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Wednesday, February 13, 2008 1:00 PM
Si chiama econofisica, la disciplina che cerca di capire se le leggi
della fisica siano utilizzabili per capire fenomeni di natura diversa

Studiare la natura per sovrapporne i meccanismi
a tutti i sistemi di comportamento sociale collettivo
di FABIO MARZANO

Osservando gli stormi di uccelli
si può capire la Borsa e la politica




OSSERVARE gli stormi in volo per prevedere l'andamento dei mercati o i risultati delle elezioni. Non è la riesumazione di qualche antica tecnica di divinazione, ma l'econofisica. A metà tra il birdwatching e la teoria dei giochi, è una nuova disciplina che cerca di capire se le leggi della fisica siano utilizzabili per comprendere fenomeni di natura diversa, come quelli biologici o finanziari. Ma non solo: si passa da batteri e automobili fino ai cosiddetti fenomeni di panico, al clapping (applausi) e, più in generale, a tutti i sistemi di comportamento sociale collettivo, dalle elezioni alla dinamica dei prezzi.

L'organizzazione degli stormi, flocking in inglese, non sarebbe così diversa da quella delle operazioni di borsa o dai flussi di particelle, come dimostrano i primi risultati del progetto Starflags presentati il 15 gennaio a Roma. All'iniziativa italiana, coordinata dall'INFM (Istituto nazionale di fisica della materia) del Cnr, è stata di recente dedicata la copertina dell'autorevole rivista americana Physics Today, una delle pubblicazioni scientifiche di maggior rilievo a livello internazionale. Negli ultimi anni, tra i fisici si è sviluppato un interesse crescente verso problemi socio-economici, e in particolare verso i mercati, favorito disponibilità di dati pubblici e accessibili.

A partire dallo scorso ottobre, dal tetto del Museo di Storia Romana in zona Termini, due ricercatori del Cnr hanno fotografato quasi ogni giorno stormi di oltre 3000 esemplari. Per l'indagine sono state usate immagini stereoscopiche elaborate con tecniche ispirate ai metodi della fisica statistica. Fotogramma dopo fotogramma è stata così ricostruita la posizione tridimensionale dei singoli uccelli. E i ricercatori hanno scoperto che le dinamiche degli stormi sono simili a quelle che ricorrono nelle turbolenze atmosferiche, per esempio, ma anche nel corpo umano, nelle società di insetti e nelle bolle speculative.

"Sino ad ora le teorie proposte non erano mai state direttamente verificate, mentre noi abbiamo raccolto dati in grado di mostrare ciò che accade effettivamente", spiega Andrea Cavagna dell'INFM, coordinatore dell'equipe che ha lavorato sul campo. Il cielo di Roma, soprattutto vicino alla stazione centrale, è uno dei migliori punti in Italia per riprendere il passaggio del popolo migratore. "Quando vengono attaccati da un predatore, per esempio, si disperdono e si ricompattano in tempi molto rapidi, ma il gruppo non segue un leader o un capo", prosegue il ricercatore del Cnr. "Al contrario ogni uccello tende a imitare il volo di un numero limitato di individui, circa 7, in modo del tutto indipendente dalla distanza". Aggiunge lo studioso: "E' un fenomeno che accade anche nei mercati finanziari dove gli operatori sono orientati a fare quello che fanno gli altri, e chi si isola muore. In questo caso, anche se sembra paradossale, il disordine, cioè la mancanza di una guida, è l'elemento che porta equilibrio".

Un meccanismo identico a quello del ranking dei siti internet sui motori di ricerca, e che presiede anche le formiche in fila, che non seguono una pista tracciata dalla regina ma l'odore emesso dalle loro compagne quando trovano del cibo. Così come nel sistema immunitario, i globuli bianchi vanno alla caccia dei batteri in maniera coordinata e sistematica, senza avere un "generale" che organizzi il piano di azione. Craig Reynolds, un ricercatore della Sony computer, ha persino sviluppato un modello informatico sul volo degli stormi che oggi viene applicato nelle analisi della viabilità automobilistica.

(12 febbraio 2008)

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Friday, July 08, 2011 11:54 PM
di Francesco Sylos Labini

23 giugno 2011
Valutazione e potere
nella ricerca

Il 5 novembre del 2008 la regina d’Inghilterra visitò la prestigiosa London School of Economics e durante la cerimonia fece una domanda passata alla storia come “la domanda della regina”. Ci sono delle versioni discordanti sulle parole esatte che ha utilizzato, ma il senso è questo: “Come mai la maggioranza degli economisti non ha previsto la crisi finanziaria del 2008?” Ricordiamo, infatti, che il fallimento della Lehman Brothers nel settembre del 2008 ha dato origine alla più grande crisi finanziaria dal 1929 e alla recessione di tanti paesi che ancora dura, e che economisti di fama mondiale non sono stati capaci né di prevedere la crisi né di interpretare quello che stava avvenendo. Pochi mesi dopo, nel dicembre 2008, vennero resi pubblici i risultati della Research Assessment Exercise (il modello della nostra Anvur), ovvero della valutazione dell’università e della ricerca inglesi in cui i diversi dipartimenti delle varie discipline sono stati classificati con un voto da 0 a 4. Facendo una classifica delle diverse discipline (fisica, chimica, storia, ecc.) il risultato è stato che “tra tutte le discipline considerate l’economia e l’econometria sono i campi in cui il punteggio è massimo”.

Dunque mentre la “domanda della regina” è stata la cartina di tornasole per mostrare che c’è un problema fondamentale nell’attuale ricerca economica, il risultato della valutazione per le discipline economiche non è stato solo buono, ma il migliore di tutte in Inghilterra. La domanda che si pone Donald Gillies, filosofo della scienza e studioso dei sistemi di valutazione della ricerca, è la seguente: “Com’è possibile che una valutazione così errata sia potuta accadere?” E’ chiaro che ci sia un problema fondamentale con l’attuale corso della disciplina economica se la più grande crisi globale mai avvenuta dal 1929 è esplosa lasciando la maggior parte degli economisti sorpresi. La sua interpretazione, che trovo molto convincente, si sviluppa come segue.

Thomas Kuhn nel suo magistrale La struttura delle rivoluzioni scientifiche ha sviluppato una visione della scienze naturali che è diventata molto nota e ampiamente accettata. Secondo Kuhn, le scienze naturali mature si sviluppano per la maggior parte nel modo che egli descrive come “scienza normale”. Durante il periodo di scienza normale, tutti i ricercatori che lavorano nel campo accettano la stessa struttura d’assunzioni, che Kuhn chiama “paradigma”. Tuttavia, questi periodi di scienza normale sono, di volta in volta, interrotti da rivoluzioni scientifiche in cui è rovesciato il paradigma dominante del campo e sostituito da un nuovo paradigma. La differenza fondamentale tra le scienze naturali e le scienze sociali è generalmente che nelle scienze naturali, fuori dei periodi rivoluzionari, tutti gli scienziati accettano lo stesso paradigma, mentre nelle scienze sociali i ricercatori si dividono in scuole concorrenti. Ogni scuola ha il suo paradigma, ma questi paradigmi sono spesso molto diversi l’uno dall’altro. Il contrasto è dunque tra una situazione con un paradigma singolo e una multi-paradigma.

Ad esempio, tutti i fisici teorici accettano il paradigma il cui nucleo è costituito dalla teoria della relatività e dalla meccanica quantistica. Questo non significa che i fisici teorici contemporanei sono eccessivamente dogmatici: piuttosto pensano che, in qualche momento nel futuro, ci sarà un’altra rivoluzione nel campo, originata da qualche nuova scoperta sperimentale, che sostituirà la relatività e la meccanica quantistica con alcune nuove, e forse ancora più strane, teorie. Tuttavia, essi sostengono, la relatività e la meccanica quantistica funzionano molto bene, nel senso che spiegano i fenomeni naturali, e quindi è ragionevole accettarle per il momento.

Se guardiamo all’economia troviamo una situazione molto diversa: la comunità è, infatti, divisa in diverse scuole. I membri di ciascuna di queste scuole condividono lo stesso paradigma, ma il paradigma di una scuola può essere molto diverso da quello di un altro. Inoltre, i membri di una scuola sono spesso molto critici verso i membri di un’altra scuola. Le diverse scuole, che per semplicità possiamo identificare in quella neoclassica, che ha il numero più elevato d’aderenti al momento, nelle varie versioni del keynesismo e nella scuola marxista, sono associate a ideologie politiche: in particolare queste scuole sono disposte su uno spettro politico che va dalla destra alla sinistra.

Dunque, secondo Gillies, l’esame della comunità dei ricercatori in economia ha portato alla seguente immagine: questa comunità è divisa in una serie di diverse scuole di pensiero A, B, C…, ognuna con il proprio paradigma. I membri d’ogni scuola hanno una pessima opinione del lavoro di ricerca prodotto da altre scuole. Ora, se un sistema di valutazione della ricerc è applicato a questo tipo di comunità, quale risultato darà? La tesi di Gillies, che deriva dallo studio di quello che è avvenuto in Inghilterra negli ultimi venti anni in cui è stata attivata la valutazione tramite Rae, è che i lavori di ricerca dei membri di qualsiasi scuola che abbia il maggior numero di iscritti riceveranno la massima valutazione. Nel caso specifico, la scuola dominate è quella dei neoclassici.

Essere consapevoli di questo tipo di dinamiche sociali, quando si parla di valutazione, è a mio avviso fondamentale: questa è infatti una delle chiavi per poter capire il peso e il significato che si danno ai prodotti della ricerca (articoli scientifici) e ai parametri bibliometrici che ne misurano l’impatto. Non è forse un caso che in Italia, proprio nella discussione della valutazione della ricerca in economia, è avvenuta, nel caso del Civr, una spaccatura tra le diverse scuole di pensiero: il disaccordo è stato sul significato dei diversi strumenti della valutazione e ne è seguita una lettera aperta sulla valutazione in economia da parte di un gruppo di economisti (non neoclassici) a testimonianza del fatto che il dibattito è ancora aperto e lungi dall’essere risolto. Nel caso dell’economia, oltre a delle implicazioni puramente accademiche, pur importanti, come il fatto che i posti vengono assegnati soprattutto ai membri della scuola dominante, c’è una implicazione politica fondamentale: quando è il momento di chiedere una consulenza all’“esperto” su un tema specifico, a chi si rivolgerà il politico di turno se non all’accademico? E, nel nostro tempo, quale categoria di accademici è la più ascoltata dai politici?

Fat+ lnk


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Saturday, July 09, 2011 12:00 AM
di Francesco Sylos Labini

7 luglio 2011
L’economia è
una scienza dura?

L’economia è una scienza falsificabile? Qualche anno fa durante un convegno in cui partecipavano sia fisici che economisti è stato fatto un sondaggio per capire come gli economisti intendono la loro disciplina, con il risultato che metà degli economisti hanno risposto affermativamente a questa domanda mentre l’altra metà negativamente. Situazione curiosa, che sicuramente riflette la spaccatura tra le diverse scuole di pensiero in economia, a cui ho già accennato. La questione non è di lana caprina, e non è puramente accademica. Come ha scritto il mio collega fisico Stefano Zapperi, in un commento ad un dibattito tra Andrea Ichino e il sottoscritto sulla questione dell’aumento delle tasse universitarie, “Affermare che l’economia sia una scienza dura al pari della fisica permette di far passare scelte politiche per risultati scientifici e quindi neutri… Io penso che l’economia tratti di temi che riguardano tutti direttamente, che sono influenzati dai nostri comportamenti e quindi riguardano la politica. La fisica si occupa invece di fenomeni naturali che nella maggior parte dei casi avvengono indipendentemente dalle nostre scelte. Porre l’economia e la fisica sullo stesso piano è sostanzialmente una truffa.”

Quando gli economisti “si sporcano le mani con i dati” (come alcuni dichiarano di fare) siamo sicuri che il risultato alla fine non sia quello di “sporcare i dati con le ideologie”, con quelle ideologie (preconcetti considerati veri a prescindere dall’osservazione empirica) che invece guidano molte delle ricette che sono propinate come soluzioni scientifiche? Certo è che la falsificazione di una teoria scientifica è altra cosa dall’utilizzare alcuni dati opportunamente selezionati o accuratamente manipolati per portare acqua al proprio mulino. A me sembra che si voglia la botte piena e la moglie ubriaca: il prestigio di una scienza dura senza pagare il dazio della falsificabilità, che è la vera e unica chiave di volta d’ogni scienza dura. Queste sono questioni fondamentali che vanno poste perché se non si ammette che la crisi economica ha prodotto una chiara crisi nei modelli economici dominanti, e se sono sempre i soliti, indipendentemente dalla bontà delle loro previsioni, a suggerire scelte cruciali in campo economico (ovvero in qualsiasi campo della vita pubblica) avendo a disposizione l’intero universo mediatico come accade in Italia, con ogni probabilità si continueranno a fare scelte sbagliate che peggioreranno le cose, mascherandole però da scelte dettate da una scienza quantitativa.

Questi sono i motivi, tra gli altri, per cui lo scorso 16 maggio a Londra è stata lanciata una nuova associazione di economisti, che è già diventata una tra le più grandi del mondo e senz’altro la più inclusiva geograficamente, che si propone di essere pluralista, inclusiva e democratica con lo scopo di diffondere il pensiero critico nella rete e introdurre un metodo aperto nella valutazione scientifica: la World Economics Association. Nelle parole di presentazione di Grazia Ietto troviamo di nuovo il tema del ruolo delle ideologie in questa disciplina: “Viviamo in tempi difficili per gli economisti: l’opinione pubblica e i media ci guardano con sospetto, mentre all’interno della professione si nota arroganza, disagio e rabbia. L’arroganza sta dalle parti di quelli che credono che avevano e hanno ragione a propagandare il modello neoclassico e neoliberista d’economia malgrado la crisi (tutt’altro che superata). Per loro è solo questione di tempo; il modello è valido e con il tempo le politiche di tagli, combinate con ritocchi dal lato dell’offerta, porteranno alla ripresa delle economie e il modello di capitalismo dominato dalla finanza (o a trazione finanziaria) continuerà a trionfare. Il disagio è quello di quanti, avendo appoggiato il modello neoclassico, si trovano ora a dover giustificare la loro posizione. C’è rabbia invece tra i molti che non hanno mai aderito al modello neoclassico e neoliberista, compresi i pochi che avevano previsto la crisi sulla base di teorie e modelli alternativi. La loro voce non è stata ascoltata né a livello politico né è stata ospitata sulle pagine delle riviste scientifiche considerate autorevoli e prestigiose.” .

L’anno scorso, l’associazione Paolo Sylos Labini aveva promosso il Manifesto per la libertà del pensiero economico, firmato da centinaia di economisti e persone della cultura di tutto il mondo, con analoghe premesse: “Oggi dopo anni di atrofizzazione si affaccia un nuovo sentire al quale la scienza economica deve saper dare una risposta. La crisi globale in atto segna un punto di svolta epocale. Come in tanti hanno rilevato, oggi entrano in crisi le teorie economiche dominanti e il fondamentalismo liberista che da esse traeva legittimazione e vigore. Queste teorie non avevano colto la fragilità del regime di accumulazione neoliberista. Esse hanno anzi partecipato alla edificazione di quel regime, favorendo la finanziarizzazione dell’economia, la liberalizzazione dei mercati finanziari, il deterioramento delle tutele e delle condizioni di lavoro, un drastico peggioramento nella distribuzione dei redditi e l’aggravarsi dei problemi di domanda. In tal modo esse hanno contribuito a determinare le condizioni della crisi. E’ necessario ricondurre l’economia ai fondamenti etici che avevano ispirato il pensiero dei classici.”

Altre iniziative sono state intraprese in Francia e in Svizzera. Il dibattito nel campo è dunque molto più aperto ed infuocato di quello che sembra da una lettura dei maggiori quotidiani del nostro paese, che negli ultimi anni, a parte rare eccezioni, hanno subito un ruolo di colonizzazione da parte degli economisti di scuola liberista (qui da noi molti insegnano alla Bocconi). In conseguenza dell’affermarsi di questo pensiero unico, molte scelte cruciali politiche ed economiche sono state influenzate in maniera del tutto trasversale; dei danni causati all’università e alla ricerca abbiamo già ampiamente discusso in questo blog: chiaro esempio del fatto che non si sta parlando del sesso degli angeli, piuttosto di quesiti fondamentali che riguardano tutti e che non possono essere nelle mani di pochi guardiani dell’ideologia

Fat


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Saturday, July 09, 2011 12:16 AM
Re:
g, 09/07/2011 00.00:

di Francesco Sylos Labini

7 luglio 2011
L’economia è
una scienza dura?

L’economia è una scienza falsificabile? Qualche anno fa durante un convegno in cui partecipavano sia fisici che economisti è stato fatto un sondaggio per capire come gli economisti intendono la loro disciplina, con il risultato che metà degli economisti hanno risposto affermativamente a questa domanda mentre l’altra metà negativamente. Situazione curiosa, che sicuramente riflette la spaccatura tra le diverse scuole di pensiero in economia, a cui ho già accennato. La questione non è di lana caprina, e non è puramente accademica. Come ha scritto il mio collega fisico Stefano Zapperi, in un commento ad un dibattito tra Andrea Ichino e il sottoscritto sulla questione dell’aumento delle tasse universitarie, “Affermare che l’economia sia una scienza dura al pari della fisica permette di far passare scelte politiche per risultati scientifici e quindi neutri… Io penso che l’economia tratti di temi che riguardano tutti direttamente, che sono influenzati dai nostri comportamenti e quindi riguardano la politica. La fisica si occupa invece di fenomeni naturali che nella maggior parte dei casi avvengono indipendentemente dalle nostre scelte. Porre l’economia e la fisica sullo stesso piano è sostanzialmente una truffa.”



La Fisica nn ha scuole contrapposte,ma branke ke si oqp di argomenti diversi,ma se 1 scienziato è rispettato 1 appartenente ad 1altra branca lo ascolterà e confronterà le esperienze,ma nn si formano delle scuole contrapposte,nn c'è il motivo né sviluppo alcuno di confronto bellicoso
La Scienza è 1 filosofia basata sui fatti e solo le nuove rivoluzioi possono creare opinioni,spesso contrapposte,in attesa di verifike e falsificazioni(l'esempio della foto in Brasile ne è l'esempio tipico e dopo qst foto la distorsione gravitazionale della luce ha indicato come vera la Relatività),e lo stesso Einstein ha detto ke nei buki neri ed in ogni altra situazione di singolarità(od in genere dove si forma 1 asintoto)nn si può applicare


e qst è Scienza:Io conosco i limiti,ma cerco al3 situazioni e miglioro,evolvo
L'economia,come le al3 forme umanistike,nn hanno basi certe né strutture falsificabili xké sono basate sull'uomo,con 1 struttura mentale basata sulla cultura e quindi intrinsecamente non assoluta


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Saturday, July 09, 2011 12:17 AM
Ho fatto casino?
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