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Saturday, August 07, 2010 11:04 AM
Etruschi, scoperta più antica
tomba dipinta di Tarquinia




di Stefano Miliani
Nella necropoli della Doganaccia a Tarquinia, zona dell'Alto Lazio che con Cerveteri è patrimonio Unesco per le sue tombe etrusche dal 2004, è venuto alla luce un tumulo che rimanda all'Oriente, a Cipro, e ai rituali funebri omerici. E porta la datazione della pittura negli ambienti funebri alla metà del VII secolo a. C. anticipandola di almeno mezzo secolo rispetto a quanto si sapeva. Firmano il ritrovamento l'Università degli Studi di Torino con Alessandro Mandolesi e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria meridionale.

Mandolesi, direttore degli scavi e docente di Etruscologia a Torino, racconta al telefono: “è una tomba imponente, del diametro di 40 metri al centro e un ingresso largo 6 metri con una gradinata. Ancora non siamo entrati nella camera funeraria, abbiamo pochi soldi e lavoriamo a tappe”. Qui hanno lavorato architetti di formazione greca provenienti da Cipro, nella Salamina, e “qui veniva usato un rituale funebre del tipo cantato da Omero con preziosi e altri oggetti”. Quei greci scapparono dagli assiri e furono accolti nella società aperta di Tarquinia. Dove impiantarono il loro modello. Ma che “qui si piega a esigenze religiose, diventa uno spazio a cielo aperto per le cerimonie che si officiavano in omaggio del defunto”. Un dettaglio rivelatore è l'uso di gesso alabastrino di tipo greco noto in Egitto, Cipro e nel vicino oriente. L'intonaco ha tracce di pittura rossa e nera (come nella Grecia dell'VIII-VII secolo a.C.), segnala Mandolesi, forse c'è una figura e questa diventa così “la prima esperienza pittorica” di questa necropoli, avvicinandosi a quella di Cerveteri che è della metà del VII secolo e la più antica a noi nota del popolo etrusco.

Maria Cataldi, l'archeologa responsabile della zona di Tarquinia per la soprintendenza, ricorda: questo tumulo, detto della regina (ce n'è un altro chiamato del re) non è mai stato scavato scientificamente, ma all'esterno spogliato da scavi clandestini. Poi ricorda il dramma: la zona è ricchissima di possibili scoperte, ma mancano i fondi. “Le finanze vengono dall'università di Torino, dalla soprintendenza, dalla Regione Lazio, dal Comune, più da volontari locali molto bravi e generosi”. “Per fare una campagna annuale servirebbero 100mila euro l'anno e si va avanti a 10-20mila euro, poi contiamo aprire la camera e costerà di più”, annota Mandolesi. Finché Rita Cosentino, archeologa della soprintendenza, annota che lì non ci si arriva con i mezzi pubblici e che la norma della manovra economica che vieta l'uso di auto private ai dipendenti del ministero dei beni culturali è, per le nostre ricchezze archeologiche e artistiche, niente altro che un danno incomprensibile.

05 agosto 2010

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Friday, January 06, 2012 1:47 PM
Vulci, ecco la piccola sfinge
ritrovata nella tomba etrusca




Una statua di circa 50 centimetri di lunghezza, che ricorda la Sfinge di Giza (Egitto) è stata ritrovata nell'area archeologica di Vulci, a Montalto di Castro, provincia di Viterbo. La statua, raffigurante un felino con le ali e il volto da donna, è stata individuata nel 'dromos' (corridoio d'ingresso) della tomba etrusca scoperta a Vulci dagli archeologi della Soprintendenza all'Etruria Meridionale e dagli operai della Mastarna Srl, la società che gestisce il sito.
Secondo un primo sommario esame la Sfinge di Vulci risalirebbe al V-VI secolo a. C. Nei prossimi giorni sarà sottoposta a studi approfonditi, per individuare sia l'epoca che la provenienza

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Friday, January 06, 2012 1:48 PM



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Friday, March 23, 2012 8:22 PM
EVENTI
Gli Etruschi tra Omero e i Celti
ad Asti l'altra storia della cività italica




Palazzo Mazzetti ospita una grande mostra celebra gli Etuschi.
Oltre 300 reperti e oggetti ricostruiscono la civiltà italica
fiorita nel X secolo a. C. e ne indaga il ruolo chiave
di intermediaria con l'Italia settentrionale e l'Europa celtica

di LAURA LARCAN
ASTI - Per avere la misura di quanto fosse diffusa la fascinazione per gli Etruschi in Europa fra Settecento e Ottocento, basta ammirare il delizioso gabinetto arredato "all'etrusca" del Castello di Racconigi. L'effetto revival è tutto giocato su citazioni e ammiccamenti a stili decorativi di una civiltà che influenzerà profondamente la cultura romana. Era stato proprio il re Carlo Alberto a volere un ambiente che evocasse un gusto a la page per l'epoca, commissionando l'opera da interior design al raffinato Pelagio Palagi, creativo di corte. E per la pima volta, il lussuoso studiolo reale viene riproposto insieme ad un repertorio di disegni originali, arredi e decorazioni, nella grande mostra "Etruschi", che riporta in Piemonte la storia e la grandiosità di questo popolo a distanza di cinquant'anni dall'evento tenutosi a Torino.

LE IMMAGINI

Una chicca, che funge da epilogo spettacolare per Palazzo Mazzetti che la ospita dal 17 marzo al 15 luglio, mettendo insieme un repertorio di trecento reperti grazie alla sinergia con i Musei Vaticani e alle principali istituzioni museali e culturali italiane, a partire dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Sotto la cura di Alessandro Mandolesi e Maurizio Sannibale, la rassegna non vuole ripercorrere solo il carattere artistico di questa civiltà
fiorita all'alba del X secolo a. C. ma indagare soprattutto il suo rapporto col mondo greco-orientale e il ruolo chiave di cerniera culturale che giocò con l'Italia settentrionale e l'Europa celtica.

La mostra punta a svelare come gli intensi traffici degli Etruschi diffusero, soprattutto verso l'Italia nord-occidentale, le ideologie e i costumi più in voga nel Mediterraneo, come il patrimonio "omerico", il mito, l'atletismo, il costume, la cura del corpo, accanto alle più avanzate tecniche artigianali , dalla cottura della ceramica alla viticoltura e olivicoltura. Prologo d'eccezione al percorso è l'Elmo crestato villanoviano in bronzo, simbolo del primo contatto tra gli Etruschi e la comunità della valle del Tanaro, rinvenuto ad Asti alla fine dell'Ottocento. "Forse donato a un capo locale da uno dei principi-guerrieri che nella seconda metà dell'VIII sec. a. C. dall'Etruria giunsero in queste zone per aprire nuovi sbocchi al commercio etrusco", raccontano i curatori.

La splendida visiera in bronzo proveniente dai Musei Vaticani evoca la suggestione del guerriero-oplita d'età arcaica, mentre un'apposita area sensoriale con antiche fragranze racconta l'universo femminile tra balsami e unguenti di tradizione orientale. Tempere ottocentesche riproducono fedelmente due delle più importanti tombe dipinte di Tarquinia, quella cosiddeta "delle Bighe" e "del Triclinio", accanto alla straordinaria ricomposizione di una tomba a camera etrusca dipinta, detta "della Scrofa nera", restaurata in occasione della mostra, con una scena di banchetto aristocratico del V secolo a. C. Qui servizi di pregio, arredi, scene di pittura e scultura consentono di scoprire i cerimoniali conviviali.

Per la prima volta dopo la scoperta ottocentesca, viene ricomposto il pregevole sarcofago dei Vipinana da Tuscania, con l'immagine del defunto banchettante sul coperchio e la rappresentazione del mito dei Niobidi sulla cassa. A chiudere, è la galleria di immagini di Etruschi, con il colpo d'occhio sulle teste votive restituite da santuari, con una parata di tipi, dal bambino in fasce all'anziano, fino a due volti grotteschi, di grande intensità emotiva, prestati eccezionalmente in anteprima dai depositi dei Musei Vaticani.


Notizie utili - "Etruschi", dal 17 marzo al 15 luglio 2012, Palazzo Mazzetti, corso Vittorio Alfieri, 357. Asti
Orari: da martedì a domenica, 9.30 - 19.30; lunedì chiuso.
Ingresso: €9, ridotto €7,
Informazioni: tel. 199.75.75.17
Catalogo: Electa
(16 marzo 2012)

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Friday, March 23, 2012 8:24 PM
Etruschi,
la mostra di Asti







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Friday, March 23, 2012 8:25 PM






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Friday, March 23, 2012 8:26 PM






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Friday, March 23, 2012 8:27 PM






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