Dopo una visita in Abruzzo,non mi stancherò mai di dirlo,sono tornata entusiasta per i luoghi meravigliosi,la natura e tutto il resto.Sapevo che sotto il Gran Sasso si trovano i Laboratori sotterranei,che collaborano anche con il CERN di Ginevra (ricorderanno tutti l'esperimento dei NEUTRINI).In genere ce li dipingono come un prestigio per l'Italia,poichè sono i più grandi Lab al mondo,di questo genere.Ma non conoscevo tutti i 'retroscena' e i danni conseguenti all'accumulo di sostanze potenzialmente tossiche(Traggo stralcio da una lettera del pres.del wwf):
OGGETTO: Esperimenti in corso nei laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso d’Italia e sicurezza della popolazione.
La scrivente Associazione, consultando il sito internet (in inglese) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), è venuta a conoscenza delle modalità di realizzazione nei Laboratori sotterranei del Gran Sasso d’Italia di alcuni esperimenti condotti con sostanze potenzialmente pericolose. In particolare sembrerebbero essere stoccate all’interno dei Laboratori grandi quantità di Cloruro di Gallio (almeno 30 tonnellate, quasi un terzo della produzione mondiale che ammonta a circa 100 tonnellate). Tale sostanza, per la sua pericolosità, è stata inserita dall’EPA (l’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente del Governo degli Stati Uniti, unanimemente riconosciuta come l’Agenzia per l’ambiente all’avanguardia a livello mondiale) tra quelle estremamente pericolose (Extremely Hazardous Compounds).
La scheda redatta dall’EPA con le caratteristiche del Gallio (ALL. 1), non lascia margini di dubbio sulla pericolosità di questa sostanza. La dose minima letale è tra le più basse tra quelle delle sostanze pericolose presenti nell’elenco dell’EPA: negli esperimenti di laboratorio, infatti, si è verificato che una concentrazione di 0.19 mg (meno di 2 decimillesimi di grammo) per litro d’aria causa la morte delle cavie.
Nella citata scheda dell’EPA si può ancora leggere: “Per la tossicità del Gallio e dei suoi derivati, come dimostrato dagli esperimenti, tutte le persone coinvolte nel lavoro con queste sostanze dovrebbero essere sottoposte ad un esame medico periodico, durante il quale un’attenzione speciale deve essere posta al controllo delle condizioni del fegato, delle vie respiratorie e della pelle”.
Molteplici e gravissime sono poi le conseguenze sanitarie di un’eventuale esposizione a questa sostanza (arresto respiratorio, cianosi, paralisi ecc.), tanto da rendere il soccorso delle vittime particolarmente difficile. Sempre nella scheda dell’EPA si può leggere: “L’esposizione acuta al Cloruro di Gallio può richiedere la decontaminazione e supporto rianimatorio delle vittime”.
Il Cloruro di Gallio, inoltre, è molto solubile sia in acqua calda che in acqua fredda. Per tali ragioni appare chiaro che un eventuale incidente nei Laboratori sotterranei del Gran Sasso, anche per il probabile coinvolgimento di altre sostanze, potrebbe avere conseguenze disastrose in un’area ben più vasta di quella interessata dai Laboratori. Ciò anche in considerazione del fatto che la natura calcarea della montagna potrebbe portare al conseguente inquinamento delle falde circostanti: come è noto, infatti, i Laboratori sotterranei sono stati realizzati a contatto con la più importante falda acquifera d’Abruzzo che serve molte sorgenti (Sorgenti del Pescara, Sorgenti del Vera, Sorgenti del Tavo) dalle quali scaturiscono alcuni dei più importanti fiumi abruzzesi e da cui si riforniscono diversi acquedotti.
Ma il Cloruro di Gallio non è l’unica sostanza pericolosa stoccata nei Laboratori sotterranei del Gran Sasso. Infatti, tra le altre sostanze presenti, si possono ricordare: 1.800 tonnellate di isoAlcani (miscelati con altre sostanze), 600 tonnellate di Argon liquido (da portare a varie migliaia di tonnellate nei prossimi anni) e 16 kg di Germanio arricchito.
Gli isoAlcani sono considerati pericolosi per l’ambiente (classificati a livello europeo come R53: possono avere effetti negativi persistenti per gli ambienti acquatici) e possono formare nubi più pesanti dell’aria che possono esplodere. Anche l’Argon, solitamente considerato un elemento non pericoloso, può rivelarsi, in queste quantità, estremamente pericoloso come asfissiante (può formare, se liberato nell’ambiente, nubi asfissianti compatte perché più pesanti dell’aria). È anche definito “killer silente” perché nella forma gassosa è inodore ed incolore, per cui la sua presenza non viene subito avvertita. Sul Germanio (scheda ALL. 2), ricerche recenti hanno evidenziato danni agli organi interni (in particolare al rene) dovute all’esposizione cronica, anche in piccolissime quantità, a questa sostanza e ai suoi composti.
La nostra Associazione esprime forte preoccupazione anche per la recente decisione di accumulare all’interno dei Laboratori ben 1250 tonnellate di 1,2,4-Trimethylbenzene, conosciuto anche come pseudocumene (scheda ALL.3): un liquido incolore infiammabile considerato a livello europeo irritante e potenzialmente pericoloso per i persistenti effetti sugli ambienti acquatici. La quantità che dovrà essere posta all’interno dei Laboratori è pari a circa 1/5 dell’intera quantità importata dagli USA in un anno. Nella scheda su questa sostanza l’EPA sostiene che, “essendo un liquido che non si lega fortemente con il suolo, può muoversi attraverso il terreno e penetrare nelle falde”. Sempre l’EPA sostiene che si tratta di una sostanza che può accumularsi progressivamente nei tessuti. Numerosi ricerche effettuate attraverso esperimenti su cavie e pubblicate su riviste scientifiche di livello internazionale (Ann. New York Academy of Sciences, Toxicol Appl Pharmacol, Int. J Occup. Med. Environ Health, NeuroToxicology, alcune riportate nell’ALL.4) hanno dimostrato la pericolosità dell’esposizione a questa sostanza, anche a dosi bassissime. Alcuni Autori suggeriscono che i lavoratori non dovrebbero essere esposti a dosi <10 p.p.m. sui luoghi di lavoro.
Gli effetti accertati sono i seguenti:
a) attività neurotossica anche a bassissime dosi (<100 p.p.m.) con effetti persistenti nel tempo;
b) alterazioni permanenti nel comportamento;
c) lesioni polmonari dopo una esposizione cronica a questa sostanza;
d) alterazioni nella composizione del sangue;
e) depressione del ritmo respiratorio;
f) evidenza di cancerogenicità
(testo integrale su
http://www.wwf.it/Abruzzo/documenti/Inquinamento%20Gran%20Sasso.asp
Addio natura incontaminata? Abruzzo mio che mi combini?