Manovra economica. Tremonti metterà le mani nelle tasche degli italiani
Venerdì 21 Maggio 2010 16:23
di Fulvio Lo Cicero
Si delinea il quadro globale degli interventi, che culmineranno, nella fase 2, in una nuova Ici: una tassa sui servizi comunali che andrà a coprire i 3,3 miliardi persi con la precedente abolizione.
Nessuna disposizione seria per scovare gli evasori grandi e piccoli
ROMA – Un Giulio Tremonti fermissimo, una sorta di statua di sale, ha trascorso il pomeriggio e la tarda nottata di ieri fra Quirinale e Palazzo Grazioli. La manovra oramai è a punto e lui non ha concesso nulla ai suoi interlocutori (i ministri di spesa), nemmeno al premier, che lo aveva sondato per appurare se era possibile alleggerirla, introducendo altri tagli in provvedimenti di fine anno. Non c’è stato niente da fare. “Silvio, questa è la manovra economica per salvare la situazione. Alternative non ce ne sono ma, se vuoi, posso dimettermi anche subito” gli ha detto Giulio. Berlusconi ha ovviamente respinto qualsiasi ipotesi di dimissioni,
visto la gravità del momento ma ha accettato malvolentieri una serie di misure che lui comprende come anticipatrici di una spaccatura profonda con l’elettorato, che si aspettava il Paese di Bengodi. D’altronde, oramai il premier è conscio del fatto di essere diventato una sorta di vaso di coccio fra vasi di ferro, esattamente come Don Abbondio, anche se anela – e dentro di lui è ancora sicuro di questo – di poter riacciuffare il feeling perduto con gli italiani, che molto probabilmente la stretta fiscale manderà all’aria.
Di che lacrime grondi e di che sangue
Tremonti ha anche provveduto a stringere i tempi. Martedì la manovra sarà approvata dal Consiglio dei ministri; il giorno prima, l’incontro con le parti sociali, che però, nello stile e nelle abitudini culturali del super-ministro plenipotenziario dell’economia, è oramai una vuota formalità. Egli illustrerà il contenuto di quanto ha deciso in totale solitudine, ascolterà le proteste della Cgil e, forse, degli altri sindacati, dopo di che saluterà e se ne andrà. Le macerie della concertazione fanno parte dell’habitus tremontiano, lo connotano come un liquido che si adatta al suo contenitore.
Rispetto alle anticipazioni iniziali, la manovra contiene provvedimenti di tipo “politico”, che produrranno un gettito modesto ma servono ad indorare la pillola per 3,5 milioni di statali che subiranno gli effetti peggiori della manovra. I dipendenti di Camera e Senato potranno andare in pensione soltanto a 67 anni – con il medesimo e ricchissimo livello di retribuzione – mentre i dirigenti pubblici con reddito superiore ai 70 mila euro subiranno un taglio del 10%. I tagli veri, di maggior gettito, saranno quelli relativi al
blocco del turn-over nella pubblica amministrazione, che, in comparti come la scuola, avrà effetti più che drammatici e la
stretta di 4 miliardi di mancati trasferimenti agli enti locali.
Praticamente, Comuni e Regioni non solo dovranno aumentare le aliquote fiscali, se sarà possibile, ma saranno costretti a sospendere qualsiasi politica di aiuto in settori sociali quali l’assistenza ai disabili, agli anziani, il sostegno alle famiglie bisognose.
Proprio oggi, l’economista indiano Amartya Sen, al Convegno su “Etica, democrazia e pubblica amministrazione: il ruolo del capitale umano” ha significativamente sottolineato come «certe spese sono più facili da tagliare senza causare ricadute negative sulla qualità della vita delle persona. Serve una scelta critica e attenta, non un taglio generico: non bisogna tagliare dove è più facile, ma dove è realmente necessario».
Interventi strutturali
Il Governo si affanna a ripetere che non sono previste nuove tasse ma è una
clamorosa bugia. Come si è rimarcato più volte in questi giorni, i mancati trasferimenti agli enti locali si tradurranno in un
aumento delle aliquote Irpef nelle Regioni e nei Comuni. Quasi sicuro, poi,
l’aumento della pressione fiscale in quelle Regioni dove la spesa sanitaria è considerata fuori controllo: Lazio, Molise, Calabria e Campania. La prima di queste Regioni, ad esempio, ha chiuso il 2009 con un buco sanitario di 1,3 miliardi. Tutte e quattro, nelle intenzioni del Governo, dovrebbero operare una manovra per complessivi 1,39 miliardi per imboccare la strada del risanamento del deficit sanitario.
Ma poi, è proprio l’intero intervento correttivo, valutato fra i 27 e i 28 miliardi a suscitare qualche perplessità in coloro che sono lontani dalla propaganda berlusconiana. Perché un intervento così eclatante? Tremonti si nasconde dietro il fatto che tutti i Paesi europei lo hanno programmato e che, quindi, anche noi dobbiamo farlo. Il fatto, però, è che il nostro Governo non ha avuto bisogno di predisporre salvataggi bancari, né ha impegnato ingenti somme per le precedenti manovre considerate dalla stessa maggioranza “light”. Eppure,
la spesa è risultata fuori controllo e del tutto azzerato l’avanzo primario lasciato in eredità dal Governo Prodi. La manovra è dunque necessaria per l’acclarata incapacità di questo Governo di gestire la finanza pubblica.
Le mani nelle tasche degli italiani
Il Governo, in realtà,
affonderà eccome le mani nelle tasche e nei portafogli degli italiani. Vediamo come. Ci sarà l’introduzione di un superticket sanitario di 10 euro, il congelamento dei contratti per gli statali, una riduzione delle finestre pensionistiche (per un valore atteso di 1,5 miliardi). Soltanto con il congelamento dei contratti, secondo la Cisl, i dipendenti pubblici perderebbero 1,4 miliardi e quelli della scuola addirittura 1,8, mentre con riferimento all’intero pubblico impiego (compresi poliziotti e vigili del fuoco) il taglio ammonterebbe a 6,4 miliardi. In tema di “lotta all’evasione” Tremonti pensa ancora ai condoni: uno per le liti tributarie pendenti in Cassazione e l’altro sugli immobili fantasma.
Quindi, i veri evasori, come sempre, potranno dormire sonni tranquilli. Ma la notizia più sconvolgente è che
sarà reintrodotta l’Ici. Incredibile a dirsi ma è così, anche se camuffata da una “tassa sui servizi comunali”, attualmente allo studio del ministro Calderoli. Essa dovrà essere pagata dai proprietari di immobili o dai loro affittuari per il servizio di smaltimento dei rifiuti e per l’illuminazione stradale e potrebbe essere agganciata al valore catastale dell’immobile. La nuova tassa dovrebbe tappare il buco di 3,3, miliardi dovuto alla scriteriata abolizione dell’Ici nel 2008, che fu il degno inizio di una politica fiscale che ha originato l’attuale drammatica situazione dei conti pubblici.