Dolce e Gabbana: abitiamo nello stesso palazzo, non riusciamo a vivere lontani. Non dite che siamo volgari
MILANO - Domenico si presenta con una t-shirt con falce e martello di paillettes rosse e un jeans con mutanda perlata. Stefano in camicia bianca, pantaloni militari, crocefisso al collo. Quarantasette anni il primo, 43 il secondo. Diciannove anni da innamorati, cinque da «separati». Vent’anni di moda (da uno a duemila dipendenti) che festeggeranno questa settimana: sfilata, festa, un libro di memorie-appunti e inaugurazione del nuovo spazio nell’ex cinema Metropol.
Cominciando dalle voci: dicono che vi state separando. Che Domenico vuole liquidare S tefano. E che Stefano voglia ritirarsi.
«Veramente? E poi?».
Che siate diventati un po’...
«Stronzetti?».
Più o meno. Per esempio, che vi siete messi a decidere chi può entrare e chi no alle vostre sfilate.
«Un attimo. Con ordine. Noi non ci vogliamo separare. La Dolce e Gabbana non potrebbe vivere senza uno o l’altro».
Domenico: «È vero che il mio sogno dopo questo ventennale è cercare di dedicare un po’ di tempo a me stesso: viaggiare, imparare bene l’inglese e a nuotare. Ma non certo di liquidare Stefano».
Stefano: «Ecco, per assurdo è lui quello che vorrebbe ritirarsi. Perché è come quelle galline sotto lampadina 24 ore su 24 per fare uova a ciclo continuo. Ogni sera sono sempre io a dirgli spegni la luce, smetti di covare e andiamo a casa».
E sui «cattivi»?
«Soltanto con chi ci snobba. Siamo pronti ai fiori, ma anche ai pomodori, purché motivati. Prima soffrivamo, a prescindere: ora ce ne freghiamo. E poi siccome non dobbiamo sposarci con tutti... Allora se non ti piaccio, mi ignori e non mi dici perché, io mi difendo non invitandoti a casa mia».
Dicono che Domenico abbia portato via un fidanzato a Stefano, da qui la crisi.
Domenico: «Impossibile per principio e poi a me piacciono piccoli e brutti a lui alti e belli...».
Quando e perché è finita fra di voi?
«Cinque anni fa».
Domenico: «Per colpa mia: ho preso una sbandata! Un incidente di percorso», confessa per la prima volta.
Stefano: «Io ho preso atto e ho mollato. Ho sofferto come un cane. Un anno d’inferno. Dovevamo continuare a dividere tutto, far finta di nulla. Quello è stato un momento difficile, di dubbi e domande. Ora no, per assurdo stiamo meglio di prima».
Domenico: «Parla per te».
E ora?
«Ognuno ha un compagno. Appartamenti uno sopra l’altro».
Matrimonio o Pacs?
Stefano: «Non credo nei contratti. Figurarsi tra gay! Per me con Domenico sono stato sposato 19 anni».
Domenico: «Sono cattolico apostolico romano non direi mai una bugia a Dio. Giurare che sarà per sempre con la stessa persona è una bugia».
Sui figli si sa: Stefano li vorrebbe e Domenico no.
Stefano: «Dopo questo ventennale mi darò da fare».
Avrà un figlio da una donna?
«Sì. Inseminazione artificiale, all’estero, qui non si può».
Ma lei ha avuto anche fidanzate, perché proprio l’inseminazione artificiale?
«Ora non potrei. Un figlio nasce dall’amore fra due persone e io amo un uomo».
Dicono che siete volgari, lo scorso anno la pubblicità con i peti, quest’anno i peli del pube...
«Non siamo borghesi e queste sono le cose che danno fastidio ai borghesi. Forse siamo sfacciati, in due poi ci carichiamo, però sinceri. I gran giurì ci scrivono, pazienza siamo volgari. Ma i peti sono uno scherzo antico fra i ragazzi. I jeans a vita bassa li portano tutti. Perché non censurano tette e culi per pubblicizzare il dolcificante? E Beautiful con tutti quei pasticci in famiglia non è immorale?».
Vent’anni di moda, era meglio quando si stava peggio?
«È un sistema malato: prima la corsa ad acquisire, salvo poi uccidere bei nomi; ora con il denaro ci si costruisce un nome. Poca sostanza e tanta apparenza. Un giorno si vedranno i risultati di tante operazioni d’immagine...».
Le donne non dovrebbero più vestire come?
«Con la pancia di fuori: ma non si vedono allo specchio? Una deve rendersi conto di età e fisico. L’altro giorno c’era una donna con un bellissimo vestito e una profonda scollatura sulla schiena brufolosa. Eravamo tentati di suggerirle di girarlo».
Ombelichi out? Ma in sfilata non si parla d’altro!
«La sfilata è il nostro sogno, un momento magico. Dove tutto cerca di essere perfetto, come le modelle che sfilano. Però sta al buon gusto delle donne vestirsi con il jeans a vita bassa sì, ma poi una bella camicetta che copra la pancia!».
La donna che vi ha dato più soddisfazione nel vestire?
«Madonna».
La più deludente?
«Nessuna, siamo stati fortunati».
Ora avete un po’ rallentato con le star.
«Ci rifiutiamo di pagare per vestirle: non è nel nostro stile allungare soldi agli entourage per garantirci un red carpet ».
Quanti e come li spendete allora i vostri soldi?
«Sul quanto non lo sappiamo. Ogni volta chiediamo alla nostra manager se possiamo permetterci ora una casa (il pallino di entrambi n.d.r .), ora un’opera (il pallino di Domenico n.d.r .). Per il resto non ci facciamo mancare nulla, senza esagerare».
Ultima follia?
Domenico: «Il Mao Tse Tung di Warhol lo sognavo da anni».
Ma lei non era di destra?
Domenico: «Ho una passione per i simboli comunisti. Compreso l’eskimo e le Clark’s! Da ragazzo partecipavo ai collettivi, poi alle manifestazioni mi defilavo sullo shopping!».
Domenico, ancora dell’idea di fare il sindaco di Milano?
Stefano: «Veramente lo hanno chiesto a me un paio di settimane fa... Ho detto no. Se lo fossi cambierei tutto: dalla pulizia (è indecente) alla viabilità. Questi amministratori pensano che Milano sia San Giminiano! La gente non viene qui per vedere le torri...».
Ma a Milano «donate» un cinema, lo storico Metropol?
«Lo metteremo a disposizione di scuole, associazioni benefiche o no profit per organizzare eventi: ci sembrava giusto fare questa cosa per gli altri».
Paola Pollo
23 settembre 2005
corriere.it

