Carlo Maria
Tuesday, September 09, 2008 10:13 AM
Di rado un libro mi lascia uno strascico di sensazioni così contrastanti. Irritabilmente splendido o splendidamente irritante, lo definirei.
I due personaggi principali sono tratteggiati con estrema delicatezza e poesia e ormai assurti da secoli a icone popolari. A rappresentanti dell'utopia. Eppure la fama che li ha seguiti ne ha trasceso le gesta e soprattutto ne ha alterato la memoria perchè Don Chisciotte non è solo il "romantico rottame" di gucciniana memoria. Le due parti di cui si compone sono molto differenti. Tra la prima e la seconda ho letto che Cervantes ha lasciato trascorrere 10 anni -non pochi-. Nel mentre ha indubbiamente affinato le proprie qualità di scrittore e colmato i difetti evidenti presenti nelle prime gesta dell'eroe mancego, tuttavia ne ha a mio avviso perso la poesia di vista. Il geniale spunto iniziale, SPOILER quello del signorotto locale che diviene folle per l'eccessiva lettura di romanzi cavallereschi, è ottimo, ma dura lo spazio di 200-250 pagine, durante le quali l'autore inanella tutte le avventure più riuscite del libro intero. A dimostrarcelo basta il fatto che tutti o quasi conoscono lo scontro di Don Chisciotte coi mulini a vento oppure quello con le greggi di pecore che egli vedeva rispettivamente come giganti ed eserciti nemici.
Questi episodi sono contenuti nelle prime 60-100 pagine, insieme ad altri di pari qualità e fortuna. Dopo Cervantes perde di vista il proprio eroe e comincia a servirsi del mestiere. E quindi introduce personaggi a ripetizione, dedicando loro interi capitoli di digressioni continue che discostano il lettore dalla trama principale, ponendo a ruolo assolutamente marginale il protagonista per svariate pagine. Il finale del primo libro SPOILER, il semplice rientro a casa è il più soddisfacente tuttavia. La seconda parte modifica sensibilmente il punto di vista di partenza. Fulcro della trama non sono più le follie di Don Chisciotte e del suo parimenti stolto scudiero Sancio Panza, bensì la derisione dei terzi. Don Chisciotte diviene vittima continua della propria fama, del libro che è stato scritto su di lui nel mentre, e dunque ogni persona che lo incrocia (o quasi) sa già chi egli sia e ha in mente mille modi per deriderne le follie. Il caso limite è quello dei duchi, che ospitano il nostro cavaliere errante per almeno 200 pagine in casa propria. Gli scherzi che via via vengono studiati ed attuati sono esagerati. Per fare un esempio è come se da Amici miei si passasse alla visione di Amici miei III. Non è credibile tutto quell'affiatamento tra i duchi e la loro servitù nè le trame che tutti insieme, con precisione svizzera, pongono in essere. Questa sezione del romanzo è stata per me una reale tortura, che ha mutato il precedentemente positivo giudizio sull'opera. Poi però Cervantes ritrova, oltre al mestiere, anche la poesia ed inanella una serie di capitoli splendidi sul governatorato di Sancio Panza e sull'incontro col brigante. La seconda parte è scritta benissimo ed è veramente scorrevole. Il capitolo finale però è per me nuovo motivo di malinconia perchè attua il tradimento più completo della filosofia dell'adorabile folle, SPOILER che, rinsavito, rinnega tutta la sua vita passata in avventure. Il compito dell'autore era la derisione dei romanzi cavallereschi, e ci è riuscito, però questa conclusione dispiace non poco a me. E allora, viva Sancio Panza, più coerente!
Carlo Maria
rimatt1
Monday, November 10, 2008 3:58 PM
Ho iniziato la lettura un paio di anni fa, e non ho particolarmente fretta di terminarla: c'è tempo. Pressapoco, sono arrivato a un terzo del romanzo, e fin qui l'unico elemento che mi ha "ostacolato" (si fa per dire) e mi ha notevolmente rallentato nella lettura è la sua struttura episodica (ereditata dal romanzo picaresco, presumo), che porta con sé un'inevitabile ripetitività. Fin qui nessuna critica da muovere, comunque: un'opera all'altezza della propria fama.