Prime impressioni sul vuoto
Premetto che queste sono solo delle prime impressioni, un impatto, ho ascoltato l'agognato nuovo album solo un paio di volte per ora... Molto diverso da X Stratagemmi, riflessivo, sottile, bene gli si addice un titolo come 'Il vuoto' e una così forte presenza di luce, luci del mattino, spazi, fiorellini nei testi. Mi sembra che abbia un movimento ascendente dall'inizio alla fine, nel senso che il brano che segue è un po' migliore di quello che precede dall'inizio alla fine, o perlopiù. Il primo brano, che è anche il singolo, mi sembra un po' inutile, musicalmente 'retorico' (come spiegarmi?), è un'«Ermeneutica» spinto alle estreme conseguenze, ma oltre un certo limite brani di questo tipo non dicono nulla. Strano - significativo? - che Franco l'abbia scelto come singolo, in pasto alla massa. 'I giorni della monotonia' sembra che s'arrampichi sugli specchi, sembra che arranchi per arrivare a un discorso musicale che non si realizza, ed è monotona. In 'Aspettando l'estate', a parte il memorabile ritornello di Sgalambro, appaiono i primi risvegli, nella leggiadria degli intermezzi: comincia ad apparire l'impalpabile 'luce del mattino'. 'Niente è come sembra' che può vantare uno dei testi più belli (e significativi visto che è il titolo provvisorio del terzo film...) è un pezzo dignitoso, vagamente inebriante, risuona di 'É stato molto bello' (anche se difficile è fare paragoni con quel capolavoro assoluto che fu Gommalacca), si adagia sul ritornello come una foglia trafitta dalla luce, ma non trascura sottili, inquietanti dissonanze specie nella frase in inglese. 'Tiepido aprile', per quanto 'tiepida', pur risuonando di 'Lontananze d'azzurro', è molto più incisiva, più matura, non orecchiabile ma forma come un tappeto sonoro che se lì era di rame sbiadito, qui è di pregiato velluto, forse di resina, o di nuvola: si ascolta con estremo piacere, e che emozione quando irrompe un fraseggio di piano straordinario, quasi trafitto da un dispiacere così remoto da figurarsi 'come nuvola'. 'The game is over' riprende il discorso elettronico di '23 coppie di cromosomi', come 'Il vuoto', ma essendone nettamente superiore, più tesa, più scorrevole, più ricca, con quel magnifico intreccio di canti mongolici e musica tecnologica, specie sul finale quasi un'eco di 'Propiedad prohibida' ma sulle corde dei nostri tempi.. (ma la voce della chitarrista dà quasi fastidio: non potrebbe smetterla di collaborare con band 'ggiòvani'?). 'Era l'inizio di primavera' su musica di Tchajkovskij e testo di Tolstoj.. è semplicemente una carezza meravigliosa: 'lanciavi un'occhiata era l'inizio tra noi due/ piangevo prima di te', una cover ma di alte sfere, un 'Fleur' all'ennesima potenza. 'Io chi sono?' è una delle canzoni più belle del disco, dotata di una musicalità, di una levità e di uno slancio senza pari, degna del miglior Battiato, dell'Imboscata o di Gommalacca. Strepitosa, lieta, raffinata chiusa con 'Stati di gioia', dal testo assolutamente poetico e dalla musica che intreccia le canzoni degli anni '80 alle raffinate ricerche degli ultimi anni: echi epici da 'L'ombrello e la macchina da cucire', musica tesa e vertiginosa, con moti a spirale e tastiere impazzite su una linea vocale discordemente (apparentemente) piana, di assoluta grandezza, con una chiusa degna del suo 'Gilgamesh' o di 'Campi magnetici'.
Insomma direi un disco con più personalità rispetto a X Stratagemmi, senz'altro più raffinato e coerente al suo interno, se ne rimpiangono le sperimentazioni e i ritmi ma ricompaiono sprazzi di melodie degne del miglior Battiato. Se solo non fosse per quelle prime 2-3 canzoni che gettano una luce grigia sull'intero album. Chi è d'accordo con me sul miglioramento progressivo dalla pessima 'Il vuoto' alle ottime 'Io chi sono?' e 'Stati di gioia'? Si direbbe quasi - azzardo - che il grande Maestro l'abbia fatto apposta. Da una canzone musicalmente 'vuota', dal 'Vuoto' agli 'Stati di gioia': così sembrerebbe, dato l'ordine di progressiva bellezza delle musiche, dei testi, la stessa tracklist...