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Full Version: Giove...
Gugovaz
Friday, May 05, 2006 9:00 AM


LA SECONDA MACCHIA ROSSA La foto di Giove fatta dal telescopio spaziale Hubble, mostra sulla sinistra una seconda macchia rossa. oltre a quella, più grande presente sulla destra. Gli astronomi pensano che anche in questo caso si tratti della formazione di una colossale tempesta, dovuta ad un cambiamento climatico (Ap)

free-life
Friday, May 05, 2006 11:51 AM
ma i colori sono originali o è merito di qualche filtro ?






Asgeir Mickelson
Saturday, May 06, 2006 3:28 PM
Re:

Scritto da: free-life 05/05/2006 11.51
ma i colori sono originali o è merito di qualche filtro ?







credo siano filtri, aspetto il webbo x la conferma
g
Saturday, May 06, 2006 3:40 PM
Re: Re:

Scritto da: Asgeir Mickelson 06/05/2006 15.28
credo siano filtri, aspetto il webbo x la conferma

Hai mai visto Giove con 1 bello strumento,diciamo da 220 mm in su?
Vedi k'è popo così di suo
g
Wednesday, July 22, 2009 12:39 AM

Armageddon su Giove



Una scoperta astronomica il giorno in cui si celebrano i 40 anni dello sbarco sulla Luna. E il merito è di un dilettante australiano, il programmatore di computer Anthony Wesley, 44 anni, che ha catturato con il suo telescopio montato in giardino, le immagini dell'impatto di una cometa o asteroide, di dimensioni simili alla Terra, entrato in collisione con Giove. L'evento è stato confermato dalla Nasa usando un potente telescopio a raggi infrarossi nelle Hawaii e ha suscitato l'attenzione di astronomi di tutto il mondo

Rep


sperminator
Wednesday, July 22, 2009 8:00 AM
i giovesi non hanno chiamato bruce willis
Mister G
Wednesday, July 22, 2009 8:30 AM
Re:
sperminator, 22/07/2009 8.00:

i giovesi non hanno chiamato bruce willis




E non hanno fighe come questa...



sperminator
Wednesday, July 22, 2009 8:59 AM
Re: Re:
Mister G, 22/07/2009 8.30:




E non hanno fighe come questa...







che donna .. mitica liv
g
Wednesday, July 22, 2009 9:35 AM
Re: Re:
Mister G, 22/07/2009 8.30:




E non hanno fighe come questa...




Posso dire ke a Bruce preferisco Liv?



Mister G
Wednesday, July 22, 2009 10:11 AM
Re: Re: Re:
g, 22/07/2009 9.35:

Posso dire ke a Bruce preferisco Liv?










g
Tuesday, August 24, 2010 11:12 AM
Giove ha perso l'anello

Le fotografie di un astronomo dilettante dimostrano che da qualche settimana la fascia equatoriale meridionale del gigante gassoso è scomparsa nel nulla.

La fascia equatoriale meridionale di Giove, con la Grande macchia rossa incastonata nella parte bassa, in un'immagine ripresa dalla sonda Cassini nel 2000.



Per gentile concessione di NASA/JPL/Space Science Institute
di Brian Handwerk
Giove ha perso una dei suoi anelli, regalando agli astronomi uno scorcio inconsueto della sua superficie gassossa. Normalmente il gigante è circondato da due ampie fasce equatoriai, prodotto delle velocissime correnti a getto che attraversano la sua atmosfera. Ma nel corso delle ultime due-tre settimane, una di queste fasce, quella merdionale, è scomparsa completamente dalla vista, come dimostrano le immagini riprese da un astronomo dilettante.

“È il cambiamento più evidente di Giove che riesca a ricordare”, dichiara Alan MacRobert, redattore della rivista di settore Sky & Telescope, aggiungendo che il cambiamento è visibile anche per gli astronomi dilettanti dotati di telescopi di buona qualità: “Qualsiasi persona in possesso di uno strumento abbastanza potente da mostrare le caratteristiche della superficie di Giove potrà vedere da sé il cambiamento”.

Ma nonostante la scomparsa della fascia, la "fibbia” della cintura, ossia la Grande macchia rossa (in realtà una tempesta anticiclonica tre volte più vasta della Terra), è rimasta inalterata. “Solo che ora galleggia da sola nel bianco, mentre siamo abituati a vederla come una caratteristica della fascia equatoriale meridionale”, spiega MacRobert.

Sebbene il cambiamento sia piuttosto radicale, gli esperti non sono affatto preoccupati: a quanto pare, Giove ha perso la sua fascia equatoriale già negli anni Settanta e all'inizio degli anni Novanta, e in entrambe le occasioni è poi ricomparsa. Ciò nonostante, gli astronomi non sono in grado di fornire una spiegazione convincente a questo fenomeno.


Almeno una decina di correnti a getto si muovono sulla superficie del pianeta in direzioni alternate est-ovest e ovest-est, spiega il planetologo Andrew Ingersoll del California Institute of Technology, e sono proprio le nubi intrappolate in queste correnti che creano le fasce e i vortici multicolori del pianeta.

Al contrario dei fenomeni atmosferici terrestri, quelli di Giove sono rimasti stabili e pressoché inamovibili da quando li abbiamo osservati per la prima volta da vicino nel 1979 grazie alla sonda Voyager 1.

La discesa e la risalita delle correnti nord-sud possono provocare dei cambiamenti nelle fasce nuvolose, cambiandone la composizione chimica, continua Ingersoll. “Probabilmente”, azzarda lo scienziato, “questa lentissima circolazione di correnti nord-sud è cambiata in qualche modo, ma non siamo in grado di misurare l'intensità del fenomeno. E in ogni caso, non abbiamo ancora scoperto cosa provochi i cambiamenti di colore nelle fasce di Giove".

Le nubi del pianeta potrebbero essere composte di ammoniaca, idrogeno, solfato di idrogeno o altre sostanze. Ognuna di queste sostanze chimiche reagirebbe in maniera diversa a cambiamenti ambientali, come ad esempio l'esposizione alla luce solare. “I colori potrebbero essere composti di zolfo, o composti organici, o anche sostanze più esotiche come il fosforo”, aggiunge Ingersoll. “ Semplicemente, non ne conosciamo ancora la composizione chimica”.

Questo e altri misteri di Giove potrebbero essere risolti dalla nuova sonda della NASA Juno, che dovrebbe essere lanciata nel 2011 proprio per studiare il sistema gioviano.

Nel frattempo, chi volesse vedere il "nuovo" Giove col telescopio dovrà svegliarsi molto presto: gli osservatori alle latitudini medio-settentrionali, Europa compresa, dovranno puntare le loro ottiche verso est poco prima dell'alba, consiglia MacRobert. “È l'oggetto più luminoso che vedrete sull'orizzonte orientale”, dice. “Non potete perderlo”.

Senza dubbio, molti terranno gli occhi puntati nella speranza di essere i primi a dare la notizia del ritorno della fascia, che secondo Ingersoll è probabile, ma niente affatto sicura. “Possiamo solo supporre che tornerà, basandoci sulla nostra espreienza passata”, conclude lo scienziato.

(21 maggio 2010)


Nat Geo


g
Tuesday, August 24, 2010 11:15 AM
The Planetary Society Blog
By Emily Lakdawalla

Jupiter has lost a belt!

May. 10, 2010 | 15:22 PDT | 22:22 UTC

Via Daniel Fischer's Tweet about a blog entry by Astro Bob I learned of something which should be obvious to anyone who has trained even a rather small telescope on Jupiter over the past few weeks: one of its iconic stripes is just plain gone.



Jupiter loses a belt

Over a period of a year, one of Jupiter's two main dark belts -- the dark stripes most visible in amateur telescopes -- has faded completely away. The South Equatorial Belt (SEB) is gone, leaving just the north belt (NEB) viewable in small telescopes. Credit: Anthony Wesley
Astro Bob explains in more detail, remarking: "Jupiter with only one belt is almost like seeing Saturn when its rings are edge-on and invisible for a time -- it just doesn't look right." But, apparently, this is an event that happens rather more frequently than the Saturnian equinox, once every 3 to 15 years.

The photos above are from Anthony Wesley, the same guy who discovered the impact scar on Jupiter last year; but you don't need to be as fabulous an astrophotographer as Wesley to see this for yourself. You do, however, need to get up early; Star Walk (my iPhone astronomy app of choice) tells me Jupiter rises around 3:30 a.m. right now. If you don't feel like getting up early, just check out Wesley's website for more wonderful photos of Jupiter.



Jupiter on May 8, 2010

In April and May 2010, the south equatorial belt of Jupiter had faded into pinkness. Credit: Anthony Wesley

Planetary


g
Wednesday, August 25, 2010 3:55 PM
Meteorite contro Giove
ripreso da un astronomo amatoriale



(24 agosto 2010)

L'impatto è stato immortalato il 22 agosto, sotto forma di un flash luminoso sulla superficie del pianeta più grande del sistema solare. A riprenderlo è stato il giapponese Masayuki Tachikawa che l'ha poi caricato su YouTube: è uno dei video più visti degli ultimi due giorni

Vid Rep


g
Wednesday, November 23, 2011 12:20 AM
Il grande lago sulla luna di Giove

Un gigantesco deposito d'acqua nel sottosuolo di Europa potrebbe ospitare forme di vita extraterrestri



Nell'illustrazione, lo strato di ghiaccio che copre la superficie di Europa nasconde un lago salato e, a profondità molto maggiori, un intero oceano. Immagine per gentile concessione Britney Schmidt e Dead Pixel FX, University of Texas at Austin.

di Andrew Fazekas

Un gigantesco lago salato, vasto come tutti e cinque i Grandi Laghi americani messi insieme, potrebbe essere nascosto a tre chilometri di profondità sotto la spessa crosta ghiacciata di Europa, uno dei satelliti naturali di Giove. E, secondo gli scopritori, potrebbe essere uno dei pochi luoghi del Sistema Solare adatti a ospitare la vita.

"Già da diversi anni gli scienziati ritengono che Europa possa essere abitabile, ma oggi abbiamo individuato regioni specifiche del satellite ghiacciato su cui concentrare i nostri studi futuri", spiega Don Blankenship dell'Istituto di Geofisica dell'Università del Texas di Austin, autore dello studio pubblicato da Nature.

Grande più o meno come la nostra Luna, Europa è completamente coperta da una crosta di ghiaccio spessa 100 chilometri. Galileo, la sonda della NASA che ha orbitato attorno a Giove e ai suoi satelliti dal 1995 al 2003, aveva già rilevato tracce della presenza di un vasto oceano nel suo sottosuolo.

In un nuovo studio, Blankenship e la sua équipe hanno ripreso in esame le immagini scattate da Galileo, concentrando l'attenzione
su due zone della superficie di Europa di forma circolare e dall'aspetto accidentato. Questi cosiddetti "terreni caotici" (chaos terrains) sarebbero punti in cui parte della crosta ghiacciata è collassata, in seguito allo scontro tra iceberg galleggianti e flussi glaciali.


Blankenship e colleghi hanno dedotto la presenza del lago comparando le immagini con altre che riguardavano fenomeni simili registrati sia su Europa che sul nostro paese. In particolare, gli studiosi hanno utilizzato osservazioni delle piattaforme di ghiaccio dell'Antartide e dati ottenuti da radar in grado di penetrare spessi strati di ghiaccio, una tecnologia con cui è già stato possibile scoprire diversi laghi subglaciali antartici.

"Solo in anni recenti le immagini satellitari ci hanno permesso di osservare e studiare la frammentazione delle calotte glaciali sul nostro pianeta", spiega Blankenship. "Oggi stiamo utilizzando questa prospettiva terrestre per riesaminare e spiegare alcuni paradossi presenti nei dati raccolti da Galileo".

Per confermare i risultati, e tracciare una mappa dettagliata del lago, occorrerebbe inviare verso Europa una nuova sonda dotata di radar: la NASA sta valutando il lancio di una spedizione del genere entro il 2022.

Blankenship aggiunge che sotto il ghiaccio di Europa potrebbero esserci molti altri laghi, e altre ricerche fanno pensare che la crosta di ghiaccio che li ricopre potrebbe essere molto più sottile di quanto si credesse finora. Le due scoperte, se confermate, renderebbero molto più facile la ricerca della vita sul satellite.

"È possibile che l'acqua dei laghi si trovi a poche decine di metri di profondità sotto la superficie", precisa lo studioso. In questo caso, sarebbe relativamente facile atterrare sul satellite con una sonda e raccogliere con relativa facilità campioni di quello che era una volta il grande oceano salato. "Non si tratterebbe più di scavare per decine di chilometri: la prospettiva di atterrare su Europa sarebbe accolta con molto maggiore entusiasmo".

(21 novembre 2011)

Nat Geo


g
Wednesday, November 23, 2011 12:25 AM
Destinazione Giove:
Juno pronta a partire


La sonda della NASA lascerà la Terra il 5 agosto (alle 17:34 ora italiana) da Cape Canaveral. L'obiettivo è realizzare uno screening completo del pianeta Giove per un progetto che si avvale anche di tecnologia italiana

di Federico Formica



In partenza

Illustrazione per gentile concessione NASA

La sonda Juno è pronta a partire; lascerà la Terra il 5 agosto da Cape Canaveral. Sarà il primo lancio dell'era post-Shuttle e in Italia saranno le 17.34. Nel 2016 Juno raggiungerà Giove e comincerà a raccogliere dati sulla gravità, il campo magnetico, la consistenza dell'atmosfera, i venti e anche sulla sua struttura interna. Si suppone che nelle profondità di Giove, molto vicino al nucleo, vi sia idrogeno metallico. Quando sarà arrivata a destinazione, Juno apparirà più o meno come in questa illustrazione.



Il grande sconosciuto del sistema solare

Fotografia per gentile concessione NASA

Juno farà uno screening completo del pianeta Giove. Le informazioni che la sonda manderà verso la Terra potranno fornire molte risposte agli scienziati a proposito del pianeta più grande, ma anche uno dei meno conosciuti, del nostro sistema solare. Grazie alla collaborazione tra NASA e Agenzia spaziale italiana a bordo della sonda ci saranno anche due prodotti della ricerca italiana.

Nella foto, la Sonda Juno in fase di assemblaggio al JPL (Jet propulsion laboratory) della Nasa.



In cerca di aurore boreali
Fotografia per gentile concessione NASA.

Il primo dei due strumenti italiani a bordo di Juno è JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper), uno spettrometro ad immagine infrarosso. Servirà soprattutto a studiare le enormi aurore boreali sui poli di Giove - osservate anche dalla Terra - e a capirne i meccanismi. JIRAM è stato progettato nei laboratori dell'INAF dalla capoprogetto Angioletta Coradini. Nella foto, Juno è pronto per essere incapsulato nel razzo che lo porterà fuori dall'atmosfera terrestre. I tecnici della NASA stanno effettuando gli ultimi test prima del lancio

(04 agosto 2011)

Nat Geo


g
Wednesday, November 23, 2011 1:13 PM


Tecnologia italiana a bordo

Fotografia per gentile concessione NASA

L'altro strumento made in Italy è il KaT (Ka-Band Translator), capace di penetrare l'atmosfera di Giove e di ottenere informazioni sfruttando una banda di frequenza intorno ai 30 Ghz. “È come fare una TAC al pianeta”, spiega Enrico Saggese, presidente dell'Agenzia spaziale italiana. “Non potendo scendere in superficie e scavare, manderemo segnali in radiofrequenza. Dalla variazione del segnale che ci verrà restituito riusciremo a capire cosa c'è sotto Giove”. Il KaT è stato pensato nei laboratori della sapienza di Roma. Capoprogetto: Luciano Iess. Nella foto si possono vedere i tre pannelli solari da 20 metri di lunghezza che rivestono Juno



Mai così vicini

Fotografia per gentile concessione NASA

Ruotando su se stessa Juno percorrerà 33 orbite ellittiche intorno a Giove, arrivando a soli 5.000 chilometri dalla superficie (nessun satellite si era mai avvicinato tanto), per poi riallontanarsi fino a 4 milioni di chilometri. Grazie ai dati elaborati dal satellite gli scienziati contano di dare una risposta alla domanda che si pongono da sempre: come si è formato Giove?

Oggi ci sono tre teorie. Le spiega Enrico Saggese dell'ASI: “La prima è che si tratti di un Sole mancato; la seconda è che Giove sia una gigante catturata dal nostro sistema solare; la terza è che si tratti di un pianeta con alle spalle un processo di formazione completamente diverso da tutti gli altri del nostro sistema solare. Ma non possiamo escludere che Juno possa indicarci anche una quarta via”. Nella foto, Juno incapsulata nel razzo che la porterà fuori dall'atmosfera terrestre. Dopo il lancio la capsula si aprirà a metà per far uscire la sonda, che proseguirà il suo viaggio con motori a propulsione elettrica



La Ferrari dello spazio

Fotografia per gentile concessione NASA

Un aspetto fondamentale della missione è quella di studiare l'interno di Giove, un pianeta con un fortissimo campo magnetico. Un'altra caratteristica del gigantesco pianeta: nel nostro sistema solare nessuno trasmette tante onde radio quante ne emette Giove. Juno analizzerà la sua atmosfera per capire perché. Nel punto di massimo avvicinamento al pianeta, Juno raggiungerà una velocità mai toccata da altre sonde: 60 chilometri orari al secondo. Nella foto, la capsula che ospiterà Juno al momento del lancio



Il sogno di Galileo

Fotografia per gentile concessione ASI

Su Juno viaggerà anche una targa con il volto di Galileo Galilei, lo scienziato pisano che scoprì quattro satelliti di Giove, le lune Medicee. La NASA ha fortemente voluto che il volto di Galileo partisse a bodo di Juno per avvicinarsi a quel pianeta che l'astronomo osservava nei primi anni del Seicento. La targa, realizzata con la collaborazione dell'università di Padova, riporta anche il testo con cui Galileo descrisse per la prima volta le lune del pianeta.
g
Thursday, November 24, 2011 11:39 PM
Re:
g, 23/11/2011 13.13:



Juno raggiungerà una velocità mai toccata da altre sonde: 60 chilometri orari al secondo.




Kevvordì 60 km orari al secondo?
Osvaldo Maccheroni
Sunday, November 27, 2011 1:45 PM
Re: Re:
g, 24/11/2011 23.39:



Kevvordì 60 km orari al secondo?




E' un linguaggio segreto, incomprensibile a noi terrestri.
Sarà svelato tutto nel 2012.
g
Sunday, November 27, 2011 2:44 PM
Re: Re: Re:

Osvaldo Maccheroni, 27/11/2011 13.45:




E' un linguaggio segreto, incomprensibile a noi terrestri.
Sarà svelato tutto nel 2012.



Meco!



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