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Wednesday, July 16, 2008 11:12 AM
Presentato al ministro Bondi il quinto rapporto di Federculture
Leader al mondo nel design ma tra gli ultimi in Europa per ricerca e sviluppo
Vedi Italia alla voce cultura
"Creativa ma con poco appeal"

"La cultura deve diventare forza trainante dell'economia". Cresce il consumo
di teatri e concerti. Ma i nostri musei non sono più tra i primi nel mondo
di CLAUDIA FUSANI

ROMA - Leader nel mondo nel design ma diciassettesimi in Europa per investimenti nella ricerca e nello sviluppo. Al primo posto nel mondo per il patrimonio artistico e culturale ma i nostri musei e gallerie scivolano nella classifica di quelli più visitati. C'era una volta il made in Italy, dell'abito e del museo, delle canzonette e delle mostre, motore e volano dell'Italia che inventa e s'arrangia, crea e produce. "C'era una volta", perché adesso "il fatto in Italia" c'è ancora ma arranca, non è Sistema e produce culturalmente ed economicamente molto meno di quello che potrebbe.

LEGGI IL RAPPORTO COMPLETO

Fotografia di uno spreco. L'ennesimo, nell'Italia delle caste e delle derive. Spreco di occasioni e di talenti. E di punti percentuali di prodotto interno lordo. Ecco che allora l'Italia è leader al mondo nella produzione del design - grazie alla materia prima che si chiama gusto - e seconda dopo la Cina per esportazione di "prodotti creativi", categoria vasta che comprende dall'artigianato agli audiovisivi, dalle pubblicazioni cartacee ai nuovi media. Eppure gli investimenti su creatività e produzione culturale e sostegno ai giovani talenti sono i più scarsi in Eeuropei. Progresso e declino, insieme. Voglia di cultura e incapacità non di produrla ma di offrirla. E' il quadro contraddittorio che viene fuori dal V Rapporto annuale di Federculture, specie di Confindustria che mette insieme tutti i soggetti pubblici e privati che organizzano e gestiscono cultura, turismo, sport e tempo libero. "Creativi per caso" sintetizza Federculture nel rapporto di 230 pagine presentato al ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, uno studio che fa lo sforzo inedito di mettere insieme e analizzare tutte le voci che hanno a che fare con turismo, cultura e tempo libero. Ma essere creativi oggi non basta più se il talento non è parte di un sistema coordinato e non casuale di creatività.

Una nuova politica per la cultura. Il messaggio politico del rapporto è chiaro: "L'Italia sconta una visione della cultura ancora identificata quasi esclusivamente con la conservazione del patrimonio artistico, o piuttosto legata al tempo libero, quasi sempre considerata una spesa più che un investimento". Soprattutto una visione che "non comprende la reale portata della creatività come forza trainante dell'economia grazie ai suoi effetti di contaminazione nel tessuto produttivo in termini di innovazione, valore aggiunto e competitività". La scommessa per l'Italia oggi non è tanto, o solo, gestire un museo bensì immaginarne la gestione nell'insieme del territorio dove si trova quel museo. Il museo da solo non basta più.

Il rapporto cita la classifica del Giornale dell'arte (maggio 2008): nel 2007 il più visitato è stato il Louvre seguito dal Centre Pompidou, dal British e dalla Tate Modern gallery. Il primo museo italiano è al settimo posto (Musei Vaticani) seguito dagli Uffizi (21 esima posizione). Nelle classifica delle mostre più visitate nel 2007 (ai primi tre posti c'è Tokio) per trovarne una italiana bisogna arrivare alla 86 esima posizione (Brescia, "Turner e gli impressionisti"), al 104 esimo posto ci sono le Scuderie del Quirinale ("Cina, la nascita dell'Impero"), il Vittoriano ("Chagall") e i Musei capitolini. Eppure l'Italia è al primo posto al mondo per il patrimonio artistico e culturale e al secondo per quello storico. C'è qualcosa che non torna tra capitale a disposizione e capacità di investimento.

La lezione che viene dall'Europa. Tanto per fare un esempio di cosa voglia dire arte come investimento e come forza trainante dell'economia, l'Inghilterra stanzia oltre 10 milioni di sterline per il piano strategico Creative brain, New talents for the new economy che punta sulla formazione dando vita a 5000 nuove occasioni di apprendistato per i giovani creativi e alla costituzione di decine di hub accademici per le industrie creative per collegare scuole, college e università su tutto il territorio britannico. Progetti analoghi che mettono insieme creatività, cultura ed economia sono in Olanda, in Germania, nei paesi scandinavi e poi in Spagna, Lettonia, Austria e Svizzera. L'Italia, si legge nel Rapporto, "fatica ad adeguare le strategie di rilancio alle strategie imposte dalla competizione della società globale nell'economia della conoscenza".

Eppure, c'è tanta voglia di cultura. Crisi, inflazione, prezzi alle stelle... eppure le famiglie italiane nel 2007 hanno speso alla voce cultura 61,5 miliardi di euro (+2,3% rispetto al 2006), il 6,83 per cento del bilancio famigliare, molto al di sotto della media dell'Europa allargata ai 27 (9,4%) o del Regno Unito ( 12,5%). Va meglio il teatro (+7,6 per cento nell'ultimo anno; +23% negli ultimi dieci anni) e i concerti (+17,3%). Più in generale godono di ottima salute gli spettacoli dal vivo per cui aumentano il pubblico (+10,1%) e le spese (+11,2%). I prezzi di concerti, musei e teatri crescono ma "solo" del 3,3%, le metà rispetto alle manifestazioni sportive (+6,5%), un soffio rispetto a pane, pasta, carburanti, energia cresciuti tra l'11 e il venti per cento.

Anche nella spesa culturale ci sono due Italie, il nord che chiede e consuma, il sud passivo e distratto. Eppure Sicilia e Campania sono le regioni che nel 2007 hanno speso di più nel settore culturale, 432 e 161 milioni di euro contro i 113 del Trentino Alto Adige, i 90 del Piemonte e gli 85 della Lombardia. Ancora una contraddizione: le regioni che più spendono in cultura sono quelle dove c'è meno consumo. Più che legittima qualche domanda.

Signori, non c'è più un centesimo. La scure di Tremonti andrà giù senza pietà davanti al bilancio del ministero dei Beni culturali. Da sempre fanalino di coda delle varie amministrazioni dello stato (nel 2007 i finanziamenti erano cresciuti dello 0,10 per cento arrivando a 1,98 miliardi mentre per gli altri ministeri la crescita era stata del 6,9%), la manovra triennale di Tremonti toglierà ai Beni culturali 900 milioni di euro in tre anni. Altri 150 se ne sono andati da voci legate allo spettacolo e alla tutela del paesaggio per finanziare il taglio dell'Ici. Gli enti locali dedicano alla cultura tra lo 0,9 delle Regioni al 3,3 dei Comuni.

Tutto questo per dire che i soldi dal pubblico non arrivano più e vanno trovati in altro modo. Ma il privato investe in cultura se è strategico, se dà un ritorno almeno in immagine. Se nel resto del mondo i privati fanno a gara per donare, sponsorizzare e finanziare anche una pachina in un parco - agevolati dal sistema fiscale - in Italia la cultura resta il settore dove i privati investono meno: il 15 per cento contro il 63% dello sport e il 22 per cento della solidarietà. Via via che si chiude il rubinetto pubblico, si apre però quello privato. E negli ultimi due anni, grazie soprattutto ad alcuni strumenti fiscali (oltre alle sponsorizzazioni, dal 2003 sono possibili le erogazioni liberali deducibili dall'imponibile), la media dei finanziamenti privati è cresciuta del 5%. La lista dei benefattori è guidata delle banche (3 miliardi di euro in sei anni). Crescono le erogazioni liberali delle imprese (33 milioni di euro) e quasi raddoppiano quelle delle persone fisiche, cittadini che decidono di investire in cultura (20 milioni di euro, +70 per cento rispetto al 2006).

Competitività? La Caporetto italiana. Quella che segue è una lista nera da cui partire per cominciare a ragionare su cosa significhi essere competittivi. L'Italia è al 15° posto in Europa per produttività di ogni ora lavorata; al 17° per quota di pil destinata a investimenti in ricerca e sviluppo e al 24° per quella destinata alla formazione delle risorse umane. La nostra migliore università pubblica è al 173° posto nella classifica degli atenei. Secondo il World economic forum l'Italia è al 46° posto nella classifica della competitività, seimila cervelli ogni anno lasciano il paese e vanno all'estero e i professori sotto i 40 anni sono il 17 per cento del totale. Un sistema vecchio, in netta perdita. E anche il nostro "fascino", la capacità di attrattiva del paese nel suo insieme, scivola al quinto posto nel mondo dopo Australia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. C'era una volta... l'Italia.

(15 luglio 2008)

Rep
sperminator
Wednesday, July 16, 2008 12:03 PM
scusate, saro' fazioso, saro' di parte, ma bondi alla cultura mi pare una barzelletta, ma rido poco perche' e' uno dei settori che potrebbe trainare alla grande l' economia ..
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Sunday, November 30, 2008 5:31 PM

Articolo 21 - CULTURA

Allarme Beni Culturali


di Vittorio Emiliani
Sale sempre più forte la protesta delle Associazioni per la tutela e dei sindacati dei Beni Culturali (Uil e Cgil) contro le intimidazioni rivolte dall'on. Gabriella Carlucci nei confronti del presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, Salvatore Settis, di cui ha reclamato le dimissioni, e ancor più nei confronti di soprintendenti e direttori di musei, cioè di dipendenti del Ministero, già sottoposti a pressioni di ogni genere ed ora invitati ad andarsene per aver alcuni di essi firmato, del tutto legittimamente, un appello delle associazioni. Essi hanno espresso così una forma motivata di dissenso che evidentemente non è più tollerata. L'unica "tolleranza zero" riguarda nel nostro Paese le idee e la libertà di professarle.

Si vuole con ciò zittire e allineare il personale tecnico-scientifico all'idea che "la cultura è un peso insostenbile" (on.Carlucci, come la capiamo), che "i beni culturali devono rendere", che essi "sono il nostro petrolio". Idea vecchia, sballata e provinciale che fa ridere di noi il mondo internazionale della cultura e dell'arte il quale considera i musei istituti per la diffusione della cultura, per l'educazione di massa alla storia e all'arte, tant'è che, nel caso dei grandi musei britannici, li mantiene da secoli gratuiti. In realtà si vuole creare il clima giusto per nuove "epurazioni", dopo quelle già avvenute, del resto, durante i precedenti governi Berlusconi. Valga per tutti la rimozione di Giuseppe Chiarante dalla presidenza dell'allora Consiglio Nazionale e dal CN stesso, richiesta dal sottosegretario Sgarbi ed operata dal ministro Urbani. Avvenuta poco dopo la rielezione del sen. Chiarante, in pratica alla unanimità, in sede di Consiglio Nazionale. La "imputazione" era quella di aver pubblicamente plaudito, assieme al sottoscritto, all'appello lanciato dai direttori dei maggiori musei del mondo contro la privatizzazione dei musei italiani dei quali essi, a cominciare da Pierre Rosenberg, allora direttore del Louvre, sottolineavano bellezza e funzionalità. Venimmo entrambi estromessi, senza un rigo di spiegazione, dal CN dei Beni culturali. Che poi Urbani, di fatto, non convocò più.

Tale clima di "caccia alle streghe" viene creato, oggi come ieri, per poter poi allentare i vincoli e le regole della tutela, per fare di questo prezioso patrimonio ciò che si vuole a livello di partiti e di governo, con un ingresso pesante della politica, di personale estraneo ai Beni culturali (vedi il Supermanager ai Musei), in un ambito che richiede, al contrario, massima autonomia dalla politica e massima competenza specifica. Ci si prepara probabilmente a ripetere i provvedimenti di trasferimento, declassamento o rimozione già attuati fra 2001 e 2006 contro quanti non seguivano quelle direttive politiche.

Soprintendenti, direttori di musei e di scavi, ispettori non hanno le protezioni di cui godono i docenti universitari. Pochi di loro, troppo pochi si espongono. Per questo chiediamo alle massime istituzioni del Paese, alle confederazioni sindacali, alle forze politiche più illuminate di intervenire prontamente per sventare questo attacco gravissimo, ormai quotidiano, all'autonomia della cultura e della tutela dei beni storici e artistici e del paesaggio, per difendere una libertà costituzionale fondamentale: la libertà della cultura.

Art21






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Sunday, November 30, 2008 5:32 PM

Articolo 21 - Editoriali
Allarme Beni culturali.
Orlando e Giulietti aderiscono all’appello promosso dall’Associazione “R.Bianchi Bandinelli”


di Redazione
Federico Orlando presidente e Giuseppe Giulietti portavoce Articolo21 aderiscono all’appello lanciato dalla Associazione “R.Bianchi Bandinelli”. Non è tollerabile che qualcuno pensi di ridurre al silenzio, anche sotto minaccia di provvedimenti disciplinari , quanti hanno a cuore non solo la tutela dei beni culturali ma anche l’integrale rispetto della Costituzione che garantisce ad ogni cittadino la possibilità di conoscere e di utilizzare un grande patrimonio nazionale . Per queste ragioni l’associazione Articolo21 non solo adericse all’appello lanciato dall’Associazione “R.Bianchi Bandinelli”. Ma ha anche deciso di raccogliere firme sul proprio sito (www.articolo21.info)

Appello promosso dall’Associazione “R. Bianchi Bandinelli”. La prevista istituzione di un “supermanager” a contratto come direttore nazionale dei musei, dei parchi archeologici e siti monumentali statali con poteri sostanzialmente assoluti, e la scelta per tale ruolo di una persona che, per sua ammissione, risulta totalmente estranea al mondo dell’arte e dei musei medesimi, suscita il nostro più vivo allarme e la nostra più recisa opposizione. Essa infatti appare un errore per il presente e un rischio per il futuro nascendo da una idea di fondo – quella della “messa a reddito” dei beni culturali e paesaggistici, ai cui organi di salvaguardia si sottraggono contestualmente le necessarie risorse – che:

• nega la cultura quale valore “in sé” senza ricadute economiche immediate;

• esclude l’educazione, la didattica, la diffusione della cultura quali compiti primari delle stesse istituzioni museali;

• svilisce il patrimonio archeologico, architettonico, storico, artistico e demoetnoantropologico a merce dalla quale spremere profitti;

• sottrae poteri decisionali fondamentali ai direttori dei musei e ai soprintendenti ai Poli museali e quindi dequalifica e indebolisce i presidii tecnico-scientifici. Per tale via, sommando a decisioni come questa i tagli pesantissimi inferti alle già scarse risorse, si va allo smantellamento della tutela pubblica come difesa e promozione dell’interesse generale. I criteri economicistici ribaltano infatti l’idea di fondo che ha garantito all’Italia una posizione cardine nella cultura occidentale, e cioè l’idea che il patrimonio storico artistico e paesaggistico rappresenti un tutt’uno, un ineguagliabile contesto di siti e monumenti archeologici, di centri storici (dai maggiori a quelli minimi), di chiese, di abbazie e di conventi, di rocche e castelli, di paesaggi e territori, puntando invece tutto, in pratica, sui soli musei col fine di “metterli a reddito”. Una pericolosa illusione, oltre tutto, per quanti conoscano la realtà dei musei di tutto il mondo avanzato e che sembra mutuata dal “modello Dubai”. Non siamo certo contrari alla immissione di figure manageriali affiancate a quelle tecnico-scientifiche in grado di assicurare un adeguamento delle risorse e delle tecniche di promozione, una messa a sistema dei musei di competenza statale e di quelli degli enti pubblici territoriali, purché si abbia ben presente il pericolo di una deriva mercantile e consumistica in evidente conflitto con una tutela attenta e con una efficace valorizzazione, nei termini indicati dall’art. 6 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Pertanto i presenti dichiarano qui il proprio totale disaccordo con tali scelte e chiedono, al di là delle persone, la revoca immediata della Super Direzione generale per la valorizzazione dei musei. Reclamano inoltre per i beni culturali una struttura pubblica affidata a tecnici selezionati in base al merito scientifico e gestionale, autonomi dalla politica e dalle maggioranze temporanee di governo.

ASSOCIAZIONE BIANCHI BANDINELLI ASSOCIAZIONE NAZIONALE INSEGNANTI STORIA DELL’ARTE (ANISA) ASSOTECNICI ASSOCIAZIONE PER L’ECONOMIA DELLA CULTURA COMITATO PER LA BELLEZZA ICOM ITALIA (INTERNATIONAL COUNCIL OF MUSEUMS) ITALIA NOSTRA PATRIMONIOSOS ASSOCIAZIONE ITALIANA BIBLIOTECHE (AIB) ASSOCIAZIONE NAZIONALE ARCHIVISTICA ITALIANA (ANAI) CONSULTA NAZIONALE UNIVERSITARIA PER L’ARCHEOLOGIA DEL MONDO CLASSICO CONSULTA NAZIONALE UNIVERSITARIA PER LA STORIA DELL’ARTE SOCIETÀ ITALIANA PER I MUSEI E I BENI DEMOETNOANTROPOLOGICI (SIMBDEA)

Art21





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Sunday, November 30, 2008 5:35 PM


Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.



Costituzione della Repubblica Italiana



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Sunday, November 30, 2008 5:37 PM

Articolo 21 - CULTURA

Difendiamo l'articolo 9 della Costituzione

di redazione
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Bisogna difendere l’articolo 9 della Costituzione ed impedire l’assegnazione al Comune di Roma della tutela dei Beni Culturali. Assieme ai tagli di bilancio sarebbe la mazzata definitiva per la tutela stessa.
Con un semplice emendamento al disegno di legge sul federalismo fiscale il Consiglio dei ministri ha approvato, il 3 ottobre scorso, un articolo aggiuntivo in base al quale assegna, fra le altre cose, all’Ente Roma Capitale (il prossimo assetto del Comune di Roma disegnato dal DDL medesimo) anche “la tutela e la valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali”. Un vero e proprio stravolgimento storico della Costituzione che, all’articolo 9, attribuisce la tutela “alla Repubblica” e quindi, in primo ordine, allo Stato e al Ministero per i Beni culturali. Come hanno confermato, più volte, le sentenze della Corte Costituzionale in materia.
Già appare di una gravità senza pari tentare di modificare la Costituzione con un emendamento ad una legge ordinaria. Ma con questa affrettata, mai discussa e devastante misura si sconvolge e si demolisce un assetto della tutela dei beni culturali e paesaggistici definito da decenni e confermato anche dal recente Codice per i beni culturali e per il paesaggio, sia nella versione Urbani (e poi Buttiglione), sia nella versione Rutelli fin qui non messa in discussione dal nuovo governo.
L’impianto strategico della tutela si è sempre fondato sulla autonomia degli organismi tecnico-scientifici - rappresentati dalle direzioni generali e regionali del Ministero e dalle Soprintendenze - dal potere politico, sia nazionale che regionale e locale. Autonomia volta ad evitare che le valutazioni di ordine culturale e scientifico siano influenzate o addirittura dettate dalla politica. Nel momento in cui tagli pesantissimi vengono inferti al bilancio, già decisamente inadeguato, del Ministero per i Beni culturali, questa misura affrettata e avventuristica assesta la mazzata definitiva alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico e paesaggistico dell’Italia già tanto compromesso dalla pochezza (di per sé disastrosa) dei fondi stanziati per la cultura. Il destino del Belpaese finirebbe così nelle mani degli enti controllati che diventerebbero i controllori di se stessi.
Chiediamo con forza al ministro Sandro Bondi di chiarire se era al corrente di questo emendamento al DDL sul federalismo fiscale e se non ritiene doveroso intervenire immediatamente affinché la tutela venga esclusa dai poteri trasferiti al Comune di Roma (e, domani, ai Comuni italiani).
Facciamo appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, fermo garante della Costituzione, certi che vorrà farsi interprete della protesta di quanti vedono, come noi, minacciato di abrogazione con legge ordinaria uno degli articoli fondamentali della carta costituzionale, che riassume secoli di civiltà giuridica per anni invidiata al nostro Paese e che oggi bisogna difendere con ogni energia.

I primi firmatari:

Vittorio Emiliani, Vezio De Lucia, Irene Berlingò, Paolo Berdini, Desideria Pasolini dall’Onda, Luigi Manconi, Andrea Emiliani, Giorgio Ruffolo, Pier Luigi Cervellati, Edoardo Salzano, Antonio Pinelli, Bruno Toscano,Milton Gendel, Giuseppe Giulietti, Gabriele Simongini, Sandro Amorosino, Ettore Spalletti, Chiara Savettieri, Carlo Catalogna, Paolo Hutter, Ivana Della Portella, Rino Falcone Paolo Urbani, Chiara Valentini, Gianandrea Piccioli, Donella Giacotti, Paolo Hutter, altre firme in arrivo

Art21





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Thursday, January 29, 2009 7:44 PM
Carlo Felice, l´ultima stangata:
il ministro Bondi taglia 900 mila euro




E suscita polemiche la nomina di Fabrizio Bini:
lo strano caso del superconsulente pagato dal
Lirico di Napoli in "prestito" per
tre giorni alla settimana

di Michela Bompani
Arriva un superconsulente per il Commissario straordinario al teatro Carlo Felice ma lo paga il teatro San Carlo di Napoli, mentre il ministero "congela" 900 mila euro della Fondazione genovese. A tre giorni dalla scadenza del contratto del commissario Giuseppe Ferrazza (il 31 gennaio), ieri è entrato per la prima volta nel teatro genovese Fabrizio Bini, attualmente direttore amministrativo del San Carlo di Napoli. Si tratta di una nomina che sta suscitando polemiche sia all´interno del Carlo Felice sia tra i lavoratori del teatro lirico napoletano perché presenta diverse anomalie.

Partiamo dall´inizio. Infatti Bini è stato nominato direttore amministrativo del San Carlo di Napoli dal commissario straordinario della Fondazione napoletana, Salvatore Nastasi, che è anche capo di Gabinetto del ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi. Ma il commissario genovese Giuseppe Ferrazza ha voluto portare Bini anche Genova in qualità di "consulente del commissario". Ma per fare questo ha usato un escamotage. Fabrizio Bini sarà pagato dal San Carlo e "prestato" per tre giorni alla settimana al teatro Carlo Felice. Gli altri due giorni li passerà nel suo ufficio napoletano. Anche i costi delle trasferte saranno a carico della Fondazione San Carlo.

L´arrivo di Fabrizio Bini comincia a occupare una delle caselle di quell´organigramma che il commissario Ferrazza aveva presentato, a dicembre, ai sindacati, come prima ipotesi di lavoro su una riorganizzazione della Fondazione Carlo Felice. E il suo ruolo assomiglia a quello descritto dalla casella "assistente del sovrintendente".

E mentre si aggiunge una figura in più, seppure a costo zero, sul teatro genovese si addensano nuvole scure. Perché, proprio due giorni fa, il Ministero per i Beni culturali avrebbe finalmente comunicato l´importo accantonato nei confronti del Carlo Felice: 900 mila euro che Bondi non verserebbe, almeno per ora, al teatro genovese.


Ogni anno, secondo la legge Finanziaria del 2004, il Ministero infatti versa alla Fondazione Carlo Felice un contributo permanente di 2,5 milioni di euro. Quest´anno gli uffici di Bondi ne hanno confermati un milione e seicentomila. Congelando il resto.

All´interno del teatro Carlo Felice la tensione si è alzata, anche se il commissario Ferrazza getta acqua sul fuoco: «Questi denari così come sono stati accantonati potranno essere "liberati" in un altro momento. Inoltre anche il Carlo Felice ha accantonamenti su cui contare».

Intanto ieri il capo di Gabinetto del ministro Bondi, Salvatore Nastasi, ha spiegato di «stare valutando» la riconferma di Giuseppe Ferrazza come commissario straordinario della Fondazione Carlo Felice di Genova e di voler comunicare «nei prossimi giorni ufficialmente la decisione». All´interno del teatro si dà per certo il rinnovo dell´incarico. Insieme a Ferrazza, il 31 gennaio, dopo sei mesi scadranno anche il direttore artistico, Cristina Ferrari, e altri tre dirigenti, che però saranno quasi certamente tutti riconfermati nel momento in cui sarà ufficiale il rinnovo del contratto di Ferrazza.
(29 gennaio 2009)

Rep GE


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Tuesday, June 16, 2009 12:57 AM

Tagli alla Scala,
i ballerini protestano in piazza





Il balletto arriva in piazza, ma per protesta. A Milano i lavoratori del teatro La Scala hanno bloccato il traffico davanti a Palazzo Marino con striscioni ed esibizioni per protestare contro i tagli al Fus (Fondo unico per lo spettacolo) e per il rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori dello spettacolo.

Rep


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Tuesday, June 16, 2009 12:58 AM







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Tuesday, June 16, 2009 12:59 AM







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Saturday, July 18, 2009 12:52 AM
Lo storico istituto culturale fiorentino
con fondi limitati e poco personale
Inutili gli allarmi della direttrice.
La lettera: "All'estero fanno molto di più"
Biblioteca di Firenze al collasso
Utenti in rivolta scrivono a Bondi



FIRENZE - Cataste di libri agli angoli delle stanze, la luce fioca della sala lettura, sporcizia sui tavoli di consultazione. E come se non bastasse, orari ristretti per avere un libro in prestito, fotocopie costosissime e una insopportabile puzza che sale dal seminterrato. È la fotografia della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze che emerge dalla lettera aperta, sottoscritta da alcuni docenti, ricercatori, laureandi e studiosi, uniti nell'associazione lettori "Gianni Isola" dello storico archivio, indirizzata a Sandro Bondi, ministro dei Beni Culturali.

"La Biblioteca è priva di personale, priva di denaro, priva di risorse", si legge nella missiva. "Nessuna biblioteca nazionale in Europa ha orari di apertura così brevi: due distribuzioni la mattina, più una il pomeriggio ma solo due volte a settimana, mentre l'ufficio di prestito è aperto solo 2 ore al giorno". Inoltre, "gli orari ed i servizi sono insufficienti , le fotocopie troppo care, gli ascensori chiusi, il bar interno inesistente, la puzza da seminterrato, gli impedimenti all'uso di internet. Negli ultimi tre anni si sono accumulati ritardi enormi nel lavoro di tutti i comparti", dalla catalogazione alla bibliografia.

La lettera aperta, datata 16 luglio, è l'ennesima denuncia fatta dagli utenti e dai lavoratori della biblioteca. L'associazione si era già attivata nella precedente Legislatura per denunciare al ministero la situazione gravosa in cui la struttura fiorentina versa. Poi lo scorso 21 aprile, dopo nuovi tagli al settore culturale, era stato diffuso un appello, sottoscritto da 164 docenti, ricercatori e laureandi, lanciato alla città, agli amministratori e agli allora candidati sindaco. "Manca il personale e gli spazi sono sotto dimensionati rispetto alle esigenze. Si parla tanto di telematica ma il materiale è legato con gli spaghi con il fango dell'alluvione", osservava Franco Contorbia, docente di Letteratura italiana moderna e uno dei sottoscrittori dell'appello di aprile.

A giugno un nuovo allarme. Antonia Ida Fontana, direttrice della biblioteca, incontrando alcuni rappresentanti del Consiglio regionale della Toscana chiedeva "almeno 500 unità di personale, nuovi spazi per l'immagazzinamento dei volumi, oltre ad un considerevole aumento di budget per far fronte alle spese ordinarie".

La Biblioteca Nazionale centrale di Firenze ha il compito di raccogliere l'intera produzione culturale nazionale di ogni anno. Ciò significa raccogliere ogni dodici mesi dalle 50 alle 60 mila monografie , più di 300 mila testate e periodici. Ma da alcuni anni, anche per un taglio consistente di personale (209 dipendenti contro i 334 del 1996, si legge nella lettera), l'organizzazione della struttura rischia di collassare. Inoltre, "Il finanziamento per l'acquisto di libri e documenti è stato decurtato a 291mila euro, costringendo ad interrompere molti abbonamenti importanti". Nel 1996 il finanziamento era pari ad un miliardo e mezzo di lire, circa 775mila euro.
(17 luglio 2009)

Rep


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Tuesday, July 21, 2009 1:11 AM
I lavoratori del settore davanti a Montecitorio
per protestare contro il governo
Nessuno spiraglio per il reintegro
dei fondi decurtati con la Finanziaria 2009
Fus, lo spettacolo scende in piazza
Da Moretti a Verdone contro i tagli




La protesta di fronte a Montecitorio

Franceschini: "Non investire
nella cultura è una specie di delitto"

ROMA - Circa cinquecento tra attori, registi e lavoratori del mondo dello spettacolo si sono dati appuntamento a piazza Montecitorio per protestare contro il tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo. Tra le tante personalità presenti i registi Paolo Virzì, Carlo Vanzina, Nanni Moretti e gli attori Carlo Verdone, Massimo Ghini, Luca Zingaretti, nonché diversi esponenti politici tra cui il segretario Pd Dario Frascescini e l'ex sindaco di Roma Walter Veltroni.

La delegazione a palazzo Chigi. Una selva di palloncini neri e listati a lutto e le note dell'Orchestra regionale del Lazio fanno da scenografia al sit-in dei lavoratori dello spettacolo italiano convocati di fronte al Parlamento dalle associazioni e sindacati di categoria. Cattive notizie giungono dal giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori che a nome dell'associazione "100 Autori" ha fatto parte della delegazione appena uscita dal Palazzo Chigi dopo un incontro con il sottosegretario Gianni Letta.
"Non abbiamo buone notizie - dice Purgatori - nè in verità ci speravamo molto. Per ora non sembra esserci via d'uscita al reintegro del Fondo unico per lo spettacolo da parte del governo e dobbiamo quindi attrezzarci ad altre forme di lotta e di protesta".

Ottimismo bipartisan. Uno spiraglio di ottimismo bipartisan cerca di portarlo Luca Barbareschi venuto tra i manifestanti insieme alla collega parlamentare Gabriella Carlucci e accolto anche da fischi. "Domani ritorneremo da Letta - dice Barbareschi - insieme alle categorie dei produttori e fino all'ultimo ci batteremo, esponenti della maggioranza e dell'opposizione, per trovare una soluzione. Ma è necessario che lo spettacolo sappia anche ripulire i propri bilanci, tagliare gli sprechi, assumere una diversa coscienza imprenditoriale. Se nulla sarà possibile dobbiamo avere la forza di iniziative di sciopero vere e radicali capaci di coinvolgere tutta la categoria".

La lotta e il boicottaggio. Le parole d'ordine che circolano tra i presenti su questo tema vanno da varie forme di lotta, compreso il boicottaggio, in occasione della mostra del Cinema di Venezia, fino alla serrata della produzioni per il cinema, la televisione e le altre forme di spettacolo. A nome della storica associazione dei cineasti (Anac) Nino Russo invoca la coesione di tutto il settore (oltre 200 mila lavoratori) e una consonanza di lotta con tutte le forme della cultura, dell'istruzione e della ricerca "palesemente sotto attacco da parte di questo governo - dice - che continua a pensare alla cultura in termini di spesa e non di investimento".

Volti noti. Tra le personalità presenti davanti a Montecitorio si riconoscono Carlo Verdone e Mariangela Melato, Ettore Scola e Carlo Lizzani, Stefano Rulli e Citto Maselli, Maurizio Scaparro e Ricky Tognazzi, Giuliano Montaldo e Silvio Orlando e anche Carlo ed Enrico Vanzina e il press agent Enrico Lucherini; più rari i politici, tra cui il segretario del Pd Dario Franceschini che passa ad esprimere la sua solidarietà.

(20 luglio 2009)

rep


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Wednesday, July 22, 2009 11:01 AM
Il presidente della Repubblica risponde
alla lettera-appello di alcuni parlamentari
"Non mancherà il mio invito a ogni possibile
ripensamento sui tagli alla cultura"
Fus, la cultura minaccia il blocco
Napolitano: necessaria riflessione




Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Luca Barbareschi: "Siamo pronti a fermare tutto.
Servono aiuti, ma anche una riforma strutturale"

ROMA - "Non esito a condividere le preoccupazioni che mi rappresentate, è decisivo il più vasto chiarimento sulle priorità cui ancorare la spesa pubblica". Con queste parole il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invita tutte le parti in causa a una riflessione e a un ripensamento sui tagli e il mancato reintegro dei fondi al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo. Il capo dello Stato ha risposto alla lettera-appello ricevuta da alcuni parlamentari e il testo è stato pubblicato sul sito della Presidenza della Repubblica. Intanto i lavoratori del mondo dello spettacolo e della cultura minacciano il blocco totale.

La lettera. "Al di là dell'esito di imminenti votazioni in Parlamento, rispetto alle quali non posso ovviamente intervenire, ritengo che anche in vista della prossima legge finanziaria e delle decisioni per il 2010 si debba da ogni parte porre il problema di cui vi siete fatti portatori - scrive Napolitano - il che significa animare uno schietto confronto sull'importanza fondamentale che per il paese, rivestono tutti i diversi aspetti dell'agire culturale".

"Necessario in chiarimento". "Sappiamo - continua il presidente della Repubblica - quanto pesante sia il debito pubblico che si è venuto accumulando. E' perciò decisivo il più vasto chiarimento sulle priorità cui ancorare la spesa pubblica. In questo senso potete esser certi che non mancherà il mio convinto invito alla riflessione e ad ogni possibile ripensamento".

Pronti al blocco. "Siamo pronti a bloccare tutto, bloccheremo i set, i teatri, i cinema e la televisione", dichiara l'attore, regista e parlamentare del Pdl Luca Barbareschi all'uscita dell'incontro di questa sera tra una delegazione del mondo dello spettacolo e il sottosegretario Gianni Letta.

"Otto milioni non bastano". Nel testo del maxi-emendamento, conferma Barbareschi, è stato inserito un provvedimento che reperisce risorse per lo spettacolo attraverso la cosiddetta porno-tax "ma sono solo otto milioni di euro". Con otto milioni, insiste il parlamentare, "non si fa nulla, ne servivano 60 almeno. Così falliranno i teatri, falliranno le imprese, non ci sono i soldi per pagare le persone negli enti lirici".

"Il blocco può fermare l'indotto". Con il blocco, spiega Barbareschi, "si ferma un indotto grosso, un'industria da 2.000 milioni di fatturato e 250 mila lavoratori. Servono aiuti ma anche una riforma strutturale. Le lotte si fanno vere, se si fanno giornaliere non servono a nulla".

(21 luglio 2009)

Rep


g
Wednesday, July 22, 2009 11:02 AM
Re:
g, 22/07/2009 11.01:


Luca Barbareschi: "Siamo pronti a fermare tutto.
Servono aiuti, ma anche una riforma strutturale"




su qst punto sono d'accordo col camerata Barbareski,1 riforma strutturale con la cancellazione dei fascisti tornando alla Costituzione



Mister G
Wednesday, July 22, 2009 11:35 AM
Re:
g, 22/07/2009 11.01:

Il presidente della Repubblica risponde
alla lettera-appello di alcuni parlamentari
"Non mancherà il mio invito a ogni possibile
ripensamento sui tagli alla cultura"
Fus, la cultura minaccia il blocco
Napolitano: necessaria riflessione




Ahò, è n'anno e mezzo che stai a rifletté... mò ci saremmo anche un pò rotti er'cazzo!!!





g
Wednesday, July 22, 2009 11:45 AM
Re: Re:
Mister G, 22/07/2009 11.35:



Ahò, è n'anno e mezzo che stai a rifletté... mò ci saremmo anche un pò rotti er'cazzo!!!



C'ha messo 51 anni x capire ke l'invasione dell'Ungheria era sbagliata




Dagli tempo:Il poverino sta riflettendo


g
Tuesday, January 12, 2010 1:11 PM
Mega-compenso per Resca?
Polemiche sul commissario a Brera


Mario Resca, il direttore per la valorizzazione dei musei voluto da Bondi, pare abbonato a scatenare suo malgrado polemiche. L'ultima riguarda il compenso che riceverà come neo-commissario della Pinacoteca di Brera, a Milano. Non sarà un mega-compenso, come sostiene il ministero per i beni culturali? Oppure, grazie a un elaborato meccanismo, legale sia chiaro, incasserà 2,5 milioni di euro come denuncia Gianfranco Cerasoli della Uil?

L'ufficio stampa del dicastero smentisce. Almeno ci prova. Con linguaggio ministeriale sostiene che il compenso a Resca è “pienamente in liena con le disposizioni in materia”: lui guadagnerà quanto guadagnerà il direttore dei lavori necessari per far diventare la Pinacoteca il museo della Grande Brera per una cifra proporzionale e dilazionata lungo la durata del cantiere. Una somma lontana anni luce dalla somma denunciata, riporta via del Collegio Romano “per un appalto non ancrora definito”. In una nota che però non dice mai “2,5 milioni di euro”: la nega senza citarla.

Alla smentita del ministero il sindacalista puntualizza: l'ordinanza che incarica Resca gli permetterà di nominare “con funzione di direttore dei lavori” qualcuno esterno all'amministrazione pubblica. Un privato, dunque. E un privato sarà pagato, com'è logico, secondo le tariffe professionali. Tariffe che seguono percentuali diverse, sull'appalto, da quelle destinate a un professionista del ministero. Senza entrare nel dettagli di queste percentuali, Cerasoli insiste: “si arriva alla cifra che al ministero negano”, cioè 2,5 milioni di euro. In tempi di tagli e di soprintedenze in affanno e senza nuove assunzioni da troppo tempo la somma sarebbe scandalosa. Bondi deve chiarire. Glielo chiedono con urgenza Emilia De Biasi, deputata Pd in commissione Cultura, ed Emanuela Ghizzoni, capogruppo in commissione Cultura sempre del Pd. C'è un Parlamento anche per queste cose.
11 gennaio 2010

l'U


g
Thursday, January 28, 2010 1:16 AM
Bondi: «Profonda e
oltraggiosa lesione...»


È «una profonda e oltraggiosa lesione dell'ordine democratico e costituzionale» la protesta decisa dall'Anm per le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario, con i magistrati che sabato nei 26 distretti di Corte d'appello abbandoneranno le aule quando prenderà la parola il rappresentante del governo. Lo denuncia il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, secondo il quale «a questo punto è improcrastinabile una posizione chiara di tutte le Istituzioni a salvaguardia delle legittime prerogative democratiche».
27 gennaio 2010

l'U


In Terronia si dica:"Anke le pulci hanno la tosse"



g
Thursday, January 28, 2010 1:17 AM
Re:
g, 28/01/2010 1.16:

Bondi: «Profonda e
oltraggiosa lesione...»


È «una profonda e oltraggiosa lesione dell'ordine democratico e costituzionale» la protesta decisa dall'Anm per le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario, con i magistrati che sabato nei 26 distretti di Corte d'appello abbandoneranno le aule quando prenderà la parola il rappresentante del governo. Lo denuncia il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, secondo il quale «a questo punto è improcrastinabile una posizione chiara di tutte le Istituzioni a salvaguardia delle legittime prerogative democratiche».
27 gennaio 2010

l'U


In Terronia si dica:"Anke le pulci hanno la tosse"




Ma t6 kiesto qnt danno riesci a fare tu ed i tuoi camerati?


g
Thursday, February 11, 2010 12:21 AM
Manager d'oro, esperti all'angolo:
l'agonia della cultura

di Luca Del Fra
«Se non lo visiti lo portiamo via»: recitava così la pubblicità presentata in pompa magna al Ministero dei Beni Culturali lo scorso dicembre, corredata da inquietanti immagini del Colosseo, del Cenacolo e del David di Michelangelo. Una campagna voluta dal supermanager Mario Resca, chiamato dal ministro Sandro Bondi alla valorizzazione del patrimonio culturale, e sembra molto ben pagata ma a quanto pare risultata respingente. Di sicuro il messaggio conteneva inconsapevolmente una verità: lo smantellamento del Ministero dei Beni Culturali negli ultimi due anni, da quando Bondi regge le sorti di questo dicastero, ha subito una devastante accelerazione.

Saltano i compiti istituzionali come la tutela e la programmazione, il personale è scarso e mal pagato, demotivato di fronte all’arrivo di agguerriti manipoli di manager privati o commissari straordinari super pagati - alla faccia delle difficoltà economiche -, con la Protezione Civile che praticamente ha «agguantato» tutte le vere iniziative dei prossimi anni nei Beni Culturali - Pinacoteca di Brera, aree archeologiche di Roma e Ostia, di Napoli e Pompei, oltre alla ricostruzione del centro storico de L’Aquila -, attraverso commissariamenti che permettono appalti assai più disinvolti che nella normalità. Nel frattempo Giuseppe Proietti lascia la carica di segretario generale - il ruolo più alto “non politico” del ministero - e al suo posto arriva Roberto Cecchi: un archeologo è sostituito da un architetto e si assiste alla progressiva sparizione degli storici dell’arte dagli alti ranghi ministeriali.

Incapace di reagire ai feroci tagli economici operati da Giulio Tremonti, poco competente in materia, incline a intendere il suo ruolo in maniera censoria, decidendo lui cosa sia da finanziare e addirittura cosa sia bello e cosa no, vittima spesso di falsi luoghi comuni, Bondi si sta dimostrando un ministro non all’altezza neanche di confrontarsi con le categorie - agli incontri con i sindacati viene portato via sotto braccio dal suo capo gabinetto Salvo Nastasi con la scusa che non ha tempo. E non è tutto. «Bondi ha applicato meccanicamente il decreto Brunetta che manda in pensione i dipendenti dello Stato con 40 anni di contributi».

Questa la denuncia Gianfranco Cerasoli, segretario della Uil per i Beni Culturali, che aggiunge: «Nei prossimi 4 mesi andranno via 6 direttori regionali e 16 soprintendenti o direttori di musei e archivi. L’idea di fare un ricambio generazionale nei livelli alti del ministero può anche essere condivisibile, ma non si fanno assunzioni: così tra qualche settimana ci troveremo con dirigenti che avranno 3 soprintendenze, altri con due regioni da seguire, oppure con una direzione centrale e una regionale». Insomma il caos. La norma di Brunetta non era cogente e ogni ministro poteva applicarla in maniera più o meno rigida. Applicandola in maniera meccanica Bondi ha inferto un colpo mortale a un ministero già da tempo sotto organico: «Solo nella vigilanza dei musei mancano 6000 persone - insiste Cerasoli -, ma il fatto più preoccupante che porterà alla paralisi riguarda il settore tecnico-scientifico. Dal 1° gennaio la tutela del paesaggio è passata sotto il controllo dei Beni Culturali, ci sono soltanto 500 architetti già oberati di lavoro per affrontare le richieste di autorizzazioni paesaggistiche: ne occorrerebbe almeno il triplo. Senza considerare poi altri settori sotto organico e perciò in crisi: i tecnici e i restauratori».

Uno dei nodi scottanti è proprio la tutela del paesaggio: che in base al nuovo codice dei Beni Culturali spettasse alla direzione al paesaggio del Ministero dei Beni Culturali era stata salutata come una vittoria, e dopo molti rinvii da quest’anno la cosa è operativa. «Forse una vittoria di Pirro - osserva amaramente Maria Pia Guermandi di Italia Nostra -: le regioni che prima si opponevano hanno mollato la presa perché sanno che la situazione si è ammorbidita. Il Ministero ha abbassato la guardia perché mancano le risorse soprattutto umane e culturali.

Oltre a un personale scarsissimo è mancato il salto di qualità: un’occasione unica per passare dal funzionario borbonico, il burocrate che nuota nelle carte, al tecnico che entra nel merito. I piani regionali sono lettera morta, e i governatori si guardano bene dall’avviarli, poiché sanno che poi tutto dovrebbe svolgersi in quella cornice, anche i piani regolatori. Preferiscono il regime transitorio, con le soprintendenze regionali non in condizione di controllare realmente la situazione, con la direzione al paesaggio del Ministero degradata sotto le Belle Arti e senza più autonomia».S’alza in crescendo la musica delle betoniere del cemento armato nella grande partitura varata dal governo e intitolata “Piano casa”.

In questi ultimi 18 mesi spesso si è sentito parlare di commissariamento a proposito di molte aree d’interesse culturale: in realtà a essere “commissariato” è lo stesso ministro Bondi, considerando che perfino nelle attività culturali la presidenza del consiglio gli ha scippato la legge sul cinema. Tuttavia la politica perseguita dal governo di concedere superpoteri ai super commissari della protezione civile non sta avendo risultati positivi: l’ultimo caso è Brera, dove oggi si trovano l’Accademia di belle arti e la Pinacoteca. Entro il 2015 si dovrà trovare una nuova dimora per la scuola e trasformare l’intera sede in spazio espositivo per la Pinacoteca, e i lavori di ristrutturazione sono stati affidati al commissario straordinario Mario Resca. Già l’anno scorso la sua nomina a direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale aveva destato molte perplessità: Resca è manager di notevole esperienza nel settore privato, tra cui McDonald’s, ma per sua ammissione di pochissima esperienza nella cultura, come non bastasse siede attualmente nel Cda Mondadori - da cui dipende Electa che fornisce servizi al Ministero e anche alla Pinacoteca di Brera -, dunque secondo molti in palese conflitto d’interessi.

La Uil conti alla mano sostiene che Resca per il solo commissariamento di Brera percepirà un compenso di circa 2,5 milioni di euro: una cifra spropositata per i nostri beni culturali e che nessun dirigente del Ministero, anche al massimo della sua anzianità e con molteplici funzioni, ha mai percepito. Inoltre Resca finora ha presentato un piano di grande vaghezza, asserendo che in 90 giorni sarebbero partiti i lavori seguendo il progetto dell’architetto Bellini. Al di là della disinvoltura che occorrerà per concedere appalti in così breve tempo, quello di Bellini è uno schema di progetto, che andrebbe sviluppato con cura, magari in accordo con i tecnici della Pinacoteca per capire a fondo le esigenze dello spazio. Come molti commissari di questo governo, Resca sembra più motivato ad aprire cantieri per milioni di euro, senza porsi troppi problemi sulla congruenza dei lavori.
08 febbraio 2010

l'U


g
Thursday, February 11, 2010 12:22 AM
Beni culturali Spa,
arriva il golden boy Bertolaso

di Bianca Di Giovanni
A Guido Bertolaso non bastano gli appalti, le emergenze, i Grandi Eventi. Non basta più quella sorta di «Stato parallelo» - con tanto di bilancio parallelo, inaccessibile ai controlli - che è la Protezione Civile Spa, in via di approvazione in Parlamento (in settimana il voto in Senato). Basta elmetti, tendopoli o scenari effimeri per i «grandi show»: al golden boy serve il passo felpato del potere politico. Silvio Berlusconi lo ha già promesso: diventerà ministro. Il tam-tam del Palazzo insiste verso un’unica direzione: i Beni Culturali. Insieme a lui dovrebbe entrare ai piani alti del Collegio Romano come capo dell’ufficio legislativo anche Marcello Fiore, il rutelliano di lungo corso, nominato solo un anno fa commissario straordinario (e plenipotenziario) di Pompei, ma già di casa alla Protezione Civile dal 2000 (dove è entrato nei ruoli dirigenziali senza concorso, ma per nomina diretta di Bertolaso), con il solo intermezzo del ministero delle Comunicazioni con Paolo Gentiloni.

Lo scranno da ministro per il «Re sole» delle emergenze però, rischia di provocare una vera emergenza politica, riaprendo la frattura con Giancarlo Galan. Quella poltrona infatti rappresenterebbe la giusta contropartita per il governatore uscente del Veneto, che in cambio rinuncerebbe all’ipotesi di una sua discesa in campo in solitaria alle prossime regionali, in concorrenza con il candidato leghista Luca Zaia. Se le voci su Bertolaso saranno confermate, la partita del Veneto si farebbe molto più complicata. Trovare la poltrona giusta per fermare Galan diventerebbe un’impresa ardua. La Lega non intende affatto rinunciare al ministero lasciato libero da Zaia. Pensare a una poltrona nuova di zecca sarebbe una forzatura pesante, visto che c’è un limite fissato per legge ai posti in consiglio dei ministri. Quanto a Sandro Bondi, il suo destino sembra già segnato: sarà il coordinatore nazionale del Pdl.

La svolta verso la politica «full time» di Bertolaso non gli impedirà certo di ridisegnare gli equilibri interni alla sua «creatura»: la Protezione Civile. Molto è già stato fatto. Con l’approvazione della Spa, l’attuale Dipartimento è destinato a una sorta di liquidazione camuffata. Le voci dell’arrivo di Franco Gabrielli, prefetto de L’Aquila, alla guida della struttura, sembrano preludere proprio al suo azzeramento: accadde lo stesso all’Agenzia di Protezione civile, «liquidata» per decreto nel 2001, quando a capo sedeva il prefetto Anna Maria D’Ascenzo.

Che il Dipartimento si svuoti lo prevede lo stesso decreto in via di conversione: per ogni grande evento, emergenza o altra operazione affidata alla nuova Spa, questa potrà utilizzare uomini e mezzi del Dipartimento. Semplice: il Dipartimento si «trasferisce» nella Spa. La società gestirà autonomamente appalti, lavori, grandi eventi: senza controlli, senza gare, senza filtri. Una cuccagna. Non sarà Bertolaso a guidare questa poderosa macchina del potere: lui ne sarà solo l’eminenza grigia. Le indiscrezioni parlano di Gian Michele Calvi, il coordinatore del progetto «case» a L’Aquila, come presidente o amministratore delegato. Nel drappello di testa si troverà sicuramente una poltrona per Titti Postiglione, l’attuale responsabile della sala operativa. Dovrebbe invece lasciare le stanze della Presidenza del consiglio Angelo Borrelli, attuale responsabile risorse umane: dovrebbe seguire il suo «capo» al ministero dei Beni Culturali, come responsabile finanziario. D’altronde, squadra che vince non si cambia. Se in una decina d’anni il Dipartimento è riuscito a spendere una cifra vicina ai 10 miliardi, stando a stime recenti, grazie ad ordinanze che derogano a tutti i controlli, si potrà andare avanti così anche dalla postazione dei Beni Culturali.
08 febbraio 2010

l'U


g
Saturday, March 06, 2010 11:03 AM

Roma, il Pantheon chiude:
concerto interrotto

"Oggi è domenica e il Pantheon chiude alle sei, il concerto finisce qui", annunciano il custode e l'impiegata. Mancavano quattro minuti alla fine dell'esibizione, "giusto l'ultimo movimento di Vivaldi", ma non c'è stato nulla da fare. I 500 spettatori seduti domenica scorsa ad ascoltare il quintetto russo Bach Consort sono stati letteralmente cacciati alla sala: luci spente e microfoni staccati. Il pubblico invita l'orchestra a continuare a suonare. E poi urla "vergogna, vergogna". "Avevamo organizzato il concerto per le 18 - racconta Simone Ferrari dell'associazione Iter - la richiesta della soprintendenza di anticiparlo è arrivata tardi. Abbiamo fatto di tutto per spostarlo, ma ci ha sopreso tanta fiscalità". Il video ci è stato segnalato da un nostro lettore
[5 marzo 2010]

Vid Rep


g
Sunday, April 25, 2010 5:36 PM
Ma 2° voi Bondi ministro della cultura è ossimorico oppure essendo stato comunista è 1 suo compito precipuo?
marbev
Tuesday, April 27, 2010 10:51 AM
Tassa sull’equo compenso, arrivano i primi aumentiI produttori mettono mano ai listini. Le somme prelevate andranno alla Siae

Pubblicato il 26/04/10



qui

La tassa è entrata in vigore il 23 marzo scorso per effetto del decreto Bondi. Il provvedimento prevede che sul prezzo di vendita di tutti i dispositivi dotati di una memoria (computer, mp3, smartphone, ecc) sia prelevata una somma a favore della Siae, l'ente pubblico che ha il compito di tutelare e retribuire il diritto d'autore.

Questo prelievo rappresenta il "compenso" forfettario per il fatto che l'utente può usare quelle tecnologie per riprodurre musica o video (anche regolarmente acquistati) per uso personale (la cosiddetta "copia privata").

Una sovrattassa che ha indotto molte aziende di prodotti tecnologici a ritoccare i listini. Per esempio la Apple, l’azienda più cool del momento, ha aumentato tutti i prezzi: l’iPod classic da 160 gb e balzato a 247 euro (dai 229), lo shuffle da 2 gb è più caro del 10%. In media il ritocco è stato dai 3 ai 18 euro. Questa tassa, definita come equo compenso, è una specie di risarcimento preventivo per le possibili violazioni del diritto d’autore che i prodotti dotati di memoria sono in grado di realizzare.
Contro il provvedimento sia le associazioni dei consumatori sia quelle dei produttori informatici hanno presentato ricorso al Tar del Lazio, sostenendo l’illegittimità della misura. Altroconsumo ha avviato un’azione all’Unione europea per violazione delle norme sugli aiuti di Stato.
g
Tuesday, April 27, 2010 11:02 AM
Qst è 1 puro FURTO
g
Wednesday, April 28, 2010 1:16 AM
Tiezzi: "La politica imbarbarita
sta uccidendo il teatro"

di Maria Grazia Gregori
Tempo di nomine e di dimissioni nei teatri stabili. Federico Tiezzi, regista che ha compiuto un lungo viaggio attraverso i generi e i modi del fare teatro, passando dalla scena dell’avanguardia al teatro di parola e di poesia, per tre anni direttore del Teatro Regionale Toscano con sede a Prato, ha dato le dimissioni dal suo incarico poco prima della scadenza del suo mandato. Il perché ce lo spiega in questa intervista: un ulteriore tassello fra le scarse gioie e i molti dolori della vita di un artista dentro il teatro di casa nostra.

Tiezzi, che cosa dopo un triennio denso di soddisfazioni l’ha decisa alle dimissioni?
«L’intromissione della politica nella mia autonomia: da un certo punto di vista un vero e proprio imbarbarimento. Dopo le elezioni comunali, infatti, la coalizione di destra che ne è risultata vincitrice ha avanzato pretese sulla direzione dello Stabile, anzi l’ha per così dire espressa (Massimo Luconi direttore organizzativo e Paolo Magelli, un regista che ha operato a lungo nella ex Jugoslavia alla direzione artistica, ndr) in un Consiglio comunale nel quale non si è presentata la sinistra. Sede impropria perché spetta al Consiglio d’amministrazione dove la Regione, che con la Provincia ha difeso il mio operato, non aveva ancor eletto il suo rappresentate, nominare il direttore. E questo malgrado i dati dei tre anni della mia direzione, che ho voluto rendere pubblici, fossero ottimi non solo a livello finanziario».

Ci può fare qualche cifra?
«Certo. In tre anni gli spettatori sono passati da 31mila 832 a 43mila 142; gli incassi che nella stagione 2006/2007 erano di 216mila 437 euro nella stagione 2008/2009 sono stati 295 mila 937 euro; gli abbonati sono cresciuti da 1309 a 2047. Per non parlare delle tournée in diverse città italiane dei miei spettacoli. Avevo - per così dire - trovato un “teatro bancomat” dal quale se mancavano dei soldi per qualche stabile si toglievano a Prato forse perché era un teatro che dopo Massimo Castri “parlava” esclusivamente pratese, un teatro immobile. E pensare che quando io ero ragazzo il Metastasio, il Fabbricone e Prato erano un punto di riferimento non solo nel panorama italiano, ma anche nella circuitazione del teatro europeo: c’era stato il Laboratorio di Ronconi negli anni Settanta, la presenza di un regista come Massimo Castri, i passaggi di Brook, di Vassiliev, Wajda...».

E lei come ha reagito?
«Per responsabilità ho impostato buona parte del programma per la stagione prossima. Poi mi sono dimesso e ho indetto una conferenza stampa per spiegarne i motivi. Lascio alla destra le soluzioni che vorrà prendere. Da parte sua il consiglio di amministrazione dello Stabile, che scadeva a ottobre, si è dimesso. Ora il teatro è in attesa che la Regione nomini il suo rappresentante e che si ricostituisca il nuovo consiglio d’amministrazione. Si vedrà». Quali sono state le linee che hanno guidato la sua direzione? «Riposizionare il Teatro Metastasio nell’ambito del circuito dei grandi stabili italiani; ricollocarlo nell’Europa, ospitando spettacoli importanti che potessimo permetterci ovviamente “tenendo botta “ sui soldi; il lavoro sul territorio perché lo Stabile Toscano è un teatro regionale e non comunale; mescolare una tradizione d’arte forte a un’innovazione artistica altrettanto forte in un’ottica che andava da De Capitani a Baliani, da Teatro Sotterraneo a Roberto Latini, Fabrizio Arcuri, Stefano Massini cercando anche di dare voce ad artisti toscani».

Dica, Tiezzi: come ha vissuto questa situazione, decisamente non semplice? Dirigerebbe ancora un Teatro Stabile?
«Ho vissuto l’arroganza di questa vicenda rinsaldando l’impegno politico-culturale che voglio mettere all’interno del teatro. Mi dispiace moltissimo non potere più lavorare al Fabbricone, il luogo dove mi sono formato, e sentire alla fine delle prove il profumo dei tigli che stanno sulla strada, ascoltare il rumore dei telai che danno il ritmo alla notte... il Fabbricone con il Piccolo Teatro Studio sono i due luoghi al mondo in cui mi piace di più fare teatro. Se poi mi chiede se credo ancora al teatro pubblico, le dico di sì. Si, credo all’idea non solo di un teatro d’arte ma anche di un teatro che sviluppi un suo lato pedagogico in cui la cultura della scena parli con la città».

Un sogno?
«Un sogno forse irrealizzabile ma che per un frammento di tempo ho creduto possibile. Per fortuna ho molti impegni: sarò a Vienna e a Shanghai con il Simon Boccanegra della Scala di cui ha curato la regia, al Teatro San Carlo metterò in scena La vedova allegra mentre nella prossima stagione teatrale produrrò con la Compagnia Lombardi e con il Teatro Stabile di Torino I promessi sposi alla prova di Testori che aprirà la stagione della Sala Grassi del Piccolo Teatro».

Alla luce della sua esperienza quale pensa dovrebbe essere il ruolo della politica nei confronti del teatro?
«Fare finalmente una legge che dia un quadro chiaro a tutti. Il compito della politica sia di destra che di sinistra nei confronti del teatro è quello di assicurargli l’autonomia finanziaria, creativa, la possibilità di progettare il proprio futuro».
27 aprile 2010


l'U


g
Thursday, April 29, 2010 12:29 PM
Anke il Maestro Zubin Metha ha manifestato in strada dietro 1 striscione
1 grande,nn si può dire altro
g
Monday, May 03, 2010 1:13 PM
ACCADEMIA DI SANTA CECILIA
Maratona di protesta all'Auditorium
"Ci stanno rubando il futuro"




I professori in sciopero e i giovani della JuniOrchestra
hanno suonato nel foyer e nei corridoi.
Pubblico solidale contro i tagli del decreto Bondi sulle fondazioni

di Rosaria Amato
In concerto per protesta. I professori dell'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, con le giovani leve della JuniOrchestra, si sono avvicendati oggi nel foyer e nei corridoi dell'Auditorium Parco della Musica in una lunga maratona musicale che ha avuto inizio poco dopo le 11 e si è conclusa alle 18.30. In jeans e maglietta, un abbigliamento molto diverso dal solito frac, un nastrino giallo appuntato sul petto ("Perché siamo portatori sani di cultura", hanno spiegato) hanno suonato di tutto, da Bach a Beethoven, Rossini, ma anche brani popolari come il tango El Choclo.

Per due ragioni: intanto per non deludere troppo il pubblico che arrivava, non avendo saputo dello sciopero a oltranza proclamato venerdì, dopo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva apposto la firma al decreto legge di riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche. Ma soprattutto per protestare contro i tagli introdotti dalla legge. "Vogliamo difendere la nostra storia e la nostra tradizione - ha detto, rivolgendosi direttamente al pubblico, il presidente dell'Accademia di Santa Cecilia, Bruno Cagli - ma anche il nostro futuro, e questo significa anche avere la possibilità di formare i nuovi esecutori, che vogliamo che nascano all'interno dell'Accademia".

I professori d'orchestra non contestano tanto i tagli allo stipendio, che pure sono gravosi: tutte le indennità vengono dimezzate. Ma nelle sette ore spese a parlare con il pubblico hanno cercato piuttosto di far capire cosa può significare per le migliori orchestre italiane un blocco totale delle assunzioni fino al 2013. "Non solo - dice Davide Romano, violinista - dovremo aspettare il 2013 per poter assumere i musicisti necessari a colmare i vuoti di organico, ma nel 2013 si potranno assumere solo gli orchestrali che mancano a partire dall'anno precedente". Il che significa, per l'orchestra di Santa Cecilia, dover rinunciare già adesso a quattro assunzioni in corso, assolutamente necessarie.

Non è stato difficile spiegare ad abbonati e affezionati dell'orchestra, al pubblico che la conosce bene, e che sa la differenza tra un'esecuzione rimediata e una frutto di un grande affiatamento, perché è importante che i posti vuoti in organico vengano assegnati a professori assunti con un contratto a tempo indeterminato. Eppure a suonare con l'orchestra oggi c'erano anche i precari, e anche i giovanissimi della JuniOrchestra. "Quando sono arrivato qui, 20 anni fa - dice amareggiato Gregorio Mazzarese, il responsabile delle attività che l'Accademia di Santa Cecilia riserva ai più giovani, circa 600 appuntamenti tra concerti, lezioni e incontri - si aveva la forte sensazione che ci fosse una prospettiva, un futuro, che si lavorasse per migliorare. Ma adesso?".

Proprio per questo polemicamente i professori dell'orchestra non hanno suonato con i giovani della JunioOrchestra. Questi hanno preso posto accanto a loro silenziosamente, con lo strumento in mano, "perché questa legge nega loro ogni prospettiva futura", ha sottolineato Romano. Ma poi, da soli, anche i giovanissimi hanno intrattenuto il pubblico, che ha tributato applausi commossi a tutti. Tra i corridoi c'erano anche tanti bambini, e molti anziani, persino qualcuno con la sedia a rotelle, pronti a sostenere la loro orchestra. "Se questo decreto diventerà legge - ha ricordato Sarah Gentile, una giovane violoncellista assunta nel 2009 - si preclude ogni tipo di carriera ai diplomati dei conservatori italiani per 20 anni. E con questi tagli, noi non potremo più avere alcun tipo di scambio con l'estero, nessun tipo di arricchimento culturale".

(02 maggio 2010)

Rep RM


g
Monday, May 03, 2010 11:11 PM
Il sindaco di BA è anke il pres della fondaz del Petruzzelli e spara a 0 su sta leggetta dal Coglione
g
Tuesday, May 04, 2010 1:11 AM
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