Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
dominus9
Wednesday, October 13, 2004 7:54 PM
Nell'anno 321 a.C. comincia l'avventura di Quinto Valerio, promettente capofamiglia appartenente alla gens valeria, la fondatrice della repubblica.
Il territorio della gens valeria comprende l'Apulia dove si trova la Capitale Taranto e il Bruzium dove si trova l'importante ex-colonia greca di Croton.
LA CONQUISTA DELL'EPIRO
Davanti alla costa dell'Apulia si etende l'Epiro, una terra governata da ribelli non rispettosi degli dei e del popolo romano. Di conseguenza viene assegnata alla gens la cattura della capitale, Apollonia. Questa missione è affidata da Quinto Valerio al suo erede, decio, che sbarca sulle coste dell'Epiro dalle navi dell'impavido ammiraglio Flavio. Qui dopo un assedio di 1 anno e mezzo entra nella capitale ribelle e riduce in schiavitù la popolazione colpevole di tracotanza nei confronti di Roma e degli dei immortali.
L'ultimo bastione della resistenza Epirota è adesso Sellona, in Dalmazia che, però, Decio conquista dopo 2 anni di assedio occupando la città e non punendo la popolazione per renderla affabile nei confronti di Roma conquistatrice.
Ma la città non mostra riconoscienza, ma si ribella cacciando il governatore Marco valerio e la sua scorta allora il Senato...

[Modificato da dominus9 14/10/2004 22.01]

dominus9
Thursday, October 14, 2004 10:24 PM
SELLONA CAPTA!
ordinò alla gens di riportare la città sotto il tallone di Roma e punire gli abitanti. Allora i ribelli Epiroti chiesero l'alleanza coni Greci, che vedevano con preoccupazione l'espansione Romana nella penisola balcanica. Gli opliti Greci allora si riversarono in gran numero er rompere l'assedio che nel frattempo decio aveva calato intorno alla città. Nonostante la potenza delle forze Greche gli incorruttibili romani non desistettero dai loro propositi, anzi si lanciarono all'assalto delle forze dei Danai. Un contingente di solo 300 astati si lanciò da Apollonia contro una colonna di rifornimento destinata a Sellona che era formato da 800 degli opliti di Thermon e che, insieme all'esercito Spartano di più di 1000 opliti, avrebbe sicuramente distrutto le armate assedianti di Decio. Il comandante dell'armata romana, il giovane Appio governatore vicario di apollonia, decise di tendere un'imboscata in una foresta alle pendici di un monte e riuscì ad uccidere oltre 500 nemici perdendo solo la metà dei suoi effettivi, 150 eroici astati. Allora per Deccio rimaneva una, seppur flebile, speranza. Quindi egli incitò le sue truppe dicendo che se esse avessero combattuto con onore e virtù avrebbero vinto, o si sarebbero ritrovati nei campi elisi. Allora venne attaccato dai duemila opliti Spartani e da una milizia dei cittadini di Sellona che contava oltre mille uomini. Egli iscenò una falsa ritirata con i Veliti e attirò il nemico in una gola, dove venne chiuso dalla fanteria Romana. I superbi Spartani pensarono a uno stupido trucco per guadagnare tempo e si prepararono a falange per distruggere i fanti romani, in stragrande svantaggio numerico. Quando gli schieramenti vennero a contatto, però, la cavalleria romana balzò dai boschi e caricò il retro della falange mandando in rotta i superbi Spartani e la milizia cittadina. Appio non ebbe allora pietà per i fuggitivi e li imbottigliò nella gola e lanciò alla carica i suoi uomini. Tra le file nemiche si contarono solo 50 superstiti. Allora Sellona venne passata "ferrus ignisque", con il ferro e con il fuoco per punire i superbi rivoltosi.
Ma la sfida più grande era appena iniziata, pochè ora si era in guerra con le corrotte polis greche, bene armate e meglio difese. Inoltre non si poteva contare su nessun aiuto perche il senato e le altre gens erano impegati a scacciare gli invasori Punici dalla sicilia. Allora Valeri stabilirono un' alleanza strategica con l'impero Macedone che influenzerà, nel bene e nel male, per decenni il destino di Roma.
dominus9
Saturday, October 16, 2004 10:31 PM
LE GUERRE ACHEE
Dopo i proditori attacchi, prontamente arginati, effettuati dai Greci contro l'epiro, Roma decise di preparare una spedizione punitiva atta a portare la guerra nelle case di coloro i quali, con atteggiamento ubristico contro Giove e gli dei tutti, avevano pensato di sconfiggerla.
Essi non rammentarono quello che successe in Italia, quando Appio Claudio sconfisse Taranto, e non si guardarono dalla vendetta del popolo romano che ora era incombente sulle loro teste!
Una grande flotta al comando dell'ammiraglio Secondo Valerio era stata approntata per fermare l'egemoni Greca nell'Egeo e per garantire i rifornimenti a Decio e Appio Valerio che stavano preparando una spedizione contro Sparta, la capitale dei Dànai. Essi sbarcarono nel Peloponneso e si mossero subito verso la città.
La Battaglia dei piani della Laconia
L'esercito Spartano decise allora di affrontare in campo aperto l'armata di Decio,confidando negli ingenti rinforzi provenienti da Thermon, ma esso ignorava ce la Legione di Appio Valerio era pronta per l'imboscata nell'istimo di Corinto, come pure lo ignorava l'armata di Thermon che fu presa con le spalle al mare, imbottigliata e distrutta grazie alle abili manovre di Appio. Allora Decio affrontò in un epica battaglia l'elite degli opliti Spartani; ognuno degli eserciti era motivato: gli Spartani combattevano per salvare le loro case, i Romani per il loro onore. Le forze erano in un pericoloso equilibrio che presagiva la mutua distruzione, ma la cavalleria di Decio riuscì a circondare i Lacedemoni che vennero completamente distrutti aborrando essi, da uomini d'onore, la fuga.
A seguito di questa battaglia Sparta cadde e i Romani si mostrarono clementi con i vinti, occupando pacificamente la città.
Con questa vittoria il principale centro di resistenza greco era distrutto e nulla sembrava fermare il dominio Romano sulla Grecia, ma...
dominus9
Sunday, October 17, 2004 2:51 PM
LA GUERRA MACEDONICA
La Macedonia, alleata di Roma, che, contemporaneamente alla gens Valeria, aveva conquistato l'Attica e Corinto ai danni dei Greci usciti indeboliti dalla battaglia della Laconia, cominciò a ritenere fastidiosa la presenza Romana in Grecia. Essa tentò un vile attacco a tradimento contro sellona nel momento in cui la gens era impegnata in una spedizione in Cirenaica(vedi sotto) e avva poche truppe, ritenendola sicura, in Grecia.
Questo tradimento però non poteva rimanere impunito, allora da Taranto partì un esercito destinato a riunirsi con le truppe di Decio a Sparta per condurre una campagna che puntasse al cuore dell'impero Macedone, Thessalonica. Subito Decio espugnò Corinto cogliendo impreparati i Macedoni che non immaginavano il rientro delle truppe dal nord Africa e l'arrivo dei Tarantini. In breve Corinto fu espugnata e distrutta in un anno, senza che i Macedoni potessero fare nulla. Allora l'obbiettivo di Decio fu Atene, che, se conquistata, avrebbe ridottto la presenza Macedone nel sud della Grecia e costretto la flotta dell'Impero a rimanere a nord di Eubea. I macedoni, però, erano preparati e non intendevano perdere la città così facilmente, allora mandarono le loro potenti falangi contro le legioni di Decio.
Le Battaglie Ateniesi
Decio si rese subito conto di essere in forte inferiorità numerica contro i nemici e, quindi, decise di mettere sotto assedio la città e di apettare ivi l'arrivo delle armate Macedoni. In questo momento i Macedoni commisero il più grande errore della guerra non riunendogli eserciti, che insieme avrebbero raggiunto la ragguardevole cifra di 10000 unità, ma di mandarli in spezzoni di oltre 2000 unità, che comunque superavano i legionari di decio (980 uomini). Davanti alle mura di Atene si svolsero ben 4 battagli durante le quali Decio perse solo 200 uomini, mentre i macedoni ebbero più di 5000 vittime e il loro potenziale offensivo amputato per una decina d'anni.
Decio allora intraprese una campagna verso nord che in dieci anni vide cadere una dopo l'altra le città Macedoni, Larissa e Thessalonica, ricacciando i Macedoni nella fredda Paionia con un solo insediamento, Byzalora. Essi i questa disperata situazione ritennero opportuna una tregua con i Romani che Decio accettò, avendo egli perso molti uomini nell'avanzata e dovendo creare presidi stabili nelle recenti conquiste.
Dopo tre anni eglio venne però assassinato da un assassino Macedone, la gens così perdeva il suo capofazione e uno dei suoi più abili comandanti. Allora Appio giunse con le sue armate da Atene e distrusse l'ultima roccaforte macedone e, così facendo, debellò i Macedoni dalla Grecia.

[Modificato da dominus9 17/10/2004 14.52]

Pietrus I
Monday, November 29, 2004 6:53 PM
COmplimenti DOminus...ho letto con piacere tutto il diario...
dominus9
Monday, November 29, 2004 6:57 PM
THX PIETRUS, MI DISPIACE DI ESSERMI FERMATO, MA HO PREFERITO DEDCARMI AL GIOCO ONLINE!
NeM3Si
Saturday, December 11, 2004 6:47 PM
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ovlgio sapere kome va a finireeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!
dominus9
Wednesday, December 22, 2004 11:41 PM
Stò pensando di finirlo stò diario..........mò mi ci metto. (tanto ho salvato ad ogni turno! davvero sono pazzo!)

[Modificato da dominus9 22/12/2004 23.46]

dominus9
Wednesday, December 22, 2004 11:54 PM
PAX ROMANA
Dopo la conquista dell’intera Grecia la gens Valeria intraprese una serie di riforme volte alla stabilizzazione dei territori occupati. Nel frattempo si dispose una spedizione nel sud del mediterraneo volta ad assoggettare alla gloria dell’impero la città ribelle di Cirene e di assicurarsi così uno scalo in quella zona del mare. Un’armata allora, comandata dal giovane Caio Valerio, si imbarcò da Tarantum per giungere in Africa. Ivi dopo un veloce assedio, dove Caio dimostrò indubbie doti militari, la città caddè.
Nel frattempo nel nord della Grecia si era fondata un’alleanza militare con la Tracia che garantiva la sicurezza del confine.
Nonostante questo periodo di pace sembrava dstinato a durare il deprecabilissimo faraone decise di bloccare con le sue flotte i porti di Atene e Croton. Quest'atto di aggressione proditorio portò alla guerracon quelle genti. Resosi conto dell'indifendibilità di quella posizione Caio decise di evacuare Cirene e di fare rotta verso Cretaultima piazzaforte Macedonica che cadde dopo un'epica battaglia nella parte occidentale dell'isolache vedeva le sorti in bilico essendo ugali per numero e per valore i veterani di Caio e i picchieri reali di Euforbio, capofazione dei Macedoni. La battaglia venne decisa da una carica eroica della guardia personale di Caio che distrusse le falangi nemiche. Così finiva il regno di Macedonia.
dominus9
Thursday, December 23, 2004 12:31 AM
Guerre Traciche e Pontiche: la conquista dell'Asia e del mar Nero.
La Tracia, come si era detto, era alleata di Roma. Da lungo tempo, però, essa tramava insidie contro i Valeri e, dopo l'ennesimo sconfinamento di truppe Traciche che si accamparono nei pressi di Thessalonica, questi decisero di attaccare Bisanzio per rappresaglia. Non avendo abili generali nella regione la gens decise di adottare un abile capitano che si era distinto nelle prime piccole battaglie a nord di Byzalora volte a colpire le colonne di rifornimento Traciche. Costui era Clodio. Egli guido le truppe verso la città del Bosforo e la pose sotto assedio. Per unastrana coincidenza nella zona sostava un presidio dei Pontici che, come ci si può aspettare da dei discendenti di pirati, attaccò le legioni impiegate nell'assedio. Cominciò allora la stagione delle guerre Pontiche e Traciche che impegnerà la gens per un ventennio.
Bisanzio venne facilmente occupata e Clodio potè spingersi verso il nord e occupare la capitale nemica Tylis e di respingere, con successive battaglie, i Traci verso nord sino a causarne la fine. Grazie a queste grandiose gesta Clodio divenne governatore di Tylis e erede della gens.
Nel frattempo i Pontici, ormai divenuti nemici, tentarono più volte sbarchi in Grecia e furono sempre respinti. Questi fatti, però, preoccuparono non poco la gens che decise di affrontare questo problema. Si cominciò a preparare nei pressi di Atene una grande spedizione che avrebbe raggiunto la penisola Anatolica, roccaforte del potere Pontico. Per comandare queste armate si scelse Caio Valerio, attualmente governatore di Creta. La spedizione partì dall'Attica e raggiunse, quindi, Creta dov e imbarcò Caio e i suoi fedeli veterani per poi veleggiare verso Pergamo, ultimo avamposto Greco in Asia. I Greci, come sì è detto, erano decaduti dopo le guerre Achee e fu facile per Caio conquistare la città. Avendo avuto la notizia della caduta di Pergamo i Pontici diressero le loro armate verso la Frigia ne tentativo di conquistare Pergamo e di ributtare a mare le armate di Caio. Caio però seppe colpire le armate nemiche quand'esse erano ancora divise. Invero questi due tronconi delle armate nemiche cotavano circa 2000 uomini ciascuno ed erano di per sè temibili. Le truppe orientali, però, si dimostrarono molto inferiori ai veterani Romani e, così, Caio riuscì a vincere le due battaglie della Frigia inferiore con due schiaccianti successi. Egli infatti perse solo 180 uomini a fronte della distruzione completa delle armate del Ponto. Queste vittorie permisero a Caio di dirigere verso sud e di conquistare Sardi, capitale della Ionia e sede del Tempio di Efeso meraviglia del mondo antico, e Alicarnasso con il suo mausoleo, altra meraviglia del mondo. Queste grandi imprese portarono il giovine alla nomina ad erede di fazione. Frattanto, infatti, era defunto il capofazione ed era stato nominato l'homo novus Clodio alla guida della gens.
A questo punto Caio ebbe gioco facile e potè conquistare in scuccessione le città Pontiche sino ad arrivare in Bitinia e nello stesso Ponto dove prese Synope, capitale nemica. Adesso rsistevasolo un baluardo Pontico, Mazarka, che cadde un anno dopo.
Con le guerre Pontiche i Valeri amplliarono il loro dominio a tal punto il loro dominio da diventare la civiltà più potente del globo. Sembrava tutto pronto per successive epiche gesta.....................
dominus9
Friday, January 07, 2005 5:30 AM
Le guerre Tolemaiche
Un solo popolo aveva ormai la forza di opporsi alla potente gens Valeria: gli Egizi. Questi avevano considerevolmente ampliato i loro possessi a spese dell'impero Seleucide che era andato distrutto. Caio Valerio, ormai diventato erede, si trovava allora presso Antiochia, dopo aver conquistato tutta la penisola Anatolica e aver distrutto le armate Armene che avevano tentato di penetrare a Synope, per fare fronte ai preoccupanti sconfinamenti di armate Egizie al confine. Quando egli pensava che la situazione si fosse normalizzata e si preparava a partire per delle spedizioni in Nord Africa, allora il faraone mandò le sue truppe contro Babilonia. Subito Caio accorse con le sue legioni e sbaragliò le falangi nemiche. Così cominciarono le guerre Tolemaiche. Dopo questa prima vittoriosa battaglia Caio penetrò in Siria e in Giudea assoggettando quelle regioni, ma gli abitanti di quei lochi dimostrarono la loro scarsa fedeltà ribellandosi e, di conseguenza, Caio colpì con una dura rappresaglia le città di Gerusalemme e Damasco che si erano levate contro il dominio Romano. Mentre il condottiero era alle prese con le ribellioni il faraone armò due potenti eserciti e glieli mandò contro. Caio aveva un netto svantaggio numerico, ma i suoi soldati erano veterani induriti da molte campagne ed erano, senza dubbio, le migliori truppe del tempo. Il duce aspettò gli eserciti che lo inseguivano presso un ponte sul fiume Eufrate. Tutti si rendevano conto che la battaglia sarebbe stata decisiva per lo svolgersi della guerra; infatti in Mesopotamia inferiore si scontravano le più poderose forze che avessero mai calcato il suolo del globo, chi avrebbe perso sarebbe morto. La posizione strategica era stata ben scelta da Caio. Il ponte era stretto e non permetteva il passaggio di molte truppe contemporaneamente e il comandante della cavalleria, il giovane Quinto valerio un comandante che si era distinto nelle guerre contro il Ponto, scoprì un giuado a monte dove poter attraversare con le sue formazioni.
Gli eserciti si schierarono e gli Egizi si accinsero a passare il ponte. Subito Caio e i suoi legionari glielo impedirono e cominciò, così, in attrito tra fanterie che non poneva nessuno i vantaggio. Quando sembrava che le maggiori forze Egizie stessero per prevalere si udirono i corni e lo scalpitare di cavalli: Quinto era arrivato! Le sue cavallerie giunsero a colpire le retrovie del nemico che si trovò, così, rinchiuso sul ponte senza speranza di fuga. Pochi uomini poterono tornare a raccontare al faraone l'accaduto. Allora Caio ebbe via libera per attaccare l'Egitto e conquistò facilmente la capitale, Alessandria, Tebe e Menfi. Egli si spinse poi verso ovest e conquistò la Libia e riconquistò Cirene. Così terminavano le guerre Tolemaiche. Adesso ai confini dei territori della gens si trovavano solo popolazioni amiche. Infatti al nord confinava con i Romani e con i Daci, con cui era stata stipulata un'alleanza, a sud con i Corneli e ad est con i Parti, anch'essi alleati. Tutto sembrava prevedere anni di pace, invece......................
dominus9
Wednesday, February 02, 2005 10:23 PM
Da tempo i corrotti senatori erano preoccupati dell'enorme seguito popolare causato dalle grandi vittorie dei Valeri che erano considerati al pari di eroi dalla plebe. Infatti si mormorava tra il popolo del bisogno di una nuova forma di governo che si opponesse alla corruzione della politica e dei costumi ormai imperante nell'Urbe. Nel mirino dei legulei di Roma era soprattutto l'eroe delle guerre in Oriente, Caio Valerio, che era diventato capo indiscusso della fazione e chiamato Invincibile per la sua grande abilità militare. Egli aveva stabilito il suo quartier generale in Egitto da dove dirigeva diligentemente i suoi territori. I senatori decisero di accusare questi di volersi atteggiare a despota orientale e di voler diventare re di Roma e pretesero il suo suicidio paventando la messa al bando della fazione tutta. Allora Caio, contando anche sull'appoggio degli altri alleati Romani decise di opporsi a quest'assurda pretesa e dichiarò guerra al senato. Allora Giuli e Corneli, che da sempre erano stati aiutati ed appoggiati dalla gens Valeria, blanditi con non si sa quali promesse senatorie, decisero di comune accordo di attaccare i Valeri con un atto di irriconoscenza e viltà. Per loro sfortuna, però, una grossa flotta Valeria veleggiava allora nel tirreno. Questa imponente arma navale, che serviva per trasportare una poderosa armata in Hispania per abbattere il potere Cartaginese, ancora imperante in quei lochi, fu repentinamente richiamata e inviata con le sue armate contro Capua, capitale dei vili Corneli. Intanto Caio rimetteva in moto i suoi veterani, che si erano crogiolati nei lussi Egiziani per ormai cinque anni, per portarli verso Cartagine, altra roccaforte del potere nemico. Intanto Oppio, un giovane comandante di armate adottato dalla gens e promettente stratega, si metteva alla testa dell'armata di stanza nel Peloponneso per giungere in aiuto di Salona, assediata dai Giuli. Tali forze, seppur mosse a malincuore da Caio, fedele servo della repubblica, rappresentavano il più grande apparato militare che avesse mai messo piede sulla terra. Anche le forze nemiche, però, erano copiose e acerrime da affrontarsi, quindi le sorti della guerra erano più che mai in bilico. Mai, infatti, i Valeri avevano affrontato eserciti che avessero avuto uguale preparazione e armamento rispetto alle proprie. Decisamente stava per avvenire una battaglia epocale, alla cui fine nulla sarebbe stato più lo stesso.................

[Modificato da dominus9 02/02/2005 22.46]

dominus9
Wednesday, February 02, 2005 11:38 PM
La Guerra Civile (pp. I)
In Italia le sorti della guerra volsero presto al peggio per i Corneli. Questi, infatti, avevano decentrato la maggior parte delle loro armate in Sicilia e in Africa Settentrionale e i collegamenti con queste provincie erano bloccate dalla potente flotta dell'ammiraglio Ulpio, che, dopo aver sbarcato le sue truppe in Campania, era impegnata nel pattugliamento del Tirreno, coaudivata dalla flotta dell'Egeo, con base ad Atene, che controllava lo stretto di Sicilia.
Nel frattempo l'armata del generale Mario Valerio, altro giovane e promettente comandante adottato, era impegnata nell'assedio di Capua. L'armata di Marco era estremamente numeronsa e potente, ma mancava di esperienza, e si trovava davanti truppe, seppur numericamente inferiori, estremamente addestrate, quindi il comandante non poteva contare su un vantaggio decisivo. L'occasione per venire a battaglia venne quando un piccolo contingente proveniente dalla Sicilia riuscì a forzare le maglie del blocco di Ulpio e tentò di rompere l'assedio che cingeva, da ormai un anno e mezzo, Capua. La battaglia, che passò alla storia come Vesuviana, si svolse al cospetto del maestoso vulcano in eruzione, quasi monito divino alle distruzioni che andavano apprestandosi. Gli eserciti si schierarono in una piana e aspettarono, come se non avessero il coraggio di sopportare il massacro prossimo a venire. Le ostilità furono iniziate da degli schermagliatori dei Valeri che riuscirono ad attirare la cavalleria nemica verso un boschetto nel quale si nascondeva l'elite dei cavalieri dei Valeri: i Pretoriani a cavallo. Questi sbaragliarono la, seppur numericamente superiore, cavalleria nemica e diedero una svolta strategica senza pari alla battaglia. Infatti le armate nemiche, private della loro componente mobile, poterono essere circondate, grazie ad un abile manovra, e distrutte. Dopo questa battaglia le milizie del generale Mario poterono entrare in Capua, dove applicarono una crudele repressione a eterno monito per chiunque volesse tradire la gens. Dopo questa vittoria tutta l'Italia Meridionale era soggetta al dominio dei Valeri, e nulla si frapponeva alla marcia sull'Urbe, se non l'armata del Senatore Appiano che era risoluta a difendere l'impero di corruzione che aveva contribuito a creare.
Nel frattempo Oppio era risalito nell'Epiro per arrivare presso la frontiera Illirica. Questa provincia era soggetta a scorrerie da parte di banditi Gallici, probabilmente foraggiati dagli stessi Giuli che li avevano, in un passato che sembrava ormai remoto, combattuti. Dopo aver sconfitto queste bande di briganti l'armata potè procedere su Patavium, la città pi grande e potente sotto il controllo dei Giuli. Questa era difesa da rudi veterani, temprate dalle guerre contro i Barbari che imperversavano in quelle regioni, e da una cinta di mura paragonata a quella che difendeva la splendente Ilio per la sua possenza e grandezza. Oppio, però, non si fece impressionare da questa presunta invulnerabilità e si precipitò contro la città confidando nel fatto che l'ingegno Romano potesse battere qualsiasi astuzia nemica. Egli infatti ordinò alle truppe ausiliarie di costruire imponenti macchine da assedio la cui magnificenza oscurava quella della colossale città. Dopo mesi passati a costruire queste macchine Oppio si decise risoluto a passare all'assalto. Le sue teorie riguardo all'assedio e la sua stessa vita erano in gioco. Egli decise di attuare una diversione con pochi reparti presso le porte, che catalizzò l'interesse dei nemici, che lasciarono incustodite le mura che furono prese d'assalto dalle torri d'assedio tenute in riserva. Le truppe dei Valeri presero facilmente il controllo delle mura, difese solo da pochi arcieri, e scesero di soppiatto alle spalle delle truppe nemiche ammassate a combattere presso la porta che furono circondate e sgominate. Allora Oppio potè sfilare in trionfo verso la piazza centrale della città, essendo ormai entrato nell'albo dei grandi condottieri Romani.
Dopo aver distrutto intorno a Patavium la maggior parte delle forze dei Giuòli egli potè marciare celermente verso il centro del potere nemico, le città di Arretium e Arminium, che caddero facilmente. Allora egli si impadronì del porto di Segesta e delle provincie della gallia Cisalpina, respingendo i barbari oltre le alpi Pirenee.
Questa è la versione 'lo-fi' dell Comunità Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 9:32 PM.
Copyright © 2000-2012 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com