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l'acero
Wednesday, May 25, 2011 11:18 AM
Cresce la fronda al Tg1
www.altroquotidiano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5001753:elisa-anzaldo&cat...


Elisa Anzaldo lascia la conduzione del Tg1. E' la terza conduttrice, dopo Tiziana Ferrario e Maria Luisa Busi, a entrare in aperta polemica con il "direttorissimo" Minzolini. «Non ritengo più possibile mettere la faccia in un tg che fa una campagna di informazione contro», si legge nella lettera firmata da Elisa Anzaldo. Un direttore che, scrive la Anzaldo, «non considera notizie quelle che io ritengo tali e come me molti altri media». La decisione della giornalista televisiva, volto dell'edizione della notte, è stata presa dopo l'intervista rilasciata al Tg1 venerdì 20 maggio da Berlusconi e costata più di 250 mila euro di multa alla rete. La Anzaldo ha voluto rendere pubblica la sua richiesta, e ha appeso in bacheca la lettera in cui ha elencato, fra le altre cose, le notizie secondo lei censurate per far piacere al presidente del Consiglio.



Ah, bella la foto usata nell'articolo
l'acero
Wednesday, May 25, 2011 11:26 AM
www.tvblog.it/post/25514/tg1-elisa-anzaldo-lascia?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+tvblog%2Fit+%28tvbl...



Elisa Anzaldo lascia il Tg1. Il mezzobusto storico del Tg dell’ammiraglia Rai, che conduce l’edizione della notte (nell’immagine, la vediamo invece in veste di inviata all’Aquila), chiede di essere sollevata dal suo incarico.

E lo fa con una lettera rivolta ad Augusto Minzolini. La seconda, per la precisione. Andiamo con ordine. Già il 19 aprile scorso, la Anzaldo voleva lasciare, ma in qualche modo il direttore l’aveva convinta a rimanere al suo posto. L’11 maggio, poi, la giornalista ha ribadito, via missiva, la propria volontà, e ha poi deciso di rendere pubblica la sua decisione e quanto scritto, tramite il quotidiano la Repubblica (pagina 4 del cartaceo, a firma Alberto Argentero. Ecco cosa si legge nella lettera:

Non posso più rappresentare un telegiornale che ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell’informazione pubblica come equilibrio, correttezza, imparzialità e completezza dell’informazione.

E ancora:

Per motivi professionali e deontologici non ritengo più possibile mettere la faccia in un tg che fa una campagna di informazione contro

Seguono ringraziamenti (piuttosto ironici, a dire il vero) rivolti a Minzolini

[…] per avermi spiegato il perché non consideri notizia quelle che io invece ritengo tali e come me molti mezzi di informazione

La decisione di rendere pubblico lo scritto arriva dopo che l’intervista di Berlusconi al Tg1 è costata 250mila euro di multa alla rete. E ovviamente non si tratta della prima defezione: ricorderete il caso di Maria Luisa Busi, per esempio, che lasciò dopo le dure contestazioni subite all’Aquila.

Ricordiamo poi le prese di posizione di Tiziana Ferrario, che ebbe modo di dire del Tg minzoliniano: “Mai scesi così in basso”.
l'acero
Wednesday, May 25, 2011 11:44 AM
Me ne vado, non voglio condurre un Tg che nasconde le notizie
www.giornalettismo.com/archives/126756/me-ne-vado-non-voglio-condurre-un-tg-che-nasconde-le-...

di Dario Ferri


La lettera compare sulla bacheca del direttorissimo prima dell’edizione delle venti; è firmata Elisa Anzaldo, ed è un bis visto che la conduttrice dell’edizione notturna del Tg1 aveva già espresso la stessa decisione ad aprile, salvo farla rientrare dopo un colloquio con il direttore: “Non posso più rappresentare un telegiornale che ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell’informazione pubblica come equilibrio, correttezza, imparzialità e completezza dell’informazione. Per motivi professionali e deontologici non ritengo più possibile mettere la faccia in un tg che fa una campagna di informazione contro” qualcuno. Del caso parla Alberto D’Argenio su Repubblica:

E giù con l’elenco delle news censurate per far piacere al Cavaliere.
Non solo l’oscuramento del Rubygate, ma anche l’aver ignorato lo scandalo dei manifesti sui pm brigatisti, la proposta di un deputato del Pdl di cambiare l’articolo primo della Costituzione o il nuovo caos rifiuti a Napoli (trattato solo quando l’esecutivo ha mandato l’esercito). Tutte notizie scomode per il governo che – denuncia la giornalista – non sono state raccontate, o sono state raccontate solo in parte, al pubblico del telegiornale dell’ammiraglia Rai. La richiesta della Anzaldo, noto mezzobusto dell’uno, era già arrivata a Minzolini lo scorso 19 aprile. Allora il direttore non aveva accontentato la conduttrice. L’aveva ricevuta e le aveva spiegato perché un lungo elenco di notizie delle quali aveva denunciato l’oscuramento lui non le considerasse tali, ovvero notizie. Quindi ringrazia il direttore «per avermi spiegato il perché non consideri notizia quelle che io invece ritengo tali e come me molti mezzi di informazione». Clamoroso il caso- Lassini, che per giorni ha dominato le prime pagine dei quotidiani e lo spazio di molti altri tg. O la polemiche sulle spiagge in concessione per 90 anni, provvedimento sul quale il governo ha dovuto fare retromarcia.

Di qui la decisione:
Tutti motivi per cui la Anzaldo chiede di non andare più in video a condurre, compito che per un telegiornalista equivale a firmare l’intero prodotto. La Anzaldo ha deciso di rendere pubblica la richiesta di lasciare l’incarico dopo l’intervista monologo rilasciata al Tg1 venerdì scorso da Berlusconi e costata più 250mila euro di multa alla rete. Proprio dopo questo episodio sulla bacheca del telegiornale erano comparsi numerosi post-it di giornalisti scontenti per l’operato del direttore ma poi il Comitato di redazione si è spaccato: Attilio Romita non ha firmato la richiesta di concedere pari tempo a tutte le forze politiche e di garantire il pluralismo. Insomma il rispetto delle regole imposte dalla par condicio in campagna elettorale. Ad ogni modo oggi il Comitato di redazione oggi riceverà la Anzaldo e poi discuterà il suo caso con il “direttorissimo” Minzolini.

Se la notizia è vera, tutta la nostra stima alla Anzaldo: perché ne va applaudito il coraggio, soprattutto in confronto a tutti quei colleghi che pensano le stesse cose, ma davanti al direttorissimo non hanno il coraggio di aprire bocca.
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