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Saturday, March 01, 2008 3:09 PM
POL - Vaticano, a maggio il Papa riceve il Catholicos degli armeni

Roma, 1 mar (Velino) - Il Supremo patriarca e Catholicos di tutti gli armeni, Karekin II, sarà ricevuto in udienza da Benedetto XVI nel prossimo mese di maggio. È quanto ha confermato al VELINO l’ambasciatore armeno presso la Santa Sede, Edward Nalbandian. Intanto, da domani fino a giovedì 6 marzo il cardinale Tarcisio Bertone sarà in Armenia: sarà ricevuto da Karekin II, al quale consegnerà una lettera autografa di Benedetto XVI, in cui il Papa conferma la sua stima e il desiderio dalla Chiesa cattolica di procedere nel cammino ecumenico insieme alla Chiesa apostolica armena.


www.ilvelino.it



+PetaloNero+
Saturday, March 01, 2008 8:59 PM
Il papa e gli universitari per una civiltà dell'amore



di Angela Ambrogetti/ 01/03/2008

La cosiddetta "società occidentale" ha in parte tradito la sua ispirazione e occorre un esame di coscienza. Benedetto XVI lo ha ricordato ai giovani che hanno affollato l’aula Nervi, in occasione della VI giornata Europei degli universitari.

CITTA' DEL VATICANO - La cosiddetta "società occidentale" ha in parte tradito la sua ispirazione e occorre un esame di coscienza. Benedetto XVI lo ha ricordato ai giovani che hanno affollato l’aula delle udienze in Vaticano per la recita del Rosario, in occasione della VI giornata Europei degli universitari. Un momento di incontro tra giovani di vari paesi grazie ai collegamenti video che hanno portato i ragazzi a Toledo, Aparecida, Loja, Napoli, l’Avana, Città del Messico, Avignone, Washington, Bucarest e Minsk. Al tempo stesso, un'opportunità per il papa di consegnare ai giovani la sua enciclica Spe salvi e per molti ragazzi di raccontare la propria storia di fede.

LA CELEBRAZIONE. Dopo aver portato la Croce al centro del palco contornata dalle bandiere dei diversi Paesi è iniziata la para liturgia. In ogni paese e chiesa collegata, dopo una lettura di un passo del Nuovo Testamento e la preghiera, le testimonianze dei ragazzi e i canti del coro interuniversitario. Alba e Alberto da Toledo, con la preghiera del cardinale Antonio Canizares Llovera, Daniel da Aaprecida con la preghiera del vescovo Damasceno Assis, e ancora Renato ed Emma da Loja: ognuno di loro ha raccontato che cosa significa testimoniare Cristo, il suo Amore e la speranza cristiana nel mondo universitario, tra i giovani, mettendo a confronto fede e ragione.

Dopo l’arrivo del papa, in mozzetta e con una stola di Pio IX, ancora un gesto altamente simbolico per i ragazzi dell’Aula. L’arcivescovo di Minsk, mons. Kondrusiewicz, ha introdotto la memoria dei sette doni dello Spirito Santo: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timore di Dio. E in ognuno dei paesi collegati si è accesa una lampada. A seguire, la recita del Santo Rosario guidata dal papa e le meditazioni proposte da diverse città: L’Avana, Napoli, Città del Messico, Avignone, ma anche Washington dove i ragazzi esibivano uno striscione con i giorni mancanti all’arrivo di Benedetto XVI.

LE PAROLE DEL PAPA. I giovani a Roma e nelle altri parti del mondo hanno ascoltato poi con attenzione la riflessione del pontefice dedicata alla costruzione della Civiltà dell’Amore. "Iddio – ha detto - vi chiama a cooperare, insieme con i vostri coetanei del mondo intero, perché la linfa del Vangelo rinnovi la civiltà di questi due continenti e di tutta l'umanità. Le grandi città europee e americane sono sempre più cosmopolite, ma spesso manca in esse questa linfa, capace di far sì che le differenze non siano motivo di divisione o di conflitto, bensì di arricchimento reciproco. La civiltà dell'amore è "convivialità", cioè convivenza rispettosa, pacifica e gioiosa delle differenze in nome di un progetto comune, che il beato Papa Giovanni XXIII fondava sopra i quattro pilastri dell'amore, della verità, della libertà e della giustizia".

Poi la consegna della Enciclica in una forma particolare, un cd in cinque lingue da diffondere nel mondo giovanile. Il papa ha salutato nelle diverse lingue, in modo speciale i ragazzi della Catholic University of America, e poi per tutti i giovani collegati nelle Americhe e in Europa e per tutti i ragazzi nell’ Aula Nervi un arrivederci al prossimo 13 marzo per la celebrazione penitenziale in preparazione alla Pasqua.

IL CONVEGNO DI STUDI. L'evento del pomeriggio ha chiuso ufficialmente anche il convegno internazionale sul tema "L’Europa e le Americhe insieme verso uno sviluppo integrale e solidale", organizzato dall’Ufficio per la pastorale universitaria della diocesi di Roma, in collaborazione con la Rappresentanza italiana della Commissione Europea e la Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri

Ad aprire i lavori, il Rettore della Gregoriana p. Gianfranco Ghirlanda, Pier Virgilio Dastoli, direttore della Rappresentanza per l’Italia della Commissione Europea, il direttore generale Alain Giorgio Maria Economides. E ancora, l’ambasciatore Paolo Bruni, segretario generale dell’Istituto Italo Latino Americano, ed Emilio Iodice, direttore del John Felice Rome Centre della Lojola University of Chicago. Le relazioni introduttive sono state dedicate al tema "Le comuni radici e i legami storici del rapporto tra Europa e Americhe".

Tre le sessioni principali: la prima su "Europa e Americhe nella società globale", con il Rettore dell’Università Lumsa Giuseppe Dalla Torre, Eric McLuhan, della University of Toronto, e mons. Sergio Lanza (Pontificia Università Lateranense). Si è poi parlato del " ruolo della formazione universitaria nelle sfide dello sviluppo" e infine di "Culture e modelli di università nella globalizzazione".

Nella mattinata di sabato, una tavola rotonda ha affrontato il problema della fuga dei cervelli, Stati Uniti – America Latina – Europa" e "L’esperienza e le prospettive della cooperazione universitaria per lo sviluppo integrale e solidale". "Il tema della VI Giornata europea degli universitari - ha detto monsignor Lorenzo Leuzzi responsabile della pastorale universitario per la Diocesi di Roma nella sua relazione al convegno - offre l’occasione per riflettere sui legami storico-culturali tra i due continenti e in particolare sul ruolo che il cristianesimo ha svolto e può continuare a svolgere per la individuazione di vie nuove di sviluppo e di progresso".

Una tradizione spirituale e culturale che è stata segnata dallo sforzo di unire insieme fede, verità e ragione. "La costruzione della civiltà dell’amore, - ha ricordato monsignor Leuzzi - è il volto concreto e storico della speranza che è la vocazione specifica dei due continenti che hanno vissuto l’esperienza della comunità cristiana e della modernità… L’Enciclica Spe salvi pone le basi per por mano ad un impresa che a molti appare irrealizzabile: è possibile riannodare un nuovo legame tra la modernità e il cristianesimo perchè speranza cristiana non appartiene alle attese ultime ma è "nuovo fondamento di vita" che può assumere l’attesa dell’uomo nella sua concretezza storica ed esistenziale. La civiltà dell’amore è il vero volto della speranza cristiana".


www.korazym.org
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Sunday, March 02, 2008 3:31 PM
Rinnovate con il Vangelo la civiltà occidentale: così, il Papa dall’Aula Paolo VI a 40 mila universitari in collegamento con Roma da città europee e americane, per la veglia mariana





“Siate discepoli e testimoni del Vangelo, perché il Vangelo è il buon seme del Regno di Dio, cioè della civiltà dell’amore! Siate costruttori di pace e di unità!”. E’ l’invito rivolto ieri pomeriggio dal Papa, in Aula Paolo VI, a circa 40 mila giovani partecipanti - in diversi Paesi d’Europa e delle Americhe - alla veglia di preghiera mariana, sul tema “Europa e Americhe insieme per costruire la civiltà dell'amore”. L'evento è stato promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa e organizzata dall’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma. Il servizio è di Paolo Ondarza:





“Siate discepoli e testimoni del Vangelo! Siate costruttori di pace!”

Un mandato agli universitari perché rinnovino la civiltà occidentale che in parte ha tradito la sua ispirazione evangelica e cristiana. A consegnarlo, Benedetto XVI ai 10 mila giovani presenti in Aula Paolo VI e agli altri 30 mila video-collegati via satellite dalle principali città europee e americane. L’invocazione a Maria Sedes Sapientiae e la recita dei misteri gloriosi del Rosario ha infatti varcato i confini del Vaticano estendendosi in un ideale abbraccio fraterno da Napoli ad Avignone, da Bucarest a Minsk, da Toledo a Varsavia fino a Washington, Città del Messico, Puebla, L’Avana, Loja, Aparecida.


Nelle testimonianze dei giovani che hanno preceduto l’arrivo del Santo Padre in Aula Paolo VI è stata espressa la difficoltà di smascherare ogni giorno le “false speranze”, l’ideologia del relativismo che li circonda, il coraggio di dichiararsi apertamente cattolici.


(testimonianza di un giovane brasiliano)
“Vivere il Vangelo è ciò che da senso alla nostra impresa intellettuale, è il completamento fondamentale della nostra razionalità”.

A queste parole hanno fatto eco quelle di un collega italiano:


“In questo cammino non siamo soli. La presenza delle cappellanie universitarie è per tutti noi il segno che la Chiesa ci sostiene e ci incoraggia”.

“Il cristianesimo – ha spiegato il Papa – costituisce un legame forte e profondo tra il cosiddetto Vecchio Continente e il Nuovo Mondo. Basta pensare al posto fondamentale che occupano la Sacra Scrittura e la Liturgia cristiana nella cultura e nell’arte dei popoli europei e di quelli americani”. Tuttavia, oggi “c’è bisogno di un’onesta e sincera riflessione, un esame di coscienza per vivificare questa comune ispirazione evangelica”. Occorre discernere – ha aggiunto il Papa – tra ciò che costruisce la “civiltà dell’amore”, secondo il disegno di Dio rivelato in Gesù Cristo, e ciò che invece ad essa si oppone”.

Benedetto XVI ha indicato ai partecipanti al Rosario gli esempi di altri giovani portatori di spinte evangeliche nella storia dei due continenti: Benedetto da Norcia, Francesco d’Assisi, Karl Leisner, Martino di Porres, Rosa da Lima:


“Oggi, voi, giovani europei e americani, Iddio vi chiama a cooperare, insieme con i vostri coetanei del mondo intero, perché la linfa del Vangelo rinnovi la civiltà di questi due continenti e di tutta l’umanità”.

Senza la “linfa del Vangelo” – ha spiegato il Papa – le differenze presenti nelle grandi città europee e americane, sempre più cosmpolite, divengono motivo di divisione e di conflitto, non di arricchimento reciproco. A tutti Benedetto XVI ha lanciato questo invito:


“Siate intrepidi e generosi operatori della civiltà dell’amore, testimoniando la forza trasformatrice del Vangelo nella cultura contemporanea dei vostri continenti”.

L’Enciclia “Spe Salvi”, meditata dai giovani nel corso della veglia mariana, è stato il dono che il Papa ha fatto ai partecipanti, in versione CD con traduzione in 5 lingue.




Ma che cosa ha spinto questi giovani a partecipare all'evento di ieri con il Papa? Ecco le risposte di alcuni di loro, raccolte da Marina Tomarro:




R. – E’ un momento per noi molto importante perché siamo in comunione fraterna anche con tutti i nostri colleghi dell’America e dell’Europa. Credo che sia un momento molto importante, poter pregare insieme al Papa e insieme a tutti i nostri amici universitari.


R. – Innanzitutto, è bellissimo perché c’è un ambiente calmo e molto coinvolgente. L’Aula Paolo VI è grandiosa e quindi l’accoglienza del Papa e la sua presenza rende la giornata molto bella e indimenticabile.


R. – Il desiderio di fare un’esperienza speciale: noi sosteniamo il Santo Padre in tutto e per tutto.


R. – Per me è stata un’emozione grandissima venire qui, ci tenevo moltissimo.


R. – Per fede, per devozione. Sono qua per vedere il Papa che ho già visto più volte, in più occasioni, ma non è mai abbastanza!


D. – E durante la Veglia mariana, il Papa ha invitato i ragazzi ad essere i primi costruttori della civiltà dell’amore. Ma in che modo i giovani mettono in pratica questo invito? Ascoltiamo alcuni commenti:


R. – Sicuramente, iniziando con il rispetto l’uno per l’altro e facendo tutte le cose con un gran sorriso e cercando di imparare dalle difficoltà che abbiamo nella vita di tutti i giorni per cercare di costruire qualcosa di più pulito e di più nuovo.


R. – Con piccoli gesti, mettendo ogni giorno in pratica piccole buone azioni senza cose eclatanti, facendolo soprattutto per me stessa, senza dover rendere conto a qualcuno oppure mettermi in mostra. Piccole buone azioni che io, con me stessa, so che fanno bene anche ad un’altra persona.


R. – Innanzitutto, con i colleghi universitari è fondamentale poter condividere le nostre difficoltà nello studio, riuscire a superare insieme le difficoltà. Credo anche che sia fondamentale capire che il nostro studio è un dono, un’occasione che noi abbiamo per costruire insieme il nostro futuro, ma anche una società migliore, un mondo migliore.


R. – Sopportando, tollerando, cercando di amare e di prodigarmi quanto più possibile anche se è difficile farlo.







www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000237.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00237.jpg&var1=02/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20invita%20gli%20Universitari%20a%20testimoniare%20il%20Vangelo&settimana=10&anno_perlinknav=2008&dal=02/03&...
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Sunday, March 02, 2008 3:33 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS



Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:



PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

in queste domeniche di Quaresima, attraverso i testi del Vangelo di Giovanni, la liturgia ci fa percorrere un vero e proprio itinerario battesimale: domenica scorsa, Gesù ha promesso alla Samaritana il dono dell’"acqua viva"; oggi, guarendo il cieco nato si rivela come "la luce del mondo"; domenica prossima, risuscitando l’amico Lazzaro, si presenterà come "la risurrezione e la vita". Acqua, luce, vita: sono simboli del Battesimo, sacramento che "immerge" i credenti nel mistero della morte e resurrezione di Cristo, liberandoli dalla schiavitù del peccato e donando loro la vita eterna.

Soffermiamoci brevemente sul racconto del cieco nato (Gv 9,1-41). I discepoli, secondo la mentalità comune del tempo, danno per scontato che la sua cecità sia conseguenza di un peccato suo o dei suoi genitori. Gesù invece respinge questo pregiudizio e afferma: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio" (Gv 9,3). Quale conforto ci offrono queste parole! Esse ci fanno sentire la viva voce di Dio, che è Amore provvido e sapiente! Di fronte all’uomo segnato dal limite e dalla sofferenza, Gesù non pensa ad eventuali colpe, ma alla volontà di Dio che ha creato l’uomo per la vita. E perciò dichiara solennemente: "Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato… Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo" (Gv 9,5). E subito passa all’azione: con un po’ di terra e di saliva fa del fango e lo spalma sugli occhi del cieco. Questo gesto allude alla creazione dell’uomo, che la Bibbia racconta con il simbolo della terra plasmata e animata dal soffio di Dio (cfr Gn 2,7). "Adamo" infatti significa "suolo", e il corpo umano in effetti è composto di elementi della terra. Guarendo l’uomo, Gesù opera una nuova creazione. Ma quella guarigione suscita un’accesa discussione, perché Gesù la compie di sabato, trasgredendo, secondo i farisei, il precetto festivo. Così, alla fine del racconto, Gesù e il cieco si ritrovano entrambi "cacciati fuori" dai farisei: uno perché ha violato la legge e l’altro perché, malgrado la guarigione, rimane marchiato come peccatore dalla nascita.

Al cieco guarito Gesù rivela che è venuto nel mondo per operare un giudizio, per separare i ciechi guaribili da quelli che non si lasciano guarire, perché presumono di essere sani. E’ forte infatti nell’uomo la tentazione di costruirsi un sistema di sicurezza ideologico: anche la stessa religione può diventare elemento di questo sistema, come pure l’ateismo, o il laicismo, ma così facendo si resta accecati dal proprio egoismo. Cari fratelli, lasciamoci guarire da Gesù, che può e vuole donarci la luce di Dio! Confessiamo le nostre cecità, le nostre miopìe, e soprattutto quello che la Bibbia chiama il "grande peccato" (cfr Sal 18,14): l’orgoglio. Ci aiuti in questo Maria Santissima, che generando Cristo nella carne ha dato al mondo la vera luce.




DOPO L’ANGELUS

Con profonda tristezza seguo la drammatica vicenda del rapimento di Mons. Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei, in Iraq. Mi unisco all’appello del Patriarca, il Cardinale Emmanuel III Delly, e dei suoi collaboratori, affinché il caro Presule, oltretutto in precarie condizioni di salute, sia prontamente liberato. Elevo, in pari tempo, la mia preghiera di suffragio per le anime dei tre giovani uccisi, che erano con lui al momento del rapimento. Esprimo, inoltre, la mia vicinanza a tutta la Chiesa in Iraq ed in particolare alla Chiesa caldea, ancora una volta duramente colpite, mentre incoraggio i Pastori e i fedeli tutti ad essere forti e saldi nella speranza. Si moltiplichino gli sforzi di quanti reggono le sorti del caro popolo iracheno, affinché grazie all’impegno e alla saggezza di tutti ritrovi pace e sicurezza, e non venga ad esso negato il futuro a cui ha diritto.

Purtroppo in questi ultimi giorni la tensione tra Israele e la Striscia di Gaza ha raggiunto livelli assai gravi.

Rinnovo il mio pressante invito alle Autorità, sia israeliane che palestinesi, perché si fermi questa spirale di violenza, unilateralmente, senza condizioni: solo mostrando un rispetto assoluto per la vita umana, fosse anche quella del nemico, si potrà sperare di dare un futuro di pace e di convivenza alle giovani generazioni di quei popoli che, entrambi, hanno le loro radici nella Terra Santa. Invito tutta la Chiesa a elevare suppliche all’Onnipotente per la pace nella terra di Gesù e a mostrare solidarietà attenta e fattiva ad entrambe le popolazioni, israeliana e palestinese.

Nel corso della settimana la cronaca italiana ha appuntato la sua attenzione sulla triste fine di due bambini, noti come Ciccio e Tore. Una fine che ha profondamente colpito me come tante famiglie e persone. Vorrei cogliere l'occasione per lanciare un grido a favore dell'infanzia: prendiamoci cura dei piccoli! Bisogna amarli e aiutarli a crescere. Lo dico ai genitori, ma anche alle istituzioni. Nel lanciare questo appello, il mio pensiero va all’infanzia di ogni parte del mondo, particolarmente a quella più indifesa, sfruttata e abusata. Affido ogni bambino al cuore di Cristo, che ha detto: "Lasciate che i bambini vengano a me!" (Lc 18,16)

Je vous salue chers pèlerins francophones, présents ce matin pour l’Angélus, notamment les élèves du Collège Charles-Péguy de Bobigny. L’Évangile du jour nous invite à reconnaître le Christ, venu pour guérir et sauver les hommes. Puissent les communautés chrétiennes, par une catéchèse toujours plus forte, aider les jeunes à découvrir et à suivre le Sauveur du monde, lui qui éclaire toute existence et en donne le sens véritable. Avec ma Bénédiction apostolique.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus. In today’s Gospel, we encounter Jesus, the light of the world, who cures the man born blind. By opening our eyes to faith, to the light that comes from God, Jesus continues to cure us from the darkness of confusion and sin present in this world. May his light always purify our hearts and renew our Christian love as we journey with him to Eternal Life. I wish you all a pleasant stay in Rome, and a blessed Sunday!

Zum Angelus-Gebet an diesem vierten Fastensonntag begrüße ich alle deutschsprachigen Gläubigen und besonders die Teilnehmer der traditionellen Sieben-Kirchen-Wallfahrt des Collegium Gemananicum et Hungaricum. Im heutigen Evangelium hören wir, daß Jesus einem Blindgeborenen das Augenlicht schenkt und ihn zur gläubigen Erkenntnis des Messias führt. Folgen auch wir der Aufforderung des Apostels Paulus: „Lebt als Kinder des Lichts! ... Habt nichts gemein mit den Werken der Finsternis!" (Eph 5, 8-11). Der Herr segne und behüte euch auf eurem Weg durch diese Fastenzeit.

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de las parroquias de la Sagrada Familia de Valladolid, Santa Marina de Palencia y San José Obrero de Ávila, así como a los miembros de las Cofradías de Nuestra Señora de Linarejos y Virgen de la Capilla, de Jaén. Siguiendo el itinerario cuaresmal, invito a todos a dejarse iluminar por Cristo y hacer que, con el testimonio de vida y las buenas obras, resplandezca su luz ante los hombres. Feliz domingo.

Pozdravljam vernike iz Ptuja in drugih krajev Slovenije! Sveti postni čas ste izrabili tudi za romanje v Rim. Naj vam prinese obilo duhovnih sadov in naj vas spremlja moj blagoslov!

[Saluto i fedeli provenienti da Ptuj e da altri Paesi della Slovenia! Il vostro pellegrinaggio a Roma in questo tempo quaresimale vi porti abbondanti frutti spirituali. Vi accompagni la mia Benedizione!]

Pozdrawiam Polaków, uczestników modlitwy „Anioł Pański". Dzisiejsza Ewangelia prowadzi nas do Jezusa, który przywraca wzrok niewidomemu od urodzenia. Chrystus jest światłością świata. On w sakramencie pokuty przywraca wzrok naszej duszy. Umocnieni Jego światłem postźpujmy w sprawiedliwości i prawdzie. Źyczź wam wszystkim dobrej niedzieli i z serca błogosławię.

[Saluto tutti i Polacchi che partecipano alla preghiera dell’Angelus. Il Vangelo di oggi ci presenta Gesù che restituisce la vista al cieco nato. Cristo è la luce del mondo. Nel sacramento della Penitenza Egli restituisce la vista alla nostra anima. Rafforzati dalla sua luce, impegniamoci nella giustizia e nella verità. Auguro a tutti voi una buona domenica e vi benedico di cuore.]

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare i fedeli delle seguenti parrocchie: Maria SS.ma del Rosario, in Terrasini; S. Pietro in Verona; S. Agostino, in Soriano. Saluto poi il gruppo della Polizia Municipale di Agropoli.

A tutti l'augurio di una serena domenica.











Il cuore di Benedetto XVI è vicino a chi soffre: all’Angelus, il Papa lancia un appello per la fine delle violenze in Terra Santa, per la liberazione dell’arcivescovo di Mossul e per la tutela dell’infanzia dopo la drammatica vicenda dei bambini morti a Gravina



All’Angelus in Piazza San Pietro, nella quarta domenica di Quaresima, Benedetto XVI ha rivolto tre appelli vibranti: per la liberazione dell’arcivescovo iracheno di Mossul e per la fine delle violenze in Terra Santa. Quindi, ricordando la drammatica vicenda dei bimbi Ciccio e Tore, trovati morti a Gravina, ha levato un appello per la tutela dell’infanzia. Commentando il Vangelo della domenica sul cieco nato guarito da Gesù, Benedetto XVI ha poi esortato i fedeli a non lasciarsi accecare dal proprio egoismo. Il servizio di Alessandro Gisotti:




Un Angelus nel segno della vicinanza a chi soffre, a chi piange la perdita dei propri cari a chi vive in condizioni estreme a causa della guerra. Con profonda tristezza, ha detto il Papa, seguo la drammatica vicenda del rapimento di mons. Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei. Il Papa si è unito all’appello del cardinale Emmanuel III Delly, affinché il presule, “oltretutto in precarie condizioni di salute, sia prontamente liberato”:

“Elevo, in pari tempo, la mia preghiera di suffragio per le anime dei tre giovani uccisi, che erano con lui al momento del rapimento. Esprimo, inoltre, la mia vicinanza a tutta la Chiesa in Iraq ed in particolare alla Chiesa caldea, ancora una volta duramente colpite, mentre incoraggio i Pastori e i fedeli tutti ad essere forti e saldi nella speranza. Si moltiplichino gli sforzi di quanti reggono le sorti del caro popolo iracheno, affinché grazie all’impegno e alla saggezza di tutti ritrovi pace e sicurezza, e non venga ad esso negato il futuro a cui ha diritto”.

Purtroppo, ha proseguito il Santo Padre, in questi ultimi giorni la tensione tra Israele e la Striscia di Gaza ha “raggiunto livelli assai gravi”. Ha così rinnovato un pressante invito alle Autorità, sia israeliane che palestinesi, “perché si fermi questa spirale di violenza, unilateralmente, senza condizioni”:

“Solo mostrando un rispetto assoluto per la vita umana, fosse anche quella del nemico, si potrà sperare di dare un futuro di pace e di convivenza alle giovani generazioni di quei popoli che, entrambi, hanno le loro radici nella Terra Santa. Invito tutta la Chiesa a elevare suppliche all’Onnipotente per la pace nella terra di Gesù e a mostrare solidarietà attenta e fattiva ad entrambe le popolazioni, israeliana e palestinese”.

Il Papa ha, poi, rivolto il pensiero alla tutela dell’infanzia. Nel corso della settimana, ha ricordato, la cronaca italiana ha appuntato la sua attenzione sulla triste fine di due bambini, noti come Ciccio e Tore, trovati morti a Gravina. “Una fine – ha detto il Santo Padre - che ha profondamente colpito me come tante famiglie e persone”. Parole corredate da un accorato appello:

“Vorrei cogliere l'occasione per lanciare un grido a favore dell'infanzia: prendiamoci cura dei piccoli! Bisogna amarli e aiutarli a crescere. Lo dico ai genitori, ma anche alle istituzioni. Nel lanciare questo appello, il mio pensiero va all’infanzia di ogni parte del mondo, particolarmente a quella più indifesa, sfruttata e abusata. Affido ogni bambino al cuore di Cristo, che ha detto: “Lasciate che i bambini vengano a me!”


Prima degli appelli, il Papa si era soffermato sul Vangelo della domenica che narra la guarigione del cieco nato. “Di fronte all’uomo segnato dal limite e dalla sofferenza – ha affermato - Gesù non pensa ad eventuali colpe, ma alla volontà di Dio che ha creato l’uomo per la vita”. Al cieco guarito, ha detto ancora, Gesù “rivela che è venuto nel mondo per operare un giudizio, per separare i ciechi guaribili da quelli che non si lasciano guarire perché presumono di essere sani”. E qui ha levato una viva esortazione a confessare le nostre cecità e miopie e, soprattutto, il grande peccato dell’orgoglio:


“E’ forte infatti nell’uomo la tentazione di costruirsi un sistema di sicurezza ideologico: anche la stessa religione può diventare elemento di questo sistema, come pure l’ateismo, o il laicismo, ma così facendo si resta accecati dal proprio egoismo. Cari fratelli, lasciamoci guarire da Gesù, che può e vuole donarci la luce di Dio!”

Guarendo il cieco nato, è la riflessione del Papa, Gesù opera una nuova creazione. Una guarigione, quella compiuta da Gesù, “che suscita un’accesa discussione perché Gesù la compie di sabato, trasgredendo, secondo i farisei, il precetto festivo. Alla fine del racconto, dunque, Gesù e il cieco si ritrovano entrambi “cacciati fuori” dai farisei: uno perché ha violato la legge e l’altro perché, malgrado la guarigione, rimane marchiato come peccatore dalla nascita. D’altro canto, anche i discepoli, secondo la mentalità comune del tempo, “danno per scontato che la sua cecità sia conseguenza di un peccato suo o dei suoi genitori”. Gesù, invece, è il richiamo del Papa, “respinge questo pregiudizio”, “facendoci sentire la viva voce di Dio, che è Amore provvido e sapiente”.








www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000238.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00238.jpg&var1=02/03/2008&var2=Vatican%20City&var3=Papa:%20fermare%20e%20senza%20condizioni%20la%20spirale%20della%20violenza%20in%20Terra%20Santa&settimana=10&anno_perlinknav=2008&dal=02/03&...









+PetaloNero+
Monday, March 03, 2008 1:08 AM
Da Petrus

In vista un vertice sui rapporti Vaticano-Cina alla luce della lettera del Pontefice



CITTA’ DEL VATICANO - Il Cardinale Joseph Zen Ze-Kiun (nella foto), vescovo di Hong Kong, ed il suo coadiutore, Monsignor John Tong Hon, parteciperanno l'11 e 12 marzo ad una riunione convocata in Vaticano dal segretario di Stato Tarcisio Bertone per fare un bilancio dopo la lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi. Lo afferma il quotidiano di Hong Kong ‘South China Morning Post’. L'incontro, spiega il giornale, conferma di fatto ''le voci secondo le quali la Cina e' pronta a procedere nei negoziati prima delle Olimpiadi, che si terranno in agosto a Pechino''. Il direttore dell'Ufficio statale per gli Affari religiosi, Ye Xiaowen, ha dichiarato recentemente che ''Cina e Vaticano si stanno avvicinando'' e che sara' possibile stabilire relazioni con la Santa Sede se questa rompera' con Taiwan e si impegnera' a ''non interferire negli affari interni'' cinesi.
+PetaloNero+
Monday, March 03, 2008 2:47 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

Em.mo Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia), Presidente della Conferenza Episcopale Italiana;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale di Guatemala, in Visita "ad Limina Apostolorum":

Em.mo Card. Rodolfo Quezada Toruño, Arcivescovo di Guatemala
con gli Ausiliari:
S.E. Mons. José Ramiro Pellecer Samayoa, Vescovo tit. di Teglata di Proconsolare,
S.E. Mons. Mario Enrique Ríos Mont, C.M., Vescovo tit. di Tiguala,
S.E. Mons. Gustavo Rodolfo Mendoza Hernández, Vescovo tit. di Selemsele,
S.E. Mons. Raúl Antonio Martínez Paredes, Vescovo tit. di Mizigi;

S.E. Mons. Víctor Hugo Palma Paúl, Vescovo di Escuintla;

S.E. Mons. Julio Edgar Cabrera Ovalle, Vescovo di Jalapa en Guatemala;

S.E. Mons. Bernabé de Jesús Sagastume Lemus, Vescovo di Santa Rosa de Lima.

Il Papa riceve questo pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

+PetaloNero+
Monday, March 03, 2008 2:49 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AI PARTECIPANTI AL XXVI CAPITOLO GENERALE DEI SALESIANI DI DON BOSCO

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Rettore Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, Don Pascual Chavez Villanueva, in occasione del XXVI Capitolo Generale della Congregazione, che inizia oggi:


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Al Reverendissimo Signore
Don Pascual Chávez Villanueva, S.D.B.
Rettore Maggiore dei Salesiani di Don Bosco

1. Mi è particolarmente gradito far giungere il mio cordiale saluto a Lei e ai partecipanti al XXVI Capitolo Generale, che costituisce un momento di grazia nella vita di codesta Congregazione presente ormai in tutti i continenti. In esso sono chiamate a confrontarsi la ricchezza e la diversità delle esperienze, delle culture, delle attese dei Salesiani, impegnati in molteplici attività apostoliche e desiderosi di rendere sempre più efficace il loro servizio nella Chiesa. Il carisma di Don Bosco è un dono dello Spirito per l’intero Popolo di Dio, ma solo nell’ascolto docile e nella disponibilità all’azione divina è possibile interpretarlo e renderlo, anche in questo nostro tempo, attuale e fecondo. Lo Spirito Santo, che a Pentecoste scese con abbondanza sulla Chiesa nascente, continua come vento a soffiare dove vuole, come fuoco a sciogliere il ghiaccio dell’egoismo, come acqua a irrigare ciò che è arido. Riversando sui Capitolari l’abbondanza dei suoi doni, Egli raggiungerà il cuore dei Confratelli, li farà ardere del suo amore, li infiammerà del desiderio di santità, li spingerà ad aprirsi alla conversione e li rafforzerà nella loro audacia apostolica.

2. I figli di don Bosco appartengono alla folta schiera di quei discepoli che Cristo ha consacrato a sé per mezzo del suo Spirito con uno speciale atto di amore. Egli li ha riservati per sé; per questo il primato di Dio e della sua iniziativa deve risplendere nella loro testimonianza. Quando si rinuncia a tutto per seguire il Signore, quando Gli si dà ciò che si ha di più caro affrontando ogni sacrificio, allora non deve sorprendere se, come è avvenuto per il divin Maestro, si diventa "segno di contraddizione", perché il modo di pensare e di vivere della persona consacrata finisce per trovarsi spesso in contrasto con la logica del mondo. In realtà, ciò è motivo di conforto perché testimonia che il suo stile di vita è alternativo rispetto alla cultura del tempo e può svolgere in essa una funzione in qualche modo profetica. E’ necessario però, a questo fine, vigilare sui possibili influssi del secolarismo per difendersi e potere così proseguire sulla strada intrapresa con determinazione, superando un "modello liberale" di Vita consacrata e conducendo un’esistenza tutta centrata sul primato dell’amore di Dio e del prossimo.

3. Il tema scelto per questo Capitolo Generale è lo stesso programma di vita spirituale e apostolica fatto proprio da Don Bosco: "Da mihi animas, cetera tolle". In esso è racchiusa tutta la personalità del grande Santo: una profonda spiritualità, l’intraprendenza creativa, il dinamismo apostolico, la laboriosità instancabile, l’audacia pastorale e soprattutto il suo consacrarsi senza riserve a Dio e ai giovani. Egli fu un santo di una sola passione: "la gloria di Dio e la salvezza delle anime". E’ di vitale importanza che ogni salesiano tragga continuamente ispirazione da Don Bosco: lo conosca, lo studi, lo ami, lo imiti, lo invochi, faccia propria la sua stessa passione apostolica, che sgorga dal cuore di Cristo. Tale passione è capacità di donarsi, di appassionarsi per le anime, di patire per amore, di accettare con serenità e gioia le esigenze quotidiane e le rinunce della vita apostolica. Il motto "Da mihi animas, cetera tolle" esprime in sintesi la mistica e l’ascetica del salesiano. Non vi può essere un’ardente mistica senza una robusta ascesi che la sostenga; e viceversa nessuno è disponibile a pagare un prezzo alto ed esigente, se non ha scoperto un tesoro affascinante e inestimabile. In un tempo di frammentazione e di fragilità qual è il nostro, è necessario superare la dispersione dell’attivismo e coltivare l’unità della vita spirituale attraverso l’acquisizione di una profonda mistica e di una solida ascetica. Ciò alimenta l’impegno apostolico ed è garanzia di efficacia pastorale. In questo deve consistere il cammino di santità di ogni Salesiano, su questo deve concentrarsi la formazione delle nuove vocazioni alla vita consacrata salesiana. La lectio divina e l’Eucaristia, vissute quotidianamente, sono luce e forza della vita spirituale del salesiano consacrato. Egli deve nutrire la sua giornata di ascolto e di meditazione della Parola di Dio, aiutando anche i giovani e i fedeli laici a valorizzarla nella loro vita quotidiana e sforzandosi poi di tradurre in testimonianza quanto la Parola indica. "L’Eucaristia ci attira nell’atto oblativo di Gesù. Noi non riceviamo soltanto in modo statico il Logos incarnato, ma veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione" (Enc. Deus caritas est, 13). Condurre una vita semplice, povera, sobria, essenziale e austera: questo aiuterà i Salesiani ad irrobustire la loro risposta vocazionale, di fronte ai rischi e alle minacce della mediocrità e dell’imborghesimento, questo li porterà ad essere più vicini ai bisognosi e agli emarginati.

4. Sull’esempio del loro amato Fondatore, i Salesiani devono essere bruciati dalla passione apostolica. La Chiesa universale e le Chiese particolari in cui sono inseriti attendono da loro una presenza caratterizzata da slancio pastorale e da un audace zelo evangelizzatore. Le Esortazioni apostoliche post-sinodali riguardanti l’evangelizzazione nei vari continenti, potranno essere loro di stimolo e di orientamento per realizzare nei diversi contesti una evangelizzazione inculturata. La recente Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione può aiutarli ad approfondire come comunicare a tutti, specialmente ai giovani più poveri, la ricchezza dei doni del Vangelo. L’evangelizzazione sia la principale e prioritaria frontiera della loro missione oggi. Essa presenta impegni molteplici, sfide urgenti, campi di azione vasti, ma suo compito fondamentale risulta quello di proporre a tutti di vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta Gesù. Nelle situazioni plurireligiose ed in quelle secolarizzate occorre trovare vie inedite per far conoscere, specialmente ai giovani, la figura di Gesù, affinché ne percepiscano il perenne fascino. Centrale pertanto deve essere nella loro azione apostolica l’annuncio di Gesù Cristo e del suo Vangelo, insieme con l’appello alla conversione, all’accoglienza della fede e all’inserimento nella Chiesa; da qui poi nascono i cammini di fede e di catechesi, la vita liturgica, la testimonianza della carità operosa. Il loro carisma li pone nella situazione privilegiata di poter valorizzare l’apporto dell’educazione nel campo dell’evangelizzazione dei giovani. Senza educazione, in effetti, non c’è evangelizzazione duratura e profonda, non c’è crescita e maturazione, non si dà cambio di mentalità e di cultura. I giovani nutrono desideri profondi di vita piena, di amore autentico, di libertà costruttiva; ma spesso purtroppo le loro attese sono tradite e non giungono a realizzazione. E’ indispensabile aiutare i giovani a valorizzare le risorse che portano dentro come dinamismo e desiderio positivo; metterli a contatto con proposte ricche di umanità e di valori evangelici; spingerli ad inserirsi nella società come parte attiva attraverso il lavoro, la partecipazione e l’impegno per il bene comune. Ciò richiede a chi li guida di allargare gli ambiti dell’impegno educativo con attenzione alle nuove povertà giovanili, all’educazione superiore, all’immigrazione; richiede inoltre di avere attenzione alla famiglia e al suo coinvolgimento. Su questo aspetto così importante mi sono soffermato nella Lettera sull’urgenza educativa, che ho recentemente indirizzato ai fedeli di Roma, e che ora idealmente consegno a tutti i Salesiani.

5. Fin dall’origine la Congregazione salesiana si è impegnata nell’evangelizzazione in diverse parti del mondo: dalla Patagonia e dall’America Latina, all’Asia e all’Oceania, all’Africa e al Madagascar. In un momento in cui in Europa le vocazioni diminuiscono e le sfide dell’evangelizzazione crescono, la Congregazione salesiana deve essere attenta a rafforzare la proposta cristiana, la presenza della Chiesa e il carisma di Don Bosco in questo continente. Come l’Europa è stata generosa con l’invio di numerosi missionari in tutto il mondo, così ora tutta la Congregazione, facendo appello specialmente alle Regioni ricche di vocazioni, sia disponibile nei suoi confronti. Per prolungare nel tempo la missione tra i giovani, lo Spirito Santo ha guidato Don Bosco a dar vita a varie forze apostoliche animate dal medesimo spirito e accomunate dallo stesso impegno. I compiti dell’evangelizzazione e dell’educazione richiedono infatti numerosi apporti, che sappiano operare in sinergia; per questo i Salesiani hanno coinvolto in tale opera numerosi laici, le famiglie e i giovani stessi, suscitando tra loro vocazioni apostoliche che mantengano vivo e fecondo il carisma di Don Bosco. Occorre proporre a questi giovani il fascino della vita consacrata, la radicalità della sequela di Cristo obbediente, povero e casto, il primato di Dio e dello Spirito, la vita fraterna in comunità, lo spendersi totalmente per la missione. I giovani sono sensibili a proposte di impegno esigente, ma hanno bisogno di testimoni e guide che sappiano accompagnarli nella scoperta e nell’accoglienza di tale dono. In questo contesto so che la Congregazione sta dedicando speciale attenzione alla vocazione del salesiano coadiutore, senza la quale essa perderebbe la fisionomia che Don Bosco volle darle. Certo, è una vocazione non facile da discernere e da accogliere; essa sboccia più facilmente laddove sono promosse tra i giovani le vocazioni laicali apostoliche e viene loro offerta una gioiosa ed entusiastica testimonianza della consacrazione religiosa. L’esempio e l’intercessione del Beato Artemide Zatti e di altri venerati fratelli coadiutori, che hanno speso la loro esistenza per il Regno di Dio, ottengano anche oggi alla Famiglia salesiana il dono di tali vocazioni.

6. Colgo volentieri quest’occasione per rivolgere un ringraziamento particolare alla Congregazione salesiana per il lavoro di ricerca e di formazione che svolge nell’Università Pontificia Salesiana, dove si sono formati e sono stati docenti anche alcuni tra i miei attuali più stretti e stimati collaboratori. Essa ha un’identità che le viene dal carisma di Don Bosco ed offre a tutta la Chiesa un contributo originale e specifico. Unica tra le Università Pontificie, ha una Facoltà di Scienze dell’Educazione ed un Dipartimento di Pastorale Giovanile e Catechetica, sostenuti dagli apporti di altre Facoltà. In vista di uno studio che si avvalga della diversità delle culture e sia attento alla molteplicità dei contesti, è auspicabile che si incrementi in essa la presenza di docenti provenienti da tutta la Congregazione. Nell’emergenza educativa che esiste in numerose parti del mondo, la Chiesa ha bisogno del contributo di studiosi che approfondiscano la metodologia dei processi pedagogici e formativi, l’evangelizzazione dei giovani, la loro educazione morale, elaborando insieme risposte alle sfide della postmodernità, dell’interculturalità e della comunicazione sociale e cercando nel contempo di venire in aiuto alle famiglie. Il sistema preventivo di Don Bosco e la tradizione educativa salesiana spingeranno sicuramente la Congregazione a proporre una pedagogia cristiana attuale, ispirata allo specifico carisma che le è proprio. L’educazione costituisce uno dei punti nodali della questione antropologica odierna, alla cui soluzione l’Università Pontificia Salesiana non mancherà, ne sono sicuro, di offrire un prezioso contributo.

8. Signor Rettore Maggiore, il compito che sta davanti alla Congregazione Salesiana è arduo, ma anche esaltante: ogni membro della vostra grande Famiglia religiosa è infatti chiamato a rendere presente don Bosco tra i giovani del nostro tempo. Nel 2015 celebrerete il bicentenario della sua nascita e con le scelte che opererete in questo Capitolo Generale, voi iniziate già la preparazione delle celebrazioni di tale importante evento giubilare. Ciò vi sia di sprone ad essere sempre più "segni credibili dell’amore di Dio ai giovani" e a far sì che i giovani siano davvero speranza della Chiesa e della società. La Vergine Maria, che Don Bosco vi ha insegnato ad invocare come Madre della Chiesa ed Ausiliatrice dei cristiani, vi sostenga nei vostri propositi. "E’ Lei che ha fatto tutto", ripeteva Don Bosco al termine della sua vita, riferendosi a Maria. Sarà dunque ancora Lei ad essere la vostra guida e maestra. Vi aiuterà a comunicare "il carisma di Don Bosco". Sarà per la vostra Congregazione e per l’intera Famiglia salesiana, per gli educatori e soprattutto per i giovani, Madre e Stella della speranza. Nel porgere alla vostra attenzione queste mie riflessioni, vi rinnovo l’espressione della mia gratitudine per il servizio che rendete alla Chiesa, e, mentre vi assicuro la mia costante preghiera, imparto di cuore a Lei, Rettore Maggiore, ai partecipanti all’Assemblea capitolare e all’intera Famiglia salesiana una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 1° Marzo 2008

BENEDICTUS PP. XVI










Il Papa ai salesiani: portate Cristo ai giovani vincendo mediocrità, imborghesimento e secolarismo



Anche in questo nostro tempo, rendete attuale e fecondo il carisma di Don Bosco consacrandovi senza riserve a Dio e ai giovani: è l’esortazione di Benedetto XVI ai salesiani nel messaggio al Rettore Maggiore Pascual Chávez Villanueva, in occasione del 26.mo Capitolo generale, i cui lavori si sono aperti oggi a Roma. Nel documento, il Papa si sofferma sulle grandi sfide dell’educazione e dell’evangelizzazione, che sin dalla nascita caratterizzano l’attività apostolica della Famiglia Salesiana. Il servizio di Alessandro Gisotti:


“Una profonda spiritualità, l’intraprendenza creativa, il dinamismo apostolico, la laboriosità instancabile, l’audacia pastorale e soprattutto” il “consacrarsi senza riserve a Dio e ai giovani”: i salesiani, scrive Benedetto XVI, devono sempre tener a mente questi tratti distintivi del loro fondatore Don Bosco. Quando si rinuncia a tutto per seguire il Signore, sottolinea il Papa, si diventa “segno di contraddizione”, perché il modo di pensare e di vivere della persona consacrata finisce per trovarsi spesso in contrasto con la logica del mondo”. Ma ciò, rileva, “è motivo di conforto perché testimonia che il suo stile di vita è alternativo rispetto alla cultura del tempo”. A questo fine, avverte, bisogna “vigilare sui possibili influssi del secolarismo” superando un “modello liberale di vita consacrata e conducendo un’esistenza tutta centrata sul primato dell’amore di Dio e del prossimo”.


Ha poi rivolto il pensiero all’evangelizzazione, definita la “principale e prioritaria frontiera” della missione dei salesiani. “Nelle situazioni plurireligiose ed in quelle secolarizzate – è l’invito di Benedetto XVI – occorre trovare vie inedite per far conoscere, specialmente ai giovani, la figura di Gesù, affinché ne percepiscano il perenne fascino”. Centrale è dunque “l’annuncio di Gesù Cristo e del suo Vangelo, insieme con l’appello alla conversione, all’accoglienza della fede e all’inserimento nella Chiesa”. Una parte consistente del Messaggio, il Pontefice la dedica alla pastorale giovanile, indicando in particolare l’apporto dell’educazione nel campo dell’evangelizzazione dei giovani. Senza educazione, avverte, “non c’è evangelizzazione duratura e profonda, non c’è crescita e maturazione”, né si può promuovere un “cambio di mentalità e di cultura”.


I giovani, costata il Papa, “nutrono desideri profondi di vita piena, di amore autentico, di libertà costruttiva; ma spesso purtroppo le loro attese sono tradite e non giungono a realizzazione”. E’ allora “indispensabile aiutare i giovani a valorizzare le risorse che portano dentro come dinamismo e desiderio positivo; metterli a contatto con proposte ricche di umanità e di valori evangelici”. Ciò, prosegue, “richiede a chi li guida di allargare gli ambiti dell’impegno educativo con attenzione alle nuove povertà giovanili, all’educazione superiore, all’immigrazione; richiede inoltre di avere attenzione alla famiglia e al suo coinvolgimento”.


I giovani, scrive ancora, sono “sensibili a proposte di impegno esigente, ma hanno bisogno di testimoni e guide che sappiano accompagnarli nella scoperta e nell’accoglienza di tale dono”. Benedetto XVI non manca di lodare il lavoro di ricerca e formazione svolto nella Pontificia Università Salesiana, dove, ricorda, si sono formati anche alcuni tra i suoi più stretti collaboratori. E invita l’ateneo a dare il suo contributo sul punto nodale della questione antropologica. Il Papa ribadisce che “in un tempo di frammentazione e di fragilità qual è il nostro, è necessario superare la dispersione dell’attivismo e coltivare l’unità della vita spirituale attraverso l’acquisizione di una profonda mistica e di una solida ascetica”. Ed aggiunge: “La lectio divina e l’Eucaristia, vissute quotidianamente, sono luce e forza della vita spirituale del salesiano consacrato”. Il Papa esorta i salesiani a condurre “una vita semplice, povera, sobria, essenziale e austera”: questo li aiuterà “ad irrobustire la loro risposta vocazionale, di fronte ai rischi e alle minacce della mediocrità e dell’imborghesimento” e “li porterà ad essere più vicini ai bisognosi e agli emarginati”. Il messaggio si conclude con l’incoraggiamento del Papa ai salesiani ad essere sempre più “segni credibili dell’amore di Dio ai giovani”, affinché le nuove generazioni siano davvero speranza della Chiesa e della società.



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+PetaloNero+
Monday, March 03, 2008 2:49 PM
I vescovi del Guatemala da Benedetto XVI per la visita "ad Limina": la povertà e la difesa della vita, le grandi sfide della Chiesa nel Paese centroamericano



E' iniziata stamane la visita "ad Limina" dei vescovi del Guatemala, il Paese latinoamericano con alle spalle una storia sofferta per la conquista della democrazia: già colonia spagnola, indipendente dal 1839, sottoposta a vari regimi militari dittatoriali, percorsa da guerre civili, tornata nel 1985 ad un governo civile, contestato a più riprese dai militari, fino all’accordo di pace del 1996; due anni dopo l’assassinio di uno dei suoi principali artefici, mons. Juan José Gerardi, ausiliarie e vicario generale di Città del Guatemala, strenuo difensore dei diritti umani. Oggi, questa Nazione - già visitata tre volte da Giovanni Paolo II – cerca di risalire, fra molti ostacoli, la via dello sviluppo democratico ed il rilancio economico. Alina Tufani del nostro programma ispano-americano ha intervistato il cardinale Rodolfo Quezada Toruño, arcivescovo della capitale, ricevuto in udienza dal Papa, accompagnato da altri sette presuli del suo Paese.


D. – Eminenza, sono tante le sfide della Chiesa in Guatemala. A suo giudizio, quali sono le più urgenti?


R. – Mi sembra che siano quattro. La prima, è la povertà della nostra gente, dei nostri fratelli. Il 60 per cento della popolazione guatemalteca si trova in una situazione di povertà. La seconda sfida potrebbe essere quella di un’azione incisiva contro le sette neopentecostali. La terza, mi sembra sia, una vera inculturazione della cultura indigena. Noi abbiamo 22 etnie differenti nella nazione. E, infine, una sfida per arrivare ad una Chiesa più matura, che difenda la vita.


D. – Come lei ha detto, il Guatemala è una nazione con una grande diversità culturale, che oggi soffre anche del proselitismo delle sette ed anche dei problemi globali, come la secolarizzazione e il relativismo. Come realizzare questa nuova evangelizzazione e, nel caso del Guatemala, l’inculturazione del Vangelo?


R. – Prima di tutto, bisogna riconoscere che le etnie indigene da noi non sono un problema, sono piuttosto, come diciamo in spagnolo, un “desafio”, una sfida, perchè questa cultura indigena ha veramente molti, moltissimi valori. Dobbiamo riconoscerli, scoprirli e, soprattutto, valorizzarli, perché queste etnie indigene sono state sempre considerate come cittadini di seconda classe. Sono cristiani, ma bisogna sempre approfondire la fede. Questa è una sfida pastorale soprattutto per i vescovi la cui maggioranza nelle loro diocesi è indigena. Ma io questo lo vedo non come un problema ma come una sfida. Anzi, io ora al Pontificio Consiglio della Cultura terrò una piccola conferenza sul secolarismo e le sette fondamentaliste. Dobbiamo guardare al futuro con molto ottimismo.


D. – Eminenza, come lei ha detto c’è un’urgenza nella lotta per la difesa della vita in Guatemala di fronte a progetti di legge come la pianificazione familiare, l’aborto. Qual è il panorama legislativo di fronte a questo nuovo governo?


R. – Bisogna distinguere tra il Congresso della Repubblica ed il Governo. Questo governo vuol fare qualcosa di nuovo nell’ambito della solidarietà. Speriamo! Speriamo che possano veramente fare tutto quello che hanno promesso nella campagna politica. Ma nel Congresso purtroppo sono molti i deputati che sono stati rieletti. Ed abbiamo avuto dei problemi con queste leggi ambigue, che praticamente aiutano l’aborto. Speriamo di non avere altri problemi. Ma noi vescovi siamo chiari in questo senso, per difendere la vita a qualsiasi prezzo. Quindi, credo ci troviamo nella via che dobbiamo percorrere.


D. – Forse una delle preoccupazioni più recenti della Chiesa e tante altre istituzioni è stata la reintroduzione dell’applicazione della pena di morte nel Paese, un passo indietro rispetto alla decisione presa dal governo precedente, che a dicembre scorso ha votato nell’assemblea dell’ONU a favore della moratoria della pena capitale. Che sta succedendo?


R. – Noi siamo totalmente contro questa reintroduzione della pena di morte. Non tutte le denominazioni non cattoliche, ma alcune hanno già detto di no. Comunque, speriamo che il governo faccia il suo dovere, soprattutto il presidente e il vice presidente, perché hanno ancora il diritto di porre il veto alla legge. Soprattutto devono guardare alla reazione avversa di tutta la comunità internazionale, perché lei ha ragione, il governo scorso ha approvato la moratoria alle Nazioni Unite. Vediamo un po’, ma siamo pronti a difendere sempre l’aspetto della vita.


D. - Circa una settimana fa il presidente Alvaro Colom ha annunciato l’apertura degli archivi militari che permetteranno di conoscere la sorte di più di 50 mila scomparsi nei 36 anni di una guerra civile, che costò la vita a più di 200 mila persone. Lei considera che questa misura permetterà di risolvere il problema della impunità?


R. – Spero di sì, spero soprattutto che questi archivi non siano già stati distrutti.


D. - Il prossimo 26 aprile si compiono dieci anni dall’assassinio di mons. Juan Josè Gherardi. Mons. Gherardi sostenne che la verità sul conflitto armato avrebbe aperto il cammino del perdono e la riconciliazione nel Paese. Questa stessa verità lo portò alla morte due giorni dopo la presentazione della relazione “Guatemala mai più”, in cui si tracciava una memoria storica di migliaia di casi di violazione dei diritti umani, durante la guerra. Come sarà commemorato questo decimo anniversario?


R. – Si prepara una grande celebrazione, soprattutto da parte del nostro ufficio della ODA, Ufficio diritti umani dell’arcivescovado. Verrà fuori una bella pubblicazione dove siamo chiaramente disposti al perdono, ma vogliamo sapere chi dobbiamo perdonare e per che cosa dobbiamo perdonarlo. Siamo veramente disposti a tutto questo. Il lavoro che ha fatto mons. Gherardi è veramente un lavoro straordinario, perché almeno adesso si sa che cosa è successo. Dobbiamo andare avanti per cercare la riconciliazione del popolo guatemalteco.


D. – Sua Eminenza, lei è stato un testimone di primo piano della storia della Chiesa latino-americana almeno negli ultimi 50 anni. Alla luce di questa storia, come vede lei i risultati della quinta conferenza di Aparecida?


R. – Ha una grande importanza soprattutto per l’evangelizzazione in questo momento. E’ stata veramente una riunione meravigliosa. Si cominciano già a vedere i frutti in tutte le diocesi. È stato veramente un momento di grazia per la Chiesa in America Latina e soprattutto per l’impegno con i più poveri.


D. – In ultimo, Sua Eminenza, quali sono le aspettative dei vescovi del Guatemala di fronte a questa visita ad Limina e all’incontro con il Santo Padre Benedetto XVI?


R. – Prima di tutto l’incontro personale con il successore di Pietro è sempre una grazia speciale del Signore. Dobbiamo stare attenti a quello che ci dirà il Santo Padre nella riunione, perché questi pensieri o queste direttive del Santo Padre certamente vanno recepite da noi vescovi nel nostro programma generale di azione pastorale nella Chiesa del Guatemala.



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Monday, March 03, 2008 2:50 PM
Da Petrus

Da Bartolomeo I al premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, tutti gli impegni settimanali del Santo Padre

CITTA’ DEL VATICANO - Settimana ricca di appuntamenti per Benedetto XVI. Oltre alla consueta udienza generale del mercoledì - che si tiene sempre in due momenti (prima nella Basilica vaticana e poi nell'Aula Paolo VI) - il Papa riceverà in udienza il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, a cui seguirà un momento di preghiera nella Cappella 'Redemptoris Mater'. Venerdì mattina, invece, il Pontefice avrà in udienza il primo ministro del Lussemburgo, Jean-Claude Juncker. La notizia, anticipata dall'agenzia francofona I-Media, trova conferma in Vaticano. Si tratta del primo incontro tra il 'decano' dei leader europei e il Papa tedesco. Dopo l'udienza con Benedetto XVI, Juncker incontrerà anche Monsignor Dominique Mamberti, segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, mentre non ci sarà un incontro con il Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, che dovrebbe partire per l'Azerbaigian. Domenica, infine, il Pontefice presiederà una Messa per gli animatori del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, in occasione del 25esimo di istituzione del Centro, in via Pfeiffer. A seguire, a mezzogiorno, reciterà il tradizionale Angelus dalla finestra del Palazzo apostolico.



+PetaloNero+
Monday, March 03, 2008 2:51 PM
Da Petrus

Lutero e il protestantesimo al centro del tradizionale seminario estivo del Papa con i suoi ex allievi



CITTA’ DEL VATICANO - Il Papa e i suoi ex allievi discuteranno di Martin Lutero e di protestantesimo nel corso di un seminario a porte chiuse che si svolgerà alla fine della prossima estate nella residenza di Castel Gandolfo. La questione al centro delle discussioni, in sintesi, è se il monaco tedesco che nel Cinquecento spaccò in due la cristianità voleva creare una frattura - come sostiene quasi unanimemente la storiografia - o, invece, intendeva sì riformare, ma senza traumi, la storia millenaria della Chiesa. I sacerdoti, i teologi, i filosofi che studiarono teologia con il Professor Joseph Ratzinger all'epoca in cui insegnava negli atenei tedeschi (c'è anche un Cardinale, l'arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn) analizzeranno, a quanto si apprende, un argomento apparentemente specialistico ma dalle ampie ripercussioni culturali e religiose: la successione apostolica. Gli apostoli, infatti, hanno trasmesso la loro autorità ai vescovi. Ma mentre per i cattolici e per gli ortodossi questo 'passaggio di consegne' è la garanzia che la Tradizione non vada persa, per la maggior parte dei protestanti la successione apostolica va intesa solo come successione della parola di Dio e non delle strutture ecclesiastiche, che rimangono teologicamente leggere e non si frappongono tra il credente e Dio. Alcuni studi realizzati di recente in Germania e nel Nord Europa hanno iniziato a istillare un dubbio. Non sarà che questa distinzione era intesa da Lutero in modo meno rigido di quanto non sia sembrato nel corso dei secoli? In Svezia, ad esempio, la Chiesa protestante riconosce la successione apostolica in un modo che è più vicino al mondo cattolico. La domanda è se anche Lutero (1483-1546) aveva idee 'più cattoliche' di quanto abbia stabilito la storiografia successiva. Un'eventualità che potrebbe non piacere a tutti i protestanti, ma che, per Benedetto XVI e i suoi studenti, potrebbe aiutare il dialogo con il mondo protestante.
+PetaloNero+
Monday, March 03, 2008 3:14 PM
Il papa in visita al Centro San Lorenzo



di Mattia Bianchi/ 03/03/2008

Compie 25 anni il centro di spiritualità voluto da Giovanni Paolo II. Per l'occasione, domenica 9 marzo, Benedetto XVI, darà inizio ai festeggiamenti, celebrando una messa per i giovani.

Voluto da Giovanni Paolo II, promosso e gestito dal Pontificio Consiglio per i Laici, il Centro internazionale giovanile San Lorenzo, sito presso la chiesa di San Lorenzo in Piscibus, a due passi da San Pietro, compie in questi giorni 25 anni. La «Casa dei giovani» presso la Santa Sede, luogo di accoglienza, di preghiera, di formazione e di incontro per i giovani di tutto il mondo pellegrini a Roma, sede della Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù, venne infatti inaugurata da papa Giovanni Paolo II il 13 marzo 1983.

Domenica 9 marzo sarà lo stesso Benedetto XVI, a celebrare l'eucarestia nella chiesa di San Lorenzo, dando così inizio nel modo più solenne ai festeggiamenti. Dati i limiti di spazio della chiesa, purtroppo, la celebrazione - e solo questa - sarà aperta ai soli invitati.

Nella settimana seguente il programma prevede un vero e proprio triduo, che culminerà, domenica 16 marzo, con la partecipazione alla S. Messa delle Palme presieduta dal Santo Padre in piazza San Pietro. Tutti gli eventi, particolarmente dedicati ai giovani, sono però aperti a tutti gli interessati.

Giovedì 13 marzo i giovani della diocesi di Roma porteranno al Centro la Croce dell'Anno Santo con una processione solenne: seguiranno la celebrazione eucaristica presieduta da Card. Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, e una veglia di preghiera animata dai giovani stessi, con adorazione del Santissimo Sacramento fino alla mezzanotte.

Venerdì 14 marzo la celebrazione eucaristica sarà presieduta da Mons. Francis Kohn, Responsabile della Sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i Laici: seguirà una veglia animata dalla Comunità di Taizé in presenza di Frère Aloïs, Priore generale.

Nella mattina di sabato 15 marzo è previsto un incontro di riflessione e testimonianza sul tema: La storia e la missione del Centro Internazionale San Lorenzo. Vi prenderanno parte gli attuali responsabili, a partire da il Card. Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici come anche il Card. Paul Josef Cordes, attualmente Presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, che, 25 anni or sono, promosse la nascita del Centro; ci sarà una testimonianza scritta inviata da Mons. Józef Michalik, Arcivescovo di Przemyśl dei Latini e Presidente della Conferenza episcopale polacca, responsabile della Sezione Giovani nel 1983. Sono previste altresì le testimonianze di diversi giovani che si sono alternati nel corso degli anni al servizio del Centro.

L'incontro si chiuderà con la celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Josef Clemens, Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici. Una veglia serale, animata dalla Emmanuel School of Mission, preparerà la Giornata Mondiale della Gioventù, vissuta come ogni anno nella Domenica delle Palme.


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+PetaloNero+
Tuesday, March 04, 2008 2:36 PM
Incontro di lavoro in Vaticano tra una delegazione musulmana e il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso



Si svolge oggi e domani in Vaticano una riunione preliminare, di carattere tecnico-operativo, tra una delegazione musulmana e il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso per definire alcuni aspetti procedurali per l’avvio di una riflessione comune e la preparazione di un incontro di personalità islamiche con il Santo Padre. La riunione segue un carteggio tra esponenti islamici e Santa Sede e la recente visita del cardinale Jean-Louis Tauran alla prestigiosa Università islamica di Al-Azhar al Cairo. Tra gli elementi di questo scambio epistolare figura una lettera inviata da 138 saggi musulmani al Papa e ai responsabili delle Chiese cristiane che individua nell’amore di Dio e del prossimo il punto in comune tra cristianesimo e islam. Ascoltiamo in proposito la riflessione di un teologo, don Andrea Pacini, consultore della Commissione per i rapporti religiosi con i musulmani presso il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. L’intervista è di Fabio Colagrande:

R. – Direi che la lettera esprime il frutto del dialogo intercorso negli ultimi decenni. Certamente non ha risolto i problemi, ma apre – semmai – delle prospettive interessanti per poterli risolvere in futuro. A me pare, per esempio, molto interessante che nell’introduzione a questa lettera venga detto in maniera esplicita che espressione concreta dell’amore per il prossimo è il rispetto del suo diritto alla libertà religiosa. Ma come noi sappiamo questo è un tema molto caro alle comunità cristiane minoritarie nei Paesi musulmani e che spesso hanno invece notevoli difficoltà a vedersi riconosciuto questo diritto e il fatto che sia stato messo a tema come espressione concreta dell’amore per il prossimo, mi pare un passo avanti importante.


D. – A proposito della franchezza, che deve sempre contraddistinguere il dialogo, è stato interessante quanto ha detto ai nostri microfoni il cardinale Tauran, tornando dal suo viaggio presso l’Università islamica Al-Azhar al Cairo. Ci ha infatti raccontato che la parte musulmana, durante questo incontro, ha insistito molto sul fatto che, secondo il Corano, in materia di religione non ci sia costrizione e lo stesso cardinale Tauran ne ha approfittato a questo punto per dire che questo è principio molto bello, ma che ci sono dei Paesi in cui questo principio non viene applicato e ci sono situazioni in cui i cristiani non hanno nemmeno la possibilità di avere una Chiesa per praticare il loro culto. Da parte musulmana c’è stato il riconoscimento che si tratta di un problema, di un problema da risolvere. Resta questa della libertà religiosa una delle tematiche più delicate?


R. – Questa della libertà religiosa è una delle tematiche più delicate e direi anche una tematica fondamentale. Tra l’altro, all’interno del mondo musulmano contemporaneo, noi anche recentemente abbiamo assistito a delle spinte diversificate. Facciamo un esempio: nel Qatar, abbiamo assistito ad una grande apertura gestita e diretta dall’attuale Emiro verso la libertà religiosa che ha portato alla concessione di spazi alle diverse Chiese cristiane per la costruzione di edifici di culto e quindi l’uscita non solo dalla clandestinità, ma direi anche addirittura il dono di terreni su cui costruire le chiese. La chiesa cattolica sarà inaugurata dopo la prossima Pasqua. Dall’altra parte non possiamo, però, non prendere anche atto che in Algeria, ad esempio, soltanto due anni fa è stata emanata una nuova legge che condiziona fortemente l’esercizio della libertà religiosa. E’ soltanto di un mese fa la notizia dell’arresto di un prete cattolico soltanto perché aveva condotto una preghiera all’interno di una famiglia cattolica. Questa legge prevede, infatti, che si possa celebrare il culto soltanto ed esclusivamente negli edifici ufficialmente riconosciuti come tali dallo Stato. Il dialogo sarà, quindi, efficace in quanto passerà dalla dimensione - che ci vuole - di carattere culturale alla traduzione in prassi giuridiche che tutelino la libertà religiosa. Questo mi sembra il banco di prova e la verifica di efficacia di ogni percorso di dialogo.






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+PetaloNero+
Tuesday, March 04, 2008 2:37 PM
Il Papa invita a pregare perchè i cristiani perseguitati nel mondo continuino a testimoniare con coraggio il Vangelo. Intervista con “Aiuto alla Chiesa che soffre”



Una preghiera “perché i cristiani, che in tante parti del mondo e in varie maniere sono perseguitati a causa del Vangelo”, continuino “a testimoniare con coraggio e franchezza la Parola di Dio”. Recita così l’intenzione missionaria per il mese di marzo, proposta ai fedeli dal Papa nell'ambito dell’Apostolato della preghiera. Benedetto XVI ha più volte denunciato la mancanza di libertà che la Chiesa e i suoi membri patiscono in molti Paesi, spesso accompagnata da vere e proprie persecuzioni, che causano vittime e distruzioni di Chiese e strutture ecclesiali. Riascoltiamo, allora, qualche intervento del Papa in questo servizio di Alessandro De Carolis:


C’è un momento particolare nel corso dell’anno nel quale la Chiesa tocca con mano, e con commozione, un aspetto che la connota dalle sue stesse fondamenta: il martirio. Quando ad ogni fine di dicembre, l’agenzia vaticana Fides pubblica i nomi dei sacerdoti, delle suore, dei laici uccisi nel mondo, per ogni membro della gerarchia - al di là degli eventuali meriti di eccellenza poi riconosciuti agli scomparsi - si tratta di fermarsi a considerare, accanto ai sacrifici che comporta l’evangelizzazione, anche quello più alto e doloroso del sacrificio della vita. La Chiesa paga un prezzo di sangue ogni anno per portare, o rilanciare, il suo annuncio: il sangue di chi è o sarà consegnato alla memoria collettiva dalla presenza sugli altari e il sangue di chi forse non riceverà questo speciale onore ma rimarrà - nella non meno importante cerchia degli affetti - come esempio imitabile di coraggio e di dedizione a Cristo. Da quei sassi scagliati con ferocia contro il giovane Stefano, fuori le porte di Gerusalemme, “quanti figli e figlie della Chiesa nel corso dei secoli hanno seguito questo esempio!”, ha esclamato Benedetto XVI lo scorso 26 dicembre, riflettendo sugli altri “Stefano” della nostra epoca:


“Non di rado, infatti, anche oggi giungono notizie da varie parti del mondo di missionari, sacerdoti, vescovi, religiosi, religiose e fedeli laici perseguitati, imprigionati, torturati, privati della libertà o impediti nell’esercitarla perché discepoli di Cristo e apostoli del Vangelo; a volte si soffre e si muore anche per la comunione con la Chiesa universale e la fedeltà al Papa”.

Ognuno di loro, ha proseguito in quella e in altre occasioni il Papa, rappresenta un seme di quella speranza cristiana che la Chiesa annuncia nel mondo, ovvero “che l’amore di Cristo è più forte della violenza e dell’odio”. Chi sacrifica la propria vita per Cristo “attualizza” questa supremazia. Ma, ha precisato Benedetto XVI all’Angelus del 25 marzo 2007, coloro che sono morti per Cristo:

“Non hanno cercato il martirio, ma sono stati pronti a dare la vita per rimanere fedeli al Vangelo. Il martirio cristiano si giustifica soltanto come supremo atto d’amore a Dio ed ai fratelli”.




Tra gli organismi che hanno la specifica vocazione di sostenere le comunità ecclesiali più in difficoltà, spicca l’attività svolta da “Aiuto alla Chiesa che soffre” (ACS), l’Opera avviata una sessantina d’anni fa da padre Werenfried van Straaten. Al microfono di Alessandro De Carolis, una dei membri del Segretariato nazionale dell’Opera in Italia, Elvira Zito, racconta del particolare rapporto instaurato negli anni con padre Ragheed Aziz Ganni, il sacerdote caldeo ucciso il 3 giugno 2007 a Mossul:


R. - Padre Ragheed Ganni era, fra l'altro, uno dei più stretti collaboratori del vescovo [mons. Rahho - ndr] che si trova in questi giorni nelle mani dei rapitori. C’è rimasto particolarmente nel cuore, perchè rappresenta una testimonianza a noi vicina, in quanto i benefattori di Aiuto alla Chiesa che soffre - come fanno per altre centinaia di sacerdoti e suore - avevano messo a disposizione di padre Ganni una borsa di studio con la quale lui aveva approfondito i suoi studi in materie religiose. Peraltro, manteneva una corrispondenza regolare con noi, raccontandoci della sua esperienza pastorale in Iraq, dove era rientrato già da due o tre anni. Lui è stato ucciso in giugno e noi abbiamo accolto la notizia con particolare sofferenza, perché era una persona che ci era vicino. E’ diventato un po’ un’immagine rappresentativa dei tanti studenti che si preparano a Roma, per poi tornare a servizio nelle loro Chiese.


D. - Nella Chiesa, che è vittima di ostilità in molte parti del mondo, si consumano dei quotidiani "martirii" molto spesso sconosciuti al resto della comunità ecclesiale mondiale. Voi che per carisma aiutate la Chiesa che soffre, con quali esempi di queste persecuzioni siete venuti in contatto?


R. - Molti sono di una tipologia che noi definiamo di piccola o grande, ma comunque occulta, persecuzione. Nell’Europa orientale, in Bielorussia, notizie recenti ci dicono che a sette sacerdoti e a cinque suore non è stato rinnovato il visto. Si tratta, quindi, di forme occulte di ostruzionismo. Forme meno occulte e particolarmente gravi si registrano invece in Paesi come il Pakistan, dove nel Codice penale esiste il reato di blasfemia punito con la pena di morte.


D. - A cinque anni dalla sua scomparsa, come avvertite la presenza di colui che vi ha insegnato ad amare la Chiesa che soffre, padre Werenfried?


R. - L’avvertiamo innanzitutto attraverso i suoi scritti, che sono tuttora una fonte di ispirazione, soprattutto per realizzare una continuità dell’opera in un metodo che noi chiamiamo di "fedeltà creativa" al lavoro che padre Werenfried ha svolto dal 1947, quando ha fondato l’opera.








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+PetaloNero+
Wednesday, March 05, 2008 3:12 PM
L’UDIENZA GENERALE

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta in due momenti distinti: alle ore 10.30, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di studenti italiani; successivamente, nell’Aula Paolo VI, ha tenuto la catechesi e salutato i pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui Padri Apostolici, si è soffermato sulla figura di San Leone Magno.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.



SALUTO AGLI STUDENTI ITALIANI NELLA BASILICA VATICANA

Cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di accogliervi in questa Basilica e di rivolgere a tutti il mio cordiale benvenuto. Saluto voi, rappresentanti dell’Opera Madonnina del Grappa e del Movimento Speranza e vita, e vi incoraggio ad approfondire sempre di più la vostra vita di fede, tenendo presenti gli insegnamenti del vostro fondatore p. Enrico Mauri. Non stancatevi di affidarvi a Cristo e di testimoniarlo in ogni ambiente.

Saluto gli insegnanti, gli alunni e i genitori delle Scuole gestite dalle Apostole del Sacro Cuore di Gesù. Cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza così numerosa ed auguro a ciascuno di vivere questo tempo della scuola come occasione propizia per una autentica formazione integrale. Vi incoraggio a rafforzare la vostra adesione al Vangelo per essere sempre disponibili e pronti a compiere la volontà del Signore. Saluto, infine, tutti voi, studenti dei vari Istituti scolastici e vi assicuro la mia preghiera affinché lo Spirito Santo infonda nei vostri cuori la vera gioia e vi colmi dei suoi doni.



CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

proseguendo il nostro cammino tra i Padri della Chiesa, veri astri che brillano da lontano, nel nostro incontro di oggi ci accostiamo alla figura di un Papa, che nel 1754 fu proclamato da Benedetto XIV Dottore della Chiesa: si tratta di san Leone Magno. Come indica l’appellativo presto attribuitogli dalla tradizione, egli fu davvero uno dei più grandi Pontefici che abbiano onorato la Sede romana, contribuendo moltissimo a rafforzarne l’autorità e il prestigio. Primo Vescovo di Roma a portare il nome di Leone, adottato in seguito da altri dodici Sommi Pontefici, è anche il primo Papa di cui ci sia giunta la predicazione, da lui rivolta al popolo che gli si stringeva attorno durante le celebrazioni. E’ spontaneo pensare a lui anche nel contesto delle attuali udienze generali del mercoledì, appuntamenti che negli ultimi decenni sono divenuti per il Vescovo di Roma una forma consueta di incontro con i fedeli e con tanti visitatori provenienti da ogni parte del mondo.

Leone era originario della Tuscia. Divenne diacono della Chiesa di Roma intorno all’anno 430, e col tempo acquistò in essa una posizione di grande rilievo. Questo ruolo di spicco indusse nel 440 Galla Placidia, che in quel momento reggeva l’Impero d’Occidente, a inviarlo in Gallia per sanare una difficile situazione. Ma nell’estate di quell’anno il Papa Sisto III – il cui nome è legato ai magnifici mosaici di Santa Maria Maggiore – morì, e a succedergli fu eletto proprio Leone, che ne ricevette la notizia mentre stava appunto svolgendo la sua missione di pace in Gallia. Rientrato a Roma, il nuovo Papa fu consacrato il 29 settembre del 440. Iniziava così il suo pontificato, che durò oltre ventun anni, e che è stato senza dubbio uno dei più importanti nella storia della Chiesa. Alla sua morte, il 10 novembre del 461, il Papa fu sepolto presso la tomba di san Pietro. Le sue reliquie sono custodite anche oggi in uno degli altari della Basilica vaticana.

Quelli in cui visse Papa Leone erano tempi molto difficili: il ripetersi delle invasioni barbariche, il progressivo indebolirsi in Occidente dell’autorità imperiale e una lunga crisi sociale avevano imposto al Vescovo di Roma – come sarebbe accaduto con evidenza ancora maggiore un secolo e mezzo più tardi, durante il pontificato di Gregorio Magno – di assumere un ruolo rilevante anche nelle vicende civili e politiche. Ciò non mancò, ovviamente, di accrescere l’importanza e il prestigio della Sede romana. Celebre è rimasto soprattutto un episodio della vita di Leone. Esso risale al 452, quando il Papa a Mantova, insieme a una delegazione romana, incontrò Attila, capo degli Unni, e lo dissuase dal proseguire la guerra d’invasione con la quale già aveva devastato le regioni nordorientali dell’Italia. E così salvò il resto della Penisola. Questo importante avvenimento divenne presto memorabile, e rimane come un segno emblematico dell’azione di pace svolta dal Pontefice. Non altrettanto positivo fu purtroppo, tre anni dopo, l’esito di un’altra iniziativa papale, segno comunque di un coraggio che ancora ci stupisce: nella primavera del 455 Leone non riuscì infatti a impedire che i Vandali di Genserico, giunti alle porte di Roma, invadessero la città indifesa, che fu saccheggiata per due settimane. Tuttavia il gesto del Papa – che, inerme e circondato dal suo clero, andò incontro all’invasore per scongiurarlo di fermarsi – impedì almeno che Roma fosse incendiata e ottenne che dal terribile sacco fossero risparmiate le Basiliche di San Pietro, di San Paolo e di San Giovanni, nelle quali si rifugiò parte della popolazione terrorizzata.

Conosciamo bene l’azione di Papa Leone, grazie ai suoi bellissimi sermoni – ne sono conservati quasi cento in uno splendido e chiaro latino – e grazie alle sue lettere, circa centocinquanta. In questi testi il Pontefice appare in tutta la sua grandezza, rivolto al servizio della verità nella carità, attraverso un esercizio assiduo della parola, che lo mostra nello stesso tempo teologo e pastore. Leone Magno, costantemente sollecito dei suoi fedeli e del popolo di Roma, ma anche della comunione tra le diverse Chiese e delle loro necessità, fu sostenitore e promotore instancabile del primato romano, proponendosi come autentico erede dell’apostolo Pietro: di questo si mostrarono ben consapevoli i numerosi Vescovi, in gran parte orientali, riuniti nel Concilio di Calcedonia.

Tenutosi nell’anno 451, con i trecentocinquanta Vescovi che vi parteciparono, questo Concilio fu la più importante assemblea fino ad allora celebrata nella storia della Chiesa. Calcedonia rappresenta il traguardo sicuro della cristologia dei tre Concili ecumenici precedenti: quello di Nicea del 325, quello di Costantinopoli del 381 e quello di Efeso del 431. Già nel VI secolo questi quattro Concili, che riassumono la fede della Chiesa antica, vennero infatti paragonati ai quattro Vangeli: è quanto afferma Gregorio Magno in una famosa lettera (I,24), in cui dichiara "di accogliere e venerare, come i quattro libri del santo Vangelo, i quattro Concili", perché su di essi - spiega ancora Gregorio - "come su una pietra quadrata si leva la struttura della santa fede". Il Concilio di Calcedonia – nel respingere l’eresia di Eutiche, che negava la vera natura umana del Figlio di Dio – affermò l’unione nella sua unica Persona, senza confusione e senza separazione, delle due nature umana e divina.

Questa fede in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo veniva affermata dal Papa in un importante testo dottrinale indirizzato al Vescovo di Costantinopoli, il cosiddetto Tomo a Flaviano, che, letto a Calcedonia, fu accolto dai Vescovi presenti con un’eloquente acclamazione, della quale è conservata notizia negli atti del Concilio: "Pietro ha parlato per bocca di Leone", proruppero a una voce sola i Padri conciliari. Soprattutto da questo intervento, e da altri compiuti durante la controversia cristologica di quegli anni, risulta con evidenza come il Papa avvertisse con particolare urgenza le responsabilità del Successore di Pietro, il cui ruolo è unico nella Chiesa, perché "a un solo apostolo è affidato ciò che a tutti gli apostoli è comunicato", come afferma Leone in uno dei suoi sermoni per la festa dei santi Pietro e Paolo (83,2). E queste responsabilità il Pontefice seppe esercitare, in Occidente come in Oriente, intervenendo in diverse circostanze con prudenza, fermezza e lucidità attraverso i suoi scritti e mediante i suoi legati. Mostrava in questo modo come l’esercizio del primato romano fosse necessario allora, come lo è oggi, per servire efficacemente la comunione, caratteristica dell’unica Chiesa di Cristo.

Consapevole del momento storico in cui viveva e del passaggio che stava avvenendo – in un periodo di profonda crisi – dalla Roma pagana a quella cristiana, Leone Magno seppe essere vicino al popolo e ai fedeli con l’azione pastorale e la predicazione. Animò la carità in una Roma provata dalle carestie, dall’afflusso dei profughi, dalle ingiustizie e dalla povertà. Contrastò le superstizioni pagane e l’azione dei gruppi manichei. Legò la liturgia alla vita quotidiana dei cristiani: per esempio, unendo la pratica del digiuno alla carità e all’elemosina soprattutto in occasione delle Quattro tempora, che segnano nel corso dell’anno il cambiamento delle stagioni. In particolare Leone Magno insegnò ai suoi fedeli – e ancora oggi le sue parole valgono per noi – che la liturgia cristiana non è il ricordo di avvenimenti passati, ma l’attualizzazione di realtà invisibili che agiscono nella vita di ognuno. E’ quanto egli sottolinea in un sermone (64,1-2) a proposito della Pasqua, da celebrare in ogni tempo dell’anno "non tanto come qualcosa di passato, quanto piuttosto come un evento del presente". Tutto questo rientra in un progetto preciso, insiste il santo Pontefice: come infatti il Creatore ha animato con il soffio della vita razionale l’uomo plasmato dal fango della terra, così, dopo il peccato d’origine, ha inviato il suo Figlio nel mondo per restituire all’uomo la dignità perduta e distruggere il dominio del diavolo mediante la vita nuova della grazia.

È questo il mistero cristologico al quale san Leone Magno, con la sua lettera al Concilio di Efeso, ha dato un contributo efficace ed essenziale, confermando per tutti i tempi — tramite tale Concilio — quanto disse san Pietro a Cesarea di Filippo. Con Pietro e come Pietro confessò: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E perciò Dio e Uomo insieme, "non estraneo al genere umano, ma alieno dal peccato" (cfr Serm. 64). Nella forza di questa fede cristologica egli fu un grande portatore di pace e di amore. Ci mostra così la via: nella fede impariamo la carità. Impariamo quindi con san Leone Magno a credere in Cristo, vero Dio e vero Uomo, e a realizzare questa fede ogni giorno nell'azione per la pace e nell'amore per il prossimo.




SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,

Saint Léon le Grand fut proclamé Docteur de l’Église en 1754 par le Pape Benoît XIV. Il est le premier Pape dont nous avons conservé la prédication et que beaucoup de gens venaient écouter. Originaire de Toscane, il devient diacre vers l’an 430 et prit peu à peu un rôle de premier plan ; il fut envoyé en Gaule pour régler une situation difficile, pendant laquelle il apprit la mort du Pape Sixte III. Il fut appelé à lui succéder en 440. Son pontificat fut particulièrement délicat en raison des temps troublés : invasions barbares, affaiblissement de l’autorité impériale, longue crise sociale. L’épisode le plus célèbre de son ministère fut la rencontre avec Attila en 452 à Mantoue, signe emblématique de son action en faveur de la paix, même si Rome fut saccagée deux ans plus tard, sans cependant être brûlée.

L’action de saint Léon nous est connue par ses magnifiques sermons, où il met son éloquence au service de la vérité dans la charité. Ce Pape avait le souci de l’unité entre toutes les Églises et une grande attention à leur besoins. Il proclama fermement sa foi en Jésus Christ, vrai Dieu et vrai homme, dans une lettre adressée à l’Évêque de Constantinople, qui fut lue au Concile de Chalcédoine et acclamée par les participants : «Pierre a parlé par la bouche de Léon». Que le mystère de l’Incarnation du Seigneur «ne reste pas étranger au genre humain mais nous délivre du péché», affirmait-il.

Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones, particulièrement des séminaristes de Versailles avec leur Évêque, Monseigneur Éric Aumonier, et le groupe de l’École spéciale militaire de Saint-Cyr. Puissiez-vous professer la même foi que saint Léon dans le mystère de l’Incarnation et y trouver la joie profonde. Avec ma Bénédiction apostolique.


○ Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Continuing our catechesis on the Fathers of the Church, we turn to Saint Leo the Great, one of the most influential Popes in history. He was born in Tuscia and became Bishop of Rome in 440 during times of severe social unrest. Since the Roman Emperor’s authority had practically disappeared in the West, and Italy was suffering from frequent Barbarian incursions, Pope Leo took it upon himself to protect Rome. His courageous meeting in Mantua with Attila the Hun, whom he convinced to desist from his plans to devastate the city, is the most well known, but not the only event of its kind. Pope Leo promoted the Primacy of the Bishop of Rome as the successor of the Apostle Peter, and exercised this ministry in the East and the West with great prudence, pastoral sensitivity and wisdom. The Bishops attending the important Council of Chalcedon in 451, acclaimed the text he sent concerning faith in Jesus, true God and true man, with the words: "Peter has spoken through the mouth of Leo". Thanks to Pope Leo’s sermons and letters, we can still appreciate his zeal and charity as pastor of the Church, and his theological depth and clarity. He also shares with us his profound understanding of the liturgy, where he sees the mysteries of salvation as present to our time and influential in our everyday realities. May the life and example of Pope Saint Leo always remind us that the encounter with God in Christ is the source of our joy and our salvation!

I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors and pilgrims attending today’s audience, including the groups from England, Denmark, Sweden, Indonesia, Canada and the United States. I extend particular greetings to the visitors from Christendom College, and to the many student groups present. May this Lenten season purify your hearts and renew your faith and your hope in the mystery of Christ our Redeemer. God bless you all!



○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Nachdem wir uns in den letzten Wochen eingehend mit dem heiligen Augustinus befaßt haben, wollen wir uns heute einer weiteren bedeutenden Hirtengestalt zuwenden, einem der beiden Päpste, denen die Kirchengeschichte das Attribut „der Große" zuerkennt, nämlich dem heiligen Leo. Er stammte aus Tuszien, einem Landstrich nordwestlich von Rom. Gegen 430 wurde er in Rom zum Diakon geweiht und erlangte aufgrund seiner Begabung bald großen Einfluß. Während er sich in kaiserlichem Auftrag in Gallien befand, wurde Leo nach dem Tod des Papstes Sixtus III. in Abwesenheit zu dessen Nachfolger bestimmt. Nach seiner Bischofsweihe am 29. September 440 wirkte Leo 21 Jahre lang auf dem Stuhl Petri in einer Zeit politischer Wirren, in der er sich entschieden für das Wohl der Menschen einsetzte. Furchtlos trat er im Jahre 452 gegen den Hunnenkönig Attila auf, den er zum Abbruch seiner Plünderungsfeldzüge bewegen konnte. Auch gegenüber dem Vandalen Geiserich erreichte er, daß bei der Einnahme der Stadt Rom zumindest die Bevölkerung geschont wurde. Papst Leo war zudem ein vortrefflicher Lehrer und Hirte, der gleichermaßen für die Einheit unter den Teilkirchen wie für den Vorrang des Nachfolgers Petri vor allen anderen Bischöfen eintrat. Er sah sich in der Tradition des Auftrags Christi: Petrus möge seine Brüder stärken (vgl. Lk 22, 32). Bedeutung erlangte seine dogmatische Schrift Tomus ad Flavianum, mit der Leo in einen Lehrstreit um den Häretiker Eutyches, der dem Sohn Gottes keine menschliche Natur zuerkennen wollte, eingriff. Diese Abhandlung wurde später, im Jahre 451, mit großem Beifall auf dem Konzil von Chalzedon als Lehrschreiben angenommen. Wichtig war ihm auch die Liturgie. Er sagt: das, was wir feiern, ist nicht etwas Vergangenes, sondern Gott will uns damit nahe sein und neues Leben aus der Gnade schenken (v. Sermo 64).

Einen frohen Gruß richte ich an die deutschsprachigen Pilger und Besucher; heute grüße ich besonders die Delegation von ehemaligen Abgeordneten im Deutschen Bundestag. Der heilige Leo sei euch ein Vorbild, stets die Verständigung mit den anderen zu suchen. Der Friede Christi begleite euch, liebe Brüder und Schwestern, auf allen Wegen.



○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy nos centramos en la figura de San León Magno, Doctor de la Iglesia y el primer Papa del que nos han llegado sus predicaciones al pueblo de Roma durante las celebraciones, lo que nos hace pensar en encuentros como éste de hoy. Su Pontificado duró veinte años, en los que se vio obligado a intervenir primero ante Atila, para detener la invasión de Italia, y, después, ante Genserico, para evitar el incendio de Roma y la destrucción de sus Basílicas.

San León se mostró siempre solícito pastor, vinculando la liturgia a la vida cotidiana de los cristianos, a los que enseñaba que las celebraciones no son meros recuerdos del pasado, sino actualización de los misterios de Cristo, que entran en la vida de cada uno. Fue también gran promotor del primado romano, fomentando, como auténtico Sucesor de Pedro, la comunión con las diversas Iglesias e interviniendo decisivamente en el Concilio de Calcedonia, donde se afirmó la unicidad de la Persona de Cristo, sin confusión y sin separación de la naturaleza humana y divina.

Saludo a los peregrinos venidos España y Latinoamérica, en particular a los seminaristas de Santiago de Compostela. Invito a todos a profundizar en el misterio de la Encarnación, que, como decía San León Magno, significa que el Señor no es extraño al género humano, sino al pecado"; ha venido en ayuda de nuestra debilidad y en el encuentro con Él está la mayor alegría de nuestra vida.

Muchas gracias.




SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE



○ Saluto in lingua portoghese

Saúdo os peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente o grupo vindo de Portugal, sobre todos invocando o amor sábio e a sabedoria amiga do Papa São Leão Magno que, estreitando ao coração de Cristo a multidão dos fiéis com os seus pastores, lhes fez ouvir a voz de Deus falar na Cátedra de Pedro. Guiados por esta voz, possam os vossos corações testemunhar junto dos familiares e conhecidos a verdade na caridade. Basta dizer "sim" a Deus, como a Virgem Maria.


○ Saluto in lingua polacca

Serdecznie pozdrawiam pielgrzymów polskich. Wczoraj wspominaliśmy świętego Kazimierza, szczególnie czczonego w Polsce i na Litwie. Odznaczał się czystością ducha, miłością do ludzi i miłosierdziem wobec ubogich. Także w naszych czasach jest wzorem dla małżonków, młodzieży i osób żyjących w duchu rad ewangelicznych. Polecam was wszystkich jego wstawiennictwu i z serca błogosławię.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Ieri abbiamo ricordato San Casimiro, Santo venerato in modo particolare in Polonia e in Lituania. Egli si distinse per la purezza dello spirito, l’amore al prossimo e la misericordia verso i poveri. Nel nostro tempo offre un esempio più che mai attuale per i coniugi, per la gioventù e per le persone che vivono secondo i consigli evangelici. Vi affido alla sua intercessione e voi tutti benedico di cuore.]



○ Saluto in lingua rumena

Adresez un cordial salut credincioşilor din comuna Mişca, Arad din România însoţiţi de parohul comunităţii împreună cu primarul şi autorităţile comunale, asigurând pentru voi şi pentru conaţionalii voştri rugăciunea mea. Din inimă vă binecuvântez pe toţi!

[Rivolgo un cordiale saluto a voi, fedeli del comune di Mişca, Arad in Romania accompagnati dal parroco della comunità insieme al sindaco e alle autorità comunali, assicurando per voi e per i vostri connazionali la mia preghiera. Di cuore tutti vi benedico.]



○ Saluto in lingua slovacca

S láskou pozdravujem slovenských pútnikov z Bratislavy a Zborova.
Bratia a sestry, Pôstna doba nás pozýva na obrátenie cez modlitbu, skutky milosrdenstva a počúvanie Božieho Slova.Na také prežívanie Pôstu vám rád žehnám.
Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto con affetto i pellegrini slovacchi provenienti da Bratislava e Zborov.
Fratelli e sorelle, la Quaresima ci invita alla conversione per mezzo della preghiera, dell’esercizio delle opere di misericordia e dell’ascolto della Parola di Dio.
Vi accompagno con la mia Benedizione.
Sia lodato Gesù Cristo!]


○ Saluto in lingua croata

Srdačno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a na poseban način vjernike iz župe Svetoga Antuna Padovanskoga iz Zagreba. Iskoristite milosno vrijeme korizme da molitvom i djelima ljubavi pripremite svoja srca za nadolazeće blagdane. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto cordialmente i pellegrini croati, in modo particolare i fedeli della parrocchia di San Antonio di Padova di Zagreb. Approfittate del tempo favorevole della quaresima per preparare i vostri cuori, con la preghiera e le opere di carità, per la Pasqua ormai vicina. Siano lodati Gesù e Maria!]



○ Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare alle Religiose infermiere di diverse Congregazioni, che stanno partecipando ad un corso di aggiornamento. Care sorelle, sforzatevi di vedere sempre nei malati il volto di Cristo e ripartite da Lui ogni giorno con umile coraggio per essere testimoni del suo amore. Saluto i fedeli provenienti dal Santuario della Divina Misericordia, in Santa Lucia di Caserta e i Militari della Scuola di Fanteria, di Cesano.

Saluto, infine, i malati e gli sposi novelli. Cari malati, siate sempre consapevoli che contribuite in modo misterioso alla costruzione del Regno di Dio, offrendo generosamente le vostre sofferenze al Padre celeste in unione a quelle di Cristo. E voi, cari sposi novelli, sappiate quotidianamente edificare la vostra famiglia nell'ascolto di Dio, nel fedele reciproco amore e nell'accoglienza dei più bisognosi, seguendo l'esempio della Santa Famiglia di Nazaret.













Benedetto XVI all'udienza generale dedicata a San Leone Magno: il primato del Papa necessario per servire l'unica Chiesa di Cristo



“Uno dei più grandi Pontefici che abbiano onorato la Sede romana”. Con queste parole, Benedetto XVI ha introdotto la figura di San Leone Magno, approfondita durante l’udienza generale di questa mattina. Il Papa ha parlato a circa 20 mila persone divise tra l’Aula Paolo VI e la Basilica di San Pietro: qui, nel breve saluto ai fedeli prima della catechesi, Benedetto XVI ha salutato con particolare affetto i numerosi gruppi di studenti, augurando loro di curare con attenzione la propria “formazione integrale”. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Dissuase Attila e i suoi Unni dal completare l’invasione dell’Italia, già duramente provata dalle loro scorrerie, e presentandosi inerme davanti a Genserico indusse i suoi Vandali, che saccheggiavano Roma, a risparmiare le Basiliche di San Pietro e San Paolo, stipate di gente terrorizzata. Basterebbero questi due celebri episodi rimasti nella storia a delineare il non comune coraggio e la statura umana di Leone Magno. Ma in lui, ha messo in evidenza Benedetto XVI, brillarono nette anche le doti di pastore e di teologo, così che questa figura di Papa si staglia nei primi secoli della Chiesa come una delle più prestigiose in assoluto:


“Egli fu davvero uno dei più grandi Pontefici che abbiano onorato la Sede romana, contribuendo moltissimo a rafforzarne l’autorità e il prestigio. Primo Vescovo di Roma a portare il nome di Leone, adottato in seguito da altri dodici Sommi Pontefici, è anche il primo Papa di cui ci sia giunta la predicazione, da lui rivolta al popolo che gli si stringeva attorno durante le celebrazioni”.


Un centinaio di sermoni e 150 lettere ci hanno consegnato di San Leone Magno alcuni tratti di intramontata attualità: fu - ha affermato Benedetto XVI - “sollecito” verso i suoi fedeli “ma anche della comunione tra le diverse Chiese e delle loro necessità”, e ancora, “fu sostenitore e promotore instancabile del primato romano, proponendosi come autentico erede dell’apostolo Pietro”. L’ispirata eloquenza con la quale difese - con un suo scritto letto durante il Concilio di Calcedonia del 451 - le nature divina e umana di Gesù dall’eresia che negava quella umana del Figlio di Dio provocarono nei padri conciliari, ha ricordato Benedetto XVI, un’esclamazione rimasta negli annali: “Pietro ha parlato per bocca di Leone”:


“Soprattutto da questo intervento, e da altri compiuti durante la controversia cristologica di quegli anni, risulta con evidenza come il Papa avvertisse con particolare urgenza le responsabilità del Successore di Pietro, il cui ruolo è unico nella Chiesa, perché 'a un solo apostolo è affidato ciò che a tutti gli apostoli è comunicato', come afferma Leone in uno dei suoi sermoni per la festa dei santi Pietro e Paolo (…) Mostrava in questo modo come l’esercizio del primato romano fosse necessario allora, come lo è oggi, per servire efficacemente la comunione, caratteristica dell’unica Chiesa di Cristo”.

San Leone Magno, morto nel 461 dopo 21 anni di Pontificato, visse in tempi “molto difficili”. Le scorrerie barbariche avevano messo in crisi l’autorità civile, sostituita in molti casi da quella religiosa, ed entrambe furono esercitate con “prudenza e fermezza” dal Papa del quinto secolo. Fu un uomo di pace, un animatore della carità tra i profughi, un pastore che riuscì, nonostante il caos del tempo, ad annunciare il Vangelo con efficacia, riuscendo a legare - ha notato Benedetto XVI – la “liturgia alla vita quotidiana dei cristiani”:


“In particolare Leone Magno insegnò ai suoi fedeli – e ancora oggi le sue parole valgono per noi – che la liturgia cristiana non è il ricordo di avvenimenti passati, ma l’attualizzazione di realtà invisibili che agiscono nella vita di ognuno (…) Egli fu un grande portatore di pace e di amore. Ci mostra così la via: nella fede impariamo la carità. Impariamo quindi con San Leone Magno a credere in Cristo, vero Dio e vero Uomo, e a realizzare questa fede ogni giorno nell'azione per la pace e nell'amore per il prossimo”.


Sceso nella Basilica vaticana prima di inziare la catechesi in Aula Paolo VI, e accolto con entusiasmo dai moltissimi studenti delle Scuole gestite dalle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, il Papa aveva avuto per loro queste parole:


“Auguro a ciascuno di vivere questo tempo della scuola come occasione propizia per una autentica formazione integrale. Vi incoraggio a rafforzare la vostra adesione al Vangelo per essere sempre disponibili e pronti a compiere la volontà del Signore”.


E oltre al tema dell’istruzione giovanile, Benedetto XVI si è soffermato anche su quello dell’assistenza sanitaria. Salutando le religiose infermiere di diverse Congregazioni, impegnate in questi giorni in un corso di aggiornamento, il Papa le ha invitate a “vedere sempre nei malati il volto di Cristo” e a ripartire “da Lui ogni giorno con umile coraggio per essere testimoni del suo amore”.









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Wednesday, March 05, 2008 5:13 PM
Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I domani in Vaticano per l'incontro con Benedetto XVI



La diplomazia degli uomini è l’arte della persuasione che, attraverso mezzi quali “l’argomentazione, le promesse e le minacce”, ha l’obiettivo di prevalere sugli altri. La diplomazia di Dio ha come scopo, invece, quello di convincere con l’amore e l’umiltà “ogni uomo a fare ciò che è nel suo interesse, cioè amare Dio”. Lo ha detto ieri il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, durante la ‘lectio magistralis’ all’Università di Trieste incentrata sul tema: “La diplomazia di Dio, la diplomazia degli uomini”. Il Patriarca, che ha ricevuto la laurea ‘honoris causa’ in scienze internazionali e diplomatiche per l’opera intrapresa in favore dell’ambiente, ha anche affermato che tutte le azioni di Dio partono “da una intenzione di aiuto all’uomo”. L’uomo – ha aggiunto – è visto da Dio come “un figlio amato che deve essere educato ad amare suo Padre”. “Con la diplomazia di Dio – ha spiegato Bartolomeo I – si mira al bene di chi ci sta vicino”. Il Patriarca è atteso questa sera Roma e domani incontrerà Benedetto XVI in Vaticano. Domani pomeriggio è prevista, infine, la visita al Pontificio istituto orientale in occasione del 90.mo di fondazione. (A.L.)


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Wednesday, March 05, 2008 9:11 PM
Santa Sede - Islam, a novembre l'udienza del papa ai saggi musulmani



di Mattia Bianchi/ 05/03/2008

È il primo frutto concreto del dialogo tra Santa Sede e Islam. Benedetto XVI incontrerà a novembre la delegazione dei 138 saggi musulmani, firmatari della lettera ai leader cristiani dello scorso ottobre. Intanto, nasce un Forum bilaterale.

CITTA' DEL VATICANO - È il primo frutto concreto del dialogo tra Santa Sede e Islam. Benedetto XVI incontrerà a novembre la delegazione dei 138 saggi musulmani, firmatari della lettera ai leader cristiani dello scorso ottobre. La data è stata concordata durante la riunione di due giorni svoltasi in Vaticano, presso il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, a cui hanno partecipato le delegazioni di Santa Sede e degli stessi esponenti islamici.

L’annuncio dell’udienza del papa è stato accompagnato anche da un’altra notizia: l’istituzione del ''Catholic-Muslim Forum'', un nuovo organismo bilaterale che si riunirà per la prima volta a Roma dal 4 al 6 novmbre. Obiettivo, precisa una nota della sala stampa della Santa Sede, “sviluppare sempre più il dialogo cattolico-musulmano”. Il tema del seminario sarà ''Amore di Dio, amore del prossimo'', sviluppato in sotto-temi su ''Fondamenti teologici e spirituali'' e ''La dignità umana e il rispetto reciproco''. Il seminario si concluderà poi con una sessione pubblica il terzo giorno.

La delegazione islamica ricevuta ieri in Vaticano, e che ha concluso oggi i lavori, era composta da Abdal Hakim Murad, presidente del Muslim Academic Trust del Regno Unito, da Aref Ali Nayed , direttore del Royal Islamic Strategica Studies Center di Amman, da Ibrhaim Kalin della Seta Foundation di Ankara, da Yahya Pallavicini, vicepresidente del Co.Re.Is d'Italia e da Sohail Nakhooda, editor di Islamica Magazine di Amman. Anche la delegazione vaticana era composta da cinque persone, e guidata dal cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.

I risultati dell'incontro (non è mancata una ''preghiera dal profondo dal cuore'' per la liberazione del vescovo di Mosul, rapito in Iraq, e per ''tutti i prigionieri palestinesi'') sono stati valutati in modo positivo da parte islamica. Aref Ali Nahed, rettore del Centro di studi strategici islamici di Amman, ha detto che il forum è un'iniziativa "per sanare le ferite in un mondo devastato da guerre, terrorismo e carestie". Dopo aver sottolineato "l'accoglienza calorosa e il rispetto" trovati in Vaticano, segno di come la "Chiesa Cattolica tenga l'Islam in grande considerazione", lo studioso giordano ha confermato come negli incontri preparatori si sia deciso di dare cadenza biennale a tali incontri (in alternanza a Roma e in un paese islamico). Il Forum rappresenta una sorta di "linea aperta fra le due religioni, una struttura permanente di comunicazione fra le comunità per parlarsi anche in caso di crisi", con riferimento alle polemiche sulle vignette su Maometto, ma anche sul caso Ratisbona.

La lezione di Benedetto XVI all'università tedesca, infatti, per la controparte islamica rimane un errore. ''Se tu hai una grande personalità - ha spiegato Nahed - puoi fare grandi errori, errori spettacolari''. ''Tutti, del resto - ha ammesso - facciamo errori''. L'importante, ha rimarcato, è ''avere la volontà di correggere tali errori''.


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Thursday, March 06, 2008 3:07 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. Mons. Rodolfo Valenzuela Núñez, Vescovo di Vera Paz, Cobán (Guatemala), in Visita "ad Limina Apostolorum"
con il Vescovo emerito: S.E. Mons. Gerardo Humberto Flores Reyes;

Mons. Rodrigo Humberto Garza Vela, Amministratore Diocesano di Zacapa y Santo Cristo de Esquípulas (Guatemala), in Visita "ad Limina Apostolorum";

Gruppo dei Vescovi del Guatemala in Visita "ad Limina Apostolorum".

Il Santo Padre riceve questa mattina in Udienza:
Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, e Seguito.



RINUNCE E NOMINE




RINUNCIA DI AUSILIARE DI WIEN (AUSTRIA) E NOMINA DI NUOVO AUSILIARE

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Wien (Austria), presentata da S.E. Mons. Helmut Krätzl, in conformità ai canoni 411 e 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.

Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare di Wien (Austria) il Rev.do Sacerdote Stephan Turnovszky, del clero di Wien, finora Parroco a Baden, S. Giuseppe, assegnandogli la sede titolare vescovile di Ancusa.

Rev.do Stephan Turnovszky
Il Rev.do Stephan Turnovszky è nato a Luzern (diocesi di Basel, Svizzera) il 21 giugno 1964. Ha compiuto gli studi filosofici e teologici presso la Facoltà teologica dell’Università di Wien e presso l’Institut Catholique a Toulouse.
È stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1998 per l’arcidiocesi di Wien.
Dal 1998 al 2000 ha ricoperto l’incarico di Vice parroco a Wien-Jedlesee e dal 2000 a 2001 a Stockerau. Dal 2001 al 2005 è stato dapprima Moderatore e poi Parroco delle parrocchie di Großmugl e di Herzogbirbaum.
Dal 2005 è parroco a Baden, S. Giuseppe.




NOMINA DI CONSULTORE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO "COR UNUM"

Il Santo Padre ha nominato Consultore del Pontificio Consiglio "Cor Unum" l’Ill.mo Sig. Carlos Augusto de Oliveira Camargo (Brasile).




NOMINA DI CAPO UFFICIO NELLA CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA

Il Papa ha nominato Capo Ufficio nella Congregazione per l’Educazione Cattolica il Rev.do Mons. Pascal Ide, finora Aiutante di Studio del medesimo Dicastero.




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Thursday, March 06, 2008 3:08 PM
Incontro in Vaticano tra Benedetto XVI e Bartolomeo I. Oggi pomeriggio, lectio magistralis del Patriarca ecumenico al Pontificio Istituto Orientale



Incontro di grande significato ecumenico, stamani in Vaticano: Benedetto XVI ha ricevuto in udienza Bartolomeo I con il seguito, in visita a Roma su invito del Pontificio Istituto Orientale in occasione del 90.mo anniversario della sua fondazione. Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, dopo l’incontro in forma privata, si è intrattenuto con il Papa per un momento di preghiera nella Cappella di Urbano VIII del Palazzo Apostolico. Il servizio di Alessandro Gisotti:


Superare assieme gli ostacoli sul cammino per il ristabilimento della piena unità: è lo spirito che anima gli incontri fraterni tra Benedetto XVI e Bartolomeo I. Dopo la storica visita di Istanbul per la festa di Sant’Andrea, il 30 novembre 2006, e l’incontro a Napoli dell’ottobre scorso, il Papa e il Patriarca ecumenico si sono ritrovati assieme in Vaticano. La visita ha vissuto due momenti: un incontro privato e un momento di preghiera. Il pensiero va subito alla Divina Liturgia nella Chiesa patriarcale di San Giorgio a Istanbul, al termine della quale Benedetto XVI e Bartolomeo I firmarono una dichiarazione congiunta. Un documento storico, sulla scia dell’abbraccio di pace tra Paolo VI e Atenagora, per esprimere la gioia di sentirsi fratelli e rinnovare l’impegno in vista della piena comunione. In tale occasione, il Papa ribadì che la Chiesa cattolica è pronta a “fare tutto il possibile per superare gli ostacoli e per ricercare”, assieme ai fratelli ortodossi, “mezzi sempre più efficaci di collaborazione pastorale” per ristabilire la piena comunione tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli. Oggi pomeriggio, Bartolomeo I si recherà nella Basilica papale di Santa Maria Maggiore, quindi presiederà l’Atto Accademico nell’aula magna del Pontificio Istituto Orientale con una lectio magistralis sul tema “Teologia, Liturgia e Silenzio. Prospettive fondamentali dei Padri Orientali per oggi”.





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Thursday, March 06, 2008 3:09 PM
La Chiesa infonda speranza a tutti: così Benedetto XVI ai vescovi del Guatemala, in visita ad Limina



I flagelli della povertà e della violenza, l’importanza dell’impegno missionario e la preziosa collaborazione dei sacerdoti sono stati alcuni dei temi al centro del discorso rivolto da Benedetto XVI ai vescovi del Guatemala, in visita ad Limina. Il Papa ha anche ribadito la centralità della famiglia, cellula fondamentale della società. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


In Guatemala il 60 per cento della popolazione si trova in una situazione di indigenza. Il Papa esprime quindi preoccupazione per l’aumento della violenza e della povertà che “colpisce grandi settori della popolazione, provocando una forte emigrazione in altri Paesi”, con gravi ripercussioni in ambito personale e familiare. E’ una situazione – afferma il Santo Padre rivolgendosi ai vescovi – che vi invita a rinnovare i vostri sforzi “per mostrare a tutti il volto misericordioso del Signore”.


Un’altra sfida indicata ai presuli guatemaltechi da Benedetto XVI è quella posta dalla diffusione delle sette:


"Dios ha bedecido al pueblo guatemalteco…
Dio ha benedetto il popolo guatemalteco con un profondo sentimento religioso, ricco di espressioni popolari che i fedeli hanno maturato in solide comunità cristiane, celebrando con gioia la propria fede come membra vive del Corpo di Cristo”.

Benedetto XVI sottolinea poi che “la fermezza della fede e la partecipazione ai sacramenti fortificano i fedeli davanti al rischio delle sette e dei sedicenti gruppi carismatici che disorientano e mettono a rischio la comunità ecclesiale”.

Il Santo Padre si sofferma poi sulla centralità della famiglia fondata sul matrimonio:

"La tradición de vuestras culturas ecuentra en la familia…
La tradizione delle vostre culture incontra nella famiglia, cellula fondamentale della società, il nucleo basilare dell’esistenza e della trasmissione della fede e dei valori, che però oggi affronta sfide pastorali e umane”.

Benedetto XVI sottolinea inoltre la collaborazione, definita “inestimabile”, dei sacerdoti che hanno sempre bisogno di coraggio per proseguire nel cammino di autentica santità, essendo veri uomini di preghiera. Hanno anche bisogno – afferma il Papa - di mezzi adeguati per ampliare la loro formazione umana e teologica.

Un’altra sfida è quella legata all’inculturazione del Vangelo tra le etnie indigene. Benedetto XVI ricorda che il II Congresso missionario americano, tenutosi in Guatemala nel 2003, ha indicato la sfida di intensificare l’impegno missionario. Alla luce delle conclusioni della V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi, svoltasi ad Aparecida nel 2007 – prosegue il Papa - si deve poi fortificare la vostra identità e dare impulso all’impegno evangelizzatore.

Il Santo Padre esorta infine i vescovi nel continuare a guidare il popolo di Dio che gli è stato affidato:

"Que, con vuestra calabra y eiemplo…
Che con la vostra parola e il vostro esempio, la Chiesa continui a brillare come fonte di speranza per tutti".







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Thursday, March 06, 2008 3:10 PM
Il Papa questa estate trascorrerà un periodo di riposo a Bressanone, in Alto Adige



Benedetto XVI trascorrerà quest'estate un periodo di riposo in Alto Adige, a Bressanone, dal 28 luglio all'11 agosto. Oggi a mezzogiorno ne ha parlato con i giornalisti mons. Wilhelm Emil Egger, vescovo di Bolzano-Bressanone. L’anno scorso il Papa aveva scelto per le vacanze Lorenzago di Cadore, in Veneto, mentre nei due anni precedenti era stato a Les Combes, in Valle d’Aosta. Ma come ha accolto la diocesi altoatesina la decisione di Benedetto XVI? Ascoltiamo mons. Egger al microfono di Sergio Centofanti:


R. – Ma proprio con grande gioia, perché da anni ci davamo da fare! Già nel 2005 ho scritto una lettera con l’invito. Poi anche tante persone, tra cui il presidente della giunta, hanno ripetuto a voce al Santo Padre l'invito a venire. Perché noi sappiamo che gli piaceva l’Alto Adige, perché è già venuto qui tante volte per le vacanze. E così siamo proprio tanto contenti.


D. – Dove risiederà il Papa?


R. – Il Santo Padre risiederà dove è sempre andato durante le sue vacanze, prima di essere eletto Papa, e cioè nel Seminario maggiore. Lì si sente proprio a casa, e così sarà al Seminario maggiore che è accanto al Duomo; verrà dal 28 luglio all’11 agosto.


D. – Quali sono gli appuntamenti previsti?


R. – Come sempre, sono vacanze proprio anche di calma, per il Santo Padre; e così, noi ci teniamo molto che lui abbia veramente quel periodo di riposo. E’ previsto l’Angelus in Piazza Duomo: è proprio un luogo adatto, una grande, bella piazza. Poi, penso che ci sarà qualche breve passeggiata. Non so se andrà in qualche santuario: questo ancora non lo so.


D. – Ecco: ci stiamo avvicinando ai tre anni di Pontificato. Come accoglie la popolazione altoatesina il messaggio di Benedetto XVI?


R. – Lei lo sa: il Papa ha dato tante volte la sua presenza a questa nostra terra, quindi c’è una simpatia naturale ... E poi, proprio sono contenti di accogliere le cose che lui ci dice.




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Thursday, March 06, 2008 3:57 PM
CRO - Papa, in vacanza da 28 luglio a 11 agosto a Bressanone

Roma, 6 mar (Velino) - “Dal 28 luglio fino all’11 agosto prossimi Papa Benedetto XVI trascorrerà le sue vacanze estive presso il Seminario Maggiore di Bressanone”: è quanto si legge in un comunicato stampa pubblicato sul sito web della diocesi di Bolzano-Bressanone. “Nell’ambito della sua permanenza nella diocesi di Bolzano-Bressanone – si legge ancora - il Santo Padre reciterà l’Angelus il 3 e il 10 agosto in piazza Duomo a Bressanone”. La diocesi specifica anche che “la prima volta che Josef Ratzinger è venuto in Alto Adige risale al 1967. In quell’occasione tenne un incontro sul tema ‘sacerdozio’ rivolto ai rettori dei Seminari Maggiori dell’area germanofona. Ogni tre anni, dal 1977 al 2004, il cardinale Josef Ratzinger ha trascorso le sue vacanze presso il Seminario Maggiore di Bressanone. In tutti questi anni di vacanze trascorse in Alto Adige, il cardinale ha imparato a conoscere e ad apprezzare la terra e la gente, grazie a numerose gite, in cui ha potuto visitare le bellezze culturali e geografiche della Diocesi di Bolzano-Bressanone, ma soprattutto ha potuto vivere l’atmosfera particolare del Seminario Maggiore”.






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Thursday, March 06, 2008 9:07 PM
PAPA/ UDIENZA STORICA A BARTOLOMEO, IL 29 GIUGNO DI NUOVO INSIEME
Nuovo appuntamento per la festa di Pietro e Paolo


Città del Vaticano, 6 mar. (Apcom) - Abbraccio tra Papa Benedetto XVI e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, questa mattina in Vaticano. Parole cordiali per la prima udienza privata al leader religioso di Costantinopoli. "L'incontro con il Papa è stato bellissimo", ha detto il Patriarca a margine dell'Atto accademico al Pontificio Istituto orientale per i 90 anni dalla sua fondazione.

"Sono commosso di ritornare dopo tanti anni - ha aggiunto Bartolomeo I - molto grato a Dio di questo tempo perchè mi conserva nella vita e mi ha dato tante cose". Il Patriarca ha poi annunciato che tornerà a Roma a fine giugno, "per l'apertura dell'anno paolino da parte del Papa".

E' la terza volta che i due si incontrano. La prima fu per il viaggio di Benedetto XVI in Turchia, nel 2006. La seconda volta è stata a ottobre, a Napoli, per l'incontro interreligioso della Comunità di Sant'Egidio. E infine questa mattina.





Incontro in Vaticano tra Benedetto XVI e Bartolomeo I. Oggi pomeriggio, lectio magistralis del Patriarca di Costantinopoli al Pontificio Istituto Orientale



Incontro di grande significato ecumenico, stamani in Vaticano: Benedetto XVI ha ricevuto in udienza Bartolomeo I, con il seguito. Dopo l’incontro in forma privata, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli si è intrattenuto con il Papa per un momento di preghiera nella Cappella di Urbano VIII del Palazzo Apostolico. Nel pomeriggio Bartolomeo I ha tenuto una lezione magistrale al Pontificio Istituto Orientale, in occasione del 90. mo anniversario della sua fondazione.





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Thursday, March 06, 2008 9:09 PM
LA PROVINCIA INVITA PAPA BENEDETTO XVI A VISITARE LA TUSCIA


VITERBO - Il presidente della Provincia, Alessandro Mazzoli, l'assessore alla Cultura Renzo Trappolini, e il sindaco di Bagnoregio Erino Pompei, accompagnati dal vescovo diocesano Lorenzo Chiarinelli, hanno rivolto un invito ufficiale a Benedetto XVI a visitare la Tuscia.

Il papa ha incontrato la delegazione viterbese nella sala Nervi. ''La visita al santo padre - ha detto il presidente Mazzoli - e' stato il suggello ai festeggiamenti per gli 80 anni dell'istituzione della Provincia, che ha dato all'intera storia della Tuscia una visione universale. Auspico che il papa, che ha chiesto piu' volte informazioni sul nostro territorio, dimostrando di conoscerlo, possa presto venire a visitarlo''.

''Il papa, che ha dedicato l'omelia alla figura di San Leone Magno - ha aggiunto Trappolini - ricordandone la nascita nella regione allora chiamata Tuscia, si e' soffermato a lungo con gli ospiti viterbesi e la mia impressione - ha sottolineato - e' stata quella di avvertire come un collegamento tra la storia della nostra terra e quella dei papa''.

L'udienza speciale e' stata l'occasione per fare omaggio al papa di Roma della pregiata ristampa dello studio di Joseph Ratzinger su ''La Teologia della storia in San Bonaventura'' e gli atti del convegno filosofico sull'opera tenutosi il 26 e 27 gennaio scorsi. All'incontro erano presenti anche i relatori e organizzatori del convegno. Presente inoltre monsignor Fortunato Frezza, sottosegretario del sinodo mondiale dei vescovi. ''Il papa - ha detto ancora Trappolini - e' rimasto visibilmente felice dell'iniziativa organizzata dalla Provincia di Viterbo e dal Comune di Bagnoregio, tanto che durante l'incontro ha chiesto notizie su Civita, dimostrando di conoscerla''.

Oltre alla ristampa della tesi del 1957 e' stato donato un bassorilievo di San Bonaventura realizzato dai fratelli Paolocci, moderni artisti viterbesi di fama mondiale anche nel campo della ricerca di materie nuove da utilizzare in medicina. Durante l'udienza il sindaco di Bagnoregio ha parlato anche di Bonaventura Tecchi, scrittore cattolico di cui ricorrere l'anniversario della morte. Il sindaco inoltre si e' soffermato sulla storia e sul significato di Civita di Bagnoregio.

Subito dopo le polemiche seguite alla rinuncia del papa ad aprire l'anno accademico dell'universita' ''La Sapienza'' di Roma, anche l'allora sindaco di Viterbo, Giancarlo Gabbianelli, aveva inviato una lettera al Benedetto XVI, invitandolo a visitare il Viterbese. Gabbianelli, tra l'altro, aveva auspicato la visita del papa a Viterbo in occasione di una serie di ricorrenze: dal primo trasferimento della sede papale a Viterbo, all'anniversario della nascita di San Bonaventura da Bagnoregio. L'ultimo papa a visitare Viterbo e' stato Giovanni Paolo II. Era il 27 maggio 1984.


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Friday, March 07, 2008 2:49 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:

S.E. il Signor Jean-Claude Juncker, Primo Ministro del Gran Ducato del Lussemburgo, e Seguito;

Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale del Guatemala, in Visita "ad Limina Apostolorum":

S.E. Mons. Oscar Julio Vian Morales, S.D.B., Arcivescovo di Los Altos, Quetzaltenango-Totonicapán;

S.E. Mons. Rodolfo Francisco Bobadilla Mata, C.M., Vescovo di Huehuetenango;

S.E. Mons. Alvaro Leonel Ramazzini Imeri, Vescovo di San Marcos.

Il Papa riceve questa mattina in Udienza:

Membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche;

Partecipanti al Corso annuale promosso dalla Penitenzieria Apostolica.

Il Santo Padre riceve questo pomeriggio in Udienza:

S.E. Mons. Angelo Amato, Arcivescovo tit. di Sila, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

+PetaloNero+
Friday, March 07, 2008 2:50 PM
COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il Primo Ministro del Granducato di Lussemburgo, Sua Eccellenza il Sig. Jean-Claude Juncker, il quale successivamente si è incontrato con Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

I cordiali colloqui hanno permesso di evocare i buoni rapporti esistenti tra la Chiesa Cattolica e il Granducato e passare in rassegna alcuni temi di comune interesse riguardanti l’attuale situazione del Paese. Si è fatto specifico riferimento alla difesa della vita umana e al processo legislativo in corso orientato alla liberalizzazione dell’eutanasia.

È stata riservata attenzione alla situazione internazionale, in particolare al futuro dell’Europa, al Medio Oriente e alla presenza dei cristiani, ai conflitti in varie parti del mondo e al dialogo interreligioso e interculturale.




Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il primo ministro del Granducato di Lussemburgo. Lotta all'eutanasia e il dialogo interreligioso e interculturale in Europa i temi del colloquio



Difesa della vita umana, in particolare dall'eutanasia, e il valore del dialogo tra religioni e tra culture in Europa. Sono gli argomenti che hanno interessato l'udienza concessa questa mattina da Benedetto XVI al primo ministro del Granducato di Lussemburgo, Jean-Claude Juncker. Dopo aver evocato "i buoni rapporti esistenti tra la Chiesa Cattolica e il Granducato", il Papa e il primo ministro lussemburghese - informa una nota della Sala Stampa Vaticana - hanno passato in rassegna "alcuni temi di comune interesse riguardanti l'attuale situazione del Paese", con uno "specifico riferimento alla difesa della vita umana e al processo legislativo in corso orientato alla liberalizzazione dell’eutanasia".

Inoltre, prosegue il comunicato, attenzione è stata riservata "alla situazione internazionale, in particolare al futuro dell’Europa, al Medio Oriente e alla presenza dei cristiani, ai conflitti in varie parti del mondo e al dialogo interreligioso e interculturale". Dopo l'udienza con il Pontefice, il primo ministro del Lussemburgo si è intrattenuto a colloquio con l'arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.


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Friday, March 07, 2008 2:52 PM
UDIENZA AI MEMBRI DEL PONTIFICIO COMITATO DI SCIENZE STORICHE

Alle 12.20 di questa mattina, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i Membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Di seguito pubblichiamo il testo del discorso del Papa ai membri del Comitato:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Reverendo Monsignore,

Illustri Signori, gentili Signore!

Sono lieto di rivolgerVi una speciale parola di saluto e di apprezzamento per il lavoro che svolgete in un campo di grande interesse per la vita della Chiesa. Mi congratulo col vostro Presidente e con ciascuno di voi per il cammino fatto in questi anni.

Come voi ben sapete, fu Leone XIII che, di fronte a una storiografia orientata dallo spirito del suo tempo e ostile alla Chiesa, pronunciò la nota frase: "Non abbiamo paura della pubblicità dei documenti" e rese accessibile alla ricerca l'archivio della Santa Sede. Al contempo, creò quella commissione di Cardinali per la promozione degli studi storici, che voi, professoresse e professori, potete considerare come antenata del Pontifico Comitato di Scienze Storiche, di cui siete membri. Leone XIII era convinto del fatto che lo studio e la descrizione della storia autentica della Chiesa non potessero che rivelarsi favorevoli ad essa.

Da allora il contesto culturale ha vissuto un profondo cambiamento. Non si tratta più solo di affrontare una storiografia ostile al cristianesimo e alla Chiesa. Oggi è la storiografia stessa ad attraversare una crisi più seria, dovendo lottare per la propria esistenza in una società plasmata dal positivismo e dal materialismo. Entrambe queste ideologie hanno condotto a uno sfrenato entusiasmo per il progresso che, animato da spettacolari scoperte e successi tecnici, malgrado le disastrose esperienze del secolo scorso, determina la concezione della vita di ampi settori della società. Il passato appare, così, solo come uno sfondo buio, sul quale il presente e il futuro risplendono con ammiccanti promesse. A ciò è legata ancora l'utopia di un paradiso sulla terra, a dispetto del fatto che tale utopia si sia dimostrata fallace.

Tipico di questa mentalità è il disinteresse per la storia, che si traduce nell’emarginazione delle scienze storiche. Dove sono attive queste forze ideologiche, la ricerca storica e l’insegnamento della storia all'università e nelle scuole di ogni livello e grado vengono trascurati. Ciò produce una società che, dimentica del proprio passato e quindi sprovvista di criteri acquisiti attraverso l’esperienza, non è più in grado di progettare un’armonica convivenza e un comune impegno nella realizzazione di obiettivi futuri. Tale società si presenta particolarmente vulnerabile alla manipolazione ideologica.

Il pericolo cresce in misura sempre maggiore a causa dell’eccessiva enfasi data alla storia contemporanea, soprattutto quando le ricerche in questo settore sono condizionate da una metodologia ispirata al positivismo e alla sociologia. Vengono ignorati, altresì, importanti ambiti della realtà storica, perfino intere epoche. Ad esempio, in molti piani di studio l’insegnamento della storia inizia solamente a partire dagli eventi della Rivoluzione Francese. Prodotto inevitabile di tale sviluppo è una società ignara del proprio passato e quindi priva di memoria storica. Non è chi non veda la gravità di una simile conseguenza: come la perdita della memoria provoca nell’individuo la perdita dell’identità, in modo analogo questo fenomeno si verifica per la società nel suo complesso.

E’ evidente come tale oblío storico comporti un pericolo per l’integrità della natura umana in tutte le sue dimensioni. La Chiesa, chiamata da Dio Creatore ad adempiere al dovere di difendere l’uomo e la sua umanità, ha a cuore una cultura storica autentica, un effettivo progresso delle scienze storiche. La ricerca storica ad alto livello rientra infatti anche in senso più stretto nello specifico interesse della Chiesa. Pur quando non riguarda la storia propriamente ecclesiastica, l’analisi storica concorre comunque alla descrizione di quello spazio vitale in cui la Chiesa ha svolto e svolge la sua missione attraverso i secoli. Indubbiamente la vita e l’azione ecclesiali sono sempre state determinate, facilitate o rese più difficili dai diversi contesti storici. La Chiesa non è di questo mondo ma vive in esso e per esso.

Se ora prendiamo in considerazione la storia ecclesiastica dal punto di vista teologico, rileviamo un altro aspetto importante. Suo compito essenziale si rivela infatti la complessa missione di indagare e chiarire quel processo di ricezione e di trasmissione, di paralépsis e di paràdosis, attraverso il quale si è sostanziata, nel corso dei secoli, la ragione d’essere della Chiesa. E’ indubbio infatti che la Chiesa possa trarre ispirazione nelle sue scelte attingendo al suo plurisecolare tesoro di esperienze e di memorie.

Desidero dunque, illustri Membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, incoraggiarVi di tutto cuore a impegnarVi come avete finora fatto al servizio della Santa Sede per il raggiungimento di questi obiettivi, mantenendo il Vostro diuturno e meritorio impegno nella ricerca e nell’insegnamento. Mi auguro che, in sinergia con l’attività di altri, seri e autorevoli colleghi, possiate riuscire a perseguire con efficacia i pur ardui obiettivi che Vi siete proposti e a operare per una sempre più autentica scienza storica.

Con questi sentimenti ed assicurando un ricordo per Voi e per il Vostro delicato impegno nella mia preghiera, a tutti imparto una speciale Benedizione Apostolica.













Il Papa al Pontificio Comitato di Scienze storiche: una società che baratta la necessità di studiare il passato con le chimere del positivismo è più fragile e condizionata dalle ideologie




Indagare la storia per costruire società che, coscienti del loro passato, hanno acquisito “criteri” per “progettare un’armonica convivenza” per il presente e per il futuro. Nel ricevere in udienza il Pontificio Comitato di Scienze storiche, Benedetto XVI ha sviluppato una riflessione sull’importanza della storiografia, tanto più importante - ha rilevato - nella nostra epoca “plasmata dal materialismo e del postivismo”, e dunque sempre meno interessata agli avvenimenti che l’hanno preceduta. Il servizio di Alessandro De Carolis:


Nelle società in cui si è troppo soggetti al fascino delle scoperte della scienza e dei progressi della tecnologia la memoria storica tende a sbiadire, perché il “qui e ora” del più recente successo medico o tecnico illudono che un certo “paradiso in terra” sia a portata di mano, mentre ciò che è stato - e l’esperienza che ne deriva - finiscono relegati in un “oblio” polveroso, ma anche pericoloso. Con un intervento stringente, Benedetto XVI ha espresso alcune sue convinzioni sull’importanza delle scienze storiche, che indagano non solo il passato dell’umanità ma anche quello della Chiesa e della sua missione nelle varie epoche.


Il Papa ha ribadito la lungimiranza del suo predecessore, Leone XII, che per opporre un contraltare a certa storiografia antiecclesiale istituì una commissione di studio alla quale in sostanza l’attuale Pontificio Comitato delle Scienze storiche può far risalire le proprie origini. Da allora, ha notato Benedetto XVI, “il contesto culturale ha vissuto un profondo cambiamento. Non si tratta più - ha osservato - solo di affrontare una storiografia ostile al cristianesimo e alla Chiesa. Oggi è la storiografia stessa ad attraversare una crisi più seria, dovendo lottare - ha rilevato - per la propria esistenza in una società plasmata dal positivismo e dal materialismo. Entrambe queste ideologie hanno condotto a uno sfrenato entusiasmo per il progresso che, animato da spettacolari scoperte e successi tecnici, malgrado le disastrose esperienze del secolo scorso, determina la concezione della vita di ampi settori della società. Il passato - è stata la riflessione di Benedetto XVI - appare, così, solo come uno sfondo buio, sul quale il presente e il futuro risplendono con ammiccanti promesse. A ciò è legata ancora l'utopia di un paradiso sulla terra, a dispetto del fatto che tale utopia si sia dimostrata fallace”.


Inoltre, il disinteresse per la storia genera trascuratezza nell’analisi degli avvenimenti passati, che arriva a ignorare - ha stigmatizzato il Papa - “perfino intere epoche”, cosicché si hanno piani di studio per i quali, ha proseguito, “la storia inizia solamente a partire dagli avvenimenti della Rivoluzione francese”. Tutto questo “oblio storico” però ha un prezzo, secondo Benedetto XVI, per il quale “prodotto inevitabile di tale sviluppo è una società ignara del proprio passato e quindi priva di memoria storica. Non è chi non veda - ha soggiunto - la gravità di una simile conseguenza: come la perdita della memoria provoca nell’individuo la perdita dell’identità, in modo analogo questo fenomeno si verifica per la società nel suo complesso”. Infine, Benedetto XVI ha terminato il suo discorso ricordando l’interesse per una “cultura storica autentica” sempre nutrito dalla Chiesa, che ha permesso e consente anche di chiarirne la “complessa missione” attraverso i secoli: “Pur quando non riguarda la storia propriamente ecclesiastica, l’analisi storica - ha asserito il Pontefice - concorre comunque alla descrizione di quello spazio vitale in cui la Chiesa ha svolto e svolge la sua missione attraverso i secoli. Indubbiamente la vita e l’azione ecclesiali sono sempre state determinate, facilitate o rese più difficili dai diversi contesti storici. La Chiesa - ha concluso il Papa - non è di questo mondo ma vive in esso e per esso”.



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Friday, March 07, 2008 2:53 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CORSO ANNUALE PROMOSSO DALLA PENITENZIERIA APOSTOLICA

A fine mattinata, nell’Aula delle Benedizioni, il Papa ha ricevuto in udienza i partecipanti al Corso annuale sul Foro interno promosso dalla Penitenzieria Apostolica e ha loro rivolto il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,

Venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

cari Penitenzieri delle Basiliche Romane!

Sono lieto di accogliervi, mentre volge al termine il corso sul foro interno che la Penitenzieria Apostolica promuove da diversi anni durante la Quaresima. Con un programma accuratamente preparato, questo annuale incontro rende un prezioso servizio alla Chiesa e contribuisce a mantenere vivo il senso della santità del sacramento della Riconciliazione. Rivolgo, pertanto, un cordiale ringraziamento a chi lo organizza e, in particolare, al Penitenziere Maggiore, il Cardinale James Francis Stafford, che saluto ringraziandolo per le cortesi parole da lui rivoltemi. Insieme a lui saluto e ringrazio il Reggente e il personale della Penitenzieria, come pure i benemeriti Religiosi di diversi Ordini che amministrano il sacramento della Penitenza nelle Basiliche Papali dell’Urbe. Saluto inoltre tutti i partecipanti al corso.

La Quaresima è un tempo quanto mai propizio per meditare sulla realtà del peccato alla luce dell’infinita misericordia di Dio, che il sacramento della Penitenza manifesta nella sua forma più alta. Colgo, pertanto, volentieri l’occasione per proporre alla vostra attenzione alcune riflessioni sull’amministrazione di questo Sacramento nella nostra epoca, che purtroppo va sempre più smarrendo il senso del peccato. Occorre oggi far sperimentare a chi si confessa quella tenerezza divina verso i peccatori pentiti che tanti episodi evangelici mostrano con accenti di intensa commozione. Prendiamo ad esempio la pagina famosa del Vangelo di Luca che presenta la peccatrice perdonata (cfr Lc 7,36-50). Simone, fariseo e ricco "notabile" della città, tiene in casa sua un banchetto in onore di Gesù. Inaspettatamente dal fondo della sala entra un’ospite non invitata né prevista: una nota prostituta. Comprensibile il disagio dei presenti, di cui tuttavia la donna non pare preoccuparsi. Essa avanza e, in modo piuttosto furtivo, si ferma ai piedi di Gesù. Le sono giunte all’orecchio le sue parole di perdono e di speranza per tutti, anche per le prostitute; è commossa e se ne sta lì silenziosa. Bagna con le lacrime i piedi di Gesù, li asciuga con i capelli, li bacia e li unge di un soave profumo. Così facendo la peccatrice vuole esprimere l’affetto e la riconoscenza che nutre verso il Signore con gesti a lei familiari, anche se socialmente censurati.

Di fronte all'imbarazzo generale, è proprio Gesù ad affrontare la situazione: "Simone, ho una cosa da dirti". "Parla pure, Maestro", gli risponde il padrone di casa. Conosciamo tutti la risposta di Gesù con una parabola che potremmo riassumere nelle seguenti parole che il Signore sostanzialmente dice a Simone: "Vedi? Questa donna sa di essere peccatrice e, mossa dall’amore, chiede comprensione e perdono. Tu, invece, presumi di essere giusto e sei forse convinto di non aver nulla di grave da farti perdonare".

Eloquente il messaggio che traspare dal brano evangelico: a chi molto ama, Iddio tutto perdona. Chi confida in se stesso e nei propri meriti è come accecato dal suo io e il suo cuore si indurisce nel peccato. Chi invece si riconosce debole e peccatore si affida a Dio e da Lui ottiene grazia e perdono. E’ proprio questo il messaggio che occorre trasmettere: ciò che più conta è di far comprendere che nel sacramento della Riconciliazione, qualsiasi peccato si sia commesso, se lo si riconosce umilmente e ci si accosta fiduciosi al sacerdote confessore, si sperimenta sempre la gioia pacificatrice del perdono di Dio. In questa prospettiva, assume notevole importanza il vostro Corso, che mira a preparare confessori ben formati dal punto di vista dottrinale e capaci di far sperimentare ai penitenti l’amore misericordioso del Padre celeste. Non è forse vero che oggi si assiste ad una certa disaffezione nei confronti di questo Sacramento? Quando si insiste solo sull’accusa dei peccati, che pure deve esserci e occorre aiutare i fedeli a comprenderne l’importanza, si rischia di relegare in secondo piano ciò che in esso è centrale, e cioè l'incontro personale con Dio, Padre di bontà e di misericordia. Nel cuore della celebrazione sacramentale non sta il peccato, ma la misericordia di Dio, che è infinitamente più grande di ogni nostra colpa.

L’impegno dei Pastori, e specialmente dei confessori, deve essere anche quello di porre in evidenza il legame stretto che esiste tra il sacramento della Riconciliazione e un’esistenza orientata decisamente alla conversione. Occorre che tra la pratica del sacramento della Confessione e una vita tesa a seguire sinceramente il Cristo si instauri una sorta di "circolo virtuoso" inarrestabile, nel quale la grazia del Sacramento sostenga ed alimenti l’impegno ad essere fedeli discepoli del Signore. Il tempo quaresimale, nel quale ci troviamo, ci ricorda che la nostra vita cristiana deve tendere sempre alla conversione e quando ci si accosta frequentemente al sacramento della Riconciliazione resta vivo nel credente l’anelito alla perfezione evangelica. Se viene meno quest’anelito incessante, la celebrazione del Sacramento rischia purtroppo di diventare qualche cosa di formale che non incide nel tessuto della vita quotidiana. D’altra parte, se, pur essendo animati dal desiderio di seguire Gesù, non ci si confessa regolarmente, si rischia poco a poco di rallentare il ritmo spirituale sino a indebolirlo sempre di più e forse anche spegnerlo.

Cari fratelli, non è difficile comprendere il valore che ha nella Chiesa il vostro ministero di dispensatori della misericordia divina per la salvezza delle anime. Seguite ed imitate l’esempio di tanti santi confessori, che, con il loro intuito spirituale, aiutavano i penitenti a rendersi conto che la celebrazione regolare del sacramento della Penitenza e la vita cristiana tesa alla santità sono componenti inscindibili d’uno stesso itinerario spirituale per ogni battezzato. E non dimenticate di essere voi stessi esempi di autentica vita cristiana. La Vergine Maria, Madre di misericordia e di speranza, aiuti voi qui presenti, e tutti i confessori a svolgere con zelo e gioia questo grande servizio da cui dipende così intensamente la vita della Chiesa. Io vi assicuro un ricordo nella preghiera e con affetto vi benedico.






La misericordia di Dio è infinitamente più grande di ogni nostra colpa: così il Papa ai partecipanti al corso annuale della Penitenzeria Apostolica



“Occorre che tra la pratica del sacramento della Confessione e una vita tesa a seguire sinceramente il Cristo si instauri una sorta di ‘circolo virtuoso’ inarrestabile, nel quale la grazia del Sacramento sostenga ed alimenti l’impegno ad essere fedeli discepoli del Signore”. E’ quanto ha detto stamani il Papa ai partecipanti al corso annuale della Penitenzeria Apostolica sottolineando che la vita cristiana deve tendere sempre alla conversione. Se pur essendo animati dal desiderio di seguire Gesù, non ci si confessa regolarmente – ha aggiunto Benedetto XVI - “si rischia poco a poco di rallentare il ritmo spirituale” sino ad indebolirlo sempre di più e forse anche a spegnerlo. Il servizio di Amedeo Lomonaco:


“La Quaresima – afferma il Papa - è un tempo quanto mai propizio per meditare sulla realtà del peccato alla luce dell’infinita misericordia di Dio, che il sacramento della Penitenza manifesta nella sua forma più alta”.

“Occorre oggi far sperimentare a chi si confessa quella tenerezza divina verso i peccatori pentiti che tanti episodi evangelici mostrano con accenti di intensa commozione”.

Il Santo Padre, dopo aver ricordato la pagina del Vangelo di Luca che presenta la peccatrice perdonata, sottolinea l’eloquenza del messaggio che traspare dal brano evangelico: “A chi molto ama, Dio tutto perdona”.

“Chi confida in stesso e nei propri meriti è come accecato dal suo io e il suo cuore si indurisce nel peccato. Chi invece si riconosce debole e peccatore si affida a Dio e da Lui ottiene grazia e perdono”.

Ciò che più conta – afferma il Papa – è di far comprendere che “nel sacramento della Riconciliazione, qualsiasi peccato si sia commesso, se lo si riconosce umilmente e ci si accosta fiduciosi al sacerdote confessore, si sperimenta sempre la gioia pacificatrice del perdono di Dio”. Il Santo Padre quindi aggiunge:

“Quando si insiste solo sull’accusa dei peccati, che pure deve esserci e occorre aiutare i fedeli a comprenderne l’importanza, si rischia di relegare in secondo piano ciò che in esso è centrale, è cioè l’incontro personale con Dio, Padre di bontà e misericordia”.


Nel cuore della celebrazione sacramentale – conclude Benedetto XVI – non sta il peccato, ma la misericordia di Dio, che è infinitamente più grande di ogni nostra colpa.



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Friday, March 07, 2008 2:54 PM
Da Petrus

Anticipazione del giornale francese 'Le Figarò': "Il Papa a Parigi e Lourdes dal 12 al 15 Settembre"



CITTA’ DEL VATICANO - Papa Benedetto XVI sara' per la prima volta in visita in Francia - prima a Parigi e poi a Lourdes - dal 12 al 15 settembre. Lo scrive "Le Figarò", secondo cui l'organizzazione del viaggio tra Roma e la Chiesa di Francia sono gia' a un buon punto. Il quotidiano francese cita "un telegramma diplomatico confidenziale" che fissa al 12 settembre l'arrivo del Pontefice a Parigi, dove dovrebbe incontrare Nicolas Sarkozy, ricambiando la visita che il presidente francese ha fatto in Vaticano il 20 dicembre scorso (foto). Quindi, il giorno dopo, Benedetto XVI dovrebbe celebrare una Messa, non si sa ancora se a Notre Dame o in un luogo piu' ampio, mentre nel pomeriggio dovrebbe rivolgersi "al mondo della cultura" in un posto ancora da definire. Momento culminante della sua visita in Francia sara' la tappa a Lourdes, in occasione del 150mo anniversario delle apparizioni della Vergine Maria.



+PetaloNero+
Friday, March 07, 2008 2:55 PM
TERZA PREDICA DI QUARESIMA

Alle ore 9 di questa mattina, nella Cappella "Redemptoris Mater", alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI, il Predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la terza Predica di Quaresima.

Tema delle meditazioni quaresimali è il seguente: "Viva ed efficace è la parola di Dio" (Ebrei, 4, 12).

L’ultima Predica di Quaresima avrà luogo venerdì 14 marzo 2008.




La Parola di Dio, come "cammino di santificazione personale", al centro della terza predica di Quaresima di padre Raniero Cantalamessa


Accogliere la Parola di Dio, contemplarla e metterla in pratica significa compiere un “cammino di santificazione personale”. E’ quanto sottolinea padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, nella terza predica di Quaresima pronunciata stamani alla presenza del Santo Padre nella cappella “Redemptoris Mater” del Palazzo Apostolico. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

La Parola di Dio è “cammino di santificazione personale”, “sostanza della nostra anima” e strumento per un “intimo colloquio” con Dio. Per completare questo cammino sono necessarie tre operazioni: la Parola - osserva padre Cantalamessa, riprendendo la lettera di San Giacomo - deve essere ascoltata, meditata e messa in pratica. In questo percorso, si devono evitare il rischio di una “lettura impersonale”, limitandosi solo a studiare le Sacre Scritture, e quello di una interpretazione alla lettera, “senza alcuna mediazione ermeneutica”. Si tratta di due pericoli apparentemente opposti - fa notare il predicatore della Casa pontificia - che hanno in realtà in comune il fatto di trascurare lo Spirito. La seconda tappa suggerita da San Giacomo consiste nel “fissare lo sguardo” sulla Parola per crescere in una duplice conoscenza, di sé e di Dio:

“L’anima che si guarda nello specchio della Parola impara a conoscere ‘com’è’, impara a conoscere se stessa, scopre la sua difformità dall’immagine di Dio e dall’immagine di Cristo”.

Più che scrutare la Scrittura, si tratta quindi “di lasciarsi scrutare dalla Scrittura”: la Parola di Dio - aggiunge padre Cantalamessa - assicura una “fondamentale” ed “infallibile” direzione spirituale. La tappa successiva è quella di mettere in pratica la Parola:

“Le Parole di Dio, sotto l’azione dello Spirito, diventano espressione della vivente volontà di Dio per me, in un dato momento… L’obbedienza alla Parola di Dio è l’obbedienza che possiamo fare sempre”.

La predica del religioso francescano si conclude con la preghiera che Sant’Agostino eleva a Dio nelle sue Confessioni: “Siano le tue Scritture le mie caste delizie; che io non m’inganni su di esse, né inganni gli altri con esse”.




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Friday, March 07, 2008 4:04 PM
Domenica il Papa al Centro San Lorenzo

Compie 25 anni la struttura voluta da Giovanni Paolo II come luogo d'incontro per i ragazzi di tutto il mondo


di Angela Napoletano

Il Centro internazionale giovanile San Lorenzo compie 25 anni. E li festeggia con una celebrazione che, domenica 9 marzo, Benedetto XVI presiederà nella chiesetta di San Lorenzo In Piscibus: il cuore pulsante di quella che - era il 1983 – Papa Wojtyla inaugurava come «fucina di autentici giovani cristiani». La chiesa adiacente alle sale del Centro, situato proprio a due passi dal colonnato di piazza San Pietro, è infatti la sede della Croce che Giovanni Paolo II consegnò alla gioventù del mondo alla fine dell’Anno santo della Redenzione. E che, di anno in anno, attraversa in pellegrinaggio i cinque continenti.

È nel segno di questa Croce, la stessa che accompagna le celebrazioni delle Giornate mondiali della gioventù, che i giovani pellegrini di tutto il mondo si incontrano al Centro. Qui, il pontificio Consiglio dei laici (che gestisce le attività insieme alla Comunità dell’Emmanuele) organizza momenti di preghiera e occasioni di approfondimento culturale pensati per creare occasioni di confronto tra i pellegrini di passaggio, stranieri e italiani. O per non lasciare soli i tanti fuori-sede che, per motivi di studio o lavoro, vivono lontani da casa. Tra le occasioni d’incontro proposte al San Lorenzo (aperto dal lunedì al sabato, dalle 11 alle 17) c’è, ogni venerdì alle 18.30, la Messa internazionale seguita da un momento di riflessione.

I ragazzi che, in un quarto di secolo, hanno bussato a quella che è ormai conosciuta come la «casa dei giovani presso il Papa» sono stati oltre 200 mila. «Il calcolo è approssimativo», spiega monsignor Francis Kohn, responsabile della sezione Giovani nel pontificio Consiglio dei laici. Che, dopo i bilanci, guarda al futuro: «Questo anniversario - dice - sia l’inizio di una nuova tappa». «La visita del Pontefice - continua il prelato - ci confermi nella vocazione di formazione e preghiera perché vogliamo continuare ad essere il luogo in cui i giovani sperimentano la misericordia di Dio». Il Centro di via Pfeiffer sembra infatti aver cambiato la vita a tanti giovani, molti dei quali, dopo le esperienze di conversione e riconciliazione vissute all’insegna della Croce della gioventù, sono tornati nei rispettivi Paesi di origine. A raccontarlo è Kohn, il quale sottolinea: «Dopo anni, qualcuno di loro tornerà qui, domenica, proprio per partecipare alla celebrazione con il Pontefice».


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