Re:
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: 0themanwho0 26/08/2005 21.26
beh, getta un ombra su una carriera comunque fantastica. e non penso se lo meriti, a meno che non esistano prove schiaccianti nei suoi confronti, perchè volenti o nolenti è un campione e una persona straordinaria.[/DIM][/QUOTE]
Io, e non solo io, ho sempre avuto forti dubbi sulla sua presunta "forza". L'unica cosa che so, e che mi ha fatto venire la nausea a forza di risentirlo dire, è che era malato di cancro ed è guarito. Massimo rispetto e ammirazione, ma questo è un altro discorso.
Direi piuttosto che si potrebbe fare il discorso contrario: tu sei dopato, lo san tutti, nessuno dice niente e non ci sognamo di dirlo mentre corri perchè t'inchiappetteremmo, lo diciamo quando non puoi difenderti ma paradossalmente nemmeno noi possiamo dimostrarlo al 100%.
Ma forse è il mio "odio" per questo "atleta" che mi fa ragionare così.
Segnalo invece un interessante articolo.
[C]I sospetti lo hanno accompagnato lungo tutto il tragitto delle sue sette clamorose vittorie al Tour: una ex massaggiatrice che confessa di aver raccolto confidenze compromettenti; un ex dipendente del gruppo ciclistico che dice di aver visto prodotti vietati nel suo bagno; qualche indizio nelle varie edizioni della corsa francese percorse di volta in volta da voci e ipotesi: dal fantomatico actovegin ai sacchetti di immondizia gettati via di nascosto, ecc. ecc. Ma nessuna certezza, contro Lance Armstrong, il “marziano” delle due ruote. Ora, un mese dopo aver celebrato il settimo successo sugli Champse Elisée ed aver annunciato al mondo la sua ritirata dai mondo delle gare, ecco che si scatena la tempesta. Sei campioni d’urina appartenenti all’amerikano, raccolti nel Tour del 1999 congelati ed analizzati a posteriori dal laboratorio di Chatenay Malabry, nel quadro di ricerche mirate a migliorare i test per individuare l’uso di epo esogena, sono risultati positivi proprio all’eritropoietina. Lo afferma sulla base di testimonianze e prove schiaccianti il quotidiano francese L’Equipe, che ha pubblicato un’inchiesta frutto di un lungo lavoro di indagine.
Armstrong dal canto suo continua a negare. Ma i documenti esibiti dal giornale francese sono chiarissimi e dimostrano che l’americano ha fatto ricorso a prodotti dopanti nel 1999, durante il suo primo assalto al Tour de France. Dunque avrebbe mentito nell’affermare come ha fatto sempre di non aver mai usato prodotti vietati per migliorare le proprie prestazioni. Ma sei campioni non sono pochi. Le urine di Armstrong secondo l’Equipe sarebbero risultate positive già dopo la sua prima vittoria, al prologo di Puy du Fou, il 3 luglio 1999; quindi, nelle tappe di Montaigu - Challans (1a), Grand-Bornand - Sestrières (9a), Sestrières - L'Alpe d'Huez (10a), Saint-Galmier - Saint-Flour (12a) et Castres - Saint-Gaudens (14a). La prima domanda che viene da porsi è come mai sia stato possibile che gli analisti francesi abbiano potuto riscontrare le tracce dell’epo esogena nei campioni congelati e l’americano sia comunque risultato negativo ai test. La risposta è semplice, nel 1999 non c’era ancora un test valicato per individuare l’epo e l’uso di questo ormone glicoproteico che stimola la produzione di globuli rossi favorendo così il trasporto di ossigeno e il miglioramento delle prestazioni fino al 20% in più, era diffuso pressoché in tutto il plotone. Come accade ancora oggi con il gh, l’ormone della crescita, per il quale non esistono test.
Dunque in tutto dodici campioni sono stati analizzati con l’obbiettivo sperimentale di migliorare i test; sei di questi corrispondevano a quelli del texano di recente reduce da una lunga amichevole passeggiata in bici con il presidente Usa Bush. I verbali abbinati ai test – che l’Equipe pubblica – non ammettono dubbi: sono proprio i campioni di Armstrong. Cosa succederà adesso? Nulla sul piano dei regolamenti sportivi internazionali. Infatti, trattandosi di test sperimentali non è possibile fare controanalisi, dunque l’esito di questi test non puo’ essere assunto come prova concreta. Ma, ovviamente, è l’immagine del texano, non più limpidissima stando a questa inchiesta, a subire un grosso ridimensionamento. I i fatti del 1999 gettano un’ombra oscura anche sulle altre edizioni del Tour, dominate dal texano dall’alto di una superiorità stupefacente. Né l’Uci, la federazione internazionale, né la Wada (che nel 1999 era stata appena fondata e non aveva ancora prodotto il codice mondiale antidoping) possono prendere provvedimenti. Dunque Armstrong resterà impunito per questo. A meno che non intervenga l’Usada, l’agenzia antidoping americana, che, già nelle more dell’affare Balco, ha potuto sanzionare atleti anche se nessuno di loro era risultato ufficialmente positivo a test antidoping.
Armstrong si è difeso secondo il solito clichet: “ Ancora una volta un giornale europeo riferisce i una mia positività a sostanze che favoriscono la prestazione. Ahimè, la caccia alle streghe continua e l’articolo non è altro che il solito articolo scandalistico. E’ lo stesso giornale, infatti, che ammette che il metodo scientifico usato è sperimentale e oltretutto io non ho alcun mezzo per difendermi. Infatti non sarà possibile alcuna controanalisi né altre obiezioni regolamentari; dunque il diritto alla difesa non puo’ essere rispettato. Io, allora, mi limito a ripetere quello che ho sempre detto: non ho mai preso prodotti doping per aumentare la prestazione”. Metodo inaffidabile, cinque anni dopo il prelievo? Risponde Jacques de Ceaurriz, direttore del laboratorio di Chatenay Malabry: “Delle due l’una: o l’epo si degrada nel tempo, dunque alla fine noi non la troviamo. Oppure rimane così com’è al momento del prelievo e noi la troviamo”.[/C]