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Marisa2003
Sunday, January 29, 2006 11:30 PM
L'ultima e interessantissima ricerca della nostra amica Elena,che "intende fornire gli elementi base per capire la biogeografia applicata al caso dell'Homo floresiensis,la nuona specie scoperta sull'isola di Flores.Non ha la pretesa di essere saustivo,ma viole solo chiarire il quadro generale e la posizione dell'Uomo di Flores alla luce delle attuali conoscenza biogeografiche" (dal lavoro presente nel suo sito web http://www.crocomania.com (ultimamente annoverato tra i siti consigliati dal rinomato National Geographic )


Un assaggio:

Chi è l'Uomo di Flores
L’Homo floresiensis è stato scoperto nel settembre 2003 da un team di ricercatori australiani e indonesiani, in una caverna nella località Liang Bua.
Fa parte del genere Homo, come la nostra specie, ma la sua collocazione precisa resta per ora molto incerta. E’ generalmente accettato che sia derivato dall’Homo erectus, lo stesso antenato del sapiens.
L’uomo di Flores, soprannominato Hobbit dai suoi scopritori, è alto soltanto 1 metro, pesa 25 kg. e ha una capacità cranica di 380 cm3; visse molto recentemente (in termini paleoantropologici), cioè fino almeno a 12.000 anni fa (la data della sua estinzione non è nota con precisione).

Il lavoro,in DUE parti, è presente su

http://www.crocomania.com/Ricerche11a.html


http://www.crocomania.com/Ricerche11b.html

Speriamo di poterlo inserire integralmente qui quando Elena sarà disponibile anche per commentarlo insieme a chi fosse interessato.
Complimenti
elenix
Monday, January 30, 2006 10:52 AM
Carramba che sorpresa!

Cara Marisa ...che sorpresa! Se vuoi inserisco qui "a puntate" la mia ricerca, magari però senza le immagini perché sono tante, e appesantirebbero il caricamento della pagina.

Marisa2003
Thursday, February 02, 2006 5:47 PM
Cara Elena,ingrana la quinta e comincia(senza chiedere : !)A piccoli pezzi,così che si possa seguire al meglio e riflettere con qualche interrogativo che sicuramente non mancherà.Ti ringrazio e ti abbraccio
elenix
Friday, February 03, 2006 9:46 PM
Allora parto...
Cara Marisa, ricambio l'abbraccio e inizio a inserire la telenovela-hobbit
Se riuscite a digerire le prime due parti, più "tecnico-teoriche" (che devono dare le nozioni base per capire quel che segue), il resto sarà di certo molto più digeribile... Prometto!


Hobbit revealed:
la Biogeografia e l'Uomo di Flores


Questo scritto intende fornire gli elementi base per capire la biogeografia applicata al caso dell’Homo floresiensis, la nuova specie scoperta sull’Isola di Flores. Non ha la pretesa di essere esaustivo, ma vuole solo illustrare il quadro generale e la posizione dell’Uomo di Flores alla luce delle attuali conoscenze biogeografiche.

INTRODUZIONE


La biogeografia studia la distribuzione degli organismi viventi sulla Terra (piante = fitogeografia; animali = zoogeografia) e le cause che l’hanno determinata.
La sua origine come disciplina a sé stante risale al naturalista Alfred Russell Wallace, che nello stesso periodo di Darwin (anche se in modo indipendente) elaborò una teoria evoluzionistica. Wallace fu il primo a studiare in modo sistematico e interpretare le affinità e le differenze biotiche delle varie regioni della Terra.
Una branca della biogeografia è la paleobiogeografia, che studia la distribuzione (e le sue cause) degli organismi nel passato. Chiaramente le due discipline sono strettamente legate, in quanto lo studio del passato e del presente dà un quadro più chiaro rispetto allo studio del solo passato o del solo presente.
La paleobiogeografia e la biogeografia hanno svolto un ruolo determinante nella scoperta e determinazione della deriva dei continenti, e nella ricostruzione dell’evoluzione geografica e climatica della Terra. Basti pensare che la documentazione biogeografica e paleobiogeografica, unite a quella paleoclimatica, erano già sufficienti per documentare la deriva dei continenti mezzo secolo prima della messa a punto della tettonica delle placche.


>>> Modelli

Esistono due modelli principali per spiegare i meccanismi che hanno determinato, nel corso della storia della Terra, la distribuzione degli organismi. Questi due modelli, a volte presentati come antitetici, sono invece ben integrabili.

1. Dispersione
Secondo questo modello tutti i gruppi si originano e si differenziano entro aree ristrette (“centri di origine”), da cui le specie si disperdono in tutte le direzioni per migrazione attiva o per trasferimento passivo, fino a quando non incontrano una barriera insormontabile. Durante la migrazione, le specie vengono isolate da barriere geografiche (per es. un continente per gli animali marini, o un mare per quelli terrestri), inizialmente tenui, “permeabili” e temporanee, poi invalicabili.

2. Vicarianza
La speciazione (nascita di una nuova specie a partire da una specie “madre”) avviene in questo modello quando l’areale di una specie ancestrale viene diviso da una barriera che non può essere attraversata. Quindi la presenza di organismi evolutivamente affini in regioni diverse sarebbe la conseguenza della frammentazione delle masse continentali e della loro deriva, e/o della formazione di barriere geografiche e climatiche (catene montuose, deserti, mari ecc).

>> Riassumendo:
Nel modello della dispersione, una barriera preesistente viene attraversata in un punto da una piccola popolazione, che con l’isolamento inizia a differenziarsi dalla specie ancestrale; nel modello della vicarianza, una barriera di nuova formazione isola una parte della popolazione nel suo areale.



>>> Meccanismi

1. Diffusione degli organismi nel modello della dispersione
A) Corridoi: sono aree geografiche continue (terrestri o marine), con condizioni ambientali uniformi e favorevoli che permettono un libero interscambio di forme viventi in entrambe le direzioni.
B) Ponti e barriere filtranti: sono vie di comunicazione, in genere non ampie e temporanee, le cui caratteristiche ambientali peculiari possono essere una barriera per alcuni gruppi ma permettono invece la migrazione di altri. Ponti filtranti del passato sono stati per es. quello di Bering (Pleistocene) e l’Istmo di Panama nel Plio-Pleistocene.
C) Vie occasionali: sono aree instabili, discontinue e di breve durata, che possono venire percorse solo se si verificano condizioni particolarmente favorevoli. Possono permettere la colonizzazione di isole oceaniche da parte di specie terrestri (“stepping stone effect”) tramite zattere naturali (tronchi d’albero ecc). In questo modo probabilmente i mammiferi placentati sono migrati dall’Asia all’Australia, da tempo già conquistata dai marsupiali. Infatti nel Cenozoico i due continenti non furono mai comunicanti tramite un vero ponte terrestre continuo, per cui solo una parte limitata della fauna riuscì a usare questa via discontinua, passando di isola in isola.

2. Diffusione degli organismi nel modello della vicarianza
A) L’arca di Noè: questo tipo di diffusione ha luogo quando una placca si separa e si allontana da un margine continentale, portando con sé i vari gruppi viventi indigeni. Così l’India, staccatasi nel Cretaceo dal continente di Gondwana, migrò verso nord-est per poi venire a contatto con l’Asia, in cui penetrarono organismi terrestri inizialmente evolutisi nel Gondwana.
B) La nave funeraria vichinga: simile al precedente ma applicabile solo ai fossili. Blocchi continentali potrebbero trasportare fossili in aree dove essi non sarebbero mai esistiti in vita, generando una errata interpretazione.


[segue con "Le isole"...]
elenix
Saturday, February 04, 2006 2:52 PM
LE ISOLE


La maggior parte delle isole presenta flore e faune endemiche.
Le faune a vertebrati delle isole mostrano una serie di caratteristiche:
. bassa diversità tassonomica (=pochi gruppi di organismi);
. generale assenza di grandi carnivori (e predatori);
. riduzione della taglia dei grandi mammiferi;
. aumento della taglia dei piccoli mammiferi;
. grande variabilità intraspecifica (=molte differenze fra gli individui della stessa specie);
. comparsa di modificazioni morfologiche associate alle variazioni di taglia (per es. cambiamento nella proporzione e nella struttura degli arti);
. perdita dell’attitudine al volo in molti uccelli;
. aumento della taglia in alcuni rettili.

>>> Il nanismo
Due esempi di nanismo: elefante alto 1 metro al garrese in Sicilia e Malta (Pleistocene), cervo alto 60 cm. al garrese a Creta (Oligocene).
La grande taglia assicura maggior protezione dai predatori, ma sulle isole, mancando la pressione selettiva esercitata dai predatori, la mole non rappresenta più un vantaggio significativo, al contrario un animale di piccole dimensioni ha bisogno di meno nutrimento e spesso nelle isole le risorse alimentari sono limitate.

>>> Il gigantismo
Più difficile da spiegare è invece il gigantismo dei piccoli mammiferi, come roditori e insettivori. In Sicilia e a Malta nel Pleistocene viveva un “ghiro gigante”, grande il doppio di quelli attuali. L’aumento di dimensioni dei rapaci può essere forse una conseguenza dell’aumento di dimensioni delle loro prede come il ghiro dell’esempio; mentre in molti uccelli il volo diviene una forma di difesa superflua e la sua perdita rappresenta un risparmio di energia.
Non si può escludere che anche i frequenti reincroci in popolazioni ristrette possano aver contribuito alla formazione di specie giganti, nane o anche aberranti.

>>> Popolamento delle isole
Escludendo il trasporto da parte dell’uomo, ci sono due modelli che spiegano la presenza di animali terrestri sulle isole:
1) Popolamento attivo (attraverso nuoto o volo) o passivo (su tronchi o altre zattere naturali), attraverso bracci di mare più o meno larghi.
2) Popolamento attraverso terre emerse temporanee, veri e propri ponti di terra fra le isole e il continente; in alcuni casi non si tratta di ponti continui, ma di una serie di piccole isole e di secche che nel loro insieme costituiscono una via migratoria spesso altamente selettiva, percorribile solo da forme che non temono l’acqua.

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IL CASO FLORES


Flores è un’isola indonesiana posta in una zona molto interessante dal punto di vista biogeografico.
Innanzitutto, qualche dato sull’isola.
Flores è un’isola di forma allungata posta fra Bali e Timor (Indonesia); fa parte con altre 565 isole minori della provincia di East Nusa Tenggara, che copre un’area di quasi 50.000 km quadrati. Le altre isole maggiori della provincia sono Timor e Sumba.
Flores è un’isola vulcanica (oggi si può visitare il cratere del Mount Kelimutu), di natura collinare, con quote massime sui 1790 metri s.l.m.
Geologicamente l’intera provincia è divisa in due zone: una vulcanica interna (di cui fa parte Flores, con altre isole come Komodo), e l’altra esterna con rocce sedimentarie e di altro tipo (Sumba, Timor e altre).
Ma ciò che interessa di più è la posizione di Flores: si trova infatti a est di Lombok, cioè a est della “Linea di Wallace”, un’importante delimitazione biogeografica.

>>> La Linea di Wallace

Nell’immagine sotto possiamo notare come la linea passi fra Bali e Lombok, a ovest dell’isola di Flores.
a Linea di Wallace separa in due l’Indonesia e mette in evidenza l’evoluzione di due diversi tipi di fauna. Identifica uno stretto di mare profondo che separa la fauna asiatica da quella australiana: segna una sorta di barriera naturale alle migrazioni di diverse specie animali e vegetali.
Secondo recenti studi la frattura si sarebbe formata 150 milioni di anni fa. Studiando i geni delle lucertole, presenti sulle varie isole ma aventi origine comune, gli scienziati sono riusciti a ripercorrerne l’evoluzione.
Si pensa che all’inizio le lucertole vivessero tutte in uno stesso continente, il Gondwana. Questo enorme territorio comprendeva l’Africa, l’Antartico, l’India e l’Australia. A un certo punto il blocco subisce una frattura e la placca geologica indiana si separa da quella australiana. Questo spiegherebbe perché la loro fauna si sia evoluta in forma diversa.
Il pezzo indiano è stato il primo ad aggregarsi all’Asia determinando un rimescolamento della sua fauna con quella del continente asiatico. I marsupiali che vivevano in questo territorio sono scomparsi perché dominati dai mammiferi mentre le lucertole si sono disperse in tutta la regione diffondendosi anche sulle isole occidentali dell’Indonesia.
Ma come hanno fatto ad attraversare il mare?
La spiegazione più attendibile è anche la più semplice: durante un periodo di glaciazione, l’abbassamento del livello del mare ha permesso agli animali di raggiungere “a piedi” territori che prima erano coperti e separati dall’acqua.
L’Australia, che era rimasta attaccata all’Antartico, si è ravvicinata all’Asia solo 20 milioni di anni fa e questo spiega come mai la fauna e la flora australiana abbiano potuto mantenere la loro diversità: gli animali erano infatti separati dal mare e solo gli insetti e i semi delle piante portati dal vento sono riusciti a compiere il lungo viaggio.

Le teorie attuali (come quella sopra) indicano che la colonizzazione dell'Australia da parte dei primi uomini sia avvenuta sfruttando le particolari condizioni causate dall'abbassamento del livello dei mari durante le glaciazioni. Ma anche in questo periodo, l’Australia continuava a rimanere isolata anche da un braccio di mare largo circa 50 km., corrispondente all’attuale canale di Lombok, tra le isole di Lombok e quella di Bali (Linea di Wallace). Solo i primi Homo sapiens, arrivati in Australia intorno ai 68.000 anni fa, furono in grado di superare questo ostacolo.
Ma ora il ritrovamento di Homo floresiensis a est della Linea di Wallace sembra smentire questa ipotesi.

>> La linea di Wallace mette in una luce particolare la scoperta del floresiensis, generando interrogativi difficili da risolvere e gettando ancor più dubbi nel già confuso panorama della storia dell’uomo.


[segue con "Chi è l'Uomo di Flroes"...]
elenix
Sunday, February 05, 2006 10:51 AM
[se avete digerito le prime due parti ora sarà tutto più semplice! :O) ]
>>> Chi è l'Uomo di Flores

L’Homo floresiensis è stato scoperto nel settembre 2003 da un team di ricercatori australiani e indonesiani, in una caverna nella località Liang Bua.
Fa parte del genere Homo, come la nostra specie, ma la sua collocazione precisa resta per ora molto incerta. E’ generalmente accettato che sia derivato dall’Homo erectus, lo stesso antenato del sapiens.
L’uomo di Flores, soprannominato Hobbit dai suoi scopritori, è alto soltanto 1 metro, pesa 25 kg. e ha una capacità cranica di 380 cm3; visse molto recentemente (in termini paleoantropologici), cioè fino almeno a 12.000 anni fa (la data della sua estinzione non è nota con precisione).

La descrizione dell’uomo di Flores appare sulla rivista Nature il 28 ottobre 2004, a firma degli scopritori: Peter Brown, Mike Morwood (dell’Università del New England, in Australia), e i loro colleghi dell’Indonesian Centre for Archaeology. Il reperto principale è un fragile teschio non del tutto fossilizzato, appartenente a una donna adulta alta 1 metro (soprannominata Ebu) e datato a 18.000 anni fa. Altri ritrovamenti della stessa specie vengono datati fra 95.000 e 12.000 anni fa.
Secondo gli autori, i tratti di questo ominide sono a metà strada tra quelli dei primi Homo erectus, e quelli delle forme di ominidi più moderni. Con in più alcune caratteristiche del tutto particolari, come la sua ridotta statura, che potrebbe rappresentare una forma di adattamento all'isolamento.
Essi infatti interpretano la nuova specie come discendente dell’erectus andata incontro a nanismo insulare (l’uomo di Flores convisse con altre specie animali “nane”, tra cui un piccolo elefante estinto 12.000 anni fa).


>>> Libera ricerca?

Nell'aprile del 2005 la rivista Nature pubblica una notizia sconcertante: i resti di Ebu si sono misteriosamente rovinati.
Il paleoantropologo indonesiano Teuku Jacob, dell’Università Gadjah Mada, aveva preso in prestito dal Centro per l’Archeologia di Giacarta i resti per studiarli (non si sa se con l’espressa autorizzazione del Direttore del Centro).
Ma al Centro, dopo la restituzione, l’archeologo Michael Morwood, a capo del team che ha rinvenuto le ossa, scopre che la parte sinistra del bacino è “fracassata”, oltre alla presenza di rotture e perdite su varie altre ossa e sul cranio. Inoltre la seconda mascella di Homo floresiensis trovata, non ancora descritta in alcuna pubblicazione, si sarebbe spezzata mentre se ne prendeva il calco.
Teuku Jacob declina ogni responsabilità, dichiarando di avere scattato delle foto prima di spedire i fossili, che attestano l’integrità dei reperti. Indipendentemente dalle responsabilità, Michael Morwood ribadisce che i resti erano troppo fragili per poter essere sottoposti a un simile trasporto.

Oltre a ciò, bisogna annotare la sterminata quantità di articoli e voci che si sono susseguiti dalla scoperta di Flores, molti dei quali scritti da studiosi con l’intento di screditare tale scoperta o quantomeno ridimensionarla, generando un clima di confusione tale da cui è difficile estrapolare i dati sperimentali accertati.
Basti citare la strampalata idea del dr. Teuku Jakob, che ha sostenuto l’ipotesi descritta sul “rivale” di Nature, Science, secondo cui non si tratta di una nuova specie, ma solo di pigmei affetti da microcefalia (!), oppure quella ancor più fantasiosa che vede il floresiensis come un primitivissimo ominide scimmiesco che deambula su 4 zampe!

Non meno importante è chiarire la situazione degli studi antropologici indonesiani.
A questo proposito risultano illuminanti le dichiarazioni di uno studioso apparse nel forum del sito Criptozoo.com (1):

“Dovete innanzitutto sapere che per un ricercatore straniero è difficilissimo lavorare in Indonesia.
Vi faccio un esempio: nel 1988 Bruno de Vincentiis, presidente di una società di recupero marino, e Paul Andel, un docente australiano di storia, vennero contattati dal governo indonesiano (allora retto dal dittatore Suharto) per localizzare e recuperare il relitto della “Flor de la Mar”, un galeone commerciale portoghese affondato nel 1512. Basilarmente Andel doveva localizzare la zona dell’affondamento tramite ricerche negli archivi portoghesi e la compagnia di de Vincentiis doveva poi avviare ricerche sul campo ed avviare le operazioni di recupero. Purtroppo quando Andel scoprì l'entità del carico della “Flor de la Mar” si scatenò un’anticipazione del teatrino di Flores: oro, ceramiche e gemme, frutto delle campagne dei portoghesi nella Malacca, per un valore compreso tra 1 e 9 miliardi di dollari di allora. Andel ricevette pesanti minacce e scappò in Australia e de Vincentiis, infastidito e spaventato dall'arroganza e dall’ingordigia degli indonesiani, decise di lasciar perdere un affare potenzialmente ricchissimo. Gli indonesiani tentarono quindi di fare il lavoro da soli, ma riuscirono solo a spendere decine di milioni di dollari senza recuperare nulla. Decisero quindi di rivolgersi ad una società australiana, ma anche qui la loro arroganza e cupidigia riuscirono a far scappare gli australiani. Quando il governo di Suharto cadde le operazioni vennero sospese (il direttore dei lavori era nipote del dittatore) e questo favoloso tesoro è ancora in fondo al mare.
La caduta del regime nazionalista non ha fatto sparire l’atmosfera di xenofobia, arroganza ed ingordigia che permea buona parte dei quadri dirigenziali ed accademici indonesiani: detto in tutta schiettezza molti personaggi vicini al vecchio regime sono ancora ai loro posti, come il nostro professor Teuku Jacob.
Capite bene perchè se lui vuole che il nostro Homo floresiensis sia un pigmeo microcefalo ha in mano potentissimi strumenti per mettere i bastoni tra le ruote a chi, come i giovani ed appassionati archeologi di Flores, pensa di avere una scoperta sensazionale tra le mani.
C’è inoltre una non indifferente barriera culturale: buona parte di questi ricercatori sono cristiani nativi di Flores, che l’elitè indonesiana, musulmani nativi di Giava e Sumatra, vede come campagnoli fastidiosi ed ignoranti. Lasciamo perdere i pregiudizi nei confronti degli australiani, “rei” di aver istruito questi ricercatori e di averli aiutati e supportati.
Lascio perdere altre voci che ho sentito sul professor Jacob, che non è il caso di riportare in questa sede.
Insomma vedete bene come pregiudizi e vizi vecchi di secoli stanno facendo in modo che la più importante scoperta degli ultimi cent’anni stia venendo perduta, scioccamente ed inutilmente.”
(30-6-2005)



[segue con "Ipotesi sull'Homo floresiensis"...]
Le NOTE, come la (1) che compare qui sopra, saranno inserite alla fine (si tratta solo di riferimenti bibliografici)
Lucio D.
Sunday, February 05, 2006 10:45 PM
Grazie Elena!
Sono felice che il lavoro di Elena oltre all'apprezzamento ci pone la questione in maniera interessante potendo,attraverso lei,valutare quanto non si sapeva,e come un particolare quale la linea di Wallace,esprima dove cercare in prospettiva.Sono stato uno dei primi a leggere questa ricerca e devo dire che se lo spirito che ci Lega vuole proporre in maniera dettagliata e semplice elementi da approfondire,sicuramente il tempo ha dimostrato,non solo una crescita,ma anche un peso specifico importante sugli argomenti trattati.E trovare una risposta intelligente ed interessante perche' competente,ad un fatto che ha tenuto banco sulla stampa mondiale,e che molti hanno dirottato in maiera mysteriosa ,a me puo' solo fare piacere
immenso.Per Elena e per questo spazio dove un gruppo si e' allargato e gli argomenti trattati stanno diventando sempre di +
grazie a Marisa ed al suo spirito!Spero in una discussione specifica su questo tema valutando come mai in base al suo scritto tante stranezze definite Mysteriose non lo siano proprio...ma altre si' Lucio>>>
Mariomar
Monday, February 06, 2006 5:24 PM
Cari amici,ho alcune domande,però ti pregherei,Elena,di andare più lenta negli inserimenti.
Tempo fa avevo sentito riguardo a

Le teorie attuali (come quella sopra) indicano che la colonizzazione dell'Australia da parte dei primi uomini sia avvenuta sfruttando le particolari condizioni causate dall'abbassamento del livello dei mari durante le glaciazioni. Ma anche in questo periodo, l’Australia continuava a rimanere isolata anche da un braccio di mare largo circa 50 km., corrispondente all’attuale canale di Lombok, tra le isole di Lombok e quella di Bali (Linea di Wallace). Solo i primi Homo sapiens, arrivati in Australia intorno ai 68.000 anni fa, furono in grado di superare questo ostacolo.
Ma ora il ritrovamento di Homo floresiensis a est della Linea di Wallace sembra smentire questa ipotesi.



Mi pare che fossero residuate delle isolette formanti una sorta di collana'che permetteva i collegamenti a piedi tra i due continenti(o firse ricordo male).

Il teschio ritrovato dici che non è del tutto fossilizzato:e come mai,se sono passati 18.000 anni?Si dice scoperto in una caverna ma in quali condizioni(inserito in uno strato roccioso?Sottoterra?...).Rimane l'unico esemplare o ne sono stati rinvenuti altri? Era affetto da nanismo o era una prassi avere quell'altezza? Dallo scritto emerge che una delle spiegazioni fornite potrebbe attribuirsi all'isolamento ma a me questo non pare un motivo valido?In che modo l'isolamento,infatti,influirebbe sulla statura?Ma tra le altre cose mi pare di aver capito sia una donna,l'uomo di Flores Si è trattato di un arresto nella crescita?Doveva quindi esser qui giunta in una fase assai precoce della sua vita.Volevo sottoporre in visione un sito che mi pare utile per inquadrare i mutamenti geologici intervenuti nel corso di milioni di anni,così come ufficialmente riconosciuti.L'indirizzo del sito è http://www.fmboschetto.it/didattica/Anno_della_Terra/deriva/Come_muta_la_Terra.htm
Con i dovuti ringraziamenti per eventuali risposte.
elenix
Tuesday, February 07, 2006 10:04 AM
Vediamo se posso chiarire i dubbi... :O)
Caro Mariomar, avevo scritto un papiro per risponderti ma... ho perso tutto perchè nel postare mi ha richiesto la password e mi ha cancellato la risposta già scritta!!!! buaaaaa!!!!

Allora ci riprovo... ma sarà solo il riassunto di un testo che avevo curato nei dettagli... Quindi scusa se le risposte alle tue pertinenti domande sembreranno un po' striminzite e "brusche".

1. Non ho sentito di ponti di terra fra Asia e Australia tali da essere percorsi a piedi: tutte le notizie che sostengono che c'è sempre stato un braccio di mare profondo che le separava (d'altra parte la linea di Wallace è un'evidenza inconfutabile).

2. Un subfossile (resto non del tutto fossilizzato) si forma in particolari condizioni, e ti assicuro che 18.000 anni non sono affatto molti per il processo della fossilizzazione (per maggiori info: http://www.crocomania.com/Ricerche6c.html).

3. I resti sono stati trovati scavando il pavimento della grotta (il team cercava evidenze di presenza umana sull'isola, non si aspettava di trovare una nuova specie, ma utensili o tracce d'uso di sapiens). Una bella foto qui: http://www.nature.com/news/2004/041025/full/041025-4.html).

4. Ebu non è l'unico esemplare: dal 2003 all'ottobre 2005 le scoperte nella grotta si sono susseguite, e i vari resti sono stati datati fra i 95.000 e i 12.000 anni fa (l'ultima scoperta riguarda i resti di 9 individui).

5. Teuku Jakob, che ha usato il suo potere per negare l'accesso alla grotta ai ricercatori per ulteriori indagini, continua a sostenere che non si tratta di una nuova specie, ma di un sapiens affetto da deformazioni genetiche: nanismo e microcefalia. Va bene ipotizzarlo per un individuo, ma è roba da pazzi volerlo sostenere di una popolazione intera che ha vissuto per decine di migliaia d'anni!
Sono stati esegiuti studi sul cervello degli hobbit e concordano sul fatto che si tratta di una nuova specie di Homo, con un volume cerebrale paragonabile alle più piccole australopitecine ma in grado di fabbricare utensili e padroneggiare il fuoco.

6. L'isolamento è un fattore selettivo molto importante (vedi il secondo inserimento della mia ricerca, quello sulle isole). Moltissimi esempi dalle faune insulari di tutto il mondo ce lo dimostrano. Un ambiente piccolo come quello di un'isola crea una sorta di "habitat a circuito chiuso", in cui per le specie più grosse è un vantaggio non sprecare energia nella crescita, data l'esiguità delle risorse alimentari insulari e molto spesso anche la mancanza di predatori: a che pro continuare a sprecare energia per un corpo grande che necessita di più cibo, se non è più necessario? La Natura sa il fatto suo, questo è certo!
In questo caso specifico comunque non abbiamo evidenze sui diretti antenati dei floresiensis, per cui restano valide entrambe queste ipotesi: o il flores discende da antenati "normali" ed è andato incontro a nanismo insulare una volta giunto sull'isola; oppure già i suoi antenati erectus del continente erano piccoli, e allora la pressione selettiva insulare non ha influito più di tanto.

7. Detto ciò, è quindi evidente che non si tratta nemmeno di arresto della crescita, ma di una reale nuova specie ancora tutta da scoprire (se il "simpatico" Teuku permetterà a ricercatori seri di continuare la Ricerca...! ).

Ti mando qualche link per approfondire (prendete questo mio post e i link come integrazione alla ricerca.. ):

- Gli "special" del sito della rivista Nature: http://www.nature.com/news/specials/flores/index.html
- Nuovi ritrovamenti: http://www.nature.com/news/2005/051010/full/437934a.html
e
http://news.nationalgeographic.com/news/2005/10/1012_051012_hobbits.html
- Il cervello di hobbit ("small but smart"!): http://news.nationalgeographic.com/news/2005/03/0303_050303_tv_hobbit.html

Comunque vedrete che nel prosieguo della ricerca salteranno fuori parecchie ipotesi su cui confrontarsi.
La ricerca... continua! (vero Lucio carissimo? )
elenix
Thursday, February 09, 2006 11:45 AM
Spero di non aver annoiato Mariomar con le mie risposte!
Vorrei consigliargli/vi anche questo bel sito: www.paleoantropo.net, in particolare la sua pagina sulla formazione dei fossili: http://www.paleoantropo.net/002fossili.htm che spiega molto bene la fossilizzazione e ha un paragrafo sui sub-fossili.

Continuo ora (se vado veloce Mariomar avvisami che mi fermo un po') con:


>>> Ipotesi sull’Homo floresiensis

A) Il quadro della situazione prima della scoperta.

Non è facile riassumere le varie ipotesi sul “cespuglio evolutivo” degli Homo, perché si può dire che c’è un’ipotesi per ogni paleoantropologo. In un simile contesto, è gioco forza presentare soltanto le teorie principali, tralasciando le moltissime varianti che ognuno ha elaborato al loro interno.
Ci sono tradizionalmente due ipotesi sull’evoluzione dell’uomo: la prima (quella accettata dalla maggioranza degli studiosi) sostiene l’origine comune dell’uomo moderno (Homo sapiens), e la successiva differenziazione in vari “tipi” (europeo, asiatico, africano…); invece secondo l’altra teoria, quando l’Homo erectus (antenato del sapiens) migrò dall’Africa, si sparse nel mondo e diede origine, in modo indipendente, a vari tipi di uomo moderno. Vediamo queste due teorie classiche un po’ più in particolare:


1> IPOTESI MONOCENTRICA (Stringer), detta Ipotesi “Out of Africa”.
Da un unico centro di diffusione, l’Africa, 150.000 anni fa l’Homo sapiens migra in Eurasia attraverso il Vicino Oriente (“Out of Africa II”), rimpiazzando le popolazioni di Neanderthal europee e determinandone l’estinzione (30.000 anni fa).
L’ipotesi “Out of Africa I” pone la prima migrazione di un ominide fuori dall’Africa a 1,5 milioni d’anni fa, per opera dell’Homo erectus.
Il primo centro di diffusione dell’erectus è l’Africa orientale, da cui l'erectus si espande in due direzioni: Vicino Oriente e Africa Nord-occidentale. Poi dal Vicino Oriente si dirama di nuovo, entrando in Europa e proseguendo a est per l’Oriente (Giava: secondo centro di diffusione).

Alcuni, per la verità non pochi, reperti sembrano però non solo retrodatare la migrazione, ma spostare il centro di diffusione dall’Africa al Vicino Oriente: tra questi, una mandibola datata 1,6 milioni d’anni fa e attribuita a Homo erectus, trovata in Georgia nel 1989; manufatti litici trovati in Pakistan datati a ben 2 milioni d’anni fa; e la recente scoperta (2002) di una mandibola di 1,8 milioni d’anni fa… che ha addirittura “costretto” a istituire una nuova specie: l’Homo georgicus, una creatura che non rientra ne’ nella specie erectus ne’ nell’habilis ne’ tantomeno nel sapiens. Uno dei nostri numerosi parenti, uno dei tanti “rametti” del nostro intricato e vasto cespuglio evolutivo…
Finalmente, la teoria monocentrica sta pian piano decidendosi a “restrodatarsi”: ora si data la prima migrazione (quella dell’erectus) a quasi 2 milioni d’anni fa, non più a uno come nel recente passato. Così come l’origine degli antenati diretti dell’Homo sapiens si sta portando verso i 200.000 anni fa.


2> IPOTESI POLICENTRICA (Wolpoff)
Già Coon affermava che la differenziazione tra popolazioni “regionali” di Homo erectus (europea, asiatica, africana) portò alla formazione di sottospecie indipendenti. Wolpoff riprese la teoria, ammettendo una “continuità regionale” fra erectus e sapiens, con mescolamento fra i diversi tipi regionali e scambi genetici. E’ un modello gradualistico, in cui in origine i Neanderthal figuravano come fase intermedia fra erectus e sapiens. La prima ipotesi policentrica risale al 1938 (Weindreich).


Questo, sia chiaro, è solo un quadro generale e basilare: all’interno di queste due “correnti” le posizioni sono molto varie: c’è chi ritiene che il genere Homo discenda dall’Australopithecus (anche qui con molte varianti), e che ci sia un passaggio graduale da Homo abilis -> erectus -> sapiens (noi); per altri non l’habilis ma altre forme hanno dato origine all’erectus quindi al sapiens; per alcuni il Neanderthal è una sottospecie di sapiens (Homo sapiens neanderthalensis), per altri è una specie separata (Homo neanderthalensis); è “cugino stretto” del sapiens oppure la parentela è molto lontana…


Per quanto riguarda la nostra zona in particolare, l’Indonesia, le teorie “classiche” postulavano l’arrivo dell’Homo erectus a Giava dal Medio Oriente, sostituito poi dall’arrivo del sapiens, molto più intelligente e abile, quindi più adatto a sopravvivere in luoghi diversi perché più “adattabile”.
Solo il sapiens avrebbe le capacità intellettive per costruire imbarcazioni che lo portano a sfidare il mare aperto: ecco perché si pensava che la famosa Linea di Wallace fosse stata oltrepassata solo dal sapiens, che da Giava ha potuto così colonizzare le isole indonesiane a est della Linea di Wallace, conquistando poi l’Australia 60.000 anni fa.
Ma ora con la scoperta dell’Homo floresiensis…


[segue con "Come cambia il panorama della storia umana"...]

[Modificato da elenix 09/02/2006 11.46]

elenix
Sunday, February 12, 2006 4:26 PM
B) Come cambia il panorama della storia umana

Da chi discende l’uomo di Flores?
Le sue caratteristiche fisiche lo pongono, a detta degli scopritori, fra erectus e sapiens.

>> Sarebbe dunque una specie regionale diversificatasi dallo stesso antenato del sapiens (l’erectus), ma in modo indipendente, andando incontro a pressione selettiva “insulare” e quindi evolvendo nella forma pigmea. L’erectus “asiatico” sarebbe arrivato su Flores circa 800.000 anni fa.

Qualcuno ritiene invece che il floresiensis fosse già pigmeo prima ancora di arrivare su Flores. Dunque la pressione selettiva insulare non avrebbe influito sulla sua statura. Ma questo non è il punto focale del nostro discorso.
Ciò che importa davvero è contenuto nelle seguenti considerazioni.


1) PLASTICITA’ ADATTATIVA DEGLI HOMO.

Con il Flores “abbiamo un’ulteriore prova della grande plasticità delle popolazioni umane del Pleistocene (1.700.000 - 12.000 anni fa), le cui caratteristiche fisiche suscitano una certa diatriba tra gli specialisti. Infatti è abituale considerare gli esemplari di quest’epoca, etichettati sotto le diverse denominazioni (Homo erectus, neanderthalensis, sapiens “arcaico”) come specie separate. Alcuni paleoantropologi invece le considerano adattamenti regionali di un’unica grande specie politipica diffusa su tre continenti, nella quale, si può ora presumere, andrebbe ad inserirsi il pigmeo indonesiano.
Semplificando il discorso, l’Homo pleistocenico ha dato vita a morfologie estreme rispetto a quelle dell’uomo anatomicamente moderno: il neanderthaliano era più robusto e muscoloso degli Inuit attuali, l’Homo ergaster (Kenya, 1,7 milioni di anni) era più longilineo dei più alti Turkana odierni, e i “nani” di Flores erano più minuscoli del più basso pigmeo che si conosca.” (2)


2) COESISTENZA DI PIU’ SPECIE.

Dal punto 1 risulta chiaro che un altro “pilastro” delle ormai vecchie teorie classiche, cioè la sostituzione graduale di una specie con un’altra, viene a cadere: nei vari periodi sono convissute diverse specie di ominidi. Il Neanderthal ha vissuto con il sapiens in Europa per varie decine di migliaia d’anni, prima di estinguersi circa 30.000 anni fa; la presenza dell’erectus a Giava è stata testimoniata fino a meno di 50.000 anni fa (una data recentissima per una specie che si è originata 2 milioni di anni fa!), varie forme come l’heidelbergensis, i “sapiens arcaici” e altri hanno convissuto nel Vecchio Mondo per parecchio tempo, prima di estinguersi o dar luogo a incroci e adattamenti regionali, in un quadro ancora non ben chiarito.


3) VOLUME DEL CERVELLO.

Il Flores è un’ulteriore prova anche della scarsa validità di certi criteri troppo rigidi sulla volumetria del cervello, associata al livello di intelligenza: è ormai risaputo che non conta tanto il volume del cervello, quanto il numero e la “qualità” delle connessioni neuronali, ma è evidente ormai che anche lo stesso parametro della volumetria è un po’ da rivedere.
Il Flores ha un volume, in termini assoluti, che è un terzo di quello medio del sapiens (1300 cm3).
Consideriamo l’Australopithecus afarensis, la famosa “Lucy”: alta 1-1,2 metri, aveva un cervello di 415 cm3: Lucy risale a 3 milioni d’anni fa e gli Australopithecus non possedevano le doti mentali e le abilità manuali proprie degli Homo.
Ma gli “Hobbit” di Flores erano in grado di costruire utensili per la caccia, di accendere e padroneggiare il fuoco, dimostrando così di rientrare a pieno titolo nel genere Homo… anche se corredati di un cervello voluminoso quanto quello dell’Australopithecus afarensis…


4) IMPLICAZIONI BIOGEOGRAFICHE: L’ERECTUS MARINAIO?

Una delle considerazioni più sconcertanti su Flores è la causa che mi ha spinto a scrivere questa ricerca: gli “Hobbit” di Flores infatti gettano scompiglio nelle teorie sulla storia umana proprio per le loro implicazioni biogeografiche.
Alla luce di quanto esaminato sinora sui meccanismi di speciazione e diffusione delle specie, e sulla Linea di Wallace, si può ben capire il ruolo dirompente di questa scoperta. Gli “Hobbit” sono stati trovati al di là della barriera biogeografica indonesiana, quello stretto di mare profondo che separa la fauna asiatica da quella australiana: “chi colonizzò Flores nel passato doveva essere in grado di superare tale limite via mare, partendo da ovest (isola di Bali) superando due tratti di mare di una ventina di chilometri ciascuno, oppure da nord (Sulawesi) affrontando un viaggio ancora più lungo.” (3)
Per quanto ne sappiamo oggi, in nessuna epoca geologica recente è esistito “un collegamento ininterrotto indo-australe: persino durante la massima escursione marina dell’ultima era glaciale, quel tratto dell’arcipelago era coperto dal mare. Inoltre la fauna preistorica di Flores è composta da specie animali capaci di nuotare o, al limite, di andare alla deriva aggrappati a vegetazione galleggiante.” (4)
Bisogna aggiungere che già nel 1968 erano emerse prove a favore delle “abilità marinaresche” degli erectus (gli antenati dei floresiensis), con la scoperta proprio su Flores di utensili litici nello stesso strato degli Stegodon (gli elefanti nani di 750.000 anni fa). La scoperta, passata sotto silenzio, è stata ripresa negli anni ’90, quando due datazioni indipendenti (una paleomagnetica e l’altra sulle ceneri vulcaniche) hanno confermato l’autenticità dei reperti, datandoli a 800.000 anni fa. (5)
Che significa tutto questo?
Queste date si scontrano con la visione “classica” dell’erectus: “una presenza di ominidi produttori di utensili era da considerarsi del tutto fuori luogo in un’isola sperduta oltre la barriera biologica di Wallace”, in uno scenario in cui l’erectus era “ritenuto incapace di un’organizzazione e di una tecnologia sufficiente per affrontare il mare aperto, pur partendo dalla vicina Isola di Giava, in cui si trovava stanziato all’epoca.” (6)
In sostanza, l’erectus ci ha mostrato le sue capacità marinaresche.
In questo nuovo scenario, gli erectus sono creature dalle molteplici abilità e risorse, che hanno saputo sopravvivere per quasi 2 milioni di anni, conquistando buona parte del Vecchio Mondo, e solcando bracci di mare profondo tramite imbarcazioni.


[Segue con "5) LA TERZA VIA: DUE SOLE SPECIE UMANE"...]
Mariomar
Monday, February 13, 2006 11:10 AM
Cara Elenix,niente di tutto ciò

Spero di non aver annoiato Mariomar con le mie risposte!


Sto andando avanti a leggere,nel possibile.Rimango della mia opinione di aver letto che esistevano braccialetti di terre tra Asia ed Australia.Appena ritrovo la fonte,te lo dico subito Grazie per tutte le tue risposte mega chiare.Morale di tutta la 'faccenda fabulosa'? L'uomo moderno è più vecchio di quanto la scienza sia disposta a riconoscere? Perchè questo uomo è così particolare rispetto anche ad altri ritrovamenti archeologici che vanno nella medesima direzione(di attestare un grado evolutivo da retrodatare)?
Ti saluto
elenix
Monday, February 13, 2006 8:05 PM
x Mariomar
Ti ringrazio Mariomar se vorrai farmi conoscere quel che avevi letto sui possibili collegamenti fra Asia e Australia, se ritroverai la fonte (anche a me capita di spesso di non ricordare dove ho letto una cosa.. ma pazienza! )


L'uomo moderno è più vecchio di quanto la scienza sia disposta a riconoscere?


Dunque, io credo di sì, ma non per questa ricerca. Mi spiego: l'uomo di Flores è un Homo e come tale è imparentato con noi, ma non è "l'uomo anatomicamente moderno" (che è solo il sapiens).
Ritengo probabile che il sapiens sia molto più antico sulla base di alcuni reperti classificati come oopart (e che come sempre nessuno si degna di datare come si deve!).
Ma è una storia lunga!

Se invece potresti per favore spiegarmi questa frase:

Perchè questo uomo è così particolare rispetto anche ad altri ritrovamenti archeologici che vanno nella medesima direzione(di attestare un grado evolutivo da retrodatare)?


te ne sarei grata... non ho ben capito su cosa vorresti focalizzare l'attenzione

grazie e a presto con le nuove teorie del punto 5 della ricerca
elenix
Thursday, February 16, 2006 9:18 PM
5) LA TERZA VIA: DUE SOLE SPECIE UMANE.

Se spingiamo la nostra curiosità indagatrice un po’ più indietro nel tempo, noteremo come sempre più ricercatori mettono in dubbio la stessa origine del genere Homo come discendente degli Australopithecus.
In realtà questa idea non è del tutto nuova: già Leakey aveva avanzato l’ipotesi che le Australopitecine avessero un antenato in comune con noi, anziché essere loro stesse nostre antenate. Wood (1992) scrive: “I progressi nelle tecniche di datazione assoluta e i nuovi accertamenti relativi al materiale fossile in sé medesimo, hanno fatto diventare insostenibile il modello di un’evoluzione umana lineare, nella quale Homo abilis succedette alle Australopitecine e poi si trasformò tramite H. erectus in H. sapiens”. (7)

Vediamo prima cosa postula la “teoria ortodossa”: la statura eretta con bipedia (locomozione su due arti) sarebbe comparsa dopo la scissione della linea umana da quella delle Grandi Scimmie antropomorfe africane, circa 7-5 milioni di anni fa. Da un antenato comune quadrupede, sarebbero cioè derivate sia le scimmie africane (specializzazione arboricola), sia l’uomo (specializzazione bipede).
Ma alcuni autorevoli ricercatori guardano con senso critico a questo scenario ormai classico e divenuto spesso dogmatico.

Uno studio molto interessante è quello condotto dal team della dott.ssa Yvette Deloison (del CNRS francese), la quale ha sintetizzato i risultati ottenuti su una pagina web (8).
Dai suoi studi interdisciplinari, la Deloison ha concluso che da un Primate bipede con membra non specializzate hanno iniziato a emergere, fra 15 e 8 milioni d’anni fa, i tre gruppi indipendenti delle Grandi Scimmie, delle Australopitecine e dell’Uomo. I tre gruppi hanno poi acquisito il loro particolare modo di locomozione: una specializzazione arboricola per le Grandi Scimmie (arboricole quadrupedi e bipedi occasionali) e le Australopitecine (semi-arboricole e semi-bipedi), e una specializzazione per la bipedia permanente di tipo umano nell’Uomo.
Ecco l’ipotesi della Deloison in grafico (1999):




====
Da chi discende l’uomo di Flores?

Ora ricordiamo brevemente le due ipotesi principali (monocentrica e policentrica) delineate nel punto A, prima di proseguire e scoprire “la terza via” cui fa riferimento il titolo di questo paragrafo.
L’ipotesi monocentrica postula l’origine unica africana: l’evoluzione del genere umano è un processo iniziato in Africa e articolatosi in una serie di tappe rappresentate da altrettante specie.
L’ipotesi policentrica postula la “continuità regionale”: il genere Homo è costituito da un’unica specie politipica e i suoi primi rapprentanti sono semplicemente antiche varianti di Homo sapiens. “Negli ultimi due milioni di anni vi sarebbe stato un unico insieme di popolazioni distribuito in tutto il Vecchio Mondo, con ciascuna popolazione adattatasi alle differenti condizioni locali, rimanendo però collegata e in continuo scambio genico con tutte le altre.” (9)

Ma c’è una terza ipotesi, maggiormente coerente con i dati disponibili.

Secondo il nuovo modello:
-> il genere Homo è ben distinto dal complesso delle Australopitecine;
-> i fossili di Homo abilis e Homo rudolfensis sono in realtà riferibili al complesso australopitecino;
-> il vero genere Homo consiste in due sole specie: la nostra (Homo sapiens) e un’altra risalente a 2-2,5 milioni d’anni fa, e rapidamente distribuitasi in tutto il Vecchio Mondo;
-> “l’altra specie” include i fossili di Homo ergaster, H. erectus, H. antecessor, H. heidelbergensis e H. neanderthalensis; questa specie assume, per ragioni di priorità, la designazione di “Homo neanderthalensis”.

In quest’ottica, le due specie umane (H. sapiens, e H. neanderthalensis, che comprende ricordiamo anche l’erectus), sono ben distinte dalle Australopitecine; ciò che emerge dai ritrovamenti di Flores a mio parere può andare a sostegno di questo terzo modello.
Il floresiensis deriva probabilmente dall’erectus, o meglio (per usare i termini della terza ipotesi) da una popolazione regionale della specie politipica H. neanderthalensis che è stata in grado di superare lo stretto di mare profondo identificato dalla Linea di Wallace.

Molte sono le domande e i dubbi che scaturiscono nel confuso scenario della nostra storia.

Una fra queste è:
Se davvero “H. neanderthalensis” è un’unica specie politipica, perché i Neandertal europei, dopo essere stati spinti, come sembra, sempre più a occidente dall’arrivo dei sapiens, una volta giunti a Gibilterra non si sono spinti in Africa (cioè non hanno sfruttato quelle “doti marinaresche” che paiono evidenti nel caso indonesiano)?

Dalla costa spagnola c’è un braccio di mare molto stretto, non difficile da attraversare. Perché non hanno sentito il bisogno o la curiosità di attraversarlo per scoprire nuove terre potenzialmente ricche e favorevoli, restando invece rinchiusi in quell’angolo di Europa che andava loro sempre più stretto (e così facendo, estinguendosi)?
Se è vero che i loro “fratelli” asiatici di Giava sono riusciti a valicare lo stretto fra Bali e Flores, che è molto più difficile da attraversare, perché non lo hanno fatto anche loro?
In un contesto tanto complesso e confuso è difficile avanzare pretese di maggior verosimilità di un’ipotesi piuttosto che un’altra, ma forse la risposta risiede ancora una volta nel concetto di “specie politipica”: si tratta cioè di una specie con molte differenziazioni regionali, sia nella morfologia sia nel comportamento (ricordiamo inoltre che è una specie nata 2-2,5 milioni di anni fa e scomparsa poco meno di 30.000 anni fa).
Probabilmente gli antenati dei floresisensis avevano sviluppato abilità marinare a seguito di centinaia di millenni trascorsi in una regione ricchissima di coste; i loro “fratelli europei” invece, vissuti per decine di millenni sulla terraferma, all’interno del continente europeo, non hanno forse mai sentito la necessità di spingersi in mare. E quando circa 30.000 anni fa si presentò l’occasione di “inventare” la navigazione per salvarsi dall’avanzata dirompente dei sapiens, era ormai troppo tardi. I Neandertal europei non hanno avuto il tempo di sviluppare quelle abilità che i “fratelli di Giava” sembrano aver sviluppato.

> News del 16 gennaio 2006

Ma una notizia apparsa da poco sul web mette in discussione per l’ennesima volta lo scenario della paleoantropologia: in definitiva, l’unica cosa di cui siamo certi è che, qualunque ipotesi possiamo formulare, sarà solo una delle tante possibili e sempre in procinto di cambiare, anche radicalmente.
La nostra storia è una faccenda in cui l’atteggiamento più dannoso è “fossilizzarsi” su un’ipotesi.
Se dovesse essere comnfermata la notizia datata 16 gennaio 2006, secondo cui il Neandertal è giunto in Europa, oltre che dal Vicino Oriente come da teoria “classica”, anche attraverso lo stretto di Gibilterra, ci troveremmo di fronte a un panorama completamente nuovo.
La notizia (10) parla di resti trovati da ricercatori spagnoli a La Cabililla de Benzù, nel territorio di Ceuta, sul continente africano ma appartenente alla Spagna. Secondo uno degli scopritori, Josè Ramon, gli strumenti litici sono molto simili a quelli trovati nel sud della Spagna e datati al Paleolitico medio, quando emerse il ceppo neandertaliano.
Ramon parla chiaramente di una “rottura con il paradigma di molti ricercatori, che hanno rifiutato di credere a qualunque contatto in età paleolitica fra sud Europa e nord Africa”.
Anche se questi studiosi non sono ancora giunti a conclusioni definitive, dicono che è ormai evidente che il Neandertal aveva la capacità di attraversare il mare, dalle coste di Ceuta all’Europa. Ma è troppo presto per stabilire se lo fece a nuoto per mezzo di sostegni naturali (le “zattere naturali” di cui parlavo più sopra) oppure con mezzi costruiti ad hoc.
Bisogna ricordare che durante le epoche glaciali il canale di Gibilterra era molto più stretto di quanto non lo sia oggi (conseguenza dell’ultima deglaciazione che ha innalzato globalmente il livello dei mari: per maggiori dettagli rimando al mio scritto su “Atlantide, un mistero a molte facce”).
Forse esistevano anche degli isolotti nell’antico stretto, che avrebbero potuto aiutare l’attraversamento dei Neandertal, quindi la teoria sulle loro abilità marinare non è in fondo strettamente necessaria.
L’ipotesi dell’arrivo del Neandertal attraverso le due vie (Medio Oriente e Gibilterra) spiega un altro dato di fatto: la presenza di resti neandertaliani in Spagna di età antecedente a quelli francesi (nella teoria “classica” invece dovrebbe essere il contrario).
Piccola nota a margine: Gibilterra è anche il luogo del primo ritrovamento di resti neandertaliani, avvenuto nel 1848 (anche se la nuova specie non fu riconosciuta che nel 1856).

>> Le mie supposizioni e idee non pretendono certo di chiudere o chiarire uno scenario tanto complesso e nebuloso come quello della storia umana, ancor più dubbioso dopo le scoperte su Flores e le news che giungono continuamente da tutto il mondo, come quella che segue.


[segue con la seconda news e con "6) ESTINZIONE"]
elenix
Monday, February 20, 2006 9:36 AM
> News del 13 gennaio 2006

Il 13 gennaio questo mio scritto era pronto e in attesa di essere messo on-line. Ma una notizia giunta dall’Australia e segnalatami da Lorenzo Rossi mi ha letteralmente “scombussolato i piani”, obbligandomi ad aggiungere quanto segue.
La notizia (11) non è ancora confermata in via ufficiale, comunque la riporto per dovere di cronaca.
Il ricercatore australiano Rex Gilroy ha portato alla luce un endocranio inglobato in roccia vulcanica nel distretto di Bega, nel Nuovo Galles del Sud, nel maggio del 2005.
Il reperto si è formato quando, durante un’eruzione, le finissime particelle vulcaniche hanno riempito la scatola cranica, per poi mineralizzarsi quando le pareti ossee si sono disintegrate, producendo così l’endocranio (che misura 15,7 cm in altezza e 9 in larghezza, con una sezione facciale profonda 10 cm).
Gilroy sostiene che l’individuo a cui apparteneva il cranio doveva essere alto circa 1 metro.
Il reperto, a detta dello scopritore, potrebbe suggerire che “una linea di ominidi ancestrali si sia evoluta in Australia da un Primate arboricolo 7 milioni di anni fa” (data a cui i geologi hanno posto l’ultima eruzione dei vulcani di Bega).
L’ominide soprannominato “Bega Man” sarebbe dunque il più antico ominide conosciuto in Australia: i sapiens aborigeni australiani sarebbero stati dunque preceduti, secondo Gilroy, da specie più vecchie, principalmente una forma di Homo erectus.
Purtroppo la notizia non riporta dati fondamentali, che caratteristiche fisiche, tipo di arti e modo di locomozione, che ci permetterebbero di capire se Bega Man appartiene o no a tutti gli effetti al genere Homo.
C’è da aggiungere che Gilroy sostiene di aver portato alla luce per oltre 40 anni diversi altri crani mineralizzati che lui ritiene indubbiamente appartenenti a Homo erectus.
Questi reperti sono stati trovati nel Nuovo Galles del Sud, Queensland e Sud Australia, e provengono da strati del Pleistocene medio (l’epoca pleistocenica va da 1,8 milioni a 10.000 anni fa, mentre Bega Man risale al Pliocene, da 5 a 1,8 milioni di anni fa); sono antecedenti quindi all’arrivo dei sapiens aborigeni (stimato a 68.000 anni fa).

A questo punto (e in attesa di ulteriori sviluppi, dichiarazioni ufficiali e/o smentite) sono d’obbligo alcune considerazioni su questioni ancora aperte.

> a) Bega Man appartiene al genere Homo? Questo aspetto è fondamentale, ma non è chiarito nella news del sito di Bega.
Il dubbio che sorge in questi casi è che possa ripetersi la losca vicenda dell’Uomo di Piltdown, in cui un ruolo centrale svolse l’orgolgio inglese, per cui molti accettarono subito come vero il reperto (in realtà un perfetto falso) e si misero a disquisire sul fatto che “l’Homo sapiens è nato in Inghilterra!”. E viva la regina.
Mi pare che la Storia si stia ripetendo: lo scopritore australiano ha gridato alla rivoluzione, sostenendo che la teoria monocentrica (a cui appartiene, così come la maggior parte degli altri ricercatori) debba essere rivista, in quanto a suo parere il vero centro di diffusione degli Homo è da spostare dall’Africa all’Australia.
Il rischio che l’orgoglio nazionale spinga a supposizioni affrettate mi sembra alquanto realistico.

> b) In questo contesto ovviamente si innesta la discussione sulle origini del ceppo aborigeno australiano, un tema in cui (strano vero?) la confusione supera le certezze. Si ritiene il sapiens aborigeno sia giunto dall’Asia 68.000 anni fa, attraverso quel braccio di mare che è al centro di questa ricerca e di cui ho abbondantemente scritto in precedenza. Ma la scoperta australiana, ripeto se dovesse essere confermata, getterebbe lo scompiglio totale anche in questo ambito, e vedremo fra poco perché.

> c) In base a tutto ciò che è stato esaminato sino ad ora, potremmo elaborare delle supposizioni più o meno valide, tra cui queste: si può pensare a contatti tra la forma di “erectus” che sarebbe (condizionale d’obbligo) derivata da Bega Man e l’erectus asiatico; oppure addirittura contatti fra i rispettivi antenati ominidi (generici “pre-erectus”). Il problema in questo caso diventa: cosa pensare delle “abilità marinare” di questi ominidi?
Possiamo anche pensare, più semplicemente, che i primi Homo (“pre-erectus”) non temessero l’acqua e che abbiano potuto sfruttare, così come altre specie animali, quelle “zattere naturali” invocate per spiegare la presenza di animali terrestri sulle isole indonesiane al di là della barriera della Linea di Wallace. In un simile contesto, gli scambi genetici (e culturali) tra forme asiatiche e australiane sarebbero tali e tanti da poter davvero sguinzagliare la fantasia. Il sapiens aborigeno potrebbe essere allora frutto di incroci regionali fra gli antenati asiatici e australiani?

> d) Come si inserisce il Flores in questo eventuale nuovo scenario?
Se la notizia sarà confermata da pubblicazioni su riviste specialistiche, possiamo anche qui ipotizzare tre soluzioni principali: il floresiensis discende dall’erectus (o neanderthalensis politipico per usare la “terza ipotesi” illustrata in precedenza) asiatico; discende dall’erectus australiano; discende da incroci locali fra le due forme di erectus venute a contatto e mescolate già centinaia di migliaia di anni prima.
La terza idea, quella del contatto e dello scambio genico, implica allora altre ipotesi su come sia potuto avvenire questo contatto, tenendo sempre in considerazione la biogeografia indonesiana. Potremmo allora pensare a due soluzioni principali: gli antenati del Flores erano in effetti dotati già di abilità marinare tali da costruire rudimentali ma funzionanti imbarcazioni; oppure sono stati particolarmente abili nello sfruttare zattere naturali di fortuna e superare una certa (atavica?) paura del mare aperto e sconfinato.


>> Come si può capire facilmente, nello studio sulle origine della linea umana, nulla è certo, e tutto può cambiare nel giro di pochi giorni.


[segue con "6) Estinzione"...]
elenix
Saturday, February 25, 2006 2:15 PM
6) ESTINZIONE.

Si ritiene che circa 12.000 anni fa un’intensa attività vulcanica pose fine all’esistenza di parecchie specie animali e vegetali sulle isole indonesiane attorno a Flores: sulla nostra isola per esempio si estinse fra gli altri lo Stegodon, l’elefante nano cui ho accennato più sopra. Molti ritengono che anche l’Homo floresiensis si sia estinto 12.000 anni fa, in concomitanza con gli stessi eventi catastrofici di natura per lo più vulcanica.

Le datazioni sui vari reperti ossei di floresiensis vanno da 95.000 a 12.000 anni fa, con una datazione per il teschio di Ebu attorno ai 18.000 anni fa. Possiamo anche supporre che in questo intervallo di tempo gli “Hobbit” abbiano potuto sfruttare quelle capacità migratorie che avevano portato loro stessi oppure i loro antenati a valicare la Linea di Wallace, e così raggiungere qualcuna delle molte isole che contornano Flores. Questa considerazione potrebbe fungere da spunto per approfondire le ricerche anche sulle altre isole, verificando se gli ultimi resti di floresiensis risalgono in effetti a quel periodo.

La data di 12.000 anni fa suonerà “familiare” a un certo numero di persone che si interessano al nostro passato. Si colloca infatti solo 2.000 anni prima del limite “ufficiale” fra Pleistocene e Olocene (la nostra epoca).
Questa data, che possiamo scrivere come “10.000 a.C.” usando il calendario cristiano, torna con una certa insistenza in molti studi sul recente passato della nostra specie: prove di varia natura (da quelle geologiche a quelle paleoclimatiche, da quelle etnografiche a quelle botaniche eccetera) ci spingono a ritenere che 12.000 anni fa un evento catastrofico di portata globale sconvolse il pianeta Terra, dopo la fine dell’ultima fase glaciale (terminata circa 15.000 anni fa) e il conseguente innalzamento del livello marino (anche di 180 metri per alcune località).

Mitologie e prove archeologiche, indizi botanici e datazioni geologiche ci aiutano a ricostruire uno scenario finora poco considerato e studiato a livello “ortodosso”, ma che getta una nuova luce sulla nostra storia.
Uno sconquasso planetario seguito da una lenta ripresa e poi da un vero e proprio “boom sociale” in tutto il mondo. Dopo la serie di eventi catastrofici di 12.000 anni fa, nasce l’agricoltura, i popoli si organizzano in città sempre più grandi e in società sempre più complesse, maggiormente articolate a livello sociale, economico e religioso, nasce la scrittura e si affinano tecniche e conoscenze nei vari campi del Sapere (dall’astronomia alla botanica).

Alcuni autori ritengono che prima del 10.000 a.C. esistesse una civiltà a livello globale (o meglio una serie di civiltà interconnesse), spazzata via da una serie sconvolgente di eventi vulcanici, meteorici e climatici disastrosi.
Non bisogna scomodare le fantasie più pittoresche sulla mitica Atlantide, per persuaderci del fatto che la possibilità dell’esistenza di un’antica civiltà sufficientemente evoluta ma a noi ancora ignota, appare come assolutamente logica e persino verosimile.

====
Il vecchio paradigma dell’evoluzione umana lineare ha già subito troppi duri colpi per poter essere ancora preso in considerazione acriticamente.
Credo sia ormai tempo di abbandonare un modello di pensiero che ha già causato troppa “chiusura mentale” (almeno per i miei gusti), e di intraprendere con rigore e apertura intellettuale la ricerca sulla nostra vera storia.
Gli indizi sono già molti, basta osservarli e valutarli: scopriremo che l’Uomo ha vissuto un’evoluzione non lineare, sia fisicamente sia culturalmente; e che più volte si è trovato al vertice del suo sviluppo per poi finire decimato da eventi naturali più grandi di lui.
La Storia è una spirale, non una linea retta.


[segue e termina con: "Implicazioni criptozoologiche", note e bibliografia]
elenix
Thursday, March 02, 2006 9:11 AM
7) IMPLICAZIONI CRIPTOZOOLOGICHE.
Ma l’Homo neanderthalensis si è davvero estinto?
Questa domanda può apparire strampalata, se non addirittura ridicola, ma chi si interessa di criptozoologia sa che è invece un quesito ragionevole che merita tutta la nostra attenzione.
La criptozoologia è una disciplina che studia gli “animali nascosti” (dal greco “cryptos”), cioè gli animali non ancora conosciuti dalla scienza occidentale. Una moltitudine di specie viventi è là fuori, in attesa di essere studiata e classificata. Anzi, gli studiosi calcolano che ogni anno siano milioni le specie vegetali e animali che scompaiono dal pianeta senza che nessuno scienziato li abbia nemmeno mai visti.
Consiglio a chi volesse approfondire l’argomento di visitare il sito Criptozoo (www.criptozoo.com), il sito italiano della criptozoologia, ricco di dossier e di articoli introduttivi anche per chi è “alle prime armi”.

Detto questo, veniamo al nostro caso specifico: gli “Hobbit” di Flores hanno avuto anche il merito di far tornare alla ribalta il tema degli “ominidi relitti”.
Creature a cui sono stati affibiati i nomi più “hollywoodiani”, come il celebre Bigfoot (“Piedone”), da secoli imperversano nei racconti di molti popoli sparsi in giro per il pianeta. Si tratta di “uomini pelosi”, o “piccoli ometti”, o ancora “giganti scimmieschi”…
Il nostro nano di Flores potrebbe essere all’origine delle molte voci circolanti nell’arcipelago indonesiano, che parlano appunto di “piccoli uomini selvaggi” nascosti nel fitto della foresta.
L’Uomo di Flores ha convissuto con la nostra specie fino a tempi recentissimi: nulla di più logico quindi che pensare che gli “Hobbit” di Flores abbiano colpito la fantasia dei nostri antenati sapiens, ispirando una tradizione che si è protratta sino ai giorni nostri.
Ancor oggi le tribù indonesiane parlano di uomini minuscoli dall’aspetto vagamente umano che si aggirano per la foresta. Gli indigeni delle isole li chiamano con vari nomi; possiamo pensare che si tratti di una stessa specie che vive relitta, confinata all’interno di quei residui di foresta fitta che ancora permangono in Indonesia, oppure che esistano diverse varietà ancora in vita.
Il campo della ricerca criptozoologica è ancora tutto da esplorare.


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NOTE

1. Citazione per gentile concessione dell’autore, tratta dal Forum del sito Criptozoo.com

2. Mauro Quagliati: “Lo strano caso dell’antenato pigmeo”: mmmgroup.altervista.org/i-flores.html

3. M. Quagliati (cit.)

4 M. Quagliati (cit.)

5. Ann Gibbons: “Ancient island tools suggest Homo erectus was a seafarer”, Science, 279 ( 1998 ), 1635-1637. www.sciencemag.org/cgi/content/summary/279/5357/1635

6. M. Quagliati (cit.)

7. Citazione tratta da: Roberto Fondi, “Fratello Neandertal. Tre diverse interpretazioni dell’evoluzione del genere umano”.

8. “Etude de la locomotion des premiers Hominidés”: www.ivry.cnrs.fr/deh/deloison/deloison.htm

9. R. Fondi (op. cit.)

10. “Neanderthal man floated into Europe, say Spanish researchers”: www.guardian.co.uk/science/story/0,3605,1687212,00.html

11. “Oldest hominid skull in Australia found near Bega”: bega.yourguide.com.au/detail.asp?class=news&subclass=local&story_id=451509&category=General News&m=1&y=2006

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BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Articoli originali sulla rivista Nature:
- P. Brown et al.: “A new small-bodied hominin from the Late Pleistocene of Flores, Indonesia”. Nature 431, 1055-1061 (28 ottobre 2004)
- M. J. Morwood et al.: “Archaeology and age of a new hominin from Flores in eastern Indonesia”. Nature 431, 1087-1091 (28 ottobre 2004)


- S. Raffi, E. Serpagli: “Introduzione alla paleontologia”, UTET, 1999.
- M. J. Benton: “Paleontologia dei vertebrati”, Franco Lucisano Editore, 2000.
- G. Spedini: “Antropologia evoluzionistica”, Piccin, 1997.
- F. Facchini: “Antropologia”, UTET, 2000.
- R. Fondi: “Fratello Neandertal. Tre diverse interpretazioni dell’evoluzione del genere umano”, Volume 2 degli "Annali di biologia teorica" (1999) [gentilmente inviatomi da Lorenzo Rossi, che ringrazio vivamente].
- A. Gibbons: “Ancient island tools suggest Homo erectus was a seafarer”, Science, 279 ( 1998 ), 1635-1637.
- “Ancient mariners - Early humans were much smarter than we suspected”, New Scientist, 2125 ( 1998 ).

- Nature: Flores Man - www.nature.com/news/specials/flores/index.html
- Criptozoo.com - www.criptozoo.com
- Wikipedia - it.wikipedia.org
- MMM Group: “Lo strano caso dell’antenato pigmeo” - mmmgroup.altervista.org/i-flores.html
- Bali Travel online: Flores - www.bali-travel-online.com/flores_island/flores_travel_director...
- La linea di Wallace - news2000.libero.it/internetlife/edi46.html
- The Economist: “Skulduggery, The lady vanishes” - www.economist.com/science/displayStory.cfm?story_id=3471304&no_na_t...
- Yvette Deloison: “Etude de la locomotion des premiers Hominidés” - www.ivry.cnrs.fr/deh/deloison/deloison.htm
- Hominides.com: scheda “Homo floresiensis” - www.hominides.com/html/ancetres/ancetres-homo-floresiensis.html
- “Indonesian hominid find” - news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/3960001.stm
- “Hobbit joins human family tree” - news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/3948165.stm
- “New Hobbit Human Bones Add to Evidence, Oddity” - news.nationalgeographic.com/news/2005/10/1012_051012_hobbits.html
- “Hobbit Brains Were Small but Smart, Study Says” -news.nationalgeographic.com/news/2005/03/0303_050303_tv_hobbit.html
- “Neanderthal man floated into Europe, say Spanish researchers” - www.guardian.co.uk/science/story/0,3605,1687212,00.html
- “Oldest hominid skull in Australia found near Bega”: bega.yourguide.com.au/detail.asp?class=news&subclass=local&story_id=451509&category=General News&m=1&y=2006

19 gennaio 2006 © Crocomania.com

[Modificato da elenix 02/03/2006 9.14]

Marisa2003
Monday, March 06, 2006 10:47 PM
Diamo una compagnia all'uomo di Florens! La donna di Buia (e altro...)
Complimenti a te,Elena,per l'accuratezza di questo lavoro e la dovizia di particolari,che hanno permesso anche ai meno esperti come me,sicuramente di 'addomesticarsi'con un argomento tanto affascinante quanto misterioso,per i tanti dubbi che solleva sulla classificazione vigente in materia 'homo',suscettibile di drastiche modificazioni,come si continua a vedere.

Approfittando dell'argomento,possiamo continuare a dare alcuni contributi e porre anche alcune domande,se non si chiede troppo alla nostra amica (o a chi volesse). :P Mi scuso fin d'ora se sarò un po' prolissa;cercherò di condensare l'intervento e ringrazio per la pazienza nel leggerlo.

Ho titolato il post 'La signora di Buia' perchè questo è il nome che fu dato ad una donna di un milione di anni fa,nostra lontana antenata,scoperta nel 1995,che doveva avere nemmeno 30 anni quando morì.Fu ritrovata in Eritrea -nel villaggio dancalo di Buia(appunto da qui deriva il nome datole),ad opera di un paleontologo italiano,Lorenzo Rook.L'Africa,si sa, deve ancora svelare molti dei suoi segreti! Il ritrovamento avvenne per caso,l'ultimo giorno della spedizione,partendo da un piccolo frammento di osso e riuscendo a ricomporre,con successivi ritrovamenti,una calotta cranica quasi completa.La cosa particolare è che,man mano si ricomponeva il 'mosaico' si scopriva che la creatura era davvero singolare:un mosaico di caratteri diversi costituito da caratteristiche arcaiche (homo erectus) e particolari che rimandano all'uomo moderno(homo sapiens).Rook sospetta e spera che "Forse la comparsa dell'uomo moderno è avvenuta in un arco di tempo molto più lungo di quanto si pensasse".

:) E ora tocca a Elena:cosa si sa di più circa questo ritrovamento?Ad esempio,quali sono le caratteristiche considerate arcaiche e quelle 'moderne' che presenterebbe la donna di Buia?

Abbiamo imparato che l'uomo di Florens era piccolino,ma anche Lucy se non erro era molto bassa! Un metro e dieci,peso 27 chili e camminava eretta.In lingua etiopica,la chiamano Dinquinesh,che significa 'Sei meravigliosa'. Finalmente ho anche imparato altre cosette:esempio,accanto a Lucy troviamo scritto AL;288-I.Queste sono 'sigle'che,nei registri della paleontologia,che Elena conoscerà benissimo ma non tutti :S si riferiscono,rispettivamente alla località del ritrovamento (in questo caso,AFAR LOCALITY),numero 288,primo fossile).Facile,no? Ora ;) Lei era un australopitecus afarensis, che camminava su due piedi.Il fatto che questi 'ominidi'potessero camminare eretti,non si spiega ancora ufficialmente.Il bipedismo si è evoluto in foresta,pare,quelle creature avrebbero potuto continuare a vivere sugli alberi. Ad un certo punto la foresta si decimò e così l'abilità acquisita di stare sia su quattro che due 'zampe'ha permesso, a chi le aveva sviluppate, di camminare nella savana. Tutto qui? Potrebbe essere una conquista grandissima,in realtà.Pare che da Lucy siano discesi gli afar;mentre da G1 e G2 ( circa 4.000.000 di anni),ominidi ritrovati nella Rift Valley,fra Kenya e Tanzania,sarebbero discesi i giganteschi Masai(per avere avuto antenati così piccoli...chissà quante mutazioni DNA :?: ).Ma come mai si hanno così'tante specie di nostri antenati?

Sembra che proprio la Rift Valley sia stata il possibile scenario del cammino dell'umanità(ma ho letto anche altre ipotesi che controvertirebbero questa teoria).Qui,comunque, si ha un ottimo substrato di lavoro per gli studiosi del genere,perchè i vulcani hanno fossilizzato le ossa degli ominidi,che possono essere ancora ritrovate e analizzate con soddisfacenti risultati;sono stati ritrovati centinaia di siti con tracce della loro esistenza.

Forse proprio qui,tra gli attualmente riconosciuti 5 e 7 milioni di anni fa,l'uomo e la ...scimmia si sono separati,dando vita ad una genealogia intricatissima,un cespuglio praticamente inestricabile:esiste o non esiste l'anello mancante? L?evoluzione è un processo irregolare,lentissimo,con progressioni impercettibili e retromarce improvvise?

-Nel 1994,nella ricca (per gli antropologi)Rift Valley,vennero alla luce ossa di almeno 17 esseri,vecchi di 4.000.000 di anni,che vennero collocati in una nuova specie:ramidus (che in lingua locale,afar,sta per 'radice').Esseri arcaici,con denti da scimpanzè ma quasi certamente in grado di stare eretti.

-All'inizio degli anni Duemila,a Tugen,nord-ovest di Nairobi,dei ricercatori francesi scoprirono i resti di un ominide(Orrorin tugenensis meglio noto come Millenium Man) di 6.000.000 di anni che forse camminava eretto;

-passati pochi mesi,sulle rive del lago Turkana,nord del Kenya,venne ritrovato l' "uomo del Kenya dalla faccia piatta",il Kenyanthropus platyops, 3.500.000,che non somiglia a nessun altro 'ominide',come se un ramo di quel cespuglio genealogico avesse deciso di incamminarsi da solo lungo verso il suo percorso evolutivo. Ma poi si è estinto?

La 'donna di Buia',pertanto, è solo uno dei nostri lontani discendenti,a questo punto la più giovane(un milione di anni :o )ma con quelle singolari caratteristiche di arcaicità.Come lo si spiega?

Finchè c'è voglia di interrogarsi,c'è sprono per continuare a stupirsi di fronte alla nostra piccola,grande Storia,che è quella di Lucy,la meravigliosa.
elenix
Tuesday, March 07, 2006 10:21 PM
Quante domande! :D
Cara Marisa, ribadendo che non sono un'esperta :) cercherò di rispondere alle interessanti domande e alle ipotesi che ci hai proposto.

Innanzitutto lasciami dire che concordo con Lorenzo Rook quando dice come tu riporti: "Forse la comparsa dell'uomo moderno è avvenuta in un arco di tempo molto più lungo di quanto si pensasse".

Certo poi da qui a poter chiarire la posizione della "Donna di Buia", o "Signora della Dancalia" che dir si voglia.. beh bisogna aver pazienza. :?: ;)


Prima di parlare di Lucy passo a chiarire qualcosa sulla scoperta italiana.

Qui potete scaricare i pdf pubblicati nel 2004:
[URL]http://www.geo.unifi.it/ricerca/eritrea_online
(la ricerca ha avuto luogo dal 1994 al 2003, il primo reperto dell'ominide è del '95; i resti sono stati ormai quasi tutti esaminati in dettaglio in laboratorio).

La scoperta è senz'altro molto importante (di quelle "gustose" per certi palati ;) :compleanno: ), ma a mio modestissimo parere (non sono una paleoantropologa..) non è che una fra le tante che costellano il panorama, veramente vasto e variopinto, della storia umana.

In altre parole, credo si tratti di un altro (ennesimo) rappresentante della foltissima schiera di uomini e ominidi che ci hanno preceduti su questa bella Terra.
Come ben sottolinea Marisa, la storia umana è un intricatissimo cespuglio, da cui è davvero difficile intuire le relazioni filogenetiche, cioè "chi deriva da chi".

Riporto comunque una serie di dati dal pdf che ho postato, tanto per mostrare la grande varietà di caratteri che si possono trovare nella "Signora della Dancalia".

I resti risalgono a 1 milione di anni fa e (riporto)
"includono:
- un cranio in eccellente stato di conservazione" (UA-31),
- due denti permanenti (UA-222 e UA-369),
- tre elementi del bacino (UA-173, UA-405 e UA-466, quest'ultimo rinvenuto nel 2003)".

"La scatola cranica è piuttosto lunga, molto stretta e relativamente alta." (allego immagine)
"Lateralmente mostra un marcato sviluppo del toro sopraorbitale".
"La parte inferiore mostra un moderato prognatismo".
Cioè una mescolanza di caratteri tipicamente erectus e altri un po' più moderni ("più comuni nel Pleistocene medio").
Forse si trattava di una popolazione imparentata con l'erectus e sviluppatasi "in solitaria" in Dancalia (o semplicemente fu una varietà locale di quella specie politipica di cui parlo nel paragrafo dedicato alla "terza via").

Che dire?
La sua datazione, a 1 milione di anni fa, la pone in uno scenario in cui l'erectus si era già affermato da tempo (è probabilmente comparso più di 2 milioni d'anni fa); forse quindi è stato l'ennesimo "esperimento naturale" sulla nebbiosa strada che porta all'Homo sapiens...


Ora passo alla cara Lucy.

Marisa accenna a una comparazione fra le dimensioni dell'hobbit di Flores e appunto il nostro australopiteco africano. Ma...

Lucy risale a più di 3 milioni di anni fa e la sua statura, anche se simile a quella dell'Uomo di Flores, è in realtà non comparabile: il flores risale a 12-95.000 anni fa e, soprattutto, fa parte del genere Homo.
Che significa questo?
Che le pure dimensioni valgono poco se prese da sole: la statura è un fattore facilmente variabile (e dai.. guardate i ragazzi negli ultimi anni quanto sono alti: sono stati fatti studi su questo trend ed è un dato di fatto; già io che sto ancora negli anni verdi 8) :D al confronto sono una nanerottola! :S ).

L'Homo ha tutto un bagaglio cerebrale che l'Australopithecus non ha. Ecco perché non possiamo dire "Ma guarda sto nano che ha dato origine ai watussi"... oppure "Ma pensa il Ragazzo del Turkana, alto e slanciato com'era s'è fatto seguire da dei sapiens pigmei... Mah!"
Non valgono i paragoni su un solo parametro, per giunta così suscettibile di mutazioni...


Sono d'accordissimo quando Marisa dice "Tutto qui?" a proposito dell'acquisizione della bipedia, ecco perchè nella mia ricerca mi sono dilungata sulle varie ipotesi a riguardo.

No, in effetti non è così facile.
La postura bipede è stata una conquista di cui ancora fatico a rendermi pienamente conto.
Pensare a quanti e quali cambiamenti devono essere accaduti insieme per dare questa strana cosa che ci fa fare cose con le mani ma che ci dà tanti problemi alla schiena e ci correre più lenti degli altri predatori... Mah!

Il famoso "buco", cioè l'assenza di fossili attorno ai 6 milmioni d'ani fa (quando si presume iniziò a separarsi la linea che porterà all'uomo), sta in piccola parte riducendosi, ma c'è ancora molto buio su quel periodo.

Ricordo che c'è anche una selva di forme antropoidi molto vecchie anche in Europa, il cui ultimo scoperto è il Pierolapithecus catalanicus: il più antico antenato delle grandi scimmie (incluso l'uomo), vissuto vicino a Barcellona ben 13 milioni di anni fa (circa 11 mln anni fa si staccò la linea degli orang-utan; in seguito via via quelle delle grandi scimmie africane, dell'australopiteco, e dell'uomo).
Dunque parrebbe che l'inizio più antico... non sia da cercare in Africa!

Ma non voglio confondervi ulteriormente parlando di forme così ancestrali...


Torno al mio discorso e faccio due ultime precisazioni.

1) Marisa accenna al processo evolutivo ("irregolare,lentissimo,con progressioni impercettibili e retromarce improvvise"): in realtà la teoria classica darwiniana di un processo lento e graduale deve essere integrata con la "teoria degli equilibri punteggiati" di Eldrege-Gould, secondo cui vi sono momenti lunghi di stasi evolutiva intercalati a veri e propri boom in cui l'evoluzione fa "grandi balzi".

2) I filoni di studio nell'ambito della mia ricerca sono due, ben distinti: il primo tratta la storia più antica del genere Homo e le sue connessioni con australopiteci e forme più arcaiche; l'altro tratta esclusivamente il "problema erectus" e i suoi discendenti (noi stessi, e il flores che pare essere molto più evoluto dell'erectus ma non abbastanza come noi).


Sperando di non aver annoiato, e di essere riuscita a mettere un po' di ordine (per quanto possibile) nell'intrico di rami e rametti potati del nostro cespuglio evolutivo.. vi auguro buonanotte :heart:

[Modificato da elenix 07/03/2006 22.23]

Marisa2003
Wednesday, March 08, 2006 4:10 PM
Supergrazie ad Elena! Ricapitolando:sono in accordo pienamente che la Signora di Buia sia 'solo' uno dei tantissimi rami del nostro ALBERO originario,ammesso ne abbiamo uno solo(o anche suo fratello gemello :P ).

Capisco che tu dica che certe misure antropometriche sono ininfluenti,data la massa di tempo trascorsa tra quegli antenati e gli attuali,è una giusta osservazione.

Ho trovato anche gli aggiornamenti su Toumai,il cui cranio era stato ritrovato nel 2002 e il cui scopritore sosteneva trattrsi del più antico mai scoperto(SETTE MILIONI DI ANNI),con lo scetticismo dell'accademismo generale.

A quanto pare aveva ragione. La posto,anche se gli addetti ai lavori la consoceranno già( 7 aprile 2005 Redazione Lanci, Agenzia ZadiG-Roma):
"La ricostruzione virtuale del cranio dell'ominide di Toumai sembra porre fine a una delle più roventi controversie nel campo dell'antropologia. La ricostruzione potrebbe infatti permettere di etichettare definitivamente il reperto come appartenente alla grande famiglia degli esseri umani o a quella delle scimmie. Sulla base di quanto ritrovato (la scatola cranica, parte dei denti e della mascella) Brunet aveva classificato il reperto come appartenente a una nuova specie di ominide, il Sahelanthropus tchadensis, la più vecchia mai rinvenuta fino a oggi. Molti antropologi però si dimostrarono piuttosto scettici, ritenendo che la conformazione del cranio rendesse l'uomo di Toumai più simile ai gorilla che agli esseri umani. Brunet però non si arrese e la scoperta di nuovi reperti e la ricostruzione al computer del cranio sembrano indicare che aveva effettivamente ragione. I denti, ad esempio, sono piccoli canini e premolari e molari più grandi, come gli altri ominidi. La ricostruzione del cranio attraverso la tomografia assiale computerizzata (T.A.C.) mostra che l'apertura alla base del cranio attraverso cui passa la spina dorsale è orientata in modo che il collo punti verso il basso come negli ominidi piuttosto che verso dietro come nelle scimmie. Questo significa che l'ominide aveva una testa ben bilanciata sulla spina dorsale e che camminava diritto su due zampe. Rimane una muscolatura del collo molto più robusta di quella della specie umana, che però sembra dipendere dal fatto che l'uomo di Toumai era molto, ma molto antico. Anzi il più antico ominide mai trovato fino a oggi".


Però la notizia che hai aggiunto nel tuo ottimo lavoro,e che ci voleva ;) bravissima e acuta,riporterebbe a scenari completamente rovesciabili,se fosse ufficializata la scoperta di quel cranio in uno strato vulcanico databile a sette milioni di anni,ma nel continente Oceanico,il che rimette in discussione la teoria out of Africa, o no?

Si stanno avendo delle conferme e delineamenti più precisi della scoperta? Grazie, :kiss:
elenix
Thursday, March 09, 2006 9:54 AM
Hola Marisa cara :)

la scoperta australiana sinceramente mi ha lasciato parecchio perplessa fin dall'inizio... (la vicenda mi puzzava un po' di "lancio pubblicitario" |=) ).
Nel frattempo ho trovato alcune info ulteriori sul fantomatico Rex Gilroy e le sue più che fantomatiche "scoperte". Nel week-end, quando sarò in possesso del mio amato computer, stralcerò dalla mia ricerca il pezzo riguardante la news australiana, perchè è ormai chiaro che il buon Rex non ha molte prove per sostenere le sue ipotesi :down:

Primo: le sue scoperte non sono mai state pubblicate su riviste specialistiche (al max su giornali locali o su Nexus, nota rivista di paleoantropologia... :D )
Secondo: vedendo i ""fossili"" da lui trovati ci si può fare un'idea della enorme fantasia di quest'uomo... Guardare per credere:
"Australian yowie research center"
Grumi informi trasformati in "endocrani", rocce levigate trasformate in "crani"... e altre amenità! :?: :devil: :down:
Mi fermo perché non voglio fargli troppa pubblicità ;) :D

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Tornando a noi:
Toumai certamente pone quesiti pesanti, a cui il dogmatismo di certi studiosi non vuole rispondere (mi riferisco a quelli che dopo aver elaborato una propria ipotesi, non l'hanno più cambiata a fronte di nuove evidenze fossili).

La faccenda della bipedia è fondamentale, e la teoria della Deloison, donna che stimo ogni giorno di più, mi sta convincendo che forse lei è sulla strada giusta...
Guardate l'immagine verde che avevo postato più sopra, che chiarisce bene la sua ipotesi.
Le sue argomentazioni poi sono di una scientificità direi ferrea, quindi su questo nulla da dire. Semmai si può discutere sull'interpretazione da lei data a questi risultati, ma non sulla loro validità.

D'altra parte in questi anni sono sempre più i ricercatori che non vedono più come "poco ortodossa" l'idea che gli Homo non discendano dagli Australopithecus...
Come dice il carissimo Lucio da anni: "non siamo australopiteci evoluti" ;) :idea:

La bipedia potrebbe essere comparsa molto, ma molto, prima di quando finora supposto.
Toumai risale a ben 7 milioni d'anni fa, la Deloison pone il suo ipotetico antenato comune bipede attorno ai 15 mln anni fa.
A mio modesto parere, è sulla strada giusta.

Le ipotesi classiche non riescono a stare al passo con le nuove evidenze paleontologiche, e com'è giusto che sia per la ricerca scientifica, se un'ipotesi non riesce più ad adattarsi ai fatti, meglio revisionarla o buttarla via se necessario.
Sono le ipotesi che devono adattarsi ai fatti... non il contrario! Ma questo principio basilare per la scienza pare troppo spesso essere dimenticato, in un ambito come questo in cui c'è spesso guerra aperta contro chi azzarda nuove teorie... :S

La nostra storia è ancora tutta da scoprire e da capire...
elenix
Friday, March 10, 2006 6:52 PM
Riporto qui uno spunto interessante da parte di Giusy, che purtroppo ha qualche problema con il login :(

"E' datato a otto milioni di anni fa l'ominoide che anni fa (primi anni '90)era stato ritrovato in giacimenti della provincia di Sassari.Non se ne è saputo più molto ma per caso ne sapete qualcosa? Mi pare che fossero state ritrovate insieme ai suoi reperti,crani denti e mandibola,anche altre specie fino a quel momento ignote ai paleontologi.Com'è lo stato di quelle Ricerche?"


Ecco quel che conosco io al riguardo:

Oreopithecus bambolii.
I primi resti furono trovati nel 1958 in Toscana, mentre al 1993 risale la scoperta di frammenti di mandibola e denti avvenuta in Sardegna. Risale a 8/8,5 milioni di anni fa.
La sua posizione tassonomica nel grande albero della vita è ancora molto problematica: alcuni tratti del cranio richiamano caratteristiche più ominoidi, mentre altre (come le braccia lunghe adatte alla vita arboricola) lo portano verso il gruppo delle scimmie antropoidi.

Questa pagina parla di lui:
www.edizionisole.it/isv/8500000/ita.8500000.html

da cui riporto una frase che chiarisce l'opinione di molti studiosi oggi:
"Tutte queste caratteristiche fanno classificare l'Oreopitecus bambolii come una scimmia antropomorfa, quindi un primate prossimo alla linea evolutiva degli Ominidi"


come detto, credo importante distinguere bene le due "linee di ricerca" sulle nostre origini, cioè:

- origini remote (ante-australopiteci)
- origini prossime (inerenti le sole specie del genere Homo)

questo semplicemente perché credo aiuti a mantenere in ordine un quadro molto complesso e nebuloso, in cui è abbastanza facile perdersi... :S

salutoni :)
F.Giusy
Wednesday, March 15, 2006 2:38 PM
Finalmente,avendo visto che l'altro post che ho tentato di inserire nei Simboli è andato(per il verso giusto),credo di aver risolto il problema con il login,ho resettato alcuni parametri come consigliatomi e sembra funzionare.
Ti devo ringraziare per la risposta che mi hai dato,infatti non avevo ben capito di cosa si trattasse.



Riporto qui uno spunto interessante da parte di Giusy, che purtroppo ha qualche problema con il login



Secondo la vostra opinione,ci saranno modificazioni eclatanti per l'Uomo,come è adesso?Fra -che ne so- due,tre o più milioni di anni,dovremmo aspettarci una struttura fisica diversa da quella attuale,cosa dicono le statistiche,ci sono studi al riguardo? Dico questo poichè se l'evoluzione è un fenomeno dinamico,è implicita una risposta in senso di cambiamento,sia per potenzialità(acquisite/perse) sia per funzione,bisogno/risposta/adeguatezza/selezione naturale?
Saluti.
M. di Caraba
Wednesday, March 15, 2006 3:07 PM
Re:
Ciao Giusy,
sono felice d'apprendere che hai risolto i tuoi problemi... ben tornata tra noi ;)

Scritto da: F.Giusy 15/03/2006 14.38
Secondo la vostra opinione,ci saranno modificazioni eclatanti per l'Uomo,come è adesso?Fra -che ne so- due,tre o più milioni di anni,dovremmo aspettarci una struttura fisica diversa da quella attuale,cosa dicono le statistiche,ci sono studi al riguardo? ...


Due, tre milioni di anni?!
Vuoi vivere così tanto? :D :devil:

MDC
elenix
Wednesday, March 15, 2006 8:59 PM
Anch'io sono felice che Giusy abbia risolto i problemi di login :up:

Per quel che conosco io, alcuni studiosi hanno ipotizzato l'evoluzione in un futuro remoto dell'uomo, immaginando una generale riduzione della muscolatura (=gracilità del corpo) e un incremento del volume del cervello, che darebbe dunque al volto fattezze simili a quelle di certi alieni dei film (avete presente? cranio grosso e viso piccolo).
Questo perchè si è preso come base l'attuale situazione in cui vive l'uomo moderno: meno lavoro fisico ma più sforzi intellettuali.

Personalmente non do molto credito a questo che ritengo un puro esercizio di curiosità, perché:
- si suppone che l'intera umanità diverrà come il moderno manager o scienziato.. cosa che mi appare quantomeno improbabile :S ;
- si suppone un ambiente che rimarrà simile a quello attuale, cioè senza grossi sconvolgimenti (avete presente se viene una glaciazione dove vanno a finire i nostri libri? indovino... in un bel fuoco acceso coi rametti per tenersi al caldino :D );
- non vedo la necessità per il cervello di ingrandirsi: già adesso ne usiamo molto meno del 10%... non potrebbe invece restare uguale come volume ma semplicemente "attivare" parti ora non usate?

PS: se non si è capito, non sono favorevole alla classica teoria evolutiva gradualistica ;) :D Anzi mi espongo pubblicamente dicendo che Cuvier col suo catastrofismo ebbe a dire cose molto interessanti :idea:


voi che idea vi fate dell'uomo del futuro?? :)
(Silvy)
Thursday, March 16, 2006 8:35 AM
Forza di gravità
Non so se scrivere qui o aprire un altro topic…
Cara Elena, rivolgo a te ed agli amici questo quesito:
mi piacerebbe sapere se qualcuno ha fatto degli studi relativi alla forza di gravità. Sarebbe davvero interessante prendere in considerazione i possibili cambiamenti del corpo umano rispetto a modificazioni di questa legge… :(
Per quanto riguarda i cambiamenti, modificazione fisica, credo sia sempre in atto, anche se non nei termini descritti. Ragazzi e ragazze sono tutti molto più alti rispetto al passato (modificazione relativa alla alimentazione?) indagando poi il comportamento dei coetanei di mio figlio mi rendo conto di quanto sia diverso paragonato al nostro di un tempo. Sono molto più sedentari. Usano molto di più il cervello che il corpo. Questo potrebbe portare dei cambiamenti? :(
Salute a tutti! :)
Silvy
Marisa2003
Thursday, April 20, 2006 10:34 PM
segnalo qui,anche se andrebbe negli 'Eventi',ma è consono all'argomento
:idea: La rivoluzione umana. Testimonianze da Neandertal a Homo sapiens

Presso il Museo di Archeologia Ligure di Genova Villa Durazzo Pallavicini - Sala Verde

8 aprile - 4 giugno 2006

Inaugurazione avvenuta venerdì 7 aprile 2006 ore 16.30

La mostra offre al pubblico i risultati delle ricerche condotte nel Riparo Bombrini negli anni ’30 e ’70 del Novecento e tra il 2002 e la scorsa estate 2005 da una équipe di ricerca internazionale promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria cui partecipano la Duke University - USA, l’Università di Pisa e il Museo di Archeologia Ligure di Genova.


Il Riparo Bombrini è stato frequentato tra 40.000 e 30.000 anni fa circa dai Neandertal e successivamente da Homo sapiens, l’umanità anatomicamente moderna a cui anche noi apparteniamo.
Le informazioni offerte dal Riparo Bombrini sono preziose per chiarire quello che è stato definito l’enigma della transizione.


Sono infatti ancora poco chiari gli avvenimenti che hanno portato in quell’epoca alla scomparsa dei Neandertaliani, che avevano vissuto in Europa centinaia di migliaia di anni, e alla diffusione dell’umanità moderna di origine africana.
In Liguria questa transizione avviene precocemente ed è ben documentata in questo riparo dove gruppi di Neandertaliani e di umanità moderna hanno acceso fuochi, portato le prede cacciate, fabbricato strumenti in pietra, e lasciato tracce che ci permettono di capire quale fosse il loro rapporto con l’ambiente dell’era glaciale e il mondo circostante.

L’Homo sapiens ha lasciato in questo sito i suoi ornamenti più antichi, ricavati da ossa di uccello decorate, da fossili riutilizzati, da conchiglie marine, da piccoli elementi in pietra tenera, la steratite, che proviene dal Levante ligure e dall’Emilia Romagna. Nel Riparo Bombrini è stato ritrovato anche il dente da latte caduto ad un bambini di circa 6 anni: è uno dei rarissimi rinvenimenti di Homo sapiens di questo periodo per il quale non conosciamo sepoltura, al contrario di quanto avviene per le epoche successive nelle stesse grotte dei Balzi Rossi o nella Caverna delle Arene Candide (Finale Ligure - SV).


La mostra propone anche i risultati di alcune sperimentazioni archeologiche che chiariscono aspetti tecnici dei reperti esposti in mostra.
In occasione dell’inaugurazione della Mostra sono inseriti nell’esposizione permanente del Museo alcuni supporti multimediali pensati in particolari per i visitatori non vedenti ed ipovedenti.
Grazie ad un libro parlante realizzato in collaborazione con Gabriella Dodero (DISI - Università di Genova ) e Antonella Traverso (DARFICLET - Università di Genova), tutti i visitatori potranno scoprire le caratteristiche di una delle più importanti sepolture paleolitiche europee, al cui eccezionale corredo si deve il soprannome moderno dato al ragazzo sepolto, Principe delle Arene Candide.

Inoltre i visitatori potranno vedero o toccare il volto del Principe quindicenne vissuto 24.000 anni fa e ricostruito dall’Istituto di Antropologia dell’Accademia delle Scienze di Mosca e l’abito che avrebbe potuto indossare, ricostruito dalla specialista Anne Scheer (Università di Tubinga).

Alla mostra sono abbinati percorsi e attività didattiche da prenotare.
Ingresso libero fino al 9 aprile, in occasione della Settimana della Cultura.
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 4 giugno dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00; sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00; lunedì chiuso.
Informazioni e prenotazioni 010 6984045
La mostra è visitabile col biglietto del Museo.


Museo Civico di Archeologia Ligure
Villa Pallavicini - Via Pallavicini, 11
16155 Genova Pegli
Tel. 010 6984045 - Fax 010 697040
Martedì - venerdì 9.00 - 19.00
Sabato e domenica 10.00 - 19.00
Lunedì chiuso
E-mail archligure@comune.genova.it


1 Link correlato: http://www.museoarcheologicogenova.it
2 Link correlato: http://www.museigenova.it
elenix
Thursday, April 20, 2006 11:30 PM
Re: Forza di gravità

Scritto da: (Silvy) 16/03/2006 8.35
... mi piacerebbe sapere se qualcuno ha fatto degli studi relativi alla forza di gravità. Sarebbe davvero interessante prendere in considerazione i possibili cambiamenti del corpo umano rispetto a modificazioni di questa legge… :( ...



ciao Silvy :)
ti prego di scusarmi se non ho più risposto :imb:

Mea culpa, mea culpa, mea ignobilissima culpa!


Sto seguendo un po' troppe faccende... e sto perdendo il filo! (Uhmm... ma sarà la quantità di faccende o... l'età?? :D ).

Non sono a conoscenza di studi che mettano in relazione la gravità con lo sviluppo umano.
Dovresti anche spiegarmi cosa intendi per "modificazioni di questa legge" - qualcosa di cui pure non sono a conoscenza! Non è che nottetempo mi hanno cambiato le leggi della fisica e non me l'hanno detto?? Aah sti scienziati!! :angry: :D

Comunque è vero il discorso sulla statura: anche io, che non sono molto vecchiotta, in confronto alle ventenni di oggi sono quasi un nano :S
Sempre detto io: basta con sto latte artificiale pieno di vitamine!! ;)

Se vuoi stuzzicarmi la curiosità sul discorso gravità con qualche tuo graditissimo pensiero, sono a disposizione :)

=========

Grazie Marisa per la segnalazione!
Mi piacerebbe molto vedere la mostra ligure, il passaggio da Neanderthal a Sapiens è uno dei punti più oscuri dell'intera storia del genere Homo.
Nessuno sa con esattezza cosa sia successo, se ne sentono di tutti i colori (esperto che vai.. teoria che trovi! :S ).
(Silvy)
Friday, April 21, 2006 9:34 AM
Cara Elena non ti scusare siamo tutti "presi" quindi nessun problema.
Riguardo la forza di gravità...c'è chi sostiene che la luna ha il suo peso nella questione...
Il nostro satellite si allontana dalla terra di alcuni centimetri l'anno... :?:
Salute a tutti
Silvy
Marisa2003
Sunday, May 14, 2006 5:53 PM
Cara Elena e cari amici,
mi è capitato di leggere una notizia strabiliante :o :?: :idea: ma che devo ricordare perchè non dispongo più della fonte.Spero spiegarmi lo stesso.

In Turchia vivono cinque fratelli (su 19)affetti da una MUTAZIONE GENETICA (cromosoma 17) che si trasmette con modalità recessiva (cioè entrambi i genitori devono avere la 'tara'e hanno il 25 % di probabilità che nasca a loro prole malata).

Questa mutazione si traduce nel fatto che CAMMINANO SU 4 ARTI,NON REGGONO LA STAZIONE ERETTA,HANNO INTELLIGENZA minima,CAMMINANO PORTANDO AVANTI PIEDE DX MANO SX COME GLI ANIMALI.Insomma,sono attentamente oggetto di studio per gli antropologi,che sostengono che l'umanità ha questa potenzialità latente,cioè la mutazione deriverebbe dall'atavica nostra mutazione dalle scimmie antropomorfe.Che,ogni tanto,si ripresenta in determinati individui,in cui quell'antico anellino non si è perso del tutto.

Altra 'anomalia' per noi oggi, è l'irsutismo,infatti esistono persone pelosissime,coperte di fitto pelo (purtroppo fenomeni da baraccone :S );oppure anche persone con più capezzoli,come infatti hanno gli animali,dotati per allattare più piccoli.
Alcuni individui hanno la coda!E' documentata la presenza di cosa nell'età fetale,che poi si atrofizza e resta la cosiddetta cauda equina,il coccige.Ma alcuni individui hanno vere e proprie vertebre oltre le normali,in un tratto che è una 'coda'di 8.5 centimetri di media(docuemntabile ai raggi X,normali radiografie).
Esistono anche galline con i denti :cry: che ,pare,abbiano nel loro patrimonio genetico l'atavica derivazione dai grossi volatili preistorici dotati di dentatura.

Questi fatti,non trascurabili,rimettono in discussione tante cose...Cosa ne pensate?


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