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"I rapporti tra Stato e Chiesa in Italia”
La Lectio doctoralis di mons. Georg Gänswein all'Università per Stranieri di Perugia



ROMA, mercoledì, 16 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la Lectio doctoralis dal titolo "I rapporti tra Stato e Chiesa in Italia. La libertas ecclesiae nel Concordato del 1929 e nell'Accordo del 1984" tenuta dal Segretario particolare di Benedetto XVI, mons. Georg Gänswein, nel ricevere il 15 febbraio la Laurea honoris causa in “Sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali” dell'Università per Stranieri di Perugia.

* * *

Mi sento profondamente onorato che l’Università per Stranieri di Perugia abbia deciso di conferirmi la Laurea honoris causa in sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali; perciò ringrazio di cuore il Rettore Magnifico, la chiarissima Prof.ssa Stefania Giannini, per questo onore e per il Suo saluto. Ringrazio inoltre il Prof. Marco Impagliazzo per la sua laudatio della mia persona, benché la ritenga immeritata. Sento una particolare gratitudine nei confronti di questa illustre Università che mi ha aperto la porta alla nobile anima italiana tramite la sua bellissima lingua e ha arricchito le mie conoscenze della storia e della cultura di questo amato Paese. In fine ringrazio tutti quelli che mi hanno aperto occhi e cuore alla bellezza della penisola italiana. Saluto tutti i presenti a cui manifesto la vicinanza e porto la Benedizione Apostolica di Papa Benedetto XVI.


1) La questione della libertà nella disciplina concordataria
In un discorso del 13 febbraio 1929, due giorni dopo la firma dei Patti lateranensi, di fronte ai docenti e studenti della Università Cattolica del Sacro Cuore, Pio XI sintetizza l’obiettivo del Concordato lateranense: “Ridare Dio all’Italia e l’Italia a Dio”.(1) Al Concordato con l’Italia è indissolubilmente collegato il Trattato lateranense con la soluzione della Questione Romana (Simul stabunt, simul cadent afferma Pio XI) ed il riconoscimento, da parte italiana, della personalità internazionale della Santa Sede. Il Papa rinuncia al potere temporale e costituisce il piccolo Stato Città del Vaticano, finalizzato a garantire libertà ed indipendenza alla Santa Sede per l’adempimento della sua missione nel mondo.(2) Libertà della Chiesa e libertà dei cattolici sono finalità primarie.(3)


Il Concordato lateranense vige per ben 40 anni: 20 in età fascista e 20 in età democratica. Dalla fine degli anni sessanta dello scorso secolo esso comincia ad essere contestato pur rimanendo in vigore sino al 1984 sul piano internazionale ed al 1985 sul piano interno italiano a seguito della legge di ratifica. (4) Il mutato spirito pubblico, nella comunità ecclesiale, come nella comunità civile con la contestazione sessantottina a tutti gli ordini costituiti ed a tutti gli istituti tradizionali, produce una serie di polemiche. (5) A chi invoca l’abrogazione risponde la saggezza della politica italiana di allora con l’avvio del procedimento di revisione, che produce una modificazione del testo del 1929 effettuata con la armonizzazione ai nuovi principi di libertà che lo Stato democratico e la Chiesa hanno nel frattempo posto a fondamento dei rispettivi ordinamenti. La revisione si conclude, dopo vari passaggi parlamentari, il 18 febbraio 1984 quando il Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli ed il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana On. Bettino Craxi firmano l’Accordo “di modificazioni al Concordato lateranense” o Accordo di Villa Madama, dal luogo della firma.(6)


La vicenda storica dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia nel XX secolo mostra in maniera esemplare come i concordati - cioè le convenzioni stipulate dagli Stati con la Santa Sede per la regolazione giuridica di materie di comune interesse - abbiano una doppia valenza, a seconda che si tratti di Stati totalitari o autoritari ovvero di Stati democratici. Nel senso che con gli Stati del primo tipo i concordati hanno una specifica funzione: assicurare alla Chiesa spazi di libertà i più ampi possibili, necessari alla sua missione spirituale, nell’ambito di un ordinamento statale che per natura sua è negatore delle libertà sia a livello individuale che a livello collettivo. Viceversa negli Stati democratici, dove il concordato viene ad avere una funzione del tutto diversa: non quella di garantire spazi di libertà, già assicurati ampiamente alla Chiesa ed ai suoi fedeli nel quadro delle libertà riconosciute a tutti; ma quella di definire concretamente il regolamento delle modalità di esercizio delle libertà e dei diritti universalmente riconosciuti.


In questo seconda ipotesi, in particolare, il concordato può avere la funzione di realizzare un’esperienza più avanzata di democrazia, nella misura in cui esprimere la partecipazione della società ecclesiastica alla formazione delle norme i cui essa sarà poi destinataria; così come può servire a raggiungere l’obbiettivo di garantire alla Chiesa, nell’ordinamento statale, un ordine giuridico rispettoso della sua identità, senza cadere in ingiustificati privilegi e senza ledere il principio, fondamentale in una democrazia, di eguale libertà di tutte le confessioni religiose. Nell’un caso, dunque, il concordato ha la funzione di definire l’ambito ed i limiti di operatività dell’autorità ecclesiastica, garantendo perciò la libertà della Chiesa (libertas Ecclesiae) e, di riflesso, la libertà religiosa dei suoi fedeli. Nell’altro caso il concordato ha la funzione di promuovere nel contesto di un sistema di libertà, la collaborazione fra autorità statale ed autorità ecclesiastica per favorire la tutela della persona umana e la promozione del bene comune; in entrambi i casi, pertanto, soggiacente al concordato. (7)

Nell’esperienza italiana, il Concordato del 1929 veniva a definire la condizione giuridica della Chiesa in Italia con una serie di disposizioni nelle quali erano assicurati ad essa Chiesa alcuni spazi di libertà. In questo senso il Concordato lateranense era diretto a superare i limiti posti dalla legislazione ottocentesca, chiaramente ispirata alla politica di secolarizzazione della società e di riduzione dello spazio della Chiesa, della sua attività e delle sue istituzioni: d’altra parte lo stesso Concordato, assicurando quei seppur definiti spazi di libertà, veniva a garantire alla missione della Chiesa un’immunità da coartazione e da limiti che era negata alla generalità dei consociati, individui e gruppi, dalla legislazione autoritaria del fascismo.(8)


Significativa in questo senso la vicenda dell’Azione Cattolica - la più importante espressione dell’associazionismo cattolico - specie nel settore giovanile. Difatti in deroga alle norme statali che prevedevano il monopolio partitico dell’associazionismo giovanile, disponendo in particolare l’obbligo di iscrizione dei giovani nelle associazioni del regime e facendo divieto ai privati di costituire associazioni giovanili, l’art. 43 del Concordato lateranense riconosceva le organizzazioni dipendenti dall’Azione Cattolica “in quanto esse, siccome la Santa Sede ha disposto, svolgano la loro attività al di fuori di ogni partito politico e sotto l’immediata dipendenza della gerarchia della Chiesa per la diffusione e l’attuazione dei principi cattolici”. (9)


Alla luce della pretesa del fascismo - alla stregua di ogni regime totalitario - di avere il monopolio nella educazione della gioventù, la disposizione di cui all’art. 43 concedeva dunque alla Chiesa una (parziale) libertà in materia associativa, non riconosciuta ad altri. Ma la eterogeneità della norma concordataria rispetto al sistema ordinamentale dell’Italia del tempo venne alla luce, nell’esperienza concreta, neppure due anni dopo la stipula dei Patti lateranensi. Difatti non è senza significato che i maggiori contrasti tra la Chiesa ed il fascismo avvennero (oltre che per le leggi razziali del 1938) nel 1931, proprio in materia di associazioni cattoliche, allorché il regime si accorse che le libertà riconosciute in materia dal Concordato erano in insuperabile contrasto con l’ordinamento italiano. (10)


Viceversa l’Accordo di Villa Madama del 18 febbraio 1984, con cui vennero apportate modifiche al Concordato lateranense, si pone nel contesto del complesso ed articolato sistema di democrazia pluralista delineato dalla Costituzione italiana del 1948. Esso quindi non ha lo scopo di garantire libertà, che, non solo in materia religiosa, sono già assicurate a tutti, individui e gruppi; bensì ha lo scopo di favorire, in una prospettiva propriamente promozionale, la più ampia e concreta esplicitazione di tali libertà, anche con riferimento alla istituzione ecclesiastica che, nella stessa Costituzione, è riconosciuta come soggetto indipendente e sovrano (art. 7, primo comma). (11)

Si può osservare che tra gli elementi salienti di distinzione fra il testo originario del Concordato (1929) e quello in vigore (1984), spiccano proprio quelli relativi ai profili di libertà. Nel testo originario, infatti, erano riconosciute una serie di libertà della Chiesa e dei cattolici italiani, singoli o associati. Ma tali riconoscimenti erano posti in deroga ai principi ed alle norme caratterizzanti l’ordinamento italiano del tempo, e soprattutto nel contesto di relazioni fra due soggetti – lo Stato e la Chiesa – gelosi della propria sovranità e che si guardavano con diffidenza; per i quali conseguentemente le disposizioni concordatarie erano sostanzialmente una actio finium regundorum diretta a definire con chiarezza le reciproche competenze ed a salvaguardare le rispettive autonomie.


Al contrario nel testo revisionato del Concordato lateranense il riconoscimento delle libertà della Chiesa e dei cattolici italiani costituisce logica esplicitazione, sul piano dei concreti rapporti tra le due Parti contraenti dell’Accordo, dei diritti di libertà garantiti a tutti, senza discriminazioni, dalla Carta costituzionale. Le singole disposizioni concordatarie non solo agevolano praticamente l’azione dello Stato nel rispetto dei limiti della legge, ma indicano concretamente spazi di libertà dischiusi alla fruizione degli interessati, nella pluralità di possibilità e di opzioni ipotizzabili sulla base delle astratte e generalissimi enunciazioni di libertà contenute nella Costituzione. In tal senso significativamente il n. 2 dell’art. 13 dell’Accordo di Villa Madama lascia aperta la via ad altre future e possibili regolamentazioni di concreti spazi di libertà, affermando che “ulteriori materie per le quali si manifesti l’esigenza di collaborare tra la Chiesa cattolica e lo Stato potranno essere regolate sia con nuovi accordi tra le due Parti sia con intese tra le competenti autorità dello Stato e la Conferenza Episcopale Italiana”.(12)


Nel riaffermare il principio costituzionale (art. 7, primo comma) secondo cui lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, il primo articolo dell’Accordo di Villa Madama dispone che la Repubblica Italiana e la Santa Sede si impegnano “alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese”. Ciò sta ad indicare, da entrambe le Parte contraenti, una concezione nuova della sovranità, non più chiusa ma aperta al servizio dell’uomo e del bene comune, il che postula una sana collaborazione seppure nella diversità delle rispettive competenze. (13)



2. La libertas Ecclesiae nel Concordato e nell’Accordo
Tutte le clausole del Concordato, così come modificato dall’Accordo di Villa Madama, esprimono il riconoscimento fatto nell’ordinamento italiano alla libertas Ecclesiae, cioè alla libertà rivendicata sempre e dovunque dalla Chiesa di poter esercitare senza ostacoli la propria missione, nel pieno rispetto della sua natura e delle proprie funzioni.(14) Le disposizioni generali in materia sono comunque contenute negli artt. 1 e 2 (15) , nonché nell’art. 1 del Protocollo addizionale (16) , che sotto questo profilo costituiscono una novità rispetto al passato, giacché il Concordato del 1929 riconosceva solo alcune libertà ecclesiastiche, altre le limitava o le condizionava (ad esempio in materia di nomina di vescovi e di parroci), e soprattutto non contemplava un riconoscimento della libertas Ecclesiae nella sua generalità e globalità.


Si è già detto che l’art. 1 ripete il contenuto del primo comma dell’art. 7 Cost., nella parte in cui afferma che lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Giova notare come non si tratti di una inutile ripetizione, né di una mera affermazione di principio senza alcun contenuto concreto sul piano del diritto positivo. Perché con quella formula si accoglie in via bilaterale, un principio che per il passato vigeva solo perché racchiuso in una norma unilaterale statale quale l’art. 7 Cost.; ma soprattutto perché la norma in esame estende la previsione costituzionale, disponendo che le due Parti contraenti sono impegnate nei loro rapporti al pieno rispetto dell’indipendenza e della sovranità di ciascuna, così come sono impegnate alla reciproca collaborazione per il bene dell’uomo e del paese.


Si tratta di una norma che non può considerarsi solo come meramente programmatica, ma di immediata precettività, nella misura in cui fa divieto di considerare la Chiesa come funzionale agli interessi dello Stato e lo Stato come “braccio secolare” della Chiesa, imponendo viceversa ad entrambi di collaborare – seppure ciascuno secondo le proprie competenze – in ragione del fatto che l’una e l’altro sono, ancorché a diverso titolo, a servizio della stessa persona umana e del bene comune. Come è stato giustamente notato, l’importanza della disposizione richiamata si evince in tutta la sua portata considerando che il collegamento tra Stato e Chiesa operato dalla norma in questione non serve solo “a tutelare ciascun ordine nel raggiungimento dei suoi fini ma a perseguire altresì in collaborazione una finalità comune: la promozione dell’uomo.” (17)


La norma ricollega i contenuti del primo comma dell’art. 7 Cost. al precetto di cui all’art. 2 Cost., che riconosce i diritti fondamentali dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali in cui si esplicita la sua personalità. (18) Essa non solo indica la linea pratica di condotta da seguire nello svolgersi delle relazioni tra Stato e Chiesa, ma funziona anche come criterio di interpretazione sia delle disposizioni concordatarie sia di tutte le altre norme dell’ordinamento italiano che coinvolgano il servizio all’uomo da parte di Stato e Chiesa.


Il più pieno e generale riconoscimento della libertas Ecclesiae è peraltro contenuto nei primi due commi dell’art. 2 dell’Accordo del 1984, laddove l’ordinamento giuridico statale assume la Chiesa secondo la sua peculiare natura, struttura e finalità. Ciò comporta di conseguenza la sua disciplina in Italia secondo un diritto speciale, ancorché non privilegiario, e non secondo il mero diritto comune, come sarebbe stata logica conseguenza se lo Stato si fosse limitato a riconoscere alla Chiesa la sola libertà religiosa in senso collettivo.


Per quanto riguardo poi i singoli contenuti di tale libertas, il testo vigente del Concordato appare assai dettagliato e preciso. In particolare è assicurata la libertà della Chiesa sia per quanto attiene alla sua struttura e, quindi, alla sua capacità di organizzarsi giuridicamente senza alcun limite posto dalle leggi dello Stato; sia per quanto attiene alla funzione sua propria, tenendosi nel dovuto conto la distinzione canonistica dei tria munera – docendi, sanctificandi, regendi – in cui tale funzione si articola.


Si deve rilevare che la formula generale dell’art. 2 è da collegare alle altre disposizioni del Concordato, nelle quali sono garantite singole libertà ecclesiastiche. Ciò vale in materia munus docendi relativamente alla dichiarazione, alla diffusione ed alla difesa del dogma cattolico (art. 2; art. 7, n 4); alla formazione dei christifideles (art. 9; art. 10, n. 3; art. 12); ed in particolare alla specifica formazione del clero (art. 10, nn. 12-2).


Quanto rilevato vale pure per il munus sanctificandi, del quale è fatta esplicita menzione nell’art. 2, n. 1, ma che direttamente o indirettamente è oggetto anche in una serie di specifiche previsione normative, come in materia di edifici di culto (art. 5), di riconoscimento agli effetti civili del matrimonio canonico (art. 8), ed anche di esonero degli ecclesiastici dal servizio militare (art. 4). Il munus regendi, infine, oltre al generale riconoscimento della “giurisdizione in materia ecclesiastica” (art. 2, n. 1.), entra in rilievo sia come potere legislativo (ad es. nella disciplina degli enti ecclesiastici e del matrimonio: art. 7, n. 2. e art. 8), sia come potere amministrativo (ad es. nell’erezione degli enti ecclesiastici e nello svolgimento su di essi dei controlli canonici, nel conferimento degli uffici ecclesiastici, negli atti di certificazione, ecc.), sia come potere giudiziario (ad es. per quanto attiene alla giurisdizione ecclesiastica in materia matrimoniale, ex art. 8, n. 2.).


In materia di giurisdizione ecclesiastica si deve rilevare che nel Trattato lateranense ricorre una disposizione che ha una chiara connotazione concordataria. Si tratta di quella contenuta nel capoverso dell’art. 23, per cui hanno piena efficacia giuridica agli effetti civili, senza altre formalità, le sentenze ed i provvedimenti dell’autorità ecclesiastica ed ufficialmente comunicati alle autorità civili, riguardanti ecclesiastici o religiosi e concernenti materie spirituali e disciplinari. La norma comporta quindi, in maniera in qualche modo analoga a quanto previsto per le decisioni della Corte di giustizia delle Comunità europee, il riconoscimento della forza esecutiva del provvedimento ecclesiastico. Nell’Accordo del 1984 questa disposizione è indirettamente confermata, in ragione del fatto che all’art. 2, lett. c) del Protocollo addizionale è detto che “la Santa Sede prende occasione della modificazione del Concordato lateranense per dichiararsi d’accordo, senza pregiudizio dell’ordinamento canonico, con l’interpretazione che lo Stato italiano dà dell’art. 23, secondo comma, del Trattato lateranense secondo la quale gli effetti civili delle sentenze e dei provvedimenti emanati da autorità ecclesiastiche, previsti da tale disposizione, vanno intesi in armonia con i diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini italiani” (19) . Sui provvedimenti in questione, pertanto, è inammissibile un sindacato di legittimità o di merito da parte del giudice italiano, che non sia quello diretto ad accertare che la loro eventuale esecuzione in Italia verrebbe a ledere diritti costituzionalmente garantiti. È evidente che qualora si configurasse tale lesione, il provvedimento ecclesiastico non potrebbe avere efficacia nell’ordinamento italiano, ma rimarrebbero integri tutti i suoi effetti nell’ordinamento canonico.


Nel quadro della libertà di organizzazione pienamente riconosciuta alla Chiesa, deve collocarsi – fatto di rilievo e innovativo - la valorizzazione della Conferenza Episcopale Italiana come ulteriore interlocutore della comunità politica (cfr. ad es. l’art. 13 e l’art. 5, lett. b del Protocollo addizionale). Detta valorizzazione, infatti, presuppone il rinnovamento promosso nel diritto costituzionale della Chiesa dal Concilio Vaticano II, che ha portato al recupero della Chiesa particolare e del suo ruolo (20) , anche per quanto attiene ai rapporti con la comunità politica.



3. La libertà religiosa individuale e collettiva
Il terzo comma dell’art. 2 del vigente concordatario opera un generale riconoscimento di libertà religiosa agli appartenenti alla Chiesa cattolica, venendo così ad offrire una garanzia rafforzata della libertà religiosa, sia individuale che collettiva, già oggetto di tutela nella Costituzione. In particolare la norma garantisce “ai cattolici ed alle loro associazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (21).

Si deve tuttavia osservare come in singole disposizioni concordatarie vengano disposte specifiche garanzie della libertà religiosa dei cattolici, soprattutto creandosi le condizioni per l’esercizio della libertà religiosa in ambiti qualificanti: si pensi al riconoscimento degli effetti civili al matrimonio canonico (art. 8), che in concreto significa rilevanza per l’ordinamento statale delle scelte di coscienza della persona in materia matrimoniale; ovvero alla riconosciuta facoltà di usufruire dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, che concorre ad attualizzare la libertà religiosa come diritto ad una formazione che non ignori la dimensione religiosa (art. 9, n. 2).

In materia di libertà di associazione per motivi religiosi, le disposizioni concordatarie relative agli enti ecclesiastici vengono oggi maggiormente incontro, rispetto al passato, alle esigenze di veder riconosciute agli effetti civili associazioni ed istituzioni nascenti all’interno dell’ordinamento giuridico canonico. Basti pensare soltanto alla possibilità di riconoscimento – seppure a determinate condizioni – degli istituti religiosi e delle società di vita apostolica di diritto diocesano, che era del tutto escluso dalla normativa del 1929; oppure allo speciale regime dettato per le associazioni pubbliche e private di fedeli che non possono ottenere il riconoscimento come enti ecclesiastici (artt. 8-10; legge 20 maggio 1985, n. 222).


Occorre infine notare come con la revisione del 1984 dal testo del Concordato è venuta meno tutta una serie di norme oggettivamente limitatrici della libertà religiosa a livello individuale: si pensi in particolare alla soppressione della disposizione di cui al terzo comma dell’art. 5 del Concordato lateranense, secondo cui “in ogni caso i sacerdoti apostati o irretiti da censura non potranno essere assunti né conservati in un insegnamento, in un ufficio od in un impiego, nei quali siano a contatto immediato col pubblico.” (22) In alcuni casi le originarie disposizioni del Concordato lateranense sono state oggetto di modifiche rivolte a renderle più consoni alle esigenze di tutela della libertà religiosa: così nel caso dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, con il passaggio dal vecchio sistema dell’esonero dall’insegnamento, che pure era un istituto posto a garanzia della libertà religiosa degli studenti e dei diritti in materia educativa dei genitori, al sistema della facoltatività, cioè della sua libera scelta, certamente più garantista.



4. Il “carattere sacro” di Roma
Nel secondo comma dell’art. 1 del Concordato lateranense era contenuta una norma secondo cui il Governo italiano, in considerazione del “carattere sacro della Città Eterna”, sede vescovile del Pontefice, centro del mondo cattolico e meta di pellegrinaggi, era impegnato ad impedire tutto ciò che in Roma potesse essere in contrasto con detto carattere.


Quella disposizione, rimasta pressoché inapplicata (23) , era interpretata dalla dottrina nel senso che essa conteneva un impegno non ben determinato dell’autorità governativa italiana, con riferimento alle potestà discrezionali del potere esecutivo. Proprio in ragione di questa sua indeterminatezza la norma era stata oggetto di critica, in quanto la genericità dell’impegno assunto dallo Stato italiano, consentendo di coprire un numero indeterminato di fattispecie concrete, rischiava di rendere arbitrario l’esercizio delle funzioni pubbliche, da parte dell’autorità governativa (sopratutto l’esercizio dei poteri di interdizione e di polizia), con conseguente possibile lesione delle libertà individuali e collettive. (24)


La disposizione, d’altra parte, era intesa ad accordare specifiche garanzie alla libertas Ecclesiae in rapporto alla peculiare situazione della città di Roma, di cui il Papa è Vescovo, sul cui territorio si trovano gli organi di governo della Chiesa universale e le rappresentanze diplomatiche accreditate presso la Santa Sede, che è un punto di riferimento spirituale per i cattolici del mondo intero. (25)

Il quarto comma dell’art. 2 del testo in vigore, afferma invece che “la Repubblica italiana riconosce il particolare significato di Roma, sede vescovile del Sommo Pontefice, ha per la cattolicità” (26) . Si tratta di una formulazione ancor più generica della precedente, ma priva di specifici impegni da parte statale; peraltro, essendo prevista in un atto con valore e forza giuridica, qual è il Concordato, non può considerarsi del tutto priva di effetti sul piano di diritto.(27)


Certamente la disposizione in esame non ha forza di legittimare, come accadeva in passato, limitazioni più o meno ampie di diritti e di libertà giuridicamente garantite; tuttavia può legittimare interventi del legislatore e della pubblica amministrazione destinati specificamente a Roma in quanto sede vescovile del Papa e centro della cattolicità, e diretti a garantire una migliore esplicitazione delle funzioni e delle relazioni che a detto carattere sono connesse. Così potrebbero trovare fondamento nella norma in esame leggi e regolamenti speciali per la città di Roma attenenti a settori che hanno connessione con quelle funzioni, come l’urbanistica, i trasporti, le relazioni internazionali, l’accoglienza di pellegrini, i servizi sociali e sanitari anche a favore di non cittadini (immigrati extra comunitari, etc.), il turismo di carattere religioso, la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici e religiosi. Due esempi recenti esplicitano tale visione. Il primo: il Grande Giubileo del 2000 che ha visto convergere a Roma per un intero anno milioni di pellegrini e ha richiesto un ripensamento di tanti luoghi della città da parte dell’autorità pubblica. Il secondo esempio: i funerali di Giovanni Paolo II con la grande affluenza di fedeli e autorità nonché l’impatto di tale evento sulla città in un brevissimo spazio di tempo.


Più in generale si potrebbe rilevare come la disposizione in esame si pone quale norma di un più ampio statuto speciale che potrebbe essere assicurato alla città di Roma, onde metterla in condizione di svolgere nel modo migliore le funzioni ed i servizi di cui è gravata per i suoi ruoli di capitale, di città internazionale e di sede della cattolicità. (28) Una prospettiva, quest’ultima, che ha acquistato concretezza per effetto della riforma del Titolo V della Costituzione, ove è stato consacrato formalmente il ruolo di Roma come “capitale della Repubblica”, assegnando alla legge dello Stato il compito di disciplinarne l’ordinamento (art. 114, terzo comma).



5. Osservazioni conclusive
L’indagine condotta evidenzia un sistema articolato e complesso, caratterizzato dal costante e necessario misurarsi degli accordi in parola con le evoluzioni in atto nell’ordinamento tanto civile quanto canonico. Lo sviluppo della libertas Ecclesiae nella relazione fra Stato e Chiesa in Italia è stato incoraggiato dall’evoluzione ordinamentale italiana nel segno di una sempre più accentuata valorizzazione dell’autonomia ecclesiastica.


Tuttavia occorre precisare come nell’esaminare tali dinamiche relazionali non si debba cadere nel facile equivoco di considerarle operative “a senso unico”. Se è vero che lo sviluppo della libertas Ecclesisae negli accordi di attuazione del dettato concordatario appare indubbiamente condizionato dalle evoluzioni ordinamentali in atto, va però sottolineato come tale risultato, sia stato notevolmente favorito proprio dal paradigma strutturale dell’Accordo 1984. Si è dunque di fronte ad una realtà in cui i fattori dominanti sono in costante evoluzione. Dinamiche, “inter” ed “infra” ordinamentali, che non possono venire trascurate se non si intenda affrontare il rischio di porre in ombra alcuni degli elementi più significativi per ricostruire l’avvenuto sviluppo degli accordi, ma anche e soprattutto per comprendere le future linee evolutive, tanto nel loro insieme quanto nei singoli settori.


Vorrei, al termine di queste mie riflessioni, riproporre la visione dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia proposta da Papa Benedetto XVI nella sua visita al Quirinale del 2005, in cui richiama tra l’altro a una sana laicità dello Stato: “ Le relazioni tra la Chiesa e lo Stato italiano sono fondate sul principio enunciato dal Concilio Vaticano II, secondo cui ‘la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane’(Gaudium et spes, 76). È principio, questo, già presente nei Patti Lateranensi e poi confermato negli Accordi di modifica del Concordato. Legittima è dunque una sana laicità dello Stato in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo le norme loro proprie, senza tuttavia escludere quei riferimenti etici che trovano il loro fondamento ultimo nella religione. L’autonomia della sfera temporale non esclude un’intima armonia con le esigenze superiori e complesse derivanti da una visione integrale dell’uomo e del suo eterno destino.” (29)


Il Concordato del 1929 e gli Accordi del 1984 offrono un quadro giuridico per realizzare quelle sana laicità di cui parla il Santo Padre e che rafforza l’identità dell’Italia, un Paese a cui mi sento tanto legato e a cui faccio auguri di ogni bene, quando si compiono i 150 anni della sua Unità.
Mons. Georg Gänswein




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NOTE

1) Allocuzione “Vogliamo anzitutto”, 13 febbraio 1929: “Con la grazia di Dio, con molta pazienza, con molto lavoro, con l’incontro di molti e nobili assecondamenti, siamo riusciti tamquam per medium profundum eundo a conchiudere un Concordato che, se non è migliore di quanti se ne possono fare, è certo tra i migliori che si sono fin qua fatti; ed è con profonda compiacenza che crediamo di avere con esso ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio.” AAS 21 (1929) 110-114, 113.

(2) Allocuzione “Il nostro benvenuto”, 11 febbraio 1929: “Ci pare insomma di vedere le cose al punto in cui erano in S. Francesco benedetto: quel tanto di corpo che bastava per tenersi unita l’anima.” AAS 21 (1929) 103-110, 108.

(3) Cfr. O. FUMAGALLI CARULLI, Il Concordato lateranense: libertà della Chiesa e dei cattolici, in: Stato, Chiese e pluralismo confessionale: Rivista telematica, aprile 2009, 1-17.

(4) Firma: 18 febbraio 1984, Ratifica: 3 giugno 1985, in: AAS 77 (1985) 521-578. Essendo impossibile riferire l’abbondante bibliografia precedente e successiva all’Accordo, mi limito a ricordare alcune opere di documentazione e saggi: AA.VV., Studi per la revisione del concordato, Padova, 1970: Il Diritto Ecclesiastico (1971, II-III) Chiesa e Stato in Italia, p. 273 s. (1977/I-IV) La Revisione del Concordato, p. 5 s.; AA.VV., I nuovi accordi concordatari tra Chiesa e Stato, Roma-Bologna, 1985; G. DALLA TORRE, La riforma delle legislazione ecclesiastica, Bologna 1985; G. DALLA TORRE (a cura di), La revisione del concordato, Città del Vaticano 1985; UNIONE GIURISTI CATTOLICI ITALIANI, I nuovi accordi fra Stato e Chiesa, Roma 1986; AA.VV., Atti del Convegno italiano di studio sul nuovo Accordo tra Italia e Santa Sede (a cura di R. COPPOLA), Milano 1987.

(5) Si rinvia a O. FUMAGALLI CARULLI, Società civile e società religiosa di fronte al Concordato, Milano, 1980, p. 245 ss.

(6) Nella ricorrenza degli ottant’anni dalla sottoscrizione dei Patti lateranense e dalla loro ratifica, il Senato ha pubblicato un ampio libro con i dibattiti più significativi che hanno contraddistinto i rapporti tra l’Italia e la Santa Sede all’interno delle Aule parlamentari; cfr. Chiesa e Stato in Italia. Dalla Grande Guerra al nuovo Concordato (1914-1984) a cura di R. PERTICI, Bologna 2009 (= Collana dei Dibattiti storici in Parlamento, 3). Sulla comunicazione del Governo e conseguente dibattito sulla revisione del Concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede cfr. pp. 783-858.

(7) Al riguardo mi baso sullo studio di G. DALLA TORRE, Principi di libertà, in: Lezioni di Diritto Ecclesiastico, Terza edizione, Torino 2007, 137-147. Informa sulla questione in modo dettagliato e preciso lo scritto: La Chiesa Cattolica in Italia. Normativa Pattizia. A cura di I. BOLGIANI (= CESEN – Centro Studi sugli Enti Ecclesiastici e sugli altri enti senza fini di lucro; Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 2009).

(8) Per una ricostruzione storica generale cfr. A. C. JEMOLO, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino 1975, p. 483 ss.

(9) AAS 21 (1929) 293. Sulle fonti pattizie nel quadro dell’evoluzione ordinamentale civile e canonica e sulle nuove dinamiche di relazione tra Stato e Chiesa cattolica informa I. BOLGIANI, La Chiesa cattolica, cit., pp. 1-53.

(10) Sul conflitto tra Stato e Chiesa in ragione dell’Azione Cattolica, che conobbe anche pagine molto dolorose e talvolta drammatiche, cfr. R. MORO, Azione Cattolica Italiana, in: Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, a cura di F. TRANIELLO e G. CAMPANINI, Alessandria 1981, I, 2, I fatti e le idee, pp. 185 e190 ss., specie per la ricca bibliografia sul tema. Sul processo di revisione del Concordato si rinvia a G. DALLA TORRE, La revisione del Concordato lateranense. Una vicenda lunga quarant’anni, in: Iustitia (2004), p. 145 ss.

(11) Utili al riguardo le osservazioni di G. BARBERINI, Ancora qualche riflessione sull’art. 7, 1 della costituzione italiana per fare un po’ di chiarezza, in: Stato, Chiese e pluralismo confessionale: Rivista telematica, settembre 2009, 1-16.

(12) AAS 77 (1985) 531.

(13) Per un approfondimento del principio della sana cooperatio fra Chiesa e Stato, secondo le moderne teorie canonistiche, cfr. G. DALLA TORRE, La Città sul monte. Contributo ad una teoria canonistica sulle relazioni fra Chiesa e comunità politica, Roma 1996, terza edizione 2007, p. 125 ss.

(14) Sulla libertas Ecclesiae e sulle differenze con la libertà religiosa cfr. L. SPINELLI, Libertas Ecclesiae. Lezioni di diritto canonico, Milano 1979, p. 189 ss.

(15) AAS 77 (1985) 522-523.

(16) Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dei Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano“. AAS 77 (1985) 532.

(17) Così G. LO CASTRO, Ordine temporale, ordine spirituale e promozione umana. Premesse per l’interpretazione dell’art. 1 dell’Accordo di Villa Madama, in: Dir. eccl. (1984) I, pp. 507-567, 511. Cfr. anche in AA.VV., Nuovi Accordi fra Stato e confessione religiose. Studi e testi, con saggio introduttivo di P. Gismondi, Milano 1985, p. 275.

(18) Cfr. A. BALDASSARE, Diritti inviolabili, in: Enciclopedia Giuridica, XI, Roma 1989, p. 10 ss; A. BARBERA, Art. 2, in: Commentario della Costituzione, a cura di B. BRANCA, Principi fondamentali, Artt. 1-12, Bologna-Roma 1975, p. 50 ss.

(19) AAS 77 (1985) 532-533.

(20) Cfr. Christus Dominus, 37; AAS 58 (1966) 693; Apostolos Suos, 15; AAS 90 (1998) 651.

(21) AAS 77 (1985) 522.

(22) AAS 21 (1929) 278. Sulla disposizione cfr. S. BERLINGÒ, L’indisponibilità del diritto di libertà religiosa. A proposito dell’art. 5 terzo comma del Concordato, in: Dir. eccl. (1966), I, p. 3 ss.; C. MIRABELLI, L’art. 5 del Concordato, in: AA.VV., Studi per la revisione del Concordato, Padova 1970, p. 409 ss. Nonostante i fondati dubbi circa la sua oggettiva costituzionalità, la disposizione concordataria aveva tuttavia resistito ad un sindacato di legittimità costituzionale: cfr. Corte cost., 14 giugno 1962, n. 52, in: Giur. Cost., 1962, p. 224 ss.

(23) Nel corso di un cinquantennio a tale disposizione si era appellata la Santa Sede in due diverse occasioni: nel 1938, in occasione della visita a Roma di Hitler, allorché il Papa Pio XI aveva lamentato il fatto che nella città “sacra” era stata inalberata l’insegna di una croce che non era la croce di Cristo. Nel 1965, in occasione della rappresentazione in Roma della commedia scandalistica Il Vicario di Rolf Hochhuth, ritenuta gravemente lesiva alla memoria di Papa Pio XII, perché accusato di non aver espresso ufficiale condanna contro il nazismo e lo sterminio degli ebrei. Su quest’ultima vicenda cfr. in particolare S. LARICCIA, Stato e Chiesa in Italia. 1948-1980, Brescia, 1981, p. 36 ss.

(24) Per riferimenti bibliografici in materia cfr. E. GRAZIANI, Il carattere sacro di Roma. Contributo all’interpretazione dell’art. 1 cpv. Conc., Milano 1960; G. CAPUTO; Il carattere sacro di Roma, in: AA.VV., Studi per la revisione del Concordato, Padova, 1970, p. 239 ss; L. GUERZONI, “Carattere sacro” di Roma e sovranità dello Stato, Bologna 1970. Sulle origini storiche e ideologiche della formula cfr. A. RICCARDI; Roma “città sacra”? Dalla Conciliazione all’operazione Sturzo, Milano 1979.

(25) Si vedano in proposito le osservazioni sviluppate da alcuni componenti della Commissione ministeriale di studio per la revisione del Concordato (1968-1969), in: G. SPADOLINI, La questione del Concordato, Firenze, 1976, p. 250 ss., i quali rilevavano anche l’aporia sussistente fra una norma limitatrice di libertà, ma non tassativa, e i principi di democrazia e libertà sanciti dall’ordinamento.

(26) AAS 77 (1985) 523.

(27) In questo senso cfr. O. FUMAGALLI CARULLI, Società civile e società religiosa di fronte al Concordato, Milano 1980, p. 321; contra C. CARDIA, La riforma del Concordato. Dal confessionalismo alla laicità dello Stato, Torino, 1980, p. 183.

(28) Per una spunto al riguardo cfr. S. BERLINGÒ, Per una nuova politica del diritto in materia ecclesiastica, in: Dir. eccl. (1977) I, p. 78. Per ulteriori approfondimenti, cfr. AA.VV., Roma, la capitale del Papa, a cura di L. FIORANI e A. PROSPERI, Torino, 2000; G. B. VARNIER, Roma “città sacra” e “città aperta nella seconda guerra mondiale”, in: Dir. eccl. (2002), I, pp. 1282-1291; P. SASSI, I rapporti fra Roma capitale e la Santa Sede: poteri pubblici e Chiesa cattolica nell’ex “città” tra secondo e terzo millennio, in: AA.VV., L’ordinamento di Roma capitale, Atti del convegno, Roma, 10 aprile 2003, a cura di S. MANGIAMELI, Napoli, 2003, p. 139 ss.; AA. VV., L’ordinamento di Roma capitale, Napoli, 2003.

(29) Benedetto XVI, Discorso durante la visita al Quirinale, 24 giugno 2005, in: L’Osservatore Romano, 25.6.2005.TE.



+PetaloNero+
Thursday, February 17, 2011 3:56 PM
CONFERENZA STAMPA PER LA PRESENTAZIONE DEL BILANCIO DELL’ANNO PAOLINO (28 GIUGNO 2008 - 29 GIUGNO 2009) E DEL VOLUME "L’ANNO PAOLINO"



Questa mattina, alle ore 11.30, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si tiene la Conferenza Stampa per la presentazione del bilancio dell’Anno Paolino (28 giugno 2008 - 29 giugno 2009). Nel corso della Conferenza Stampa viene presentato il volume "L’Anno Paolino", a cura di Graziano Motta.
Intervengono alla Conferenza Stampa il Card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete emerito della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura; il Card. Francesco Monterisi, Arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura; S.E. Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova Evangelizzazione; il Dott. Gianfranco Marcelli, Vice-Direttore a.p. e Capo della Redazione di Roma di "Avvenire". È presente l’autore del volume "L’Anno Paolino", Dott. Graziano Motta.
Riportiamo di seguito i testi degli interventi di S.E. Mons. Rino Fisichella e del Dott. Gianfranco Marcelli:


INTERVENTO DI S.E. MONS. RINO FISICHELLA

Uno dei paradossi del nostro tempo è determinato dallo scorrere veloce degli avvenimenti. Il nostro contemporaneo preso dalla frenesia del momento sembra essere sempre di più toccato dall’attimo fuggente piuttosto che dal desiderio di conservare. Non è un caso che alcuni autori inizino a parlare di "uomo cinetico"; una persona cioè soggetta al desiderio di compiere tante esperienze senza conservarne alcuna; sempre pronta a modificare il suo stesso stile di vita per saziare quella sete di cambiamento senza sapere, tuttavia, quale fine raggiungere. Uno dei tratti della crisi culturale che stiamo vivendo è rintracciabile in questo orizzonte; incapace a conservare e rendere stabile alcuni avvenimenti, viene meno la stessa funzione della cultura e tutto si trasforma in frammento passeggero senza genuino fondamento. In questo contesto, gli strumenti che aiutano a mantenere forte il senso della memoria storica diventano non solo importanti e urgenti, ma necessari e indispensabili. È in questo senso che si deve dare atto a Graziano Motta di aver realizzato un volume importante. Aver raccolto non solo l’abbondante materiale che ha caratterizzato lo svolgimento dell’anno paolino, ma soprattutto averne composto una sua intelligente sistematizzazione permette di avere oggi tra le mani un prodotto originale che rimarrà negli anni futuri come un punto di riferimento storico fondamentale. Una raccolta di Atti è, di per sé, cosa semplice; qui, però, siamo in presenza di qualcosa decisamente più rimarcabile perché l’autore permette di riportare alla mente, in uno sviluppo tematico, avvenimenti che hanno segnato nella loro progressiva dinamica un anno indimenticabile non solo per la Chiesa, ma per l’intera comunità internazionale che è stata come inondata da una serie di iniziative di diverso carattere. Dalla teologia all’arte, dall’archeologia alla musica, dai pellegrinaggi ai convegni e alle mostre… tutto concorre per consentire alla mente di fissare l’anno paolino come un momento strategico per la stessa vita della Chiesa. Strategico perché ha permesso di riportare alla luce non solo la multiforme ricchezza del pensiero dell’apostolo delle genti con una produzione teologica e bibliografica invidiabile e, probabilmente, mai raggiunta nel passato, ma soprattutto ha evidenziato la sua attualità per la vita della Chiesa nella sua missione evangelizzatrice. È sufficiente riportare un brano del card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, primo Arciprete della Basilica, ideatore e instancabile organizzatore del fortunato evento, per comprendere le finalità sottese: "Questa basilica… vuole essere la testimonianza viva e vitale dell’insegnamento e dell’esempio di Paolo per additarlo a tutto il mondo e continuarne l’opera… san Paolo ha lasciato qui non solo la sua memoria storica, ma anche il vigore del suo esempio nell’evangelizzare le genti" (p. 23). È stato proprio così e continuerà ad esserlo in maniera ancora più forte dopo che proprio da questa basilica il 28 giugno 2010 nei Primi Vespri della solennità dei santi Pietro e Paolo, Papa Benedetto XVI ha manifestato la sua intenzione di istituire il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Lo ha voluto fare da questa basilica, già ricca per la sua portata ecumenica, per mostrare quanto l’esempio di Paolo debba suscitare, rinvigorire e rafforzare lo spirito missionario dei cristiani. Siamo convinti che questa basilica dovrà essere ancora di più nel futuro segno evidente della volontà della Chiesa nell’intraprendere il suo cammino di nuova evangelizzazione.

Con ragione, comunque, Graziano Motta può scrivere che la celebrazione dell’anno paolino: "È stata come una spettacolare multicolore esplosione di fuochi d’artificio" (p. 191). A diversi livelli, infatti, si sono succedute celebrazioni di ogni tipo dove la multiformità delle iniziative evidenziava lo stesso denominatore comune: serietà propositiva, dove il rigore del dato scientifico si poteva facilmente coniugare con la passione artistica e lo sforzo organizzativo con la sincera pietà delle centinaia di migliaia di pellegrini accorsi da ogni parte del mondo. Fede, pietà, religiosità popolare, pellegrinaggi, concerti, convegni…per ritrovare una simile ricchezza è necessario ritornare, probabilmente all’anno 2000 con la celebrazione del grande giubileo. In questo caso, comunque, si aggiunge qualcosa di straordinario per la vita della Chiesa e per la stessa storia della basilica: l’accessibilità alla tomba dell’apostolo. La tomba di Paolo, di cui si erano perse le tracce, viene riscoperta e riportata alla luce: in marmo bianco grezzo, una lapide del IV secolo attesta senza ombra di dubbio: Paulo Apostolo Mart(yri). Una scoperta non affatto di secondo ordine che permette di tornare alla fondazione di questa Chiesa di Roma, che da sempre la tradizione ha riconosciuto negli apostoli Pietro e Paolo. È significativo, in questo contesto riprendere le stesse parole di Papa Benedetto XVI a conclusione dell’anno paolino: "Siamo raccolti presso la tomba dell’Apostolo, il cui sarcofago, conservato sotto l’altare papale, è stato fatto recentemente oggetto di un’attenta analisi scientifica: nel sarcofago, che non è stato mai aperto in tanti secoli, è stata praticata una piccolissima perforazione per introdurre una speciale sonda, mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato con oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani d’incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree. Inoltre, piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all’esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il I e il II secolo. Ciò sembra confermare l’unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell’apostolo Paolo".

Non è senza emozione che si ripercorrono queste tappe nel volume di Motta. Probabilmente, questo rimarrà come il segno più evidente della celebrazione dell’anno paolino; nello stesso tempo, comunque, è possibile leggere questa scoperta alla luce delle catechesi di Papa Benedetto di cui il volume offre un’ampia sintesi. Proprio l’ultima catechesi può essere significativa in proposito, là dove il Papa afferma: "La figura di san Paolo grandeggia ben al di là della sua vita terrena e della sua morte; egli infatti ha lasciato una straordinaria eredità spirituale. Anch’egli, come vero discepolo di Gesù, divenne segno di contraddizione… resta luminosa davanti a noi la figura di un apostolo e di un pensatore cristiano estremamente fecondo e profondo, dal cui accostamento ciascuno può trarre giovamento. In uno dei suoi panegirici, San Giovanni Crisostomo instaura un originale paragone tra Paolo e Noè, esprimendosi così: Paolo "non mise insieme delle assi per fabbricare un'arca; piuttosto, invece di unire delle tavole di legno, compose delle lettere e così strappò di mezzo ai flutti, non due, tre o cinque membri della propria famiglia, ma l'intera ecumene che era sul punto di perire" (Paneg. 1,5). Proprio questo può ancora e sempre fare l’apostolo Paolo. Attingere a lui, tanto al suo esempio apostolico quanto alla sua dottrina, sarà quindi uno stimolo, se non una garanzia, per il consolidamento dell’identità cristiana di ciascuno di noi e per il ringiovanimento dell’intera Chiesa". Insomma, possiamo avere tra le mani un volume che consente di ripercorrere i momenti salienti dell’anno paolino, ma in modo particolare possiamo accostarci alla figura di Paolo in una forma più moderna. Pagina dopo pagina, infatti, viene incontro una persona viva nella fede del popolo di Dio che vede nell’apostolo dei popoli la forza della grazia che trasforma i cuori e rende disponibile alla sequela.



INTERVENTO DEL DOTT. GIANFRANCO MARCELLI

Sono particolarmente lieto di prendere parte a questo incontro, che vede al centro il prezioso lavoro di un collega dall’esperienza unica – e non solo per la sua durata ormai ben più che cinquantennale! - nel mondo dell’informazione. In proposito direi anzitutto che, se volessimo individuare un elemento simbolico capace di sintetizzare, da solo, l’impatto che l’Anno Paolino ha avuto nella galassia dei mass media, la fatica editoriale portata a termine da Graziano Motta, per la sua densità anche "fisica" (per la sua "corposità" direbbe il Cardinale Bertone), faccia perfettamente al caso nostro.

Accade in effetti che il nostro lavoro di cronisti quotidiani sia esposto, in maniera quasi inevitabile, al rischio di accendere, su eventi di lunga durata come un anno giubilare, fiammate di attenzione anche altissima, alle quali però seguono spesso pause più o meno lunghe di rilassamento, se non di vera e propria noncuranza. C’è dunque sempre il pericolo di perdere di vista lo spessore complessivo dell’evento che si sta vivendo.

Ecco perché questo volume mi sembra offrire un’opportunità unica di "ricapitolazione" di quanto è avvenuto, non solo nei dodici mesi del bimillenario, ma anche in quelli precedenti e, forse soprattutto, in quelli che hanno seguito la solenne cerimonia di chiusura nella Basilica Ostiense, per proiettarsi in concreto fino ad oggi. La fotografia d’insieme che emerge da queste pagine è quella di un avvenimento impressionante per estensione, per capacità di coinvolgimento e per numero dei protagonisti. Non ho difficoltà a rendere pubblico ciò che ho detto privatamente all’autore: "Hai costruito, con pazienza degna di un certosino, un vero monumento all’Anno Paolino".

Prima ho usato volutamente un celebre termine paolino – "ricapitolazione" - al quale tuttavia, come è ben noto, l’Apostolo dava tutt’altro significato che non quello di un semplice "riepilogo". Il disegno divino, ci istruisce la lettera agli Efesini, è quello di "ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra": nel senso, appunto, di dare ad esse, ed anche a noi, un nuovo "caput", un nuovo principio, quasi una nuova partenza in Gesù Cristo.

Ebbene, a giudicare da quanto, fra giugno 2008 e giugno 2009, si è scritto e pubblicato, da quanto si è trasmesso e mandato in onda, da tutto ciò che è stato immesso nei circuiti di internet, in fondo non mi sembra inadatta neanche l’accezione più pregnante della espressione paolina di ricapitolazione. È come se, sotteso all’immensa produzione pubblicistica di quest’anno di grazia, fermentasse il desiderio più o meno consapevole di un nuovo impulso creativo, di un nuovo cominciamento, anche nella comunicazione sui fatti della Chiesa. Azzarderei ancora: è come se lo spirito paolino si fosse rimesso in azione, con le sue caratteristiche tipiche della forza interiore, della spinta unificante e della latitudine universale.

Quanto alla forza dell’impulso interiore, grazie alla minuziosa capacità descrittiva di Motta, ho avuto la sensazione, ripercorrendo attentamente cronache e commenti di quei dodici mesi, che rispetto agli stessi resoconti del Grande Giubileo dell’anno 2000, da parte degli operatori delle comunicazioni sociali ci sia stata magari in questo caso una minore ricerca di emozioni e di momenti di grande impatto simbolico e, invece, una maggiore attenzione ai contenuti e ai significati profondi degli eventi, piccoli e grandi, che si sono succeduti.

Rispetto all’afflato unificante, gli osservatori credo siano concordi nel constatare come durante l’Anno Paolino si siano concentrati, come forse mai prima, momenti straordinari dal punto di vista ecumenico. E Motta ha fatto bene a enfatizzare tanti appuntamenti vissuti in particolare con e dal mondo ortodosso. Del resto come pensare che sia solo frutto del caso, e non invece di un disegno provvidenziale, la triplice presenza a Roma, in quel medesimo arco di tempo, di Bartolomeo I e anche il passaggio del testimone al Patriarcato di Mosca da Alessio II a Kirill I, di cui si conosce l’ampia condivisione di vedute con Roma su temi cruciali per la fede in Europa?

Riguardo infine all’universalità della vicenda che ha interessato il mondo cattolico, al grado di coinvolgimento delle comunità cristiane nella miriade di iniziative messe in campo a livello centrale e locale, mi pare che sia stato ampiamente raccolto l’auspicio manifestato da Papa Benedetto XVI, nell’omelia dei primi vespri nella solennità dei Santi Pietro e Paolo del 2008, quando il Santo Padre disse che "Paolo vuole parlare con noi". È quindi importante che uno straordinario numero di fedeli si sia messo al suo ascolto, anche grazie al contributo dei più diversi mezzi di comunicazione. E che attraverso gli stessi media, la notizia delle iniziative più diverse e più remote sia potuta circolare rapidamente e con efficacia.

A questo proposito, chiudo citando alcune pagine che mi hanno personalmente commosso nel volume di Graziano Motta. Sono quelle in cui, attingendo all’agenzia Fides, si descrivono, immagino solo in piccola parte, le tantissime, entusiaste, coraggiose iniziative messe in atto, in onore e per amore di San Paolo, nello sterminato territorio della Cina continentale. Località sconosciute, diocesi remote, che il bimillenario dell’Apostolo hanno reso vicine per una volta al cuore di tutti noi. Testimonianze di fede che restano come eredità preziosa di un anno davvero speciale.





















COMUNICATO AL TERMINE DEI LAVORI DEL CONSIGLIO DI CARDINALI PER LO STUDIO DEI PROBLEMI ORGANIZZATIVI ED ECONOMICI DELLA SANTA SEDE

Bilancio preventivo consolidato 2011 della Santa Sede,
Bilancio preventivo del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

Martedì 15 e mercoledì 16 febbraio si è svolta in Vaticano la riunione del Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede, presieduta dal Segretario di Stato di Sua Santità, l’Em.mo Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B.

La Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede era rappresentata dal Presidente, Sua Em.za il Cardinale Velasio De Paolis, C.S., e dal Ragioniere Generale, Dott. Stefano Fralleoni.

Il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica erano così rappresentati: Sua Em.za il Cardinale Giovanni Lajolo e Sua Ecc.za Mons. Carlo Maria Viganò, rispettivamente Presidente della Commissione Cardinalizia per lo S.C.V. e Segretario Generale del Governatorato S.C.V.; Sua Em.za il Cardinale Attilio Nicora e Sua Ecc.za Mons. Domenico Calcagno, rispettivamente Presidente e Segretario dell'A.P.S.A.

Su invito del Cardinale Segretario di Stato sono intervenuti, per la materia di loro competenza, il Direttore Generale della Radio Vaticana, P. Federico Lombardi, S.I., e il Dott. Alberto Gasbarri, Direttore Amministrativo.

Sua Em.za il Cardinale Velasio De Paolis ha illustrato, dapprima, il Bilancio preventivo Consolidato 2011 della Santa Sede e, successivamente, il Bilancio preventivo del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano per il medesimo anno.

Com'è noto, l'area di consolidamento riguarda gli Organismi facenti parte della Curia Romana, la Camera Apostolica e le istituzioni "mediatiche" della Santa Sede, vale a dire: la Radio Vaticana, la Tipografia Vaticana — Editrice "L'Osservatore Romano"—, il Centro Televisivo Vaticano e la Libreria Editrice Vaticana.

Il Governatorato, che ha un’Amministrazione indipendente da contributi provenienti dalla Santa Sede o da altre Istituzioni, provvede alle esigenze economiche e alla gestione territoriale dello Stato, fornendo la necessaria struttura di supporto alla Sede Apostolica e alle relative attività.

Il quadro complessivo che emerge dai suddetti Bilanci di previsione, pur in presenza di chiari segnali di ripresa, risente ancora delle incertezze del sistema economico globale, ma anche degli accresciuti costi di gestione. Ciò appare evidente soprattutto per la Santa Sede, la cui insostituibile fonte di sovvenzionamento è costituita dalle libere offerte dei fedeli. I Membri del Consiglio hanno espresso profonda gratitudine per il sostegno che essi danno, spesso in forma anonima, al ministero universale del Santo Padre, esortandoli a perseverare in tale opera di bene.

I Bilanci, come di consueto, sono stati sottoposti a verifica e controllo da parte della Prefettura degli Affari Economici.
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Friday, February 18, 2011 12:52 AM
L'Osservatore Romano

Edizione quotidiana 18 febbraio 2011





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Friday, February 18, 2011 3:48 PM
COMUNICATO: INFORMAZIONI SULLA BEATIFICAZIONE DI PAPA GIOVANNI PAOLO II

La Beatificazione del Servo di Dio Papa Giovanni Paolo Il sarà un grande evento ecclesiale, articolato nei seguenti cinque momenti:

1. - La veglia di preparazione avrà luogo nella sera di sabato 30 aprile prossimo (ore 20.00-21.00: preparazione; ore 21.00-22.30: veglia), al Circo Massimo di Roma, e sarà organizzata dalla Diocesi di Roma, che ebbe il venerabile Servo di Dio come Vescovo.
La veglia sarà guidata dall'Em.mo Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ed il Santo Padre Benedetto XVI si unirà spiritualmente tramite un collegamento video.

2. - La celebrazione della beatificazione, domenica 1° maggio in Piazza San Pietro, avrà inizio alle ore 10.00 e sarà presieduta dal Santo Padre.
La partecipazione non è regolata da singoli biglietti, tuttavia l'accesso alla Piazza e zone adiacenti sarà sotto la tutela della Sicurezza Pubblica.

3. - La venerazione delle spoglie del nuovo Beato sarà possibile a tutti i fedeli la stessa domenica 1° maggio, subito dopo la cerimonia della beatificazione e proseguirà fino ad esaurimento del flusso dei fedeli.
Le spoglie del nuovo Beato saranno esposte per la venerazione nella Basilica di San Pietro, davanti l’Altare della Confessione.

4. - La Messa di ringraziamento è programmata per lunedì 2 maggio, alle ore 10.30 in Piazza San Pietro, e sarà presieduta dall'Em.mo Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato.

5. - La tumulazione delle spoglie del nuovo Beato nella Basilica Vaticana, presso la Cappella di San Sebastiano, avverrà poi in forma privata.

I particolari dei vari momenti saranno resi noti successivamente dagli Uffici interessati.









COMUNICATO DELLA PREFETTURA DELLA CASA PONTIFICIA

La Prefettura della Casa Pontificia, informata dell’esistenza di improprie offerte, soprattutto per internet, di assistenza e di biglietti a pagamento per le Udienze e Cerimonie Pontificie, in particolare per la Beatificazione del Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, domenica 1° maggio 2011, tiene a precisare quanto segue:

1) Per la Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, non ci sarà bisogno di biglietti, come si era comunicato fin dall’inizio;

2) I biglietti concessi dalla Prefettura della Casa Pontificia, in occasione di Cerimonie Pontificie o di Udienze Generali sono SEMPRE GRATUITI e nessuna persona fisica o ente può pretendere un qualsiasi pagamento.
+PetaloNero+
Saturday, February 19, 2011 12:58 AM
L'Osservatore Romano

Edizione quotidiana 19 febbraio 2011





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+PetaloNero+
Saturday, February 19, 2011 4:04 PM
PRESENTAZIONE DELL’ANNUARIO PONTIFICIO 2011


L’Annuario Pontificio 2011 è stato presentato al Santo Padre questa mattina, 19 febbraio 2011, dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e da S.E. Mons. Fernando Filoni, Sostituto alla Segreteria di Stato per gli Affari Generali. La redazione del nuovo Annuario è stata curata da Mons. Vittorio Formenti, incaricato dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, dal Prof. Enrico Nenna e dagli altri collaboratori.
Il complesso lavoro di stampa è stato invece curato dal Rev. don Pietro Migliasso S.D.B., dal Comm. Antonio Maggiotto S.D.B. e dal Comm. Giuseppe Canesso S.D.B., rispettivamente Direttore Generale, Direttore Commerciale e Direttore Tecnico della Tipografia Vaticana. Il volume sarà prossimamente in vendita nelle librerie.
Il Santo Padre ha ringraziato per l’omaggio, mostrando vivo interesse per i dati illustrati e pregando di esprimere l’attestazione della Sua sentita gratitudine a tutti coloro che hanno collaborato alla nuova edizione dell’Annuario.
Dalla lettura del volume si possono desumere alcune novità relative alla vita della Chiesa cattolica nel mondo, a partire dal 2010.
Durante tale anno sono state erette dal Santo Padre 10 nuove Sedi Vescovili, 1 Esarcato Apostolico e 1 Vicariato Apostolico; sono state elevate: 1 Diocesi a Sede Metropolitana, 2 Prelature a Diocesi, 2 Prefetture e 1 Amministrazione Apostolica a Vicariati Apostolici.
I dati statistici, riferiti all’anno 2009, forniscono un’analisi sintetica delle principali dinamiche riguardanti la Chiesa Cattolica nelle 2.956 circoscrizioni ecclesiastiche del pianeta.
I fedeli battezzati nel mondo sono passati da 1.166 milioni nel 2008 a 1.181 nel 2009 con un aumento assoluto di 15 milioni di fedeli e percentuale pari all’1,3%. La distribuzione dei cattolici fra i continenti differisce notevolmente da quella della popolazione. L’America, dal 2008 al 2009, ha mantenuto quanto a popolazione, un’incidenza costante sul totale planetario pari al 13,6%; di contro i cattolici hanno raggiunto nei due anni, il 49,4% della popolazione cattolica nel mondo. In Asia la crescita è stata dal 10,6% al 10,7%, ma essa è notevolmente inferiore a quella che il continente ha per quanto riguarda la popolazione mondiale (60,7%). L’Europa ha un peso per la popolazione inferiore di tre punti percentuali a quello dell’America, ma la sua incidenza nel mondo cattolico è quasi la metà di quella dei paesi americani (24%). Tanto per i paesi africani quanto per quelli oceanici il peso della popolazione sul totale è poco dissimile da quello dei cattolici (15,2% e 0,8%, rispettivamente, per l’Africa e Oceania).
Il numero dei Vescovi nel mondo è passato, dal 2008 al 2009, da 5002 a 5065, con un aumento dell’1,3%. Il continente più dinamico risulta quello africano (1,8%), seguito da Oceania (1,5%), mentre al disotto della media complessiva risultano Asia (0,8%) e America (1,2%). Per l’Europa l’incremento si attesta sull’1,3%.
La popolazione sacerdotale rimane sul trend di crescita moderata inaugurata nel 2000, dopo un lungo periodo di risultati piuttosto deludenti. Il numero dei sacerdoti, sia diocesani che religiosi, aumenta, infatti, nel corso degli ultimi dieci anni (+ 1,34% a livello mondiale), passando da 405.178 nel 2000 a 410.593 nel 2009. In particolare, nel 2009, i sacerdoti sono cresciuti dello 0,34% rispetto al 2008. Tale aumento deriva dal decremento di 0,08% del clero religioso e dell’aumento di 0,56% di quello diocesano. Il decremento percentuale ha interessato solo l’Europa (0,82% per i diocesani e 0,99% per i religiosi), dato che negli altri continenti i sacerdoti nel complesso sono aumentati. Tranne che nell’Asia e nell’Africa, il clero religioso è ovunque diminuito.
I diaconi permanenti aumentano di oltre il 2,5%, passando da 37.203 del 2008 a 38.155 del 2009. La presenza dei diaconi migliora in Oceania e in Asia a ritmi elevati: in Oceania, dove i diaconi non raggiungono ancora l’1% del totale, essi aumentano di più del 19%, attestandosi a 346 unità nel 2009 e in Asia fanno registrare un incremento del 16%. Ma essi aumentano anche in aree dove la loro presenza è quantitativamente più rilevante. In America e in Europa, dove al 2009 risiede circa il 98% della popolazione complessiva, i diaconi sono cresciuti, nell’ultimo biennio, rispettivamente dal 2,3% al 2,6%.
Una flessione si è avuta, invece, tra le religiose professe. Nel 2008 esse erano nel mondo 739.068 riducendosi, nel 2009 a 729.371. La crisi quindi rimane, nonostante l’Africa e l’Asia, dove invece c’è un loro aumento.
Il numero dei candidati al sacerdozio nel mondo è cresciuto dello 0,82%, passando da 117.024 unità nel 2008, a 117.978 nel 2009. Gran parte dell’aumento è attribuibile ad Asia e Africa, con ritmi di crescita del 2,39% e del 2,20%, rispettivamente. L’Europa e l’America hanno registrato una contrazione, rispettivamente, dell’1,64% e 0,17% nello stesso periodo.

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CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA QUARESIMA 2011



Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011 sul tema "Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti" (cfr Col 2,12).

Intervengono: l’Em.mo Card. Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum"; Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario del Pontificio Consiglio "Cor Unum"; Mons. Segundo Tejado Muñoz, Sotto-Segretario del medesimo Pontificio Consiglio e la Sig.ra Myriam García Abrisqueta, Presidente di Manos Unidas, (Spagna).

Pubblichiamo di seguito gli interventi del Card. Robert Sarah e della Sig.ra Myriam García Abrisqueta:


INTERVENTO DELL’EM.MO CARD. ROBERT SARAH



"Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti" (cfr Col 2,12). Queste parole, rivolte da san Paolo alla comunità cristiana di Colosse, introducono il tema del Battesimo scelto da Papa Benedetto XVI per il Suo Messaggio per la Quaresima di quest’anno. Il Santo Padre torna di nuovo a citare l’Apostolo dei Gentili per sintetizzare lo scopo di questo sacramento: che "io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti" (Fil 3,10-11).

Il 7 ottobre dello scorso anno, Papa Benedetto mi ha nominato Presidente di Cor Unum, Dicastero della Santa Sede incaricato della presentazione del Suo Messaggio per la Quaresima. Come è ben noto, il principale compito del nostro Pontificio Consiglio è quello di diffondere la catechesi della carità e le iniziative caritative concrete del Sommo Pontefice. Per aiutarci a comprendere il Messaggio di quest’anno e il nesso evidente tra Battesimo e carità che Papa Benedetto desidera sottolineare, concedetemi di accennare a tre eventi di questi ultimi mesi che permetteranno di cogliere meglio tale legame.

Il primo riguarda la "formazione del cuore", che il Papa chiedeva nella Sua prima Enciclica, Deus caritas est (N. 31a): lo scorso novembre, presso il Santuario mariano di Nostra Signora di Jasna Góra in Częstochowa, Polonia, il nostro Dicastero ha organizzato un ciclo di Esercizi Spirituali per i responsabili della Caritas e di altri organismi caritativi cattolici in Europa, proprio come era stato fatto per l’America e per l’Asia, affinché essi potessero essere accompagnati, come ci esorta il Santo Padre "a quell'incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l'amore e apra il loro animo all'altro". Il Pontefice prosegue affermando che tale incontro con Cristo, per "conoscere lui" - obiettivo del Battesimo indicato da san Paolo - è possibile attraverso un’intima unione nella preghiera, i sacramenti, la Parola di Dio; tutto ciò nutre la fede che, a sua volta, suscita le opere di carità. La Beata Teresa di Calcutta era solita dire: "Il frutto del silenzio è la preghiera. Il frutto della preghiera è la fede. Il frutto della fede è l’amore".

Potremmo affermare che, mentre questo primo evento riguarda una fondamentale dimensione formativa dell’attività caritativa ad intra, gli altri due si concentrano prettamente sulla sua natura ad extra. Quest’anno, e più precisamente il 12 gennaio, il Santo Padre mi ha chiesto di recarmi, a Suo nome, in Haiti, un anno dopo il devastante terremoto che ha colpito il Paese. Chi non è stato profondamente colpito dalle inesorabili sofferenze delle nostre sorelle e fratelli haitiani? Centinaia di migliaia di persone uccise in un istante: bambini, genitori, fratelli, sorelle, amici e anche sacerdoti, religiosi, seminaristi che, nel terrore e nel dolore, hanno perso la vita, a loro tanto cara quanto a noi. A migliaia sono stati privati di quanto possedevano, ancora incerti su come costruirsi un futuro; case, monumenti, edifici, e anche grandi costruzioni religiose, ridotti in macerie; malattie e infezioni che continuano a devastare esistenze già ampiamente provate.

Soltanto una settimana fa, rientravo da un incontro, in Africa, della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, una delle due Fondazioni affidate a Cor Unum per assistere i nostri fratelli sofferenti, mentre l’altra è la Fondazione Populorum Progressio che si occupa delle popolazioni indigene dell’America Latina e dei Caraibi. Il Sahel è la più povera regione del pianeta, che comprende paesi come il Burkina Faso, il Niger, il Ciad, il Senegal e il Mali, i cui abitanti lottano quotidianamente per combattere fame, pestilenze e povertà estrema, dovendo anche affrontare l’invasione del deserto del Sahara, che avanza a grandi passi. Come abbiamo visto in tanti altri Paesi del mondo, tanta miseria conduce all’instabilità politica ed economica, gettando le basi di conflitti e tensioni che producono un circolo vizioso senza fine di sofferenze, soprattutto tra quanti sono più vulnerabili.

In Haiti, Sahel, America Latina e Caraibi, così come in qualunque altro luogo del mondo dove è stato necessario un soccorso concreto, la Chiesa cattolica è sempre stata in prima linea nell’aiuto di emergenza. Quante volte, in caso di catastrofi, abbiamo sentito il Santo Padre fare appello all’intervento materiale della comunità ecclesiale ed internazionale, senza distinzioni di credo, razza o convinzione politica! Soltanto per Haiti, il Papa ha offerto più di due milioni di dollari di aiuti, che si potrebbero forse considerare "gocce nell’oceano" se paragonati alle enormi necessità poste dalla ricostruzione, indispensabile al devastato Paese. E invece quanto è importante per le nostre sorelle e i nostri fratelli sofferenti sapere che il Papa è vicino a loro! Né andrebbe dimenticata la risposta, veramente imponente, alle necessità dei poveri, offerta da secoli da organismi caritativi cattolici, congregazioni religiose, movimenti ed innumerevoli singole persone. In un ambiente mediatico che ama parlare soltanto degli errori commessi dai membri della Chiesa, è necessario far conoscere la carità concreta della Chiesa cattolica. E oggi lancio un appello a far vostra questa iniziativa.

Eppure, sebbene sia importante provvedere alle necessità materiali, da sole, esse non possono garantirci felicità e pace durature. Di fronte ai mali reali che accadono ovunque nel mondo – disastri naturali, malattie, carestie, guerre – siamo certamente obbligati a trovare soluzioni per alleviare concretamente la sofferenza. I governi e gli organismi sovranazionali debbono svolgere il loro ruolo, la corruzione e le strutture di ingiustizia vanno combattute, lo scandalo dell’abisso che esiste tra chi "ha" e chi "non ha" va affrontato; ma Cristo ha fondato la Chiesa per dare molto di più. Sia a livello mondiale che personale, i vari aspetti della sofferenza – la malattia, la solitudine, le difficoltà economiche, i problemi familiari e, per ultimo, il più grande nemico di tutti, che è la morte – richiedono una risposta che può venire soltanto dalla certezza di possedere la vita eterna: che "io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti".

Non è forse questa la promessa che ci è stata fatta nel Battesimo? Il termine che in greco significa battesimo (báptisma) sta ad indicare un’immersione o un tuffo nelle acque battesimali di quello che l’apostolo Paolo chiama "l’uomo vecchio", ovvero di colui che vive secondo la carne (cfr Col 3,9), che esiste solo per se stesso, che si allontana con arroganza dal suo Creatore e chiude egoisticamente gli occhi davanti alle necessità del suo prossimo. Non si tratta di una mera descrizione teologica. Ciascuno di noi può facilmente capire questo "uomo vecchio" perché sperimentiamo direttamente in noi gli effetti della sua natura, riassunti nei sette peccati capitali: superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, gola, accidia. E, come sant’Agostino, che conosceva sin troppo bene tali impulsi negativi, da lui definiti "nodo tortuoso e aggrovigliato" (Confessiones II, 10.18), anche noi, nel profondo del nostro cuore, vogliamo liberarcene: "Te voglio, innocenza e giustizia, bella e preziosa di nobili luci, di sazietà insaziabile. Da te c'è grande quiete" (sant’Agostino, ibidem).

Il Battesimo è "l’incontro con Cristo", scrive Papa Benedetto nel Suo Messaggio, che lava il peccato originale ereditato dai nostri progenitori e ci conferisce una nuova natura, consentendoci di vivere "gli stessi sentimenti di Cristo". Questa "nuova creatura" vive secondo il sentire di Cristo, mediante la vita soprannaturale che riceve nello Spirito Santo. San Paolo elenca i frutti dello spirito di Dio che abita in noi: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Gal 5,22). In fondo al cuore, non desideriamo forse tali frutti nella nostra vita, quelli che soli sono capaci di offrire rimedio duraturo a qualunque sofferenza umana, sia essa personale o universale?

Tale nuova natura, ricevuta nel Battesimo, è fonte da cui scaturiscono specifici atti di carità, a beneficio delle nostre sorelle e dei nostri fratelli: "In Cristo, Dio si è rivelato come Amore", scrive il Papa; il digiuno, l’elemosina e la preghiera ci aiutano a morire alla nostra vecchia natura e ad aprire il nostro cuore a ricevere questa nuova natura di amore di Dio e del prossimo, primo e più grande comandamento della nuova Legge, nonché compendio di tutto il Vangelo (cfr Mt 22,34-40). Sono particolarmente grato per la presenza qui, oggi, della Signora Myriam García Abrisqueta, che illustrerà come tutto questo viene vissuto concretamente all’interno di una delle maggiori organizzazioni caritative cattoliche spagnole, Manos Unidas.

Consentitemi di concludere sottolineando tre elementi del grande dono che Papa Benedetto offre alla Chiesa per questa Quaresima – a livello sia individuale che comunitario – una "bussola" per ravvivare la vita soprannaturale che ci è stata donata nel Battesimo:

1. Prima di tutto, il Santo Padre fissa appuntamenti concreti con eventi e persone specifiche nel corso delle cinque domeniche di Quaresima, proponendoci la Parola di Dio che viene proclamata in quelle occasioni. Così facendo, desidera farci sperimentare un incontro personale con Cristo, risposta ai desideri più profondi della persona umana e del mondo. Quanto sarebbe opportuno soffermarci su questi passaggi delle Scritture - personalmente o comunitariamente - e concederci, durante questi quaranta giorni, di contemplare la Parola di Dio e agire di conseguenza!

2. In secondo luogo, l’incontro con Cristo, nella Sua Parola e nei sacramenti, si manifesta in opere concrete di misericordia. Anche in questo senso, le nostre parrocchie, comunità, organismi educativi e di altro genere, nonché ciascuno di noi, a livello personale, abbiamo la possibilità, in questo tempo propizio, con l’aiuto della grazia di Dio, di cambiare la prospettiva del nostro cuore da una dimensione egoistica a quella dell’amore per il prossimo nel bisogno. Di qui, un impulso per Campagne di Quaresima, che le Conferenze Episcopali del mondo sono chiamate ad organizzare.

3. In terzo luogo, il Papa ci propone il periodo della Quaresima come un "percorso" o un "cammino", un momento per far fruttificare il seme piantato con il Battesimo che, ci dice, rispecchia l’intera esistenza di ogni essere umano, vissuta tra la risurrezione di Cristo e quella di ciascuno di noi. Tale suprema offerta di comunione con Dio nell’eternità informa la vita presente, sia a livello sociale che individuale. Di essa riceviamo un anticipo durante la veglia pasquale, quando sentiamo proclamare che "la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo" (Preconio Pasquale).

Cari amici: Dio ci ha destinati all’amore! Per questo dobbiamo nutrire la potenza del dono della vita divina in noi, che ci è stato fatto con il Battesimo. È lì a portata di mano! Ecco l’avventura che ci propone Papa Benedetto per questa Quaresima. A Pasqua, quando raccoglieremo quanto abbiamo seminato, "l’uomo vecchio" che è in noi s’inabisserà. In tal modo, mediante la grazia divina, potremo innalzarci e divenire nuove creature. L’invito papale non è utopia! Permettetemi di concludere con una commovente citazione di un mio compatriota, san Cipriano di Cartagine, primo Vescovo africano a ricevere la corona del martirio, sommo ed irrevocabile dono di vita per amore del nemico. Egli spesso definiva in questo modo il suo percorso di conversione:

"Quando ancora giacevo come in una notte oscura", scriveva alcuni mesi dopo il Battesimo, "mi appariva estremamente difficile e faticoso compiere quello che la misericordia di Dio mi proponeva ... Ero legato dai moltissimi errori della mia vita passata, e non credevo di potermene liberare, tanto assecondavo i vizi e favorivo i miei cattivi desideri ... Ma poi, con l’aiuto dell’acqua rigeneratrice, fu lavata la miseria della mia vita precedente; una luce sovrana si diffuse nel mio cuore; una seconda nascita mi restaurò in un essere interamente nuovo. In modo meraviglioso cominciò allora a dissiparsi ogni dubbio ... Comprendevo chiaramente che era terreno quello che prima viveva in me, nella schiavitù dei vizi della carne, ed era invece divino e celeste ciò che lo Spirito Santo in me aveva ormai generato" (A Donato 3-4).

Vi ringrazio.





INTERVENTO DELLA SIG.RA MYRIAM GARCÍA ABRISQUETA





Prima di tutto e con grande sincerità, permettetemi di ringraziare il Signore per essere qui, alla presentazione del Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la Quaresima 2011alla Chiesa universale. Per Manos Unidas è stato un grande onore essere stati invitati da Cor Unum ad accompagnare il Dicastero in questa circostanza, e io lo faccio con la gioia e l’emozione suscitate in me dal fatto di poter condividere il tesoro della nostra fede con voi tutti…

Come sottolinea il documento, la Quaresima è un tempo forte per ravvivare – nel senso di vivere di nuovo o vivere più intensamente – la grazia del Battesimo in noi. Dalla fonte del Battesimo sgorga l’acqua della carità – dell’amore gratuito e disinteressato – che, attraverso tanti organismi caritativi ecclesiali, distribuisce doni, beni, aneliti di giustizia e talenti dei fedeli tra tutti i più poveri del mondo. E io vorrei proprio offrire una testimonianza in questo senso.

L’uomo è stato creato da Dio con una dignità immensa. Egli ci ha resi fratelli tra noi e figli suoi; in virtù di tale condizione, ci ha dato un cuore sensibile alle necessità di quanti sono più vicini a noi, ci ha dato un cuore COMPASSIONEVOLE, (che ha la capacità di essere mosso da autentica Passione per l’altro…). E proprio attraverso questo legame di figli di Dio, questa unzione ed elezione attraverso il Battesimo, questo dono dell’Amore che si può spiegare la nascita di Manos Unidas, attraverso un impegno che scaturisce dalla vocazione cristiana.

Circa 50 anni fa, le donne dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche lanciarono un appello che riguardava la fame nel mondo. Con una bellissima espressione di "genio femminile" all’interno della Chiesa, pubblicarono un manifesto in cui si uniscono magistralmente il loro desiderio naturale di donne e l’opera di amore di Dio in loro: si sentono mosse, per loro natura e come madri, a dare e a proteggere la vita e, come donne cattoliche si sentono chiamate da Cristo "a dare testimonianza di un amore universale ed efficace per la famiglia umana"1. A seguito di tale manifesto, le donne dell’Azione Cattolica Spagnola diedero vita alla Campagna contro la Fame, che poi è diventata Manos Unidas.

Non potevano restare indifferenti alle sofferenze di quanti vivevano e morivano senza diritto alla loro piena dignità, alla quale erano stati chiamati.

Si misero così a lavorare con vero spirito di sacrificio e servizio, per fare in modo che in Spagna si sviluppasse una maggiore sensibilità ed amore verso il prossimo. Non pensarono mai di fare qualcosa di diverso da ciò che richiedeva loro la loro condizione di figlie di Dio e questo è quello che pensiamo ancora noi oggi.

Sin dall’inizio capirono di dover lottare contro la fame per mancanza di cibo, quella per carenza di cultura e quella per assenza di Dio. Dovevano farlo partendo dalla sensibilizzazione ed educazione della nostra ricca società, senza però dimenticare l’importanza dei piccoli gesti, dagli atti quotidiani in famiglia fino alla collaborazione con gli organismi internazionali. Questa lotta andava portata avanti anche attraverso progetti concreti di sviluppo, nei quali la dimensione dell’amore fosse sempre presente, in quanto, sin dalle origini, abbiamo sempre pensato che il vero sviluppo ha luogo quando la persona è amata.

Da allora, questo organismo si è sviluppato ed ora è una splendida realtà, cui partecipano migliaia di uomini e donne, sempre in comunione con la Chiesa, ambito in cui è nato e a cui appartiene.

Nel corso del tempo, abbiamo maturato e rafforzato una spiritualità profondamente ecclesiale, poiché desideriamo servire la Chiesa, vogliamo essere strumento per portare la verità di Cristo e del Vangelo al mondo attraverso la missione che la Chiesa in Spagna ci ha affidato: promuovere lo sviluppo integrale e autentico delle popolazioni in via di sviluppo, uniti a coloro che, in un modo o nell’altro, partecipano al nostro lavoro, apostolato e servizio.

In tal modo, questo organismo ecclesiale spagnolo ha accompagnato uomini e donne di oltre 60 paesi, in circa 25.000 progetti di sviluppo.

Desidero tornare a sottolineare che ciò che rende possibile il nostro impegno in tanti progetti e paesi – dove collaboriamo con missionari, Caritas locali, congregazioni religiose, ONG o organizzazioni di base – è la vita battesimale che si vive nella comunità cristiane, in quanto il nostro lavoro si origina principalmente nella gratuità offerta da migliaia di volontari, organizzati in delegazioni diocesane, e nelle piccole collette realizzate dai fedeli nelle parrocchie e nelle scuole di tutta la Spagna, in una moltitudine di piccoli gesti di persone che, come la vedova del Vangelo, nel dare il poco che hanno offrono tutto2.

Infatti, Manos Unidas è una istituzione formata da volontari, visto che, sebbene vi siano professionali che lavorano al nostro fianco, il peso della responsabilità ricade sulle spalle di noi laici che, gratuitamente, con semplice spirito di abnegazione, collaboriamo come volontari in tutti gli ambiti in cui è necessario essere presenti per portare a termine la missione affidataci. Possiamo affermare con gioia che in tutte le parrocchie, vicariati e diocesi, ci sono volontari che, a seconda delle proprie capacità e possibilità, offrono il loro tempo, le loro conoscenze, i loro sacrifici. In tal modo, ci uniamo a tutte le persone di buona volontà che condividono questo nostro sogno di impegno gratuito, soprattutto in questo 2011, anno dedicato ai volontari dall’Unione Europea e che segna il decimo anniversario dell’Anno del Volontariato delle Nazioni Unite.

Con spirito di fede e con immensa fiducia nella Divina Provvidenza, Manos Unidas ha rafforzato la spiritualità dei propri volontari, radicata nel Battesimo, che ci spinge ad essere testimoni di un amore più grande, l’amore di Dio per l’uomo. Tale amore si è espresso e realizzato nell’incarnazione del Verbo, che ha assunto la condizione umana senza però conformarvisi, bensì identificandosi con i più poveri: "…ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito…"3.

È conseguenza di quella che il Santo Padre definisce "l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo" 4. Si tratta di un esempio lampante di carità operante che nasce dal Battesimo, è una carità che non si perde in un atto emozionalmente intenso ma fugace, ma è sostenuta nel tempo dalla Grazia.

Il nostro lavoro, negli organismi caritativi della Chiesa, discreto e sicuramente complementare, non vuol essere altro che un sostegno per l’incontro dell’uomo di oggi con Cristo morto e risorto, affinché scopra che tutti, ciascuno nella sua situazione concreta, senza distinzione di razza, sesso, colore, cultura, età, formazione, siamo chiamati a vivere la vita in Cristo.

Manos Unidas, con gli altri organismi ecclesiali impegnati in ambito caritativo, può aiutare l’uomo di oggi a trovare strade dove indirizzare i suoi buoni propositi, il suo desiderio di servizio e la sua autentica vocazione. La carità, ci ha detto il Santo Padre, "è la miglior testimonianza del Dio nel quale crediamo e dal quale siamo spinti ad amare"5.

Quando nel cuore dell’uomo si nutre l’altruismo, il servizio, la generosità, il desiderio di donarsi al prossimo, si incoraggia il rifiuto di quell’esistenza seppellita dal Battesimo, ovvero della vita di peccato e di autosufficienza che abbiamo dentro.

Desidero concludere questo intervento che mi è stato chiesto in occasione della Quaresima di quest’anno ringraziando Sua Santità per il suo insegnamento, che ci aiuta a risituarci, a riscoprire la necessità di vivere il Vangelo con semplicità e umiltà, ma anche con generosità e devozione. La Sua ultima Enciclica sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità, Caritas in veritate, rappresenta un nuovo stimolo per il nostro lavoro quotidiano per rendere questo mondo un luogo più bello, dove Cristo possa farsi presente.

Spero che questa Quaresima porti gli auspicati frutti: la Risurrezione e la Vita Eterna, che il Signore ha guadagnato per tutti sulla Croce, con il Suo sacrificio di redenzione.

Offro al Signore il lavoro di noi che siamo a servizio della CARITÀ, le nostre Mani e i nostri Cuori Uniti.

Molte grazie.

_______________________

1 Manifesto della UMOFC, 2 luglio 1995.
2 Cf. Mc 12, 41-44
3 Mt 25, 35ss.
4 Omelia nella Festa del Battesimo del Signore, 10 gennaio 2010.
5 DCE 31













AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE


POSSESSO CARDINALIZIO


L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice dà comunicazione della seguente Presa di Possesso:

Domenica 27 febbraio 2011, alle ore 18.30, l’Em.mo Cardinale Fortunato Baldelli, Penitenziere Maggiore, prenderà possesso della Diaconia di Sant’Anselmo all’Aventino, Piazza dei Cavalieri di Malta, 5.
+PetaloNero+
Wednesday, February 23, 2011 1:50 AM
Oggi su "L'Osservatore Romano"


Liberi dall’egoismo nella logica del dono e dell’amore: il messaggio del Papa per la Quaresima.

L’Europa si ricorda delle violenze contro i cristiani: in prima pagina, a proposito della dichiarazione firmata ieri dopo settimane di trattative, con il commento, nella pagina religiosa, della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece).

Il giorno più buio nella storia della Nuova Zelanda: nell’informazione internazionale, Stefano Girola, da Brisbane, sul terremoto che ha colpito la città di Christchurch.

In cultura, un articolo di Silvia Guidi dal titolo “Ridere nel nome di Isacco”: in occasione di Purim “Pagine ebraiche” dedica un dossier alla comicità e alla parodia (accanto a una serie di cloni parodistici di giornali italiani c’è anche un esilarante “L’Osservatore Nostrano”).

Il vero significato della sessualità: il vescovo Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense, sull’attualità dell’“Humanae vitae”.

Andy Warhol e il suo doppio: Sandro Barbagallo analizza il sentimento religioso del padre della Pop Art.

Diritto e religione tornano alleati: sulla testimonianza, dalle università statunitensi, di una realtà sempre più evidente, l’articolo di John Witte Jr. contenuto nell’ultimo numero della rivista “Oasis”.

Sventurata Gertrude: Franco Camisasca sulla forza del male nei “Promessi Sposi”.




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Wednesday, February 23, 2011 3:36 PM
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Thursday, February 24, 2011 1:04 AM
L'Osservatore Romano

Edizione quotidiana 24 febbraio 2011





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