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Determinismo
"Il più bello dei mondi è un mucchio di rifiuti gettato dal caso"
(Teofrasto, metafisico,III sec a.c.)
"La teoria della casualità", sono qualsiasi forma si manifesti, prende in considerazione anche l'aspetto della spontaneità come variabile applicativa. L'assenza di regole non deve essere interpretata come assenza di impostazione, ma come la consapevolezza che ceni fenomeni con gli stessi presupposti di base, si possono manifestare in infiniti modi differenti. Il caso è da intendere come una nuova dimensione concettuale che lascia spazio all'imprevisto, all'evento inaspettato. La casualità deve, però, essere messa in condizione di lavorare in modo costruttivo e non degenerare in una variabile di attrito, con effetti distruttivi e nocivi.
In questo modo il caos è concepito come principio di indeterminismo, che nella scienza antica, non è mai stato preso in considerazione, se non come antitesi al determiniso o causalismo: la concezione per cui in natura nulla avviene a caso ma tutto accade secondo ragione e necessità.
Per causa si intende, in generale, ciò da cui dipende un determinato effetto; di conseguenza la mentalità causalistica e deterministica ha rappresentato uno degli ingredienti fondamentali della scienza, che è nata proprio originariamente in seno alla filosofia (fisica) aristotelica e si è sviluppata proprio in virtù del desiderio di trovare le cause delle cose e delle leggi che le determinano. E' deterministica quella concezione della natura che esclude qualsiasi forma di casualità nelle cose e ammette solo l'esistenza di leggi fisiche che agiscono secondo la più rigida e necessaria determinazione e alla quale sono conformate tutte le interazioni causali (cioè i rapporti tra una causa e il suo effetto).
Dunque, per tutto ciò che accade possiamo trovare una spiegazione nelle cause che hanno concorso a determinare l'evento, riconducendocela alla catena delle relazioni causa-effetto che non ha mai interruzioni.
In contrapposizione col determinismo chiamiamo indeterminismo quella concezione della natura che ammette l'esistenza in natura di eventi che non sono stati determinati da cause precedenti. il clinamen di Epicuro, che ammette una cena libertà nell'agire della natura, è quindi un elemento indeterministico, che spezza la catena delle relazioni causa-effetto, dal momento che il movimento eterno del mondo è regolato in parte da cause rigorosamente deterministiche, dovute al carattere proprio della materia e del vuoto, e in parte è il frutto del caso, cioè del movimento indeterministico, imprevedibile, degli atomi.
In antitesi, secondo i deterministi (ad esempio gli Stoici, contemporanei di Epicuro), se conoscessimo tutte le cause precedenti a ciascun fenomeno naturale, saremmo in grado di prevedere anche il più piccolo movimento di una foglia e determinare quando e come sboccerà ciascun fiore della Terra, ma siccome nella natura è presente un imponderabile elemento di casualità, quella foglia e quel fiore potrebbero sorprenderci con eventi imprevisti.
In filosofia due sono gli orientamenti fondamentali in tema di libertà dell'uomo, riconducibili all'antinomia tra indeterminismo e determinismo.
Gli indeterministi sostengono la libertà del volere, negano non l'esistenza dei motivi che spingono a comportarsi in un modo o nell'altro, ma che la volontà ne dipenda :la libertà consiste proprio nello scegliere un motivo piuttosto che un altro. Nel medioevo si disse che la concezione ideale di verifica dello stato di libertà è quella del caso detto dell'asino di Buridano, il quale, posto di fronte a due ceste colme di fieno, muore di fame perché non riesce a decidere da quale sacco iniziare. Si tratta della cosiddetta 'libertà d'indifferenza, che si ha quando i motivi delle scelte alternative si annullano e la volontà può decidere liberamente, decisione che l'uomo può prendere tranquillamente. Ma tale versione della libertà presta il fianco a due critiche severe : l)se è vero che solo l'uomo è libero, perché è l'unico essere capace di scegliere razionalmente, non c'è nessuna ragione che lo induca a scegliere tra due alternative da questo punto di vista l'asino appare più intelligente dell'uomo; 2)se la libertà consistesse nel semplice stato di indifferenza, essa si ridurrebbe a pura casualità.
Per Herrri Bergson, spiritualista francese, (1859-1941) l'uomo è libero quando i suoi atti promanano dal suo io più autentico, quando la decisione viene presa, nonostante la presenza di stati psichici ben determinati, quando riusciamo a rompere la barriera del nostro io conformista, che si è formata nel tempo attraverso la sovrapposizione di credenze, di ideologie, di abitudini, di sentimenti parassitari. In questi casi ,se ci chiediamo in virtù di quale ragione abbiamo scelto "troviamo che ci siamo decisi senza ragione, fors'anche contro ogni ragione. Ma proprio questa è in certi casi ,la migliore delle ragioni" .
Per parte sua Kant, il grande filosofo tedesco (1724-1804) sostenne che l'uomo è libero. perché è un ente morale, ed è ente morale perché dotato di ragione. E' la ragione, infatti, a dettare gli imperativi ; proprio l'uomo è libero, perché i comandi si rivolgono solo a chi può disubbidire. In quanto soggetto libero, l'uomo è dotato di una natura incondizionata. Tutti i fenomeni sono effetti, eventi dipendenti da una causa secondo una legge costante ;libero è chi si sottrae a questa catena di causazioni, perché è l'inizio degli effetti. In quanto soggetto morale l'uomo scopre la sua natura sovrasensibile, che fa di lui la più alta delle creature viventi.
In merito alle idee del pensiero di Kant è bene fare una precisazione riguardo la sua concezione di natura secondo la quale la natura è da intendere come ordine regolare necessario.
Col termine natura (in senso empirico)noi desiniamo la connessione dei fenomeni, in quanto alla loro esistenza, in base a regole necessarie, cioè a leggi. Tali leggi non ineriscono alle cose in quanto tali, ma dipendono dalle "forme a priori" del soggetto, mediante le quali è possibile la scienza fisica. È solamente nell'intuizione "pura a priori" della soggettività del tempo che noi giudichiamo la permanenza, la successione, la simultaneità, sulle quali si fonda la causalità dei fenomeni ; la natura è, quindi, il sistema delle leggi mediante le quali il soggetto costituisce l'unità dell'esperienza. Con la rinuncia Kantiana ad investigare la" cosa in sé" e ad affermare l'assolutezza delle leggi naturali, si prepara la crisi del modello della metafisica tradizionale.
I deterministi negano il libero arbitrio: tutto è soggetto alla legge di causalità, e non si vede perché gli uomini dovrebbero fare eccezione "Sarebbe ben singolare che tutta la natura e tuffi gli altri esseri obbedissero a leggi eterne, e che esistesse invece un piccolo animale, alto cinque piedi, che, a disprezzo di queste leggi, potesse agire sempre come gli piace, in base al suo solo capriccio. Egli agirebbe a caso, e ben sappiamo che il caso non è nulla abbiamo inventato questo termine per esprimere l'effetto conosciuto di qualsiasi causa ignota"(Voltaire).Ci sentiamo liberi, semplicemente perché non siamo consapevoli di tutti i fattori che ci determinano.
Per Schopenhauer (l788-l860)sostenere che l'uomo è libero è semplicemente risibile; libera è la volontà (di vivere), non quella dell'uomo, ma la volontà universale, il principio cosmico in cui, per il filosofo di Danzica, consiste la cosa in sé. Essere deterministi nei confronti dell'uomo non comporta, infatti, negare in assoluto la libertà ma proiettarla sull’universo. Concludendo quindi constatiamo che il problema della libertà decisionale occupa una posizione centrale sia nel pensiero antico che in quello moderno.
Strettamente correlato al discorso della libertà è il concetto della necessità: queste sono due qualità della natura, che, da un lato, ci sembra libera perché non è un nostro dominio, dall'altro il suo manifestarsi accade con tale costanza e regolarità, da apparire necessario.
Quindi, quando si dice che la natura è libera e insieme necessaria, si intende dire che essa è libera rispetto a se stessa e necessaria per noi, cioè è libera e pure non perseguendo un fine se lo impone da se stessa, infatti la materia che, invece contiene in se la necessità, è una grande macchina il cui funzionamento si riduce ad alcune leggi semplici. E' questo un modello meccanicistico del mondo, che si differenzia da quello finalistico, perché spiega la realtà mediante il movimento dei corpi nello spazio e mediante una serie di cause efficienti, meccaniche che non contengono la rappresentazione anticipata a fini o scopi.
L'idea di Aristotele ripresa dagli stoici, che la vita dell'universo è dominata dalla necessità, evidenzia l'influenza del fato sull'uomo, per cui questo può scegliere di seguire il destino o di farsi trascurare da esso. Gli stoici poi hanno dato al termine "hemarmene" (necessità) il significato di concatenazione causale in modo che ogni evento sia da principio condizionato e determinato da cause preordinate.