Nuovi poveri tra disoccupazione e affitti alti
25 febbraio 2010 | Diego David
Aumentano a Imperia le famiglie che ricorrono al pacco viveri
È italiano, residente o domiciliato a Imperia, sui 30-40 anni, in cerca di occupazione e in molti casi con famiglia a carico. Ha perso la casa perché non ce la fa a pagare un affitto troppo esoso e si vergogna a ritirare il pacco-viveri. E’ questo l’identikit del nuovo povero così come emerge da una inchiesta svolta tra gli operatori sociali di Imperia. Spiega Augusto Armelio direttore della Caritas diocesana del capoluogo, ente che gestisce anche la Casa della Carità di Oneglia. «Le persone di passaggio nel nostro centro sono sempre meno e sempre le stesse. A rivolgersi a noi, ormai, sono soprattutto gli imperiesi che
non riescono a pagare le bollette o l’affitto di casa e sono alla disperata quanto spesso infruttuosa ricerca di un lavoro».
«Noi facciamo quello che possiamo - prosegue Armelio - ma quando si tratta di persone con famiglia che stanno perdendo la casa, in qualche caso con bambini piccoli, per ovvie ragioni non possiamo ospitarli qui da noi, perché non siamo un centro attrezzato per i nuclei familiari».
E’ il lavoro che manca la “piaga” sociale del capoluogo e dintorni, seguito dal
problema sempre più sentito del caro-affitti. «Dai cinquanta anni in su, una persona che ha perso il lavoro ha ormai perso anche la speranza di essere assunto, ma nella fascia dai 30 ai 40 anni, chi è senza lavoro spesso versa in una situazione di autentica disperazione. Vorrebbe lavorare ma non riesce a trovare occupazione».
Appare, dunque, tramontato il clichè del povero extracomunitario che si rivolge alle strutture pubbliche e della Chiesa per ricevere aiuto. «Gli extracomunitari che si rivolgono a noi sono in netta diminuzione a parte, qualcuno, appunto, di passaggio. Chi è rimasto spesso e volentieri si è perfettamente integrato dal punto di vista economico, mentre chi non ce l’ha fatta, è tornato al proprio paese». Come se non bastasse a Imperia risultano in
crescita esponenziale gli sfratti esecutivi per morosità, spia di pigioni troppo care e di una liquidità che viene sempre più a mancare nelle tasche degli imperiesi. Secondo l’ultima indagine de “Il Sole 24 Ore” il reddito medio dei contribuenti del capoluogo si attesta sui 1500 euro, 71° posto su 119 città capoluogo. Don Antonello Dani, parroco di Nostra Signora delle Grazie a Piani di Imperia, quartiere popolare è da sempre quello che si definisce un prete in “prima linea” contro il disagio e la povertà. Conferma don Antonello:«Sono in forte aumento le richieste di sostegno economico da parte degli imperiesi, famiglie che purtroppo non riescono a pagare le bollette e in alcuni casi, sempre più numerosi, nemmeno a fare la spesa». «Per loro - prosegue don Dani - due volte al mese distribuiamo un pacco viveri e vestiario attraverso i fondi della Comunità Europea. Si tratta di un pacco con dentro pasta, latte, zucchero, biscotti, altri generi alimentari che viene distribuito dalle parrocchie che ne fanno richiesta. Le domande di sostegno alimentare sono in netto aumento, quindi stiamo studiando con l’amministrazione comunale un sistema organico di distribuzione, per coordinare gli aiuti contro la povertà dilagante in modo da soddisfare più persone possibili senza sovrapposizioni». E poi c’è la vergogna di scoprirsi all’improvviso poveri. «Spesso - conclude Armelio - ci telefonano dicendo di chiamare per conto di un amico». Conferma don Antonello: «C’è molto pudore e c’è anche chi chiede di venire a ritirare il pacco riservatamente e noi cerchiamo di accontentarlo».