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Full Version: Dario Fo
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Friday, October 31, 2003 1:06 AM
La conferma dal cda del Piccolo: "Regolarmente in cartellone"
"Sullo spettacolo non abbiamo ricevuto alcuna pressione"
Fo e Rame, nessuna censura
Il "bicefalo" in scena a gennaio
Il direttore del teatro, Sergio Escobar, aveva denunciato
una "richiesta di intervento" sulla farsa dedicata a Berlusconi

MILANO - L'"Anomalo bicefalo" andrà in scena. Lo spettacolo di Dario Fo, una satira su Silvio Berlusconi, sarà in cartellone al Teatro Strehler di Milano. La conferma arriva dal presidente del consiglio d'amministrazione del Piccolo, Roberto Ruozi, dopo le polemiche nate in seguito alla lettera, inviata al Corriere della sera, con la quale il direttore del Piccolo, Sergio Escobar, manifestava il timore che lo spettacolo potese essere censurato. In particolare, Dario Fo e Franca Rame avevano denunciato la richiesta di mostrare "preventivamente" il testo. Sulla vicenda si era espressa anche la moglie del presidente del Consiglio, Veronica Lario ("la satira contro Berlusconi è un gioco", la censura "una cosa orribile e ingiusta"). Ma "lo spettacolo si farà - ha detto Ruozi -, non ho avuto alcuna pressione né so nulla delle polemiche sull'intervento di Escobar".

E' stato il consiglio di amministrazione del Piccolo a mettere la parola fine alla vicenda. Con alcuni consiglieri (Pierluigi Crola e Rosa Ginetta Alberoni) che hanno contestato "il metodo", ed altri, come Escobar, che hanno ribadito come le questioni sollevate "riguardino in primo luogo la difesa di un principio di civiltà". Alla fine nessuna censura, né ipotizzata né tanto meno esercitata.

Oggi il consiglio di amministrazione del teatro ha approvato all'unanimità l'integrazione degli spettacoli in cartellone. Fra i quali, appunto, c'è anche L'anomalo bicefalo. "Chi ha parlato di censura preventiva è totalmente fuori luogo - ha commentato al termine della riunione Crola - anche perché non ci è mai passato per la testa. Semmai è stato Dario Fo a tirare fuori questa storia. Ha prima tirato la pietra, poi ha nascosto la mano. Ma a lui abbiamo chiesto una traccia dello spettacolo così come facciamo per tutti gli autori, come è nella prassi delle cose".



Alberoni parla di metodo: "Non sarà mica uno scandalo - ha detto - se i consiglieri del teatro in cui andrà un scena uno spettacolo ne chiedono una traccia. E' il metodo con cui è uscita questa storia ad essere scorretto".

Per il direttore Sergio Escobar, però, si è trattato di una discussione salutare. Era stato proprio lui nei giorni scorsi ad intervenire sulle pagine del Corriere sulla vicenda legata allo spettacolo di Fo. Oggi ha ribadito che "quando le cose riguardano i principi di fondo è bene qualche volta tirarle fuori in modo pubblico".

Escobar non ha aggiunto nulla di nuovo in merito alle presunte pressioni che sarebbero state esercitate nei suoi confronti per un intervento sullo spettacolo (nella lettera aveva parlato di "amici del consiglio d'amministrazione" che avrebbero "consigliato di lasciar perdere"): "Ho detto allora le cose che avevo da dire, non ho nulla da aggiungere al riguardo. Ma è irrilevante da chi arrivino le pressioni, il punto è che questo è un teatro pubblico, e gli argomenti in questione riguardano le istituzioni, dunque la difesa di un principio". Escobar si è detto "molto soddisfatto" di come si è concluso l'incontro di oggi: "E' la naturale conseguenza del dibattito, e la sovranità del cda è stata rispettata".


(30 ottobre 2003)



Alfea
Friday, October 31, 2003 1:14 AM


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Sunday, January 25, 2004 1:00 AM
Ieri hanno mandato su Stream il suo spettacolo senz'audio,Dell'Utri nn gradiva
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Wednesday, March 24, 2010 12:00 PM
Auguri,Genio
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Thursday, November 11, 2010 12:44 AM
Dario Fo con gli studenti a Perugia

DARIO FO CON GLI STUDENTI
Assemblea a Ingegneria con Dario Fo sui tagli al diritto allo studio e sulla cultura. Straordinaria la partecipazione studentesca all’assemblea indetta dall’Udu a Perugia insieme al Premio Nobel Dario Fo. Circa duemila i ragazzi arrivati a Ingegneria per ascoltare Dario Fo, solo un migliaio sono riusciti ad entrare nell’aula che si è subito riempita lasciando fuori gli altri studenti che hanno ascoltato dalle porte dell’aula le parole del Premio Nobel. Un’iniziativa che lancia la due giorni di mobilitazione studentesca dell’Unione degli Universitari sui gravissimi tagli al Diritto allo Studio.

“Non tristezza, dolore” così Dario Fo commenta la sua amarezza nei confronti dei molti cervelli fuggiti all’estero per ricercare o proseguire studi universitari. “Tutta quella forza, quell’intelligenza, quella chiave di cultura che è particolare del nostro Paese, viene buttata fuori da dove è nata, non l’abbiamo più. Molti tra gli studenti, così come tra coloro che insegnano, non torneranno più. A loro dico: tornate, abbiate la disperazione e la gioia di tornare. Voi siete nostri: tornate a casa per favore”.

Dall’assemblea è quindi emersa una forte critica nei confronti di chi oggi contrasta la cultura in tutte le sue forme; dalla scuola all’Università, dalla Ricerca al Diritto allo Studio fino ai beni culturali del nostro Paese. Esempio di lampante attualità è il crollo avvenuto a Pompei. “Un popolo senza cultura, per quanto può resistere a se stesso?”. Di fronte a questa domanda, avanzata da uno studente presente in platea, Dario Fo ha ricordato l’esempio della storia Greca e del caso delle città di Sparta e Atene. “Ad Atene” ricorda Fo “c’erano uomini e talenti straordinari. Tre secoli prima di Cristo avevano già cognizione delle dimensioni della Terra piuttosto che della distanza della Terra dal Sole. C’era anche una città in cui non era venuto al mondo nessun pensatore, perché non c’era nessun interesse per la cultura. Questa città, Sparta, è conosciuta oggi solo per alcune battaglie”.

In vari interventi è quindi emersa la grave preoccupazione per la distruzione in atto del sistema del Diritto allo Studio, i pesanti tagli fatte alle Università e alla Ricerca Pubblica. Per chi ancora oggi afferma che con la cultura non mangia, questa dovrebbe essere una lezione con frequenza obbligatoria. Infine, un monito a chi è convinto che ‘con la cultura non si possa mangiare’ arriva dallo stesso Fo :“C’è una popolazione italiana, c’è una Cultura italiana. Ed è proprio quella che ha tenuto insieme questa popolazione. Un’unica cultura, con gli stessi interessi, con le stesse finalità e con una struttura straordinaria, scientifica.”

ISTRUZIONE NEGATA
Cresce la portata delle proteste attraverso cui gli studenti intendono sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza dell'istruzione statale e convincere il governo a rivedere tagli e progetti di riforma su scuola e università.

CORTEI UDU, SCUOLE OCCUPATE
In attesa della giornata internazionale studentesca del 17 novembre, in occasione della quale le associazioni hanno programmato oltre 100 manifestazioni locali in tutta Italia, stamattina si sono svolti dei cortei e delle assemblee organizzate dall'Unione degli universitari per chiedere di fermare il sensibile taglio delle borse dis studio previsto per il prossimo biennio. Nella facoltà di ingegneria di Perugia è intervenuto il Premio Nobel Dario Fo, che ha detto di comprendere il disagio degli studenti italiani schierandosi al loro fianco.

Cortei di protesta si svolti anche a Brescia, Pavia, Ferrara, Firenze, Perugia, Pisa, Macerata, Urbino, Lecce, Cosenza e Potenza. Assemblee pubbliche, invece, ad Ancona e Napoli, mentre a L'Aquila è stato attuato un sit in davanti alla mensa di Coppito. A Parma si è svolto un referendum studentesco contro i tagli al diritto allo studio e l'aumento del costo della mensa. Domani gli studenti sfileranno a Forlì e Palermo.
10 novembre 2010

l'U


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Friday, December 10, 2010 6:00 PM



La cultura non si mangia? È un’idea meschina e ottusa: non si vuole capire che una mente, un corpo senza cultura è come un vaso vuoto. È proprio nei momenti di crisi che bisogna ridare cultura.


Dario Fo, 8 dicembre, premio Nobel della Letteratura 1997

La Striscia Rossa,l'U,9 dicembre 2010



sperminator
Friday, December 10, 2010 9:35 PM
Re:
g, 10/12/2010 18.00:




La cultura non si mangia? È un’idea meschina e ottusa: non si vuole capire che una mente, un corpo senza cultura è come un vaso vuoto. È proprio nei momenti di crisi che bisogna ridare cultura.


Dario Fo, 8 dicembre, premio Nobel della Letteratura 1997

La Striscia Rossa,l'U,9 dicembre 2010







g
Thursday, December 16, 2010 12:42 AM
Dario Fo: «Il cattivo esempio
del potere condiziona italiani»




Il cattivo esempio di chi sta al potere: ''E' proprio il clima dell'Italia oggi, l'esempio che da' il Governo e, in molti casi, i politici persino dell'opposizione. Sono alcune volte stucchevoli, altre volte disperati, nel senso che non c'e' piu' speranza di cambiare rotta, cambiare ritmo. Al tempo di 'Mani pulite' c'e' stata una speranza: che quella botta terribile che i politici avevano dovuto digerire rapidamente fosse una medicina straordinaria, un modo di rimettere in diversa dimensione l'agire e l'essere. E, invece, ecco che siamo di nuovo daccapo''.

Il premio Nobel per la letteratura, nel programma ''Italia in Controluce'' andato in onda oggi su Radio 24, parla dell'Italia attraverso la lettura di ''Napoli milionaria!'' di Eduardo De Filippo. Uno dei primi temi che si incontrano nel lavoro di Eduardo, scritto nel 1945. Sempre a proposito della corruzione, Dario Fo denuncia quel che accade in questi giorni, ''quando sappiamo che oramai i deputati che si sono messi nel mercato sono diventati abbastanza numerosi e se ne parla cosi', tranquillamente: quanto hanno chiesto? Tot milioni. Poi gli danno delle gratifiche e ci saranno situazioni di ingaggio che varranno milioni e milioni, tranquillamente, e la gente non si indigna. C'e' anche l'applauso. Eduardo ogni tanto lo ripeteva questo andare per cui chi e' furbo e' da applaudire, chi e' scaltro, mariuolo e' proprio da pacche sulle spalle e fessi sono coloro che non entrano nel gioco''.

Un altro tema sviluppato da Eduardo e' la solidarieta': ''Non si puo' rimanere isolati. Purtroppo - dice Dario Fo - e' il guaio di questo momento, la gente si isola, dice: ma chi me lo fa fare a riprendermela? Non parliamone piu', ascoltiamo la televisione, vediamoci i bei servizi che ci sono, divertiamoci alle situazioni paradossali. E li' di nuovo si cade nella trappola, perche' e' la televisione che ci ha insegnato a non essere dentro il gioco; peggio: ad essere disinformati. Questo e' il clima folle, pericolosissimo: la disinformazione e il voler essere disinformati. Cioe' non entrare nella condizione di dire: ho il dovere di partecipare''.
13 dicembre 2010

l'U


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Tuesday, January 04, 2011 12:31 AM
«Io, Dario Fo e l'eterno
'68 del Mistero buffo»




di Toni Jop
Ma tu, che di mestiere fai il tecnico di computer nelle valli di alta montagna e non hai ancora quarant'anni sai chi è Dario Fo? Che domande, sì che lo so. E Mistero Buffo, sai cos'è? Madonna, ci sono cresciuto dentro, così volevano i miei genitori.

Ecco cos'è Mistero Buffo in questo inizio di 2011: è una di quelle «cose» che ciascuno di noi si porta dentro, un teatro, un mucchio di parole, un corpo, una parabola in crescita, un ambiente mentale, una lunghissima poesia senza «a capo», un Vangelo interpretato da una intelligenza senza potere, una immensa nuvola di tenerezza forte come un maglio, parola di chi non ha parola, discreto canto senza regole, esperienza morale, riso gentile, il bagliore di vittoria riflesso da una barricata di liberazione che sogna convinzione e non vittoria. Quando apparve al sole del lontanoe tumultuoso 1969, Mistero Buffo sembrò a molti unsegnale, l'avviso di una utopia realizzata: forse era nato o stava nascendo l'Uomo Nuovo, quello che avrebbe costruito il Mondo nuovo, sostituendo la critica alle armi, la comprensione allo schiaffo, l'uguaglianza alla legge del più forte.

Gramsci aveva detto: abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza e Fo – con Franca, sempre – aveva detto: io ci provo, vado avanti e poi si vede.

Mise a punto uno sguardo sulla storia e sul contemporaneo che partiva dai Vangeli, apocrifi, irregolari e inventò una giostra di «crisi» meravigliosa, orgogliosamente «pop», popolare, mossa da un ritmo, da una frequenza che aveva a che fare con la musica dei corpi mentre sussurrava urlando: la vita è roba nostra, non del potere. Messo in scena da altri giullari, ora,42 anni dopo la prima «apparizione » Mistero Buffo torna nelle mani e nelle ossa di Dario e Franca, e plana in un altro mondo. Domani a Milano, al teatro Lirico. Un'altra Milano, un'altra Italia ma il Mistero è sempre più buffo.

Sei un po' matto. Quella è roba che scotta, anche e soprattutto per chi se la porta sulle spalle: Mistero Buffo è una fatica fisica anche per un giullare nato come te... chi te lo fa fare?

«Sì, sì. Ci provo ancora, nonostante tutto tira un'aria che sembra annunciare primavera, quei ragazzi delmovimento, quelli che sono scesi in piazza in queste settimane: lo sento che non si fermeranno, sento che non è finita con Marchionne, sento che la Fiom, la Cgil non sono acqua passata, a loro è appesa in gran parte la dignità dell'umanità di oggi e di domani, sono loro imuratori, e anche noi, giullari...».

Benedetto “fiol de Deo”, non saranno invecchiati le tue Madonne, i tuoi Gesù belli, cari fantasiosi che danno vita alla creta, i tuoi Bonifaci ottavi, i tuoi papi mercanti di indulgenze, non sarà invecchiata la tua tigre accogliente e dispotica?

« Chiudi gli occhi e pensa: chi ti ricorda Bonifacio Ottavo? Un altro papa, ovvio, ti lascio il nome nell' ipofisi. Chi ti ricorda la Madonna se non la madre, la grande madre, dolce come una donna, forte e intelligente come una donna? E la tigre cosa ti insegna oggi, forse qualcosa di diverso da quel che insegnava ieri?»

Riso e dolcezza, riso e dolcezza, Dario: hanno consegnato il Nobel nelle mani di un rivoluzionario davvero pericoloso, il più pericoloso perché predichi, ad una età in cui non puoi finire in galera, che la rivolta senza amore semplicemente non è...

«Entusiasmo, figliolo. Torno a quei ragazzi del Movimento: loro hanno capito da soli la lezione e nessuno gliel'ha insegnata, grande generazione, tutto intorno a loro sostiene altro e cioè che se non prevarichi e non metti sotto i piedi gli altri non sarai nessuno, questa è vita fratello... ».

Adesso basta – si fa per dire -: sei un fottuto sessantottino con la testa tra le nuvole e il corpo in purgatorio...

«Ecco, bravo che me lo ricordi: la signora Gelmini ha detto che il Sessantotto è finito e sepolto..

Ha ragione, in molti hanno provveduto a seppellirlo e lei ha fatto la sua parte con la riforma universitaria, dopo Marchionne, dopo Berlusconi e le sue tv....

«Nessuno seppellisce il Sessantotto perché, bada, è immortale. Può darsi che la signora in questione abbia ragione mentre fa il conto della spesa. Ma quello sa fare, per il resto non sa nulla, non sa nemmeno che senza Sessantotto lei, una donna, col cavolo che starebbe al governo: femminismo e uguaglianza tra i sessi è roba che nasce lì. Si tornerà lì, in questo calderone di crisi e di parole oggi apparentemente senza senso quando l'idiozia del potere sarà costretta a fare un passo indietro. E col Purgatorio ci andrei cauto: se lo sono inventato in Vaticano qualche secolo fa perché gli serviva a far soldi e a mietere potere...».

A proposito del Vaticano: com'è che si sono seccati alla prima uscita di Mistero Buffo? Mi sembra un lavoro non lontano dal clima di un morbido presepe...

«Ricordando, il Vaticano si lamentò con lo Stato italiano per aver permesso che si recitasse in pubblico una cosa simile. Poi, è vero che Mistero Buffo rivendica al popolo la titolarità del sentimento religioso, della religiosità più profonda che ha a che fare con il senso della vita e della morte. Così Dio non è lontano da Bacco, Gesù è molto vicino a Dioniso. Nella cultura popolare, queste distanze sono cancellate: per esempio, nel “Risus Pascalis” , abolita nell'Ottocento, la gente si dava da fare per scatenare la gioia per la resurrezione, per la vittoria contro la morte, era una festa allegrissima e vitalissima...».

Dal punto di vista della tecnica teatrale, da Oltretevere hanno sempre posto l'accento sulla compostezza ortodossa e misterica con cui Jacopone da Todi aveva tessuto le laudi, tanto per dire che tu eri fuori...

«Meglio fuori che male accompagnati. Però, con Jacopone hanno confezionato uno dei loro falsi meglio riusciti: bisogna leggerlo davvero per capire quanto fosse sanguigna e accesa la sua critica all'ordine delle cose che allora regnava. Te lo recito?»

Diamolo per fatto. Se non sbaglio, hai continuato per anni ad arricchire il panorama del Mistero...

«Vero, e così per metterlo in scena tutto ho calcolato che servirebbero dieci giorni e dieci notti. Stavolta torno in scena con una parte che mette assieme pezzi vecchi e fondamentali con pezzi nuovi, ma poi cambiamo in corso d'opera. E l'opera è il corpo, siamo noi, i nostri corpi, il più grande mistero buffo».
3 gennaio 2011

l'U


g
Tuesday, January 04, 2011 12:45 AM
Re:
g, 04/01/2011 0.31:

«Io, Dario Fo e l'eterno
'68 del Mistero buffo»





Gramsci aveva detto: abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza


Grande Antonio

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Saturday, December 24, 2011 1:05 AM
di Davide Turrini | Bologna | 20 dicembre 2011
Il Mistero Buffo secondo Franca Rame:
“Io ero al Parlamento: lì nessuno lavora”




L'attrice ed ex senatrice dell'Idv in scena martedì sera a Bologna con il marito Dario Fo: "Se novecento deputati sui mille che sono andassero a casa sarebbe meglio. Anche se poi gli toccherebbe darsi daffare davvero per sopravvivere"
Mistero Buffo fa tappa a Bologna. Lo storico spettacolo teatrale ideato da Dario Fo e Franca Rame, oramai quarantadue anni orsono, va in scena martedì 20 dicembre al Teatro delle Celebrazioni alle ore 21.

Tra premi nobel ed elezioni al senato della repubblica, la più conosciuta coppia di artisti teatrali del novecento riprende in mano il capostipite del teatro di narrazione italiano. Parabole evangeliche e misteri medievali declamati con la lingua universale del grammelot, con la commedia dell’arte che fiancheggia feconda la satira e sbeffeggia ilare l‘ipocrisia del potere.

E dopo qualche anno di assenza a fianco del marito, il Mistero Buffo torna ad essere un affare di coppia. Franca Rame sul palco assieme a Dario Fo: “La nostra è una festa – racconta la Rame al Fattoquotidiano.it – abbiamo fatto talmente tanti spettacoli insieme con Dario che non dobbiamo nemmeno più parlarci. Basta uno sguardo in scena e ci si capisce al volo: un colpo di tosse vuol dire qualcosa, quando faccio ciao ciao con la mano vuol dire stringi, quando mi tocco lo stomaco vuol dire “diaframma”. Io ho l’abitudine in scena di dirigere gli attori che lavorano con me. E Dario dice di esserne ben contento”.

Uno spettacolo in continua mutazione, un unicum teatrale…

“Cambiare il testo è una nostra abitudine. Mistero Buffo è un testo pazzesco, una colonna della letteratura italiana, che Dario ha iniziato a scrivere nel 1969. Oggi siamo nel 2011 immaginatevi le volte che lo abbiamo recitato, dicono che sono 5mila repliche, ma forse sono di più. Nel tempo lo si cambia, ci sono alcuni brani completamente nuovi che la gente non conosce, ci sono anche le presentazioni. Dopo tutte queste repliche il testo non potrà mai essere uguale a quello delle origine”.

Tornate a Bologna dopo alcuni anni, intanto la città è cambiata: non sembra più essere quella che era negli anni settanta, quando Mistero Buffo iniziava il suo percorso teatrale. Cosa pensa di questi cambiamenti politici?

“Non è più la Bologna gloriosa di quegli anni, questo sì. Leggo i giornali e seguo le polemiche, ma manco da anni da questa città. Certamente quarant’anni fa la sinistra che c’era, era proprio la sinistra. Adesso, senza offendere nessuno, è una sinistra un po’ rilassata. Non voglio dire male, io sono di sinistra, anche se provengo da quella famiglia non iscritta al Pci”.

Non trova che a Milano, come del resto a Napoli, l’apertura alla società civile ha dato nuova linfa alla sinistra locale?

“I cambiamenti sono evidenti e a poco a poco danno buoni frutti, ma ricordiamoci che questo è un momento brutto per Milano come per Bologna e per Siracusa. Abbiamo questo nuovo presidente del consiglio che mi sembra possa mettere in atto alcuni cambiamenti fondamentali per il nostro futuro a breve. Mi auguro che lo lascino lavorare perché il tempo è pochissimo”.

Lei comunque è ricordata anche per la sua esperienza da senatrice con l’Idv dal 2006 al 2008 e per atti di coraggio come l’idea di abolire privilegi della casta e tagliare costi della politica: che ricordo ha di quel periodo?

“Quello che ho vissuto al Senato è il più brutto periodo della mia vita. Faccio un esempio: in due anni sono stata l’unica a tirar fuori il problema del conflitto d’interessi di Berlusconi, ma la proposta è caduta nel più grande gelo e disinteresse da parte di tutti. E dire che tra parlamentari e senatori siamo attorno alle mille unità”.

Allora da dentro le istituzioni è impossibile cambiare il paese?

“Guardate, se di questi mille parlamentari, novecento andassero a casa sarebbe meglio. Mi dispiace per loro perché gli toccherebbe lavorare, perché lì dentro non si può dire che si lavori. Io in Senato ero presente a tutte le commissioni. Ne avevo otto. Le frequentavo tutte. A quella sull’uranio eravamo presenti io, la senatrice Lidia Menapace (Rifondazione Comunista, n.d.r.) e un senatore leghista. Ugual numero anche nelle altre commissioni. Quindi se avessi lavorato come lavorano in generale i senatori avrei lavorato sette ore alla settimana. Non un numero a caso, l’ho ben calcolato: sette ore”.

Principali colpevoli di questa debacle culturale e istituzionale?

“Se fate attenzione all’emiciclo sia a sinistra che a destra vedrete che le assenze sono dappertutto. Addirittura alcuni arrivano in ritardo per il voto. Ma vi pare che un parlamentare arrivi in ritardo per votare? Eppure è successo anche nel giorno della caduta di Berlusconi tra le fila dei suoi sostenitori. Fanno solo quello che gli è può comodo, ragionano così”.

Fat


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