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Yoshihiro
Thursday, September 09, 2004 6:03 PM
Rossoneri contro l'effetto sazietà. Nerazzurri perfetti sulla carta
Roma, alto potenziale. Lazio, speranze dopo la svolta societaria
Juve e Inter, attacco al Milan
ma è un torneo di incognite
Palermo, Fiorentina, Samp e Udinese: voglia di stupire
di EMANUELE GAMBA


Atalanta. C'è un allenatore giovane e preparato, Andrea Mandorlini. Soprattutto, c'è una nuova nidiata di piccoli fenomeni che aggiornerà le glorie del vivaio bergamasco e forse anche quelle della prima squadra: Montolivo è un genietto, Pazzini e Lazzari attaccanti con il gol nel dna, Mingazzini è un mediano di valore. Albertini ha il carisma per fare da guida di questa truppa spericolata. La difesa, con Natali (un tipo da nazionale) e Sala è fra le più attrezzate fra quelle delle squadre di seconda fascia. Può raggiungere una salvezza comodissima.

Bologna. Squadra d'altri tempi, con un allenatore d'altri tempi (Mazzone) e due centrocampisti d'altri tempi (Giunti e Zagorakis). Vista la piega che ha preso il calcio, non è detto che sia un male: il rendimento medio è garantito, Locatelli può dare il tocco in più, la zona di mezzo avrà fosforo e personalità. E occhio a Cipriani, fra i più bravi (e i più ignorati) attaccanti dell'ultima generazione. La difesa, però, si è indebolita, soprattutto nelle zone laterali. Un po' fragili, nel complesso, anche le alternative ai titolari, e poi manca una punta agile che affianchi Cipriani e Tare: ci si affida al collaudato Bellucci e all'eterna promessa Meghni.

Brescia. Squadra che parte a fari spenti (con l'addio di Baggio, è calato il buio mediatico) ma che ha risorse di prima categoria: Adani, Di Biagio, Bachini e Almeyda non sfigurerebbero (e non hanno sfigurato) in zona scudetto, Milanetto resta una dei pochi registi puri del nostro calcio, l'attacco viaggia sulle ali di un tridente giovane e fresco e interessantissimo, con i centimetri di Caracciolo, il talento di Del Nero, il dinamismo di Sculli. Da seguire Zoboli (difensore) e Mannini (centrocampista), pescati tra la B e la C. Ottimo l'undici titolare, molto meno ricca la panchina. Ma De Biasi è una garanzia.

Cagliari. È una squadra tutta da decifrare, a cominciare da un allenatore, Arrigoni, che ha il curriculum più esiguo fra quello dei suoi venti colleghi di serie A. Dovrà puntare tutto sull'attacco, il reparto migliore: oltre a Zola, ci sono i rapidissimi Suazo e Esposito oltre al giovanissimo Bianchi, centravanti della nuova under 21. A Bergamo, dove è cresciuto, lo considerano il prodotto migliore dell'ultimo decennio. Difesa e centrocampo sono pieni di semi-debuttanti e di vecchi mestieranti, con tutte le incognite del caso. Il portiere greco Katergiannakis è però molto bravo.

Chievo. La squadra è cambiata poco (via Perrotta e Barzagli, ecco Brighi e Mandelli), la filosofia è cambiata molto: si passa Dal Neri a Berretta, un debuttante che però ha seguito le tracce del suo predecessore. Dal passato, è stato però ereditato anche il problema del gol: Cossato è invecchiato, Amauri e Tiribocchi possono faticare a reggere il peso della categoria. Da seguire il brasiliano Cesar, stopper già addestrato negli ultimi quattro mesi del campionato scorso. Le prospettive si illuminerebbero se Baronio tornasse a essere quello che era da ragazzino.

Fiorentina. Della Valle ha speso un patrimonio, anche se si è consumato molto per i nomi e un po' meno per la sostanza: c'è grande ricchezza di talento (Maresca, Nakata, Miccoli, Portillo, Obodo, Valdes, Jorgensen), ma a Mondonico manca lo zoccolo duro dei faticatori e degli uomini tattici che tanto ama. Il rischio è di scoprirsi belli ma senz'anima, anche se la difesa è stata arricchita da due elementi del calibro di Dainelli e Ujfalusi. Molto dipenderà dalla società, che ha già creato aspettative straordinarie che rischiano di soffocare il logico e sano realismo che predica l'allenatore. Sul quale già grava l'ombra di Del Neri. Resta una squadra capace di tutto, tipico di chi poggia su equilibri precari.

Inter. Sulla carta, rasenta la perfezione. Ha il miglior centravanti del campionato (Adriano), un centrocampo a cinque stelle (Veron, Davids, Stankovic: geometria, fantasia, corsa, potenza e gol) e una difesa equilibrata. I problemi, come al solito, si radicano nell'ambiente, che però tutti giurano che sia cambiato. Molto dipenderà da Veron e dalla sua salute (non esiste un'alternativa tattica all'argentino), oltre che dalla disponibilità di molti vecchi leader (i due Zanetti, Vieri, Recoba) ad accettare un ruolo di secondo piano. Se non ci riesce neppure Mancini, bisognerà alzare bandiera bianca.

Juventus. Ibrahimovic è un potenziale fenomeno, Emerson è quello che Lippi e Ancelotti hanno chiesto (invano) per anni: finalmente si alza il tasso di qualità di una squadra che ha in passato ha vissuto troppo di muscoli e polmoni, ma questa è una delle molte rivoluzioni che ha preteso Capello, ormai il vero uomo forte della società. Sarà da gestire la concorrenza fra Del Piero e Ibrahimovic, e molto dipenderà dal rendimento di Nedved. La scoperta di Olivera può però risolvere a Capello molti problemi: in ogni caso, dalla metà in campo in su la squadra sembra irresistibile. Restano giganteschi dubbi sulla difesa, che ha ballato per tutta l'estate: basteranno Cannavaro e Zebina?

Lazio. Un tecnico esordiente, Caso, dovrà allestire una squadra nata in pratica da una settimana: un'impresa molto vicina al miracolo. In un solo giorno, Lotito ha infarcito la rosa di qualche giocatore affidabile e di parecchi sconosciuti: dipenderà quasi tutto dalla voglia di Cesar e Oddo di adeguarsi alle nuove prospettive e dalla speranza che almeno un paio dei sudamericani in saldo si rivelino degni del nostro campionato. Per cominciare, toccherà improvvisare: l'importante è che l'ambiente non si deprima se i risultati tarderanno ad arrivare.

Lecce. Società sanissima guidata da dirigenti eccellenti (Pantaleo Corvino è il più bravo d'Italia, a scoprire talenti), parte in silenzio ma può fare molto rumore: la serie A non era più abituata al calcio spregiudicato di Zeman e potrebbe trovarsi sorpresa di fronte alla velocità, all'intensità e la varietà dei temi calcistici che proporrà. Oltretutto, ci sono giocatori di grande qualità, da Stovini a Diamoutene, da Ledesma a Bojinov, da Konan e Vucinic, da Cassetti a Marianini, da Pinardi a Bjelanovic. Due scommesse: Dalla Bona da rilanciare ed Eremenko da scoprire. Ha tutto per essere la rivelazione del campionato. Se lo meriterebbe, quanto meno.

Livorno. Spinelli ha perso Mazzarri e ha scelto Colomba, rischiando. Il peso della salvezza sarà tutto sulle spalle di Lucarelli e Protti: sarebbe già un trionfo se segnassero la metà dei gol realizzati in serie B. La qualità media non è granché, e meno male che è rimasto Vigiani (sembrava destinato alla Reggina), forse il migliore nell'anno della promozione. Il Livorno avrà però un vantaggio su tutti: lo straordinario calore del suo pubblico. Violare l'Ardenza sarà difficile, lontano dalla Toscana la vita sarà assai più complicata.

Messina. Sullo stretto si fa tutto in collaborazione con la Juve, e questo ha un po' condizionato il mercato. Gli stranieri (Eleftheropoulos, Rafael, Ivic) sono in forte odore di bufala, le prime settimane senza Di Napoli potrebbero costare care mentre sembrano buoni gli ultimi due ingaggi, gli esperti greci Tstartas e Gonias. Il pezzo forte della squadra sono i due difensori esterni, Zoro e Parisi, che spingono molto e sanno anche fare gol. E il giudizioso Mutti ha pure saputo disciplinarli tatticamente. Si conta molto sull'entusiasmo, anche se l'addio al Celeste toglierà un po' di calore al tifo.

Milan. Ancelotti dovrà lottare soltanto contro l'effetto sazietà, inevitabile dopo due stagioni di abbuffate. La squadra è perfetta, l'infortunio di Inzaghi ha galvanizzato Shevchenko, Crespo e Stam sono valori aggiunti, Dhorasoo un ricambio di livello eccellente. Il rischio è mettersi a pensare un po' troppo alla Champions League, la preoccupazione riguarda Kakà: a volte i giovani fenomeni infilano un anno balordo, è la classica crisi di crescita.

Palermo. Zamparini ha speso molto ma anche bene, innestando su un telaio già largamente affidabile due difensori eccellenti (Zaccardo e Barzagli), uno dei migliori centrocampisti italiani (Barone) e un talento in cerca di conferme, Santana. Senza contare che già c'erano Toni, Corini e Grosso: nei loro ruoli, in Italia hanno pochissimi rivali. Guidolin, poi, non ha mai sbagliato una stagione: può capitargli soltanto se Zamparini si metterà a ficcare il naso e si sveglierà con la luna storta. Purtroppo, in estate è già successo. Se il presidente non si ripete, è una squadra da zona Uefa. E Toni può concorrere per il titolo di capocannoniere.

Parma. Mezza squadra è Gilardino, e già c'è il sospetto che gli si stia chiedendo troppo. L'altra metà dovrà plasmarla Baldini, che comunque conosce l'arte del bel gioco. Non mancano i giovani in cerca di affermazione definitiva (Bovo, Marchionni, Potenza, ma anche Bonera e Maccarone) e nemmeno titolari affidabilissimi come Frey e Bresciano. Piuttosto indecifrabile, invece, il centrocampo, anche se l'arrivo in extremis di Grella può risolvere parecchie grane. C'è curiosità per Fabio Simplicio, raccomandato da Sacchi. Un vantaggio: la gente si è preparata per tempo al ridimensionamento, e tuttavia lo ha accompagnato con passione e amore, come ai bei tempi dell'isola felice.

Reggina. Il presidente Foti ha liquidato il diesse Martino, artefice di un lungo ciclo di successi, e si è messo a fare tutto da sé, aiutato da qualche consigliere esterno: il risultato è una squadra la cui affidabilità (soprattutto in difesa) è tutta da verificare. Mazzarri, però, ha già dimostrato di essere uno dei più bravi allenatori dell'ultima generazione e potrà sfruttare due giocatori che gli ha lasciato in eredità Camolese: Mesto e Tedesco, che Colomba ignorava, sono centrocampisti in grado di trascinare il gruppo. In attacco, il più interessante è anche il meno celebrato, Ganci, arrivato dal Treviso con un buon pacchetto di gol: ha una confidenza notevole con il pallone.

Roma. Se non vincerà subito potrà farlo nel giro di pochissimi anni, perché ha rastrellato la meglio gioventù in giro per l'Europa: Mexès è un predestinato, Mido un cavallo di razza (con tendenza all'imbizzarrimento, però), Aquilani il miglior mediano emergente proposto l'anno scorso dalla serie B. Costoro incroceranno altri talenti ancora freschissimi, come Cassano, Mancini, Chivu e De Rossi, mentre con Perrotta e Ferrari si va sul sicuro. E poi c'è Totti, naturalmente. Voeller può far giocare un calcio spettacolare perché il livello di classe è altissimo, anche se dovrà affrontare nelle prime settimane una pericolosa emergenza difensiva. Le potenzialità sono enormi, ma deve filare subito tutto per il verso giusto: altrimenti c'è il rischio del fallimento, perché la società è sempre appesa a un filo, nonostante la bravura di Baldini.

Sampdoria. Squadra di sicuro centro classifica, con l'ambizione di affacciarsi all'Europa: Novellino non garantisce performance strabilianti, ma è quasi impossibile che le sue squadre rendano meno di quanto possano. Ha inserito acquisti mirati, coniugando affidabilità (Tonetto, Castellini) e gioventù (Donadel, Kutuzov: il centrocampista diventerà un punto fermo). Bisognerà però che Flachi, più ancora del regolarista Bazzani, ripeta le magie del recente passato. A quel punto, il pieno recupero di Doni non sarà imprescindibile.

Siena. De Luca, un anno fa, prometteva l'Europa. Ora si è notevolmente ridimensionato, dopo i clamori del calcio scommesse e i problemi economici (la società si è iscritta in extremis). È cambiata anche la linea politica: licenziato lo storico diesse Nelso Ricci, è stata sciolta l'alleanza con Sensi e ne è stata stretta una con Moggi, che ha subito dirottato in Toscana dirigenti di fiducia (Perinetti) e il miglior talento delle giovanili bianconere, l'italo-svizzero Chiumiento, sul quale Simoni conta di investire parecchio. Anche il tecnico, nonostante l'esperienza, è un'incognita: tolta la sorprendente promozione di Ancona, è reduce da diverse annate negative. Proprio Chiumiento può essere l'ago della bilancia, anche se molto dipenderà dai gol di Flo e Chiesa. Sarebbe tutto più facile se si facesse pace con Taddei, ma sempre un evento impossibile.

Udinese. È probabilmente l'unica in grado di insidiare le quattro grandi. O, comunque, ha tutto per poterlo fare: perso senza troppi rimpianti Jorgensen, è arrivato un talento enorme (ma trascurato) come Di Natale, e con lui altri elementi molto interessanti come Cribari, Di Michele, Belleri e Mauri, che garantiscono il ricambio ai titolari più anziani ma anche molte alternative di gioco al bravo Spalletti. Se Jankulovski e Pizarro non si sentiranno declassati da un altro campionato in Friuli, i bianconeri potrebbero persino strizzare l'occhio alla Champions League. Ci sono anche tre giovani da seguire: il difensore brasiliano Felipe e i centrocampisti Muntari (ghanese) e Pazienza. Apparentemente, non ha punti deboli.

da Repubblica.it
(9 settembre 2004)
alexohe
Thursday, September 09, 2004 6:19 PM
w milan!!!!!!!
trombin
Friday, September 17, 2004 3:00 PM
W Palermo sempre
Yoshihiro
Tuesday, September 28, 2004 8:53 AM
sempra che alla Roma ora venga Del Neri...
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