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Marisa2003
Wednesday, January 14, 2009 12:10 PM
Amo molto l'apprendimento e l'approfondimento dell'antica civiltà Egizia; ne ho scritto anch'io parecchio (ma solo a livello di dilettante e semplice appassionata); uno degli argomenti che si riallacciano ai 'giochi' è però poco sondato. Approfittando di avere tra noi lo studioso Antonio Crasto, sono interessata a conoscere se è al corrente di altri esemplari di 'triplici cinte'o alquerque in quella zona. Quando vi andai purtroppo non documentai nessuno di essi ma ad El-Kurna è documentato -sui gradini del tempio (Tebe est)- un alquerque (per chi non è pratico, si tratta di una figura costituita da quattro tris), poi metto una foto. Fatta passare tradizionalmente come coeva al tempio, recenti indagini la farebbero in realtà risalire al medioevo.
Nella tomba splendida della regina Nefertari, lei è intenta a giocare al tavolino su una scacchiera molto simile ai nostri scacchi.
antonio crasto
Thursday, January 15, 2009 10:59 AM
Ciao Marisa,
Devo ammettere di non essere esperto in questo argomento.
Da quanto ho potuto leggere alla pagina web:

www.goddesschess.com/chessays/calvonumerology.html

The Origins of Chess

Mystical Numerology in Egypt and Mesopotamia
Chapter 2: Mystical numerology in Egypt and Mesopotamia
by Dr. Ricardo Calvo

posso ipotizzare che ci troviamo di fronte a un “gioco” che collega il giocatore col metafisico.
La presenza del “scacchiera” senet nella tomba di Nefertari potrebbe dimostrare che il defunto deve guadagnarsi il contatto con gli dèi dimostrando di conoscere il valore esoterico dei numeri.
Il senet è una scacchiera 3x10.
Io ritengo che siano i tre numeri del Creatore. 10 come totalità e 3 come trinità, tre volontà creatrici del Creatore.
Nel mio libro ho sviluppato questa ipotesi considerando la piramide un omaggio al dio Creatore. Le quattro facce triangolari avrebbero simboleggiato la trinità nelle quattro direzioni cardinali (non avrebbe cioè senso costruire una piramide che non sia allineata con le direzioni cardinali). La base quadrata avrebbe invece simboleggiato la vita terrena del faraone. La piramide sarebbe stata il luogo ideale per l’ascensione al cielo del sovrano, il luogo in cui sarebbero state svolte le cerimonie funebri volte alla resurrezione dell’anima del sovrano. Tutto ciò a prescindere che la mummia del sovrano venisse tumulata all’interno della piramide o in un altro luogo. La piramide è sostanzialmente il tempio della resurrezione e un omaggio del re d’Egitto al Creatore.

Ritornando alle triplici cinte, ritengo che questi possano essere derivati dal senet e che rispecchini, secondo altre religioni, la ricerca del soprannaturale.
Al riguardo la religione egizia è abbastanza chiara. La rinascita celeste è riservata a coloro che sono padroni della “conoscenza”. Non per niente i sovrani venivano indottrinati e portati a conoscenza dei misteri della loro religione. La ciliegina finale era la conoscenza dei nomi di Ra.
Senza queste conoscenze non si poteva superare le porte dell’aldilà e arrivare a vedere gli dèi.

Ciao Antonio

Marisa2003
Thursday, January 15, 2009 5:00 PM
Gentile Antonio,ti ringrazio della risposta e concordo sull' interpretazione del gioco che sta facendo Nefertari
Sono a conoscenza degli aspetti più profondi del 'gioco', chiaramente avendo trattato più volte la tematica studiando il simbolismo. Ne parliamo anche noi nel nostro saggio, che verte proprio sui due aspetti peculiari del soggetto 'triplice cinta': quello ludico e quello simbolico, appunto. Che siano nati come 'simboli' e in seguito questa memoria si sia 'persa' o sia rimasta solo in seno ad una 'elite' oppure, come propone qualcuno, sia stato il contrario, è una discussione plausibile. Ma la mia richiesta non intendeva riferirsi a questo aspetto, ma propriamente nel senso più profano -se vogliamo dire così- del gioco presso gli antichi Egizi. Perchè, che lo vogliamo o meno, anche gli antichi giocavano e si divertivano con diversi 'passatempi'! Poveretti, ci mancava altro di stare sempre a filosofeggiare (che poi era appannaggio di pochi sapienti, questo). Tutti i popoli hanno giocato, e ciò che balza all'occhio è che si trattava sempre di giochi da fare almeno in coppia, in compagnia. Anche per noi la funzione 'giocare' è fondamentale (e pedagogica) fin dalla nascita, tuttavia si è andata consolidando la sfida con oggetti virtuali, play station e via dicendo, riducendo la socialità.
In particolare, mi interessano le raffigurazioni di giochi da tavolo: tris, alquerque, 'filetto', scacchi o dama nell'antichità, specialmente nell'area Egizia e Copta.. Tra ieri e oggi ho scoperto, ad esempio, che nel citato tempio di Kurna vi sarebbero un totale di 34 graffiti di cui sette tavolieri da gioco (rif. Murray "A History of Board- Games other than chess, New York, Hacker Art Books, 1978). Di quei 34, alcune sono croci copte talvolta inserite in 'filetti' (triplici cinte), che potrebbero essere di matrice non egizia, ma copta (rif. Wagneur). Con certezza, però, essi non possono essere datati. Se ve sono altre, se qualcuno ne fosse a conoscenza, gradirei venirne edotta. Grazie e cordialità.
antonio crasto
Thursday, January 15, 2009 6:46 PM
La Bresciani conferma che il senet era rappresentato nelle tombe e nel Libro dei morti. Il defunto gioca una partita con un avversario invisibile e cerca di superare gli ostacoli che potrebbero impedirgli il raggiungimento degli dèì.
Sulla superficie opposta a quella del senet si trovava spesso un gioco di 20 caselle, detto taw, le cui regole sono alquanto sconosciute.
Un altro gioco egizio era quello del serpente-mehen (vedi esemplare del Louvre), che si giocava con pedine e palline.
Altro gioco era quello del cane e dello sciacallo, praticato su una base a forma di ippopotamo (vedi esemplare del Louvre).
giamba253
Friday, January 16, 2009 11:13 AM
Tra la struttura della triplice cinta e quella di una piramide, come è stato fatto osservare anche nel testo di Uberti-Coluzzi, potrebbe esservi correlazione. Vista dall'alto, in pianta,la seconda ha infatti la medesima geometria della prima. Una finestra su ulteriori accostamenti?
Marisa2003
Friday, January 16, 2009 4:09 PM
E' vero, quesllo che hai scritto. L'ho proposto anche a San Marino e se ritrovo quel paio di foto 'emblematiche'che spiegano meglio di tante parole, le posto. Le TC con diagonali, poi, sono in tutto e per tutto analoghe ad una piramide a gradoni in pianta. So che un altro amico, di tutti noi, sta facendo ulteriori ricerche in merito...ma starà a lui svelare.

Rientrando nell'argomento, grazie Antonio delle segnalazioni. Prossimamente mi soffermerò sugli altri giochi da te esposti. Mi dilungo ora sulla dama, il Senet, che era molto diffuso nell'antico Egitto, infatti (e loro lo avevano importato da...?) gli egittologi dicono si giocasse ovunque, in famiglia, con amici, nei giardini, dal barbiere, in attesa di essere ricevuti a corte...e anche alla corte stessa. Non mancava quasi mai tra gli oggetti di arredo delle tombe: pensiamo che importanza rivestiva! Si diceva che il defunto dovesse dilettarvisi per l'eternità.

C'è da pensare che questi 'tavolieri' da gioco fossero mobili, probabilmente in legno o altro materiale, ma ritengo possa sussistere la possibilità che venissero anche incisi, in luoghi di frequente utilizzo (tipo tavoli di giardini, o piazze, come accadeva da noi fino a non molti anni fa).

Paolo Bondielli in un capitolo de 'Antico Egitto:curiosità e misteri svelati" (Duat Edizioni) afferma che esiste una raffigurazione (ma non dice dove, forse la sua tomba?), in cui Ramesse III gioca a dama nel proprio harem con una delle sue concubine. L'autore afferma che nel tipo più comune il tavoliere (che poteva essere di alabastro, terracotta, avorio, etc. a seconda dei mezzi, appunto!) era suddiviso in 30 caselle (come detto da Antonio, 3 x 10, quella che ha davanti Nefertari) e si giocava con due gruppi di pedine, di diverso colore, esattamente come ai giorni nostri.

Dice inoltre che al museo egizio di Torino esiste un magnifico esemplare di Senet trovato nella tomba di Kha(XVIII dinastia) nel villaggio di Dheir el -Medina, misura 48 cm x 26, h 32 cm e si trova montato su un tavolino di appoggio. Sono stata al detto museo due volte ma non ricordo, purtroppo, il manufatto.

Ma una cosa sorprendete è questa:tra i primi geroglifici usati in Egitto vi sarebbe stato il segno della scacchiera con le pedine, vi risulta? E qualcuno ne ha una riproduzione iconografica?
Perchè, se viene comunemente accettata la provenienza originaria dalla Cina per scacchi e dama, mi parrebbe che - se fosse vero che dama e pedine fossero già esistenti tra i primi geroglifici - la paternità e l'area di origine spetterebbe all'Egitto.
Sarebbe il ...massimo! Grazie e cordialità,
antonio crasto
Friday, January 16, 2009 7:46 PM
Il Senet è stato riportato nel geroglifico Y5, traslitterato mn e significante "durevole".
Ho trovato una foto del Senet del Museo di Torino.
Ciao Antonio
mauroi
Monday, January 19, 2009 4:48 PM
cara Marisa,
inizialmente sono rimasto perplesso per questa frase:

se viene comunemente accettata la provenienza originaria dalla Cina per scacchi e dama


poichè sapevo dell'origine persiana degli scacchi derivante
dalla frase parimenti persiana "Shah Màt", "il re è morto".
tuttavia approfondendo è uscita una marea di dati che forse vanno oltre il titolo del topic, comunque posto qui con l'intenzione successiva di trasferirli in uno apposito.
http://www.satorws.com/scacchi.htm
http://scacchi.qnet.it/manuale/origini.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/Origins_of_chess
it.wikipedia.org/wiki/Chaturanga
ma,... come si diceva
it.wikipedia.org/wiki/Xiangqi
in realtà all'inizio volevo postare "solo"
http://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_(gioco)
www.pergioco.net/Giochi/GiochiDiTavoliere/Mulino/Mulino.htm
ciao
mauro


giamba253
Wednesday, January 21, 2009 11:19 AM
Ciao, mauro. Metto anch'io alcuni links utili per dipanare la matassa. Mi convinco che i primi a manifestare nell'arte che ci è pervenuta l'usanza di giocare a scacchi fossero proprio gli Egiziani.Cinesi, Indiani e Persiani mi pare siano molto posteriori(stando almeno a quanto la loro arte figurativa ci permette di capire).
Strano però non abbiano lasciato regole scritte per come giocavano; nel link si vede una prima scacchiera Amenhotep III in cui le 'pedine' sono molto diverse da quelle che sta usando la Nefertari (sotto) in cui potrebbero comparire pezzi diversi, forse vi erano diverse varianti. Nella prima foto sul tavoliere si distinguono dei segni incisi sullo stesso (croci e segmenti)nelle caselle, cosa stavano a significare(punteggi?)Notevolissima la forma 'tutto compreso', con il cassetto riponi pedine incorporato. Non abbiamo proprio inventato niente:

it.wikipedia.org/wiki/Senet

Altri:
scacchi.qnet.it/manuale/origini.htm
xoomer.alice.it/giocolab/Antichi/Filotto.htm
Ma sarebbe interessantissimo capire anche perchè dietro le scacchiere che usiamo ai nostri giorni vi sia, sul retro, lo schema del filetto.Quando hanno iniziato ad andare in...coppia? E perchè? (marisa un altro spunto per la seconda versione).
mauroi
Wednesday, January 21, 2009 6:24 PM
cari amici da vedere anche,
wesheb.tdonnelly.org/esenet.html
col geroglifico a forma di scacchiera,
e,dal link
wesheb.tdonnelly.org/etutsnt.html
altri link per giocarci
ciao
mauro


mauroi
Wednesday, January 21, 2009 6:28 PM
Marisa2003
Tuesday, January 27, 2009 9:11 PM
Ringrazio tutti voi delle cosniderazioni e delle segnalazioni postate. Molto utile l'immagine del Senet e del geroglifico di questo gioco nell'Antico Egitto, mi pare un'indizio importante per approfondire su questa direzione.
Piacerebbe anche a me sapere come e quando la scacchiera e il filetto hanno iniziato ad andare "insieme". Ma lo scopriremo.
Alla prossima!
Marisa2003
Tuesday, February 03, 2009 12:26 PM
A proposito dell'ultima domanda in sospeso che avevamo io e te Giamba, ho scoperto altre cose interessanti. Il Berger riporta il dato, non trascurabile a mio avviso, che la combinazione scacchiere- filetti sia nota dal XVI secolo; il filetto o triplice cinta si presentava sempre sul retro del tavoliere, come oggi. E' già qualcosa su cui lavorare.
C'è anche un altro aspetto importante. Che nell'antichità i giochi come questi avevano un valore sociale che variava a seconda del tipo e della cultura che lo veicolava.

Ad esempio è noto come Ovidio, nella sua opera 'Ars Amatoria', riferendosi al più semplice 'tris'(che è però anche un centro sacro, visto dal punto di vista simbolico), raccomanda ad una donna di conoscere questo e altri giochi per incontrare un giovane uomo. Maometto invece mise al bando i giochi, sostenendo che ci si doveva dedicare ai cavalli, agli archi e alle...mogli. Alfonso X il Saggio nel XIII secolo fece una distinzione tra i giochi di Provvidenza (in cui reintravano gli scacchi, rappresentanti l'Ordine del Mondo o la Prudenza) e quelli di Fortuna, come i giochi di carte o di dadi. Backgammon e filetti(TC) hanno una posizione intermedia.(Parleremo prossimamente del valore assunto dalla TC in senso alle diverse culture mondiali).

Anche gli Egiziani, dunque, che furono tra i primissimi -se non i primi- a manovrare questo tipo di soggetti, dovevano avere una duplice conoscenza di essi, esattamente come avvenne in seguito in cui, accanto all'innocuo valore ludico, c'è quello esoterico (o nascosto). Bisognerebbe capire se questo valeva solo in ambito funerario, al quale comunque gli Antichi Egizi conferivano una valenza preponderante.

Tra l'altro è interessante notare come in un passo del Libro dei Morti già citato in precedenza, si presenta una forma di 'tavoliere' circolare, tipo 'Ruota della Fortuna' o della Vita molto usato in Oriente anche oggi. Il 'Senet' era invece rettangolare, questo lo sappiamo, 3 x 10 caselle, e si pensa che simboleggiasse il sommario della rotta totale del defunto nel regno dei Morti. Era dunque Entrata e partenza per l' Occidente (il regno delle tenebre e della morte). Da come venivano disposte le pedine sul tavoliere, si potevano o meno superare gli ostacoli e i pericoli di cui il cammino dell'oltretomba era disseminato. Anche il dio Thot giocò una partita al tavoliere e vinse 1/72 di ogni giorno, ottenendo di 'prendere' cinque giorni (epagomeni) nell'anno per Nut (poi sviluppiamo).
giamba253
Wednesday, February 04, 2009 10:49 AM
Cara Marisa, è con vero piacere che constato che la tua 'cerca' si traduce sempre in scoperte utili e proficue. Già sapere questo dato, una data precisa, aiuta sez'altro nel proseguo dello studio analitico.Anche nell'antichità egiziana i giochi erano su ambo i lati, infatti dietro al senet ve ne doveva essere un altro (di che tipo?).L'uso, poi, di avere dei tavolieri cavi, mi sono informato, predisponeva a riporvi un ulteriore gioco o i pezzi. Un po' come è avvenuto in seguito con scacchi, filetto e backgammon.A mio parere il fatto che a gioco diverso venisse associata una valenza diversa, potrebbe avere la sua importanza. Ho anche trovato la notizia che già nel mondo egizio antico si praticava un gioco molto simile alla cara vecchia, 'Oca'. Non so quanto questo aiuti a risalire alla genesi ludica o simbolica del filetto, ma evidentemente erano implicite entrambe. Forse non esiste una vera e propria dicotomia?
antonio crasto
Wednesday, February 04, 2009 7:14 PM
Da Erodoto “Le Storie”, Libro I, Cap. 94

«[…] I Lidi stessi dicono che i giuochi attualmente in uso presso di loro e presso gli Elleni sono una loro invenzione. Raccontano che questa avvenne contemporaneamente alla loro colonizzazione della Tirrenia, e ne danno questa versione: sotto il regni di Ati, figlio di Mane, ci fu una grave carestia in tutta la Lidia; i Lidi resistettero per un po’ e poi, visto che non cessava, cercarono dei rimedi: chi ne escogitava uno, chi un altro. Proprio allora furono inventati i dadi, gli astragali, la palla e tutti gli altri giuochi, tranne gli scacchi; la scoperta di questi ultimi, i Lidi non se l’attribuiscono. Per fronteggiare la fame facevano così: giocavano un giorno intero per non cercare da mangiare, e il giorno dopo mangivano, tralasciando i giuochi. Passarono così diciotto anni […].»
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