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Tuesday, June 26, 2007 11:30 PM
San Francisco e Parigi hanno già stabilito il divieto
In Italia saranno fuorilegge dal 2010, come previsto dalla Finanziaria

E i sacchetti biodegradabili saranno prodotti anche con il pomodoro
di BENEDETTA PERILLI

Addio alla busta di plastica
E' già il tempo dell'eco-shopper


San Francisco e Parigi le hanno appena vietate. Hong Kong e Melbourne lo faranno nei prossimi mesi; in Italia l'ultimatum è previsto per il 1 gennaio 2010: le buste di plastica non biodegradabili stanno per lasciare il posto alle più ecologiche soluzioni in materiali agricoli. Fra le tante disposizioni contenute nella Finanziaria 2007 è prevista una piccola norma: nel 2010 in Italia ci sarà una piccola rivoluzione nei nostri comportamenti quotidiani.

Nell'articolo 1 comma 1129, 1130 e 1131 della Finanziaria si stabilisce infatti che a partire dal 2007 verrà avviato un "programma sperimentale di riduzione della commercializzazione di sacchi da asporto che, secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario, non risultino biodegradabili". I cosìddetti sacchi da asporto non in regola vengono consumati oggi per circa 250 mila tonnellate all'anno per un mercato di circa di 500 mila euro, facile immaginare che la disposizione cambierà e non poco il quadro della produzione nazionale di shopper. Per questo, il programma di riduzione, che dovrebbe entrare in vigore entro centoventi giorni dall'approvazione della legge con un costo non inferiore al milione di euro, prevede un passaggio graduale dall'una all'altra produzione, ancora ferma oggi ad un mercato di 1500 tonnellate di sacchetti all'anno per un fatturato di circa 15 milioni di euro.

Ma perché le buste di plastica devono andare in pensione? La Finanziaria parla di riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, di rafforzamento della protezione ambientale e di sostegno alle filiere agro-industriali nel campo dei biomateriali, si parla inoltre anche di un contributo al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto e di messa in regola rispetto alla diretta EN13432 della Comunità Europea. Per circa 300 mila tonnellate di buste vengono infatti bruciate quasi 430 mila tonnellate di petrolio, il divieto comporterebbe quindi la riduzione di 200 mila tonnellate di biossido di carbonio.

Quali i futuri sostituti alla plastica? Basta mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole per produrre cento eco-shopper. La soluzione al problema è stata individuata quindi nell'utilizzo di prodotti agricoli biodegradabili realizzati tramite la coltivazione di 200 mila ettari di terreno a granoturco e girasole che andrebbero a ridurre l'attuale gap tra il costo di un sacchetto ecologico, circa 8 centesimi, e uno in plastica tradizionale, circa cinque. Fra i possibili materiali agricoli che potrebbero sostituire la plastica ci sarebbe anche il pomodoro, alimento simbolo dell'economia nazionale prodotto in 65 milioni di quintali l'anno: i polisaccaridi estratti dagli scarti dell'ortaggio una volta purificati potrebbero diventare eco-shopper. Ad oggi in Italia la maggioranza dei sacchetti biodegradabili vengono realizzati con un ricavato dell'amido di mais chiamato Mater-Bi e prodotti dalla bioraffineria Novamont, unica nel suo genere fino alla recente apertura di stabilimenti simili nell'area industriale di Terni.

La direttiva italiana arriva però in ritardo rispetto al resto del mondo: in alcune metropoli, quella delle buste di plastica pare essere già una moda d'altri tempi. Parigi, con una scelta pionieristica rispetto al resto dell'Europa e della stessa Francia, ha vietato le buste di plastica già dall'inizio di quest'anno. A San Francisco ad esempio dove già da tempo era possibile scegliere la carta, la plastica sarà definitivamente bandita a partire da settembre 2007 dai maggiori supermercati e in seguito vietata anche nelle farmacie.

Melbourne pratica già dallo scorso luglio una sovratassa sull'acquisto delle buste di plastica. Hong Kong, che svetta con un consumo di circa otto miliardi di sacchetti non biodegradabili all'anno, sta pianificando un programma di riduzione che porterà nel giro di un anno all'utilizzo di un miliardo di sacchetti inquinanti per poi passare al definitivo divieto. Molti gli altri paesi che hanno già vietato o stanno muovendosi in questa direzione: dal Bangladesh al Sudafrica, da Taiwan all'Irlanda.

(26 giugno 2007)

Rep
free-life
Wednesday, June 27, 2007 10:26 AM


Carrefour (ipermercato che non amo molto ma che apprezzo per queste cose) le distruisce da molti mesi...e per invogliare il cliente a non acquistare i sacchetti di plastica ha messo in vendita delle robustissime ed enormi borse di plastica (belle anche da vedersi) con la clausola che una volta rotte te le sostituiscono gratuitamente
g
Sunday, May 17, 2009 4:01 PM
INQUINAMENTO
Buste ecologiche, le Coop giocano d'anticipo
Dal 29 maggio niente sacchetti di plastica




Il governo rimanda l'impegno per il passaggio ai contenitori ecocompatibili. Ma si parte lo stesso.

Da Firenze di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Il governo rimanda l'impegno a passare alle buste ecocompatibili e la grande distribuzione lo scavalca muovendosi autonomamente, in sintonia con gli impegni europei e i paesi industrializzati che hanno deciso di mettere al bando i vecchi shopper in plastica. Dal 29 maggio i sacchetti di plastica saranno vietati in tutti i 98 punti vendita di Unicoop Firenze. Al loro posto arriveranno i sacchetti biodegradabili che possono essere utilizzati per la raccolta differenziata dei rifiuti organici e diventare compost, un terriccio utile in agricoltura e giardinaggio.

Le Coop partono sostituendo 60 milioni di shopper a Firenze e puntano a estendere rapidamente la rivoluzione dei contenitori ecologici in tutta Italia. Già nell'ultimo anno e mezzo sono state distribuite gratuitamente 660 mila sporte adatte a fare la spesa e durare nel tempo. Un altro mezzo milione di borse, con il marchio l'Ambiente in mente è stato acquistato da soci e clienti che si sono attrezzati per fare a meno dei sacchetti usa e getta. Ora si passa all'abolizione completa degli shopper che imbrattano fiumi e campagne sostituendoli con borse in cotone o con i sacchetti della Mater-Bi, la plastica biodegradabile che viene dal mais.

La scelta Mater-Bi premia un brevetto italiano e un'azienda italiana nata da un centro di ricerca Montedison. Quest'azienda è la Novamont, che ha creato una bioraffineria a Terni dopo aver raggiunto un accordo con la Coldiretti per ottenere la materia prima agricola nelle vicinanze dell'impianto in modo da abbattere costi economici e ambientali del trasporto. Nel 2008, in piena crisi, la bioraffineria di Terni - che sorge su un terreno bonificato sostituendo produzioni ad alto impatto ambientale come quella del cloruro di vinile con prodotti a basso impatto - ha avuto una crescita dell'occupazione del 30 per cento rispetto all'anno precedente.

"E uno dei casi in cui l'Italia è partita come capofila e rischia di rimanere ferma al palo pur avendo brevetti e tecnologie da mettere in campo", commenta Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd. "Le iniziative dal basso, come quella delle coop, sono benemerite. Ma è grave che il governo abbia fatto slittare il bando nazionale dei vecchi shopper inquinanti previsto dalla Finanziaria 2007. Inoltre rischia di saltare anche l'impegno a far uscire dalla produzione gli elettrodomestici poco efficienti e le lampadine a incandescenza. Anche in questo caso parliamo di settori in cui le imprese italiane si sono impegnate da tempo e hanno le carte in regola per guadagnare fette di mercato globale. La politica dei rinvii le penalizza".

(16 maggio 2009)

Rep


sperminator
Sunday, May 17, 2009 4:17 PM
della serie " meglio tardi che mai "
g
Monday, January 03, 2011 12:57 AM
Borse di plastica vietate
Mille anni perché spariscano




I sacchetti di plastica per la spesa sono vietati. I negozi possono darli ai clienti purché gratis e finché hanno le scorte: possono cioè smaltirle ma senza farle pagare. È entrato infatti in vigore in Italia il divieto di vendere borse non biodegradabili secondo gli standard europei. Ma nel nostro paese con 20 miliardi di buste all'anno consumiamo da soli il 20 % circa di quanto usa l'Europa.

Ciafani di Legambiente: plastica indistruttibile e inquinante
''Dagli anni '80 ci siamo sempre piu' lasciati andare all'usa e getta, perdendo alcune sane abitudini rimaste invece, almeno in parte, negli altri paesi europei'', dice Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. ''E' stato un cambiamento di abitudini troppo sbrigativo, che ci ha fatto dimenticare la sporta della spesa, come pure ci ha fatto smantellare la filiera del vuoto a rendere. Oggi con la messa al bando dei sacchetti di plastica dobbiamo recuperare alcune delle sane abitudini di un tempo''. L'ambiente non puo' che trarne giovamento: ''Sostituendo con 10 sporte riutilizzabili i 300 sacchetti di plastica che ogni italiano consuma all'anno, risparmieremo piu' di 180 mila tonnellate di petrolio e altrettante di emissioni di CO2, ma soprattutto eviteremo di disperdere nei campi, lungo le rive dei fiumi, nei mari plastica indistruttibile'', aggiunge Ciafani.

Legambiente, gia' nel novembre scorso, in previsione dell'auspicato divieto agli 'shopper' in polietilene aveva 'fatto votare la gente'. Aveva predisposto un centinaio di 'seggi' all'uscita di supermercati e centri commerciali. Sulla scheda veniva chiesto di indicare l'alternativa preferita al sacchetto di plastica, con tre opzioni: la vecchia sporta della nonna, i sacchetti in bioplastiche e i sacchetti di carta. ''Il risultato e' stato - ricorda Ciafani - che il 75% ha scelto la vecchia e buona 'sporta della nonna' nelle sue diverse varianti, dalla borsa alla retina''.

I sacchetti di plastica vivono fino a mille anni
I sacchetti di plastica sono utili per poche ore ma producono danni per un tempo lunghissimo: resta infatti nell'ambiente anche per secoli, da un minimo di 15 anni a un massimo di 1000 anni secondo l'Agenzia Europea per l'Ambiente.

E uccidono milioni di animali
Le stime parlano di circa 1000 miliardi di sacchetti all'anno venduti nel mondo: anche se solo una frazione di questi viene dispersa nell'ambiente, provoca la morte di milioni di pesci, balene, delfini, tartarughe e altri animali. L'Unep stima che uccida un milione di uccelli marini. Si sono trovati frammenti di plastica perfino nei nidi degli albatros in remote isole dell'Oceano Pacifico.

Sostanze cancerogene
Inoltre nella stampa dei sacchetti, specialmente nei paesi in via di sviluppo, ci sono spesso coloranti cancerogeni e metalli come additivi che vengono rilasciati nell'ambiente per poi riconcentrarsi negli organi interni delle specie, esseri umani compresi.

L'isola-mostro: 10 milioni di km quadrati
I sacchetti sono aerodinamici, basta poco vento per trasportarli e, a volte, formano vere e proprie ''isole'': a 800 miglia a nord delle Hawaii, nell'Oceano Pacifico, il cosiddetto Pacific Vortex, ha un'estensione che varia a seconda delle stime tra i 700 mila e i 10 milioni di Km2 e ha un peso stimato di 3 milioni di tonnellate.
2 gennaio 2011

l'U


(perplessa)
Monday, January 03, 2011 5:30 PM
Finalmente........siamo in ritardo di un anno..........



ma come la mettiamo che siamo grandi produttori di sportine di plastica??

speriamo nella riconversione.........
marbev
Monday, January 03, 2011 6:47 PM
dalle mie parti la coop le ha già sostituite da un anno.....


è tutta questione d'abitudine....
g
Tuesday, January 04, 2011 1:00 AM
Al panificio le danno di carta riciclata
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