Full Version: Fredu il ciclista
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olivier
Monday, November 20, 2006 5:59 PM
E' proprio quando si risistemano tutte le scartoffie accumulate per anni nei vari cassetti e cassettini di casa che riscopri oggetti che riescono a ravvivare una di quelle giornate di cui avresti fatto anche a meno.
Un foglio ingiallito, stropicciato con su scritte le parole di un mio amico, una di quelle storie che valgono molto di più di tutte le chiacchiere che stanno distruggendo la magia del pedale o dell'anticavallo come direbbe il buon gianni brera.

"
Fredu il ciclista

Lì in una di quelle piazzette di paese come ce ne sono tante, stretta tra intonaci paglierini e persiane un tempo verdi, con la fontana che pisciola piano scantata in un'angolo, lì con l'insegna decrepita sotto i gerani rossi, che cascano dal poggiolo stanco pure lui, lì c'aveva bottega Fredu, il ciclista.
Adesso se capitate di domenica e vi fate un giro sotto i portici dopo Messa Grande lo potete trovare al "Popolo", o più raramente al "Commercio" che, abbandonato sulla sedia, sorseggia il consueto aperitivo della casa e nel frattempo si dilunga in interminabili disquisizioni con i soliti avventori da bar sul rapporto migliore per salire a Montemale o per arrivare a Monterosso Grana. Lui da che lo conosco continua a sostenere che - avendoci la gamba, si capisce- il diciannove è il migliore, e ogni volta accompagna e sottolinea le parole con certi schiocchi secchi della lingua mentre posa il bicchiere accanto al piattino delle zucchine in agrodolce pure quello ormai sconsolatamente vuoto.
Poi si caccia in bocca la pipa spenta e con il borsalino di sbieco se ne va lungo e allampanato verso la macchina parcheggiata davanti al Comune, che non si potrebbe, ma tanto il capo delle guardie municipali è socio del Club Cicloamatori Droneresi di cui lui ne è il presidente, per cui non ci sono problemi.
Nei paesi funziona così.
Un giorno il Perotti, che scrive di sport su La Stampa, ma che al paese ci torna come me una volta alla settimana, a sentir lui per praticare un pò il dialetto, a parer mio per una questione di nostalgia, mi raccontò sul treno della gara più bella del Fredu, di quando vinse la corsa della sua vita senza arrivare al traguardo, anzi senza neanche averlo visto.

Quel giorno si era messo a piovere grosso come il braccio, di stravento e con rabbia, da far venire voglia di piangere.
A 60 chilometri dall'arrivo il "Fortissimo" se ne era andato; aveva piegato appena il collo, si era alzato sul pedale destro inarcando la schiena in avanti e, facendo mulinare un rapporto da titani, aveva salutato tutti traballando di maledetto sul quel porfido infido come certi baci di donna. Nel gruppo qualcuno aveva lanciato appena uno sguardo e niente più, masticando in silenzio insulti eterni come crampi.
Il pavè è così, sconnesso e maledetto, che a poco a poco ti rintrona la testa, l'anima, e finisce con lo sfilacciarti la volontà mentre ogni ragione si va a perdere tra gli enormi vuoti della fatica e dello sforzo. E allora si tira avanti con la testa bassa come bestie davanti all'aratro, che gli puoi leggere la rassegnazione negli occhi umidi.
La strada quasi un torrente, gli alberi tante grondaie.
Intanto lui continuava in solitudine saltabeccando sui pedali tra schizzi di fango e impensabili equilibrismi sul bagnato.
In giro nessuno, niente bandierine colorate, niente fazzoletti, niente grida e strepiti, neanche un cane, neanche un volto a cui aggrapparsi almeno fino alla prossima curva. Solo certi brividi lunghi dei quartidora, da far tremare le cosce, e sulle tempie il rombo del cuore, che pare una Guzzi cinquecento.
Gli va vicino una moto, gli dicono quanto guadagna sui primi inseguitori. Un distacco inarrivabile. Dietro non si mettono d'accordo per tirare e intanto perdono sei minuti.
Il Fortissimo abbassa il naso a tagliare il vento crudo e spalanca i denti per bere aria e invece pare che ghigni, un ghignare folle; il motociclista rallenta mentre la bici fila via tra la pioggia che sembra concedere però un pò di tregua.
Che strano oggi, la gamba gira bene, mica come certe mattine che sembra di andare col freno a mano tirato, con fiumi di acido lattico a grippare i muscoli e i polmoni asciutti e secchi come torsoli di pannocchia. Di cotte infami e traditrici neanche l'ombra, però mai fidarsi, ogni tanto mandare giù un panino col burro e bere zuccheri.
Poi il fattaccio. Uno scarto improvviso appena prima del cartello dei venti chilometri e il tubolare che si affloscia spalmandosi sotto il cerchione nella fanghiglia.
Ma lì, proprio dietro la curva alla fine dell'ultima rampa, un'ombra rincagnata in un impermeabile lungo, con due ruote a penzoloni da sotto le maniche. Una cosa da non crederci. Poco più in là la fila degli alberi che si perde dentro la nebbia spessa come solo di notte sul Ticino.
Fredu, coi piedi nella guazza, aspettava in quel punto esatto da tutta la mattina. Perchè lo sapeva, lui lo sapeva che oggi sarebbe arrivato il suo bel giorno, quel giorno che all'improvviso capisci il senso di tutta una vita. E ci era venuto apposta fin qui, che era la prima volta che andava così lontano da casa, e alla moglie gli era presa una tal preoccupazione, un tal "segrin" per quella smania del marito, che aveva chiesto pure al don Oreste di intervenire, di fare qualcosa, pensando che il Fredu fosse ammattito di botto.
Lui, invece stava benissimo e nel viaggio, ora rimirandosi quei due copertoni nuovi, ora masticando pane e salame cotto, aveva sentito una eccitazione tale pungergli dentro che neanche stesse andando a correre lui quella classica del nord, quella che anche i giornali chiamano senza eufemismi: "l'inferno".

Il Fredu la sua vita l'aveva spesa rincorrendo le biciclette, mestierando nelle corse, con anche un paio di vittorie, roba però di poco prestigio, e poi aveva finito coll'appiccicarci la sua esistenza di poverocristo a quei pedali che quando girano a dovere, bisogna dirlo, sono una gran felicità.
Soldi pochini, la bottega messa su con fior di sacrifici, piccole riparazioni, qualche modifica quando gliele chiedevano, pezzi di ricambio a buon prezzo senza dover andare ogni volta a Cuneo, fino a poter avviare un negozio di bici vero e proprio, dove ci si poteva comprare una Ganna, una Peugeot o anche una Bianchi e una Legnano.
Senza contare poi la libertà di tenere chiuso un pomeriggio perchè il cielo è troppo azzurro e l'aria ancora fina per non farsi una di quelle sgroppate di duecento chilometri che vai un pò a spiegarlo il perchè, che tanto non ci riesci, oppure montar fin su al Colle della Maddalena con ancora la neve ai bordi della strada per poi buttarsi nella discesa, sfiorando paracarri e camion francesi, con la mantellina che sbatte a tutt'andare sulla schiena.

Quando il Fortissimo lo vide, anzi la vide, quella ruota, pensò solo una cosa: che andasse bene per la sua Bianchi; fermandosi vide le mani di Fredu grosse e nere di grasso di catena e ne ebbe la certezza. Fredu quando lo vide sbucare sbilenco arrancando sul cerchione capì tutto, gli si allargò un sorriso mai fatto e quella giornata finì così.
La cronaca poi racconta che il Fortissimo arrivò solo a Roubaix e il velodromo quasi crollò sotto il boato della folla quando lui alzò il pugno al cielo davanti al cronometro, fermandolo su un tempo mai visto...
Fredu invece girò le spalle al resto della corsa e se ne tornò a casa con la sua ruota avanzata. La appese al chiodo, vendette il suo negozio di cicli e motocicli e finalmente si comprò la Fiat 2300, carrozzata Viotti e ci girò mezza Italia senza dover più patteggiare con i crampi delle gambe e della fame.

Ieri venivo giù sparato da Roccabruna per la strada vecchia con la mia solita Monviso, pesante come un cingolato, e davanti al lavatoio, dove anch'io bambino giocavo con le barche, c'era Fredu che fumava la sua pipa ascoltando l'acqua ruscellare allegra.
Quasi mi sono fermato per salutarlo. Lui ha alzato un pò il naso e poi la mano, con un gesto lento. Io l'ho visto bene, il nero da sotto le unghie non gli è mica andato via. Non ancora. "


Glauco Martini



n@po
Tuesday, November 21, 2006 10:14 AM
[G]BEL_LIS_SI_MO!!!!![/G]
svorada
Tuesday, November 21, 2006 12:26 PM
Complimenti!
Jack.ciclista
Tuesday, November 21, 2006 2:20 PM
pelle d'oca ed occhi lucidi !
geobach
Wednesday, November 22, 2006 8:35 AM

che roba! letteratura..
mirko
Wednesday, November 22, 2006 12:11 PM
Fede - Grillo per sempre
Wednesday, November 22, 2006 12:23 PM
Spettacolo!!
Veramente bello, commovente e di grande significato per noi appassionati!
Mi ha riportato allo stile scelto dal Brera per la sua biografia di Coppi: semplice, paesano, così vicino alla realtà e all'umiltà di quei posti.
Ma ha un altro pregio: in poche righe riesce anche a rendere la poesia dell'inferno del Nord.
Un consiglio? Invialo alla Gazzetta... Marco Pastonesi saprà certo utilizzarlo al meglio!
Silvana
Thursday, November 23, 2006 7:03 AM
Fredu il ciclista
Pura letteratura che reinventa la bellezza del ciclismo. Complimenti vivissimi.
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