo avuto una risposta molto bella: non sono cose da condannare, ma di cui approfittare per lanciare una sana catechesi rivolta verso quelle persone che vanno lì forse mosse da idee e informazioni sbagliate.

Durante l’Udienza di venerdì con Benedetto XVI, al termine della visita “ad limina”, il Santo Padre vi ha incoraggiato ad essere sempre “coraggiosi difensori della vita e della famiglia”. Cosa ci può dire della situazione dell’istituto familiare in Lituania? E in che modo si sta pronunciando la Chiesa al riguardo?

Cardinale Audrys Juozas Backis: La Chiesa come una grande famiglia è per noi un invito a fare ancora qualcosa di più. Ma come ho menzionato all’inizio, tutti noi Vescovi siamo preoccupati di tale questione e guardo con gioia ai corsi di preparazione al matrimonio, che forse non si seguono bene fuori dalle grandi città per mancanza di personale qualificato. Ma sopratutto anche dopo il matrimonio sarebbe bello che le giovani coppie si continuassero ad incontrare tra di loro formando piccole comunità che pregano insieme, che vanno in campeggio insieme, che viaggiano insieme e si sostengono nella preghiera per vivere cristianamente il loro matrimonio in una società secolarizzata come la nostra, con una stampa e una televisione che non aiutano molto all’educazione dei figli. Dunque questo è un aspetto.

Altri aspetti sono tutte quelle leggi che ci vengono da Bruxelles o le Risoluzioni che certa gente cerca di tradurre in leggi. Dobbiamo portare avanti tutti gli sforzi necessari per fare delle leggi che siano il male minore. Dunque cerchiamo di lavorare in questo campo. Per il resto, credo che sono le famiglie stesse, i genitori, a doversi organizzare e a lottare per far valere i loro diritti, diritti la cui fonte è lo Stato, diritti anche nell’ambito scolastico al fine di esigere una buona educazione in un ambiente sano per i propri figli. Ritengo, inoltre, che debbano essere i genitori e non i Vescovi o i preti a parlare, sono loro che devono difendere i loro diritti e dei loro figli, così come i diritti ad educarli secondo la propria coscienza e convinzione. Tuttavia, credo che qualcosa si stia muovendo nella giusta direzione.

Il fenomeno di grande emigrazione dalla Lituania della gioventù qualificata per ragioni socio-economiche è una delle conseguenze portate dal regime comunista. Come potrebbe rispondere la Chiesa a questa realtà?
Cardinale Audrys Juozas Backis: Non credo che la Chiesa possa rispondere. Noi possiamo attivare la gente ad amare la loro terra, la loro famiglia, a non andare incontro ad una avventura non si sa dove. Questo ha a che fare con la coscienza. Una persona che ama il suo Paese, i propri genitori, il suo ambiente preferisce rimanere. Credo che questo sia un problema piuttosto dello Stato che non offre opportunità a tanti giovani dopo la fine dei loro studi e qui c’è veramente una ingiustizia sociale crescente. Stiamo diventando – esagero – un pò come l’America Latina, dove c’è gente che è estremamente ricca e può permettersi tutto ed altri che fanno fatica a mantenere la loro famiglia. Dunque, per me, è un problema politico-sociale e tornando al tema della famiglia credo che quello che manchi di più in Lituania attualmente sia una sana politica familiare. Sì, danno alcuni contributi per i figli, ma non è questo. Una sana politica familiare consiste nell’aiutare le famiglie a poter avere una casa, a poter vivere decentemente e a preparare un futuro per i propri figli. Se questi problemi non si risolvono dal punto di visto sociale e se non ci sarà una sana politica familiare, posso dire di riuscire a capire i giovani che se ne vanno, così come che sono molto dispiaciuto.

Com’è attualmente la situazione delle vocazioni e dei seminari nel Paese, dopo le lunghe persecuzioni sofferte a causa del regime comunista?

Cardinale Audrys Juozas Backis: Direi che la situazione è quasi stabile. L’accesso al seminario non è aumentato, anzi forse è un po’ diminuito. Un aumento passeggero si è avuto subito dopo l’indipendenza. Mi ricordo che nel 1993, quando ho riaperto dopo 50 anni il seminario a Vilnius, si sono presentati 22 giovani, parecchi dei quali ho poi ordinato. Dunque è una gioia, però in questi ultimi anni ordino in media 3-4 sacerdoti mentre 5-10 anni fa costituivano un gruppo più consistente.

Però c’é un altro fattore credo, legato ad una selezione molto più severa. In tutte le diocesi abbiamo introdotto un anno propedeutico che è veramente fondamentale per il giovane che vuole farsi prete, per sapere dove va esattamente, per la sua maturazione, per la maturazione della sua vocazione e anche per i responsabili affinché possano discernere meglio per quali motivi un candidato sceglie il sacerdozio o se è in grado di andare per quella via. Dunque questa esperienza porta dei risultati ottimali, e io vedo che i giovani che sono passati attraverso questi periodi di formazione, entrano in seminario come in una piccola comunità fraterna, dove si aiutano l’un l’altro. Però il numero rimane più o meno stabile, ad esempio a Vilnius ci sono 116 sacerdoti diocesani mentre 10 anni fa ce n’erano un centinaio, e sopratutto sono molto giovani. Credo che il 65% dei sacerdoti abbia meno di 40 anni. Per il futuro non sarà importante l’età del clero, quanto il fatto che siano fedeli alla loro vocazione e si facciano apostoli della Nuova Evangelizzazione.

Qual è il messaggio di speranza che porterà di ritorno da questa esperienza?

Cardinale Audrys Juozas Backis: La gioia, quello spirito fraterno, quella comunione fraterna tra i nostri Vescovi. Abbiamo ricevuto dal Santo Padre un grande incoraggiamento e sostegno, così come in tutti i Dicasteri dove siamo andati, ed è ora giunto per noi il momento di riprendere con più entusiasmo il cammino che stiamo già compiendo. Inoltre, il messaggio principale è il diritto della famiglia e l’appello è a farlo risuonare di più in Lituania, perché a mio avviso, quando c’è una famiglia dove regna l’amore, i molti problemi scompaiono. Anche riguardo le vocazioni, da dove vengono se non da belle famiglie cristiane! Dunque per me il messaggio è che la famiglia è al centro della nostra preoccupazione pastorale, così come anche l’aspetto della vita che ad essa si lega. Chiediamo al Signore di benedire le nostre famiglie lituane.
josie '86
Wednesday, July 05, 2006 12:49 PM
Per le fan di Georg, l'angelo guardiano di Sepp
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josie '86
Wednesday, July 05, 2006 12:50 PM
Per le fan di Boccardo

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josie '86
Wednesday, July 05, 2006 12:52 PM
Per le fan di Clemens

[IMG]http://img215.imageshack.us/img215/142/000010w6fh.jpg[/IMG]
gracelp
Wednesday, July 05, 2006 2:32 PM
this is my message for Don Georg!
-------

Dear Monsignor Georg,

Greetings!
We here at the Papa Ratzinger Forum love you so much for your dedication and care for Papa Benedetto:) and for being an inspiration to all of us! we admire you and you have fans all over the world!

You and Papa are two of the most handsome men of God,youre like an angel!

Happy,happy Birthday!ill pray for you always and may God bless and keep you!

Hugs!

gracelp
from Papa Ratzinger forum
Francesca.Pisa
Wednesday, July 05, 2006 4:46 PM
Tantissimi auguri!!!!
Don Georg,
Tanti tanti auguri anche da parte mia, anche se non appartengo diciamo al gruppo delle sue "fan" speciali, (tutto il mio cuore batte solo per il suo capo!!) mi unisco in ogni caso al coro degli auguri, sono sempre felice di vederla a fianco di Benedetto XVI perche' secondo me con lei il mio amatissimo Pontefice e'certamente al sicuro, sono certa che vegli egregiamente e costantemente sui di lui, se c'e' lei tutto e'senz'altro a posto, la sua presenza accanto al Papa almeno per me e' la garanzia che tutto sta andando bene, solo una raccomandazione in questi giorni di gran caldo faccia in modo che Benedetto XVI abbia sempre acqua disponibile e la prego non gli dia piu' caramelle a tradimento.....!!!!!!!(vedi udienza 28 giugno 2006.....)
Mi raccomando ami sempre esattamente come fa oggi il nostro amatissimo Papa e sia sempre il suo angelo custode, se Benedetto XVI la ha scelto ed e' così attaccato a lei deve essere certamente una bellissima persona, quindi spero che continuiate ad essere in un certo senso la piu' bella copia del Vaticano!!!!!!!
Che il Signore vegli sempre su di lei, un carissimo augurio di un bellissimo compleanno.
Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca
!BlackDahlia!
Wednesday, July 05, 2006 6:18 PM
JOSIE!!!!!! FANTASTICHE FOTO, SONO DAVVERO STUPENDE!!!!!!!
E GRAZIE ANCHE A CHI STA COMINCIANDO A POSTARE GLI AUGURI PER IL COMPLEANNO DI GEORG...

THANKS SO MUCH GRACE FOR YOUR GREETINGS, LET'S KEEP THEM COMING!!!!
!BlackDahlia!
Wednesday, July 05, 2006 6:34 PM
~PER L'ANGELO CUSTODE DI PAPA BENEDETTO~
[C][G]Fühlen Sie sich auf das Herzlichste zum Geburtstag gratuliert! Alles Liebe und Gute für die Zukunft wünscht Ihnen mit vielen lieben Grüßen verbunden Ihre Madeleine. [/G][/C]
!BlackDahlia!
Wednesday, July 05, 2006 6:35 PM
[IMG]http://pro.corbis.com/images/42-15839982.jpg?size=67&uid=%7B3d555cb6-8da2-4350-96a7-e64d54cd1b92%7D[/IMG]<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da !BlackDahlia! 05/07/2006&nbsp;18.38</i>]</font></p>
.Imladris.
Thursday, July 06, 2006 5:17 AM
Birthday Greetings
Okay, here's mine:
-----------------------------------

The Reverend Monsignor Georg Ganswein
Vatican City

Dear Monsignor:

This simple note is to wish you a very happy and blessed 50th birthday. May God bless you as you continue your faithful dedication and service to the Church and to the Holy Father. Enjoy your special day and don’t eat too much cake and ice cream!

Sincerely yours in Christ,

Imladris
Papa Ratzinger Forum
July 5, 2006
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