Rhyse
Wednesday, February 29, 2012 10:53 PM
Riassunto: Rhyse riposa nella propria stanza quando il Custode giunge a fargli visita per sincerarsi sulle sue condizioni: parleranno a lungo ed il succube gli esporrà le difficoltà che pensa di incontrare nel svolgere la restante parte del compito e la paura di deluderlo. Donatien lo rassicurerà e l'apprendista, dopo qualche confessione e la promessa di dedicargli il tempo che il vampiro richiederà, si addormenterà, vegliato dal Custode.
Commento: Bella, come sempre.
Motivo asterischi: Ripristino punteggi Rhyse.
DONATIEN [corridoio -> s.p. Rhyse] ritmati secchi rintocchi i passi del Custode lungo l’oscuro corridoio, è il buio d’una notte, in cui il rigore dell’inverno vien stemperato da una orami prossima primavera, ad accoglierlo ed il silenzio sferzato dall’impattar duro dei calzari sull’impiantito a condurlo verso la stanza di colui che a sé è stato legato dalla vitae dannata. A lambir le membra stoffe scure, di buona fattura eppur non portate con la solita precisione tanchè che le maniche della tunica risultan arrotolate fin quasi al gomito a svelar la cute opalescente degli avambracci, magri e tonici, ed in basso, i calzoni, finiscon per inguainarsi negli stivali aperti cosicchè, tra il ginocchio ed il cuoio di quest’ultimi, i calzoni riveleran una sequenza scomposta di increspature scomposte. La tunica mal serrata sul petto, allentato il primo paio di argentei alamari a svelar un buon lembo di cute nivea lì, all’altezza dell’impronta spigolosa delle clavicole. Diversi ciuffi mori ricadon, scarmigliati, sul volto donando, probabilmente, qualche anno in più a quel viso ch’il sangue ha voluto intagliato nel prezioso alabastro per l’eternità. Ad occultar la vera natura di predatore è l’inganno d’umanità che tutto tingerà di vita recisa, inturgidendo le membra e riattivando il complesso d’organi che soggiace, oramai, sol al volere della bestia. Ancora passi, e ben più il là son proiettati i propri sensi a ricercar e confermar la presenza del succube all’interno della sua privata stanza. Al davanti d’essa il muover del basilisco s’interromperà, la mancina s’alzerà impattando un paio di volte sul battente quindi, senza attender replica, il riabbassarsi della mano la condurrà a prender contatto col pomolo . S’egli troverà l’uscio apribile con la semplice rotazione del polso allora anche accederà, d’un solo passo, altrimenti solo attenderà [tenebra I - veggenza I]
RHYSE [Stanza Privata] Difficile stabilire se possa essere notte oppure giorno all'interno della stanza del ragazzo, dal momento che le tende sono perfettamente tirate e v'è solamente la luce tenue di una candela, poggiata sullo scrittoio, a rischiare la stanza, altrimenti avvolta dalla penombra. Buio e silenzio sono stati i compagni fedeli di questi giorni, dacchè il ragazzo è uscito raramente dalla stanza e, altresì, dalla Bibilioteca stessa: stanchezza, poco interesse per ciò che la cittadella ha da offrire, persino i veleni stessi. Al momento, è sdraiato sul pagliericcio, coricato su un fianco in direzione della porta, con le ginocchia al petto e le braccia piegate. L'aria apparentemente indifesa è accentuata dal volto segnato dalla stanchezza, dagli occhi chiari tenuti socchiusi e dalle labbra, dischiuse in un respiro regolare. Non sta propriamente dormendo e sembra essere più abbandonato in uno stato di dormiveglia che non gli impedisce, tuttavia, di rendersi conto di quei colpi alla porta. Aprirà maggiormente il proprio sguardo, mettendo a fuoco la porta che andrà schiudendosi, non essendo affatto chiusa a chiavi, dando modo al Custode di varcare l'ingresso della stanza. In verità, non ha dubbi circa l'identità di colui che è appena giunto e, ancora prima di poter deliziare il proprio sguardo, soffermandolo sui lineamenti del vampiro, inizierà a parlare. ''Donatien..'' sollievo, adorazione traspare nel pronunciare quel semplice nome, prima che il ragazzo prema le mani e cerchi di mettersi seduto. Lo sguardo attenderà impaziente di incontrare la figura del Custode e, solo allora, parlerà di nuovo. ''Come state? Venite...'' no, per quanto vorrebbe andargli incontro personalmente, sembra limitarsi a fare spazio accanto a sè, rendendo esplicito l'invito anche con un gesto della mano. ''Sono contento che siate passato...presto, sarei venuto io da voi..'' non spiega perchè, non ancora almeno, limitandosi ad attendere una vicinanza maggiore.
DONATIEN [s.p. Rhyse] il battente vien richiuso alle proprie spalle con un lamento metallico basso e prolungato e sol quando scatterà la chiusura il custode riprenderà ad avanzare, con lentezza ed una certa sicurezza anche lì, tra quelle fitte tenebre a malapena stemperate dalla tremula dorata aura della candela - non affaticarti Rhyse- inizierà, con voce bassa, ruvida, la solita che riserva ad ogni umano per quanto, forse, quando dedicata al Suo Mortale appaia meno gelida, più profonda e vibrante - volevo controllare stessi bene- proseguirà prendendo posto accanto a lui, sul letto, per ora di tre quarti con le gambe oltre il bordo e il fianco destro offerto all’apprendista, un po’ di schiena, solo il capo verrà ruotato tanto quanto sarà necessario ad indirizzar, e proseguir, nel volger a lui il proprio sguardo - dunque? Sei riuscito a riposare? - concluderà gettando uno sguardo attorno, abbastanza da scorger le tende ben tirate e quell’unica candela quale fonte luminosa all’interno della stanza. Il gomito mancino flesso, l’avambraccio del medesimo lato adagiato in grembo mentre il braccio destro s’alzerà con l’intento di condurre la mano nei pressi del volto del mortale e, se vi riuscirà la punta, d’indice e medio, scivolerà su quella fronte a scostar una bionda ciocca liberando lo sguardo dall’ombra aggettata su quegli occhi chiari [tenebra I - veggenza I]
RHYSE [Stanza Privata] Non sembra considerare troppo il monito iniziale da parte del vampiro, limitandosi ad abbozzare un debole sorriso in direzione d'ei, chinando appena la testa per qualche secondo. ''Sto bene..'' risponde, tornando a sollevare lo sguardo, senza la minima incertezza. ''..solo un po' di stanchezza..'' ammette, senza troppa partecipazione, seguendo con attenzione i movimenti del Custode e, al contrario, cercando di porsi completamente difronte, piegando una gamba ed incastrando il piede corrispondente sotto l'altra. Un annuire lento, liquidando abbastanza in fretta quelle domande, sebbene la preoccupazione ch'ei dimostra ogni volta non fa altro che deliziarlo. Allo stesso modo, accoglie quella carezza socchiudendo leggermente gli occhi, che permangono sempre e comunque in direzione del suo volto, inclinando appena il volto in un muto invito a proseguire. Si bagna appena le labbra, senza riformulare la domanda che non ha ottenuto risposta e concentrandosi, invece, su altro. ''Avrei necessità di parlarvi della seconda parte dell'incarico che mi avete affidato..'' una pausa, giusto il tempo di riorganizzare le idee. ''Temo che per quanto riguardi il sangue elfico, la faccenda si rivelerà un po' più..complicata..'' spiega, con il solito tono basso, questa volta venato di stanchezza. ''Da quello che ho scoperto, è una razza abbastanza..schiva, che difficilmente parla di ciò che li riguarda, specie con un semplice umano..'' riporta le parole della missiva di Embariel, non senza una certa nota di insoddisfazione. Temporeggia un poco, non mancando di scrutare la reazione del vampiro a queste informazioni. ''Senza contare che non conosco ancora nessuno, di quella razza; con la mezzelfa..è stata una fortunata coincidenza'' ammette, forse non troppo contento della cosa. Tace, ora, sebbene siano molte altre le cose che ha, da comunicargli, preferendo prima attendere una risposta da parte sua.
DONATIEN [s.p. Rhyse] discende lentamente lungo la tempia mancina del ragazzo la punta delle dita quindi al davanti dell’orecchio fin sul margine della mandibola dove la mano si porrà parallela al giaciglio e sarà nel complesso il dorso di tutte le dita a terminar la carezza piegando internamente verso il mento sotto al quale queste si fermeranno, per sostenerlo forse, anche se non sembra esservene bisogno - oh Rhyse..sono certo che riuscirai. Io non ho alcuna fretta..Noi..- e si piegherà un poco in avanti flettendo il busto avvicinando il volto a quello di lui, distante ancora una trentina di centimetri ma relativamente poco rispetto alla distanza precedente, sempre che vi riesca e che l’umano non riconquisti distanza sposandosi a sua volta - Noi non temiamo il Tempo..no?- e il labbro superiore s’arcuerà rivelando un accenno del profilo niveo degli incisivi - non mi servono informazioni, voglio il sangue d’ un elfo o..- e qui s’interromperà un istante portando lo spazio delle palpebre a dilatarsi un poco - o un elfo..potresti trovare una buona scusa per portare al mio cospetto un appartenete a tale razza - proseguirà mentre il pollice scavalcherà il margine della mandibola per premervisi su in una morsa morbida, fors�anche affettuosa, che costringerà il mento tra quel primo dito ed il dorso delle altre s’egli non si sottrarrà.. ma non crucciarti per questo, vi saran altre coincidenze che saprai coglier, altri fortunati eventi prosegui nel tuo intento e questo riuscirà- proferirà con una tranquillità stranamente serena nel tono - ciò c’hai fatto m’ha soddisfatto, Rhyse, sono sicuro che non mi deluderai..mai- concluderà ben articolando ogni lettera di quell’ultima parola in un modo che tanto somiglierà ad una minaccia quanto ad un’oscura promessa.[tenebra I ]
RHYSE [Stanza Privata] Ci prova, ci prova davvero a restare concentrato, a portare avanti quel discorso e spiegargli, come si deve, quello che potrebbe aspettarsi, le difficoltà che potrebbe incontrare; tuttavia, c'è quella carezza che prende vita, lentamente, che pare distrarlo da tutto il resto. Per il vampiro, forse, non sarà difficile accorgersi di come il corpo del ragazzo sia improvvisamente teso, le labbra mantenute appena dischiuse e le guance si colorino, vagamente, di rosso. Rimane in silenzio, quando il Custode si avvicina, lasciando che lo sguardo scivoli dagli occhi alla bocca, quand'essa si fa più vicina. Non si trattiene, sollevando una mano per posare le dita sul braccio del Custode, il principio di una carezza che tenterà di proseguire in direzione della spalla, per quanto concessogli. ''Vedrò di promettere all'elfo qualcosa che non potrà rifiutare..'' mormora, in risposta alle sue prime parole sull'argomento, prima di tentare di annuire, lentamente. In silenzio, forse ancora in parte concentrato sulla sensazione che quella carezza sembra offrirgli, ascolta le sue ultime parole, senza impedire che una smorfia gli tenda, per qualche attimo,
le labbra sottili. ''Deludervi..sarebbe qualcosa che non mi perdonerei mai..'' confessa, senza celare granchè bene un'ombra di disagio, negli occhi chiari, causata dalle sue ultime parole. Si bagna appena le labbra, tornando a parlare con calma, dosando ogni parola, provando nuovamente ad incrociare i suoi occhi, ancora una volta. ''Ciò che temo non è il tempo..non è nulla, in confronto a ciò che voi stesso potreste negarmi..'' affiora il terrore di perderlo, la consapevolezza di poter fallire. Serra le labbra e la mano, qualora fosse riuscita a raggiungere la spalla del Custode, aumenterebbe la stretta, spinta dallo sciocco timore di vederselo scivolare via, tra le mani.
DONATIEN [s.p. Rhyse] si concederà a quel tocco mentre il proprio, su quel mento, s’interromperà solo ora che le parole dell’umano perdon di forza nella penombra della stanza - allora non devi preoccuparti di nulla, Rhyse, se non è tuo desiderio deludermi..e non il tempo non ha alcun valore per noi..allora sicuramente riuscirai- inizierà riportando l’avambraccio a depositarsi sulle proprie cosce. Il tono basso, roco, profondo quanto lo sguardo che riserva all’apprendista - e dimmi..- proseguirà poi con la solita sfibrante pacatezza, lentezza.. v’è altro di cui intendevi parlarmi? Vorrei che questa notte tu riuscissi a concederti un buon riposo..dunque, se hai altri pensieri che intendi condivider con me..- e lascerà la frase in sospeso come invito a rivelarsi, se vi sarà altro da dire, o a proseguir con ciò che riterrà più opportuno. La punta del calzare destro si premerà contro il tacco opposto ed a seguir il flettersi del ginocchio mancino condurrà il piede a scivolar dall’interno del calzare, slacciato, il tutto si ripeterà per la gamba dritta e solo ora, a piedi nudi, il custode ruoterà completamente così da portar gli arti inferiori sul letto, schiena depositata contro il muro, avambracci rilassati contro l’addome [tenebra I ]
RHYSE [Stanza Privata] Una sensazione strana, che non gli piace per nulla, calmata per la maggior parte dalle parole iniziali del vampiro, verso cui annuisce. Rilascia andare blandamente la presa, il braccio torna immobile contro il fianco, lo sguardo chiaro che non manca, mai, di incontrare quello verde del Custode. Resta in silenzio dinnanzi alle successive parole, lo sguardo che diviene pensieroso per qualche istante, mentre passa in rassegna a quella che è stata la sua vita da quando è giunto alla cittadella. Non ha molta scelta e, alla fine, si ritrova a parlarne in maniera persino tranquilla. ''Credo mi conosciate meglio di chiunque altro e con le vostre parole avete messo a tacere sciocchi dubbi e paure..'' abbozza un mezzo sorriso, quasi adesso si vergognasse di quanto ha mostrato, della debolezza che gli ha offerto. Temporeggia, qualche istante, prima di tornare a parlare, incespicando di tanto in tanto sulle parole, con varie pause. ''..oltre a questo, credo ormai di poter fare affidamento unicamente..su di voi'' e, forse, è sempre stato così. Ammetterlo ad alta voce è, comunque, un passo in più. Si sistema meglio, affondando le mani accanto alle proprie gambe, sfiorando di tanto in tanto la stoffa dei pantaloni. ''Quella che è stata la mia maestra alla dimora dei veleni rappresentava una guida che, adesso, non posso più definire tale'' scuote leggermente la testa, affondando i denti nel labbro inferiore, per una manciata di istanti. ''Comincio a credere che quello..che i veleni non siano più ciò di cui ho veramente bisogno..'' si blocca e tenta di spiegarsi. ''Lei mi ha promesso molto, io mi sono..fidato.. e..'' si passa una mano tra i capelli, distrattamente, strattonando qualche ciocca ''.e lei mi ha abbandonato'' deglutisce, offrendo la sua personalissima versione degli eventi. Torna ad incrociare lo sguardo dell'altro, tornando a schiudere le labbra e poi, rinunciando a dire qualsiasi cosa, limitandosi unicamente a restare in silenzio.
DONATIEN [s.p. Rhyse] anche lui non parlerà, non subito, attenderà che delle parole del succube si sia perso anche l’eco prima di portare il proprio verbo - dici bene Rhyse, tanto sul fatto che ti conosco quanto sul ritener di poterti fidare e affidare a me - e non comprenderà ancora il legame che v’è tra colei che a lasciato quelle terre con lui e la donna ch’è stata mentore del ragazzo - quanto alla tua congregazione, non ho pensieri in merito non conosco i veleni ma sicuramente è un’arte che ha del grande potenziale.. come te Rhyse, se colei ch’era tua mentore ha tradito la tua fiducia non ne merita altra. - ed egli lo sa, da allievo e da mentore, l’ha appreso questo non significa che nessun tuo confratello la meriti.. ritieniti libero di scegliere come meglio credi..fuori da questa dimora v’è una moltitudine di gilde che potrebbero meglio soddisfarti, se poi un giorno vorrai- un istante di pausa, un respiro che non nutrirà nulla che non sia l’inganno di quell’umanità che inumidisce gli occhi e inturgidisce le carni - tutto ciò che ti chiedo è di destinar a me il tempo che, di volta in volta, ti domanderò ma questo, sono certo ..lo farai- proseguirà muovendo la mano dritta, discostandola dal proprio addome per portarla, sollevata, sopra al proprio petto come in un invito - vieni..stenditi qui Rhyse..-lasciando intender che quello spazio tra la propria mano e il torace dovrebbe venir colmato dal capo dell’umano e se non v’è altro che appesantisce la tua mente abbandonati ad un buon sonno..io veglierò su di te finchè non albeggerà- concluderà [tenebra I ]
RHYSE [Stanza Privata] Parlare sembra essere meno difficile di quanto ricordasse o forse, semplicemente, sarà che con Donatien viene tutto più semplice e naturale. Ascolta in silenzio le osservazioni che il Custode fa in merito ad ogni parte del suo discorso: si ritrova a far nascere un lieve sorriso sulle labbra alle sue prime parole, accompagnato da un lieve sorriso che non si preoccupa affatto di nascondere. Non dice niente in merito alla sua congrega, si limita ad ascoltare il parere di Donatien, annuendo semplicemente, spendendo solamente qualche parola quando si tratta di loro. ''Venite voi, prima di tutto..'' una conferma, forse non necessaria ma che sente comunque il bisogno di fare. Rimane in silenzio, scacciando ben presto ogni pensiero riguardante i veleni, Erwailaen e tutto quanto è successo, concentrandosi unicamente sul vampiro, su quell'invito esplicito a cui non può fare altro che abbandonarsi con malcelata soddisfazione. Scivolerà accanto a lui, senza dire una parola, andando a posare la testa in quell'incavo appena formato dal braccio dell'altro. Vi si abbandona, cercando di far passare un braccio tra la schiena del Custode ed il muro, cingendo parzialmente il busto dell'altro, in un mezzo abbraccio. Le gambe saranno piegate leggermente, occupando la parte restante del giaciglio. Non parla più, non v'è più niente da dire, nè sembra avere intenzione di spezzare questo silenzio, limitandosi a starsene tra le sue braccia, in attesa che morfeo lo raggiunga.
DONATIEN [s.p. Rhyse] la gamba mancina, esterna, flessa e solo il piede depositato sulle coltri, la dritta distesa, le reni adagiate sul giaciglio mentre il resto della schiena graverà contro il muro e solo la mano destra prenderà contatto col capo del Suo Mortale - ricorda, Rhyse, che questa sarà la tua dimora finchè anche io sarò qui. Non avrai nulla da domandar a nessuno e rivolgiti agli scribi nel caso avessi bisogno di qualcosa..Madama Dhorta e Lord Shadow. Il loro compito principale è vigilar sulla biblioteca ma lì conosco abbastanza da saper che ti offriranno il loro aiuto se ne necessiterai- concluderà facendo scivolar la punta delle dita tra quei ciuffi chiari prima di riprender a respirar con lentezza e regolarità quasi cullando, con quella insensata danza del proprio torace, il giovane mortale nell’attesa..di Morfeo. Prima dell’albeggiare, poi, lo lascerà per ritornar alla propria stanza ove si serrerà a chiave evitando, così, che qualcuno possa disturbar il suo sonno diurno[tenebra I ]