Ciao DANIELE e benvenuto da queste parti.
Una riflessione molto acuta in tal senso fu fatta qualche tempo addietro, in altre sedi, dall'amico Antonio (amico, ahimè, solo per via telematica) che opse la questione del "dentro e fuori" dal cerchio in contrapposizione con il "prima e dopo" la formazione del cerchio.
Purtroppo chi si reca sui campi a fare prelievi, analisi e misurazioni, lo fa per ovvi motivi solo dopo la messa in evidenza di quel tal terreno per mezzo di una formazione "geometrica" (quasi mai si vedono orde di visitatori in un campo in cui non ci sia niente da vedere!) ma cosa ci dà la certezza che tutte quelle anomalìe non siano già presenti sul campo anche prima del cerchio?
Sarebbe auspicabile un'opera di "cropwatching" assidua e profonda anche nei periodi in cui ... non succede niente: qualcuno lo ha mai fatto?
Fatto salvo per qualche "folle"

in cerca di verità credo proprio di no! Senza contare poi che una simile attività dovrebbe essere costantemente svolta secondo i canoni delle "normali" procedure post-cerchio e non solo attraverso un'osservazione superficiale del panorama il che potrebbe permettere al più di vedere qualche sfera di luce svolazzante o notare un po' di nodi allungati e scoppiati sul campo intonso ma finchè non c'è il cerchio nessuno, in realtà muove un dito salvo poi fare del clamore su dati che potevano forse essere riscontrati anche nei mesi precedenti.
La rapidità di esecuzione e l'abilità di utilizzo degli strumenti più tradizionali (tavole, rulli, corde) sono ormai assodati grazie all'impegno di chi ha cercato di fare ricerca anche in tal senso (vedasi il ricercatore tedesco Andreas Muller) che nel 2003 mise in piedi un esperimento di circlemaking piuttosto ben riuscito nella realizzazione e nelle osservazioni successive.
Questa è la realtà nota circa i makers con corde e paletti e quella è la domanda di fondo:
"Ma le anomalie sono venute dopo e durante o c'erano anche prima?" ... chi lo sa?

Oltre non vado!
ciao, rob